A CENTO ANNI DALLA MORTE, PERCHÉ LENIN È ANCORA ATTUALE?

A CENTO ANNI DALLA MORTE, PERCHÉ LENIN È ANCORA ATTUALE?

Di Domenico Moro

Il 21 gennaio 1924 moriva Lenin. Cento anni sono tanti e moltissime cose sono cambiate, eppure il lascito di Lenin è, in gran parte, ancora attuale. Lenin è stato uno dei personaggi storici più importanti del XX secolo, l’uomo che più di ogni altro ha contribuito alla Rivoluzione di Ottobre e alla fondazione dell’Unione Sovietica. Ma, come diceva il filosofo ungherese Lukács in un pamphlet, scritto subito dopo la morte di Lenin, l’importanza dell’uomo politico russo va oltre le vicende politiche immediate che l’hanno visto protagonista: “Egli resta perciò sul piano storico-universale l’unico teorico di livello pari a quello di Marx che fino ad oggi sia venuto dalle file della lotta di emancipazione proletaria”[i]. Forse mettere Lenin a un livello teorico pari a quello di Marx può essere eccessivo, ma sicuramente Lenin, subito dopo Marx, rimane ancora oggi il maggiore teorico nell’ambito del marxismo.

Lenin è stato insieme un teorico, un interprete del modo di produzione capitalistico e della società che vi si erge sopra, e un politico che opera per la trasformazione della realtà in senso rivoluzionario. In un’epoca, come quella attuale, in cui la politica spesso si riduce a politicismo e tatticismo, rimanendo separata dalla scienza sociale e dall’analisi di ampio respiro, l’esempio di Lenin assume un valore ancora più grande. Teoria e prassi sono fuse nel modo più intimo possibile in Lenin, nel quale la strategia, ossia gli obiettivi di lungo periodo – la trasformazione della società del capitale in quella socialista –, è sempre strettamente connessa con la tattica, ossia con i compiti e l’agire sul piano pratico politico, a differenza di quanto la politica attuale ci ha abituato. L’azione di Lenin è sempre guidata dall’analisi concreta della situazione concreta, lì dove il concreto sta per il complesso dei fatti e delle relazioni sociali in un dato luogo e in un dato periodo storico. Non a caso, secondo Lukács, una delle categorie più importanti del marxismo è quella di totalità, cioè la capacità di comprendere e analizzare nelle loro connessioni reciproche tutti gli aspetti di una data società, quelli economici, politici, culturali e ideologici.

Lenin, come teorico, ha ripreso l’eredità di Marx e Engels, ma non l’ha fatto in modo dogmatico, bensì in modo creativo, partendo dalle categorie del pensiero dei due teorici e rivoluzionari tedeschi e mettendole a confronto con l’attualità per ampliare il corpo teorico del materialismo storico. In questo senso, Lenin è un prosecutore dell’elaborazione teorica di Marx e Engels. L’adesione di Lenin al materialismo storico è creativa, cioè capace di aggiungere nuove categorie o di meglio precisare e attualizzare categorie già esistenti. In questo senso, Lenin ha dato il suo contributo fondamentale su due aspetti principali, come creatore della geopolitica marxista e soprattutto della teoria politica marxista.

Già Marx e Engels avevano fornito delle riflessioni sia sulla politica sia sulla geopolitica, ma l’avevano fatto in modo frammentario, senza produrre dei testi teorici che trattassero sistematicamente il tema, tranne alcune opere di Engels sullo Stato, come l’Origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato (1884). Il contributo maggiore di Lenin ad una geopolitica marxista è l’Imperialismo (1916), in cui definisce la categoria di imperialismo, attuale ancora oggi. In quest’opera Lenin, oltre ad analizzare la formazione economico-sociale dei paesi capitalisticamente avanzati e le relazioni tra di essi, delinea i rapporti tra questi e i paesi più arretrati, che rappresentano le colonie e la periferia dell’economia mondiale. Inoltre, Lenin collega – altro aspetto di forte attualità - l’imperialismo alla guerra, che rappresenta una tendenza tipica dei paesi imperialisti, specie di quelli in difficoltà, come oggi sono gli Usa, la Francia e il Regno Unito.

Lenin, soprattutto, fuoriesce dall’eurocentrismo tipico del marxismo dei suoi tempi e capisce che nel periodo storico che si apre saranno fondamentali le lotte anticoloniali e antimperialiste delle periferie. Particolare attenzione viene rivolta all’Asia, alla Cina, all’India e all’Indocina, dove, come non manca di precisare Lenin, vive la maggioranza della popolazione mondiale. Non è un caso che la Terza Internazionale, l’organizzazione del comunismo mondiale, anch’essa fondata con il contributo decisivo di Lenin, si sia concentrata, sin da subito, anche sullo sviluppo dei movimenti rivoluzionari in Asia centrale e orientale. Si tratta di una vera rottura con il marxismo dei suoi tempi, concentrato pressoché esclusivamente sui Paesi capitalistici avanzati e cioè sull’Europa occidentale e sugli Usa. È facile osservare, sulla scorta degli ultimi cento anni di storia e soprattutto degli ultimi anni, quanto Lenin sia stato preveggente. Oggi la Cina, l’India e i Brics+ rappresentano una realtà capace di mettere in discussione l’egemonia dei paesi del centro del capitalismo mondiale, gli Usa e l’Europa occidentale.

Lenin è anche il creatore della teoria politica marxista. La produzione di una teoria dell’azione politica è strettamente connessa alla critica che Lenin fa del determinismo tipico del marxismo dell’epoca, secondo cui il socialismo sarebbe arrivato da solo a seguito dello sviluppo e della caduta del capitalismo. Per Lenin, invece, il capitalismo non cade da solo e il socialismo può essere realizzato solamente con l’intervento attivo delle masse e del partito rivoluzionario nel processo storico. Si tratta della creazione più importante ed originale di Lenin, dato che Marx e Engels, sebbene ne avessero stabilito alcuni principi di fondo, non avevano avuto modo di elaborare una teoria politica in modo sistematico e organico.

La teoria politica leninista può essere suddivisa in tre parti: la teoria del partito, la teoria dello Stato, e quella che potremmo definire la teoria della tattica politica, cioè la capacità di agire, qui ed ora, in modo coerentemente subordinato alla strategia, che, ricordiamolo, consiste nella realizzazione del socialismo. Anche questa creazione, come quella della categoria dell’imperialismo deriva dai compiti politici concreti che si pongono davanti a Lenin. L’approfondimento teorico in Lenin va sempre di pari passo con le necessità pratiche della lotta politica. Nei primi anni del XX secolo, infatti, l’obiettivo principale per Lenin era quello di realizzare lo strumento principale della rivoluzione, ossia il partito politico della classe lavoratrice, che permettesse di superare la fase dello spezzettamento dei rivoluzionari russi in piccoli circoli per costituire un’unica organizzazione centralizzata che operasse su scala nazionale.

Il testo fondamentale di riferimento sul partito è il Che fare? (1902) seguito da Un passo avanti e due indietro (1903). Il Che fare? nasce come critica all’opportunismo e allo spontaneismo, due categorie fondamentali nella elaborazione politica di Lenin. L’opportunismo, identificato con le correnti allora maggioritarie nel movimento operaio, rappresenta sostanzialmente la subalternità della strategia alla tattica, cioè la trasformazione della socialdemocrazia da partito della rivoluzione sociale in partito di riforme sociali, che si coniuga con la critica di tutte le idee fondamentali del marxismo. Non a caso il tedesco Eduard Bernstein, teorico della necessità di revisionare il marxismo (da cui il termine di revisionismo dato alla sua corrente) e oggetto della polemica di Lenin, soleva dire che “il movimento è tutto, il fine è nulla”. Lo spontaneismo o economicismo è, invece, la subalternità alla lotta spontanea dei lavoratori, cioè alla lotta trade-unionistica o sindacale.

All’opportunismo e allo spontaneismo si oppone la formazione della coscienza di classe, categoria che è uno dei cardini del pensiero di Lenin. La coscienza di classe, secondo Lenin, non viene prodotta spontaneamente dalla classe operaia, che, da sola, può arrivare soltanto alla lotta economica con i capitalisti. La coscienza di classe – dice Lenin – viene dall’”esterno”. Per esterno si intende la sfera al di fuori dei rapporti meramente economici tra lavoratori salariati e capitalisti. Così, infatti, scrive Lenin : “Il campo dal quale soltanto è possibile attingere questa coscienza è il campo dei rapporti di tutte le classi e di tutti gli strati della popolazione con lo Stato e con il governo, il campo dei rapporti reciproci di tutte le classi.”[ii] Da quanto dice Lenin la sfera dominante è quella della politica, da non confondersi però con il politicismo opportunista, staccato dalle lotte di massa. Quindi, il partito della classe lavoratrice va inteso come rappresentanza della classe operaia non solo verso un gruppo di imprenditori ma verso tutte le classi della società e soprattutto verso lo Stato, come concentrato del potere del capitale nella società.

A questo punto si innesta la teoria dello Stato, che è centrale nella riflessione leniniana e che viene elaborata immediatamente prima della Rivoluzione d’ottobre in Stato e rivoluzione (1917), cioè quando il compito immediato del partito rivoluzionario è proprio la presa del potere attraverso la conquista dello Stato. Lo Stato è il prodotto della divisione della società in classi sociali contrapposte. Esso consiste nel monopolio della forza (e quindi in un apparato militare e poliziesco) ed è sempre, per Lenin, l’organizzazione della classe economicamente dominante per la repressione e il controllo delle classi subalterne. La forma in cui si presenta lo Stato è sempre collegata con il suo contenuto di classe e con le condizioni della lotta di classe. La classe lavoratrice, pertanto, nella rivoluzione non può limitarsi a conquistare lo Stato borghese, ma deve spezzarlo e ricostruirlo su altre basi. La stessa democrazia – precisa Lenin nell’opera La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky (1918) - non va intesa in modo astratto ma sempre riferita alla classe del cui potere è l’espressione. Per questa ragione bisogna distinguere tra democrazia borghese e democrazia proletaria. Nella società di transizione al comunismo, il socialismo, essendo ancora presenti le classi sociali, la classe lavoratrice ha bisogno dell’esistenza dello Stato, che, però, deve avere un carattere e una forma diversa da quella preesistente.

Un aspetto controverso del pensiero politico di Lenin è la cosiddetta teoria dell’estinzione dello Stato, che Lenin riprende da Marx ed Engels. Lo Stato, essendo un prodotto della società divisa in classi, nel comunismo, cioè nella società senza classi, non esisterà più. Allo stesso modo nel comunismo verrebbero meno i contrasti e le contraddizioni tra Stati e quindi le guerre e gli apparati militari che queste comportano. Alcuni, anche in ambito marxista, hanno criticato tale affermazione sostenendone il carattere utopistico e la derivazione anarchica. In realtà, quello che si estingue, secondo Lenin, non è l’apparato di amministrazione tout court, ma solo la parte dello Stato deputata alla repressione delle classi subalterne e alla conduzione di guerre con altri Stati. Lo Stato è cresciuto a dismisura nel corso della storia, e oggi si caratterizza per un apparato burocratico enorme e per Forze armate permanenti e molto costose, aumentando la separazione tra le istituzioni e le classi subalterne. È questo apparato ipertrofico e la sua separazione e contrapposizione con le masse salariate che viene meno con il comunismo, non l’esistenza di una capillare e ampia organizzazione sociale di amministrazione dell’economia e della società. Questo significa che già nel socialismo le istituzioni statali devono essere progressivamente sempre meno separate dalle classi subalterne. Ad esempio, la forza armata, che nel capitalismo è esercitata da un numero ristretto di professionisti (questo è valido soprattutto oggi nei Paesi occidentali con la sospensione della leva), nel socialismo dovrebbe essere esercitata dal popolo in armi, da milizie operaie.

La terza parte della teoria politica elaborata da Lenin riguarda la capacità di articolazione tattica dell’azione dei rivoluzionari, che è esplicitata soprattutto in un’altra opera di Lenin, L’Estremismo malattia infantile del comunismo (1920). In quest’opera Lenin sostiene che l’azione dei rivoluzionari è un’arte, e non deve essere rigida, dogmatica, bensì flessibile e capace di sfruttare le contraddizioni nel campo avverso. Lenin critica i rivoluzionari dei paesi avanzati dell’Occidente, che si rifiutano di partecipare alle elezioni politiche e ai sindacati operai e delinea diversi principi tattici cui attenersi, come la necessità di fare compromessi, di sapersi ritirare in determinate condizioni, di conquistarsi alleati forti anche se momentanei e, soprattutto, di tenere conto delle specificità nazionali in cui si opera. Gramsci stesso nella elaborazione di una teoria rivoluzionaria per i Paesi avanzati dell’Occidente prende spunto dai suggerimenti dell’ultimo Lenin, che, fra l’altro, parlava anche della necessità di passare da una tattica di “movimento”, fondata sull’insurrezione immediata (come avvenne in Russia), a una tattica di “posizione”, fatta di radicamento nel tessuto sociale dei vari paesi e di conquiste progressive di “casematte”, cioè di pezzi e istituzioni della società civile. Per Lenin, come riporta Gramsci nei Quaderni dal carcere, i rivoluzionari nei Paesi dell’Europa occidentale devono tradurre gli insegnamenti della Rivoluzione d’ottobre dal russo nelle loro lingue, cioè nella concretezza dei rapporti di classe esistenti nei loro paesi[iii].

Il senso più intimo dell’elaborazione teorica leninista della tattica politica è sintetizzato in queste righe: “La nostra teoria non è un dogma, ma una guida per l’azione, dicevano Marx ed Engels, e il massimo errore dei marxisti > (…) è quello di non aver compreso, di non aver saputo applicare questo nei più importanti momenti della rivoluzione del proletariato. > (il marciapiede pulito, largo, piano della via principale di Pietroburgo, assolutamente rettilinea), aveva già detto N. G. Cernyscevski, il grande socialista russo del periodo premarxista.”[iv] Il Percorso rivoluzionario non è dritto ma prosegue attraverso salti in avanti, momenti di stasi apparente e brusche ritirate.

Dunque, come abbiamo cercato brevemente di evidenziare, l’attualità di Lenin rimane intatta anche all’inizio del XXI secolo e si concretizza proprio nell’approccio, allo stesso tempo, antidogmatico e fedele ai principi di fondo del marxismo. Concludiamo, a questo proposito, con una citazione, sempre di Lukács, sulla personalità di Lenin: “Uno dei tratti più fecondi e caratteristici di Lenin è che egli non cessò mai di imparare teoricamente dalla realtà e in pari tempo era sempre pronto ad agire. Da ciò derivava una qualità singolare, in apparenza paradossale, del suo atteggiamento teorico: non ritenne mai di aver finito di imparare dalla realtà, ma in pari tempo la conoscenza così acquisita era in lui sempre così ordinata e orientata da permettergli di agire in qualsiasi momento.”[v]

Di Domenico Moro

08.05.2024

Domenico Moro si occupa di globalizzazione e di economia politica internazionale. E’ autore di Globalizzazione e decadenza industriale e Nuovo compendio del Capitale; Eurosovranità o democrazia? Perché uscire dall’euro è necessario, Meltemi, Milano 2020.

NOTE

[i] György Lukács, Lenin, teoria e prassi nella personalità di un rivoluzionario, Einaudi, Torino 1976, p. 16.

[ii] Lenin, Che fare? in Lenin /Trockij/ Luxemburg, “Rivoluzione e polemica sul partito”, Newton Compton editori, Roma 1976, p.113.

[iii] Gramsci, Quaderno 13. Noterelle sulla politica di Machiavelli, Einaudi editore, Torino 1981, p.178.

[iv] Lenin, L’estremismo malattia infantile del comunismo, Editori riuniti, Roma 1974, pp. 106-107.

[v] György Lukács, op. cit., p. 126.

Commenti (44)

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Mostra commenti 44 caricati
    1. Jimbo 13 maggio 2024

      Mi rivolgo alla Redazione.
      A mio modesto parere non sarebbe male ogni tanto qualche articolo sul pensiero destrorso sullo stato delle cose.
      Capisco che la redazione è totalmente o quasi sinistrorsa anticapitalista e antimperialista (e io apprezzo) e lo dimostra con i suoi tanti articoli che vanno in quella direzione ma sarebbe credo utile e interessante discutere anche il pensiero della destra.
      Non tanto il pensiero della destra meloniana di piccolo movimento tra le grinfie dell'Egemone ma una destra che sia sempre anti-sistema.
      Sempre che esista un pensiero, dei pensatori, degli anni intellettuali in quest'area.
      Grazie dell'attenzione.

    2. ric 13 maggio 2024

      una destra antisistema ? forse Donna-Almirante.....la destra come progetto a mio avviso funziona soltanto dopo una catastrofe...quando tutto e' da ricostruire... ma alla fine della fiera diventa destra economica che di sociale ha piu' nulla.
      Ecco perche' ho piu' fiducia in un sistema comunista , anche se in una visione superficiale e non approfondita sembrano agli antipodi reciprocamente. Quello che mi fa inorridire sono le democrazie....

    3. Jimbo 13 maggio 2024

      Ho anch'io questa impressione ma magari la Redazione ci stupirá con effetti speciali.
      Vedremo.
      Ne ho visto passare una di intervista di tal Veneziani, un FDI caduto dalle nuvole.

    4. ric 13 maggio 2024

      io non vedo tanto ne nella redazione ne fra i commentatori una posizione di "sinistra all' italiana ". Vedo piuttosto una tendenza generale ad esporre i fatti e ognuno li interpreta a modo proprio.

      quello che noto nella redazione un allontanamento dai fatti in medio-oriente abbastanza marcato.
      come se avessero ricevute delle "dritte".............

    5. Jimbo 13 maggio 2024

      Vedere in un sito non allineato solo commenti negativi su Lenin, mi avrebbe reso basito un anno fa, ora mi é piú chiaro.
      Non trovi sia una stranezza?
      A me pare clamoroso.

    6. BrunoWald 13 maggio 2024

      Ti pare clamoroso perché forse non hai familiarità con certe dinamiche.

      Banalmente, i rossi frequentano i loro siti marxisticamente schierati, stanno solo fra di loro come i primi cristiani (e se le suonano di santa ragione) perché non vogliono "contaminarsi". Figuriamoci dialogare con i "fasci": orroreeh!!!

      Se esplorano altri siti è per vedere se riescono a cooptarli, altrimenti se ne vanno. C'è sempre l'eccezione del libero pensatore di sinistra ovviamente, e li trovi anche in questo romitorio (mi piace un casino quest'espressione di @sbregaverse, assai azzeccata)

      Quelli di destra sono tendenzialmente meno gregari e meno settari, si auto-invitano volentieri ovunque si possa partecipare a una discussione interessante.

      C'è stato un tempo in cui questo sito era frequentato da meno tifosi, e molte più persone di grande intelligenza e cultura, che conferivano ai dibattiti una rara profondità, si poteva davvero imparare molto.

    7. Jimbo 13 maggio 2024

      Scusa tanto ma 'sto sito come lo inquadreresti se non di sinistra (sempre che abbia senso parlare ancora di sinistra)?
      Non c'é mai stato un articolo destrorso ed é una cascata di articoli antisistema che provengono sovente da siti marxisti i giú di lí.
      .. mi sa che non sono stato chiaro ..

    8. BrunoWald 13 maggio 2024

      Dugin, Paul Craig Roberts, Veneziani e De Benoist sono a loro modo di "destra".

      Ma ormai queste etichette lasciano il tempo che trovano. Essere contro la Nato, contro l'impostura pandemica, contro il sionismo, contro i deliri gender, green, woke, transumanesimo e così via, non è di destra né di sinistra, per questo la linea di CDC attrae un pubblico eterogeneo, caratterizzato perlopiù da una certa apertura mentale.

      I fanatici tendono a frequentare i loro siti, e se non sei dei loro ti bannano all'istante.

      Ricordo infine che l'elite antiumana (che non è limitata al Natostan) vuole fotterci tutti senza distinzioni: non facilitiamole il lavoro.

    9. BrunoWald 13 maggio 2024

      Il progetto fascista (che in realtà non era davvero di destra) funzionò piuttosto bene, sia in Italia che in Germania, tanto è vero che dovettero scatenare una guerra mondiale per liberarsene. Con il comunismo invece hanno convissuto per settant'anni.

      Tieni conto anche di questo.

    10. Jimbo 13 maggio 2024

      Mi sembra che sottovaluti il fatto che gli USA hanno combattuto in ogni continente (evito un noioso elenco) il comunismo, schiantandolo tra l'altro.
      Difendere invece il progetto fascista trovo sia piú che giusto, soprattutto in un sito dove chi difende un'ideologia si trova col lanternino.

    11. ric 14 maggio 2024

      vero..ma vedo ben diversamente l' atteggiamento di Adolfo verso gli operai ed il mondo dei salariati , rispetto a mussolini socialista, che fin dai primi momenti mandò le sue squadre contro gli operai e la gente disoccupata che era ridotta al lastrico , non ostante che avessimo vinto la 1 G.

      Subito ando' a braccetto con i grandi industriali.....io ci vedo una differenza sostanziosa

    1. Arthur 13 maggio 2024

      A cosa è servito il Marxismo?
      E il Leninismo?
      E lo Stalinismo?

      Sono serviti a creare una grande religione laico-materialista che mira a sostituire, insieme ad altre pseudo-religioni, le vecchie religioni, come vorrebbero taluni.
      Una nuova religione fatta di dogmi che orde di plagiati e invasati hanno fideisticamente abbracciato.
      Uno dei tanti dogmi conculcati è la fede nella Scienzah.
      E quando si è presentata l'occasione, ecco servito il sacramento laico del sacro siero.
      I sacerdoti e le gerarchie della nuova religione hanno predicato e chiamato i fedeli a raccolta.
      I fedeli hanno obbedito.
      Quelli che hanno obbedito (il 99% dei marxisti e dei loro eredi ed epigoni) hanno dato il braccio tre volte, poi sono stati lasciati in pace.
      Pure Pietro ha rinnegato Cristo tre volte.
      Ma non sarà che si è trattato di un rituale?
      Le gabbie mentali sono sempre state, e lo sono ancora, una colossale fregatura.

    1. Arthur 13 maggio 2024

      Lenin era solo un miserabile farabutto, uno dei peggiori delinquenti e assassini che abbia insozzato la storia dell'umanità.
      Ora è all'inferno.

    2. oriundo2006 14 maggio 2024

      Secondo certuni, Gorbachov ne era la reincarnazione.

    1. Martin 13 maggio 2024

      Lenin e il leninismo, la centralità della classe operaia e la dittatura del proletariato sono morti e sepolti per sempre - grazie al cielo.
      Il marxismo leninismo e' stato abbandonato sia dalla Russia che perfino dalla Cina, che ha una economia capitalistica gestita da un partito unico autoritario, lo stesso modello di fascismo, nazismo e franchismo, retorica a parte.

      Se piace, bene, e se non piace, e' assolutamente lo stesso.

    1. Liberto 13 maggio 2024

      Idealmente il socialismo sarebbe la soluzione di benessere societario migliore, il problema è pero che non è stata ben considerata l'incognita "uomo", che ha sempre stravolto ogni teoria.

    1. Jimbo 13 maggio 2024

      Articolo interessante perchè ci dà la conferma
      1) che il sito è sinistroide diversamente dai commentatori (anomalia che ha se vogliamo il vantaggio di produrre commenti più vari e non allineati, quindi maggiore ricchezza),
      2) il vecchio mondo di sinistra ha ancora qualcosa da opporre all'attuale sistema mentre il vecchio mondo di destra no, o almeno non sembra.
      In altre parole a dx esiste solo la Meloni.
      * Anche collegandomi al mondo non votante, mentre i non votanti di area comunista possono almeno farsi viaggi mentali su Fidel, Stalin, smontarli, rimontarli, criticare il PD, il mondo operaio, potrebbero discutere per giorni,.. i non votanti di dx non sembrano avere idee dalle quali attingere.
      Sembrano fermi.
      All'astensione non segue .. niente.

    2. Arthur 13 maggio 2024

      "conferma
      1) che il sito è sinistroide diversamente dai commentatori"

      Per questo io sto facendo un'opera di carità cercando di redimerli e riportarli sulla retta via...
      Però in fondo in fondo sono buoni e hanno il dono della mitezza e pazienza, infatti non mi hanno mai bannato...

    1. maghi 13 maggio 2024

      l'energia dei fossili ha generato il capitalismo attuale e la loro fine determinerà pure la fine di questo tipo di capitalismo, che è incentrato appunto sul capitale. Marx aveva ragione, dimostrando un'acutezza straordinaria nell'analisi delle cause della nascita di questo tipo di capitalismo. Lenin non è andato alle cause, perchè non aveva questa acutezza non essendo un filosofo e pensatore del calibro di Marx. In effetti ha fatto più danni che inganni.

    2. Arthur 13 maggio 2024

      Marx era solo un ignorante e meschino personaggio.
      Ed era pagato (da chi so io) per dire certe cose.
      Le sue idee hanno prodotto soltanto orde di fanatici che hanno abboccato all'ennesima sirena, ossia una massa di sprovveduti manovrati da quelli che oggi vengono fatti comandare (ma non ancora per molto), ad eccezione di una sparuta minoranza (1%) che ha conservato un briciolo di spirito critico.

    3. Martin 13 maggio 2024

      "Questo tipo" di capitalismo... quale? Il capitalismo regna ovunque, anche in Russia e in Cina. Il punto è solo la governance, ossia la misura del controllo nazionale e la misura delle redistribuzione solidaristica e assistenziale.
      Il capitalismo assistenziale e interventista odierno, già dagli anni 30 in Italia, Germania e USA e per tutti post 1945, non ha nulla a che fare con quello non interventista dei tempi di Marx.

    4. maghi 13 maggio 2024

      prima del capitalismo il potere non era in mano ai capitalisti, ma alla nobiltà, che normalmente era d'accordo con i capi religiosi. Dopo le energie fossili non so quale sarà la classe dominante. Se guardiamo al pre-capitalismo, dovrebbe essere una ristretta classe di persone. Non sarà certo nobiliare, ma ristretta di sicuro.

    5. maghi 13 maggio 2024

      più che delle orde di fanatici, penso che all'ideologia marxista abbiano creduto solo i morti di fame, che vedevano nell'espropriazione proletaria la soluzione alla loro fame. Difatti il '68 fallì, perchè l'ideologia non basta a far fare una rivoluzione a gente che ha da mangiare ed erano pure anni che le famiglie cominciavano a permettersi la 500 e anche la 600. Figuriamoci se avrebbero fatto la rivoluzione.

    6. Martin 13 maggio 2024

      La nobiltà era al potere nel Medio Evo. Il suo potere fu ridotto dall'ascesa della borghesia commerciale a partire dal Rinascimento, dalla rivoluzione francese e poi dalla rivoluzione industriale. Il capitalismo dei tempi di Marx non ha niente a che vedere con quello post 1945. E' inutile mettere sotto accusa il capitalismo, il punto e' come viene gestito, ossia la misura del controllo nazionale e della redistribuzione solidaristica e assistenziale, in sintesi il grado di tassazione.

    7. maghi 13 maggio 2024

      guarda che ai tempi di Marx c'erano già stati tutti gli eventi che citi. La tassazione poi è anacronistica in tempi di debiti pubblici. La redistribuzione solidaristica e assistenziale è assicurata dall'energia fossile, finchè ce ne sarà un'immissione sufficiente nella società. Poi kaput.

    8. Martin 13 maggio 2024

      Ma per carità, evidente che non hai la piu' remota idea di quando e come e' sorto il capitalismo sociale ed assistenziale, ossia il welfare state. Poi, definire la tassazione anacronistica e' assolutamente ridicolo e campato per aria. Idem l'importanza spropositata che attribuisci all'energia fossile.

    9. maghi 13 maggio 2024

      guarda che l'iniziatore del capitalismo sociale è stato l'economista Lord Keynes, per la letteratura, ma l'IRI gli è precedente, quindi possiamo dire con un certo orgoglio, che siamo stati noi italiani. Poi tra qualche anno, riguardo ai fossili, visto che sei molto più giovane di me, che ho 71 anni a settembre, se ne riparla, se ci sono ancora. Inoltre riguardo alla tassazione, con un debito di quasi 2900 mld di euro, se dovessero prenderlo dalle tasche degli italiani, saremmo tutti alla canna del gas. La tassazione è anacronistica, perchè è un retaggio del passato, ora c'è il debito pubblico per mandare avanti la baracca, almeno finchè la regge il Sig. Petrolio.
      Ora mi fermo, perchè sennò la facciamo troppo lunga. Passa una buona serata.

    10. ric 13 maggio 2024

      sono due figure letteralmente diverse.
      Marx ha scritto un trattato di economia che dovrebbe essere studiato in tutte le scuole.
      Lenin ha interpretato a modo suo il percorso per una soluzione- Anche Mussolini nasce con buoni propositi ma inciampa gia' nei primi passi.

    1. BrunoWald 13 maggio 2024

      La coscienza di classe "non appartiene spontaneamente alla classe operaia": un dettaglio marginale, vero? Essa viene "dall'esterno", dice Lenin. Ovvero, è prodotta artificialmente da una setta, autoproclamata avanguardia del proletariato: il partito comunista.

      Il quale partito, dopo aver preso il potere nel 1917 grazie al denaro delle banche ebraiche, si sostiene in virtù di un apparato repressivo che gli permette di sterminare o ridurre in schiavitù gli oppositori, a milioni, ma anche moltissimi "compagni che sbagliano", per poi trasformarsi a sua volta in classe dominante totalmente separata dai sudditi.

      Come atto finale il partito si auto-liquida nel tentativo maldestro di appropriarsi a titolo privato dei mezzi di produzione e delle risorse in precedenza statali, e che finiscono invece nelle grinfie dei banchieri di cui sopra, che si ripagano in tal modo con gli interessi per i servizi prestati settant'anni prima.

      Questa, in estrema sintesi, la traiettoria del leninismo, di cui si vuol riproporre l'attualità: cosa alquanto problematica, a mio modesto avviso.

      Non fraintendetemi: ho rispetto per chi continua a dirsi comunista dopo il 1989, visto che detesto i rinnegati. Ma non è il caso di farsi illusioni, perché il nemico è stato abile, e per milioni di persone il fascismo s'identifica con la guerra e i lager, mentre il comunismo rappresenta la miseria e i gulag. Che ciò sia vero o falso non ha alcuna rilevanza.

      Ho paura che bisognerà ricominciare da capo.

    2. Jimbo 13 maggio 2024

      Stiamo arrivando alla fine di un ciclo.
      La quasi totalitá delle gente non vorrebbe cambiare o cambiare pochissimo ma penso sia ovvio che ci vorranno cambiamenti radicali.
      Loro hanno in mente una loro Agenda.
      A mio parere occorre trovare una (meglio due) alternativa.
      Questa/e non possono escludere di ripescare nel comunismo e perché no nel fascismo.
      Non si tratterebbe di propinare il comunismo in toto, é fuori dal tempo.
      Un'ulteriore alternativa potrebbe essere un qualcosa di completamente nuovo ma mi pare impossibile venga creato nel Nostro Mondo.
      Questo se si vuole cambiare radicalmente l'attuale sistema, e sottolineo il "se" perché non mi pare si voglia.
      Lo cambieranno comunque Loro.

    3. Primadellesabbie 13 maggio 2024

      Cancellazione mia.

    4. oriundo2006 14 maggio 2024

      Vero. Ma sostanzialmente il modo di produzione 'socialista' era imperfetto, incapace davvero di fare programmazione economica nel tempo.
      Oggi con le conquiste cibernetiche lo possiamo davvero fare: e lo fanno i grandi conglomerati economici e le istituzioni finanziarie grazie alla loro capacità di padroneggiare esattamente bisogni, tendenze, necessità di miliardi di individui.
      Fanno politica economica bypassando i governi perchè conoscono esattamente e prevedono con un margine di errore estremamente basso le tendenze ( di breve e medio periodo ) del nostro sistema.
      Non possono prevedere esattamente il tracollo ma sanno che avverrà e si preparano. Lo prevedono e pongono le basi del futuro della specie umana. Hanno capitalizzato il sapere economico sin nei dettagli e usano queste loro conoscenze per imporre il loro dominio.
      Peccato, e meno male, che si sbagliano.
      Le forze in gioco non sono solo umanamente prevedibili ma neppure comprensibili nel profondo, oggi. Non sono 'dio' come vorrebbe Shwab e Harari: si proiettano nel futuro con le stesse idee del presente, non cambiano paradigma perchè al momento questo cambio di paradigma non è ancora completamente evidente.
      Il mutamento avverrà col cambio del paradigma, a prescindere dal suo 'socialismo' o dal suo 'liberalismo'.
      Entrambe sono ipostasi ideologiche che dipendono dal modo di produzione attuale, anzi da quello 'macchinale' del '900.
      L'attuale, ovvero quello futuro già evidente come un elefante in salotto, è quello cibernetico, in cui le vecchie definizioni sono relegate ad un sapere antiquario privo di effetti sulla politica, che sarà deterministico e libero nel tempo stesso.
      Il vero ostacolo al cambio del paradigma è dato solo dal numero esorbitante degli esseri umani. A questo stanno ponendo rimedio concertando fra le elites teatri di guerra sempre maggiori e sempre più drammatici.
      Se Lenin o altri possono darci degli elementi di riflessione ben vengano.
      Poi però tornino in soffitta, soggetti a quel lavorio critico che notoriamente i topi, come Marx argutamente diceva, non risparmia nessun testo.

    1. Cachafaz 12 maggio 2024

      Leggo le critiche di commentatori; Non discuto, tuttavia non si e' parlato, mi pare, del nep https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_politica_economica&ved=2ahUKEwiw0aC9g4mGAxVvg_0HHaQUCgcQFnoECB0QAQ&usg=AOvVaw0W1fdKestcRNJ9VANIiD54

    1. Cangrande1965 12 maggio 2024

      Io sono sicuro che l'autore non ha letto tutte le opere di Lenin.
      Io sì.
      Giudaismo talmudico allo stato puro.

      E che non sa (o finge di non sapere), l'odio, la ferocia, il sadismo e lo sterminio applicato NEI FATTI, verso tutti, indistintamente, quelli che non erano della sua razza.
      Come in Terrasanta oggi.
      Stalin, al confronto, era un boy-scout.

    2. BrunoWald 12 maggio 2024

      "Giudaismo talmudico allo stato puro."

      Per questo piace alla gente che piace.

    3. ws 12 maggio 2024

      Stalin, al confronto, era un boy-scout.

      Due elementi a favore di Stalin:
      1)si può discutere sulle modalità "orientali" del suo governo ma i successi de l' URSS sono tutti suoi e i (successivi) insuccessi dei "destalinizzatori "
      2)La denigrazione sistematica di Stalin da parte dei media delle "democrazie liberali" e per converso "la simpatia" per lenin e (peggio) per trotsky ( i cui "nipotini" governano oggi gli U$A)

    1. Esploratore 12 maggio 2024

      Dovessi fare come tanti, mi scaglierei contro l'autore dell'articolo e la redazione, ricordando da chi era sovvenzionata la rivoluzione bolscevica, come il nazismo, del resto, e rammenterei che il fine dei "due soli modi di fare economia", come insegna l'attuale istruzione, è quello che auspicano da Davos i migliori monopolisti. Ma lascio stare, passo ad altro e mi aspetto qualcosa di veramente controcorrente, dalla controinformazione. Buona Domenica!

    1. TorreNera 12 maggio 2024

      Certo che è attuale. Lo sarà per secoli.
      L ennesimo grande esperimento sociale finito malamente.

    1. Primadellesabbie 12 maggio 2024

      Finché regna l'illusione, diffusa sapientemente, di potersi nascondere nel mucchio confidando in qualche immancabile e risolutiva elargizione, che se tarda è colpa di quelli che son venuti prima o che è stato sempre così, il sistema basato sullo sfruttamento e sul disprezzo del 'perdente' avrà buon gioco.

    1. Nonso 12 maggio 2024

      Bla bla bla

    1. Jimbo 12 maggio 2024

      La percezione degli italiani si puó riassumere in tre punti:
      1) "si, ci sono problemi, ma non cambierei nulla salvo + green, + trans, + fluid, + scienzah e - fascismo" (i conservatori, provenienti dall'area "finta sinistra"),
      2) "non possiamo andare avanti cosí, guerre, genocidi, occorre un piccolo remix, un restyling, basta un ritocchino che stiamo bene qui a sorseggiare lo spritzino" (i riformisti, la stragrande maggioranza),
      3) "non si puó continuare con l'attuale sistema, quando é troppo é troppo" (i rivoluzionari, nelle nicchie).
      Secondo me per quelli del gruppo 3) l'unica via possibile é reinterpretare al meglio Lenin e Marx.
      Immagino possa essere utile anche un contributo del pensiero della destra storica (richiamata giustamente in un precedente articolo da Oriundo2006) al momento sparito.
      Ovviamente ... si fa per dire.. al 90% va bene l'attuale Sistema.
      Comprensivo di guerre, carneficine e genocidi.

    1. A XII century man 12 maggio 2024

      Il socialismo è ancora attuale. Oggi più che mai. Andrebbe depurato dagli eccessi. Il problema principale è che nei sistemi socialisti l'interesse pubblico è stato spesso strumentalmente usato per reprimere l'individualità del singolo. Perché l'individualità è vista come elemento di disgregazione dell'impalcatura socialista. Tuttavia credo anche che, a suo tempo e a suo luogo, sotto questo punto di vista nessuno si sia veramente impegnato è che sarebbe in teoria possibile fare molto meglio di quanto abbiamo visto.
    2. ric 12 maggio 2024

      una cosa e' certa. Giusto criticare un sistema sociale ancora imperfetto , ma vogliamo concedere una attenuante determinata fin dalla sua infanzia da un progetto ex novo , nato sulla carta 150 anni fa e pur inciampando nei primi passi ha creato una controproposta del vivere sociale rispetto alla sua antagonista , dove l'individualismo fin dalla nascita del mondo ha regnato incontrastato.

    3. Cachafaz 12 maggio 2024

      Leggi il nep-

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