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WOODY GUTHRIE: UNA PICCOLA MELODIA DI RECESSIONE, PER FAVORE

DI MICKEY Z.

Se apriste la bocca e cantaste a squarciagola le parole “questa terra è la tua terra”, potete stare tranquilli che qualcuno vicino aggiungerà : “questa terra è la mia terra”. Il ritornello del classico di Woody Guthrie del 1940 è ben noto…come anche i primi versi. Ma solo quando arrivate ai versi più avanti – quelli spesso omessi nelle versioni ufficiali – iniziate a capire quello che il buon vecchio Woody aveva in mente:

Man mano che camminavo ho visto un segno lì
E quel segno diceva “Non oltrepassare”
Ma dall’altra parte, non diceva niente
Ora quella parte era fatta per te e per me

Nelle piazze della città/All’ombra del campanile
Vicino all’organizzazione umanitaria, vedo la mia gente
E alcuni si lamentano e alcuni si domandano
Se questa terra è ancora fatta per te e per me

Woody dice: “Questa canzone è regolata dalla legge del diritto d’autore vigente negli USA, sotto il Sigillo del Copyright N. 154085, per un periodo di 28 anni, e chiunque venga colto nel cantarla senza il nostro permesso sarà un nostro gran buon amico, perché non ce ne frega niente. Pubblicatela. Scrivetela. Cantatela. Ballateci il swing. Fateci uno jodel. Noi l’abbiamo scritta, è tutto quello che volevamo fare”.
Non dimentichiamo che Guthrie ha scritto “This Land is My Land” [Questa Terra è la Mia Terra, ndt.] in risposta alla sdolcinata “God Bless America” [Dio Benedica gli Stati Uniti d’America, ndt.] di Irving Berlin.

E non dimentichiamo le parole che Woody scarabocchiò sulla sua chitarra: “Questo strumento uccide i fascisti”.

Ancora, non dimentichiamo la potenza e la preveggenza delle parole di Guthrie, come queste da “Jesus Christ”:

Gesù era un uomo che viaggiava attraverso il paese
Un gran lavoratore e uomo coraggioso
Ha detto al ricco “Dai i tuoi soldi ai poveri”,
Ma hanno sepolto Gesù Cristo nella sua tomba

E queste da “Pretty Boy Floyd”:

Sì, come ho gironzolato per questo mondo
Ho visto molti uomini strani
Alcuni ti rapinano con una rivoltella,
E alcuni con una penna stilografica

E come viaggi attraverso la tua vita,
Si, come girovaghi per la tua vita,
Non vedrai mai un fuorilegge
Spingere una famiglia fuori dalla sua casa

Woody Guthrie ha messo le basi perchè generazioni di cantautori statunitensi usassero la loro musica e i loro testi per sfidare la dominante banalità della musica popolare…e fornire un coro greco di protesta e sdegno per mantenerci tutti più onesti e consapevoli.

Con le poste in gioco mai così alte e il rifiuto mai più profondo, quello che scegliamo di fare con questa consapevolezza e sdegno – proprio adesso – è veramente una questione di vita o di morte…

Titolo originale: “Woody Guthrie: A Little Recession Music, Please”

Fonte: http://www.pressaction.com/
Link
04.12.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANGELA CORRIAS

Pubblicato da Das schloss

  • LonanHista

    GuthrieWoody(padre di AArlo, contemporaneo, quasi di Dylan ed amico e spesso ispiratore) fa parte della generazione che ha vissuto la depressione del 29, anche lui patì la fame.

    in quella depressione, mi raccontavano i nonni, giunta anche in Italia, non è che i ricchi disponessero più dei poveri, non ce ne era per nessuno, mancavano per tutti i generi alimentari nonostante all’epoca la popolazione mondiale fosse meno della metà rispetto ad oggi

    ascoltare come prima cosa THE GOSTH OF TOM JODD” del 1995, quando springsteen in poche semplici frasi accompagnate da chitarra acustica ed armonica,ed in studio anche dal contrabbaso, profetizzava quello che sarebbe successo e che in alcune zone degli usa stava succedendo

    e rispetto a ieri la crisi di oggi sarà catastrofica, drammatica perché se ieri vi erano margini di riscrescita e sviluppo

    (esempio:in Italia il duce oggi tantto bistrattato fece bonificare la maremma, che a cavallo tra lazio e toscana era una zona paludosa ed inospitale oltre che incoltivabile, e la trasformo in una delle zone più fertili e rigogliose del paese del quale come primo scopo il duce, preconizzava la sufficenza alimentare e quindi evitare di dipendere che in periodi di crisi potrebbe significare la fame, Oggi del duce tanto criticato si guarda solo alle cose negative mentre si dimenticano le cose positive)

    oggi questi margini non ci sono perché il mondo, la terra è sovrasfruttata ed è al limite massimo di sostenibilità, cioè non è in grado di sfamare tutti, non è in grado di fornire acqua potabile per tutti, il cibo per tutti, il petrolio per tutti e la terra non riesce più a metabolizzare gli scarti di tutti.

    per cui bisognerà aspettarsi guerre carestie migrazioni bibliche e bisognerà prepararsi a difendere le proprie cose..cioè non si tratta più di accogliere lo straniero e dividere con lui il pezzo di pane, si tratta del fatto che arriveranno tanti stranieri affamati che saranno disposti ad uccidersi fra di loro per un pezzo di pane ed uccidere chi dispone di un pezzo di pane per sfamarsi.

    SARà..MORS TUA VITA MEA..
    cioè non posso fare la fame io per sfamare qualcun altro.
    sono disposto a dare il pane che ho in più..però non postrò certo rinunciare alla mia razione di pane, a fare la fame per sfaamare qualcun altro.

    e non è una questione di fascismo o di essere reazionari, semplicemente è una questione di cibo e sopravvivenza..
    e voglio vedere i sinistroidi, quelli che fanno i comunisti se saranno disposti a rinunciare al loro pezzo di pane a fare la fame per sfamare qualcun altro.

    SCOMMETTO CHE I COMUNISTI DI OGGI I SINISTROIDI DIVENTERANNO LA RAZZA PEGGIORE DEI REAZIONARI.
    basta solo oggi assistere all’atteggiamento di certa sx intellettuale:o si pensa come loro, oppure tutto quello che non fa parte del loro pensare è sbagliato e da cancellare.(se non è fascismo questo allora cos’è?)

  • biopresto

    anche se condivido la maggior parte delle cose che dici, quando leggo i tuoi post sento sempre il bisogno di toccarmi i coglioni. riguardo i sinistroidi hai pienamente ragione, si ruberanno i figli per mangiarseli

  • brontomauro

    Il quadro che tracci è verosimile anche se nessuno può dire con certezza cosa avverrà.
    Mio nonno nel ’29 vide la fornace per la quale lavorava fallire. Trovò da lavorare come mezzadro, si convertì in contadino e col tempo acquistò la terra che lavorava. Metà di quelle terre ora le abbiamo ereditate noi fratelli e ad 80 anni di distanza (vedendo i nostri posti di lavoro a rischio) stiamo per compiere la stessa scelta che fece mio nonno: coltivare la terra. In primavera saremo pronti per la semina.
    Posso assicurarti che ci sono un mucchio di terre che versano in stato di abbandono (anche le nostre lo erano fino ad oggi) perché nessuno si vuole più sporcare le mani a lavorarle. Penso che se sommiamo tutte queste terre otteniamo un’estensione di molto maggiore della Maremma. Cosa vogliamo fare? Stare ad aspettare la guerra tra poveri e ucciderci per un pezzo di pane o cominciare a farcelo noi il pane? L’agricoltura produce sempre eccedenza (nonostante gli imprevisti dovuti a clima e parassiti), ma bisogna cominciare adesso, unendoci in consorzi e non pensare a quello che si ha ma a quello che si fa. E’ ovvio che un avere tende a consumarsi, produrre invece significa rinnovare continuamente un avere.
    A rischiare di più sarà chi non potrà abbandonare le città che dipendono dagli approvvigionamenti della grande distribuzione. Sicuramente ci saranno tensioni ed episodi spiacevoli, ma la fame di solito più che violenza porta desolazione, depressione, disperazione. La gente si lascia andare a meno che non intervengano le forze armate per portarle in campi di concentramento. Gli assalti ai villaggi sono sempre stati condotti da gruppi armati e non da semplici affamati che in quanto tali non hanno le energie per scontrarsi con le popolazioni che incontrano.
    Chi ha consapevolezza delle grandi difficoltà che stiamo per iniziare a vivere deve muoversi da adesso verso l’agricoltura, comprando se può un campo o offrendosi di lavorare la terra altrui (magari qualche campo abbandonato da decenni).
    Presto sarà un – chi c’è c’è – gli altri, quelli che continuano a far finta di niente e a sperare che tutto torni come prima saranno sì perduti ma non perché saranno uccisi dagli affamati, bensì perché non potendo più sostenere il tenore di vita di un tempo impazziranno, avranno un contraccolpo psicologico fortissimo e forse saranno loro ad uccidere.

  • AmonAmarth

    Ben detto brontomauro, io la penso esattamente allo stesso modo, e mi ci ritrovo anche nei ragionamenti di Jim Kunstler. Quando parlo con qualcuno del fatto che il collasso economico prima o poi farà collassare anche la distribuzione di cibo nei supermercati, semplicemente la gente rifiuta di pensarci e mi etichetta come “catastrofista”… beh credo che essere catastrofisti al giorno d’oggi significhi essere realisti. Ci aspetta un futuro veramente difficile, spero di poter avere anche io un piccolo lembo di terra (altrui) da coltivare e con il quale mangiare e sopravvivere. Risolvere i bisogni primari sarà la nostra maggiore preoccupazione e la società dovrà adeguarsi su di essi, null’altro da fare. Buona preparazione, un saluto!

  • albertgast

    Abbastanza d’accordo con quello che hai detto fino a qui: “…voglio vedere i sinistroidi, quelli che fanno i comunisti se saranno disposti a rinunciare al loro pezzo di pane a fare la fame per sfamare qualcun altro. SCOMMETTO CHE I COMUNISTI DI OGGI I SINISTROIDI DIVENTERANNO LA RAZZA PEGGIORE DEI REAZIONARI. “…e qui mi son cadute le braccia. Se si pensa di far fronte ad una crisi partendo da queste parole, possiamo rinunciare in partenza e seguire il consiglio datoci da Massimo Fini proprio in questo blog: prendiamoci un Kalashnikov, coltiviamo un orticello e prepariamoci a sparare per difenderlo. Non ho ricette in questo momento, e sono piuttosto spaventata per quello che potrà succedere in futuro. Anch’io però da piccola ho ascoltato i racconti dei miei nonni, riguardo all’altra crisi, quella del dopoguerra. Nelle campagne dove regnava la miseria più nera (e qui mi viene in mente il film “L’albero degli zoccoli”), i “sinistroidi” si dividevano il lavoro. Gli operai agricoli erano molto più poveri dei contadini, che qualcosa da mangiare rimediavano sempre. Mi raccontava una vicina di casa che tante sere lei e i suoi sei fratelli erano andati a letto piangendo, senza cena. Non c’era nulla, ma quel pochissimo i “sinistroidi” se lo dividevano. Nel 1949 c’era gente che lavorava 100 giorni su 365. Ad un operaio che conoscevo e che aveva ben quattro figli, fu offerto di lavorare qualche giorno in più, ma lui rifiutò. Si doveva essere tutti uguali di fronte all’emergenza miseria. Poi, grazie al lavoro, le cose migliorarono per tutti. Non vedo altrettanta solidarietà nella crisi attuale, nè fra i sinistroidi nè fra i destroidi (sempre che queste distinzioni abbiano ancora un senso). Vedo piuttosto lavoratori che hanno visto progressivamente ridurre il potere d’acquisto dei loro salari e contemporaneamente profittatori che si sono vergognosamente arricchiti, speculando in ogni modo, e fregandosene altamente del prossimo. Ora che il prossimo è in mutande e non sanno a chi vendere la loro “merce” li vedo schiamazzare come un branco di oche impazzite. Ma a nessuno che venga in mente di cambiare. P.s. la crisi di cui ho parlato e di cui mi hanno raccontato è stata dovuta alle malefatte del duce, che a quanto mi risulta superano e di molto le cose buone. Durante il ventennio, nelle stesse campagne, era miseria nera ed umiliazioni. Quindi lasciamolo là dov’è, senza nostalgìe.

  • brontomauro

    Mi sforzo di cercare una vera pacificazione con chi ha ricevuto un imprinting fascista dai genitori o dalle sue frequentazioni perché dividersi in categorie che non hanno più senso non è miopia ma profonda cecità. Difficilmente attacco gli errori del fascismo cercando di essere propositivo e costruttivo, cercando di andare oltre.
    Visto che queste ferite sembrano essere ancora aperte (anche se sono quasi convinto che lo siano solo in quelle persone che cercano ancora vendetta perché davvero una buona parte delle giovani generazioni non sa niente di niente della storia del nostro paese e fonda i suoi pochi pensieri sulla melassa televisiva) vorrei illustrare l’esperienza dei miei parenti che fascismo e guerra conobbero.
    Come ho già raccontato negli anni ’30 mio nonno si trasforma da fornacino in contadino per necessità. Lui non parte per la guerra ma suo fratello (Torquato) sì. Combatte per il regio esercito fascista sia in Albania che in Eritrea dando il suo forte contributo alla patria. Era un uomo senza istruzione, gran lavoratore e buono da sembrare scemo.
    Torna dalla guerra fortunatamente vivo e racconta di essere andato a sparare a gente senza scarpe e senza vestiti che abitava un paese di pietre e deserto. Racconta di non essere mai riuscito a sparare a questa gente, di aver sempre sparato in aria. Racconta di come, nascostamente, sottraeva scarpe e coperte dai magazzini per darli agli autoctoni. Torquato non era un comunista ma lo diventa dopo aver combattuto per i fascisti. Fino alla fine dei suoi giorni voterà per la falce e martello per quanto assurda gli apparì quella guerra per le pietre.
    Anche a me stanno sulle balle i sinistroidi elitari, esclusivi e salottieri, ma lo spirito e le idee che animarono la sinistra sono di gran lunga più valide e corpose del nulla fascista che non solo non elaborò mai un testo come base del suo agire ma vietò la circolazione di testi come “Il tallone di ferro” (tipico atteggiamento di chi delle idee ha paura).
    E’ tempo di confrontarsi sulle idee e sullo spirito con cui metterle in atto, io non appartengo a nessuna fazione e mai vi apparterrò, vorrei solo contribuire a lenire il dolore dovuto alla sopraffazione del forte sul debole e, ovviamente, non so se ci riuscirò.
    La mia scelta di tornare alla terra non è solo dovuta alla necessità e ancor meno è dovuta alla mia volontà di mettermi fisicamente in salvo.
    E’ dovuta alla volontà di comportarmi correttamente, fosse anche per un giorno solo, nei confronti del pianeta che mi ospita e della vita di cui faccio parte.
    E’ troppo tardi, anche se tutti da domani cominciassimo a comportarci ecologicamente le conseguenze venefiche dell’industrializzazione sono destinate a presentarsi in tutti i peggiori aspetti e con esse i peggiori impulsi umani.
    Io so che non difenderò il mio orticello con il fucile (solo chi ha paura ha in mano una pistola – cantavano i fluxus) ma lascerò la porta del casolare sempre aperta, proprio come faceva mio nonno che non subì mai rapine e spesso offerse pane e vino a chi capitava dalle sue parti.
    Se dovrò essere ucciso morirò e lascerò spazio a nuova vita che sarà l’unica vera trionfatrice.
    Ma se una speranza c’è si trova nella terra.
    Il ‘900 è stato il secolo dell’abbandono dei campi.
    Paragoni col secolo passato sono difficili. Oggi ci sono i trattori e qualche diritto sindacale ancora sopravvive. Le esperienze passate hanno portato le persone a pretendere di essere trattate dignitosamente e un “Albero degli zoccoli” è sicuramente possibile come è sicuramente evitabile.
    La terra può oggi produrre più di un tempo senza per questo doverla sottoporre ad uno sfruttamento intensivo. Occorre diversificare la produzione e non rivolgersi alla grande distribuzione ma ai gruppi di acquisto solidale per la commercializzazione dei prodotti.
    So di avere fortuna, sono stato ben educato e la mia famiglia mi ha lasciato casa e terra. Condividerò questa fortuna con tutta la mia energia. Non posso salvare il mondo anche se mi piacerebbe, ma posso smettere di torturarlo e mettere a disposizione di tutti la mia esperienza.
    Più si diffonderà la consapevolezza di essere arrivati al capolinea del sistema industriale così come lo abbiamo conosciuto e meno ci si farà prendere dallo sconforto, più ci saranno possibilità di entrare ammaccati ma non annientati nella nuova epoca che sta per aprirsi.
    Ovvio, molto dipenderà dalla reazione delle classi dirigenti che hanno in pugno la forza militare.
    Le classi dirigenti hanno un bisogno vitale dei subalterni e del loro lavoro dal quale traggono nutrimento. Annientare fisicamente i lavoratori sarebbe per loro controproducente, anche se annientarne una parte sarebbe utile.
    Per questo occorre più che mai che si diffonda la discussione e il confronto.
    Se, come capita per i governi italiani, le classi dirigenti si sottraggono al confronto sta alle persone comuni incentivarlo, nutrirlo perché le soluzioni non siano attese ma realizzate da chi ne ha un più urgente bisogno.
    Non c’è bisogno di ottimismo e neppure di pessimismo, c’è bisogno di sentirsi parte di una comunità chiamata terra.

  • albertgast

    Sul non appartenere ad alcuna fazione, mi trovi più che d’accordo. Non solo, rivendico anche il diritto di cambiare idea, a seconda delle circostanze, mantenendomi però sempre lontata dagli estremismi, che non mi appartengono.
    Mi sembra che ultimamente stiano nascendo ovunque persone che tendono a ridimensionare gli enormi errori fatti nel passato, invece che imparare da essi per non rifarli.
    Mi sembra anche che questi ultimi (20? 30?) anni siano stati caratterizzati dal più assoluto egoismo e menefreghismo e che questo ci si stia rivoltando contro.
    Quando anche avremo dato la colpa ai sinistroidi o ai destroidi non avremo risolto nulla.
    Dovremmo invece cercare dei rimedi.
    Quello da te proposto, e cioè il ritorno alla terra, lo trovo giusto e…se posso….un pochino ti invidio (in senso buono..)

  • brontomauro

    E’ sempre stato uno dei nodi più difficili da sciogliere nella mia esistenza quello relativo alla consapevolezza della mia fortuna.
    Orwell cercò di risolverlo con il periodo di espiazione, periodo durante il quale svolse i lavori più umilianti o non lavorò affatto patendo grandi stenti a Parigi e Londra.
    Io non nasco dall’upper class inglese di stanza in India, ho possibilità di gran lunga più limitate, ma nel mio contestare la prepotenza del potere ho sempre vissuto con colpa il poterlo fare da posizione privilegiata, lontano da fame e prigionia.
    Sulle orme di Orwell anch’io ho lasciato la mia casa per alcuni anni e ho lavorato da lavapiatti e bracciante in Germania e Danimarca riempiendo il mio bagaglio di esperienze, ma non basta.
    Quello che serve è l’impegno e la capacità di non opprimere gli altri rimproverandoli per il loro presunto o vero non fare.
    A volte il non fare sottrae più energie al potere di quanto faccia l’azione.
    La condivisione è l’altro aspetto fondamentale per porre rimedio agli errori del passato e per arginare chi continua a seminare divisione e odio.
    Ho davanti almeno un anno fatto di due pasti al giorno, molto lavoro e niente più.
    Ho un paio di amici disposti ad aiutarmi anche in queste condizioni, ma quella terra in passato sfamò famiglie di 15-20 persone.
    Voglio creare un nucleo positivo di persone che capiscano (capire, comprendere è un altro aspetto cruciale in fasi di grande cambiamento come l’attuale) il valore del lavoro svolto per il bene comune.
    In partenza saremo io, la mia compagna e un caro amico dalla grande generosità ma col passar del tempo mi piacerebbe veder sorgere intorno a questo nucleo una vera comunità che sappia vivere con gran piacere una vita frugale e rigorosa.
    Cercami su facebook, li sopra sono presente sotto le mentite spoglie di Onofria Abetone Betelli, così potremo scriverci. Non perdiamoci di vista. Se rinunciare agli aspetti più comodi e soporiferi della vita attuale (che non significa dormire al freddo su un letto di pietra, ma semplicemente porre un freno deciso agli sprechi del consumismo) non ti è di peso anzi ti attrae potresti provare a lavorare con noi la terra.
    A nessuno è garantita la salvezza, sicuramente l’esser consapevoli e comprensivi farà una grande differenza in qualunque luogo e stato ci troveremo.

  • biopresto

    premetto che non sono ironico, voglio farti dei sinceri auguri per la riuscita del tuo progetto.
    (fossi in te proverei anche ad applicare qualche metodo naturale alla coltivazione, magari quello di Fukuoka, forse esiste anche la possibilità di non tribulare molto)

  • brontomauro

    Sto leggendo come un matto. Il primo libro in cui mi sono imbattuto è il vecchio “Guida all’autosufficienza” di John Seymour. Grazie per il nuovo metodo consigliatomi.
    La prima mossa è stata contattare un anziano contadino del luogo dalla mentalità non troglodita. Si è subito detto disponibile ad aiutarmi, è uno di quegli uomini a cui piace da matti avere un allievo. Certo, seguirò la strada più biologica possibile. La terra è buona, senza sassi ed essendo abbandonata da 10 anni si è anche riposata. La fortuna cercherò di attrarla…
    Vi terrò aggiornati, anche se presto dovrò rinunciare ad internet perché avere un adsl sarà l’ultimo dei miei pensieri, sfrutterò biblioteche ed internet point.

  • LonanHista

    Per prima cosa una critica ai curatori di comedon, che potrebbero trovare un sistema migliore nella disposizione dei commenti, che nella maniera in cui sono posti adesso per leggerli è una gran confusione. Eppure basterebbe semplicemente che rimangano elencati progressivamente, senza metterli in un altro link o addirittura un link per ogni commento.

    Ti tocchi i coglioni ogni volta che leggi i miei post?
    Sapessi cosa faccio per non vedere, per nascondere la testa sotto la sabbia, per poter scappare da questa realtà dove non solo l’orizzonte è cupo, scuro, ma la cosa più grave è che siamo “intossicati”, è intossicato il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo l’aria che respiriamo ed ancora non sono venute a galla le conseguenze dell’inquinamento elettromagnetico, telefonini, tv radio ed ogni genere di comunicazione i cui effetti si stanno avendo su quegli animali come api e pipistrelli che si orientano proprio magneticamente e che trovano il loro ambiente stravolto-

    Ho paura, angoscia terrore del futuro, e l’unica soluzione è quella di coltivare i campi dei miei genitori.
    Se avessimo un potere decisionale degno, a quest’ora si sarebbero delineate le linee guida, ovvero coltivazioni intensive(frutta verdura)nei terreni più agevoli e fertili, con l’uso dell’irrigazione controllata, cioè dare acqua alle colture quando è necessario e solo il necessario per evitare sprechi e soprattutto che la terra abbia stravolto il suo metabolismo, perché, ti accorgerai novello contadino che la terra vive, è composta di microrganismi senza i quali sarebbe impossibile la vita stessa, e questi microrganismi negli ultimi anni sono stati inquinati,è stato stravolto il loro metabolismo la loro vita da antiparassitari, concimi, diserbanti al punto che la terra è drogata, tossica, e devi aumentare le dosi dei diserbanti per evitare un proliferare di piante ed erbe inutili.

    Con una politica ben congeniata si potrebbero sfruttare i terreni più agevoli e fertili per l’agricoltura intensiva, per produrre beni alimentari mentre i terreni collinari e più disagiati e poco fertili sfruttati per il sorgo, il panicum virgatum(una specie di ginestra)dalle cui fibre si estrae un eccellente biocombustibile e si risolverebbe parte del problema del carburante da trazione oltre a creare nuova occupazione.

    Si potrebbe ma non si fa, perché ad esempio l’ue decide sotto la pressione delle multinazionali come monsanto e sogenta le quali premono per far importare i prodotti delle loro coltivazioni Ogm dai paesi del terzo mondo ed in europa solo la francia difende la nostra agricoltura ed i nostri prodotti.

    Politicamente sono neutro, ragiono da italiano nel senso che se bertinotti fa una proposta sensata, è logico attuarla e lo stesso se berlusconi propone una cosa vantaggiosa per tutti andrebbe fatta.

    e lo stesso per ciò che concerne il fascismo, al quale se si tolgono le scellerate scelte fatte dal 1938 in poi e si leggono libri imparziali e non quelli scritti dai vincitori, ci si renderà conto che aveva posto le basi per trasformare il paese da agricolo ad industrializato, e senza penalizzare l’agricoltura la cui sufficenza alimentare era per il duce il caposaldo del paese.

    l’iri, l’agip, la bonifica di terreni incolti, la banca d’italia e le banche di interesse nazionale, la fisica, fermi scappò per le leggi razziali e perché il fascismo si era alleato con la germania altrimenti l’Italia era all’avanguardia nella fisica, e poi il cinema, istituto luce e tante strade e strutture che oggi ancora utilizziamo, come il GRA a Roma, costruito dal fascismo che aveva tra l’altro esprorpiato anche i terreni per la costruzione di altri eventuali anelli.
    CIOè C’ERA IN QUELL’EPOCA L’IDEA DI NAZIONE, DI SCELTE A BENEFICIO DEL PAESE.
    Delle cose cominciate allora ci si è vissuto di rendita, come l’eni, la ricerca dei pozzi petroliferi e del gas in Italia.

    A me non frega niente do fascismo comunismo, a me importa che a livello decisionale si facciano cose nell’interesse di tutti ed il duce le fece.
    e poi bisogna considerare che all’epoca tolte uk ed usa, nel mondo la democrazia non era molto diffusa.

    cosa fanno i politici di oggi, nonostante la democrazia?
    pensano solo ai fatti loro.
    DEL DUCE NON RISULTA ABBIA LASCIATO RICCHEZZE AI SUOI DISCENDENTI O SIANO STATI TROVATI TESORI NASCOSTI NELLE BANCHE SVIZZERE…IL DUCE è STATO L’UNICO CAPO DI UNO STATO CHE NON SI è MESSO NIENTE DA PARTE, PERCHé NON SI HA FREGATO NIENTE..mentre risulta che i breznev, mao addirittura avessero tesoretti messi da parte.

    questo conta per me.

    e i sinistrodi, attenzione a paragonare la sinistra di oggi con quella di 50 anni fa.
    i sinistroidi sia quelli dirigenti che quelli arricchiti e soprattutto quelli intellettualoidi che sono i soli detentori della verità assoluta e tutto quello che non collima con il loro pensiero è LA GENTE PIù PERICOLOSA PER LA DEMOCRAZIA, PERCHé SONO LA PEGGIORE RAZZA REAZIONARIA, quella cui ogni avversario è da demonizzare, da mettere al rogo.

    questi mi fanno veramente paura, più di quei deficenti che fanno il saluto romano o imbrattano i muri di svastiche.

    la povertà di oggi non è come quella di ieri.
    la povertà di ieri era una cosa che si tramandava, si era poveri per discendenza e cultura e tutto quello che si otteneva in più era “GRAZIA DI DIO”, era una gioia.E che si condivideva con chi stava nelle tue stesse condizioni

    Oggi si è conosciuto il benessere la ricchezza, e si assiste passivamente a perdere quanto si è ottenuto.

    un conto è non avere, e quel pò che si ha in più è gioia, miracolo da condividere, un altro conto è avere e perdere ciò di cui si dispone perché magari qualcun altro te lo porta via.

    un conto è dividere una cosa che non hai, che non era tua, un altro è perdere dividere vedere tolta una cosa che ti è appartenuta che era tua che hai sudato per ottenerla.

    sono queste cose che danno luogo allo spirito reazionario, e vorrei vedere nel momento in cui lasci la porta della tua casa aperta a tutti, e tutti si sfamano e tu magari per aver sfamato gli altri fai la fame tu e la fai afre ai tuoi figli!

    dai! a chiacchiere si può dire tutto ed il contrario di tutto, ma nella realtà, ognuno di noi tenderà a conservare a preservare ciò che è indispensabile per vivere.

    ps.un consiglio al novello agricoltore:si sta sviluppando il settore bio, ed in ogni provincia dovrebbero esserci associazioni produttori consumatori ai quali puoi rivolgerti per infformarti su tutto, soprattutto su come evitare l’uso di pesticidi e diserbanti. in bocca al lupo.

    ED UN INVITO A TUTTI:
    COMINCIAMO A RAGIONARE DA ITALIANI, DX SX SONO TUTTE CAZZATE, PER METTERE CONTRO LA GENTE E GIUSTIFICARE LE MIGLIAIA DI FANNULLONI PARASSITI CHE CAMPANO DI POLITICA ALLE NOSTRE SPALLE.(e se si riflette bene, ci si rende conto che ci vorrebbe un duce, un putin, un gheddafi per guidare il paese).