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Dutch right-wing Freedom Party politician Geert Wilders speaks during a debate about the attacks in Paris in The Hague on November 19, 2015. Wilders demanded that Dutch borders be closed and suspect individuals be locked down to prevent them from carrying out attacks. AFP PHOTO / ANP / BART MAAT--NETHERLANDS OUT--

Visto l’Olanda? L’effetto Erdogan c’è stato. Ma contro Wilders

DI MARCELLO FOA

Il cuore Del Mondo

Ora si sprecano le interpretazioni sul voto in Olanda, dove il centrodestra ha vinto e il candidato antiestablishment Wilders ha ottenuto meno voti del previsto. In termini di comunicazione e di strategie elettorali, l’analisi è piuttosto semplice, benchè, a prima vista, paradossale. A favorire questo risultato è stata la crisi con il premier turco Erdogan.

Immagino la reazione del lettore: ma come? Tutti dicevano che la polemica con il governo turco avrebbe favorito Wilders… Infatti questo suggeriva il ragionamento più immediato. Della serie: la Turchia e gli islamici mostrano la loro arroganza. Dunque Wilders ha ragione, dunque gli elettori lo voteranno in massa.

E invece non funziona così. Come accennavo in un tweet qualche giorno fa, è stato il premier uscente Rutte a capitalizzare l’effetto Erdogan per due ragioni. La prima: è stato il suo governo a vietare ai ministri turchi la possibilità di fare un comizio in piazza a Rotterdam e a tenere il punto con fermezza. Il messaggio lanciato agli elettori era esplicito: vedete? Non è solo Wilders a opporsi all’Islam più estremo, quando si supera il segno ANCHE noi abbiamo gli attributi.

La seconda ragione riguarda lo spirito di un popolo. Quello olandese tende all’unione nei momenti difficili, quando c’è da fare dei sacrifici accantona le differenze. Come spiega Andrea Nicastro sul Corriere della Sera, il cosiddetto polder model ovvero la necessità di collaborare tra comunità diverse per mantenere aperti i canali di drenaggio e le pompe che impediscono al mare di riconquistare spazio. «Senza il pragmatico sforzo collettivo dei suoi abitanti, i Paesi Bassi oggi avrebbero una superficie pari alla metà di quella che hanno», ha ricordato Rutte.

E nell’impeto della polemica con Ankara molti elettori hanno privilegiato – da veri olandesi – la solidarietà con un premier che, seppur geneticamente scialbo, forse per la prima volta in vita sua ha mostrato coraggio e fermezza nel difendere i valori del Paese di fronte all’arroganza dei turchi. Dunque chi fino a una settimana fa pareva intenzionato a votare per Wilders, all’ultimo minuto ha scelto Rutte.

Tutti fenomeni, naturalmente, che i sondaggi hanno avuto difficoltà a cogliere; a conferma che, nell’epoca ell’elettore liquido e dei social media, questi non sono più gli strumenti migliori per cogliere le tendenze elettorali.

A livello globale questo risultato segna, ovviamente, una battuta d’arresto dei movimenti antiélite, dopo tre vittorie travolgenti in occasione della Brexit, dell’elezione di Trump e del successo del no al referendum costituzionale in Italia. Una battuta d’arresto, non certo la fine. Perché le ragioni che inducono milioni di elettori in tutto il mondo occidentale a cercare risposte alternative restano intatte. Quel disagio è profondo e senza soluzioni concrete esploderà di nuovo. In un’Olanda dove la disoccupazione è sotto il 5% e con un Pil al 2%, la rabbia degli elettori era evidentemente meno intensa che altrove, e la crescente popolarità di un leader come Wilders era motivata soprattutto dalla sfiducia nei confronti della Ue e dalla paura per l’immigrazione islamica.

Se non si fosse messo di mezzo Erdogan, in extremis, il risultato sarebbe stato meno confortante per l’establishment.

 

Marcello Foa

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/

Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/03/16/visto-lolanda-leffetto-erdogan-ce-stato-ma-contro-wilders/

16.03.2017

Pubblicato da Davide

  • Davide

    Elezioni in Olanda, alcuni dati

    I partiti di governo, il liberale VVD e il laburista PvdA hanno subito
    una pesante batosta alle elezioni. Il primo è passato da 41 a 31 seggi,
    mentre il secondo è passato da 37 a 9. La differenza nel livello di
    punizione degli elettori è fondamentalmente causata dal fatto che mentre
    il VVD ha applicato conseguentemente il suo programma procapitalista il
    PvdA ha rinnegato tutte le promesse di politica sociale accodandosi al
    VVD: quindi doppiamente punito.

    Notevole è il progresso di partiti di centro e di contenuto sociale come
    il D66 (liberaldemocratici) e il GroeneLinks che si è presentato come
    partito giovane con programma social-liberale. Il D66 è arrivato a 19
    seggi così pure il GroeneLinks. Il CDA (cristianodemocratici, vecchio
    partito di maggioranza caduto in disgrazia dopo aver deciso di
    finanziare le banche all’inizio della crisi nel 2008) si è presentato
    come alternativa al VVD come leader di governo raggiungendo peró solo 19
    seggi.

    Importante è anche il risultato del PvdDieren (Partito degli animali)
    che è arrivato a 5 seggi dai 2 che aveva. È un partito costituito
    maggiormente da donne e che ha un programma ecologico militante. Così
    come il DENK, partito antirazzista di immigrati recentemente costituito,
    che ha preso 4 seggi. Il partito degli anziani 50plus ha portato i
    seggi da 1 a 3. Il SP (partito socialista) ha invece perso un seggio
    passando da 15 a 14 seggi. La sconfitta virtuale è stata subita dal PVV
    di Wilders. Mentre tutti i media annunciavano la sua prossima vittoria,
    ha solo guadagnato 4 seggi arrivando a 19. In effetti il PVV non è
    esattamente un partito, non ha iscritti, non ha una organizzazione, ma è
    una creazione “cloud” dello stesso Wilders, che riceve finanziamenti da
    Israele e dai lobby sionistici USA per mantenere alto il livello di
    attacchi all’Islam e agli immigrati. Il totale dei deputati è di 150 e
    il sistema elettorale è proporzionale.

    Tutti questi partiti danno per scontato l’ordine economico e sociale
    capitalista, la partecipazione alla NATO, l’accettazione della politica
    USA qualunque essa sia. L’appoggio a Israele non è in questione. L’unico
    partito che si distanzia un po’ è il D66 che si pronuncia per la
    creazione di uno stato palestinese e il ritiro di Israele nei confini
    del 1967. Senza però definire una via per arrivarci.

    Ciò che è in questione è l’appartenenza all’euro e la sottomissione al diktat
    della Commissione europea. Già in una occasione il referendum aveva
    sancito la contrarietà della maggioranza della popolazione alla UE così
    come fu concepita. Wilders aveva fatto sua questa avversione alla UE e
    all´euro riscuotendo così appoggio popolare. Tuttavia il fatto che sia
    riuscito a canalizzare il malcontento della popolazione non ha
    significato un appoggio tale da consegnargli il potere di governare. È
    certo che la gente quando non ha strumenti propri, utilizza quelli che
    sono a disposizione, ma non è detto che vi si identifichi.

    Wilders sarebbe stato una avventura difficile da gestire proprio in un
    momento in cui non è presente e non si prospetta una alternativa della
    classe lavoratrice. Ciò che comunque ha significato un cambiamento è che
    è stato infranto il monopolio di governo dei liberali del VVD e dei
    sociali del PvdA. L’alta partecipazione dell’82% indica altresì che la
    popolazione ha inteso farsi sentire e di non essere più disposta a
    subire un potere politico duopolistico.

    Qualunque nuovo governo dovrà essere composto da una coalizione di
    almeno quattro partiti molti dei quali dovranno rispondere alle
    pressioni sociali che li hanno portati alla Camera per cui sarà più
    difficile un appiattimento sulla difesa degli interessi delle banche e
    del grande capitale. Spazio per la lotta.

    Nicolai Caiazza
    Fonte: http://www.megachip.info
    Link: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=127503&typeb=0&elezioni-in-olanda-alcuni-dati
    16,.03.2017

    • PietroGE

      Un commento sul sostegno di Israele al movimento anti immigrati di Wilders. Io devo ancora trovare un ebreo europeo ( o anche non europeo) che sia contrario all’immigrazione in Europa. Chiedete ad esempio agli ebrei italiani : Lerner, Mieli, Mentana ecc. ecc. La stessa cosa succede in Germania e in Francia e negli altri Paesi europei. Evidentemente Israele non sostiene il partito virtuale di Wilders perchè è contro l’immigrazione in Europa (che d’altra parte è finanziata da un altro ebreo : George Soros) ma per la sua politica filo israeliana in MO. Notare infatti come Israele non vuole neanche sentir parlare della Le Pen.

      • cdcuser

        Pietro, dimentichi il motto “divisi ma uniti verso l’obiettivo”;
        Gli “ebrei” non sono un “monoblocco”.

        • Georgejefferson

          Eppure, “uniti verso l’obiettivo” (quale obbiettivo?), che e’ uno slogan, dice proprio che le persone di cultura ebraica sono un monoblocco, quando invece ci sono seri dubbi, più seri della nuovissima idea facilona del complotto mondiale ebreo

          • cdcuser

            Era una battuta, dovevo mettere una faccina, stai tranquillo George a me le “idee facilone” stanno sulle balle.

  • oriundo2006

    Sapete, ho una curiosita’: come e’ che contano i voti in Olanda ? Ho sentito che votano anche nei supermarket, alla stazione e cosi’ via…Non riesco a credere che tutto cio’ cio’ non possa essere manipolato facilmente…come non riesco a credere che improvvisamente gli antieuro perdano un 20/25% attribuiti loro nei sondaggi. E cmq come Davide ha postato, i partiti di governo perdono decine e decine di seggi: come e’ possibile parlare di vittoria filoeuro? Conclusione minima: si presenta anche in Olanda la possibilita’ di un esecutivo debole ed inconcludente, con la quasi certezza di un ritorno in tempi rapidi alle urne.

  • PietroGE

    Il risultato delle elezioni olandesi ha prodotto commenti a dir poco stupefacenti. Prendete ad esempio quello del socialdemocratico Schulz candidato a diventare cancelliere in Germania. Lui si è congratulato, pieno di soddisfazione, del risultato di queste elezioni. Ha tralasciato di notare la de facto scomparsa della socialdemocrazia olandese, un tempo grande partito di governo, che è esplosa in molte schegge clientelari, tipo i verdi. Una cosa che è sfuggita anche a Gentiloni e che è in linea con il trend che sostituisce la contrapposizione tra sovranisti e mondialisti/immigrazionisti al vecchio scontro tra destra e sinistra.
    Un’altra considerazione la si deve alla figura di Wilders e al suo partito virtuale. Questo politico non si può praticamente muovere senza guardie del corpo o senza giubbotto anti proiettile perchè è stato condannato a morte da gente che viene come immigrata in Europa e pretende di avere dal Paese ospite tutti i diritti e non tollera nessuna critica.
    Quanto poi sia integrata nella società ospite lo dimostra chiaramente il partito islamico DENK. Se con una affluenza al 82% Wilders riesce a guadagnare seggi vuol dire che il suo messaggio sta penetrando sempre più nella società olandese.

  • Cincinnato

    Di solito trovo intelligenti e acuti gli interventi di Foa. Questa volta no. Mi sembra deluso dal risultato. Quello che e’ successo in Olanda era prevedibile e qui concordo con Foa. Se non ci fosse stata la questione dei comizi probabilmente il movimento razzista avrebbe avuto una percentuale piu’ alta. Ma solo perche’ meno gente sarebbe andata a votare! Il quadro politico non sarebbe cambiato granche’, solo ci sarebbe sta la grancassa di quelli preoccupati o entusiasti per la presa dei movimenti anti euro e anti immigrati in un altro paese europeo. La sostanza e’ che per adesso rimangono una forte minoranza. La Brexit e’ un’altra cosa.

  • Truman
  • cdcuser