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VALZER CON BASHIR E GAZA: IN ISRAELE IL DISTACCO DALLA REALTA'

E’ LA NORMA

DI PATRICK COCKBURN
Counterpunch

E’ cambiato qualcosa da Sabra e Chatila?

Stavo guardando il superbo documentario animato “Valzer con Bashir” che parla dell’invasione israeliana del Libano nel 1982. Esso culmina nel massacro di circa 1700 palestinesi nei campi profughi di Sabra e Chatila a sud di Beirut da parte di miliziani cristiani introdotti lì dall’esercito israeliano che osservava da breve distanza il massacro.

Negli ultimi minuti il film passa dall’animazione a crude riprese giornalistiche che mostrano donne palestinesi che urlano di dolore e orrore mentre scoprono i cadaveri crivellati di proiettili dei loro familiari. Allora, appena dietro le donne, ho visto me stesso camminare insieme a un piccolo gruppo di giornalisti che era arrivato nel campo appena dopo che la strage era finita.

Il film parla di come regista, Ari Folman, che sapeva di essere stato a Sabra e Chatila come soldato israeliano, ha cercato di scoprire sia come aveva soppresso ogni ricordo di ciò che gli era accaduto sia il grado di complicità israeliano nel massacro. Uscendo dal cinema mi sono reso conto di avere fortemente represso i miei stessi ricordi di quel terribile giorno. Non sono nemmeno riuscito a trovare un appunto nei vecchi taccuini dell’articolo che avevo scritto per il Financial Times, per il quale allora lavoravo, su ciò che avevo visto. Persino oggi i miei ricordi sono confusi e frammentari, sebbene mi ricordi chiaramente il dolciastro e nauseante fetore di cadaveri che iniziavano a decomporsi, le mosche che si accumulavano attorno agli occhi dei bambini e delle donne morte, e le teste e gli arti macchiati di sangue che spuntavano fuori da cumuli di terra marrone accumulata dai bulldozer in un frettoloso tentativo di seppellire i cadaveri.


[Immagini del massacro di Sabra e Chatila]

Poco dopo avere visto “Valzer con Bashir”, ho visto le immagini televisive dei corpi spezzati di palestinesi uccisi dalle bombe e dalle granate israeliane a Gaza durante di 22 giorni di bombardamento. La prima cosa che ho pensato è che era cambiato poco da Sabra e Chatila. Ancora una volta vi erano le stesse logore e offensive giustificazioni sul fatto che, in qualche modo, non bisognava incolpare Israele. Hamas sta usando civili come scudi umani e, in ogni caso, argomento presentato più furtivamente, due terzi delle persone di Gaza avevano votato per Hamas, perciò si meritavano ciò che stava accadendo loro.

Ma tornando a Gerusalemme 10 anni dopo essere stato lì come corrispondente del The Independent tra il 1995 e il 1999, ho trovato che Israele è cambiato significativamente in peggio. Vi è molto meno dissenso di quanto era solito esserci, e tale dissenso viene più spesso trattato come slealtà.

La società israeliana è sempre stata introversa ma questi giorni mi ricordano più che mai gli unionisti dell’Irlanda del Nord alla fine degli anni 60, o i cristiani libanesi degli anni 70. Come Israele entrambe erano comunità con una mentalità d’assedio fortemente sviluppata che li portava sempre a vedersi come vittime persino quando uccidevano altre persone. Non vi erano rimpianti o nemmeno la consapevolezza di ciò che infliggevano agli altri e perciò ogni rappresaglia dell’altra parte appariva come un’aggressione non provocata ispirata da un odio irragionevole.

A Sabra e Chatila il primo giornalista a scoprire del massacro fu un israeliano che cercò disperatamente di fermarlo. Ciò non accadrebbe oggi perché i giornalisti israeliani, insieme a tutti i giornalisti stranieri, sono stati banditi da Gaza prima dell’inizio dei bombardamenti israeliani. Ciò ha reso molto più semplice al governo vendere la linea ufficiale sul grande successo ottenuto dall’operazione.

Nessuno crede alla propaganda così tanto quanto i propagandisti, perciò la visione di Israele del mondo esterno è sempre più staccata dalla realtà. È stato citato un accademico che ha detto che gli arabi hanno preso tutte le loro opinioni su ciò che stava accadendo in Israele da ciò che gli israeliani dicevano su se stessi. Perciò se gli israeliani avessero detto che avevano vinto a Gaza, a differenza del 2006 in Libano, gli arabi lo avrebbero creduto e perciò la deterrenza di Israele sarebbe stata magicamente ricostruita.

L’intolleranza verso il dissenso è cresciuta e potrebbe presto diventare molto peggiore. Benjamin Netanyahu, che ha aiutato a seppellire gli accordi di Oslo con i palestinesi mentre ricopriva la sua ultima carica di primo ministro dal 1996 al 1999, vincerà probabilmente le elezioni israeliane del 10 febbraio. L’unica questione ancora in dubbio è la dimensione della vittoria dell’estrema destra.

Il loro punto di vista è stato mostrato questa settimana quando Avigdor Lieberman, il presidente del partito Ysrael Beitenu che in base ai sondaggi otterrà un risultato particolarmente buono alle elezioni, ha appoggiato il bando dalle elezioni di due partiti arabi israeliani. “Per la prima volta stiamo prendendo in esame il confine tra lealtà e slealtà”, ha minacciato i parlamentari di questi partiti. “Tratteremo voi come abbiamo trattato Hamas”.

Patrick Cockburn è autore di ‘The Occupation: War, resistance and daily life in Iraq‘, finalista nella selezione del migliore saggio del 2006 del National Book Critics’ Circle Award. Il suo nuovo libro ‘Muqtada! Muqtada al-Sadr, the Shia revival and the struggle for Iraq‘ è pubblicato da Scribner.

Titolo originale: “In Israel, Detachment From Reality is the Norm”

Fonte: http://www.counterpunch.org
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23.01.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

Pubblicato da Das schloss

  • marcello1950

    Bisogna dare atto che Israele ha i semi critici per non precipitare nell’orrore dello stato tribale, ha mantenuto quel senso della realtà condivisa che è proprio della Nostra tradizione,
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    (che al limite permettimo abberrazioni ma poi ci raccontiamo come veramente sono andate le cose e cerchiamo per quanto possibile di manipolare le opinioni ma cerchiamo di mantenere i fatti) per esempio non facciamo santo un Imperatore Costantino, che era solo una utocrate sanguinario, anche se è il fondatore della chiesa istituzionale (con i Primi concili indetti da LUI) come la conosciamo sia in oriente che in occidente.

    ………………
    Comunque potranno questi occhi critici impedire un olocausto del muoia Sansone con tutti i filistei di uno sterminio di palestinesi ed israeliani , dove chiaramente non si sa chi è sansone e chi sono i filistei, Uno sbocco che si presenta come plausibile epilogo di questa strategia del terrore, che qualcuno pensa di governare, il quale però rischia di fare la fine dell’apprendista stragone?

  • Truman

    Ho visto il film e mi è sembrato un’occasione perduta per scavare a fondo nella tragedia mediorientale, che avrà successo proprio per questo.

    Ancora una volta i protagonisti sono gli israeliani, mentre i palestinesi sono gli invisibili. Sono numeri più che persone. La conclusione del film è l’autoassoluzione degli israeliani, già molto traumatizzati per avere assistito a scene orrende.

    Strabismi e miopie troneggiano per arrivare a questo obiettivo. Perchè Israele invase il Libano? Non si può dire.

    Perchè gli israeliani agivano in coordinamento con i falangisti? Non si può dire. Ma la Shoah deve essere citata ripetutamente, altrimenti qualcuno potrebbe fare confusione tra vittime e carnefici.

    Eppure la storia non è banale. Si, lo psichiatra con cui il regista parla dice esplicitamente che non è colpa sua (di Ari Foldman), qualcosa di analogo dice il regista nel suo commento al film. Ma leggendo la storia ad un livello più profondo è visibilissimo il fatto che tutti gli israeliani si sono autocondannati all’inizio della storia. L’unico modo che avevano per evitare la condanna era cancellare i fatti. E tutti avevavo rimosso. La macchina dell’incoscio aveva dato un chiaro giudizio di condanna.

    Dal punto di vista tecnico è notevole l’uso dell’animazione per un film di guerra che ha la potenza evocativa del Coppola di Apocalypse now.