Home / ComeDonChisciotte / USA, SCONTRO TRA GENERAZIONI. I BABY BOOMERS CONTRO I MILLENNIALS:

USA, SCONTRO TRA GENERAZIONI. I BABY BOOMERS CONTRO I MILLENNIALS:

VERSO UNA VERA RIVOLUZIONE NELLA POLITICA AMERICANA?

DI AMY GREENE
Diploweb

Geopolitica degli Stati Uniti. Come le differenze tra le generazioni potrebbero pesare sulle prossime elezioni negli Stati Uniti? Politologa americana, Amy Greene, spiega qui molto chiaramente quello che differenzia una popolazione bianca e anziana (i cosiddetti “Baby Boomers”) e una popolazione giovane e non-bianca (i “Millennials”). Demografia, politica e geopolitica incrociano qui i loro approcci.

Dietro la retorica polarizzante e virulenta che domina il paesaggio politico degli Stati Uniti si nascondono nuove realtà demografiche e generazionali. Dall’elezione di Barack Obama nel 2008, abbiamo potuto osservare meglio l’emergere di due Americhe. In primo luogo quella dell’inclusione sociale e del multiculturalismo, attenta ai cambiamenti nei rapporti di forza geopolitica e pronta ad adattarsi a un nuovo assetto mondiale, rappresentata dallo stesso Obama.In secondo luogo, un’altra visione di un’America più nostalgica, caratterizzata dall’insistenza sulla protezione dei valori americani da ogni forza esterna (che siano i paesi stranieri, lo stesso governo federale, o piuttosto la delocalizzazione dei posti di lavoro, le imposte, e il terrorismo) che minaccia l’American way of life [lo stile di vita americano, ndt.]. Quest’ultima era incarnata nel 2008 dal Senatore John McCain e dall’ex-governatrice Sarah Palin – o più in generale dal partito repubblicano.

Le grandi linee di divisione che abbiamo visto esprimersi al momento dell’ultima scadenza [elettorale, ndt] presidenziale corrispondono ugualmente all’emergere di due veri poli generazionali. L’uno risulta composto da una popolazione bianca e anziana (i “Baby Boomers”, o “Boomers”). L’altro riunisce una popolazione giovane e non-bianca (i “Millennials”). Per parte loro, la grande massa dei Boomers arriva all’età della pensione nello stesso momento in cui i Millennials fanno il loro ingresso tra le fila della popolazione attiva. Man mano che questi due gruppi si svilupperanno nelle loro posizioni sociali, le tensioni politiche e sociali tra loro cambieranno la ripartizione tra i due partiti principali, anche per quel che concerne il comportamento degli Stati Uniti di fronte al mondo.

Cercando di cogliere l’essenziale di queste due generazioni, possiamo meglio comprendere le differenze che tra esse intercorrono, così come la natura della competizione e delle tensioni che tra esse si annunciano. Dopo aver guardato agli elementi essenziali dello scontro che si profila, questo testo mostrerà come i due partiti- Democratici e Repubblicani- si confronteranno con la sfida di restare attenti ai nuovi imperativi senza perdere la loro credibilità al cospetto dell’insieme dell’elettorato.

Lo scontro: i Boomers contro i Millennials

Il gruppo dominante della vita politica americana di oggi è quello dei Baby Boomers, vale a dire di quei 78 milioni di Americani nati tra 1946 e il 1964. Si tratta di una popolazione in maggioranza bianca, sempre più anziana, in cui l’80% dei [cosiddetti, ndt] senior (più di 50 anni) è costituito da bianchi. Le proiezioni demografiche indicano che questa cifra rimarrà stabile dal momento che grandi parti dei Boomers si avvicinano alla pensione. Un’altra caratteristica importante di questo gruppo è il loro posizionamento all’interno della gerarchia sociopolitica. I loro membri fanno parte dell’elite politica, esercitano un gran numero di funzioni di alto rango, votano regolarmente, e sono piuttosto ben informati, inseriti e impegnati nei sistemi decisionali. In breve, essi sono il sistema tale come lo si conosce attualmente. I Boomers rappresentano una parte importante delle ricette fiscali, controllano circa il 70% della ricchezza personale del paese e più del 50% del potere d’acquisto discrezionale [1]- e il loro pensionamento rischia di creare una dinamica per la quale non contribuiranno più alla fiscalità americana, pur dipendendo di più e in modo più pesante dai costosi programmi sociali (la Social Security o il Medicare), [l’assistenza sanitaria o il sistema d’assistenza governativo detto Medicare, ndt]. Non è sorprendente costatare che i senior non si oppongono politicamente ai programmi dei quali beneficiano (anche se alcuni tra loro esprimono delle reticenze sulla perennità di questi vantaggi acquisiti visto l’esorbitante prezzo del loro mantenimento). In compenso, questa popolazione è particolarmente scettica riguardo ad ogni azione governativa e si dimostra ostile all’idea di un innalzamento delle imposte per nutrire i programmi percepiti come inutili per se.

Nati tra il 1981 e il 2000, i Millennials mostrano una maggior diversità culturale e razziale rispetto ad ogni generazione precedente. Circa il 40% degli Americani con meno di 18 anni sono non-bianchi, un record nella storia americana. Da qui al 2020 il loro totale supererà il 50%.[2] I Millennials non condividono le stesse origini etniche con i Boomers: non sono WASP [White Anglo-Saxon Protestant, Protestanti bianchi di origine anglosassone, ndt] e non conoscono per forza l’esperienza americana attraverso questo prisma – detto in altre parole, l’esperienza che era quella di una maggioranza le cui origini erano anche quelle dei padri fondatori del paese. In compenso, spesso hanno almeno un genitore nato fuori dagli Stati Uniti e, forse in conseguenza di ciò, nutrono maggiore fiducia nello Stato, rispetto ai loro omologhi Boomers. I Millennials tengono in grande conto gli importanti programmi sociali che ritengono essenziali per una maggiore mobilità sociale (istruzione pubblica, assicurazione medica tra gli altri). Essi credono ancora nel sogno americano e nei suoi valori fondanti, come l’eccezionalità e il capitalismo. Avendo visto i sacrifici dei loro genitori per costruire una vita americana, i giovani Millennials credono nello spirito innovatore, intraprendente dell’America.[3]

Sono cresciuti nell’era della tecnologia ultra-rapida, della comunicazione di massa, nell’età di Internet e Facebook. Sono solo a qualche click di mouse dal “villaggio globale” e dal suo flusso continuo d’informazione, d’immagini, e di accesso a mondi fisicamente lontani da loro. È una generazione caratterizzata dalla tolleranza sociale –favorevole al riconoscimento dei diritti degli omosessuali o al matrimonio interraziale, per esempio- e hanno la tendenza a considerare l’immigrazione come un guadagno, un segno d’apertura, di tolleranza e di dinamismo. [4] E’ chiaro che le tendenze ideologiche di questo gruppo si allineano con i valori tradizionali del partito democratico.

I Millennials potrebbero inoltre sostenere una linea di politica estera diversa da quella dei loro predecessori. Questi giovani allevati all’ombra dell’11 settembre 2001 e talvolta senza alcun ricordo del mondo che esisteva prima delle guerre d’Afghanistan e d’Iraq, hanno un senso delle sfide acuito dalla competizione globale con le potenze emergenti. Essi conoscono la peggior crisi finanziaria da 80 anni, elemento che influenzerà la loro visione della strategia dell’America nel mondo, del suo margine di manovra, dell’ampiezza dei suoi impegni, passando per il modo in cui Washington definisce i suoi interessi in un mondo realmente multipolare.

Il gioco interno: verso una nuova coalizione democratica e un partito repubblicano isolato?

Le evoluzioni -molto diverse da una e all’altra di queste categorie- Boomers e Millennials– determineranno in larga parte i nuovi orientamenti e strategie dei due maggiori partiti politici. Nel proprio tentativo di prevalere ogni partito dovrà affrontare delle sfide specifiche.

I Democratici sembrano avere un vantaggio nell’emergere dei Millennials, viste le affinità di questi ultimi con il programma elettorale democratico [5]. Ma [i Democratici, ndt] devono saper attirare il voto dei giovani Millennials ad ogni elezione, e non soltanto in presenza di una figura carismatica come Obama. Devono mobilitarli per sviluppare il loro impegno civico, e più in generale coltivare il loro interesse per il processo politico e la ricerca di seggi elettivi. Ma questi imperativi di lungo termine non possono cancellare gli obblighi politici immediati. Il partito deve dimostrare la sua capacità nel mostrarsi responsabile agli occhi degli elettori Indipendenti, blocco in crescita nella vita politica americana, e chiave di volta di ogni vittoria presidenziale. Il tutto in un clima di scetticismo record di fronte al governo e ad un presidente che difende l’idea di un maggiore intervento governativo al fine di dare stimolo ad una situazione finanziaria precaria. I Democratici devono dimostrarsi adeguati e attraenti per il centro, e per le componenti più liminali dei Boomers, e senza deludere i Millennials, la cui perdita renderebbe impossibile la costruzione di una nuova coalizione democratica. Il partito di Franklin Roosevelt dovrebbe ricordarsi che questo gruppo, al momento molto Democratico, non è un monolite dalla fedeltà scontata. Dei sistemi di fidelizzazione durevoli, insomma, devono essere messi in atto.

Dall’altro lato dello scacchiere politico, i Repubblicani affrontano la realtà di non essere in una buona situazione [di empatia, ndt] con i giovani e le minoranze, che hanno nella maggior parte sostenuto Obama nel 2008 (due terzi dei giovani così come l’80% dei non-bianchi). [6] John McCain si è facilmente aggiudicato il voto bianco, nello specifico quello degli Americani più anziani. Secondo un sondaggio realizzato nel 2011 da Ron Brownstein del National Journal, solo un terzo dei bianchi di più di 50 anni sosteneva Obama. Quest’ultimo, nel corso del suo primo mandato, non ha saputo attirare nuovo sostegno tra le fila degli elettori di McCain. Quasi quattro anni più tardi, la posizione del Grand Old Party [“Gran Vecchio Partito”, il Partito Repubblicano, ndt] è sempre più ancorato alle [posizioni, ndt] dei senior bianchi –in particolare la riduzione delle imposte e il conservatorismo sociale (contro i matrimoni omosessuali, l’aborto, …). Il partito ha deciso di ripiegarsi sulle posizioni della base intrattenendo un discorso pericoloso che consiste nel mettere in dubbio la nazionalità dell’attuale presidente, tacciandolo di socialismo, di essere europeo, al fine di rimettere in questione le sue capacità di governo. I Repubblicani sono, per il momento, soddisfatti di opporsi fortemente ai programmi dei Democratici senza proporre alternative percorribili. Essi hanno acquisito il sostegno di una certa fetta della popolazione che oggi costituisce un serbatoio di voti in via di esaurimento – un esaurimento senza dubbio lento, ma sicuro.

Di fronte ad una nuova generazione multiculturale, ben istruita, i Repubblicani saranno in grado di mettere fine ad una politica che stigmatizza questi giovani, i loro genitori, e i loro valori? Metteranno fine alla loro opposizione quasi sistematica nei confronti di quei programmi sociali che hanno permesso a loro di riuscire? A quel Manicheismo che seduce una parte dei WASP, ma nel quale i Millennials non si riconoscono? E’ difficile immaginare che i giovani accettino l’opposizione dei Repubblicani a un sistema di tassazione più equo, la loro ostilità per la spesa sociale, il diniego davanti al cambiamento climatico e il rifiuto della scienza, passando per la loro denuncia degli omosessuali. Il Grand Old Party riuscirà a svegliarsi? La campagna elettorale per le presidenziali del 2012 ci mostra che [i Repubblicani, ndt] hanno deciso di raddoppiare la puntata su una strategia di seduzione nei confronti del loro elettorato di sempre. Scommettono di poter tirare nuovamente fuori le polemiche culturali, strizzando l’occhio con delle allusioni quasi razziste, dimostrando chiaramente che la Nuova America, non trova un posto nel partito repubblicano.

Conclusioni

Il futuro già si annuncia. Le tendenze sono fissate, e le loro traiettorie non sembrano poter fare marcia indietro. Il cambiamento, anche se non del tutto compiuto, è avviato. Più il partito [Repubblicano, ndt] ritarderà l’adattamento del suo messaggio ai nuovi imperativi, più gli riuscirà difficile attirare il voto dei giovani delusi. La fidelizzazione politica si costruisce nella più giovane età. I Democratici, che si sono visti attribuire il ruolo del partito tax and spend [partito delle tasse e della spesa pubblica, ndt] e dell’attivismo governativo, devono mantenersi su una linea sottile: restare credibili agli occhi degli Indipendenti, e quindi giocare al centro, pur sapendo assorbire i giovani che si pongono più verso la sinistra dello scacchiere. Trovare un equilibrio pragmatico, senza deludere l’entusiasmo e l’idealismo dei giovani. Come, infine, incitare i Millennials a investire nella politica per sostenere una coalizione democratica che porti risultati per i decenni a venire? Quale partito saprà cogliere le sottigliezze di questa nuova dinamica generazionale per raccoglierne al massimo i frutti elettorali?

NOTE

[1] Steve Olenski, « Advertisers Marketing to Baby Boomers Just Got An Additional Thirty-Eight Million Prospects »[“Gli inserzionisti che si rivolgono al mercato dei Baby Boomers hanno un’addizionale di 38 milioni di possibilità”], Star Group Marketing Communications Company, 25 octobre 2011, (stargroup1.com/blog/advertisers-marketing-baby-boomers-just-got-additional-thirty-eight-million-prospects)

[2] Ron Brownstein, « The Gray and the Brown : The Generational Mismatch »[“Il Grigio e il Castano: il Disadattamento Generazionale”], National Journal, 30 janvier 2011.

[3] Scott Keeter et Paul Taylor, « The Millennials » de la série Millennials : A Portrait of Generation Next[“I Millennials”della serie Millennials: Un Ritratto della Prossima Generazione], Pew Research Center (pewresearch.org), 11 décembre 2009.

[4] Andrew Kohut (dir.) et al, « Portrait of Generation Next »[“Ritratto della Prossima Generazione”], Pew Research Center, 9 janvier 2007 (theinterface.org/media/pdf/300gennext.pdf)

[5] A. Kohut et al., art.cit.

[6] R. Brownstein, art.cit.

Amy Greene è una politologa americana, specializzata sugli Stati Uniti e autrice del blog Potusphere (potusphere.com). Ha appena pubblicato “L’Amerique après Obama” (“L’America dopo Obama”) Parigi, Autrement, 2012.

Titolo originale: “EU – Clash des générations. Les Baby Boomers vs. les Millennials : vers une véritable révolution dans la politique américaine ?

Fonte: http://www.diploweb.com
Link
25.03.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCO DITARANTO

 

Pubblicato da Das schloss

  • Fedeledellacroce

    Repubblicani e democratici.
    Come se l’universo gravitasse intorno ai “repubblicani e democratici”. Sono due facce della stessa medaglia (di merda)
    La politologa non parla di alcuna alternativa indipendente, E’ solo riuscita a tirare in ballo piú volte i gay.

    Scusate ma oggi per me é stata una giornataccia.

  • Aironeblu

    “Boomers”, “Millenials”, sempre della stessa specie, speriamo che i prossimi siano i “Civilizeds”…

  • robotcoppola

    Io leggo solo desolazione e tristezza, altro che possibilità di cambiamento …

    Speriamo ci siano anche individui che non si riconoscono in quei ridicoli “valori” …

  • rebel69

    Io non ho avuto una giornataccia ma la conclusione che traggo è la stessa

  • versus61

    d’accordo con Fedele, questi due fanno cagare allo stesso modo,sono i figli della stessa provetta . e comunque visto che anche qui si da per scontato ciò che impone ‘informazione mainstream americana ,vi dico attenti alle sorprese …perchè non è affatto detto che da tampa esca romney quale sfidante repubblicano di obama, i mainstream non lo dicono ma ron paul zitto zitto sta ammucchiando un bel pò di delegati.

  • nuvolenelcielo

    è comunque probabile che ce la faccia Romney, comunque ho notato anche su CDC una censura (consapevole o inconsapevole fa poca differenza), su Ron Paul. Con tutti gli articoli inglesi che traducono potrebbero dedicare un po’ di spazio al più importante movimento di cambiamento, dal basso, in corso negli Stati Uniti…