Una class action tedesca per i danni da lockdown?

Avevamo già dato notizia di questa iniziativa, patrocinata da alcuni legali tedeschi. Si tratta della possibilità, per ora purtroppo solo teorica e solo per i cittadini tedeschi, di aderire ad una class action nei confronti del governo tedesco e di alcune personalità del mondo scientifico per ottenere un risarcimento dei danni causati da un lockdown imposto sulla base di dati falsi e volutamente manipolati. I danni che la falsa narrativa della pandemia ha inflitto al mondo sono talmente vasti che i responsabili raddoppieranno le misure da stato di polizia per impedire qualsiasi azione legale contro di loro. Non possono permettersi di accettare alcuna responsabilità. Lo scenario più probabile è che i media mainstream continuino ad essere loro complici e tengano tutto sotto silenzio, Guardate il video, prima che venga fatto sparire. Sotto c’è la trascrizione completa e tradotta.

Salve, sono Reiner Fuellmich e da 26 anni sono iscritto all’Ordine degli Avvocati in Germania e in California. Ho praticato legge principalmente come avvocato penalista contro società fraudolente, come Deutsche Bank, un tempo una delle banche più grandi e rispettate del mondo, oggi una delle organizzazioni criminali più tossiche del pianeta, VW una delle più grandi e più rispettate case automobilistiche, oggi famosa per la sua gigantesca frode sul diesel e Kuna, la più grande compagnia di navigazione del mondo. Abbiamo intentato cause multimilionarie in base ad accuse di corruzione.

Dal 10 luglio 2020 sono anche uno dei quattro membri del comitato investigativo tedesco sul coronavirus. Questo comitato ha ascoltato un gran numero di testimonianze di scienziati ed esperti internazionali per trovare risposte alle domande sulla crisi dovuta al coronavirus, domande che sempre più persone nel mondo stanno ponendo.

Tutti i suddetti casi di corruzione e frode commessi dalle multinazionali tedesche impallidiscono rispetto all’entità dei danni che la crisi da coronavirus ha causato e continua tuttora a provocare. Questa crisi da coronavirus, secondo quanto sappiamo oggi, dovrebbe essere ribattezzata lo scandalo da coronavirus e i responsabili perseguiti penalmente e citati in giudizio per danni civili a livello politico. Bisogna fare di tutto per assicurarsi che nessuno si trovi mai più in una posizione di potere tale da poter frodare l’umanità o tentare di manipolarci con i suoi loschi programmi e, per questo motivo, ora vi spiegherò come e dove una rete internazionale di avvocati patrocinerà il più grande caso di responsabilità civile di tutti i tempi, lo scandalo-truffa del coronavirus che, nel frattempo, si è probabilmente trasformato nel più grande crimine mai commesso contro l’umanità.

I crimini contro l’umanità erano stati definiti per la prima volta nel corso dei processi di Norimberga, dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando erano stati processati i principali criminali di guerra del Terzo Reich. I crimini contro l’umanità sono oggi regolamentati nella sezione 7 del codice penale internazionale. Le tre principali domande a cui rispondere nel contesto di un approccio giudiziario allo scandalo coronavirus sono:

1) Esiste una pandemia da coronavirus o c’è solo una pandemia di test PCR? In particolare, un risultato positivo del test PCR significa che la persona testata è infetta da Covid 19 o non significa assolutamente nulla in relazione all’infezione da Covid 19?

2) Le cosiddette misure anti-coronavirus, come i blocchi, le mascherine obbligatorie, le regole di distanziamento sociale e di quarantena servono veramente a proteggere la popolazione mondiale dal coronavirus? O queste misure servono solo ad incutere paura alla gente, in modo che le persone credano, senza porsi alcuna domanda, che le loro vite sono in pericolo, così che, alla fine, le industrie farmaceutiche e tecnologiche possano incamerare enormi profitti dalla vendita di test PCR, test a base di antigeni e anticorpi, vaccini e magari anche dalla raccolta delle nostre impronte genetiche?

3) È vero che il governo tedesco ha subito massicce pressioni, più di ogni altro paese, dai principali protagonisti di questa cosiddetta pandemia da coronavirus? In particolare dal signor Drosten, virologo al Charity Hospital di Berlino, dal signor Wieler, veterinario e capo del RKI, l’equivalente tedesco del CDC, e dal signor Tedros Adhanom, capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, magari perché la Germania è conosciuta come un paese particolarmente disciplinato e doveva quindi diventare un modello per il resto del mondo, vista la sua severa, e ovviamente totale, aderenza alle misure anti-coronavirus.

Le risposte a queste tre domande sono urgenti, perché questo cosiddetto nuovo e assai pericoloso coronavirus non ha causato alcun eccesso di mortalità in nessuna parte del mondo, e certamente non qui in Germania, ma le misure anti-coronavirus, le cui uniche basi sono i risultati dei test PCR, a loro volta basati sul Drosten test tedesco, hanno nel frattempo causato la perdita di moltissime vite umane e hanno distrutto l’economia di innumerevoli aziende e individui in tutto il mondo. In Australia, ad esempio, le persone vengono gettate in prigione se non indossano una mascherina o se non la indossano nel modo voluto dalle autorità. Nelle Filippine, le persone che non indossano la mascherina o che non la indossano correttamente corrono il rischio di prendersi una revolverata in testa.

Permettetemi innanzitutto di fornirvi una sintesi dei fatti così come li conosciamo oggi.

La cosa più importante in una causa legale è stabilire i fatti per scoprire cosa è realmente accaduto, questo perché l’applicazione della legge dipende sempre dai fatti in questione. Se voglio perseguire qualcuno per frode, non posso farlo presentando i fatti di un incidente stradale. Quindi, per quanto riguarda la presunta pandemia da coronavirus, i fatti esposti qui di seguito sono in larga misura il risultato del lavoro del comitato investigativo sul coronavirus. Questo comitato è stato fondato il 10 luglio da quattro avvocati al fine di determinare, ascoltando le testimonianze di scienziati internazionali e altri esperti:

1) quanto è veramente pericoloso il virus,

2) qual’è il significato di un test PCR positivo,

3) quali danni collaterali sono stati causati dalle misure anti-coronavirus, sia rispetto alla salute della popolazione mondiale che nei confronti dell’economia mondiale.

Vorrei iniziare con qualche informazione di base su ciò che era successo nel maggio 2019 e poi all’inizio del 2020 e infine sull’influenza suina di dodici anni fa, di cui molti di voi potrebbero non avere più il ricordo.

Nel maggio del 2019, il più forte dei due partiti che governano la Germania in una grande coalizione, la CDU, aveva tenuto un congresso sulla salute globale, apparentemente su istigazione di importanti attori dell’industria farmaceutica e tecnologica. A questo congresso, i soliti sospetti, come si potrebbe dire, avevano tenuto i loro discorsi. C’era Angela Merkel e il Segretario alla Sanità tedesco, Jens Spahn, ma c’erano anche altre persone che non ci si aspetterebbe necessariamente di vedere in un simile incontro: il professor Drosten, virologo del Charity Hospital di Berlino, il professor Wieler, veterinario e capo dell’RKI, l’equivalente tedesco del CDC, nonché il filosofo Tedros Adhanom, il capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Tutti avevano parlato. Erano presenti e avevano tenuto discorsi anche i principali lobbisti dei due maggiori fondi sanitari del mondo, vale a dire la Bill and Melinda Gates Foundation e il Wellcome Trust. Meno di un anno dopo, queste stesse persone avevano dettato legge nella proclamazione della pandemia mondiale da coronavirus, si erano assicurati che i test PCR fossero usati a livello di massa per dimostrare le infezioni da Covid 19 in tutto il mondo ed ora stanno spingendo affinché vengano inventati e venduti in tutto il mondo i vaccini per il Covid-19. Queste infezioni, o meglio i risultati positivi dei test PCR, sono, a loro volta, diventati la giustificazione per i blocchi mondiali, il distanziamento sociale e le mascherine obbligatorie.

È importante notare a questo punto che la definizione di pandemia era stata modificata dodici anni fa. Fino ad allora una pandemia era considerata una malattia che si diffondeva in tutto il mondo e causava molte patologia gravi e parecchi decessi. All’improvviso e, per ragioni mai spiegate, di tutte queste caratteristiche ne era rimasta una sola, la diffusione a livello mondiale, le patologie gravi e numerose, così come i numerosi decessi, non erano più necessarie per definire una pandemia.

A causa di questo cambiamento, l’OMS, che è strettamente collegato all’industria farmaceutica globale, era stato in grado di dichiarare una pandemia l’influenza suina del 2009, con il risultato che erano stati prodotti e venduti vaccini in tutto il mondo. Sulla base di contratti tenuti segreti fino ad oggi, questi vaccini si erano dimostrati del tutto inutili, perché l’influenza suina, alla fine, si era rivelata una forma abbastanza blanda della comune influenza e non era mai diventata l’orrenda piaga che l’industria farmaceutica e le università ad essa affiliate avevano prefigurato, con milioni di morti dati per certi, se la gente non si fosse vaccinata. Quei vaccini avevano però avuto gravi effetti collaterali: circa 700 bambini in Europa si erano ammalati di narcolessia ed erano rimasti disabili a vita. I vaccini acquistati con i milioni dei contribuenti avevano dovuto essere distrutti già nel corso dell’influenza suina, sempre a spese dei contribuenti. Il virologo tedesco Drosten era stato uno di quelli che avevano suscitato il panico nella popolazione, ripetendo più e più volte che l’influenza suina avrebbe causato molte centinaia di migliaia, persino milioni, di morti in tutto il mondo.

Alla fine, era stato soprattutto grazie al dottor Wolfgang Wodark e ai suoi sforzi come membro del Bundestag e del Consiglio d’Europa se questa bufala era stata smascherata prima che potesse avere conseguenze ancora più gravi.

Arriviamo a marzo 2020, quando il Bundestag aveva annunciato una crisi epidemica di importanza nazionale, l’equivalente tedesco di una pandemia, e su questa aveva basato la sua politica del lockdown, con la sospensione di tutti i diritti costituzionali essenziali. Per un tempo imprevedibile c’era stata un’unica opinione su cui il governo federale tedesco aveva basato la sua decisione, in una oltraggiosa violazione del principio universalmente accettato di “audiator et altera pars,” ascoltare anche l’altra versione dei fatti. L’unica persona che avevano ascoltato era stato il sig. Drosten, la stessa persona la cui orribile e terrificante prognosi si era rivelata catastroficamente falsa dodici anni prima. Lo sappiamo perché un informatore, di nome David Sieber, membro del Partito dei Verdi, ce lo ha detto il 29 agosto 2020, a Berlino, nel contesto di un evento in cui aveva partecipato insieme a Robert Kennedy jr. e lo ha ripetuto anche in seguito in una delle sessioni del nostro comitato sul coronavirus.

Il motivo dell’iniziativa del sig. Sieber è che era diventato sempre più scettico riguardo alla narrativa ufficiale portata avanti dai politici e dai media mainstream. Si era quindi impegnato per scoprire le opinioni di altri scienziati e le aveva trovate su Internet. Si era reso conto dell’esistenza di un certo numero di scienziati abbastanza famosi che avevano un’opinione completamente diversa e che contraddiceva l’orribile prognosi del sig. Drosten. Questi studiosi presumevano, e sono ancora di questo parere, che non vi sia stata alcuna malattia che sia andata oltre la gravità di un’influenza stagionale, che la popolazione avesse già acquisito l’immunità crociata o da linfociti-T contro questo cosiddetto nuovo virus e che non vi fosse quindi alcun motivo per misure speciali e, certamente, non per vaccinazioni [probabilmente obbligatorie].

Questi scienziati includevano uno specialista in statistica ed epidemiologia e sanità pubblica il professor John Ioannidis, della Stanford University, California, e, allo stesso tempo, alcuni fra gli scienziati più noti al mondo, il professor Michael Levitt, vincitore del Premio Nobel per la chimica e biofisico alla Stanford University, i professori tedeschi Karin Moelling, Sucharit Bhakdi, Knut Witkowski e Stefan Homburg ed ora anche molti altri scienziati e medici di tutto il mondo, tra cui il dott. Mike Yeadon. Il dottor Mike Yeadon è l’ex vice presidente e direttore scientifico di Pfizer, una delle più grandi società farmaceutiche del mondo. Parlerò ancora di lui in seguito.

Alla fine di marzo, inizio aprile 2020, David Sieber si era rivolto alla leadership del Partito dei Verdi con le conoscenze che aveva accumulato e aveva suggerito di presentare al pubblico queste opinioni scientifiche alternative e di spiegare che, contrariamente alle profezie da giorno del giudizio del sig Drosten, non c’era motivo per il pubblico di farsi prendere dal panico. Per inciso, Lord Sumption, che aveva servito come giudice alla Corte Suprema Britannica dal 2012 al 2018, aveva fatto la stessa cosa nello stesso momento ed era giunto alla conclusione che non c’erano basi concrete per scatenare il panico e nessuna giustificazione giuridica per le misure anti-coronavirus. Allo stesso modo, l’ex presidente della corte costituzionale federale tedesca aveva espresso, anche se con maggiore cautela, seri dubbi sulla costituzionalità delle misure anti-coronavirus.

Invece di prendere nota di queste opinioni alternative e discuterle con il sig. Sieber, la leadership del Partito dei Verdi aveva dichiarato che i terrificanti messaggi del sig. Drosten erano assolutamente validi per il Partito dei Verdi tedesco. Ricordate, non sono membri della coalizione di governo, sono all’opposizione, eppure questi messaggi erano stati sufficienti per loro, così come lo erano stati per il governo federale, che li aveva utilizzati come pretesto per la sua decisione di imporre il blocco. Successivamente, la leadership del partito dei Verdi aveva definito David Sieber un teorico della cospirazione, senza aver mai preso in considerazione il contenuto delle sue informazioni, e lo aveva privato dei suoi mandati.

Ora, diamo uno sguardo alla situazione attuale per quanto riguarda la pericolosità del virus, la completa inutilità dei test PCR per la rilevazione delle infezioni e i lockdown basati su infezioni inesistenti. Nel frattempo, sappiamo che i sistemi sanitari non hanno mai rischiato di essere travolti dal Covid 19, anzi, molti ospedali rimangono ancora oggi vuoti e alcuni sono addirittura in bancarotta. La nave ospedale “Comfort,” che, all’epoca, era ancorata a New York e che avrebbe potuto ospitare un migliaio di pazienti, non ha mai avuto a bordo più di una ventina di casi. Non c’è stato alcun eccesso di mortalità. Gli studi condotti dalla professoressa Juanitas e da altri hanno dimostrato che la mortalità da coronavirus è equivalente a quella di un’influenza stagionale. Anche le situazioni di Bergamo e di New York, che erano servite per dimostrare al mondo che il panico era giuistificato, si sono rivelate volutamente fuorvianti.

Poi era trapelato quello che era stato denominato il “Panic Paper,” redatto dal Ministero degli Interni tedesco. Il suo contenuto riservato mostra senza ombra di dubbio che, in effetti, la popolazione è stata deliberatamente spinta al panico dai politici e dai media tradizionali. Le irresponsabili dichiarazioni del capo della RKI (il CDC tedesco), il sig Wieler, che aveva più volte entusiasticamente annunciato che le misure anti-coronavirus dovevano essere seguite dalla popolazione incondizionatamente e senza porsi alcuna domanda, dimostrano che aveva seguito il copione alla lettera. Nelle sue dichiarazioni pubbliche aveva continuato a dire che la situazione era molto grave e minacciosa, sebbene le cifre compilate dal suo stesso istituto dimostrassero l’esatto contrario. Tra le altre cose, secondo il Panic Paper i bambini avrebbero dovuto essere responsabilizzati “per la morte dolorosa e atroce dei loro genitori e dei loro nonni, se non avessero seguito le regole anti-coronavirus,” se cioè non si fossero costantemente lavati le mani e non avessero mantenuto le distanza dai nonni.

Una precisazione: a Bergamo la stragrande maggioranza dei decessi, per l’esattezza il 94%, si era visto essere dovuta non tanto al Covid 19, quanto alla decisione governativa di trasferire i pazienti, malati, probabilmente di raffreddore o di influenza stagionale, dagli ospedali alle case di cura per fare posto negli ospedali ai pazienti affetti da Covid, pazienti che alla fine, non erano mai arrivati. Nelle case di cura i pazienti appena trasferiti avevano poi infettato gli anziani con un sistema immunitario gravemente indebolito, di solito a causa di condizioni mediche preesistenti. Inoltre, una precedente vaccinazione antinfluenzale avrebbe ulteriormente indebolito il sistema immunitario dei degenti nelle case di cura.

A New York, solo alcuni ospedali, ma di certo non tutti, erano arrivati al massimo della capienza. Molte persone, la maggior parte anziane e con gravi condizioni mediche preesistenti e di cui la stragrande maggioranza, se non fosse stato per il panico, sarebbe semplicemente rimasta a casa per riprendersi, si erano precipitate negli ospedali. Lì, molti di loro erano stati vittime di infezioni nosocomiali o anche di casi di negligenza, ad esempio essere intubati e attaccati ad un respiratore anziché ricevere ossigeno attraverso una normale maschera.

Sempre per chiarezza sul Covid 19, questo è attualmente lo stato delle cose: è una malattia pericolosa, proprio come lo è l’influenza stagionale e, naturalmente, il Covid 19, proprio come l’influenza stagionale, a volte può avere un decorso clinico grave e talvolta uccide i pazienti. Tuttavia, come hanno dimostrato le autopsie, in particolare quelle eseguite in Germania da uno scienziato forense, il professor Klaus Puskel di Amburgo, le morti erano state quasi tutte causate da gravi condizioni preesistenti e quasi tutti i deceduti avevano un’età molto avanzata; proprio come in Italia, erano andati oltre la loro aspettativa di vita media.

In questo contesto, va anche menzionato quanto segue, l’RKI tedesco, l’equivalente del CDC americano, inizialmente aveva stranamente raccomandato di non eseguire autopsie e ci sono numerosi rapporti credibili che medici e ospedali in tutto il mondo siano stati pagati per dichiarare i propri deceduti vittime del Covid 19, invece di scrivere sul certificato la vera causa di morte, ad esempio infarto o ferite da arma da fuoco. Senza le autopsie non avremmo mai saputo che la stragrande maggioranza delle presunte vittime del Covid 19 era morta di malattie completamente diverse, ma non di Covid 19. L’affermazione che il lockdown sarebbe stato necessario perché c’erano così tante infezioni diverse dalla Sars-Cov2 e perché i sistemi sanitari sarebbero stati sopraffatti è sbagliata per tutta una serie di ragioni.

Come abbiamo appreso dalle audizioni che abbiamo condotto con il comitato sul coronavirus e da altri dati che si sono resi disponibili nel frattempo, il blocco era stato imposto quando il virus si stava già affievolendo. Quando era stato imposto il blocco, i presunti tassi di infezione erano già in diminuzione. Nella popolazione generale esiste anche un’immunità da linfociti-T contro i coronavirus presenti in ogni influenza o ondata di influenza, questa è la normalità. Anche se in questa occasione era all’opera un ceppo leggermente diverso di coronavirus, il nostro sistema immunitario ricorda tutti i virus con cui ha combattuto in passato e da questa esperienza è in grado di riconoscere anche un presunto nuovo, ma ancora simile, ceppo di virus della famiglia dei coronavirus.

Per inciso, è così che il test PCR per il rilevamento delle infezioni era stato inventato dall’ormai famigerato professor Drosten all’inizio di gennaio 2020. Sulla base di queste conoscenze di base, il sig. Drosten aveva sviluppato il suo test PCR, presumibilmente in grado di rilevare un’infezione da Sars-Cov2. Senza aver mai visto il vero virus cinese di Wuhan e avendo saputo dai resoconti dei social media che stava succedendo qualcosa a Wuhan, aveva iniziato ad armeggiare sul suo computer per preparare quello che sarebbe poi diventato il suo test PCR per il coronavirus. Per far ciò aveva usato un vecchio virus Sars, sperando che fosse sufficientemente simile al presunto nuovo ceppo di coronavirus scoperto a Wuhan, poi aveva inviato il risultato dei suoi armeggiamenti al computer in Cina, per determinare se le vittime del presunto nuovo coronavirus risultassero positive al test. Lo erano state e questo era bastato all’Organizzazione Mondiale della Sanità per lanciare l’allarme pandemico e raccomandare l’uso mondiale del test PCR di Drosten per la rilevazione delle infezioni dovute a questo nuovo virus, ora denominato Sars-Cov2.

L’opinione e il consiglio di Drosten erano stati, e questo va sottolineato ancora una volta, l’unica fonte per il governo tedesco quando aveva deciso il blocco, le regole per il distanziamento sociale e l’obbligo di indossare le mascherine e la Germania, a quanto pare, è diventata un centro di pressioni particolarmente intense da parte dell’industria farmaceutica e tecnologica, perché il mondo, vista la presunta disciplina che caratterizza il popolo tedesco, per sopravvivere alla pandemia dovrebbe fare esattamente come fanno i Tedeschi. La parte più importante della nostra indagine è il fatto che il test PCR viene utilizzato sulla base di false dichiarazioni, non di prove scientifiche che abbiano attinenza con le infezioni.

Nel frattempo, abbiamo appreso che questi test PCR, contrariamente alle affermazioni dei sig. Drosten, Wieler e dell’OMS, non sono affatto indicativi di un’infezione virale in corso, figuriamoci poi di un’infezione da Sars-Cov2. C’è poi da notare che, non solo i test PCR non sono espressamente approvati per scopi diagnostici, come è correttamente scritto sui foglietti illustrativi che li accompagnano, ma, come ha più volte sottolineato l’inventore del test PCR, Kary Mullis, questi test, semplicemente, non sono in grado di diagnosticare alcuna malattia.

Ciò è contrario alle affermazioni fatte da Drosten, Wieler e dall’OMS dopo la proclamazione della pandemia. Un risultato positivo del test PCR non significa che sia presente un’infezione, se qualcuno risulta positivo non significa che sia infetto da qualcosa, figuriamoci poi dal contagioso virus della Sars-Cov2. Anche il CDC statunitense è d’accordo, come si può leggere a pagina 38 di una sua pubblicazione sul coronavirus e sul test PCR, datata 13 luglio 2020:

1) Il rilevamento di rna virale potrebbe non indicare la presenza di virus infettivi o che Sars Covid 2019 è l’agente eziologico causa dei sintomi clinici.

2) Le caratteristiche di questo test non sono state previste per monitorare il trattamento dell’infezione da Sars Covid 2019.

3) Questo test non può escludere malattie causate da altri patogeni batterici o virali.

Non è ancora chiaro se vi sia mai stato un isolamento, scientificamente valido, del virus Wuhan, per cui nessuno sa esattamente cosa stiamo cercando quando facciamo il test, soprattutto perché questo virus, proprio come i virus influenzali, muta rapidamente. I tamponi per la PCR richiedono una o due sequenze molecolari invisibili all’occhio umano e che quindi devono essere amplificate molte volte per essere identificate. Un’amplificazione di 35 volte è, come riportato dal New York Times e da altri, considerata completamente inaffidabile e scientificamente inattendibile. Tuttavia, il test di Drosten, così come i test raccomandati dall’OMS che ne seguono l’esempio, sono impostati su 45 cicli di amplificazione.

Può una cosa del genere essere dovuta al desiderio di produrre il maggior numero possibile di risultati positivi e quindi fornire la base per il falso presupposto che sia stato rilevato un gran numero di infezioni? Il test non è in grado di distinguere la materia inattiva da quella in grado di riprodursi, il che significa che può verificarsi un risultato positivo perché il test rileva, ad esempio, un frammento di un detrito o di una molecola, indicativo unicamente del fatto che il sistema immunitario della persona testata ha vinto, in passato, una battaglia contro il comune raffreddore.

Nel 2014, anche lo stesso Drosten aveva dichiarato ad una rivista economica tedesca, in un’intervista sulle possibilità di rilevare un’infezione da virus MERS con l’aiuto del test PCR, che il test PCR è talmente sensibile che anche persone sanissime e non infettive possono risultare positive. All’epoca si era anche reso conto del potente ruolo svolto dai media nel seminare il panico e la paura. In quell’intervista aveva affermato: “se, per esempio, un qualche agente patogeno è presente sulla mucosa nasale di un’infermiera per almeno un giorno, senza che lei si ammali o si accorga di nulla, allora, di colpo, diventa un caso di MERS; questo potrebbe anche spiegare l’esplosione nel numero dei casi in Arabia Saudita, inoltre i media hanno dato a questo fatto un risalto incredibile.” Questo lo ha dimenticato o lo sta deliberatamente nascondendo nel contesto della narrativa sul coronavirus, perché il coronavirus è un’opportunità di business molto redditizia per il settore farmaceutico, nel suo complesso, e anche per il signor Lund, suo coautore in molti studi, nonchè produttore di test PCR.

A mio avviso, è del tutto inverosimile che nel 2020 il sig.Drosten abbia dimenticato quello che sapeva sui test PCR e che aveva già detto in un’intervista nel 2014, cioè che questo test non è in grado di rilevare alcuna infezione. Contrariamente a tutte le false affermazioni che dicono il contrario, per avere un’infezione, una cosiddetta infezione acuta, non basta che il virus, o meglio un frammento che potrebbe anche provenire da un virus, venga rilevato in qualche sede, ad esempio in gola, senza sintomi visibili, perché allora sarebbe un’infezione ‘fredda’. Un’infezione acuta richiede che il virus penetri nelle cellule, si replichi e provochi sintomi, come mal di testa o mal di gola e, solo allora, una persona è da considerarsi veramente infetta, nel senso di infezione acuta e, solo allora, è contagiosa. Fino a quel momento, il virus è completamente innocuo sia per l’ospite che per tutte le persone con cui l’ospite entra in contatto.

Ancora una volta, questo significa che i risultati positivi dei test, contrariamente a tutte le affermazioni di Drosten, Wieler o dell’OMS, non hanno alcun rapporto rispetto alle infezioni e questo lo sa anche il CDC, come riportato sopra. Nel frattempo, in tutto il mondo numerosi scienziati altamente rispettati iniziano a pensare che non ci sia mai stata una pandemia da coronavirus, ma solo una pandemia da test PCR. Questa è la conclusione raggiunta da molti scienziati tedeschi, come i professori Bhakdi, Rice, Milling, Hockerts, Wallach e da molti altri, tra cui il già citato professor John Ioannidis e da un Premio Nobel, il professor Michael Levitt della Stanford University. L’opinione più recente è quella del già citato dr. Mike Yeadon, ex vice presidente e responsabile scientifico di Pfizer, posizione che ha ricoperto per 16 anni.

Insieme ad altri coautori, tutti noti scienziati, l’ha espressa un articolo scientifico pubblicato nel settembre 2020. In esso, tra le altre cose, gli autori affermano:

“Stiamo basando la nostra politica di governo, la nostra politica economica e la politica di limitazione dei diritti fondamentali presumibilmente su dati e ipotesi completamente sbagliati sul coronavirus. Se non fosse per i risultati dei test che vengono costantemente riportati dai media, la pandemia sarebbe già finita, perché non è successo niente. Certo, si sono verificati alcuni gravi casi individuali di malattia, ma ce ne sono in ogni epidemia di influenza. C’è stata una vera ondata di patologie a marzo e ad aprile ma, da allora, tutto è tornato alla normalità, solo i risultati positivi salgono e scendono senza sosta, ancora e ancora, a seconda di quanti esami vengono effettuati, ma i casi reali della malattia sono terminati.

Non si può parlare di una seconda ondata dovuta ad un presunto nuovo ceppo del coronavirus,” continua il dottor Yeadon, “l’unica novità è che si tratta di un nuovo tipo del virus corona noto da tempo. Ci sono almeno quattro coronavirus endemici che causano alcuni dei comuni raffreddori di nostra conoscenza, soprattutto in inverno. Hanno tutti una sequenza che somiglia in modo sorprendente a quella del coronavirus e, dal momento che il sistema immunitario umano riconosce la somiglianza con questo virus scoperto di recente, questo significa che l’immunità da linfociti-T esiste già da tempo. A questo proposito, il 30% della popolazione aveva questa immunità anche prima che apparisse il presunto nuovo virus. Pertanto, per la cosiddetta immunità di gregge e per arrestare l’ulteriore diffusione del virus, è sufficiente che dal 15 al 25% della popolazione sia infettata da questo presunto nuovo coronavirus e questo è quanto è successo.”

Per quanto riguarda tutti i più importanti test PCR, Yeadon scrive in un articolo intitolato “Bugie, dannate bugie e statistiche sanitarie, il pericolo mortale dei falsi positivi,” datato 20 settembre 2020: “La probabilità che un caso apparentemente positivo sia un falso positivo è, più o meno, tra l’89 e il 94%.” Il dr. Yeadon, in accordo con i professori di immunologia Camara dalla Germania, Capel dai Paesi Bassi e Cahill dall’Irlanda, nonché con un microbiologo, il dott. Arve, dall’Austria, che hanno tutti testimoniato davanti al comitato tedesco sul coronavirus, sottolinea esplicitamente che un test positivo non significa che sia stato trovato un virus intatto. Gli autori spiegano che ciò che il test PCR misura effettivamente è “semplicemente la presenza di sequenze parziali di rna presenti nel virus intatto, che potrebbero essere frammenti di virus morti, non in grado di infettare il soggetto, non trasmissibili e non pericolosi per altre persone.”

A causa della totale inadeguatezza di questo test per l’individuazione delle malattie infettive, che ha dato risultati positivi anche con capre, pecore, papaia e persino con ali di pollo, il professore di Oxford, Carl Henegan, direttore del centro per la medicina basata sull’evidenza, scrive che il Covid non scomparirebbe mai se si dovesse continuare ad utilizzare questo tipo di test, ma sarebbe sempre falsamente rilevato in gran parte di ciò che viene testato. I blocchi, come hanno scoperto Yeadon e i suoi colleghi, non funzionano. La Svezia, con il suo approccio laissez-faire e la Gran Bretagna, con il suo lockdown rigoroso, ad esempio, hanno statistiche di patologia e di mortalità assolutamente comparabili. La stessa cosa è stata rilevata da scienziati americani riguardo ai diversi stati della confederazione statunitense. Non fa differenza per l’incidenza della malattia se uno stato implementa il blocco o no. Per quanto riguarda l’ormai famigerato professore dell’Imperial College di Londra, Neil Ferguson, e il suo modello informatico completamente falso che parlava di milioni di morti, Yeadon afferma con disprezzo sottilmente velato che “nessuno scienziato serio dà alcuna validità al modello Ferguson,” e che “è importante sapere che la maggior parte degli scienziati non accetta il fatto che il modello Ferguson sia anche solo parzialmente corretto, ma il governo è ancora legato a quel modello.”

Ferguson aveva previsto 40.000 morti da coronavirus in Svezia entro maggio e 100.000 entro giugno, ma ci si è fermati a 5.800, cifra che, secondo le autorità svedesi, equivale a quella di una lieve influenza. Se i test PCR non fossero stati utilizzati come strumento diagnostico per le infezioni da coronavirus non ci sarebbe stata una pandemia e non ci sarebbero stati i blocchi e tutto sarebbe stato percepito solo come un’ondata di influenza media o leggera, concludono questi scienziati. Il dottor Yeadon scrive nel suo già citato articolo: “questo test è assolutamente difettoso e deve essere subito ritirato e mai più utilizzato in questo contesto, a meno che non si dimostri una sua rettifica” e, verso la fine dell’articolo, “ho spiegato come un test diagnostico di scarse prestazioni sia stato utilizzato, e continui ad esserlo, non per la diagnosi della malattia ma, a quanto pare, solo per creare paura.”

Ora, diamo uno sguardo alla situazione attuale per quanto riguarda i gravi danni causati dai blocchi e dalle altre misure. Un altro documento dettagliato, scritto da un funzionario tedesco del Ministero degli Interni responsabile della valutazione dei rischi e della protezione della popolazione dai rischi, è trapelato di recente ed è stato soprannominato il “documento dei falsi allarmi.” Questo documento giunge alla conclusione che non c’erano e non ci sono prove sufficienti di gravi rischi per la salute a carico popolazione, come affermato da Drosten, Wieler e dall’OMS e l’autore afferma che esistono molte prove che le misure anti-coronavirus hanno causato enormi danni all’economia e alla salute della popolazione, danni che poi descrive in dettaglio nell’articolo, concludendo infine che tutto questo porterà a richieste molto elevate di risarcimento danni, di cui il governo sarà ritenuto responsabile.

Tutto questo ora è diventato realtà, ma l’autore dell’articolo è stato sospeso. Sempre più scienziati, ma anche avvocati, riconoscono che, come risultato del deliberato allarmismo e delle misure restrittive per il coronavirus rese più facili da tutto questo panico, la democrazia corre il grave pericolo di essere sostituita da modelli totalitari fascisti. Come ho già accennato prima, in Australia vengono fermate persone che non indossano mascherine (che sempre più studi dimostrano essere pericolose per la salute) o che, presumibilmente, non le indossano correttamente, vengono poi ammanettate e gettate in prigione. Nelle Filippine si corre il rischio di essere presi a revolverate, ma anche in Germania e in altri paesi precedentemente civilizzati i bambini vengono tolti dai genitori se non si rispettano i regolamenti di quarantena, il distanziamento sociale e le normative sull’uso della mascherina. Secondo gli psicologi e gli psicoterapeuti che hanno testimoniato davanti al comitato tedesco sul coronavirus, i bambini vengono traumatizzati in massa, con le peggiori conseguenze psicologiche che ci si può aspettare a medio e lungo termine.

Nella sola Germania, si prevedono in autunno da 500 000 a 800 000 fallimenti per le piccole e medie imprese che costituiscono la spina dorsale dell’economia. Ciò si tradurrà in perdite fiscali incalcolabili e spese notevoli e di lungo periodo a carico dei servizi per la sicurezza sociale, tra le altre cose, per i sussidi di disoccupazione. Dal momento che, nel frattempo, praticamente tutti stanno cominciando a capire il pieno impatto devastante di queste misure anti-coronavirus completamente infondate, mi asterrò dal dettagliarle ulteriormente.

Consentitemi ora di farvi un riepilogo delle conseguenze legali. La parte più difficile del lavoro di un avvocato è sempre quella di stabilire la vertà dei fatti e non l’applicazione delle norme legali relative a questi fatti. Purtroppo un avvocato tedesco questo non lo impara alla facoltà di giurisprudenza, ma i suoi colleghi angloamericani ottengono la formazione necessaria nei loro atenei e probabilmente per questo motivo, ma anche per via dell’indipendenza molto più pronunciata della magistratura anglo-americana, il diritto probatorio anglo-americano è molto più efficace nella pratica di quello tedesco. Un tribunale può decidere correttamente una controversia legale solo se ha in precedenza stabilito i fatti in modo corretto, cosa che non è possibile senza aver prima esaminato tutte le prove, ed è per questo che la legge probatoria è così importante. Sulla base dei fatti sopra riassunti, in particolare quelli verificati con l’aiuto del lavoro del comitato tedesco sul coronavirus, la valutazione giuridica è, in realtà, abbastanza semplice per tutti i sistemi giuridici civili, indipendentemente dal fatto che questi sistemi legali siano basati sul diritto civile, che segue più strettamente il diritto romano, o sul diritto comune anglo-americano, che è solo vagamente collegato al diritto romano.

Diamo prima uno sguardo all’incostituzionalità delle misure. Numerosi professori di diritto tedesco, in perizie scritte o in interviste, hanno dichiarato, in linea con i seri dubbi espressi dall’ex presidente della Corte Costituzionale Federale sulla costituzionalità delle misure anti-coronavirus, che queste misure sono prive di un sufficiente dato di fatto e anche della necessaria base giuridica e che pertanto sono incostituzionali e devono essere immediatamente abrogate.

Di recente, un giudice, Torsten Schleife, ha dichiarato pubblicamente che la magistratura tedesca, proprio come il grande pubblico, è talmente in preda al panico da non essere più in grado di amministrare adeguatamente la giustizia. Ha affermato che i tribunali “hanno legalizzato fin troppo rapidamente misure coercitive che, per milioni di persone in tutta la Germania, rappresentano enormi sospensioni dei loro diritti costituzionali.”  I cittadini tedeschi sono attualmente sottoposti alla più grave violazione dei loro diritti costituzionali dalla fondazione della Repubblica Federale di Germania, nel 1949. Per contenere la pandemia del coronavirus, i governi federali e statali sono intervenuti massicciamente, minacciando in parte l’esistenza stessa del paese, che dovrebbe essere garantita dai diritti costituzionali del popolo.

Che dire poi della frode, dei danni intenzionali e dei crimini contro l’umanità? Sulla base delle norme del diritto penale, dichiarare il falso in relazione ai test PCR o diffondere volontariamente false dichiarazioni di rischio, come avevano fatto Drosten, Wieler e l’OMS, può essere definito solo come frode. In base alle norme del diritto civile, ciò si traduce in una inflizione intenzionale di danni. Un professore tedesco di diritto civile, Martin Schwab, sostiene questa conclusione nelle sue interviste pubbliche. In un parere legale completo di circa 180 pagine, ha esposto l’argomento come mai nessun altro studioso di diritto aveva fatto finora e, in particolare, ha fornito un resoconto dettagliato del completo fallimento dei media mainstream nel riferire i fatti reali di questa cosiddetta pandemia.

Il signor Drosten, Wieler e Tedros Adhanom dell’OMS, sapevano tutti, in base alla loro esperienza o a quella delle loro istituzioni, che i test PCR non possono fornire alcuna informazione sulle infezioni, ma hanno ribadito, più e più volte, di fronte al grande pubblico la validità di questo test, con le loro controparti mondiali a dar manforte. E tutti sapevano e accettavano che, sulla base delle loro raccomandazioni, i governi di tutto il mondo avrebbero deciso di imporre blocchi, regolamentare il distanziamento sociale e obbligare all’uso delle mascherine, che costituiscono un rischio molto grave per la salute, come documentato da studi indipendenti e da affermazioni di esperti.

Secondo le norme del diritto civile, tutti coloro che sono stati danneggiati da questi blocchi indotti dai test PCR hanno diritto a ricevere il pieno risarcimento delle loro perdite. Secondo la legge, esiste il dovere di risarcire, cioè l’obbligo di risarcimento dei danni derivanti dalla perdita di profitti da parte delle aziende e dei lavoratori autonomi a seguito del blocco e delle altre misure. Nel frattempo, tuttavia, le misure anti-coronavirua hanno causato e continuano a causare danni così devastanti alla salute e all’economia della popolazione mondiale che i crimini commessi da Drosten, Wieler e dall’OMS dovrebbero essere legalmente considerati come crimini effettivi contro l’umanità, come definito dalla sezione 7 del codice penale internazionale.

È possibile fare qualcosa e cosa possiamo fare? Ebbene, la class action è la via migliore per ottenere danni compensativi e conseguenze politiche. La cosiddetta class action è basata sulla legge inglese ed oggi esiste negli Stati Uniti e in Canada. Consente ad un tribunale di giudicare come azione collettiva un reclamo per danni su richiesta di un querelante se, a seguito di un evento che induce il danno, un gran numero di persone subisce lo stesso tipo di danno. Formulato in modo diverso, un giudice può consentire che una causa legale collettiva vada avanti se la componente vitale della causa è costituita da questioni comuni legali e fattuali. Qui le questioni connesse al diritto comune ruotano infatti intorno ai blocchi basati sui test PCR eseguiti in tutto il mondo e alle loro conseguenze. Proprio come le autovetture diesel VW erano prodotti funzionanti, ma difettosi a causa di un congegno manipolatorio e non conformi agli standard sulle emissioni, così anche i test PCR, che sono prodotti perfettamente validi in altri contesti, sono prodotti difettosi quando si tratta della diagnosi di infezioni. Ora, se una società americana o canadese o un cittadino americano o canadese decide di citare in giudizio per danni queste persone negli Stati Uniti o in Canada, il tribunale chiamato a risolvere questa controversia può, su richiesta, consentire che questo reclamo venga trattato come azione collettiva. Se ciò dovesse accadere, tutte le parti interessate al mondo ne sarebbero informate tramite pubblicazioni sui principali media e avrebbero così l’opportunità di partecipare a questa azione collettiva entro un certo periodo di tempo stabilito dal tribunale.

Va sottolineato che nessuno è obbbligato ad aderire ad una class action ma ogni parte lesa può aderirvi. Il vantaggio della class action è che è necessario un solo processo per mettere alla prova la denuncia di un querelante, purchè rappresentativo di un’intera classe di altri querelanti. Questo è più economico, più veloce di centinaia di migliaia o più di singole cause legali, impone meno oneri ai tribunali e, infine, di regola, consente un esame delle accuse molto più preciso di quanto sarebbe possibile nel contesto di centinaia di migliaia o, più probabilmente, come nel caso di una causa sul coronavirus, anche di milioni di singole cause legali. In particolare, è applicabile la consolidata e provata legge angloamericana del diritto probatorio, con il suo tipico scambio di informazioni pre-processuale. Ciò richiede che tutte le prove rilevanti per l’instaurazione di un processo vengano messe subito in tavola, in contrasto con la situazione tipica delle cause tedesche (caratterizzate da uno squilibrio strutturale, visto che, di solito, coinvolgono da una parte un consumatore e dall’altra una potente società). In questo caso il rifiuto o anche la distruzione delle prove non è senza conseguenze, al contrario, la parte che cela o addirittura distrugge le prove verrebbe condannata proprio sulla base del regime probatorio.

Qui in Germania un gruppo di legali si è riunito per aiutare i propri clienti ad ottenere un risarcimento danni. Hanno fornito tutte le informazioni e i moduli necessari ai querelanti tedeschi sia per stimare il danno subito sia per unirsi al gruppo o alla classe di querelanti che, in seguito, aderirà alla class action, quando verrà intrapresa in Canada o negli Stati Uniti. Inizialmente, questo gruppo di avvocati aveva pensato di raccogliere e gestire anche le richieste di risarcimento danni da parte di altri querelanti non tedeschi, ma la cosa si è rivelata ingestibile. Tuttavia, attraverso una rete di avvocati internazionali che si allarga di giorno in giorno, il gruppo di avvocati tedeschi fornisce a tutti i loro colleghi stranieri, gratuitamente, tutte le informazioni pertinenti, comprese le opinioni e le testimonianze di esperti che dimostrano che i test PCR non sono in grado di rilevare le infezioni e forniscono loro anche tutte le informazioni utili per preparare e raccogliere le richieste di risarcimento per i loro clienti, in modo che anche loro possano far valere le richieste di risarcimento nei tribunali del loro paese d’origine o nell’ambito dell’azione collettiva, come spiegato in precedenza.

Questi fatti scandalosi sul coronavirus, raccolti principalmente dal nostro comitato e riassunti sopra, sono gli stessi fatti che presto si dimostreranno veri nell’aula di un tribunale o di molti tribunali in tutto il mondo. Questi sono i fatti che faranno cadere le maschere dai volti di tutti i responsabili di questi crimini. Ai politici che credono a quelle persone corrotte: questi fatti vi vengono offerti come un’ancora di salvezza che può aiutarvi a ripensare la vostra linea di condotta e ad iniziare una discussione scientifica pubblica attesa da tempo, per non affondare con quei ciarlatani e criminali.
Grazie.

Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org