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UN RITORNO ALLA DRACMA PU SALVARE LA GRECIA MENTRE VOLA LA DISOCCUPAZIONE?

DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD
Telegraph.co.uk

La bomba della disoccupazione della
Grecia è scoppiata. Dopo una tregua ingannevole, l’incremento nella perdita dei posti di lavoro dall’estate scorsa sta meravigliando anche coloro che non hanno mai creduto alla rovina provocata da una contrazione fiscale e monetaria

Una variante è in serbo anche per il Portogallo, mentre la sua “svalutazione interna” comincia a fare sul serio. I giovani Schumpeteriani che sono alla testa dell’economia portoghese insistono in ogni caso, , arcisicuri che questa terapia riuscirà a trionfare senza le protezioni del condono del debito e della svalutazione, ma i fatti tendono a demolire i sogni.Solo a novembre 126.000 greci hanno
perso il lavoro in un paese composta da 11 milioni di persone, l’equivalente a tre milioni e mezzo di statunitensi in un mese. La percentuale di disoccupazione è salita dal 18,2 al 20,9 per cento.

Tutto questo non ha ancora provocato una rivolta sociale. I greci ricevono il sussidio di disoccupazione per una media di trenta settimane, con un massimo di 454 euro al mese, secondo il professor Manos Matsaganis dell’Università di Atene. I dipendenti del settore pubblico vengono inseriti in una riserva lavorativa per due anni a metà della loro paga base, o un terzo del loro salario attuale.

Una volta esaurite queste protezioni, i greci verranno lasciati soli. Le conseguenze ogni mese diventeranno sempre più evidenti. È il motivo per cui il primate ortodosso Geronimo II si è rivolto al primo ministro con una lettera, scrivendogli che ulteriori dosi della stessa “medicina mortale” diventeranno pericolose.

Le voci dei disperati, le voci dei greci vengono provocatoriamente ignorate. La paura sta liberando la rabbia e il rischio di un’esplosione sociale non può essere ignorato più da coloro che danno ordini e da quelli che impartiscono le loro ricette letali“, ha detto.

Dimitra Noussi, che gestisce due ospizi per i senzatetto e una mensa per i poveri per conto della municipalità, afferma che la morsa stringe quando le persone sono disoccupate da cinque o sei mesi e non riescono più a pagare l’affitto. Molti si affidano agli aiuti della parentela, ma poi arriva un punto in cui la massa critica travolge anche questa rete di protezione culturale.

Ho paura che vedremo un incredibile aumento nei numeri. Stiamo cominciando improvvisamente a vedere persone di cinquanta anni, e anche famiglie con i bambini. Si sentono umiliati e disperati. Non avrei mai pensato di poter vedere una cosa simile nel mio paese.”

Va contro queste protezioni l’imposizione da parte della Troika di UE-FMI del taglio di 150.000 dipendenti dal settore pubblico in di tre anni, senza introdurre “erroneamente” delle misure per prevenire il crollo dell’industria privata. Il “Piano Marshall” dell’UE promesso lo scorso giugno non è mai arrivato.

Lo stato greco ha 7 miliardi di euro
di arretrati verso i fornitori; la produzione si è contratta del 15,5% a dicembre, e ci si aspetta che altre 50.000 piccole falliranno entro luglio. L’Istituto del Lavoro pensa che l’economia si contrarrà di un altro 7% questo anno.

Non ci sono possibilità che la
libera impresa possa risollevarsi dalla stagnazione nel prossimo futuro
quando viene smantellato lo stato, anche se il Primo Ministro Lucas Papademos ha raggiunto un accordo per il debito col tedesco Wolfgang
Schäuble, evitando un default per marzo. La disoccupazione inevitabilmente salirà ancora più in alto.

Si potrebbe pensare che i decisori
del Progetto dell’UE vogliano impedire le elezioni fissate per aprile. Il centro politico si sta disintegrando, con il PASOK un volta egemone che è ora al 9% nei sondaggi e Nuova Democrazia al 18, e tutti i partiti sono diventati dei facchini pro-memorandum dopo l’espulsione
di massa dei dissidenti, e tutti rimangono quasi privi di coscienza.

Gli “Indignati” di Piazza Syntagma ripetono con crudeltà beffarda il discorso immortale del dirigente del PASOK, George Papandreou, quando disse che “ci sono abbastanza
soldi per tutti
“. Le simpatie degli elettori si stanno dividendo
tra l’estrema sinistra e l’estrema destra.

L’ultimo best-seller è la traduzione greca di “Weimar 1918-1933: Storia della Prima Democrazia Tedesca” di Heinrich Winkler, che descrive come la Germania indebitata introdusse
le stesse politiche di deflazione il Gold Standard che vengono ora perseguite dalla Grecia sotto l’UEM, esattamente con gli stessi risultati. Il
libro culmina con le nelle elezioni del Reichstag del luglio 1932 quando i nazisti e i comunisti ottennero metà dei seggi, causando la morte Weimar.

Simili paralleli sono sempre inesatti.
I partiti radicali di Syriza e della Sinistra Democratica non sono autoritari. Ma la loro influenza minaccia di distruggere l’ordine esistente. “Se arriveremo a un governo dominato dalla sinistra, diremo cortesemente alla Troika di lasciare il paese, e potremmo dover discutere di un ritorno ordinato alla Dracma“, ha detto Theodoros Dritsas, deputato di Syriza, scegliendo con cura le parole.

Il fatto che l’Islanda abbia riguadagnato la sua valutazione creditizia – con la disoccupazione al 6% – ricorda opportunamente che i paesi possono farcela da soli. Anche se, ovviamente, i debiti islandesi erano nella corona sovrana, non nell’euro
del signor Schäuble euro, e l’Islanda ha un sacco di alluminio.

Papademos ha avvertito che il default e l’uscita dall’UEM porterebbero a un “caos economico incontrollabile“.

Ma non siamo già a questo punto? Non c’è una banca greca che sia
capace di poter emettere un titolo di credito che venga accettato in una qualsiasi parte del mondo dallo scorso novembre. Le grandi società greche dicono di voler trasferire la sede principale in Bulgaria per condurre le operazioni di normale amministrazione.

Il “rischio della dracma” ha già ucciso gli investimenti. La Grecia sta soffrendo le conseguenze anticipate di uscita dall’UEM senza averne i benefici, e per questo avrebbe potuto tagliare la testa al toro, imporre i controlli di capitale, e creare un nuovo sistema bancario (come ha fatto l’Islanda). È probabile che una simile catarsi faccia comparire i 60 miliardi di euro di risparmi in oro, dollari e euro tedeschi (quelli con la lettere ‘X’, la Grecia ha la ‘Y’). È probabile che gli investitori stranieri comincino di nuovo a farsi vivi, quando il tasso di cambio greco rifletterà la realtà a circa sette yuan cinesi.

Angelos Tsakanakis del gruppo di ricerca IOVE è esasperato da un pensiero così disfattista, temendo un default in serie e una situazione di caos legale. “Se la vostra cucina va a fuoco e saltate da una finestra dal terzo piano, potreste essere fortunati. Ma non è più logico tentare di estinguere l’incendio?“, ha detto.

Tsakanakis ha affermato che la Grecia ha recuperato il 15% di competitività dall’inizio della crisi, recuperando parte della differenza intra-UEM. La task force dell’UE – che non deve essere confusa con gi rastrellatori del debito della
Troika – è a metà strada della quieta rivoluzione che potrebbe portare
la Grecia dal 101esimo posto nell’indice sulla facilità di impresa della Banca Mondiale (dietro a Yemen e Guatemala) verso livelli più vicini ai paesi OCSE.

Quindi, lasciamo che il processo faccia il suo corso, che il tempo abbia il suo ruolo, e speriamo per il meglio. “Potrebbero cambiare molte cose nel prossimo anno. La Germania potrebbe anche lasciare l’euro“, ha detto.

Alla fine, la scelta non è solo un calcolo economico. Per un paese sulle frange balcaniche dell’Europa – a contatto con la nemesi Ottomana – l’àncora europea ha un significato esistenziale, come l’Estonia sui confini della Russia di Putin .

Noi greci abbiamo un’anima europea e un’anima mediorientale, e ci sono sempre state tensioni tra le due“, ha detto il professor Matsaganis. “Se saremo costretti a uscire dall’euro, sarebbe un colpo decisivo per il nostro ancoraggio nel Progetto europeo. La Grecia potrebbe non fare più
parte dell’Europa nel corso della mia vita o di quella dei miei figli
.”

Giudicando dagli umori dei paesi creditori con la tripla A, saranno loro a decidere

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Fonte: Can a return to the drachma save Greece as unemployment soars?

19.02.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Pubblicato da supervice

  • Maxim

    Il reddito pro capite annuo in Grecia dovrebbe aggirarsi intorno ai 27.000 $.
    Nei Paesi vicini è notevolmente inferiore , in Turchia , dove l’ economia sembra tirare è di appena 14.000 $ in Serbia 10.000 $ , Croazia 18.000 , Bulgaria 13.500
    La Grecia è destinata a raggiungere i livelli di ” ricchezza ” dei suoi vicini
    Puo interessare sapere che in Italia siamo a 30.000 dollari .
    Ovviamente sono statistiche , nell ambito di ogni Paese c’ è chi ha molto di piu’ e chi vive sotto un ponte

  • A77x77L

    Il problema sorge quando la metà della ricchezza di una nazione appartiene al 10% della popolazione……probabilmente se il reddito pro capite viene calcolato su quel 90%, vedrai che scende a 10.000 dollaroni.