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UN OLOCAUSTO DIMENTICATO: LA STRATEGIA DEI BOMBARDAMENTI USA (PARTE I)

DI MARK SELDEN
Japan Focus

La Seconda Guerra Mondiale è stata la pietra miliare nello sviluppo e nel dispiegamento delle tecnologie di distruzione di massa connesse alle forze aeree, in particolare il bombardiere B-29, il napalm e la bomba atomica. Una cifra aprossimativa di 50/70 milioni di persone sono morte in sua conseguenza. Con una brusca inversione rispetto al modello della Prima Guerra Mondiale e della maggior parte delle guerre precedenti, la gran maggioranza dei morti è stata fra i non combattenti. [1] La guerra dell’aria, che ha raggiunto il massimo dell’intensità con i bombardamenti a tappeto, compreso quello atomico, di importanti città europee e giapponesi durante il suo anno finale, ha avuto un effetto devastante sulle popolazioni non combattenti. Qual è la logica e quali sono state le conseguenze – per le sue vittime, per i successivi modelli globali di guerra e per la legge internazionale – delle nuove tecnologie di distruzione di massa e della loro applicazione associata all’aumento del potere aereo e della tecnologia del bombardamento nella Seconda Guerra Mondiale e dopo? E soprattutto, come hanno modellato queste esperienze l’approccio americano alla guerra per oltre sei decenni in cui gli USA sono stati un attore principale nelle guerre più importanti? Sono argomenti che hanno particolare importanza in un’epoca in cui il discorso principale a livello internazionale verte sul terrore e sulla guerra al terrorismo, in cui spesso si trascura il terrore inflitto ai non combattenti dalle principali potenze.

Bombardamento strategico e diritto internazionale

Bombe erano state lanciate dall’aria fin dal 1849 su Venezia (da aerostati) e dal 1911 sulla Libia (da aerei).


[Un aerostato del diciannovesimo secolo]

Le principali potenze europee hanno tentato di usarli nelle appena fondate forze aeree durante la prima G.M. Sebbene l’impatto sui risultati sia stato marginale, l’avanzamento del potere aereo ha messo in allerta tutte le nazioni sull’importanza potenziale delle forze aeree nelle future guerre. [2] Una serie di conferenze internazionali a L’Aia ad iniziare dal 1899 ha precisato i principi per limitare la guerra dell’aria ed assicurare la protezione dei non combattenti dai bombardamenti e da altri attacchi. Il congresso de L’Aia del 1923 ha creato i 62 articoli delle “Regole della Guerra Aerea,” che proibivano “Bombardamenti aerei allo scopo di terrorizzare la popolazione civile, distruggere o danneggiare proprietà di carattere non militare, o ferire dei non combattenti.” Limitava specificamente il bombardamento ad obiettivi militari, proibiva il “bombardamento indiscriminato della popolazione civile” e attribuiva ai trasgressori la responsabilità di pagare una compensazione. [3] Ottenere consenso e fare rispettare i limiti, tuttavia, si è dimostrato straordinariamente difficile allora e da allora in poi.

Durante tutto il XX secolo e specialmente durante e nell’immediato seguito della Seconda Guerra Mondiale, l’inesorabile avanzamento della tecnologia delle armi è andato di pari passo con gli sforzi internazionali per porre limiti alle uccisioni e alle barbarie connesse alla guerra, specialmente l’uccisione di non combattenti durante bombardamenti strategici o indiscriminati. [4] Questo articolo considera l’interazione dello sviluppo di potenti armi e sistemi di lancio connessi al bombardamento e i tentativi di generare standards internazionali per porre freno agli usi dei bombardamenti contro i non combattenti, con particolare riferimento agli Stati Uniti.

Le implicazioni strategiche ed etiche del bombardamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki hanno generato un’ampia letteratura polemica, come è stato per i crimini e le atrocità di guerra tedeschi e giapponesi. Al contrario, la distruzione da parte degli Stati Uniti di più di sessanta città giapponesi prima di Hiroshima è stata ignorata sia nella letteratura accademica inglese e giapponese che nella coscienza popolare sia in Giappone che negli Stati Uniti. È stata oscurata dal bombardamento atomico e dalle descrizioni eroiche della condotta americana nella “Buona Guerra”, un risultato non indipendente dall’emergere degli Stati Uniti come superpotenza. [5] Senza dubbio, tuttavia, le principali innovazioni tecnologiche, strategiche ed etiche che avrebbero lasciato il loro marchio sulle successive guerre si sono presentate nel bombardamento a tappeto di non combattenti ben prima del bombardamento atomico di Hiroshima e di Nagasaki. A.C. Grayling spiega le differenti risposte al bombardamento tradizionale e a quello atomico in questo modo: “…il fremito di terrore generato dal pensiero di ciò che l’armamento atomico può fare colpisce coloro che lo contemplano più di coloro che effettivamente lo hanno subito; perchè se a fare danni è una bomba atomica, piuttosto che tonnellate di esplosivi altamente infiammabili, non si aggiunge un briciolo di sofferenza alle sue vittime rispetto a quello che hanno provato gli ustionati e i sepolti vivi, gli smembrati e gli accecati, i morenti e gli orfani di Dresda o Amburgo.” [6]

Se altri, in particolare la Germania, l’Inghilterra ed il Giappone erano i leader nel bombardamento a tappeto, l’ottimizzazione della distruzione di intere città con armi convenzionali emerse nel 1944/5 come il cardine della guerra degli Stati Uniti. Era un metodo che combinava la predominanza tecnologica con la minimizzazione delle vittime statunitensi in modi che sarebbero diventati il marchio di fabbrica del metodo americano di far guerra dalle campagne di Corea e Indocina, alle guerre del Golfo e Iraq e, in effetti definisce la traiettoria delle principali guerre dagli anni Quaranta. I risultati sarebbero stati la decimazione di popolazioni non combattenti e gli straordinari “livelli di uccisione” a favore dei militari USA. Tuttavia per gli Stati Uniti, la vittoria si sarebbe dimostrata straordinariamente sfuggente. Questa è un’importante ragione per cui, sei decenni dopo, la Seconda Guerra Mondiale mantiene per gli Americani la sua aura di “Buona Guerra” e per cui gli Americani
devono fare ancora effettivamente i conti con le questioni di etica e diritto internazionale connesse al loro bombardamento a tappeto di Germania e Giappone.

Il XX secolo è stato importante per la contraddizione fra i tentativi internazionali di porre limiti alla distruttività della guerra e di giudicare le nazioni ed i loro leader militari responsabili delle violazioni delle leggi internazionali di guerra (i Tribunali di Tokyo e Norimberga e le successive convenzioni di Ginevra, specialmente la convenzione del 1949 per la protezione dei civili e i prigionieri di guerra) e la violazione sistematica di quei principi da parte delle principali potenze. [7] Ad esempio, mentre i tribunali di Tokyo e Norimberga dichiararono espressamente un principio di universalità, i tribunali, entrambi tenuti in città che erano state cancellate dal bombardamento degli Alleati, com’è noto difesero le potenze vincitrici, soprattutto gli Stati Uniti, dalla responsabilità per crimini di guerra e crimini contro l’Umanità. Telford Taylor, consulente legale capo per la prosecuzione dei crimini di guerra a Norimberga, rese bene questo punto con specifico riferimento al bombardamento delle città un quarto di secolo dopo: [8]


Poiché entrambi i lati avevano giocato al terribile gioco della distruzione urbana – gli Alleati con maggior successo – non c’era base per le accuse contro tedeschi o giapponesi ed in effetti non venne portata alcuna di queste accuse… Il bombardamento aereo fu usato in maniera così estesa e senza scrupoli dal lato Alleato quanto dal lato dell’Asse che né a Norimberga né a Tokyo l’argomento fece parte delle prove.

Dal 1932 ai primi anni della Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti furono critici feroci del bombardamento, delle città in particolare, ma non solo, del bombardamento tedesco e giapponese. Il presidente Franklin Roosevelt fece appello alle nazioni in guerra nel 1939, il primo giorno della Seconda Guerra Mondiale affinchè “in nessun caso sottoponessero a bombardamento aereo popolazioni civili o di città non difese”. [9] La Gran Bretagna, la Francia e la Germania accosentirono a limitare il bombardamento ad obiettivi strettamente militari, ma nel maggio 1940 il bombardamento tedesco di Rotterdam spezzò 40.000 vite civili e costrinse l’Olanda ad arrendersi. Fino a questo punto, il bombardamento di città era stato isolato, sporadico e per la maggior parte limitato alle forze dell’Asse. Poi nell’agosto del 1940, dopo che bombardieri tedeschi bombardarono Londra, Churchill ordinò un attacco a Berlino. Seguì una costante escalation di bombardamenti di città designate come bersaglio e delle
loro popolazioni non combatenti. [10]

Bombardamento strategico dell’Europa

Una volta entrati in guerra dopo Pearl Harbour, gli Stati Uniti continuarono ad esigere un alto piano morale abiurando il bombardamento di civili. Questa posizione era coerente con l’opinione prevalente nell’alto comando dell’aeronautica per cui le strategie di bombardamento più efficienti erano quelle che segnavano con esattezza la distruzione delle forze ed installazioni, fabbriche e ferrovie nemiche, non quelli progettati per terrorizzare o uccidere i non combattenti . Tuttavia, gli Stati Uniti collaborarono al bombardamento indiscriminato di Casablanca nel 1943, quando emerse una divisione del lavoro Usa/Gran Bretagna in cui i Britannici condussero un bombardamento indiscriminato delle città e gli Stati Uniti cercarono di distruggere gli obiettivi militari ed industriali. [11] Negli ultimi anni della guerra, Max Hastings osservò che Churchill ed il suo comandante per i bombardamenti Arthur Harris disposero di concentrare “tutte le forze disponibili per la distruzione progressiva
e sistematica delle aree urbane del Reich, isolato per isolato, fabbrica per fabbrica, finchè il nemico non fosse divenuto una nazione di trogloditi, che si aggiravano fra le rovine.” [12] Gli strateghi britannici erano convinti che la distruzione delle città tramite bombardamenti a tappeto notturni avrebbe spezzato il morale dei civili tedeschi mentre paralizzava la produzione di guerra. Dal 1942 con il bombardamento di Lubecca seguito da Colonia, Amburgo ed altri, Harris seguì questa strategia. La perfezione del macello dall’aria, o ciò che si dovrebbe comprendere come bombardamento del terrore, è meglio compreso, tuttavia, come joint venture Britannico-Americana.


[Amburgo vista da 18.000 piedi il 28 luglio 1943]

Tra il 1942 e il 1944, mentre la guerra dell’aria in Europa ineluttabilmente si spostava verso il bombardamento a tappeto, l’aeronautica USA affermava la sua preferenza per il bombardamento di precisione. Tuttavia, questo metodo non solo non riuscì a forzare la resa della Germania o del Giappone, ma nemmeno ad infliggere danni significativi alla loro capacità bellica. Con l’artiglieria e gli intercettori tedeschi che esigevano un pesante tributo dagli aerei degli Stati Uniti, montò la pressione per uno spostamento strategico alla volta di una crescente sofisticazione, quantità e raggio d’azione dei velivoli USA, l’invenzione del napalm ed il perfezionamento del radar. Ironicamente, mentre il radar avrebbe potuto aprire la strada a una riaffermazione del bombardamento tattico, reso ora possibile di notte, nel contesto del terminare la guerra ciò che emergeva era l’assalto massiccio alle città e alle loro popolazioni urbane.

Il 13 e 14 febbraio 1945 bombardieri britannici con aerei degli Stati Uniti al seguito, distrussero Dresda, un centro culturale storico privo d’industrie o basi militari significative. Secondo valutazioni caute, 35.000 persone rimasero incenerite in una singola incursione. [13] Lo scrittore americano Kurt Vonnegut, allora un giovane prigioniero di guerra a Dresda, tratteggiò il classico resoconto: [14]


Rasero al suolo tutta quella maledetta città… Ogni giorno camminavamo in città e scavavamo negli scantinati e nei rifugi per tirare fuori i cadaveri, per precauzione sanitaria. Quando entravamo, un tipico rifugio, di solito una normale cantina, sembrava un tram pieno di persone che avevano avuto l’infarto in contemporanea. Solo persone sedute sulle loro sedie, tutte morte. Una tempesta di fuoco è una cosa sconvolgente. Non si presenta in natura. È alimentata dai tornado che si sviluppano in mezzo ad essa e non c’è un maledetto nulla da respirare.

“Assieme ai campi di sterminio Nazisti, l’uccisione di prigionieri sovietici ed americani ed altre atrocità nemiche,” osserva Ronald Schaffer, “Dresda è diventata una delle più celebri cause morali della Seconda Guerra Mondiale.” [15] Per quanto fosse molto meno grave dell’annientamento in Giappone, Dresda ha generato l’ultima significativa discussione pubblica sul bombardamento di donne e bambini avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale e la città è diventata sinonimo di bombardamento del terrore da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Venendo subito dopo i bombardamenti di Monaco di Baviera e Amburgo, il governo britannico affrontò un serrato dibattito in Parlamento. [16] Negli Stati Uniti, il dibattito fu in gran parte scatenato non dalla distruzione portata dalle incursioni, ma da una notizia della Associated Press pubblicata diffusamente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna che dichiarava esplicitamente che “i comandanti dell’aviazione alleati avevano preso la decisione attesa da tempo di adottare bombardamenti terroristici intenzionali sui grandi centri abitati tedeschi come espediente senza scrupoli per accelerare il destino di Hitler”. I funzionari americani agirono rapidamente per neutralizzare il resoconto puntando sull’ampiamente pubblicizzata cattedrale di Colonia, rimasta in piedi dopo il bombardamento statunitense come simbolo dell’umanità americana e ripetendo l’aderenza degli Stati Uniti ai principi che limitano gli attacchi agli obiettivi militari. Il Segretario per la Guerra Henry Stimson dichiarò che “la nostra politica non è stata mai di portare il terrore bombardando le popolazioni civili”, affermando che Dresda, come principale nodo di trasporto, era d’importanza militare. [17] Infatti, la discussione pubblica negli Stati Uniti, per non parlare della protesta, fu minima; in Gran Bretagna ci fu una discussione più appassionata, ma con l’odore della vittoria nell’aria, il governo riuscì facilmente a calmare la tempesta. Il bombardamento continuò. Il bombardamento strategico aveva superato la sua prova più severa nell’ambito della reazione del pubblico in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.


[Dresda. I corpi trovati sotto il disastro]

Bombardamento strategico del Giappone

Ma fu nel teatro del Pacifico e più specificamente in Giappone, che si sarebbe avvertito il pieno impatto della potenza aerea. Fra il 1932 e il 1945, il Giappone aveva bombardato Shanghai, Nanjing, Chongqing ed altre città, testando armi chimiche a Ningbo e nella provincia di Zhejiang. [18] Nei primi mesi del 1945, gli Stati Uniti avevano spostato la loro attenzione sul Pacifico poiché avevano ottenuto la capacità di attaccare il Giappone dalle basi recentemente catturate di Tinian e Guam. Mentre gli USA continuavano ad affermare di aderire al bombardamento tattico, test dell’opzione dei bombardamenti contro case giapponesi durante il 1943/4 dimostrarono che le bombe M-69 erano altamente efficaci contro le strutture di legno densamente pressate delle città giapponesi. [19] Nei sei mesi finali della guerra, gli Stati Uniti lanciarono il peso intero della loro potenza aerea in missioni per radere al suolo intere città giapponesi e terrorizzare, rendere inermi ed uccidere i loro abitanti in gran parte indifesi, nello sforzo di forzare la resa.

Come Michael Sherry e Cary Karacas hanno precisato rispettivamente per gli Stati Uniti ed il Giappone, la profezia ha preceduto la pratica nella distruzione delle città giapponesi, e gli strateghi USA avevano messo mano al bombardamento strategico molto prima. Così Sherry osserva che “Walt Disney immaginava una distruzione orgiastica del Giappone dall’aria nel suo cartone animato “Victory Through Air Power” del 1943 (basato sul libro di Alexander P. De Seversky del 1942),” mentre Karacas nota che lo scrittore di best-seller giapponese Unna Juzo, iniziando nei primi anni ‘30 i suoi “romanzi di difesa aerea”, anticipò la distruzione di Tokyo tramite bombardamento. [20] Entrambi raggiunsero la massa del pubblico negli Stati Uniti e nel Giappone, anticipando in modo importante gli eventi che avrebbero seguito.

Curtis LeMay venne nominato comandante del 21° Comando Bombardamenti nel Pacifico il 20 gennaio 1945. La presa delle Marianne, comprese Guam, Tinian e Saipan nell’estate 1944 aveva posto le città giapponesi all’interno di un raggio d’azione efficace per i bombardieri “Superfortezze” B-29, mentre il dispiegamento della potenza aerea e navale giapponese le aveva lasciate virtualmente indifese contro l’attacco continuato dall’aria.

LeMay fu il principale architetto, un innovatore strategico e il portavoce più degno di nota della politica statunitense di porre le città nemiche e in seguito villaggi e foreste, a ferro e fuoco, dal Giappone alla Corea e al Vietnam. In questo, fu emblematico dell’approccio americano alla guerra che era emerso dalla Seconda Guerra Mondiale. Osservato da un altro angolo, tuttavia, non era che un collegamento nella catena di comando che aveva iniziato a condurre i bombardamenti a tappeto in Europa. Quella catena di comando si estendeva verso l’alto attraverso i Capi Riuniti fino al Presidente che aveva autorizzato ciò che sarebbe divenuto il punto focale della guerra degli Stati Uniti. [22]

Gli Stati Uniti ripresero il bombardamento del Giappone nella primavera del 1944 dopo due anni di pausa successiva alle incursioni 1942 dei Doolittle. L’obiettivo dell’assalto che distrusse le principali città del Giappone nel periodo fra maggio ed agosto 1945, spiegava l’Indagine Strategica sul bombardamento USA, era “o di portare su di loro una pressione schiacciante per cedere, o di ridurre la loro possibilità di resistenza all’invasione. . . [distruggendo] l’economia di base ed il tessuto sociale del paese.” [23] Una proposta del Chief of Staff della 20° forza aerea per designare come bersaglio il palazzo imperiale venne rifiutata, ma in seguito ai successivi fallimenti nell’eliminare obiettivi strategici chiave come la fabbrica di aerei giapponese di Nakajima ad ovest di Tokyo, il bombardamento a tappeto delle città giapponesi venne approvato. [24]

La furia totale dei bombardamenti e del napalm venne liberata la notte tra il 9 e 10 marzo 1945 quando LeMay inviò 334 B-29 a volo radente su Tokyo dalle Marianne. La loro missione era di ridurre la città in macerie, uccidere i suoi abitanti ed infondere il terrore nei superstiti, con gelignite e napalm a creare un mare di fiamme. Spogliati delle loro armi per fare più spazio alle bombe e volando ad altezze medie di 7.000 piedi per eludere le rilevazioni, i bombardieri, che erano stati progettati per attacchi di precisione da altezze elevate, trasportarono due generi di bombe incendiarie: M47, bombe al gel di petrolio del peso di 100 libbre, 182 per velivolo, ognuna capace di accendere un enorme fuoco, seguite dalle M69, bombe alla gelignite da 6 libbre, 1.520 per velivolo oltre che alcuni potenti esplosivi come deterrente per i pompieri. [25] L’attacco su un’area che l’Indagine Strategica sul bombardamento USA valutava come residenziale all’84.7 % riuscì oltre i più sfrenati sogni degli strateghi dell’aeronautica. Alimentate da forti venti, le fiamme esplose dalle bombe si diffusero su un’area di 15 miglia quadrate di Tokyo, generando immense tempeste di fuoco che inghiottirono ed uccisero migliaia di residenti.


[Il bombardamento di Tokyo lungo il fiume Sumida]

A differenza della descrizione di Vonnegut delle vittime da “museo delle cere” di Dresda, i resoconti dall’interno dell’inferno che inghiottì Tokyo sono cronache di una carneficina assoluta. Siamo arrivati a misurare l’efficacia del bombardamento attraverso i pesi dei lanci ed i livelli di uccisioni, elidendo la prospettiva delle loro vittime. Ma che dire di coloro che hanno provato l’ira delle bombe?

Il cineoperatore della polizia Ishikawa Koyo descrisse le vie di Tokyo come “fiumi di fuoco…parti di mobilio in fiamme che esplodevano nel calore, mentre la gente stessa ardeva come fiammiferi mentre le loro case di carta e legno esplodevano nelle fiamme. Sotto il vento e l’alito gigantesco del fuoco, gli immensi vortici incandescenti crescevano in una quantità di luoghi, turbinando, appiattendosi, succhiando interi isolati di case nel loro maelstrom di fuoco.”

Padre Flaujac, un clerico francese, confrontò il bombardamento al terremoto di Tokyo di ventidue anni prima, un evento la cui massiccia distruzione, un’altra forma di profezia, aveva messo in allerta sia gli scrittori giapponesi di fantascienza che alcuni degli originali strateghi dell’olocausto di Tokyo: [26]

Nel settembre del 1923, durante il grande terremoto, ho visto bruciare Tokyo per 5 giorni. Ho visto a Honjo un mucchio di 33.000 cadaveri di persone che erano bruciate o soffocate all’inizio del bombardamento… Dopo la prima scossa si formarono circa 20 centri di fuoco, sufficienti a distruggere la capitale. Come si sarebbe potuta arrestare la conflagrazione quando bombe incendiarie a dozzine di migliaia ora cadevano ai quattro angoli del distretto e con le case giapponesi che non erano altro che scatole di fiammiferi?…Dove si poteva fuggire? Il fuoco era dappertutto.

La natura rinforzò l’opera dell’uomo sotto forma di akakaze, il vento rosso che infuriò con la forza di un uragano lungo la pianura di Tokyo e dette vita a tempeste di fuoco in tutta la città a velocità ed intensità terrificanti. Il vento portò la temperatura fino a 1800° Fahrenheit, creando vapori surriscaldati che avanzavano prima delle fiamme, uccidendo o indebolendo le loro vittime. “I meccanismi di morte erano così tanti e simultanei – la mancanza d’ossigeno e l’avvelenamento da monossido di carbonio, il calore irradiante e le fiamme dirette, i detriti ed il calpestamento della folla in panico – che in seguito fu difficile accertare le cause della morte…” [27] L’Indagine Strategica sul Bombardamento, la cui formazione alcuni mesi prima aveva fornito un importante segnale sul sostegno di Roosevelt al bombardamento strategico, fornì una descrizione tecnica della tempesta di fuoco e dei suoi effetti su Tokyo:

La caratteristica principale della conflagrazione…era la presenza di un fronte del fuoco, un’estesa parete di fuoco che si muoveva sottovento, preceduta da una massa di vapori preriscaldati, torbidi, e infuocati…Il vento a 28 miglia all’ora, misurato ad un miglio dal fuoco, aumentava a circa 55 miglia sul perimetro e probabilmente di più all’interno. Un fuoco esteso devastò oltre 15 miglia quadrate in 6 ore… L’area dell’incendio fu bruciata quasi al 100 %; nessuna struttura né il suo contenuto evitò di essere danneggiata.

L’indagine concludeva – plausibilmente, ma solo per gli eventi prima del 6 agosto 1945 che
“probabilmente più persone hanno perso la loro vita a causa del fuoco a Tokyo in un periodo di sei ore che in qualunque momento nella storia dell’uomo. La gente morì per l’estremo calore, la mancanza d’ossigeno, l’asfissia da ossido di carbonio, dall’essere calpestata dai piedi della folla in fuga e rimanendo schiacciati. La maggior parte delle vittime furono i più vulnerabili: donne, bambini ed anziani.”

Quanta gente morì la notte del 9-10 marzo in ciò che il comandante dell’aviazione Gen. Thomas Power ha definito “il più grande singolo disastro incontrato da qualsiasi nemico nella storia militare?” L’Indagine Strategica sul Bombardamento ha valutato che nell’incursione sono morte 87.793 persone, 40.918 sono rimaste ferite e 1.008.005 persone hanno perso le loro case. Robert Rhodes, stimando i morti in più di 100.000 uomini, donne e bambini, ha suggerito che probabilmente più di un milione sono stati feriti ed un altro milione sono rimasti senza casa. Il Dipartimento dei Pompieri di Tokyo ha stimato 97.000 morti e 125.000 feriti. La polizia di Tokyo ha presentato una stima di 124.711 morti e feriti e di 286.358 palazzi e case distrutti. La stima di approssimativamente 100.000 morti, fornita sia dalle autorità americane che giapponesi, entrambe le quali potevano avere dei loro motivi per minimizzare il conto delle vittime, a me sembra discutibilmente bassa alla luce della densità demografica, delle condizioni del vento e dei racconti dei superstiti. [28] Con una media di 103.000 abitanti per miglio quadrato e livelli massimi fino a 135.000 per miglio quadrato, la più alta densità di ogni città industriale al mondo e con misure antincendio ridicolmente inadeguate all’operazione, 15.8 miglia quadrate di Tokyo furono distrutte in una notte in cui forti venti hanno spinto le fiamme e pareti di fuoco hanno ostruito le decine di migliaia che fuggivano per salvare le loro vite. Si stima che nelle zone andate a fuoco vivevano un milione e mezzo di persone. Data una quasi totale incapacità di combattere i fuochi della grandezza prodotta dalle bombe, è possibile immaginare che le vittime possono essere state parecchie volte più alte delle stime presentate da entrambi i lati del conflitto. La sola misura efficace presa dal governo giapponese per ridurre il macello del bombardamento statunitense fu l’evacuazione in campagna di 400.000 bambini dalle città importanti nel 1944, di cui 225.000 da Tokyo. [29]

A seguito dell’attacco, LeMay, mai stato uno che dosava le parole, disse che voleva che Tokyo “fosse demolita dal fuoco – spazzata via dalla mappa” per “abbreviare la guerra”. Tokyo bruciò. Le incursioni successive portarono l’area devastata di Tokyo a più di 56 miglia quadrate, provocando la fuga di milioni di rifugiati.


[Curtis LeMay negli anni 1940]

Nessun bombardamento convenzionale precedente o successivo si è mai avvicinato a realizzare il tributo di morti e distruzione della grande incursione di Tokyo del 9-10 marzo. L’assalto aereo su Tokyo e su altre città giapponesi colpì inarrestabile. Secondo le statistiche della polizia giapponese, le 65 incursioni su Tokyo fra il 6 dicembre 1944 ed il 13 agosto 1945 hanno provocato 137.582 vittime, distrutto 787.145 case e palazzi e fatto sfollare 2.625.279 persone. [30] Successivamente all’incursione su Tokyo del 9-10 marzo, il bombardamento si è esteso a tutta la nazione. Nei dieci giorni a partire dal 9 marzo, 9.373 tonnellate di bombe distrussero 31 miglia quadrate di Tokyo, Nagoya, Osaka e Kobe. Complessivamente, i colpi dei bombardamenti hanno distrutto il 40 % delle 66 città giapponesi obiettivo, con un tonnellaggio totale caduto sul Giappone che passa dalle 13.800 tonnellate di marzo alle 42.700 tonnellate di luglio. [31] Se il bombardamento di Dresda produsse un’ondata di pubblici dibattiti in Europa, nessuna ondata distinguibile di repulsione, non parliamo di proteste, avvenne negli Stati Uniti o in Europa in conseguenza della ben più grande distruzione delle città giapponesi e della strage delle popolazioni civili su una scala che non ha paragoni nella storia dei bombardamenti.

In luglio, gli aerei degli Stati Uniti ricoprirono le poche città giapponesi rimanenti risparmiate dai bombardamenti con un “appello alla Popolazione”. “Com’è noto,” si leggeva, “l’America che crede nell’umanità, non vuole ferire gente non colpevole, per cui fareste meglio ad evacuare queste città.” Metà delle città volantinate fu bombardata pochi giorni dopo l’avvertimento. Gli aerei degli Stati Uniti governavano i cieli. Complessivamente, secondo un calcolo, la campagna di bombardamenti USA distrusse 180 miglia quadrate di 67 città, uccise più di 300.000 persone e ne ferì altre 400.000, cifre che escludono il bombardamento atomico di Hiroshima e di Nagasaki. [32]

Fra gennaio e luglio 1945, gli USA bombardarono e distrussero tutte le città giapponesi tranne cinque, risparmiando deliberatamente Kyoto, l’antica capitale imperiale e altre quattro. L’estensione della distruzione era impressionante, passando dal 50-60% dell’area urbana distrutta in città fra cui Kobe, Yokohama e Tokyo, al 60-88% in diciassette città, al 98.6% nel caso di Toyama. [33] Alla fine, Il Comitato per la Selezione della Bomba Atomica scelse Hiroshima, Kokura, Niigata e Nagasaki come obiettivi primari per mostrare l’impressionante potere della bomba atomica al Giappone ed al mondo nell’evento che avrebbe sia portato ad una spettacolare fine la guerra più costosa della storia umana, sia trasmettesso un potente messaggio all’Unione Sovietica.

Michael Sherry ha descritto in modo persuasivo il trionfo del fanatismo tecnologico come marchio di fabbrica della guerra aerea che ha rimodellato nella sua quintessenza il modo americano di combattere e segnato pesantemente le memorie della Guerra per sempre:

La mentalità condivisa dei fanatici della guerra aerea era la loro dedizione alla creazione ed al perfezionamento dei loro metodi di distruzione e…facendo così oscuravano gli scopi originali che giustificavano la distruzione…La mancanza di un intento dichiarato a distruggere, il senso di essere guidati dalle esigenze gemelle di burocrazia e tecnologia, distinse il fanatismo tecnologico americano dal fanatismo ideologico dei suoi nemici.

Il fanatismo tecnologico è servito a celare i più grandi proprositi di potere sia dagli strateghi militari che dal pubblico. Questa suggestiva formulazione, tuttavia, cela i modelli ideologici al cuore del pensiero strategico americano. Il fanatismo tecnologico durante la guerra dal mio punto di vista si comprende meglio come un modo di operazionalizzare degli obiettivi nazionali. Erano date per certe la legittimità e la benevolenza del potere globale americano ed una percezione dei Giapponesi sia come semplicemente brutali che implicitamente inferiori. La tecnologia venne sfruttata dalla forza dominante del nazionalismo americano, che si fece ripetutamente avanti in tempo di guerra e venne adattata alle circostanze dei tempi di guerra, cominciando con la conquista delle Filippine nel 1898 e passando per le successive guerre ed azioni di polizia in America Latina ed Asia sparse lungo il XX secolo. In altre parole, il fanatismo tecnologico è inseparabile dal nazionalismo e dalla concezione di un ordine globale dominato benevolmente dagli Americani. Diversamente da quello britannico, giapponese e da altri nazionalismi associati a potenze espansionistiche, l’approccio americano all’ordine del dopoguerra risiedette non in una visione centrata sull’acquisizione di colonie ma in una rete globale di basi militari e di potere aereo e navale che solo negli ultimi anni si è iniziato a vedere come la Via Americana all’Impero. [34]

Durante la primavera e l’estate del 1945 la guerra aerea degli Stati Uniti in Giappone ha raggiunto un’intensità che forse non è ancora stata superata per la dimensione del macello umano. [35] Quel momento derivò dalla combinazione delle realizzazioni tecniche, del nazionalismo americano e dall’erosione degli scrupoli morali e politici attinenti all’uccisione dei civili, forse intensificata dal razzismo che si era cristallizzato nel teatro di guerra del Pacifico. [36]

Il prender di mira la distruzione di intere popolazioni, siano indigeni, religiosi infedeli, o altri ritenuti inferiori o malvagi, può essere vecchio quanto la storia umana, ma le forme che prende sono nuove quanto le ultime tecnologie di distruzione e di innovazione strategica, di cui il potere aereo, il bombardamento incendiario e le armi nucleari sono tra le più notevoli. [37] Il modo più importante in cui la Seconda Guerra Mondiale ha modellato il morale ed il tenore tecnologico della distruzione di massa è stata l’erosione nel corso della guerra dello stigma associato al prendere sistematicamente come obiettivo dall’aria le popolazioni civili e l’eliminazione dei vincoli, che per determinati anni avevano trattenuto alcune potenze aeree dal bombardare a tappeto. Ciò che fu nuovo fu sia la dimensione delle uccisioni permesse dalle nuove tecnologie che la routinizzazione delle uccisioni di massa o del terrorismo di stato. Se il bombardamento a tappeto rimase argomento controverso per gran parte della Seconda Guerra Mondiale, qualcosa che andava nascosto o negato da chi lo praticava, alla fine del conflitto si sarebbe trasformato nel centro riconosciuto della guerra, emblematico soprattutto dell’approccio americano alla guerra proprio mentre la natura degli obiettivi e delle armi era trasformata dalle nuove tecnologie e si confrontava con nuove forme di resistenza. Effettivamente, per sei decenni gli Stati Uniti (e quelli che combattevano sotto il loro ombrello) sono stati virtualmente soli nel combattere guerre e fare azioni di polizia significative per la loro fiducia nella potenza aerea in generale e per l’avere intenzionalmente come obiettivo particolare la distruzione dei civili e delle infrastrutture che rendono possibile la loro sopravvivenza. Certamente in quest’epoca nessun altro ha bombardato su una scala che si possa avvicinare a quella degli Stati Uniti. Gli USA avrebbero nascosto l’annientamento intenzionale di non combattenti dietro la foglia di fico che Sahr Conway-Lanz descrive come il mito dei danni collaterali, che sono l’affermazione, per quanto sistematico il bombardamento, che l’intenzione era di eliminare obiettivi militari, non di fare strage di non combattenti.

Gli sforzi concertati per proteggere i civili dalla devastazione della guerra raggiunsero un picco nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale nella creazione delle Nazioni Unite, dei Tribunali per i Crimini di Guerra tedeschi e giapponesi e gli accordi di Ginevra del 1949 ed il suo protocollo del 1977. L’Atto di Accusa di Norimberga definì “crimini contro l’Umanità” come “l’omicidio, lo sterminio, la schiavitù, la deportazione ed altri atti inumani commessi contro tutta la popolazione civile, prima o durante la guerra,” linguaggio che risuonava fortemente con i bombardamenti a tappeto non solo del Giappone e della Germania, ma della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. [38] Questi sforzi sembrano aver fatto ben poco per fermare la mano del potere. Infatti, mentre la bomba atomica avrebbe lasciato un segno profondo sulla coscienza collettiva del XX secolo, la memoria dei bombardamenti a tappeto incendiari delle principali città è presto sparito dalla coscienza di tutti tranne che delle vittime.


[Il Primo Ministro Tojo Hideki al processo di Tokyo]

La capacità di distruggere un’intera città e di annientare la sua popolazione in un singolo bombardamento non era solo più “efficace” e molto meno costosa per l’attaccante rispetto ai precedenti metodi di guerra, ma inoltre sterilizzava la strage. La forza aerea distanziava gli esecutori dalle vittime, trasformando l’esperienza visiva e tattile dell’uccisione. Il bombardatore non guarda mai la vittima negli occhi, né l’atto di distruzione ha l’immediatezza fisica per il perpetratore di una decapitazione con la spada o persino dello sparare con una pistola. Ciò può essere particolarmente importante quando gli obiettivi principali sono donne, bambini ed anziani.

Il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki fu il culmine del processo di annientamento delle popolazioni civili alla ricerca della vittoria militare. Mentre il presidente Truman sosteneva che la bomba di Hiroshima aveva come obiettivo una base navale, la decisione di far esplodere la bomba nei cieli di Hiroshima e Nagasaki fu presa per massimizzare l’uccisione dei loro abitanti e la distruzione dell’ambiente edificato. Fu calcolata anche per dimostrare al governo ed alla popolazione giapponesi, alle autorità dell’Unione Sovietica ed altri potenziali sfidanti del predominio americano ed alla popolazione mondiale, l’onnipotenza del potere americano e la distruzione certa che avrebbe fatto visita a chiunque avesse sfidato gli Stati Uniti. Il dibattito sull’uso della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki riecheggiò durante il dopoguerra, centrato sull’uccisione dei non combattenti e sulla sua importanza nel porre fine alla Seconda Guerra Mondiale e dare forma al successivo conflitto fra Stati Uniti ed Unione Sovietica che ha definito la geopolitica del dopoguerra. [39] In un certo senso, tuttavia, il centrare quel dibattito interamente sulla bomba atomica e più tardi sullo sviluppo della bomba all’idrogeno, può aver contribuito a fare tacere i non meno importanti argomenti associati all’uccisione dei non combattenti con le sempre più potenti armi “convenzionali”.

Gli Stati Uniti non sganciarono altre bombe atomiche nei sei decenni dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, anche se hanno ripetutamente minacciato il loro uso in Corea, Vietnam ed altrove. Ma hanno incluso l’annientamento dei non combattenti nei piani di bombardamento che sono stati fondamentali nelle successive “guerre convenzionali” intraprese successivamente. Con il bombardamento a tappeto al centro della loro agenda strategica, gli attacchi degli Stati Uniti alle città ed ai non combattenti avrebbero elencato tutta la gamma del bombardamento, da quello incendiario, al napalm, alle bombe a grappolo e al bombardamento atomico fino all’uso dei defoglianti chimici, armi all’uranio impoverito e bombe al combustibile esplosivo in una spirale di distruzione in continua espansione. [40] Il bombardamento indiscriminato dei non combattenti è stato responsabile delle più massicce distruzioni e perdite di vite in quest’epoca, anche se gli Stati Uniti sostengono seriamente che non uccidono deliberatamente i civili, aggrappandosi dunque al principio dei danni collaterali di Conway-Lanz per proteggersi non soltanto dalla critica politica negli Stati Uniti, ma anche dalle critiche internazionali.

Mark Selden
Fonte: http://japanfocus.org/
Link: http://japanfocus.org/products/details/2414
02.05.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FILMARI

VEDI ANCHE: UN OLOCAUSTO DIMENTICATO: LA STRATEGIA DEI BOMBARDAMENTI USA (PARTE II)

Pubblicato da Das schloss