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UN MONDO TRIPOLARE?

DI JUAN GELMAN
Pagina 12

Certo che ne capitano di cose nel mondo. La rivolta giovanile in Iran che contesta la rielezione del presidente Ahmadinejad, la proposta inevitabile del primo ministro israeliano che, forse per la prima volta, dice “Stato Palestinese”, le sanzioni dell’ONU alla Corea Del Nord per le loro prove nucleari e altri rumori coprono i movimenti destinati a creare poli di potere politico alternativi a quelli degli Stati Uniti. Ad esempio, le due riunioni che hanno avuto luogo questa settimana ai piedi degli Urali ad Ekaterimburgo. Si chiamava sotto il regime sovietico Sverdlosk e non è una città qualsiasi: lì furono fucilati lo zar e la sua famiglia in una fredda mattina di luglio del 1918 e lì cadde battuto a maggio del 1960 l’U2 spia che era pilotato da Gary Powers. Oggi la storia è diversa.

Nella foto: Il primo ministro Manmohan Singh (India) e i presidenti Dimitri Medvedev (Russia), Hu Jintao (Cina) e Luiz Inacio Lula da Silva (Brasile), durante la riunione dell’organizzazione BRIC appena creata.I leader dei sei grandi paesi che integrano l’Organizzazione di Cooperazione di Shangai (OCS)- Cina, Russia, Uzbekistàn, Kirghizistan, Tajikistan e Kazakistan- hanno esaminato le possibilità di un mutuo interscambio diverso dalla sfera statunitense. Martedì 16, Dimitri Medvedev, ha inaugurato l’incontro- al quale hanno assistito Iran, India, Pakistan e Mongolia in qualità di osservatori- e ha allertato l’Organizzazione ad usare le rispettive monete nazionali per i pagamenti reciproci nel commercio intra-OCS e forse una divisa sopranazionale nel futuro. Non i dollari.

Il presidente Medvedev lo ha detto chiaramente nelle sue dichiarazioni nella conferenza di aprile del G-20 e al Forum Economico Internazionale dell’ultimo 5 giugno: ha definito artificiale il sistema unipolare, basato su “un gran centro di consumo finanziato da un deficit sempre più grande e da debiti sempre maggiori, senza la riserva di divise che prima possedeva e con un regime dominante di calcolo di beni e di rischi” (Johnson’s Russia List, 8/06/09). Detto in un altro modo: la Russia non vuole continuare a supportare le spese statunitensi che, tra le altre cose, alimentano la accerchiamento militare dell’Eurasia, le guerre in M.O e uno scudo antimissile a due passi da Mosca.

Il punto centrale della questione per l’OCS è la capacità degli Usa di stampare quantità illimitate di dollari con cui pagano le loro importazioni, comprano aziende e immobili in altri paesi, mantengono più di 750 basi militari in tutto il pianeta e che finiranno nelle banche centrali estere creando una scelta di ferro: o subordinazione della moneta nazionale al dollaro, con la conseguenza conosciuta da tutti, o “reinvestimento” in buoni del Tesoro degli Stati Uniti con un basso interesse. Oggi quattro milioni di milioni di questi buoni sono tra le riserve monetarie nelle banche centrali di tutto il mondo. Non è più da vari decenni il contribuente nordamericano colui che finanzia il Pentagono e contribuisce ad alimentare buona parte del deficit delle finanziarie degli Stati Uniti, ma sono gli investimenti obbligatori stranieri in buoni del Tesoro.

I paesi della OCS desiderano utilizzare le loro monete nazionali- così si beneficeranno dei rispettivi crediti- e applicare questo metodo con le altre nazioni. La Cina ha pattuito accordi commerciali con il Brasile e la Malaysia in yuani renminbi (Wall Street Journal, 06-09). Gli Stati Uniti sono il più grande debitore del concerto internazionale, ma non sembrano disponibili ad autoimporsi le regole di austerità che l’FMI dà agli altri.

Lo stesso martedì 16 è nato il BRIC, acronimo di Brasile, Russia, India e Cina, anche esso ad Ekaterimburgo, dove ha avuto luogo la sua prima riunione. Forse sarà l’unico blocco multilaterale inventato da un analista che si occupa di investimenti bancari, Jim O’Neill, della Goldman Sachs, che nel 2001 ha creato la sigla spiegando che i quattro paesi domineranno l’economia mondiale nel prossimo mezzo secolo. La dichiarazione finale che hanno emesso dice testualmente: “Crediamo che sia veramente necessario avere un sistema di divise stabili, di facile pronostico e più diversificato” (Wall Street, 16-06-09). Uguale alla OCS e una nuova pressione contro il dollaro.

La crescita economica dei membri del BRIC è evidente. In un decennio hanno duplicato la loro partecipazione nel PIL mondiale: è passata dal 7,5 % negli anni 90 a più del 15 % nel 2008 (Financial Times, 15-06-09). Si accentua il contrasto tra il declino delle economie super sviluppate del G-7 e quella emergente dei grandi paesi latinoamericani ed euroasiatici. I profili del debito pubblico degli uni e degli altri lo mostrano: quello degli Stati Uniti sale all’ 80 % del PIL, quello dell’Italia a più del 100 %, del Giappone al 199 %. Dall’altra parte del tavolo si incontrano, tra gli altri, il Brasile con il 45 %, Indonesia 34%, Corea del Sud 28%, Cina 18% e la Russia appena 6% (Global Research , 10-06-09). Il mono-impero dovrà quindi restringersi?

Titolo originale: “¿Un mundo tripolar?”

Fonte: http://www.iarnoticias.com
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20.06.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di VANESA

Pubblicato da Das schloss

6 Commenti

  1. “Il punto centrale della questione per l’OCS è la capacità degli Usa di stampare quantità illimitate di dollari con cui pagano le loro importazioni, comprano aziende e immobili in altri paesi, mantengono più di 750 basi militari in tutto il pianeta e che finiranno nelle banche centrali estere”

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    E’ questo il primo atto concreto per cercare di spezzare le catene della tirannia monetaria giudeo-americana ?

  2. “Terminato l’evento su Globalizzazione e Sviluppo con la presenza di oltre 1500 economisti, famose personalità scientifiche e rappresentanti di organismi internazionali riunitisi a L’Avana, ho ricevuto una lettera ed un documento di Atilio Boron, Dottore in Scienze Politiche, Professore Titolare di Teoria Politica e Sociale, direttore del Programma Latinoamericano d’Educazione a Distanza in Scienze Sociali (PLED), oltre ad altre importanti responsabilità scientifiche e politiche. Atilio, solido e leale amico, aveva partecipato giovedì 6 al programma “Mesa Ridonda” della Televisione Cubana, insieme ad altre personalità internazionali che hanno partecipato alla Conferenza su Globalizzazione e Sviluppo.
    Ho saputo che sarebbe partito domenica ed ho deciso di invitarlo ad un incontro alle 5 del pomeriggio del giorno successivo, sabato 7 marzo.
    Avevo deciso di scrivere una riflessione sulle idee contenute nel suo documento. Utilizzerò in sintesi le sue stesse parole:
    “… Ci troviamo in presenza di una crisi capitalista generale, la prima di una grandezza paragonabile a quella esplosa nel 1929 ed alla cosiddetta “Grande Depressione” del 1873-1896. Una crisi integrale, della civiltà, multi-dimensionale, la cui durata, profondità e portata geografica saranno sicuramente di maggiore ampiezza delle precedenti.
    “Si tratta di una crisi che trascende abbondantemente l’aspetto finanziario o bancario e colpisce l’economia reale in tutti i suoi aspetti. Danneggia l’economia globale e oltrepassa le frontiere statunitensi.
    “Le cause strutturali: è una crisi di sovrapproduzione e contemporaneamente di sottoconsumo. Non a caso è esplosa negli USA, perché questo paese è da oltre trent’anni che vive artificialmente del risparmio esterno e del credito esterno; queste due cose non sono infinite: le imprese si sono indebitate al di sopra delle loro possibilità; inoltre lo Stato si è indebitato non solo al di sopra delle sue possibilità per affrontare non solo una, ma due guerre, senza aumentare le tasse, ma riducendole; i cittadini sono spinti sistematicamente dalla pubblicità commerciale ad indebitarsi per sostenere un consumismo esagerato, irrazionale e sprecone.
    “Però a queste cause strutturali bisogna aggiungerne altre: l’accelerata finanziarizzazione dell’economia, l’irresistibile tendenza all’incursione in operazioni speculative sempre più rischiose. Scoperta la “fonte della giovinezza” del capitale grazie a cui il denaro genera ancora più denaro, prescindendo dalla valorizzazione apportata dallo sfruttamento della forza lavoro e considerando che enormi quantità di capitale fittizio possono essere ottenute in pochi giorni, al massimo settimane, l’assuefazione da capitale porta a trascurare qualsiasi calcolo o qualsiasi scrupolo.
    “Altre circostanze hanno favorito l’esplosione della crisi. Le politiche neoliberali di deregolamentazione e liberalizzazione hanno reso possibile che le figure più potenti che pullulano nei mercati imponessero la legge della giungla.
    “Un’enorme distruzione di capitali su scala mondiale, caratterizzandola come una “distruzione creativa”. A Wall Street questa “distruzione creativa” ha provocato che la svalutazione delle imprese quotate in borsa giungesse quasi al 50 %; un’impresa che in borsa quotava un capitale di 100 milioni, ne ha ora 50! Caduta della produzione, dei prezzi, dei salari, del potere d’acquisto. “Il sistema finanziario nella sua totalità sta per esplodere. Le perdite bancarie ammontano ormai ad oltre $500.000 milioni ed un altro bilione è in arrivo. Oltre una dozzina di banche sono in bancarotta e centinaia in attesa della stessa sorte. Oltre un bilione di dollari è stato trasferiti dalla FED al cartello bancario, ma sarà necessario un altro bilione e mezzo per mantenere la liquidità delle banche nei prossimi anni”. Quella che stiamo vivendo è la fase iniziale di una lunga depressione e la parola recessione, tanto utilizzata recentemente, non spiega in tutta la sua drammaticità ciò che il futuro prepara al capitalismo.
    “Nel 2008 le azioni ordinarie di Citicorp hanno perso il 90% del loro valore. L’ultima settimana di febbraio valevano a Wall Street 1 dollaro e 95!
    “Questo processo non è neutro perché favorirà gli oligopoli più grandi e meglio organizzati che toglieranno i loro rivali dai mercati. La “selezione darwiniana dei più adatti” sgombrerà la strada per nuove fusioni ed alleanze imprenditoriali, mandando i più deboli al fallimento.
    “Accelerato aumento della disoccupazione. Nel 2009, il numero di disoccupati nel mondo (circa 190 milioni nel 2008) potrebbe aumentare di altri 51 milioni . I lavoratori poveri (che guadagnano appena due euro al giorno) diventeranno 1.400 milioni, cioè il 45% della popolazione economicamente attiva del pianeta. Negli Stati Uniti la recessione ha già distrutto 3,6 milioni posti di lavoro. La metà durante gli ultimi tre mesi. Nell’Unione Europea il numero di disoccupati è pari a 17,5 milioni, 1,6 milioni in più di un anno fa. Nel 2009, si prevede la perdita di 3,5 milioni di posti di lavoro. Diversi Stati centroamericani come il Messico ed il Perù, per i loro stretti legami con l’economia statunitense, saranno fortemente colpiti dalla crisi.
    “Una crisi che colpisce tutti i settori dell’economia: le banche, l’industria, le assicurazioni, l’edilizia, eccetera e si dissemina nell’intero sistema capitalista internazionale.
    “Decisioni prese in campo internazionale e che colpiscono le filiali periferiche creando licenziamenti in massa, interruzioni nelle catene dei pagamenti, crollo nella domanda di input, eccetera. Gli USA hanno deciso di sostenere le Big Three di Detroit (Chrysler, Ford, General Motors), ma solo per salvare le fabbriche presenti nel paese. Francia e Svezia hanno annunciato che condizioneranno gli aiuti alle loro industrie automobilistiche: potranno trarne vantaggio solo le fabbriche che si trovano nei loro territori. Il ministro francese dell’Economia, Christine Lagarde, ha dichiarato che il protezionismo potrebbe essere “un male necessario in tempi di crisi”. Il ministro spagnolo dell’Industria, Miguel Sebastian, chiede di “consumare prodotti spagnoli”. Barack Obama, aggiungiamo noi, promuove il “buy American!”.
    “Altre fonti di propagazione della crisi nella periferia sono la caduta nei prezzi delle commodity che esportano i paesi latinoamericani e caraibici, con le loro conseguenze recessive e l’aumento della disoccupazione.
    “Drastica diminuzione delle rimesse familiari nei paesi industrializzati da parte degli emigranti latinoamericani e caraibici. (In alcuni casi le rimesse sono la voce più importante nell’entrata di valuta internazionale, superiore alle esportazioni).
    “Ritorno degli emigranti, deprimendo ancora di più il mercato del lavoro.
    “Coincide con una profonda crisi energetica che esige un cambiamento della visione attuale basata sull’uso irrazionale e predatorio del combustibile fossile.
    “Questa crisi coincide con la crescente presa di coscienza delle catastrofiche conseguenze del cambiamento climatico.
    “Aggiungiamo la crisi alimentare, acutizzata dalla pretesa del capitalismo di mantenere un irrazionale modello di consumo, trasformando terreni adatti alla produzione alimentare e destinandoli all’elaborazione di biocombustibili.
    “Obama ha riconosciuto che non abbiamo ancora toccato il fondo e Michael Klare ha scritto nei giorni scorsi che “se l’attuale disastro economico si trasforma in quello che il presidente Obama ha chiamato “decennio perduto”, il risultato potrebbe consistere in un paesaggio globale pieno di convulsioni causate dall’economia.
    “Nel 1929 la disoccupazione negli USA è arrivata al 25% man mano che crollavano i prezzi agricoli e delle materie prime. Dieci anni dopo ed a dispetto delle radicali politiche intraprese da Franklin D. Roosevelt (il New Deal) la disoccupazione continuava ad essere molto elevata (17%) e l’economia non riusciva ad uscire dalla depressione. Solo la Seconda Guerra Mondiale ha messo la parola fine a quella tappa. Ed ora perché dovrebbe essere più breve? Se la depressione del 1873-1896, come ho spiegato, è durata 23 anni!
    “Visti i precedenti, perché ora dovremmo uscire dall’attuale crisi in pochi mesi, come prospettano alcuni pubblicisti ed i “guru” di Wall Street?
    Non si uscirà da questa crisi con un paio di riunioni del G-20, o del G-7. Se esiste una prova della sua radicale incapacità di risolvere la crisi è la risposta delle principali borse valori del mondo dopo qualsiasi annuncio o proposta di legge a favore di una nuova manovra: la risposta “dei mercati” è invariabilmente negativa.
    “Come testimonia George Soros “l’economia reale soffrirà gli effetti secondari che ora stanno prendendo forza. Dato che in queste circostanze il consumatore statunitense non può servire ormai da locomotiva dell’economia mondiale, il Governo statunitense deve stimolare la domanda. Visto che affrontiamo le sfide minacciose del riscaldamento del pianeta e della dipendenza energetica, il prossimo Governo dovrebbe promuovere dei piani per stimolare il risparmio energetico, lo sviluppo di fonti di energia alternative e la costruzione di infrastrutture ecologiche.
    Si apre un lungo periodo di tira e molla e di negoziati per definire in quale maniera s’uscirà dalla crisi, chi ne beneficerà e chi dovrà pagarne i costi.
    “Gli accordi di Bretton Woods, concepiti nell’ambito della fase keynesiana del capitalismo, coincisero con la creazione di un nuovo modello d’egemonia borghese che, come conseguenza della guerra e della lotta antifascista, aveva come nuovo ed inaspettato base il rafforzamento dell’area dei sindacati operai, dei partiti di sinistra e delle capacità regolatrici e di controllo degli stati.
    “Ormai non esiste più l’URSS, la cui sola presenza, insieme alla minaccia dell’espansione ad Occidente del suo esempio, inclinava la bilancia della negoziazione a favore della sinistra, dei settori popolari, dei sindacati, ecc.
    “La Cina occupa attualmente un ruolo incomparabilmente più importante nell’economia mondiale, ma senza raggiungere un’importanza parallela nella politica mondiale. Viceversa l’URSS, a dispetto della sua debolezza economica era una formidabile potenza militare e politica. La Cina è una potenza economica, ma con scarsa presenza militare e politica nelle questioni mondiali, sebbene stia cominciando un cauto e graduale processo di riaffermazione nella politica internazionale.
    “La Cina può arrivare a svolgere un ruolo positivo nella strategia di ricomposizione dei paesi della periferia. Pechino sta gradualmente orientando le sue enormi energie nazionali verso il mercato interno. Per una serie di ragioni che sarebbe impossibile discutere qui, è un paese che ha bisogno di una crescita economica annuale pari all’8% , sia come risposta agli stimoli dei mercati mondiali o a quelli originati dal suo immenso mercato interno- solo parzialmente sfruttato. Se si conferma questa svolta, si può pronosticare che la Cina continuerà ad avere bisogno di molti prodotti provenienti da paesi del Terzo Mondo, quali il petrolio, il nichel, il rame, l’alluminio, l’acciaio, la soia ed altre materie prime ed alimenti.
    “Viceversa, durante la Grande Depressione degli anni 30, l’URSS era poco inserita nei mercati mondiali. La Cina è differente: potrà continuare a svolgere un ruolo molto importante e, come la Russia e l’India (anche se queste in misura minore), comprare all’estero le materie prime e gli alimenti di cui ha bisogno, a differenza di ciò che accadeva con l’URSS ai tempi della Grande Depressione.
    “Negli anni 30 le soluzioni della crisi sono state il protezionismo e la guerra mondiale. Oggi il protezionismo troverà molti ostacoli per la penetrazione dei grandi oligopoli nazionali nei diversi spazi del capitalismo mondiale. La conformazione di una borghesia mondiale presente in gigantesche imprese che, nonostante la loro base nazionale, operano in un’infinità di paesi, rende la scelta protezionistica nel mondo sviluppato di scarsa effettività nel commercio Nord/Nord; le politiche tenderanno – almeno per adesso e non senza tensioni – a rispettare i parametri stabiliti dall’OMC. La carta protezionistica appare molto più probabile quando sarà applicata, e sicuramente succederà, contro il Sud globale. Una guerra mondiale sospinta dalle “borghesie nazionali” del mondo sviluppato disposte a lottare tra di loro per la supremazia nei mercati è praticamente impossibile, perché tali borghesie sono state soppiantate dall’ascesa e dal consolidamento di una borghesia imperiale che si riunisce periodicamente a Davos e per la quale la scelta di un confronto militare costituisce un fenomenale sproposito. Non vuole dire che questa borghesia mondiale non sostenga, come l’ha fatto finora con le avventure militari degli Stati Uniti in Iraq ed Afghanistan, la realizzazione di numerose operazioni militari nella periferia del sistema, necessarie per la preservazione dei profitti del complesso militare-industriale nordamericano ed indirettamente dei grandi oligopoli degli altri paesi.
    “La situazione attuale non è uguale a quella degli anni trenta. Lenin diceva che “il capitalismo non cade se non c’è una forza sociale che lo faccia cadere”. Oggi quella forza sociale non è presente nelle società del capitalismo metropolitano, gli Stati Uniti compresi.
    “Gli Usa, il Regno Unito, la Germania, la Francia ed il Giappone dirimevano nel terreno militare la loro lotta per l’egemonia imperiale.
    “Oggi, l’egemonia e la dominazione si trovano chiaramente nelle mani degli Usa. Sono l’unico garante del sistema capitalista su scala mondiale. Se gli Usa cadessero si produrrebbe un effetto dominò che provocherebbe il crollo di quasi tutti i capitalismi metropolitani, senza menzionare le conseguenze nella periferia del sistema. Nel caso in cui Washington fosse minacciata da un moto popolare tutti accorrerebbero in aiuto, perché è il sostegno ultimo del sistema e l’unico che in caso di necessità può aiutare gli altri.
    “Gli USA sono un attore insostituibile ed il centro indiscusso del sistema imperialista mondiale: solo loro dispongono di oltre 700 missioni e basi militari in circa 120 paesi, costituendo la riserva finale del sistema. Se le altre opzioni falliscono, la forza apparirà in tutto il suo splendore. Solo gli USA possono dispiegare le loro truppe ed il loro arsenale militare per mantenere l’ordine su scala planetaria. Sono, come direbbe Samuel Huntington, “lo sceriffo solitario”.
    “Questo puntellamento del centro imperialista si basa sull’incommensurabile collaborazione degli altri soci imperiali, o dei suoi concorrenti in campo economico, comprendendo la maggioranza dei paesi del Terzo Mondo che accumulano le loro riserve in dollari statunitensi. Né la Cina, il Giappone, la Corea o la Russia, per indicare i maggiori possessori di dollari del pianeta, possono liquidare il loro stock di quella moneta perché sarebbe una mossa suicida. E’ chiaro che è una considerazione che deve essere presa con molta cautela.
    “La condotta dei mercati e dei risparmiatori di tutto il mondo rafforza la posizione nordamericana: la crisi si approfondisce, le manovre dimostrano d’essere insufficienti, il Dow Jones di Wall Street scende sotto la barriera psicologica dei 7.000 punti – meno del record del 1997! – e nonostante tutto la gente cerca rifugio nel dollaro e scendono le quotazioni dall’euro e dell’oro!
    “Zbigniev Brzezinski ha dichiarato: sono preoccupato perché avremo milioni e milioni di disoccupati, molta gente starà veramente male. E questa situazione continuerà per un po’, prima che eventualmente le cose migliorino.
    “Siamo in presenza di una crisi che è molto più di una crisi economica o finanziaria.
    Si tratta di una crisi integrale di un modello di civiltà che è insostenibile economicamente, politicamente, che deve ricorrere sempre di più alla violenza contro i popoli; insostenibile anche ecologicamente, vista la distruzione, in alcuni casi irreversibile, dell’ecosistema; insostenibile socialmente, perché degrada la condizione umana fino a limiti inimmaginabili e distrugge la trama stessa della vita sociale.
    “La risposta a questa crisi, pertanto, non può essere solo economica o finanziaria. Le classi dominanti faranno esattamente questo: utilizzare un vasto arsenale di risorse pubbliche per socializzare le perdite e riassestare i grandi oligopoli. Rinchiusi nella difesa dei loro interessi più immediati non hanno nemmeno la visione per concepire una strategia più integrale.
    “La crisi non ha toccato fondo”, dice. “Ci troviamo in presenza di una crisi capitalista generale. Nessuna altra è stata così grande. Quella tra 1873 ed il 1896 durò 23 anni e si chiamò Grande Depressione. L’altra molto grave è stata quella del 1929. E’ durata altrettanto, non meno di 20 anni. L’attuale crisi è integrale, di civiltà, multidimensionale”.
    Immediatamente aggiunge: “È una crisi che trascende abbondantemente l’aspetto finanziario e bancario, colpisce l’economia reale in tutti i suoi aspetti”.
    Se qualcuno prende questa sintesi e la se la mette in tasca, la legge ogni tanto o l’impara a memoria come una piccola Bibbia, sarà più informato, su ciò che succede nel mondo, del 99% della popolazione, dove il cittadino vive assediato da centinaia d’annunci pubblicitari e saturato da migliaia d’ore di notizie, romanzi e film con storie vere o false.

    Fidel Castro
    8 Marzo 2009
    11 e 16 a.m”.

  3. Bisogna altresi’ ricordare che nei g-8 vi sono anche economie molto solide e stabili nonostante la grande recessione tipo la germania,che sono ancora
    lontane anni luce dai paesi del BRIC.Inoltre e’ opportuno stigmatizzare che spesso,per vari motivi,il debito pubblico di un paese cresce col crescere della sua economia e del suo pil:il Brasile,che fa parte del Bric,ha gia’ ora un debito pubblico che sfiora il 50 per cento del prodotto interno lordo,vedrete
    che ben presto col crescere del suo pil crescera’ anche la percentuale del
    debito pubblico rispetto al pil e lo portera’ inevitabilmente ad un livello da
    g-8.Non sara’ cosi’ facile scalzare gli otto giganti dal loro trono da parte di
    queste economie emergenti,anche perche’ molti economisti pensano che la
    crisi Usa non sia definitiva ma solo transitoria benche’ grave.In effetti il potenziale industriale e finanziario statunitense rimane spaventoso.

  4. Veramente la Germania ha avuto un crollo economico non indifferente, molti economisti contro-tendenza (Benetazzo) sconsigliano di comperarne i titoli di stato. I credo che questi G8 come gli Stati Uniti del resto in prima linea godano soprattutto di una falsa reputazione da loro propagandata per anni. Gli USA sono uno stato fallito che mantiene in piedi il loro potere a suon di bombe. Il mondo vive nel terrore di vedersi saltare per aria, questo è l’unico motivo di tanto ossequio. Ormai rispetto non ne ha più nessuno per loro.

  5. Diciamo che gli usa sono un paese in grave difficolta’ a causa delle
    guerre da loro provocate:senza guerre in afghanistan e iraq probabilmente ora non attraverserebbero questa grandissima recessione
    Dunque perche’ avrebbero dovuto loro stessi abbattere le torri gemelle
    e gettarsi in due guerre dall’esito disastroso?Per precipitarsi in una
    grandissima crisi?Mi sembra illogico.

  6. E universalmente noto che solo scatenando guerre l’amerika fino ad ora è riuscita a stare a galla rapinando i beni dei paesi dove esporta la democrazia In Iraq il petrolio in Afganistanh l’oleodotto e la rivitalizazione della coltivazione dell’oppio in combutta con gli inglesi e il commercio in grande stile
    La crisi finanziaria dell’amerika è determinata dal cumulo di truffe che le varie lobby bancarie hanno costruito e a questo va aggiunta la delocalizazione delle imprese infatti in amerika non si produce più niente
    persino le scarpe dell’esercito sono prodotte in Cina
    Le torri gemelle sono un autoattentato come il Lusitania e Pearl Harbor seguenti basta leggere i documenti ufficiali