Un frutto per niente salutare (nella maggior parte dei casi)

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Con un’inchiesta pubblicata sul numero dello scorso febbraio il mensile Il Salvagente ha portato in laboratorio 20 marchi di banane, sia di agricoltura convenzionale che biologica, evidenziando residui chimici nella polpa di tutti i prodotti esaminati, compresi quelli bio, ad eccezione di quattro marchi. Le analisi hanno rilevato una contaminazione da pesticidi in quantità al di sotto dei limiti di legge, ma è stata riscontrata la presenza di molte molecole, fino a 6 sullo stesso frutto ed è proprio questo effetto “cocktail”, ovvero l’interazione dei diversi pesticidi, che dovrebbe preoccupare, anche perché le banane sono tra i frutti più consumati e amati dai bambini.

Due anni fa anche la rivista svizzera K-Tipp aveva preso in esame 16 marchi differenti di banane per vedere se al loro interno c’erano tracce di pesticidi e le aveva riscontrate in 7 marchi.

Le banane, generalmente, vengono coltivate in grandi monocolture, il che rende le piante suscettibili a muffe e insetti. Da qui l’uso di pesticidi che vengono irrorati dagli aeroplani e che penetrano attraverso la buccia. Raccolte ancora acerbe, vengono poi trattate con un funghicida per farle resistere meglio al lungo trasporto transoceanico.
In linea di massima non sono, quindi, da considerare un frutto salutare.

Certamente ci sono anche agricoltori che coltivano banane in modo diverso, ad esempio lasciando lo spazio necessario fra piante e cercando di arginare in maniera naturale il possibile diffondersi di malattie.
Difficile, però, trovare questi prodotti nella grande distribuzione. “In Italia da poco sono nate delle coltivazioni di banane” scrive a tal proposito il dottor Sergio Segantini in un articolo pubblicato da ASSIS (Associazione di Studi e Informazione sulla Salute)“In Sicilia, in Calabria, nelle Puglie e in altri microclimi favorevoli le banane possono crescere anche in modo naturale e senza pesticidi e non geneticamente modificate come richiedono i mercati in un prossimo futuro. Occorre una certa preparazione agronomica e determinazione per poter dar vita a un mercato autoctono e soprattutto occorre un aiuto che è condizionato dalle politiche agricole piuttosto miopi in questo settore.”
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VB

 

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