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UN ATTACCO ALL’IRAN SAR LA FINE DI ISRAELE PER COME LO CONOSCIAMO

DI RICHARD SILVERSTEIN
Richardsilverstein.com

Un importante articolo (in Ebraico) pubblicato da Maariv fa notare come Meir Dagan non sia l’unico esponente di rilievo dell’intelligence militare israeliana a criticare la possibilità di un attacco all’Iran. Tra i molti altri esponenti, anche l’ex capo dell’IDF (Israel Defence Forces) Shlomo Gazit, l’ex ministro della difesa Benyamin Ben Eliezer e l’ex direttore del Mossad Ephraim HaLevy concordano con questa visione.
L’articolo su Maariv è talmente importante e scende talmente in profondità sull’argomento che ne propongo qui la traduzione di alcuni estratti. Rifacendosi alla ricerca
di Anthony Cordesmann sull’argomento (della quale ho discusso
qui), inizia facendo notare come, nelle stesse previsioni israeliane, in caso di attacco alle installazioni nucleari iraniane un terzo delle forze aeree andrebbe perduto, abbattute da missili e dai sistemi di difesa di fabbricazione russa. La cosa fa riflettere. Israele dovrebbe impegnare una gran quantità, forse centinaia, di velivoli e piloti nella missione. Di cui un terzo non farebbero ritorno. Un terzo. I piloti aerei sono il personale militare più addestrato di tutta la IDF: la creme de la creme.
La perdita di un terzo dei piloti sarebbe enorme per l’aviazione e per l’intera nazione. Personalmente ritengo che sarebbe una perdita che l’intera nazione non perdonerebbe né dimenticherebbe facilmente (sebbene l’effetto immediato potrebbe essere quello di stringersi intorno a (Bibi) Benjamin Netanyahu).

Quelli che faranno ritorno si ritroverebbero di fronte una nazione completamente diversa da quella che hanno lasciato. La risposta iraniana sarebbe massiccia e dolorosa, con l’utilizzo di missili terra-terra Shihad 3 in grado di raggiungere qualsiasi angolo del territorio israeliano. L’articolo prospetta anche l’eventualità (sulla quale tendo a discordare) che alcuni missili possano essere armati con testate chimiche, in grado di infliggere un gran numero di perdite umane.

Nel mio precedente commento all’articolo di Cordesman da queste pagine, ho preso in esame altre parti di tale possibile scenario: la possibilità che l’Iran attivi gruppi pronti ad intervenire in suo appoggio, come Hezbollah e Hamas. Oltre ad una massiccia recrudescenza di attacchi terroristici, con lancio di missili su Israele come nel 2006 dal Libano e come nel 2008 da Gaza. Dalla sua postazione affacciata sul Golfo Persico l’Iran tenterà inoltre di bloccare il transito del petrolio dai giacimenti attraverso lo stretto. Il risultato sarebbe un aumento vertiginoso del prezzo del greggio e un duro colpo all’economia mondiale.

Il reporter di Maariv riporta anche i commenti di Ephraim HaLevy in un intervista a Time Magazine del 2008, nella quale prevede un effetto devastante sul lungo termine in caso di attacco da parte di Israele.

L’impatto potrebbe farsi sentire per i prossimi 100 anni, compreso un enorme effetto negativo sul mondo arabo nei nostri riguardi.

In un’intervista a seguito di questo articolo HaLevy si è spinto oltre, facendo notare come ai tempi dell’intervista a Time non disse “100 anni” ma “un secolo”, intendendo che gli effetti negativi si sarebbero fatti sentire per generazioni e generazioni, ben oltre i 100 anni.

Shlomo Gazit si spinge anche oltre, con un linguaggio duro e senza freni:

Un attacco israeliano ai reattori nucleari iraniani porterà alla dissoluzione di Israele. Noi cesseremmo di esistere dopo un simile attacco. Il tentativo di distruzione dell’arsenale nucleare iraniano avrebbe un risultato esattamente l’opposto di quello che ci prefiggiamo. L’Iran diventerebbe immediatamente una dichiarata potenza nucleare. L’Iran giocherà la carta del petrolio per obbligare l’ONU a mettere pressione su Israele affinché ritorni ai confini del 1967. E un tale accordo comprenderebbe ovviamente Gerusalemme.

La minaccia di missili in ogni parte del territorio israeliano, la pressione internazionale e la necessità di restituire i Territori Occupati. Sono cose alle quali non saremmo in grado di sopravvivere. Questo è ciò che Meir Dagan ha cercato di spiegare. Bisogna usare il buon senso e chiedersi dove sta la necessità di un simile attacco.

Persino Aviam Sela, uno di quelli che ha progettato e portato a termine l’attacco del 1979 al reattore iracheno di Osirak, ricorda che Israele fu poi obbligata a spendere una enorme quantità di denaro per difendersi da un possibile contrattacco iracheno, che non si realizzò fino al lancio di missili SCUD del 1991.
Secondo Sela il modo migliore di risolvere questo conflitto è di gran lunga quello negoziale. L'”opzione militare”, egli afferma, è la meno auspicabile.

Uzi Elam, direttore dell’Agenzia Atomica Israeliana al tempo dell’attacco a Osirak, si oppose nettamente all’operazione perché riteneva che avrebbe causato una reazione mondiale con conseguente richiesta di sanzioni verso Israele, e una corsa agli armamenti
dei paesi medio orientali, che è poi quello che accadde veramente, con i progetti di Saddam per lo sviluppo di Armi di Distruzione di Massa, biologiche ecc (progetti che poi abbandonò nel 2003).

L’attacco non arrestò le mire nucleari irachene, anzi le rinforzò.

Allo stesso modo Benyamin Ben Eliezer mette in guardia sul fatto che un attacco militare possa si rallentare lo sviluppo nucleare in una data località, senza però fermare il processo generale. In realtà porterebbe solo a rinforzare ulteriormente la determinazione
dell’Iran a dotarsi dell’arma atomica.

Un altro alto ufficiale della Israel Home Defense, preposto alla gestione dei rifugiati israeliani in caso di contro attacco iraniano, teme che un attacco all’Iran, invece che
porre fine alle ambizioni nucleari di quel paese, possa significare l’inizio di una nuova corsa al nucleare nell’intera regione, effetto esattamente opposto all’intento di (Bibi) Benjamin Netanyahu.

Il coro di supporter all’attacco militare dovrebbero comprendere che Cordesman, HaLevy, Gazit e tutti gli altri qui menzionati, non parlano su basi teoriche. Una simile mossa da parte di Benjamin Netanyahu potrebbe far diventare questi scenari la realtà.

Post di riferimento:

1. Meir Dagan: “Israel Attack on Iran, Stupidest

Thing I’ve Ever Heard

2. Israel’s Intelligence Hocus-Pocus

Regarding Iran Attack

3. Israeli Attack on Syrian

Reactor, Template for Iran Attack?

4. Israel’s “Curtis

LeMay”: IDF

Attack Iran Before U.S. Mid-Term Elections

5. IDF Censors Israeli Reporting

on War Game Exercises Training for Iran Attack

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Fonte: http://www.richardsilverstein.com/tikun_olam/2011/06/10/an-attack-on-iran-will-end-israel-as-we-know-it/

11.06.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PINGUS

Pubblicato da supervice

  • AlbertoConti

    Commento del solo titolo: magari! mi spiace solo per gli iraniani. Per i veri ebrei poi sarebbe un enorme sollievo.

  • nettuno

    Articolo deviante e per i lettori non esperti. La guerra si farà diversamente e ora sono in corso i preparativi di destabilizzazione della Siria , Yemen, libano, egitto. Il Turco Erdogan, che fà il doppio gioco dopo aver raccolto il voto islamico …e preparato le repubblica presidenziale attaccherà la Siria spianando la strada ad Israele di cui segretamente e un loro agente…..

  • glab

    mah!, concordo con l’idea che la guerra alla Siria è in corso e che viene svolta in modo “non convenzionale”, tentativo mascherato da rivoluzione interna, di destabilizzazione e rovesciamento della forma di potere esistente.
    non srà facile come in Libia, che peraltro è ancora “non riuscita”, poichè in Siria non si possono fare i giochetti dei bombardamenti “umanitari”, Russia e Cina “non lo vogliono”.
    la cosa che mi lascia perplesso sarebbe “il doppio gioco” di Erdogan;
    egli per fare tale doppio gioco dvrebbe averci qualcosa da guadagnare, non dico che possa voler rifondarere l’impero ottomano o qualcosa di simile ma avere la prospettiva di una crescita di influenza geopolitica della Turchia erdoganiana nella regione mediorientale.
    ma l’influenza geopolitica in medioriente la vuole interamente Israele ed è per questo che si sta cercando di “smontare” le nazioni che ne sono competitrici, Pakistan Iran Iraq Libano Siria e ….. logicamente anche Turchia.
    penso che Erdogan starà solo “in campana” pronto a cogliere situazioni favorevoli per la sua Turchia.