Tre vecchi ragazzi bianchi

John Davis

Counterpunch.org

Quando Pete Buttigieg ha dichiarato vittoria in Iowa ci ha ricordato che né il sesso, l’orientamento sessuale o il colore della pelle sono in alcun modo intrinsechi al giudizio di una persona – il primo gay o il primo afro-americano o la prima donna [presidente] potrebbero fare questo o potrebbero essere ancora impantanati nella mediocrità delle loro convinzioni. Le caratteristiche identitarie possono rimanere rilevanti, ma è l’autenticità delle loro narrazioni che dovrebbe interessarci.

Sembra così che un vecchio bianco, le cui capacità comunicative si limitano a sentenziare e sbraitare, sia stato battuto da un giovane gay dalla faccia pulita e molto eloquente, quando, in realtà, quello che stiamo vedendo è una profonda battaglia ideologica tra il tentativo di distruzione del capitale, con i suoi mali associati, e la sua conservazione con qualsiasi mezzo, che si svolge all’interno di una competizione in cui la salvaguardia dello status quo è l’unico risultato accettabile.

Dopo la breve scintilla di vita nel dibattito del New Hampshire, possiamo ora tranquillamente consegnare Biden alla categoria dei morti viventi? Il candidato zombie del Comitato Nazionale Democratico si rifiuta di morire. Joe è sempre stato un vestito vuoto. Nel 1988, ha riempito il suo fustagno elegantemente drappeggiato con alcune caratteristiche biografiche di un politico britannico, Neil Kinnock, che ebbe la fantasia di plagiare. Nel 2008, ha definito il collega candidato alla presidenza Barack Obama “il primo afroamericano mainstream che è eloquente, brillante, pulito e di bell’aspetto”, offrendo uno scorcio bruciante della sua anima bianca razzista e accecante. Nonostante, o forse proprio per aver esposto questa caratteristica condivisa da una grossa fetta dell’elettorato, Barack lo ha scelto come vicepresidente. Ora, come una sorta di candidato ‘sul viale del tramonto’ del 2020, si aggrappa a caro prezzo alla coda del suo ex capo, confidando che un po’ della gravitas del presidente animerà il manichino del sarto. Dopo il suo quarto posto nell’heartland, potrebbe essere di nuovo tempo per lui di ritirare la tuta e gli occhiali da aviatore e riflettere sui grandi risultati che ha ottenuto nella sua vita [di politico] mettendo Clarence Thomas alla Corte Suprema degli Stati Uniti e suo figlio, Hunter, nel consiglio di amministrazione della Burisma Holding Ucraina.

La DNC [Comitato Nazionale Democratico] è impegnata a mantenere la finzione della democrazia americana le cui radici plutocratiche risalgono agli inizi della Repubblica, quando l’uomo allora più ricco d’America divenne il suo primo presidente per acclamazione dei suoi ricchi amici e vicini. Nel tempo, riconoscendo gli istinti progressisti dei loro argomenti, gli oligarchi hanno permesso l’espansione del diritto al voto a coloro i cui interessi non sono chiaramente quelli delle corporazioni e dei super-ricchi. Ma immediatamente dopo si sono opposti stabilendo programmi di esclusione dal diritto di voto, per lo più sotto la guida di Jim Crow, [mediante il] “gerrymandering“, il controllo delle sezioni critiche dei media, la costruzione dello stato carcerario, la limitazione dell’istruzione e delle opportunità per la classe media e per i poveri, richiedendo che il voto si svolgesse in un giorno lavorativo, stabilendo requisiti di identità pretestuosi e semplicemente purgando le “voter rolls” [liste elettorali e/o di elettori]. Questo programma compensativo di restrizioni è stato favorito, nell’ultimo decennio, dalla decisione della Corte Suprema del “Citizen’s United” che ha portato ad un’inondazione di “denaro nero” da parte di corporations, oligarchi e interessi offshore che si sono riversati nel processo elettorale.

La stessa DNC ha inaugurato una sorta di plutocrazia ‘da campionati giovanili’, in cui le sue speranze presidenziali devono essere legittimate dai loro sostenitori che gli devono inviare soldi in quantità. Il denaro come mezzo per votare è la mossa fondamentale dell’oligarca e le forze antidemocratiche della DNC l’hanno ora sostanziata nel loro farsesco processo presidenziale delle primarie.

Proprio come l’élite britannica usa la zavorra emotiva della regalia per scoraggiare la ribellione, la benestante classe dirigente degli Stati Uniti fa appello alle bardature della Costituzione, alla Carta dei Diritti, al Patto di Fedeltà e alla bandiera – tutti confusi nella nozione di ‘democrazia americana’ – al fine di reprimere ogni azione radicale che potrebbe metterli in discussione. Anche se la sua universalità è stata spremuta con forza, il ‘contentino’ del voto – la finzione di far contare la propria voce – è stato straordinariamente efficace nel garantire la quiescenza del popolo.

La roccaforte del capitale, che attua la dittatura dei ricchi e l’immiserimento della popolazione sottomessa, è sostenuto dai due pilastri gemelli del neoliberismo, il partito repubblicano e quello democratico. Le sue mura sono temprate dalle battaglie contro i fuorilegge canaglia come Bernie [Sanders], mentre personaggi come Biden hanno speso la loro carriera per aumentare le sue fortificazioni. Ma ci sono stati momenti, in quella dittatura, in cui spiragli di luce umatitaria hanno brillato attraverso le sue mura. L’ostilità al benessere dei suoi sudditi non è più scontata. Entra in scena il nostro terzo vecchio bianco, Mike Bloomberg, che viaggia sullo standard del Partito Democratico, ma che si rifiuta di giocare secondo le regole della DNC.

Almeno dai tempi di Jackson, l’America è stata costruita su una democrazia abbastanza sufficiente a garantire che le masse preservassero i sogni di Horatio Alger – credendo al mito delle uguali opportunità e della possibilità di diventare ricchi – ma mai abbastanza per sfidare il potere dei ricchi. Il duro lavoro è stato sostituito dall’istruzione come materiale di base di questi sogni, ma quest’ultima oscura il debito che il suo conseguimento spesso richiede e il lavoro di basso livello che tipicamente permette. Trader Joe’s, la catena di supermercati, richiede che tutto il suo personale abbia una laurea. Il duro lavoro conta poco in un’epoca in cui il potere d’acquisto del salario minimo è diventato insignificante. Il voto, nonostante l’epurazione dei “voter rolls” [liste elettorali e/o di elettori] e altri impedimenti alla sua pratica, rimane per molti un ottimo modo per connettersi al grande mito dell’America, gonfiando l’autostima di coloro che sono altrimenti vittime dei suoi inganni.

La ricchezza materiale, prima come terra rubata, poi come capitale industriale, e ora come controllo dell’informazione (che oggi guida le forze della produzione attraverso algoritmi alimentati da desideri di consumo in tempo reale, o click) è al centro della patologia americana di sfruttamento, estrazione, sottomissione, oppressione e devastazione del mondo naturale. La nostra presunta democrazia è stata interamente racchiusa in questo progetto storico in corso. Essa è un fattore abilitante di questi crimini contro l’umanità. È un co-cospiratore ideologico.

Bernie propone una ricetta “allopatica” per il rovesciamento di questo mondo. Suggerisce che la sua corruzione può essere cambiata attraverso l’applicazione di politiche come il ‘Medicare‘ per tutti, istruzione universitaria gratuita, nuove tasse sui ricchi, tagli al bilancio della difesa, smantellare l’agrobusiness, vietare il ‘fracking‘, e ribaltare la decisione del “Citizen’s United”. Egli comprende che il denaro è il mezzo attraverso il quale scorre tutta la corruzione. Mike Bloomberg, propone una “cura omeopatica”, per guarire ‘il simile con il simile‘ e usare il 2% della sua ricchezza, o un miliardo di dollari, per ignorare il concorso di bellezza della DNC, assumere l’imcombente miliardario e, come presidente, dal profondo della roccaforte del capitale, attuare programmi moderatamente progressisti per il miglioramento incrementale della vita civile e domestica della gente, sostenendo nel contempo l’arco pernicioso del progetto americano per altri quattro o otto anni.

Dei nostri tre vecchi bianchi, abbiamo un candidato che rifiuta di essere vincolato alle regole della DNC, un altro che potrebbe rifiutare di ungersi, e un terzo la cui candidatura è clinicamente morta.

Le idee radicali proposte dall’antico senatore caucasico, cis-maschio del Vermont – la cui offerta di candidatura fu l’ultima volta sbarrata dalla ricerca di Hillary di diventare il primo presidente donna degli Stati Uniti, ora sfidato dal gay Pete Buttigieg e dalle donne Amy Klobuchar ed Elizabeth Warren – possono rappresentare un passo avanti verso il rovesciamento dell’egemonia capitalista. Sarebbe tragico se la sua incapacità di mettere in discussione – con l’esempio personale – le percezioni sull’identità, se non fosse per confermare il valore degli anziani, dovesse in qualsiasi modo limitare le possibilità di successo della sua campagna.

La sua è l’unica voce autentica per il cambiamento.

Fonte: Three Old White Guys: Bernie, Biden and Bloomberg

6 Comments
  1. Primadellesabbie says

    Il tentativo di seguire il ragionamento di questo articolo mi ha fatto tornare alla mente il ritornello di una canzonetta degli anni ’60 (qui: Il barattolo, G. Meccia):
    https://www.youtube.com/watch?v=noLm-V3Z9hk

    In conclusione il gay sarebbe il cambiamento?
    Può darsi, ma di cosa?

  2. Tipheus says

    L’avevo detto.
    Puntuale come un orologio svizzero arriva il refrain del neo-neo-capitalismo: siamo nuovi! Abbiamo i gay, le donne e i neri!
    Ve l’ho detto. Non pensate a Biden: è un cadavere. Il false flag è Buttigieg, ma – come sempre – i pesciolini che abboccheranno sono tanti. Come con Greta.

  3. Cincinnato says

    L’articolo afferma che l’unica candidatura di cambiamento è Bernie Sanders. L’unica che si propone di rovesciare l’egemonia capitalista. Gli altri sono fuffa. Spero che sia veramente così.

  4. PietroGE says

    La inconsistenza dei partiti americani è nota da tempo. Se prima erano un aggregato di comitati elettorali senza una chiara ideologia, oggi sono uno strumento di potere delle lobby, perché quello è il luogo dove risiede il vero potere della vita pubblica americana. I politici sono ‘front men’ in questo teatro, devono interpretare in termini politici e in modo comprensibile per le masse consumistiche gli interessi costituiti. C’è il complesso militare-industriale, le grandi corporations, la finanza, e poi la famosa lobby etnico-religiosa, interessata in modo particolare (ma non solo) nel Medio Oriente. I politici devono barcamenarsi in questo labirinto chiedendo soldi a destra e a manca e rendendosi quindi marionette di coloro che pagano. Per la politica vera e propria rimangono le briciole.
    Basta che qualcuno intenda deviare dai binari costituiti e si scatena l’inferno, vedere ad esempio cosa è successo quando Trump ha deciso di costruire un muro al confine con il Messico. Al vero elettore democratico che osserva il team di candidati per la presidenza del Partito Democratico cadono le braccia ( e non solo quelle) a terra. Un miliardario che non sa che fare, un ex politico bollito e un Corbyn americano che imita il Labour britannico e che sarà sconfitto allo stesso modo. Più il gay che non dice niente se non banalità e qualche rappresentante del sesso femminile. Trump ha gioco facile e se viene sconfitto se la deve prendere solo con se stesso perché il Partito Democratico americano ha fatto di tutto per farlo vincere.

  5. Nightwhisperer says

    Vedrete che alla fine sarà Bloomberg: tra tycoon si intendono.

  6. Divoll79 says

    Sanders rappresenta la lobby piu’ lobby di tutte.

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