Home / ComeDonChisciotte / TRANSITION TOWN: UNO SGUARDO OLTRE IL PICCO

TRANSITION TOWN: UNO SGUARDO OLTRE IL PICCO

DI SARAH LEWIS
The Guardian

Descritto come “un esperimento sociale su vasta scala”, il movimento Transition Town offre idee positive per uno stile di vita a basse emissioni di CO2

Quando Waterstone’s [importante catena inglese di librerie, n.d.t.] ha recentemente chiesto a 150 parlamentari quali fossero state le loro letture estive preferite, al quinto posto nella lista/graduatoria vi era un libro di un gruppo ambientalista che soli due anni prima quasi nessuno aveva sentito nominare. Ma nel frattempo, il movimento Transition Town è passato da un’idea nata in un’aula scolastica a una rete internazionale in espansione, che secondo molti possiede alcune delle risposte ai nostri problemi ambientali.

L’idea che sta dietro alle transition towns è semplice: se credete che i governi non prenderanno provvedimenti significativi per affrontare il cambiamento climatico e il “picco del petrolio”, allora potete riunirvi insieme come comunità per fare qualcosa in merito.

È un’idea che sta ottenendo sempre maggiori consensi. La scorsa settimana ha visto tenersi il secondo anniversario dell’istituzione della prima transition town, a Totnes, nel Devon, nonché l’arrivo della centesima, Fujino in Giappone. Comunità che hanno preso l’impegno di uscire dalla dipendenza dal petrolio e convertirsi, nell’arco di un periodo compreso tra 10 e 20 anni, da un’economia ad alte emissioni di anidride carbonica ad una a basse emissioni. Nel frattempo, vi sono 900 “mullers” [il verbo to mull significa rimuginare, riflettere. n.d.r.], persone che pensano di costituire la propria “zona franca”, compreso Ambridge, il villaggio immaginario della [trasmissione] Archers di Radio 4.Tutto iniziò nel 2003 con Rob Hopkins, il quale, mentre dava lezioni sul vivere sostenibile a Kinsale, west Cork, lavorò con la sua classe per redigere un piano d’azione energetico in risposta ai problemi posti dall’avvento del picco di produzione del petrolio. Esso è stato adottato dal consiglio locale, di cui è diventato una politica pubblica, e quando è ritornato in Inghilterra per portare a termine il proprio dottorato, Hopkins ha dato il via a Transition Town Totnes.

“Questo non è assolutamente quello che mi aspettavo”, afferma. “Si tratta di un’idea semplice e di una frase: forse il futuro potrebbe essere così, perciò qui ci sono alcuni strumenti che potreste dover utilizzare. Ma c’è qualcosa a riguardo che colpisce più di tutti, che fa davvero presa sulle persone. In questa situazione ci ritroviamo tutti quanti insieme – è una sfida che ci richiede di stare insieme come non mai, anziché dividerci sempre di più. Ricostruire le nostre comunità sarà di fondamentale importanza nei prossimi 10-15 anni.”.

Transition Network, l’ente coordinatore, afferma tranquillamente che non si sa se esso funzionerà. “È un esperimento sociale su vasta scala”, afferma il suo sito Internet. Ma offre alle comunità una guida in dodici fasi per un’economia a basse emissioni di anidride carbonica. La prima fase è l’istituzione di un comitato di corrdinamento che porti avanti il progetto. Le fasi che vanno dalla seconda all’undicesima riguardano l’incremento della consapevolezza, l’istituzione di gruppi di lavoro per discutere di argomenti come il cibo e i combustibili, e la creazione di rapporti con gli enti locali. La dodicesima fase prevede la creazione di un unico piano d’azione energetico.

A Lewes, nell’East Sussex, la co-fondatrice del transition group, Adrienne Campbell, afferma: “Farlo con altre persone è davvero importante – questo modo di agire è come un’avventura, una sfida collettiva. Se osservi i temi da solo, può davvero distruggerti”.

L’iniziativa di Lewes ha preso il via quando cinque persone si sono messe insieme e ne hanno coinvolte un altro centinaio per un anno di conversazioni e proiezioni dedicate al picco del petrolio e ai cambiamenti climatici. Attualmente si occupano di organizzare giornate “di riqualificazione”, insegnando a rammendare vestiti, a ricercare il cibo e a lavorare la terra – abilità che abbiamo perso ma di cui potremmo aver bisogno di nuovo in un futuro di vacche magre. Circa 20 gruppi di lavoro si incontrano regolarmente per decidere come vogliono che le cose cambino. Un rapporto costante con il consiglio comunale assicura che le loro idee non restino sulla carta ma si concretizzino.

Il gruppo di lavoro originario ha ora costituito l’Ouse Valley Energy Services Company Ltd, e grazie all’aiuto di finanziamenti governativi produce in grande quantità nella zona tecnologie per le energie rinnovabili.

I progetti per il futuro di Lewes seguono il percorso di Totnes, che lo scorso anno ha lanciato la propria valuta, accettata solo dalle aziende del posto, per sostenere l’economia locale e per fare in modo che le persone inizino a pensare al modo in cui spendono il denaro.

L’intera cosa è stata descritta come “una festa più che una marcia di protesta”, ed è a questa formula che Hopkins attribuisce il successo del movimento. “Esso ha un’attitudine positiva e non parte cercando di identificare i colpevoli. Guarda a quali sono le opportunità legate al picco del petrolio e ai cambiamenti climatici, non ai problemi”.

Campbell crede così fortemente nell’idea che ha iniziato a lavorarci sopra a tempo pieno e senza stipendio, fornendo sostegno ai gruppi che stanno nascendo nel sud ovest dell’Inghilterra. La regione, racconta, è stata particolarmente stimolata dal movimento Transition Town, con un numero di gruppi che si stanno costituendo compreso tra 40 e 50.

Nella città in transizione Brighton and Hove, John Bristow, uno dei membri del comitato di coordinamento, afferma: “L’elemento chiave è il fatto che stiamo incrementando la resilienza di fronte agli shock futuri. I tempi stanno diventando più duri con problemi legati all’approvvigionamento di cibo d energia. Se le persone affrontano ciò e lavorano insieme, si crea una comunità più forte. Abbiamo bisogno di esperienze condivise per portarci avanti, per renderci conto che, piuttosto che aspettare, possiamo prepararci per il futuro, o creare il futuro che vogliamo”.

Il movimento sta rapidamente andando oltre la propria base. Il governo scozzese ha concesso fondi per incoraggiare le iniziative di transizione, e in luglio il consiglio del distretto del South Somerset ha approvato un documento in cui “appoggia totalmente il movimento Transition Town e sottoscrive i principi contenuti negli obiettivi dell’organizzazione”. Ha promesso di offrire il proprio sostegno a tutti coloro che desiderino aderire all’iniziativa, con lo scopo di diventare il primo distretto in transizione.

Infine, è l’ottimismo a dare slancio al movimento. Esso è pieno di persone che, piuttosto che temere la minaccia dei cambiamenti climatici e del picco del petrolio, li vedono con un senso di attesa come una sfida esaltante e una ragione per scoprire valori che sono meno tangibili di una nuova automobile o di un televisore a schermo piatto, ma sono incommensurabilmente più preziosi.

“Il modo in cui stiamo agendo attualmente non sta funzionando”, sostiene Hopkins. “Durante l’era del petrolio, il successo e il benessere sono stati misurati in base alla quantità di petrolio che si utilizzava. Ma ora le persone si stanno rendendo conto che nel futuro la prosperità del luogo dove vivono dipenderà dal loro non essere vulnerabili dal petrolio. L’immaginazione che entra in campo quando le persone si rendono conto di ciò è straordinaria, e il vedere ciò in comunità in ogni angolo del paese induce umiltà. È quel che mi dà speranza per il futuro”.

Titolo originale: “A peak into the future”

Fonte: http://www.guardian.co.uk
Link
10.09.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANDREA B.

Pubblicato da Das schloss