Spregevoli affaristi

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Periodicamente i pennivendoli tirano fuori la storia del giro d’affari che ruoterebbe intorno ai “no vax”. Lo fanno, alla resa dei conti, quando hanno esaurito gli altri argomenti: parte un ordine dall’alto e i cani prendono ad abbaiare.  In base a questo stantio teorema, dietro la proliferazione di siti, gruppi e canali che esprimono una visione critica rispetto alla narrazione covidista,  ci sarebbe la longa manus di qualche furbacchione che speculerebbe su queste tragiche faccende diffondendo panzane presso un pubblico credulone. In base ad una “ricerca” condotta dal “Center for Countering Digital Hate (Centro per la Lotta all’Odio Digitale; per rendere l’idea, La Stampa, che ha ripreso la “notizia”, ha scritto “health”, “salute”, al posto di “hate”, “odio”) negli Stati Uniti, ci sarebbe un gruzzolo di 36 milioni di dollari l’anno intorno alla “propaganda no vax”, ed a spartirsi questo malloppo sarebbero 12 pericolosi individui (gli apostoli?), fra i quali Joseph Mercola, i cui ottimi scritti sono puntualmente tradotti da Comedonchisciotte da un anno a questa parte. Appena due giorni fa, per dire, sempre La Stampa, in un articolo firmato da Gianluca Paolucci, stimava in 50 miliardi (di euro) quella che lo stesso quotidiano torinese descriveva come “la grande torta dei vaccini anti-Covid”. Ciò nonostante, gli spregevoli affaristi si troverebbero dall’altra parte della barricata: ormai abbiamo fatto il callo a queste acrobazie. Allo stesso tempo, la manipolazione non sarebbe quella vile e martellante portata avanti dal coro massmediatico, ma quella prodotta dalla flebile voce di qualche dissidente al quale hanno oscurato tutti i profili “social”. Detto questo, bisogna comunque sottolineare che pure fra i (presunti e sedicenti) “no vax” abbondano ciarlatani che vendono amuleti, spacciatori di intrugli salvifici, opportunisti che cercano di spillare soldi in ogni modo, ma stiamo parlando di pochi spicci, e riconoscere le truffe è davvero alla portata di chiunque. Paragonando questi ladruncoli ai Ladroni che rubano il futuro dei popoli, viene in mente la conclusione del monologo (noto come “L’elogio del ladro”) declamato da Gigi Proietti nel film “La proprietà privata non è più un furto” del 1973: “è a noi che la società deve l’ordine costituito e l’equilibrio sociale, perché noi, rubando allo scoperto, copriamo e giustifichiamo i ladri che operano coperti dalla legalità”.

 

 
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