Sorveglianza e controllo: la nostra società è un carcere

Il panopticon di Foucault: siamo osservati

La teoria del panopticon  del filosofo francese Paul-Michel Foucault si riferisce ai meccanismi di sorveglianza e controllo che incombono sulla società e che hanno portato a una profonda paura di allontanarsi dalle norme o dalla disciplina prestabilite.

Sorveglianza e controllo la nostra società è un carcereIl panopticon di Foucault fa riferimento a una tesi del filosofo francese su potere, controllo e dominio. In senso stretto, un panopticon è un edificio in cui si trova un posto di sorveglianza centrale capace di tenere sotto controllo l’intero perimetro. Ciò significa che chiunque si trova nel panopticon può osservare quello che succede intorno a lui. L’osservatore non è tuttavia visibile agli osservati.

La teoria del panopticon di Foucault propone un concetto analogo, ma da un punto di vista più simbolico e astratto. Secondo Foucault, la società è regolata da un meccanismo simile a quello del panopticon, che sostanzialmente corrisponde ai meccanismi che regolano le carceri.

I meccanismi di sorveglianza e controllo nella società sono però molto più sofisticati e impercettibili di quelli di una prigione. Esistono dei punti focali di osservazione da cui viene controllato tutto quello che facciamo, ma questi passano inosservati o vengono accettati senza resistenza. Il concetto di base della teoria del panopticon di Foucault è che siamo costantemente osservati e controllati.

Il panopticon di Foucault e la società disciplinata

Per Foucault, il corso della storia ha portato all’istituzione di una società disciplinata. In altre parole, una società che si muove attorno ai comandi e all’ubbidienza. Il fattore che rende tutto ciò possibile è la vigilanza, esemplificata dalla teoria del panopticon.

Nella società disciplinata si cerca di standardizzare il comportamento delle persone. Per raggiungere questo obiettivo, vengono implementati una serie di premi e punizioni. Chi è conforme alla norma viene premiato, mentre chi se ne allontana viene punito.

Se tutti gli individui la pensano più o meno allo stesso modo, è più facile esercitare il controllo su di loro. Al tempo stesso, è possibile controllarli standardizzando le loro menti.

Un esempio di questo sistema sono gli esami di stato comuni in molti paesi: tutti gli studenti devono sottoporsi a essi e otterranno un punteggio in base alla loro performance. Sulla base di questo punteggio, vengono acquisiti o persi dei privilegi.

Il voto uniforma tutti e determina un posto all’interno del sistema. Gli esami sono anche uno strumento di monitoraggio dell’apprendimento, ma non sono di certo il mezzo ideale per valutare la conoscenza.

Il filosofo francese Paul-Michel Foucault (1926-1984)

La sorveglianza invisibile

La teoria del panopticon di Foucault stabilisce che chi osserva è invisibile agli osservati, esercitando un potere astratto e impreciso, che viene applicato in molti modi. Prendiamo ad esempio un’azienda.

Forse un dipendente non vedrà mai personalmente il capo, ma questi esercita comunque un controllo su di lui, a volte di persona, a volte attraverso le telecamere presenti all’interno delle strutture, ecc. Il dipendente è visibile al capo, che ne controlla i tempi e i movimenti, ma non avviene il contrario.

Uno degli aspetti maggiormente enfatizzati da Foucault è proprio il controllo del tempo e dei movimenti delle persone. Questo tipo di controllo viene praticato a scuola, al lavoro e in varie istituzioni e ambienti. Le persone devono attraversare determinati spazi e non altri; devono sedere o stare in piedi; devono anche regolare il loro tempo in base a regole prestabilite.

Forse molti pensano che sia perfettamente normale, nonché giusto al fine di mantenere l’ordine sociale. Tuttavia, non in tutte le epoche della storia né in tutte le società è esistita questa ossessione per il controllo e per la disciplina.

Autocontrollo e autocensura nel panopticon di Foucault

Foucault sostiene che non viviamo più in un’epoca in cui è necessaria la punizione fisica per costringere le persone ad agire come vogliono i padroni.

La società di oggi ha normalizzato tutto. Ha determinato il bene e il male, in molti casi in modo totalmente arbitrario. Ciò finisce per invadere anche gli aspetti più intimi della vita umana, come la sessualità.

Sorveglianza e controllo: la nostra società è un carcereIl messaggio simbolico veicolato dalle grandi istituzioni quali la scuola, lo Stato, i media e la chiesa è così potente che le stesse persone controllate collaborano all’esercizio del potere mediante l’autocontrollo e l’autocensura. Soprattutto perché temono una sanzione, o semplicemente di rimanere esclusi.

Foucault non è arrivato a vedere gli impressionanti sviluppi tecnologici in termini di sorveglianza che viviamo oggi. Il problema, dunque, ha superato ogni immaginazione.

L’informatica rende possibile un controllo costante di ognuno di noi. Lo sappiamo e questo ci fa provare una vaga paura.

Al contempo, però proviamo un forte desiderio di non essere diversi dagli altri, di omologarci a tutto il resto. Sembra proprio che la teoria del panopticon sia diventata realtà.

Il sistema educativo è un mezzo politico per mantenere o modificare l’adeguatezza dei discorsi, con le conoscenze e i poteri che ne derivano.”

Michel Foucault

BIBLIOGRAFIA

Jay, M. (2007). ¿ Parresía visual? Foucault y la verdad de la mirada. Estudios visuales: Ensayo, teoría y crítica de la cultura visual y el arte contemporáneo, 4, 7-22.

Da lamentemeravigliosa.it – Link fonte primaria: https://lamenteemeravigliosa.it/il-panopticon-di-foucault-siamo-sempre-osservati/

Scelto e pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

PER APPROFONDIRE LA TEMATICA – Bibliografia principale

Jeremy Bentham, Panopticon ovvero la casa d’ispezione, a cura di Michel Foucault e Michelle Pierrot, Marsilio 1983

Michel Foucault, Sorvegliare e punire. Nascita della prigione, Einaudi 1975

 

2 Commenti
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Nightwhisperer
Nightwhisperer
13 Agosto 2020 19:23

Nelle società primitive il controllo e conseguente dominio era finalizzato alla sopravvivenza non meno di quanto accade oggi in maniera molto più complessa.
Chissà se i primitivi si sentivano oppressi o invece tutelati dall’organizzazione sociale cui appartenevano. Chissà se oggi i neoprimitivi si sentono tutelati oppure oppressi.

gix
gix
14 Agosto 2020 7:47

Nella consuetudine del vivere quotidiano, il controllo globale è indubbiamente sempre più presente ed invasivo, grazie a mezzi e tecnologie sempre più sofisticate. Buona parte della gente però, anche se non si rende conto del controllo psicologico sottilmente presente in certi ambiti, come per esempio l’appartenenza ai social, è comunque ormai, magari inconsapevolmente, cosciente dell’asfissiante e continua attenzione a misure di prevenzione, di cosi detta sicurezza e di monitoraggio delle proprie azioni, cose che non sempre sono giustificate dalla realtà dei fatti: da questo punto di vista il virus è una perfetta prova sul campo di quanto, e fino a che punto, i controlli possano realmente passare inosservati ed essere accettati dalla gente come parte della normalità. Ma qualcosa non torna, per quanto ne sappiamo la nostra stessa esistenza su questo pianeta potrebbe essere una forma di controllo e di inquadramento delle nostre coscienze, con un osservatore che da qualche parte verifica che nessuno abbia veramente voglia di scappare. D’altronde il controllo vero è quello che non consente il minimo pensiero sulla consapevolezza di essere tenuti per l’appunto sotto osservazione, mentre noi nel nostro piccolo, siamo persino qui a domandarci se esiste tale possibilità.