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SOLO UNA SVISTA ?


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L’esercito americano continua a tacere sui caduti

Due eventi degli ultimi giorni confermano ancora una volta che l’esercito statunitense riporta volutamente solo una parte delle proprie perdite, in modo da non fomentare ulteriormente la crescente pressione dell’opinione pubblica negli USA di fronte ai 2016 soldati americani di cui si è ufficialmente dichiarata la caduta.

Il sito ICasualties.org tiene una statistica dettagliata sulle perdite delle truppe di occupazione in Iraq. Attraverso un monitoraggio continuo del numero complessivo di soldati americani feriti in Iraq (il ministero della difesa statunitense non fornisce ulteriori informazioni) il sito riesce perlomeno a calcolare il numero settimanale di quelli che vengono dichiarati feriti.
Per il periodo dal 19 ottobre al 25 ottobre 2005 il numero dei soldati americani feriti a tal punto, da non poter ritornare in servizio dopo 72 ore era di 40. Venerdì però ICasualties ha pubblicato un breve annuncio che in questo caso si trattava di una cifra che era stata corretta.

In realtà il numero di questi soldati gravemente feriti era salito di 678 soldati americani tra il bollettino del ministero della difesa americano del 19 ottobre e quello del 26 ottobre.

Il 28 ottobre il ministero della difesa degli Stati Uniti ha modificato l’annuncio senza aggiungere commenti, in maniera che per il periodo venissero dichiarati solo 40 soldati americani feriti gravi.


Uno screenshot di venerdì scorso del sito

A causa del numero di partenza del 19 ottobre, e cioè 6.733 soldati feriti gravemente, si può escludere a tutti gli effetti che si sia trattata di una semplice “inversione di cifre”. La discrepanza tra 40 e 678 soldati feriti sembra immensa e l’unica spiegazione plausibile, oltre alla possibilità che i numeri possano essere stati appositamente ridotti e pubblicati come veri dei numeri sbagliati, sarebbe che il “678” sia stato solo una “cifra provvisoria”, che inavvertitamente non è stato sostituito dal numero giusto. Comunque, sia dal punto di vista matematico che da quello logico, soprattutto in base alle tabelle di calcolo che sicuramente sono alla base di queste statistiche, se si deve usare una “cifra provvisoria” probabilmente ci si serve dello “0”.

Inoltre il “Bollettino della Resistenza Irachena ” (IRR, Iraqi Resistance Report) parla di così tanti attacchi e combattimenti violenti, da far sembrare completamente impossibile il numero riportato. Infatti il 19 ottobre la base americana ad al-Habbaniyah è stata colpita da sei granate di mortaio, che hanno scatenato ulteriori esplosioni. Lo stesso giorno l’aeroporto di Baghdad, un’altra importante base delle milizie americane, è stato attaccato con “più di nove missili”, come anche la “Zona Verde” di Baghdad con quattro 120 millimetri, e più tardi con due granate di mortaio dalle dimensioni sconosciute. Il quartier generale dei Marine statunitensi a Tikrit è quindi stato bombardato per 15 minuti con dei missili.

Il 20 ottobre poi, alcune postazioni USA nella città di Fallujah sono state attaccate con dieci granate di mortai da 120 millimetri e tre missili Katyusha. Altre due sedi principali dell’esercito americano sono state colpite anch’esse da quattro o addirittura cinque granate di mortaio. Secondo l’IRR anche il magazzino statunitense nell’aeroporto di Kirkuk è stato bombardato con 11 granate di mortaio.

Dopodiché venerdì sono stati attaccati la base USA al-Warrar a Ramadi con quattro missili Katyusha e anche il magazzino provvisorio americano a Fallujah con sette granate di mortaio.

Il giorno successivo la base americana ad as-Siniyah è stata colpita da tre granate di mortaio da 120 millimetri.

Domenica 23 ottobre la base statunitense nei pressi della città ar-Rutbah è stata attaccata con due missili Katyusha, di cui uno ha colpito l’obiettivo.

Lunedì l’attacco con cinque granate di mortaio si è concentrato su “un gruppo di soldati USA nella zona di Barwanah nella zona est di al-Hadithah”. Durante la notte precedente i soldati americani e le forze della resistenza avevano combattuto per un’ora. L’indomani mattina su un trattore per semirimorchio sono stati trovati tre automezzi dell’esercito americano distrutti. Sempre secondo il bollettino anche la base statunitense ad al-Habbaniyah è stata attaccata un’altra volta con sei granate di mortaio da 120 millimetri. Lo stesso giorno c’è stato anche l’attacco all’Hotel Palestine a Baghdad, nel quale in base ai racconti è stato distrutto un cingolato blindato “Bradley” – senza comunque che gli USA denunciassero delle perdite.

Stando ai “Bollettini della Resistenza Irachena” in numerosi altri casi soldati americani hanno perso la vita o sono stati feriti da bombe ed altri attacchi su singoli automezzi, pattuglie e convogli.

Un’ulteriore conferma del fatto che l’esercito americano non dichiara assolutamente tutti i soldati uccisi.

Così giovedì scorso la Kuwait News Agency (KUNA), basandosi su testimonianze oculari, ha riportato che durante l’attacco “suicida” in un’auto della scorta dell’esercito USA nella città di Baqubah sono stati uccisi, oltre a 4 iracheni, anche 3 soldati americani. Cosa che è stata ripetuta anche nel “Bollettino della Resistenza Irachen”, anche se in quest’ultimo si parla di tre soldati americani uccisi e di solo 3 civili feriti. In una prima breve notizia anche la Associated Press aveva parlato di tre soldati statunitensi uccisi.

D’altro canto il ministro della difesa americano per il 20 ottobre ha riportato
un unico caso, in cui soldati USA sono stati uccisi da una bomba. Si tratta di un incidente in cui una bomba, e non un’autobomba, è esplosa vicino a Nasser Wa Salama uccidendo il Maresciallo Richard T. Pummill, il Caporal Maggiore Andrew D. Russoli e il Caporal Maggiore Steven W. Szwydek. Il luogo si trova alla periferia di Fallujah, ad ovest del paese.

Da quella data l’esercito statunitense non ha riportato altri decessi di militari americani né morti in attacchi suicidi, né morti a Baqubah.

Fonte: http://www.freace.de/
Link: http://www.freace.de/artikel/200510/291005a.html
29.10.2005

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da Olimpia Bertoldini

Pubblicato da Olimpia