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S. HERSH, UN GIORNALISTA PARLA DI TREMENDI DELITTI E NESSUNO SE NE ACCORGE

DI TOM ENGELHARDT
TomDispatch

Vediamo se ho capito bene. Forse due anni fa un incontro “informale” tra “veterani” dello scandalo Iran-Contra degli anni 80 che occupano posizioni nell’amministrazione Bush vide la presenza del vice consigliere alla sicurezza nazionale Elliott Abrams. Vennero discusse le lezioni imparate da quel labirintico, segreto e illegale affare di armi-in-cambio-di-denaro-in-cambio-di-armi che coinvolgeva israeliani, iraniani, sauditi e i Contras del Nicaragua, tra gli altri – ed era volto a evadere l’emendamento Boland, un tentativo approvato dal Congresso di mettere fuorilegge l’assistenza dell’amministrazione Reagan ai Contras anticomunisti. Per quel che riguarda l’imbrogliare il Congresso, hanno concluso i veterani dell’ Iran-Contra, la complessa operazione era stata un successo – e avrebbe funzionato molto meglio se la C.I.A. e i militari fossero stati tenuti al di fuori del giro e l’intera cosa fosse stata gestita dall’ufficio del vice presidente.

In seguito, alcuni di questi cospiratori, ancora una volta con l’appoggio finanziario e l’aiuto di sauditi (e probabilmente degli israeliani e dei britannici) hanno iniziato a gestire un’operazione simile, volta ad evitare l’indagine del Congresso e qualunque tipo di responsabilità pubblica, questa volta dall’ufficio del vice presidente Cheney. Si sono immersi in “pozze di fondi neri”, forse rubati dai miliardi di dollari di petrolio iracheno di cui non è mai stato reso conto dall’inizio dell’occupazione americana. Parte di questi fondi, così come quelli sauditi, sono stati evidentemente girati, tramite il governo libanese a guida sunnita del primo ministro Fouad Siniora, a quel tipo di gruppi jihadisti (“alcuni legati ad al Qaeda”) i cui membri potrebbero normalmente temere di finire a Guantanamo, e a un gruppo, o più gruppi, legati alla fondamentalista Fratellanza Islamica.

Tutto ciò veniva fatto come parte di un “cambio di sponda” nelle politiche mediorientali dell’amministrazione Bush, volto ad aizzare gli amichevoli regimi sunniti contro lo sciita Iran, così come contro Hezbollah, Hamas e il governo siriano – e per lanciare operazioni segrete volte a minare, far indietreggiare o distruggere tutti quelli elencati sopra. Nonostante il fatto che l’amministrazione Bush sia in guerra con l’estremismo sunnita in Iraq (e più in generale nella Guerra Globale al Terrorismo), nonostante il suo appoggio al governo in maggioranza sciita, alleato dell’Iran, che essa ha portato al potere in Iraq, e nonostante il suo disprezzo per la guerra civile tra sunniti e sciiti in tale paese, alcuni dei suoi maggiori funzionari potrebbero stare incoraggiando una ben maggiore divisione tra sunniti e sciiti nella regione.

Immaginate. Tutto ciò e molto di più (comprese notizie di sconfinamenti dell’esercito Usa in Iran, nuovi preparativi che permetterebbero a George W. Bush di ordinare un massiccio attacco aereo su tale paese con un preavviso di sole ventiquattr’ore, e un breve periodo-finestra questa primavera quando il terrificante potere di quattro gruppi di battaglia di portaerei Usa potrebbe essere a disposizione del presidente nel Golfo Persico) è stato rivelato, spesso con notevoli dettagli, appena una settimana fa in “The Redirection,” un articolo di Seymour Hersh per il New Yorker. Hersh, l’uomo che per primo rivelò la storia di My Lai nel periodo della guerra del Vietnam [uno dei tanti massacri di civili operati dai soldati USA in Vietnam n.d.t.], non si è mai ritirato dal gioco da allora. In anni recenti, dallo scandalo di Abu Ghraib in poi, egli ha continuamente pubblicato notizie esplosive sui piani e le azioni dell’amministrazione Bush.

Immaginate inoltre che Hersh è andato a Democracy Now!, Fresh Air, Hardball con Chris Matthews, e a CNN Late Edition con Wolf Blitzer e ha illustrato queste affermazioni e rivelazioni, alcune delle quali sembrano a prima vista infrazioni illegali e passibili di impeachment se fossero fatte risalire al presidente o al vice presidente.

Ora immaginate le conseguenze: titoli in prima pagina; editoriali in tutta la nazione che richiedono risposte, interrogazioni al Congresso, o persino l’incarico a un procuratore speciale di indagare su alcune delle affermazioni; vagonate di articoli di commento da parte dei maggiori editorialisti del paese che fanno domande, pretendono risposte e ci ricordano la storia dell’ Iran-Contra; coraggiosi giornalisti appena sguinzagliati dai media, in piedi alle conferenze stampa della Casa Bianca e del Dipartimento della Difesa per richiedere maggiori informazioni sulle varie accuse di Hersh; richieste al Congresso di interrogazioni e indagini sul perché i rappresentanti del popolo siano stati lasciati totalmente al di fuori del giro.

Uh…

Tutto quello che dico è: se è successo qualcosa del genere, non sono stato capace di scoprirlo. Per quel che posso dire, nessuno nei maggiori media ha anche solo accennato alla questione dell’ Iran-Contra o alla possibilità che una vasta e segreta operazione mediorientale, probabilmente illegale e basata su fondi rubati e denaro saudita, venga condotta dall’ufficio del vice presidente. Potete certamente trovare alcuni articoli o resoconti su “The Redirection” – tutti incentrati solamente sul possibile avvicinamento di una guerra con l’Iran – e una strana citazione di esso in rete; ma nulla di più, nulla che crei un terremoto o salti agli occhi; di fatto non un solo ovvio editoriale o pezzo di commento nei media mainstream; nessuna domanda giornalistica posta pubblicamente all’amministrazione; nessun urlo di orrore da parte del Congresso; non una sola richiesta di indagine o interrogazione su alcuna delle rivelazioni di Hersh, nemmeno una sola espressione della paura che potremmo stare assistendo, nei nostri giorni, al seguito dell’affare Iran-Contra.

Ciò, mi sembra, costituisce una notevole mancanza di reazioni ad affermazioni che, se vere, dovrebbero gravemente preoccupare il Congresso, i media e la nazione. Ammettiamo pure che gli articoli di Hersh sul New Yorker sono privi di fonti e pieni di riferimenti a funzionari anonimi (“ un ex ufficiale anziano dell’intelligence”, “un consulente del governo Usa con stretti legami a Israele”). Nondimeno Hersh utilizza da tempo con grande efficacia le sue fonti nella comunità dell’intelligence e nell’esercito. Indubbiamente la mancanza di fonti rende difficile per altri giornalisti proseguire le inchieste, sebbene si possa pensare che quando si parla di giornali quali il Washington Post e il New York Times questi abbiano le loro fonti a Washington a cui chiedere delle affermazioni di Hersh. E, naturalmente, editorialisti, commentatori, editori, rappresentanti al Congresso, e giornalisti delle conferenze stampa dell’amministrazione non devono fare alcun inghippo per affrontare questi argomenti. (Considerate ad esempio la conferenza stampa alla Casa Bianca del 10 aprile 2006, quando in effetti un giornalista chiese una domanda basata su un precedente articolo di Hersh sul New Yorker). Per quel che ne so io non vi sono state smentite dell’articolo di Hersh o alcuna insinuazione che possa essere inaccurato o sbagliato. Solo l’equivalente di una gigantesca e collettiva alzata delle magre spalle dei media.

Dal momento che la risposta al notevole pezzo di Hersh è stata così tiepida nei luoghi dove avrebbe avuto un peso, lasciatemi riprendere solo alcune delle maggiori questioni sollevate dal suo articolo.

“Interferenze” in Iran

Da almeno un mese la nostra stampa e i telegiornali sono stati imbottiti di titoloni e storie da prima pagina che riferivano (e più raramente mettevano in dubbio) le affermazioni da parte dell’amministrazione Bush sulle “interferenze” e i “boicottaggi” iraniani in Iraq (dove i portavoce dell’esercito Usa si riferiscono regolarmente ai ribelli iracheni che essi combattono chiamandoli “forze anti-irachene”). Dal momento in cui Hersh ha pubblicato “Plan B” sul New Yorker nel giugno 2004, in cui affermava che gli israeliani stavano “gestendo operazioni segrete nelle aree curde di Iran e Siria”, egli è stato dall’altra parte della barricata.

Nell’articolo “The Coming Wars” del gennaio 2005 egli ha riferito che l’amministrazione Bush, come gli israeliani, ha iniziato a “condurre missioni segrete di ricognizione all’interno dell’Iran almeno sin” dall’estate del 2004. In “The Iran Plans,” dell’aprile del 2006 egli ha riferito che l’amministrazione Bush era ansiosa di mettere l’ “opzione nucleare” tra le possibilità di un qualche futuro assalto aereo contro gli stabilimenti nucleari iraniani (e che qualcuno al Pentagono, fortemente contrario, aveva almeno temporaneamente ostacolato la pianificazione di un possibile uso di bombe nucleari anti bunker in Iran). Egli ha anche riferito che unità di combattimento americane erano sul terreno in Iran, segnando gli obiettivi per un futuro attacco aereo, e ha citato una fonte senza nome che ha affermato che essi stavano anche “lavorando con minoranze in Iran, tra cui gli azeri nel Nord, i baluci nel Sud-est e i curdi nel Nord est. I soldati ‘stanno studiando il terreno, elargendo denaro a gruppi etnici, e reclutando guide tra le tribù o tra i pastori locali,’ ha affermato il consulente. Un obiettivo è avere ‘occhi sul terreno’… L’obiettivo più ampio, ha detto il consulente, è di ‘incoraggiare tensioni etniche’ e minare il regime”.


[L’attentato in Iran che ha ucciso 11 guardie rivoluzionarie a Zahedan]

In “The Redirection,” egli ora afferma che, per cercare un indietreggiamento degli iraniani e un possibile cambio di regime, “i militari americani e le squadre per le operazioni speciali hanno aumentato le loro attività in Iran per raccogliere intelligence e, secondo un consulente del Pentagono per il terrorismo e l’ex ufficiale anziano dell’intelligence, hanno anche attraversato il confine [iraniano] alla ricerca di agenti iraniani provenienti dall’Iraq”. Nella sua intervista via radio a Democracy Now!, egli ha aggiunto: “[S]iamo stati profondamente coinvolti, con gli azeri, i baluci e i curdi iraniani, in attività terroristiche all’interno del paese… e, naturalmente, gli israeliani sono stati coinvolti in molte di queste cose attraverso il Kurdistan… l’Iran ha avuto una specie di serie di minori guerre, il governo iraniano, perché… hanno una parte significativa della popolazione composta da minoranze. Non tutti lì sono persiani. Se sommate gli azeri, i baluci e i curdi ottenete qualcosa come il 30%, o forse persino il 40%, del paese”.

In aggiunta egli ha riferito che “uno speciale gruppo di pianificazione è stato creato negli uffici degli Stati Maggiori Riuniti, con l’incarico di creare un piano di bombardamento per l’Iran che possa essere implementato, su ordine del presidente, entro 24 ore”, e che il suo nuovo incarico era di identificare non solo gli stabilimenti nucleari e gli obiettivi per un possibile cambio di regime, ma “obiettivi in Iran che potrebbero essere coinvolti nell’appoggio o nell’aiuto di militanti in Iraq”.

Anche non ci fosse altro nel più recente articolo di Hersh, tutte queste sarebbero già delle notizie significative – se non ci capitasse di vivere in un pianeta imperiale a senso unico in cui l’ “interferenza” iraniana nell’ Iraq (americano) è uno scandalo, ma operazioni segrete Usa in Iran, e piani per devastarlo militarmente, sono le normali questioni a cui si replica con un “ah si?”. I nostri rivenditori mainstream di notizie generalmente non considerano la questione della nostra “interferenza” in Iran degna di essere riferita, né i nostri intellettuali di regime la considerano una materia degna di speculazione o considerazione; né probabilmente diventerà uno dei temi principali di discussione in un Congresso in cui i più influenti democratici hanno regolarmente fiancheggiato l’amministrazione Bush nelle posizioni guerrafondaie sull’ Iran.

All’estero potete leggere delle operazioni americane, di cui si parla, che dal Pakistan e dall’Afganistan mirano a mettere in agitazione le minoranze iraniane quali i baluci, e su possibili operazioni per creare dissensi all’interno delle minoranze arabe nell’ Iran meridionale vicino al confine iracheno – gli iraniani sembrano dare la colpa ai britannici, i cui soldati sono nell’Iraq meridionale, per alcune di queste (un’accusa fortemente negata dall’ambasciata britannica a Teheran) – ma qui non è un argomento di grande interesse.

Negli ultimi mesi, infatti, diverse bombe sono esplose nelle regioni delle minoranze dell’Iran. Queste esplosioni sono state riportate da noi ma farete una grossa fatica a trovare ciò che gli iraniani hanno detto su di esse. E la possibilità che qualcuna di queste potrebbe rivelarsi parte di una segreta campagna Usa (o anglo americana) per destabilizzare il regime fondamentalista iraniano non sembra affatto preoccupare i cervelli giornalistici da noi, anche se la storia passata dice che potrebbe davvero essere così. Dopo tutto molti dei nostri attuali problemi in Medioriente possono essere fatti risalire indirettamente all’episodio fondamentale della politica anglo americane in Medioriente, il vittorioso complotto dell’intelligence britannica e della C.I.A. nel 1953 per rovesciare il primo ministro Mohammad Mossadegh (che aveva nazionalizzato l’industria petrolifera iraniana) e installare al potere il giovane Shah.

Dopo tutto, negli anni 80, durante la guerra antisovietica in Afganistan, la C.I.A. (con la complicità entusiasta dei pachistani e dei sauditi) aiutò ad organizzare, armare e finanziare gli estremisti islamici che si sarebbero un giorno rivolti contro di noi per campagne terroristiche su grande scala. Come riporta Steve Coll nel suo superbo libro Ghost Wars, ad esempio, “Sotto la direzione dell’ ISI [intelligence pakistana], i mujahedin ricevettero addestramento ed esplosivi malleabili per eseguire attacchi con autobombe e persino cammelli-bomba nelle città occupate dai sovietici, con lo scopo usuale di uccidere soldati sovietici e comandanti. [Il direttore della C.I.A. William] Casey appoggiava ciò, nonostante gli scrupoli di alcuni alti funzionari della C.I.A.”

In modo simile, nei primi anni 90, l’ Iraq National Accord, un’organizzazione gestita dall’esule iracheno preferito dalla C.I.A., Iyad Allawi, mise, chiaramente sotto la direzione dell’agenzia, autobombe ed esplosivi a Bagdad (anche in un cinema) in un tentativo infruttuoso di destabilizzare il regime di Saddam Hussein. Il New York Times riferì ciò nella sua prima pagina nel giugno 2004 (ma senza ottenere alcun effetto), quando Allawi era il primo ministro dell’ Iraq sotto occupazione americana.

Chi può dire da dove vengano i finanziamenti, l’addestramento, e l’equipaggiamento per gli attentati in Iran – ma nel momento in cui sono di moda le accuse che gli iraniani stiano mandando avanzati dispositivi esplosivi IED in Iraq, o i mezzi per produrli, questo sembra un argomento appropriato da discutere.

In questo paese è dato per scontato che gli iraniani non hanno alcun diritto di mandare gente, apertamente o segretamente, nel confinante Iraq, un paese che, negli anni 80, invase l’Iran e combattè un’aspra guerra di otto anni contro di esso, che ebbe come risultato forse un milione di vittime; ma è un comportamento normale per il Pentagono avere attraversato mezzo pianeta per dominare l’esercito iracheno, presidiare l’ Iraq con una catena di grosse basi permanenti, costruire la più grande ambasciata della terra nella zona verde di Bagdad, e mandare squadre per operazioni speciali (e indubbiamente anche squadre della C.I.A.) oltre il confine iraniano, o mandarli in Iran per fare ricognizione o persino per fomentare malcontento nelle minoranze. Questa è la definizione di mentalità imperiale.


[Seymour Hersh]

Notti insonni

Lasciamo l’Iran ora e riprendiamo brevemente un paio di altre questioni sottolineate in “The Redirection” che avrebbero certamente dovuto far suonare un campanello d’allarme e segnali di emergenza qui in patria molto più delle sue notizie sull’Iran (che almeno hanno ottenuto una qualche attenzione):

1. Iran-Contra Redux: non desta alcuno sconcerto che si sia tenuto un tale incontro, sotto la leadership di Elliot Abrams (che nel periodo dell’ Iran-Contra si dichiarò colpevole in due accuse di aver tenuto illegalmente all’oscuro del Congresso delle informazioni, e che fu successivamente graziato)? Nessuno vuole avere conferma che ciò è accaduto? Nessuno vuole sapere chi partecipò? Tra gli allievi dell’ Iran-Contra nell’amministrazione Bush vi sono stati, in un momento o in un altro, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Reagan John Poindexter, Otto Reich, John Negroponte (che, afferma Hersh, ha recentemente lasciato il suo incarico come Direttore dell’Intelligence Nazionale per evitare la versione del ventunesimo secolo dello scandalo Iran-Contra –“Non c’è verso, non seguirò un’altra volta quella strada, con il N.S.C. [National Security Council] che gestisce operazioni non registrate, senza riconoscimento [presidenziale]”), Roger Noriega, e Robert Gates. Vi partecipò il vicepresidente o il presidente? Qualcuno di loro due fu informato delle “lezioni imparate”? Il braccio destro del vicepresidente, I. Lewis Libby e/o David Addington sono stati in qualche modo coinvolti? Chi lo sa? Nell’affare Iran-Contra l’amministrazione Reagan mise insieme la peggiore collezione di venditori di armi freelance, agenti dell’intelligence, alleati e – nel caso del regime iraniano dell’ Ayatollah Khomeini – nemici giurati in quella che può solo essere definita come l’ “ora del dilettante” alla Casa Bianca. Ora sembra che l’amministrazione Bush stia seguendo un cammino simile e, data la sua precedente reputazione per le “ore da dilettante” in politica estera, potete immaginare cosa ciò potrebbe voler dire.

2. Jihadisti come delegati: l’uso di Jihadisti come delegati americani in una battaglia per far indietreggiare l’ Iran – con l’aiuto dei sauditi – avrebbe dovuto far suonare alcuni campanelli nella memoria degli americani, come un altro deja vu. Negli anni 80 – in base alla teoria che il nemico del mio nemico è mio amico – il fondamentalista cattolico e direttore della C.I.A. William Casey arrivò a credere che i fondamentalisti islamici si sarebbero potuti dimostrare stretti e affidabili alleati per far indietreggiare l’Unione Sovietica. Come risultato, in Afganistan, la C.I.A., sostenuta dai reali sauditi, che rappresentano essi stessi una forma estremista dell’Islam sunnita, hanno regolarmente favorito e finanziato i più estremisti dei mujahedeen pronti a combattere i sovietici. Chi può dimenticarne i risultati? Oggi, secondo Hersh, i sauditi stanno rassicurando personaggi chiave dell’amministrazione che questa volta hanno i Jihadisti a cui poter dare fondi tenuti sotto controllo. Nessun problema. Se credete a ciò, crederete a qualunque cosa.

3. Congresso all’oscuro: Hersh afferma che, con l’aiuto del Consigliere per la Sicurezza Nazionale Saudita, principe Bandar bin Sultan (amico della famiglia Bush e stretto commilitone di Dick Cheney) le persone che gestiscono le operazioni coperte dall’ufficio di Cheney hanno fatto in modo di evitare qualunque possibilità di controllo del Congresso, lasciando l’istituzione completamente “all’oscuro”, che è indubbiamente dove il congresso è voluto essere negli scorsi sei anni. È ancora vero? la non reazione all’articolo di Hersh non è esattamente incoraggiante.

Per riassumere, se dobbiamo credere a Hersh – e in quanto una delle maggiori figure del giornalismo negli ultimi quarant’anni certamente merita di essere preso sul serio – l’amministrazione Bush sembra star ripetendo i peggiori errori dell’amministrazione Reagan e della guerra antisovietica in Afganistan, che hanno portato inesorabilmente ai peggiori contraccolpi della nostra storia. Dato ciò che già sappiamo dell’amministrazione Bush, gli americani dovrebbero restare svegli la notte preoccupati per tutto quello che ciò può significare oggi e in futuro. Per il Congresso, i media, gli americani in generale, questo articolo sarebbe dovuto essere non solo una sveglia, ma un urlo da far restare svegli tutta la notte con gli occhi sbarrati.

Nella mia infanzia uno dei quotidiani di Philadelphia pubblicava regolarmente sue pubblicità in cui alcuni disperati in una situazione pericolosa – ad esempio sul cornicione di un alto edificio – urlavano per cercare aiuto, mentre i passanti erano così immersi nel giornale da non guardare nemmeno verso l’alto. Ora abbiamo la situazione opposta. Un giornalista che praticamente scrive di sanguinosi omicidi nel mezzo di una folla gigantesca di media e di governanti. In questo caso nessuno nel circuito mainstream se ne preoccupa – almeno non ancora – tanto da prestare la minima attenzione. Sembra che ci sia in corso un crimine e a nessuno importi un fico secco. Come un caso Kitty Genovese su scala gigantesca.

Tom Engelhardt, che dirige il Tomdispatch.com del Nation Institute (“un antidoto regolare ai media mainstream”), è cofondatore dell’ American Empire Project e, più recentemente, autore di Mission Unaccomplished: Tomdispatch Interviews with American Iconoclasts and Dissenters (Nation Books)[“Missione Incompiuta, le Interviste di Tomdispatch a Iconoclasti e Contestatori Americani” n.d.t.], la prima raccolta di interviste di Tomdispatch.

Copyright 2007 Tom Engelhardt, titolo originale: “Seymour Hersh: A Journalist Writing Bloody Murder And No One Notices”

Tom Engelhardt
Fonte: http://tomdispatch.com/
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15.03.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO

Pubblicato da Das schloss