Home / ComeDonChisciotte / RISCALDAMENTO GLOBALE: UNA QUESTIONE PERSONALE

RISCALDAMENTO GLOBALE: UNA QUESTIONE PERSONALE

DI JULIA WHITTY
Los Angeles Times

Coloro che negano il problema argomentando che il cambiamento climatico non è risolvibile a causa della natura umana non sanno come furono evitate crisi passate.

E se ci fossero 12 asteroidi in rotta di collisione con la terra? E se potessimo alterare le loro traiettorie e salvare il nostro pianeta con l’effetto cumulativo dei nostri sforzi individuali? E se la scienza e la storia provassero che siamo capaci di tanto eroismo? Che cosa ci vorrebbe per farci cominciare?

John Schellnhuber, stimato consulente scientifico al Tyndall Center for Climate Change Research in Gran Bretagna, ha identificato 12 punti di capovolgimento del riscaldamento globale, quali la deforestazione della foresta pluviale amazzonica o lo scioglimento della banchisa dell’Antartico occidentale. Se uno qualunque di questi dovesse realizzarsi probabilmente scatenerebbe improvvisi cambiamenti su tutto il pianeta, disastrosi quanto qualsiasi impatto con un asteroide.Cosa ci vorrà per attivare quello che potremmo chiamare il tredicesimo punto di capovolgimento, il passaggio dal diniego personale alla responsabilità personale? Cosa ci porterà a percepire il riscaldamento globale con la dovuta urgenza, come la madre di tutte le minacce alla sicurezza della nazione?

Uno studio del 2005 sulla percezione del riscaldamento globale da parte degli americani trovò che la maggior parte sono moderatamente preoccupati ma che il 68% crede che i pericoli maggiori riguardino popolazioni lontane o dimensioni naturali che non riguardano l’uomo – un’illusione molto pericolosa. Solo il 13% percepisce pericoli per sè, per la propria famiglia o per la propria comunità.

Molti segretamente pensano che il riscaldamento globale sia un problema insolubile e reagiscono assumendo un atteggiamento difensivo. Eppure gli esseri umani nascono provvisti di potenti strumenti per risolvere la questione. Abbiamo l’intelligenza genetica, l’intelligenza culturale. Abbiamo abilità tecnologica. Abbiamo anche una certa tendenza naturale a risolvere problemi.

La verità è che possiamo cambiare noi stessi a velocità incredibile, modellando persino “l’immutabile” natura umana. Quarant’anni fa molti credevano che la natura umana ingiungesse che neri e bianchi vivessero separati; trent’anni fa la natura umana divideva uomini e donne in economie diverse; vent’anni fa la natura umana impediva che si risolvesse la situazione di stallo nucleare mondiale. Attualmente incolpiamo la natura umana per gli irrisolvibili pericoli del riscaldamento globale.

Ricerche condotte dall’Istituto Max Planck in Germania ci suggeriscono come possiamo aiutare noi stessi ad evolvere. Usando una variazione della teoria dei giochi, i ricercatori hanno scoperto che quasi nessuno è disposto a donare soldi anonimamente, ma che quelli che lo facevano erano coloro che ne sapevano di più sulla questione in ballo. Quindi ci troveremmo disposti a comportarci come cittadini più eco-consapevoli se fossimo più istruiti in materia e se le nostre azioni individuali fossero più visibili a coloro che ci circondano – un fenomeno noto come “facilitazione sociale”.

Forse se fossimo vigorosamente informati di come il riscaldamento globale mette in pericolo il nostro vicinato, boicotteremmo i McRistoranti e le SUV e faremmo delle scelte sostenibili. Un impegno anche di poco minore comprometterebbe il futuro dei nostri figli.

Fino ad allora il nostro diniego faciliterà un’ “oziare sociale” – la tendenza ad una minore attività che occorre quando il lavoro è condiviso e la prestazione individuale non viene stimata. Quale migliore esempio di quello del Congresso, dove i membri nascondono la loro letargia sul tema del riscaldamento globale dietro all’inattività dei loro colleghi? E perchè no? Dopo tutto, chi è che controlla?

Certamente non i media, che sono soliti minimizzare nuove storie scientifiche sul riscaldamento globale con il ragionamento che questa l’ abbiamo già sentita – ma non ignorerebbero mai l’ ennesimo bagno di sangue in Medio Oriente. Il corpus di sapere scientifico sul riscaldamento globale acquista forza e potere mentre cresce e si accumula ma il pubblico ne sente parlare raramente, il che rinforza il nostro oziare.

Gli scienziati non sono d’aiuto quando reagiscono alle terrificanti dimensioni dell’ignoranza del pubblico nascondendosi in una torre d’avorio. Ad un recente incontro della Società per la Conservazione Biologica il 70% dei membri si dichiarò favorevole a richiedere soluzioni reali per i problemi ambientali direttamente a politici letargici ed ai media. Eppure sono proprio pochi quelli che sono scesi nella pubblica arena in un momento dove abbiamo bisogno del loro sapere più che mai.

La natura dei punti di capovolgimento è di accadere a velocità sconcertanti. La buona notizia è che la storia prova che siamo capaci di reagire con uguale rapidità. I sociologi un tempo pensavano che ci sarebbero voluti decenni di pressioni governative ed istruzione perchè gli americani scegliessero di avere famiglie di numero ridotto, perchè il desiderio di procreare è profondamente insito nell’animale umano, o almeno così credevano. Eppure la crescita demografica declinò radicalmente negli anni ’70 in un arco di soli 3 anni – una donna alla volta, senza un grammo di coinvolgimento da parte del governo.

I leader politici possono aiutare. Ma anche senza di loro possiamo aiutarci da soli. Quando il presidente Bush dice che non possiamo intervenire sul riscaldamento globale finchè non “comprendiamo a fondo la natura del problema”, possiamo usare la sua noncuranza ed insensibilità come vessillo di battaglia.

La verità è che gli esseri umani possono cambiare, ed anche in fretta. La nostra caratteristica è l’adattabilità. Molto tempo fa abbiamo guardato giù dagli alberi e abbiamo visto la savana. Al di là della savana abbiamo intravisto frontiere ulteriori. La storia conferma che quando intravediamo un mondo migliore ci muoviamo verso di esso – una persona alla volta – abbandonando ciò che non funziona più.

Sappiamo cosa fare. Sappiamo come farlo. Sappiamo quanto tempo abbiamo. Noi siamo il nostro stesso punto di capovolgimento.

Julia Whitty è una collaboratrice di Mother Jones che pubblica una versione più lunga di questo articolo nel numero attuale. E’ anche autrice del libro di prossima pubblicazione “The Fragile Edge: Diving and Other Adventures in the South Pacific” [“L’ orlo fragile: tuffi ed altre avventure nel Pacifico del Sud”, ndt].

Julia Whitty
Fonte: http://www.latimes.com/
Link: http://www.commondreams.org/views06/1122-26.htm
22.11.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DANIEL MONTI

Pubblicato da Das schloss