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QUESTO MONDO MISERABILE E' IN SILENZIO

DI IBRAHIM EBEID
al-moharer.net

In questi giorni, il mondo occidentale giudeo-cristiano fa finta di celebrare la nascita di Gesù di Nazaret mentre i nostri popoli, in Iraq e in Palestina, vengono massacrati dalle stesse persone che affermano di credere nel “re della pace”. Pace sulla terra trasformata in inferno sulla nostra parte di terra.

Gli Stati Uniti e i loro alleati tirapiedi stanno commettendo crimini di genocidio contro gli iracheni e i palestinesi. Come altro potremmo chiamarlo se non genocidio, quando migliaia di iracheni e palestinesi vengono selvaggiamente uccisi ogni mese dagli Stati Uniti e dei loro sicari nella zona, in particolare dagli invasori nazisti colonialisti in Palestina? Gli aerei sionisti fabbricati negli Usa stanno martellando Gaza e la Striscia uccidendo indiscriminatamente uomini, donne, bambini e anziani, distruggendo edifici, schiacciando le persone dentro di essi. Ciò è permesso e tollerato dai politici Usa e dalla casa bianca; le persone di Gaza sono “terroristi ed aggressori” come affermano molti israeliani. Gli arabi sono scarafaggi e serpenti che devono essere schiacciati. Jehovah ha dato loro questa terra. Mi chiedo se Jehovah fosse un agente immobiliare, forse lo era ma in questo caso non osserveremo i suoi ordini. Questa terra è la nostra terra, appartiene alla nostra gente da tempo immemorabile e così sarà per sempre. Secondo la Bibbia Joshua e i suoi scagnozzi ” distrussero completamente ciò che vi era nella città, uomini e donne, giovani e vecchi, e buoi, e pecore, e asini a fil di spada”.

“Ehud Barack”, “il ministro della difesa” dell’entità sionista e i suoi colleghi stanno affamando e cancellando la gente di Gaza. Proprio ora, mentre scrivo questo articolo, più di 200 persone sono state massacrate e centinaia sono state ferite, e il massacro sta continuando.

E il Signore disse a Giosuè: “«Non aver paura e non sgomentarti. Prendi con te tutti gli uomini di guerra, levati e sali contro Ai. Vedi, io ti do nelle mani il re di Ai, il suo popolo, la sua città e il suo paese. E tu farai ad Ai e al suo re come hai fatto a Gerico e al suo re; prenderete per voi unicamente il suo bottino e il suo bestiame. Tendi un’imboscata contro la città dietro ad essa».

La nostra terra è stata presa; la nostra gente ha subito l’espulsione e il genocidio in Palestina e in Iraq mentre il mondo era in silenzio. Siamo gente determinata; continueremo a combattere con tutti i mezzi sino a che i nostri amati Iraq e Palestina saranno liberati e gli occupanti espulsi.

I leader arabi condividono il crimine di genocidio contro la Palestina e l’Iraq; loro sono i Giosuè dei tempi moderni, finiranno nella spazzatura della storia e saranno condannati per sempre per il loro silenzio e per i loro crimini.

Come arabo cristiano io dico ai giudeo-cristiani dell’Occidente: prendete la vostra croce e andatevene, non siete parte di noi, ci rifiutiamo di essere parte di voi, noi siamo parte della Palestina, dell’Iraq e parte del resto della nostra comunità musulmana in questa vasta terra che abbiamo abitato da tempo immemore.

Ibrahim Ebeid [email protected]

Titolo originale: “THIS MISERABLE WORLD IS SILENT”

Fonte: http://www.al-moharer.net
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27.12.2008

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

Pubblicato da Das schloss

  • carlemagne

    Calvario

    L’odore della carne bruciata
    si infila dentro le narici
    della nostra coscienza
    Si impasta con le visceri
    di chi pochi istanti prima era
    soffio di vita…
    Pezzi di bambini raccolti dalle madri
    Sangue sangue sangue…
    Gli occhi si accecano da tanta
    Carneficina…
    E’ una mattanza sotto i colpi di Tg
    che rinnegano Cristo di nuovo 3 volte…
    Sangue sangue sangue…
    La macelleria del massacro degli innocenti
    spariglia sulle strade pezzi di uomini
    non esiste mucca pazza
    che vieti lo smembramento di questi carni
    Sangue sangue sangue…
    Anonime Maria piangono il loro Cristo
    di nuovo crocefisso sul Golgota
    dei nostro silenzio assenso…
    Sangue sangue sangue…
    E’un nuovo Calvario…
    La shoà dei Palestinesi…

    27 dicembre 2008 Coscienza croce

  • carlemagne

    E’ solo cadaveria semita la macellazione di esseri umani in atto a Gaza, una faida all’interno della stessa razza ma i media ci cronacano di razzi di Capodanno sparati da una delle due “famiglie” contro l’altra, più ricca di mezzi che sgancia bombe su inermi..su bambini, mentre al cinematografo si proiettano pellicole che raccontano storie di altri bimbi abusati dalla violenza di lager.Oggi Gaza è un altro lager di morte: stesso scenario di morte, con attori che hanno cambiato ruolo o che continuano a recitare una parte che si sono assegnati da soli…Non so cosa ci dirà domani sera il presidente della Repubblica Italiana nel suo discorso di fine d’anno…potrebbe però dirci perchè i Tg di Stato e suoi inviati nascondono agli Italiani la cronaca di guerra di ciò che sta succedendo a Gaza, solo i fatti…la cronaca cinica e pura: i morti!Sappiamo bene che dall’8 settembre ai nostri presidenti e ai primi ministri non è concesso “pensare”,e che dopo l’11 settembre è in voga il pensiero unico, ma dateci almeno i morti:la cadaveria semita macellata da altri semiti! Perchè,col tutto il rispetto Signor Presidente e anche a Lei Sua Santità, è solo una macelleria tra semiti quella che si sta compiendo a Gaza.Ora vi domando…vi imploro: cos’è l’antisemitismo? La caccia all’Ebreo o al Palestinese?
    Oppure i bambini semiti palestinesi sono una sottorazza dei bambini semiti israeliani?Oppure,ma nessuno antropologo ci ha avvertito tramite conferenza o la presentazione di un nuovo saggio sulle origini delle razze, oppure dicevo…la razza semita è una griffe ad esclusivo marchio dei giudei o ebrei?

  • carlemagne

    Stella di Gaza

    Accoccolata sulle macerie
    stringi un bastone
    come se fosse la mano cara
    di chi forse hai perso…
    Dolce sarebbe il tuo sguardo
    se non fosse che stai respirando
    dalla Morte…
    Eppure guardi lontano
    oltre la carneficina
    In questo lager che ti respira…
    Forse ti stai chiedendo
    il perchè di tanta crudeltà
    Di questo odio frantoio solo di
    Sangue…
    O forse pensi a Noi
    che ti abbiamo lasciata sola
    nel gelo dei cadaveri
    in pezzi di lego
    che non avranno più una forma
    oltre che il respiro…
    A Noi
    nascosti nelle nostre case
    ad un passo dai calici del 2009
    che ascoltiamo rondò di menzogne
    dagli inviati speciali dei Tg…
    Tu hai già brindato con la
    Morte
    Dolce stella di Gaza
    Allegria Gente
    Cin Cin con La Morte…

    ad una sconosciuta Stella di Gaza

  • idea3online

    Nuova Diodati:
    Matteo 5,3-12
    3 «Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli. 4 Beati coloro che fanno cordoglio perché saranno consolati. 5 Beati i mansueti, perché essi erediteranno la terra. 6 Beati coloro che sono affamati e assetati di giustizia, perché essi saranno saziati. 7 Beati i misericordiosi, perché essi otterranno misericordia. 8 Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio. 9 Beati coloro che si adoperano per la pace, perché essi saranno chiamati figli di Dio. 10 Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. 11 Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. 12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che furono prima di voi».

    CERTAMENTE CHI UCCIDE SENZA PIETA’ BAMBINI INERMI NON PUO’ DIRE CHE AMA DIO, MA CHI UCCIDE BAMBINI INDIFESI AMA IL POTERE. MA NON E’ MERAVIGLIA IL POTERE RELIGIOSO UCCISE GESU’ CRISTO.

  • Fabriizio

    Aprendo un giornale popolare/conservatore spagnolo come EL MUNDO,

    in prima pagina compare l’invito a sottoscrivere l’appello di Amnesty International filiale spagnola

    (Ciberacción para frenar la ofensiva israelí – subito dopo la notizia dell’ennesimo attentato dell’Eta a Bilbao)

    ecco l’appello di AMNESTY INTERNATIONAL SPAGNA che vi invito a sottoscrivere :

    http://www.es.amnesty.org/actua/acciones/israel-y-los-territorios-palestinos-ocupados-protejan-a-la-poblacion-civil/

    la cosa assurda è che non solo nessun quotidiano italiano riporta sottoscrizioni per frenare i massacri Israeliani,

    ma neppure AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA !

    http://www.amnesty.it

    sottoscrivete l’appello – ci vogliono 2 minuti (segundo appellido vuol dire cognome materno)

  • TOSHIRO

    Da PeaceReporter, la lettera di Moustafà Barghouti, ex Ministro dell’Informazione Gov. Naz. Palestinese:

    “Ramallah, 27 dicembre 2008.

    E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l’elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili – ma come si chiama, quando manca tutto il resto?

    E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili – e d’altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all’angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? – se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l’obiettivo è sradicare Hamas – tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l’esercizio della democrazia – ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare – non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l’altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa – la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.

    E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente – e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto – perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l’ennesima arma di distrazione di massa per l’opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come – testuale – gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un processo di pace, mentre l’unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati – perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell’occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall’altro lato del Muro?

    Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l’indifferenza. Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita – solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi – perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? – siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione – e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell’aria, come sugheri sull’acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola? Una clinica forse? Delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi – no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia – sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete – e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori – no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant’anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull’ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l’esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l’altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.

    So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid – e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l’ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori. La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni.

    Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?”

    noto

  • myone

    Io ho le palle piene di vedere e sentire commenti sputa sentenze, senza che qualcuno ne capisca una mazza. Cominciate a fare un po’ di storia, e da questa dedurre qualcosa, almeno su qualche base se ne puo’ o potra’ dedurre qualcosa. Vale per donchisciotte e per tutti coloro che postano di (sola) parte.

    Cominciamo da qui… punto su punto. Il punto sta’ nei link vari. Se reputate wikipedia come base da buttare, allora buttiamoci tutti, nel senso che almeno qui delle nozioni ci sono per discutere e capire. …….. http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Israele_____leggendo velocemente ho messo in neretto solo una cosa………. ce ne sara’ da annerire molte altre. cominciamo?…..

    Riporto qualcosa.

    Le prime tracce di insediamenti risalgono al Paleolitico medio (Uomo di Neanderthal, sede anche delle più antiche civiltà agricole e urbane che si conoscano (Neolitico, 8000-6000 a.C.).
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    L’arrivo dei popoli semiti comincia nel 3000 a.C.. Gli Ebrei, sovrappostisi ai Cananei, giunsero alla metà del II millennio a.C., in un periodo caratterizzato da un regime di accentuata aridità, che spingeva molte popolazioni a cercare nuovi territori per vivere. Fondarono centri di vita urbana e religiosa.
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    Una serie di regni e stati ebraici ebbe vita nella regione per oltre un millennio a partire dalla metà del II millennio a.C. Ricordiamo per brevità il Regno di Israele distrutto nel 722 a.C., anno dell’invasione assira, e il Regno di Giuda (distrutto nel 586 a.C. dai Babilonesi). Questo fu poi ricostruito nel 530 a.C., e fu posto sotto protettorati diversi, dai Persiani ai Romani, fino al fallimento della grande rivolta ebraica contro l’Impero Romano, che provocò la massiccia espulsione degli Ebrei dalla loro patria o il loro volontario esilio (circa il 25% della popolazione) in seguito alla distruzione del Tempio. Dopo aver soffocato la rivolta di Bar Kohba nel 135, l’imperatore Adriano cambiò nome alla Provincia Judaea chiamandola Provincia Syria Palaestina, un termine greco derivato da Philistine[1] (in ebraico פלשת Pəléšeṯ).
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    Gli Ebrei considerano da tempo Israele come loro patria — è per essi Terra sacra e promessa. È il luogo dove sono nati sia l’Ebraismo che il Cristianesimo, e contiene molti luoghi di grande importanza spirituale per ebrei, cristiani e musulmani: in particolare il Muro Occidentale per i primi, il Santo Sepolcro, la Basilica della Natività per i cristiani ed i luoghi in cui visse Gesù Cristo; la Spianata delle moschee per i musulmani.
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    Il primo califfato musulmano strappò la regione all’Impero bizantino nel VII secolo e vi impiantò coloni arabi. La lingua locale, l’aramaico, scomparve quasi del tutto gradualmente. Le Crociate segnarono una lunga lotta tra i cristiani dell’Europa centrale e meridionale e i musulmani del Vicino e Medio Oriente, per il controllo della regione. Attraverso i secoli le dimensioni della popolazione ebraica nella regione oscillò. All’inizio del XIX secolo, circa 10.000 ebrei vivevano nell’area dell’odierna Israele, a fianco di diverse centinaia di migliaia di arabi. Verso la fine dello stesso secolo, questo numero iniziò ad aumentare, anche se gli ebrei rimasero una minoranza.
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    Il Sionismo moderno e il mandato britannico [modifica]
    Dopo secoli di Diaspora, il XIX secolo vide una significativa immigrazione e il sorgere del Sionismo, il movimento nazionale ebraico il cui intento era quello del ritorno in Palestina e la creazione qui di un’entità politica ebraica. Le prime ondate di immigrazione ebraica, in quell’epoca provincia ottomana, ebbe inizio alla fine dell’Ottocento, grazie agli ebrei che sfuggivano alle persecuzioni in Russia. Già nel 1870, a nord di Jaffa, venne fondata la scuola agricola Mikve’ Israel da cui poi germogliò la moderna Tel Aviv. Per contrastare il problema dell’antisemitismo che da secoli martoriava il popolo ebraico, il 29 agosto 1897, a Basilea, si tenne il Primo Congresso Sionistico, durante il quale fu fondata l’ Organizzazione Sionistica..

    Nel 1901, in occasione del quinto congresso sionistico, viene creato il Fondo Nazionale Ebraico (Keren Kayemet LeIsrael) a cui viene attribuito il compito di acquistare terreni in terra d’Israele..

    Nel 1902 durante il sesto congresso, fu discussa l’offerta britannica di creare uno Stato ebraico in Uganda. Alla proposta, pur approvata, non venne dato seguito..

    Comincia nel 1904 la seconda ondata immigratoria, proveniente nuovamente dalla Russia e da vari paesi dell’Est europeo, come conseguenza dei continui Pogrom che colpiscono i cittadini di religione ebraica..

    Nel 1909 viene fondata Tel Aviv ed il primo kibbutz sulle rive del lago di Tiberiade..

    Nel 1917, nel pieno della prima guerra mondiale, l’Impero ottomano crolla sotto i colpi della Gran Bretagna che, nello stesso anno, con la Dichiarazione Balfour, si impegna ad agevolare la costituzione di un “Focolare nazionale” (National Home) in Palestina, specificando che non dovevano comunque essere danneggiati i “i diritti civili e religiosi delle comunità non-ebraiche della Palestina”. Contemporaneamente gli inglesi promisero alla popolazione palestinese presente che una volta sconfitto l’impero Ottomano a loro sarebbe stata garantita l’autodeterminazione. Oltre a questo il ministro plenipotenziario di Sua Maestà Sir Henry MacMahon, Alto Commissario in Egitto, promise allo shari-f della Mecca, al-Husayn b. ‘Ali-, in cambio dell’alleanza contro gli Ottomani, il riconoscimento agli Arabi dei diritti all’auto-determinazione e all’indipendenza in cambio della loro partecipazione agli sforzi bellici anti-ottomani, e la creazione di uno “Stato arabo” dai confini non definiti con precisione, ma che avrebbe inglobato all’incirca tutto il territorio compreso fra Egitto e Persia, compresa parte della Palestina..

    Nel 1920, nel corso delle trattative post-belliche, alla Gran Bretagna viene assegnato dalla Società delle Nazioni il Mandato sulla Palestina. Il mandato britannico divenne operativo completamente nel 1923, anche se l’esercito inglese occupava e controllava completamente il territorio fin dal 1917. Se la reazione delle popolazioni arabe (musulmane e cristiane) a tali progetti fu vivace e del tutto improntata all’ostilità, diverso fu invece l’atteggiamento del movimento sionista che, forte delle precedenti promesse fattagli, considerò il Mandato britannico sulla Palestina il primo passo per la futura realizzazione dell’agognato Stato ebraico. In questo stesso anno viene fondata la Haganah, una forza paramilitare clandestina con il compito di difendere gli insediamenti ebraici in Palestina. Viene fondato anche il Keren HaYesod, il Fondo cioè che raccoglie i contributi in tutto il mondo per la costituzione dello Stato ebraico. Viene in tale prospettiva deciso che la lingua ebraica, codificata da Eliezer Ben Yehuda nel 1890, ne sarà la lingua ufficiale..

    Una nuova legittimazione alle aspirazioni ebraiche per uno Stato proprio arriva nel 1922 quando la Società delle Nazioni conferma il Mandato alla Gran Bretagna citando la Dichiarazione Balfour, ma escludendo i territori ad Est del fiume Giordano dove sorgerà, invece, la Transgiordania (nel secondo dopoguerra Giordania)..

    Sotto il Mandato britannico l’immigrazione ebraica nella zona subì un’accelerazione, solo negli anni ’20 immigrarono nella zona quasi 100.000 ebrei contro poco più di 5.000 non ebrei. Il risultato fu quello di portare la popolazione ebraica in Palestina dalle 83.000 unità del 1915, alle 84.000 unità del 1922 (a fronte dei 590.000 arabi e 71.000 cristiani), alle 175.138 del 1931 (contro i 761.922 arabi e i quasi 90.000 cristiani), alle 360.000 unità della fine degli anni ’30..

    Nel 1929 la Gran Bretagna riconosce ufficialmente l’Agenzia Ebraica (attiva in forma ufficiosa dal 1923), con funzioni di rappresentanza diplomatica. Nel frattempo si fanno più frequenti le azioni antiebraiche da parte araba (contrastate dai gruppi armati della Haganah o simili) e le relative rappresaglie.
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    Il 14 agosto del 1929 si ebbero i primi scontri generalizzati nel paese, dopo che alcuni gruppi di aderenti al movimento nazionalista sionista di destra Betar di Vladimir Jabotinskij, marciarono sul Muro del pianto di Gerusalemme, rivendicando a nome dei coloni ebrei l’esclusiva proprietà della Città Santa e dei suoi luoghi sacri; a seguito di questa manifestazione iniziarono a circolare voci su scontri in cui i sionisti avrebbero picchiato i residenti arabi della zona e offeso il profeta Muhammad. Come risposta il Consiglio Supremo Islamico organizzò una contro-marcia ed il corteo, una volta arrivato al Muro, bruciò le pagine di alcuni libri di preghiere ebraiche. Nella settimana gli scontri continuarono e, infiammati dalla morte di un colono ebreo e dalle voci (poi rivelatesi false) sulla morte di due arabi per mano di alcuni ebrei si ampliarono fino a comprendere tutta la Palestina.
    Il 20 agosto l’Haganah offrì la propria protezione alla popolazione ebraica di Hebron (circa 600 persone su un totale di 17.000), che la rifiutò contando sui buoni rapporti che si erano instaurati negli anni con la popolazione araba e i suoi rappresentanti. Il 24 agosto gli scontri raggiunsero la città dove furono uccisi quasi 70 ebrei, altri 58 furono feriti, alcune decine fuggirono dalla città e 435 trovarono rifugio nelle case dei loro vicini arabi per poi fuggire dalla città nei giorni successivi agli scontri. Solo nel 1967, dopo la Guerra dei sei giorni, un gruppo di ebrei, guidati dal rabbino Moshe Levinger, occupò il principale hotel di Hebron rifiutando di lasciarlo e dando il via alla creazione di una nuova comunità ebraica ad Hebron e dintorni (la loro presenza è comunque ritenuta da alcuni governi esteri e dalle Nazioni Unite una violazione delle leggi internazionali).
    Alla fine degli scontri ci furono tra gli ebrei 133 morti e 339 feriti (quasi tutti relativi a scontri con la popolazione araba, quasi 70 solo ad Hebron), mentre tra gli arabi ci furono 116 morti e 232 feriti (per la maggioranza dovuti a scontri con le forze britanniche).
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    Una commissione britannica giudicò e condannò i sospettati di stragi e rappresaglie ed emise diverse condanne a morte (17 arabi e 2 ebrei, commutate con la prigione a vita tranne quelle di 3 arabi che furono impiccati), condannò fermamente gli attacchi iniziali della popolazione araba contro i coloni ebraici e le loro proprietà, giustificò le rappresaglie da parte dei coloni ebrei contro gli insediamenti arabi come una “legittima difesa” dagli attacchi subiti e vide nel timore della creazione di uno stato ebraico il motivo di questi attacchi, timore che, per rassicurare la popolazione araba, venne pubblicamente giudicato infondato. Oltre a questo la commissione raccomandò al governo di riconsiderare le proprie politiche sull’immigrazione ebraica e sulla vendita di terra ai coloni ebrei, raccomandazione che portò alla creazione di una commissione reale guidata da Sir John Hope Simpson l’anno successivo. È da notare che spesso gli attriti tra la popolazione araba maggioritaria preesistente e i coloni non erano dovuti all’immigrazione in sé, ma ai differenti sistemi di assegnazione del terreno e delle risorse: gran parte della popolazione locale per il diritto inglese non possedeva il terreno, ma per le abitudini locali possedeva le piante che vi venivano coltivate sopra e di conseguenza molti terreni usati dai contadini arabi erano ufficialmente (per la legge inglese) senza proprietario e venivano quindi acquistati dai coloni ebrei (o loro affidati) o dall’Agenzia Ebraica. Questo, unito alle regole con cui venivano effettuate le assegnazioni e che erano state criticate dalla commissione Simpson (la terra doveva essere lavorata solo da lavoratori ebrei e non poteva essere ceduta o subaffittata a non ebrei), di fatto toglieva l’unica fonte di sostentamento e lavoro a moltissimi insediamenti arabi preesistenti. La commissione Simpson confermò ufficialmente l’esistenza di questi problemi e mise in guardia il governo sui rischi per la stabilità della regione nel caso di un loro aggravarsi, sostenendo anche che, dati i sistemi di coltura dei coloni e quelli tradizionali della popolazione araba, non erano rimaste più terre fertili libere da assegnare ad eventuali nuovi coloni ebrei..

    Nel frattempo una nuova immigrazione, proveniente dalla Polonia, si sviluppa tra il 1924 ed il 1932. Questa immigrazione, diversamente da quelle precedenti, si caratterizza per il livello sociale più elevato rispetto alle esperienze precedenti. Dal 1933 si assiste a un’ondata immigratoria proveniente dalla Germania, conseguenza delle leggi razziste emanate dal regime nazista. Il livello sociale di questi immigranti è particolarmente alto e porta con sé un grande afflusso di capitali, di professionisti e di accademici..

    Prigionieri nelle baracche dei lagerLa politica di Londra tuttavia non mutò, nonostante vi fossero state nel frattempo varie condanne da parte della Società delle Nazioni e la situazione precipitò portando allo scoppio di una guerra civile durata tre anni, tra il 1936 e il 1939. Le iniziali richieste della popolazione araba di indire elezioni (che, essendo larga maggioranza, avrebbero visto vincitori principlamente i loro rappresentanti), di mettere fine al mandato e bloccare completamente l’immigrazione ebraica ebbero come risultato solo una una dura repressione da parte delle forze britanniche. Con il passare dei mesi gli scontri divennero sempre più violenti, causando, secondo fonti britanniche, 5.000 morti tra la popolazione araba, 400 tra quella ebraica e 200 caduti britannici. Dopo tre tentativi falliti di ripartizione delle terre in due stati indipendenti (ma Gerusalemme e la regione limitrofa sarebbero rimasti sotto il controllo britannico), al termine della rivolta la Gran Bretagna, con il “Libro Bianco” del 1939, decise di imporre un limite all’immigrazione, decisione che causò un forte aumento dell’immigrazione clandestina (dal 1938 inizia l’Aliyà Bet, l’immigrazione clandestina che fa entrare nel paese, nel corso di un decennio, circa 100 mila ebrei), anche a causa delle persecuzioni che gli Ebrei avevano cominciato a subire da parte della Germania nazista fin dal 1933. Londra vietò inoltre l’ulteriore acquisto di terre da parte dei coloni ebrei, promettendo di rinunciare al suo Mandato entro il 1949 e prospettando per quella data la fondazione di un unico Stato di etnia mista araba-ebraica. Ciò indusse pertanto gli ebrei palestinesi e le organizzazioni sioniste a cercare negli Stati Uniti l’appoggio che fino ad allora aveva concesso loro l’Impero britannico.
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    Con la seconda guerra mondiale i gruppi ebraici (con l’esclusione del gruppo della Banda Stern che cercò, senza ottenerla, l’alleanza con le forze naziste in chiave anti-inglese) si schierarono con gli Alleati, mentre molti gruppi arabi guardarono con interesse l’Asse, nella speranza che una sua vittoria servisse a liberarli dalla presenza britannica. Nel frattempo dall’Haganah nel 1936 si seprarò l’ala politicamente più a destra, che darà vita all’Irgun e da quest’ultimo si separò a sua nel 1940 volta il Lehi, gruppi che agli scopi originali affiancarono l’uso di atti terroristici sia contro la popolazione araba sia contro le forze inglesi.
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    La nascita dello Stato [modifica]
    La parte più drammatica della nascita dello Stato ebraico inizia nel 1939 con la pubblicazione del Libro bianco con il quale l’amministrazione britannica pone fortissime limitazioni all’immigrazione e alla vendita di terreni agli ebrei. Da questo momento in poi, pur essendo la guerra mondiale in pieno svolgimento, le navi di immigranti ebrei vengono respinte e molte di esse colano a picco conducendo alla morte i passeggeri. Nascono anche gruppi terroristici ebraici (Irgun, Banda Stern), che opereranno fino alla dichiarazione dello Stato di Israele, con azioni contro gli Arabi e le istituzioni britanniche, facendo esplodere bombe in luoghi pubblici (che ebbero il loro culmine nell’attentato al King David Hotel, organizzato dai futuri primi ministri israeliani Menachem Begin e David Ben Gurion anche se quest’ultimo cambio’ idea prima che l’attentato fosse compiuto temendo troppe vittime tra i civili e che provocò quasi 100 morti) e assassinando perfino il mediatore dell’ONU, il conte svedese Folke Bernadotte, propositore di una divisione della Palestina che non piaceva alla componente sionista. Agli inizi del 1947 la Gran Bretagna, provata dalla guerra mondiale e da questa una serie di sanguinosi attentati di matrice ebraica, decise di rimettere il Mandato palestinese nelle mani delle Nazioni Unite, cui venne affidato il compito di risolvere l’intricata situazione, ma mantenne le rigide limitazioni all’immigrazione: nel 1947 la nave Exodus, con 4500 ebrei tedeschi sopravvissuti dai campi di concentramento, viene respinta e costretta a tornare in Europa.
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    Piano di spartizione dell’ONU del 1947L’ONU dovette quindi affrontare la situazione che dopo trent’anni di controllo britannico era diventata pressoché ingestibile, visto che la popolazione ebraica, che 30 anni prima era solo un’esigua minoranza, comprendeva oramai un terzo dei residenti in Palestina, anche se possedeva solo una minima parte del territorio (circa il 7% del territorio, contro il 50% della popolazione araba e il restante in mano al governo Britannico della Palestina [1]).
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    Il 15 maggio 1947 fu fondato quindi l’UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), comprendente 11 nazioni (Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Olanda, Peru, Svezia, Uruguay, India, Iran, Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, Australia) da cui erano escluse le nazioni “maggiori”, per permettere una maggiore neutralità.
    Sette di queste nazioni (Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Olanda, Perù, Svezia, Uruguay) votarono a favore di una soluzione con due Stati divisi e Gerusalemme sotto controllo internazionale, tre per un unico stato federale (India, Iran, Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia), e una si astenne(Australia)..

    Il problema chiave che l’ONU si pose in quel periodo fu se i rifugiati europei scampati alle persecuzioni naziste dovessero in qualche modo dover essere ricollegati alla situazione in Palestina..

    Nella sua relazione [2] l’UNSCOP si pose il problema di come accontentare entrambe le fazioni, giungendo alla conclusione che soddisfare le pur motivate richieste di entrambi era “manifestamente impossibile”, ma che era anche “indifendibile” accettare di appoggiare solo una delle due posizioni..

    Il 29 novembre 1947 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò quindi un Piano, la Risoluzione dell’Assemblea Generale n. 181[3], per risolvere il conflitto arabo-ebraico dividendo il mandato britannico sulla Palestina in due stati, uno ebraico e l’altro arabo, a favore votarono 33 nazioni (Australia, Belgio, Bolivia, Brasile, Bielorussia, Canada, Costa Rica, Cecoslovacchia, Danimarca, Repubblica Domenicana, Ecuador, Francia, Guatemala, Haiti, Islanda, Liberia, Lussemburgo, Olanda, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Panama, Paraguay, Perù, Filippine, Polonia, Svezia, Sud Africa, Ucraina, USA, URSS, Uruguay, Venezuela), contro 13 (Afghanistan, Cuba, Egitto, Grecia, India, Iran, Iraq, Libano, Pakistan, Arabia Saudita, Siria, Turchia, Yemen), vi furono 10 astenuti (Argentina, Cile, Cina, Colombia, El Salvador, Etiopia, Honduras, Messico, Regno Unito, Jugoslavia) e un assente alla votazione (Thailandia). La nazioni arabe fecero ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia, sostenendo la non competenza dell’assemblea delle Nazioni Unite nel decidere la ripartizione di un territorio andando contro la volontà della maggioranza dei suoi residenti, ma il ricorso fu respinto..

    Secondo il piano, lo stato ebraico avrebbe compreso tre sezioni principali, collegate da incroci extraterritoriali; lo Stato arabo avrebbe avuto anche un’ enclave a Jaffa. In considerazione dei loro significati religiosi, l’area di Gerusalemme, compresa Betlemme, fu assegnata a una zona internazionale amministrata dall’ONU..

    Nel decidere su come spartire il territorio l’UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine) considerò, per evitare possibili rappresaglie da parte della popolazione araba, la necessità di radunare tutte le zone dove i coloni ebraici erano presenti in numero significativo (seppur spesso in minoranza [2] ) nel futuro territorio ebraico, a cui venivano aggiunte diverse zone disabitate (per la maggior parte desertiche) in previsione di una massiccia immigrazione dall’Europa, una volta abolite le limitazioni imposte dal governo britannico nel 1939, per un totale del 56% del territorio.
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    La situazione sarebbe dunque stata ([3]):

    Territorio Popolazione araba % Arabi Popolazione ebraica % Ebrei Popolazione Totale
    Stato Arabo 725.000 99% 10.000 1% 735.000
    Stato Ebraico 407.000 45% 498.000 55% 905.000
    Zona Internazionale 105.000 51% 100.000 49% 205.000
    Totale 1.237.000 67% 608.000 33% 1.845.000
    Fonte: Report of UNSCOP – 1947 .

    (oltre a questo era presente una popolazione Beduina di 90.000 persone nel territorio ebraico)..

    Le reazioni alla risoluzione dell’ONU furono diversificate: la maggior parte dei gruppi ebraici, inclusa l’Agenzia Ebraica e la maggioranza della popolazione ebraica l’accettarono, pur lamentando tuttavia la non continuità territoriale tra le varie aree assegnate allo stato ebraico. Gruppi ebraici più estremisti, come l’Irgun e la Banda Stern, la rifiutarono, essendo contrari alla presenza di uno Stato arabo in quella che era considerata “la Grande Israele” e al controllo internazionale di Gerusalemme (il giorno seguente Menachem Begin, comandante dell’Irgun, proclama: “La divisione della Palestina è illegale. Gerusalemme è stata e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz Israel verrà reso al popolo di Israele, in tutta la sua estensione e per sempre”)..

    Tra i gruppi arabi la proposta fu rifiutata, ma con diverse motivazioni: alcuni negavano totalmente la possibilità della creazione di uno stato ebraico, altri criticavano la spartizione del territorio che ritenevano avrebbe chiuso i territori assegnati alla popolazione araba (oltre al fatto che lo Stato arabo non avrebbe avuto sbocchi sul Mar Rosso e sul Mar di Galilea, quest’ultimo la principale risorsa idrica della zona), altri ancora erano contrari per via del fatto che a quella che per ora era una minoranza ebraica (un terzo della popolazione totale) fosse assegnata la maggioranza del territorio (ma la commissione dell’ONU aveva preso quella decisione anche in virtù della prevedibile immigrazione di massa dall’Europa dei reduci delle persecuzioni della Germania nazista). L’Alto Comitato Arabo, organo rappresentativo dei Palestinesi, respinge la risoluzione, accompagnando la decisione con tre giorni di sciopero e sommosse antiebraiche..

    Voti favorevoli (verde), contrari (marrone), astenuti (verdolino) e assenti (rosso) alla risoluzione 181La Gran Bretagna, che negli anni 30 durante la Grande Rivolta Araba aveva già tentato diverse volte senza successo di spartire il territorio tra la popolazione araba preesistente e i coloni ebrei in forte aumento, si astenne nella votazione e rifiutò apertamente di seguire le raccomandazioni del piano, che riteneva si sarebbe rivelato inaccettabile per entrambe le parti ed annunciò che avrebbe terminato il proprio mandato il 15 maggio 1948.
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    Per approfondire, vedi la voce Massacro di Deir Yassin. .

    All’inizio del 1948, cinque mesi prima dello scoppio delle ostilità con gli Stati arabi, l’Haganah ha già predisposto un articolato piano di difesa attiva (aggressive defense), oggi noto come “Piano D”, diretto al controllo dei territori palestinesi che le Nazioni Unite avevano assegnato agli arabi. Di esso fornisce un’efficace sintesi lo storico israeliano Avi Shlaim:.

    « L’obbiettivo del Piano D era quello di assicurarsi il controllo di tutte le aree attribuite alla risoluzione di spartizione delle Nazioni Unite allo Stato ebraico, degli insediamenti ebraici al di fuori di queste aree e dei corridoi di collegamento che conducevano a quest’ultime, in modo da fornire una base territoriale solida e continua alla sovranità ebraica. L’originalità e l’audacia del Piano D trovavano fondamento nell’ordine di conquistare i villaggi e le città arabe, qualcosa che l’Haganah non aveva mai tentato prima. Benché la formulazione del Piano D fosse piuttosto vaga e indeterminata, il suo scopo era quello di sgombrare l’interno del paese dagli elementi arabi ostili o potenzialmente ostili e in tal senso, quindi, il piano autorizzò l’espulsione delle popolazioni civili. Mettendo in esecuzione il Piano D tra l’aprile e il naggio del 1948, l’Haganah contribuì quindi in modo diretto e decisivo alla nascita del problema dei rifugiati palestinesi. Sotto l’impatto dell’offensiva militare ebraica lanciata in aprile, la società palestinese si disintegrò e cominciò il proprio esodo. Molte furono le cause di quest’ultimo, inclusa l’anticipata partenza dei leader palestinesi quando le condizioni di vita cominciarono a peggiorare, ma la ragione principale fu la pressione militare ebraica. Il Piano D non era un programma politico diretto all’espulsione degli arabi di Palestina, ma un piano militare con obbiettivi tattici e territoriali. Sta di fatto che, comunque, ordinando la conquista delle città arabe e la distruzione dei villaggi, il Piano D permise e giustificò l’espulsione forzata delle popolazioni civili arabe. Verso la fine del 1948, il numero di rifugiati palestinesi era cresciuto fino a raggiungere circa le 700.000 unità. »
    (Avi Shlaim, Il muro di ferro)
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    Nel mese di maggio Ben Gurion rifiuta una proposta americana per un “cessate il fuoco” incondizionato e l’allungamento del mandato britannico di altri dieci giorni, il tempo necessario per il negoziato con la Lega Araba. Il leader sionista impone al Consiglio di Stato provvisorio israeliano di proseguire in una politica di totale indipendenza da ogni forma di mediazione esterna, e il 14 maggio legge la Dichiarazione d’indipendenza dello Stato ebraico in Palestina – Medinat Israel (senza nessuna indicazione dei confini, lasciando così aperta la possibilità di espansione oltre la linea stabilita dalle Nazioni Unite).
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    La Guerra arabo-israeliana del 1948 [modifica]
    Per approfondire, vedi la voce Guerra arabo-israeliana del 1948. .

    Linee armistiziali 1949 – 1967Il 15 maggio, le truppe britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del Mandato, lasciando campo libero alle forze ebraiche ed arabe. Lo stesso giorno gli eserciti di Egitto, Siria, Transgiordania, Libano e Iraq, attaccarono il neonato Stato di Israele. Il segretario generale della Lega Araba ‘Abd al-Rahmān ‘Azzām Pascià annunciò “una guerra di sterminio e di massacro della quale si parlerà come dei massacri dei Mongoli e delle Crociate”. Nel mese di giugno le Nazioni Unite propongono una tregua, che Israele utilizzò per riorganizzarsi e aumentare la leva militare. Il giorno 27 il mediatore dell’ONU, Folke Bernadotte, presenta una proposta di accordo che viene rifiutata da entrambe le parti. Il 17 settembre il diplomatico svedese viene assassinato dai terroristi sionisti del Lehi. L’offensiva venne bloccata dal neonato esercito israeliano (Tzahal) e le forze arabe furono costrette ad arretrare, e mentre queste ultime riuscirono a occupare solo minime parti della Palestina (la Striscia di Gaza e la Cisgiordania), le forze armate israeliane occuparono la gran parte del territorio che era stato sotto il Mandato britannico.
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    La guerra, che terminò con la sconfitta araba nel maggio del 1949 creò quello che resterà la causa degli scontri successivi: circa 700 mila profughi arabi, in gran parte fuggiti dagli orrori della guerra e in parte indotti o costretti ad abbandonare le loro proprietà dai vincitori del confronto. Ad essi sarà impedito il ritorno nello Stato d’Israele, il che è in diretto contrasto con l’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo [4]. Non fu permesso il loro ingresso nei territori degli Stati arabi confinanti che intendevano in modo tale seguitare a mantenere una pressione psicologica e morale su Israele e gli Stati che ne appoggiavano l’iniziativa.

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    Battaglie d’ottobre in quella che per Israele è la sua “guerra d’indipendenza”La Guerra del 1948, chiamata in Israele “Guerra d’indipendenza”, è considerata una sorta di mito fondativo nello stato ebraico. Si è spesso posto l’accento sulla forte disparità di forze tra il piccolo Stato d’Israele e le sette potenze arabe. Nuove statistiche hanno messo in dubbio tale disparità, almeno sotto il profilo del numero dei combattenti: allo scoppio del conflitto, quelli arabi sarebbero stati all’incirca 25.000, tra regolari e non, contro 35.000 israeliani. Entro il mese di luglio, la mobilitazione israeliana aveva raggiunto le 65.000 unità, e alla fine dell’anno si arrivò ai 96.400. Sul fronte opposto, le forze rimasero sempre circa la metà di quelle israeliane. Peraltro, mentre gli arabi schierarono subito forze organizzate, dotate di mezzi corazzati, aerei ed artiglieria e con militari di buona qualità (soprattutto nel caso della Legione Araba transgiordana) gli israeliani disponevano, almeno nelle prime fasi della guerra, solo di armi leggere e di personale che era stato, in larga parte, addestrato in maniera sommaria. Un grave svantaggio per la Lega Araba fu la mancanza di ogni coordinamento e piano strategico, cosa che consentì agli israeliani di affrontare i paesi arabi uno alla vota.
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    L’armistizio di Rodi, non sottoscritto dall’Iraq, pur rappresentando una tregua, non rappresentò una soluzione del problema. Nel testo dell’armistizio si legge infatti che la linea di cessate il fuoco (la cosiddetta Linea Verde) “è una linea d’armistizio che non deve in alcun modo essere considerata un confine di Stato in senso politico o territoriale e non pregiudica i diritti, le aspirazioni e le posizioni delle parti riguardo all’assetto futuro del contenzioso”. Con questa dichiarazione gli Stati arabi resero palese il rifiuto di riconoscere l’esistenza di Israele.
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    Né l’Egitto né la Transgiordania si adoperarono per la creazione dello Stato arabo di Palestina. La parte di Gerusalemme controllata dalla Transgiordania fu interdetta agli Ebrei mentre alcune sinagoghe e luoghi di culto furono profanati e saccheggiati. Israele annetté la parte settentrionale della Palestina che fu da essa chiamata Galilea e altri territori a maggioranza araba conquistati nella guerra, corrispondenti a un ulteriore 26% dell’originale Mandato britannico per la Palestina. Conseguentemente 160 mila Arabi acquistarono la cittadinanza israeliana per restare nelle loro case, conquistando anche il diritto di voto. Furono però sottomessi – a differenza dei cittadini ebrei – alla legge militare fino al 1966. Durante questo periodo fu loro espropriata gran parte della terra [5]. Fu comunque una situazione più positiva rispetto a quella dei 726 mila loro compatrioti, costretti all’esilio da apolidi. Nei territori sotto il controllo giordano ed egiziano, 17 mila ebrei vennero cacciati dalle loro case e dal quartiere ebraico di Gerusalemme Vecchia.
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    Negli anni immediatamente successivi, dopo che il 5 luglio 1950, la Knesset aveva votato la Legge del Ritorno – che garantiva il diritto a tutti gli ebrei di immigrare in Israele, abolendo tutte le limitazioni imposte dal Libro Bianco britannico – una massa di circa 850 mila ebrei fuggì dai paesi arabi all’interno dei quali avevano seguitato a vivere in crescente situazione di difficoltà, di discriminazione e talora a rischio stesso della propria incolumità. Circa 600 mila di loro arrivano in terra d’Israele e nell’arco di 3 anni la popolazione, che in un primo censimento contava circa 850 mila persone, raddoppiò costringendo il governo ad imporre un regime di forte austerità e di razionamento dei generi di prima necessità. Nello stesso anno, il neonato regno di Giordania annetté amministrativamente la Cisgiordania e, unico tra gli Stati arabi, concesse la cittadinanza ai numerosi Palestinesi ivi residenti.
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    Gli anni che vanno dal 1948 al 1954 vedono vari tentativi di porre fine al problema dei profughi: alcuni proposte giunsero da Israele, mentre ad altre Israele si oppose. Ad esempio Israele propone il ritorno di circa 100 mila Palestinesi, cercando di concordare l’assorbimento dei restanti da parte dei paesi arabi confinanti, ma nel dicembre del 1948 Israele si rifiuta di attuare la richiesta dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di concedere il diritto di ritorno ai profughi palestinesi fuggiti in seguito ai disordini del 1947. Tutti i tentativi di accordo si arenano, per un motivo o per l’altro. Israele, comunque, per motivi di ricongiungimento familiare concede circa 70 mila permessi di rientro a Palestinesi.
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    Dopo l’assassinio nel 1951 di Re Abd Allah di Giordania da parte di un oppositore palestinese contrario alle voci alle aperture del sovrano verso Israele, il ministro israeliano David Ben Gurion nel 1955 dichiarò: “Se vi è un qualunque statista arabo disposto a parlare con me per migliorare le nostre relazioni, sono pronto a incontrarlo in qualunque luogo e momento”.
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    La guerra per il Canale di Suez [modifica]
    Per approfondire, vedi la voce Crisi di Suez. .

    Nel 1952 in Egitto un colpo di Stato porta al potere i Liberi Ufficiali del generale Muhammad Neghib e del colonnello Jamāl ‘Abd al-Nāsir. Nel 1954, sotto la protezione egiziana, nascono i gruppi (terroristici o partigiani, a seconda dei punti di vista) dei cosiddetti fidā’iyyīn che portano a compimento centinaia di incursioni armate in territorio israeliano. Nel 1956 l’Egitto blocca il Golfo di Aqaba e nazionalizza il Canale di Suez impedendone il passaggio alle navi israeliane. Francia e Gran Bretagna, che ne avevano il controllo e che controllavano il pacchetto azionisto della Compagnia del Canale, strinsero accordi segreti con Israele per riprenderne il controllo. L’esercito israeliano attaccò le forze egiziane e raggiunse il canale di Suez attacandolo con i gruppi di paracadutisti comandati da Ariel Sharon. Sotto le pressioni dell’ONU, con il consenso di Francia e Gran Bretagna, nel 1957 Israele si ritirò dal Sinai a patto che l’ONU inviasse una forza di interposizione a difesa del confine con l’Egitto.

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    Ariel SharonAll’inizio della guerra del 1956, Israele estese il coprifuoco (fino ad allora solo notturno) nei villaggi arabi sul confine giordano; all’epoca i palestinesi cittadini di Israele erano sottoposti alla legge militare. A Kafr Qasim, la polizia di frontiera, il cui capo era Malinki, a sua volta sotto il comando di Shadmi, colonnello dell’esercito, sparò ai contadini che ritornavano dai campi, e che non erano stati informati dell’estensione del coprifuoco; ne uccise 48, Per le proteste del Partito Comunista israeliano, fu intrapreso un processo; 8 persone, fra poliziotti e soldati, furono condannati per omicidio. Malinki e Dahan, il comandante del plotone che aveva sparato, furono condannati rispettivamente a 17 ed a 15 anni di carcere. Shadmi fu condannato al pagamento di una monetina per aver esteso il coprifuoco senza permesso. Tutti i condannati al carcere furono liberati l’anno successivo; Malinki e Shadmi furono promossi [senza fonte].
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    Gli anni successivi vedono la popolazione israeliana raggiungere i 2 milioni di persone (1958) mentre un colpo di Stato in Iraq porta alla morte di Re Faysal II e ad una svolta filo-sovietica nella politica del Paese. Nel 1959 l’URSS vieta l’emigrazione ai suoi cittadini di religione israelitica. Nello stesso anno nasce il gruppo armato palestinese al-Fath che nel proprio statuto riporta: “qualunque trattativa che non si basi sul diritto di annientare Israele sarà considerata alla stregua di un tradimento”.
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    Nel 1962 gli ebrei possono emigrare dal Marocco, permettendo a circa 80 mila persone di raggiungere Israele.

    Nel maggio del 1964 viene fondata l’OLP con il benestare degli Stati arabi. Lo statuto proclama la necessità di distruggere Israele con la lotta armata, come obiettivo strategico della nazione araba nel suo complesso.

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    La guerra dei sei giorni [modifica]
    Per approfondire, vedi la voce Guerra dei sei giorni.
    Linee armistiziali dopo la guerra dei sei giorni, 1967Il 22 maggio del 1967, quando le truppe ONU ebbero completato il ritiro dall’Egitto, il Presidente Jamāl ‘Abd al-Nāsir dichiara che la questione Per i paesi arabi non riguarda la chiusura del porto di Eilat, ma il totale annientamento dello Stato di Israele.

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    Il 5 giugno del 1967 scoppia la guerra dei sei giorni: le forze israeliane guidate dal Ministro della Difesa Moshe Dayan e dal Generale Yitzhak Rabin iniziano le ostilità attaccando simultaneamente quelle egiziane, giordane e siriane e distruggendo a terra l’intera aviazione dei tre Paesi. Israele offre al governo giordano la possibilità di non essere coinvolto ma i cannoneggiamenti su Gerusalemme decretano il rifiuto giordano.
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    In sei giorni di guerra Israele occupa il Sinai e le alture del Golan, Cisgiordania e Striscia di Gaza. Gerusalemme viene riunificata quando nella sua popolazione di 250 mila abitanti ben 180 mila sono ebrei.
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    Il Primo Ministro israeliano Levi Eshkol dichiara che i territori della Cisgiordania resteranno sotto il controllo israeliano sino a quando i Paesi arabi continueranno a progettare la distruzione dello Stato di Israele. Il 1° settembre la Lega Araba, riunita in Sudan, esprime 3 no: “no al riconoscimento di Israele, no al negoziato con Israele, no alla pace con Israele”.
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    La “Guerra dei sei giorni” fu anche l’evento grazie al quale Israele attirò l’attenzione degli Stati Uniti, tanto da riuscire ad attirare il 50% degli aiuti economici complessivamente forniti dagli USA alle nazioni estere, senza tener conto delle abbondanti e aggiornate forniture tecnologiche e militari. In molte note governative USA si individua come il principale pericolo per gli Stati Uniti in Vicino e Medio Oriente il nazionalismo arabo, in grado di portare a tendenze autonome e antioccidentali gli Stati di una regione fortemente strategica per l’economia mondiale. La sconfitta che Israele inflisse a Jamāl ‘Abd al-Nāsir fa sì che Israele diventi, in quanto fedele alleato, un ottimo avamposto statunitense nella regione.
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    Il 22 novembre 1967 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU adotta la risoluzione n. 242 per ristabilire la pace nei Territori Occupati e per il ritorno ai confini antecedenti la Guerra del 1967. Israele annette però Gerusalemme Est, in violazione alla risoluzione, e proclama la città riunificata sua capitale. Nonostante il prodigarsi dell’inviato ONU Gunnar Jarring, non è possibile intavolare trattative per il rifiuto posto dai Paesi arabi a trattative dirette con il governo israeliano.
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    Nel 1968 iniziano gli attentati terroristici palestinesi al di fuori di Israele. Nel Settembre 1970, dopo il dirottamento di 4 aerei nell’aeroporto giordano di Zarqa (dove furono poi fatti esplodere), il re di Giordania scatena una repressione militare colpendo le organizzazioni palestinesi che s’erano mostrate restie a piegarsi alla sovranità della legge giordanica, legittimando così il nome che una parte di esse si dette di Settembre nero. Nel 1972 un gruppo di Settembre Nero stermina la squadra israeliana che doveva partecipare alle Olimpiadi di Monaco.

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    La guerra dello Yom Kippur [modifica]
    Per approfondire, vedi la voce Guerra del Kippur.
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    Nel 1973, il 6 ottobre, giorno in cui si celebrava la cerimonia più sacra del calendario ebraico, lo Yom Kippur, gli eserciti di Siria ed Egitto, con l’appoggio di minime unità saudite, irachene, kuwaitiane, libiche, marocchine, algerine e giordane, attaccano i confini israeliani. L’esercito israeliano e la popolazione civile è colta di sopresa ma, dopo una resistenza di 8 giorni, durante il quale si organizza il contrattacco, l’esercito contrattacca con efficacia, superando le linee egiziane e accerchiando la III Armata egiziana. Quando l’11 novembre l’esercito israeliano è a 100 chilometri in linea d’aria dal Cairo e a 30 da Damasco, i Paesi arabi accettano di cessare il fuoco.

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    L’ingresso egiziano nel Sinai (6-13 ottobre) e il contrattacco israeliano (13-15 ottobre)La conferenza di pace che si tenne a Ginevra, sotto l’egida dell’ONU, ed in forza della risoluzione n. 338 che invitava ad applicare la precedente risoluzione n. 242, viene aperta ed aggiornata sine die per il nuovo rifiuto dei rappresentanti arabi a trattare direttamente con quelli israeliani..

    Nel frattempo gli Stati arabi produttori di petrolio (OPAEC) dichiarano l’embargo verso i paesi che si dimostreranno troppo tiepidi nei confronti di Israele. La crisi economica che deriva dalla vertiginosa crescita dei prezzi del petrolio spinge numerose organizzazioni sovranazionali, tra cui la Comunità Economica Europea ad adottare mozioni contrarie alla politica di Israele e di condanna dell’ideologia del sionismo.
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    Gli attentati di alcune formazioni terroristiche palestinesi non cessano. Il 31 dicembre 1973 un’azione all’aeroporto di Fiumicino (Roma) provoca 31 morti.
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    Nel 1974 l’opera dell’allora Segretario di Stato statunitense Henry Kissinger porta al ritiro di Israele dai territori egiziani e siriani occupati durante la guerra del Kippur..

    Il 14 ottobre l’ONU attribuisce all’OLP lo status di rappresentante del popolo palestinese. L’OLP ribadisce la sua volontà di cancellare Israele mentre lo Stato ebraico rifiuta di trattare con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e il suo leader Yasser Arafat. Il 22 novembre l’Assemblea Generale dell’ONU riconosce ai Palestinesi il diritto a far valere la sovranità sulla Palestina “con ogni mezzo”. Vista la schiacciante maggioranza rappresentata dai paesi arabi, dai paesi non allineati e da quelli del Patto di Varsavia, numerose sono le risoluzioni anti-israeliane. Tra esse l’esclusione di Israele dall’UNESCO e la sospensione di qualsiasi piano di aiuti e collaborazione. Il 10 ottobre 1975 la risoluzione ONU n. 3379 equipara il Sionismo al razzismo. Questa risoluzione verrà abrograta solo nel 1991..

    Il 30 marzo 1976 le forze di sicurezza israeliane uccidono 6 cittadini arabi che manifestano contro l’esproprio di terreni e la distruzione di case [6]..

    Nel 1976 si consuma uno dei due eventi che segneranno la reputazione di Israele negli anni a seguire. Il 27 giugno viene dirottato su Entebbe (Uganda) un aereo francese. I servizi segreti israeliani compiono un’incursione non concordata e liberano tutti gli ostaggi.

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    Il disgelo con l’Egitto e l’instabilità del Libano [modifica]
    Per approfondire, vedi la voce Prima invasione del Libano.
    Per approfondire, vedi la voce Seconda invasione del Libano.
    Per approfondire, vedi la voce Sabra e Shatila.
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    Ritiro dal Sinai, 1982Nel novembre 1977, il Presidente egiziano Anwār al-Sādāt rompe 30 anni di ostilità visitando Gerusalemme su invito del Primo Ministro israeliano Menachem Begin. Iniziarono così reali politiche di pace. Sadat riconobbe ad Israele il diritto di esistere come Stato e iniziarono i negoziati tra Egitto e Israele. Nel settembre 1978 il Presidente statunitense Jimmy Carter invitò Sadat e Begin per un incontro a Camp David. La pace viene firmata il 26 marzo 1979 tra i due a Camp David e in base ad essa Israele restituì il Sinai all’Egitto nell’aprile 1982. Nel 1989 i due governi si accordano per lo status della città di Taba, nel Golfo di Aqaba..

    Nel 1976 le truppe siriane invadono il Libano per metter fine alla guerra civile in atto da lunghi anni. In questo paese si erano rifugiate cellule terroristiche palestinesi dopo la cacciata dalla Giordania e, nel 1981, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) lanciò attacchi contro postazioni militari settentrionali israeliane, al confine con il Libano. Simultaneamente si scontrano contro le forze cristiano-maronite libanesi. La risposta di Israele si ebbe nel 1982 con l’invasione del Libano. L’esercito israeliano occupò tutta la parte meridionale del Libano, per poi ritirarsi entro una fascia di sicurezza di 10 miglia lungo il confine, all’interno del territorio libanese, che affidò alla sorveglianza di un “Esercito del Sud-Libano” affidato a elementi maroniti ad essa fedeli, e che mantenne fino al 2000..

    È in questo contesto che si compie il secondo evento funesto per la reputazione di Israele: non fermati dall’esercito israeliano, gruppi di cristiani maroniti libanesi vendicano l’assassinio del Presidente libanese Amīn Giumayyil che aveva firmato un accordo di pace con Israele e che si sospettava avesse precise responsabilità per aver consentito al maronita Elias Hobeyka e all’Esercito del Sud-Libano trasferito a tale scopo dal Sud del Libano, di massacrare indisturbato la popolazione palestinese dei campi-profughi (in realtà quartieri di Beirut) di Sabra e Chatila, sotto il controllo militare israeliano. Un’inchiesta voluta dalla Corte Suprema israeliana inchioderà alle proprie responsabilità i comandanti militari locali e il Capo di Stato Maggiore, pur non potendo dimostrare la diretta responsabilità dell’allora ministro della Guerra Ariel Sharon, lo costrinse tuttavia alle dimissioni dalla carica, anche se il Governo gli attribuì subito un altro dicastero di minore importanza (fu poi eletto primo ministro nel 2001). La reputazione dello Stato ne resterà macchiata indelebilmente.

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    La prima intifada [modifica]

    Re Husayn di Giordania col Presidente statunitense Jimmy Carter nel 1977Nel 1988 Re Husayn di Giordania rinuncia alla sua “tutela” sul territorio cisgiordano. Nell’agosto, il movimento integralista e terrorista Hamas dichiara il Jihad contro Israele, dando inizio a quella che sarà chiamata la prima Intifada..

    Gli attentati in Israele ed all’estero non si placano. Nel frattempo crolla il regime comunista dell’ URSS, termina la guerra tra Iraq e Iran, si svolge la Prima guerra del Golfo contro l’Iraq. Il Libano firma un accordo di pace con la Siria e procede al disarmo di tutti i gruppi armati ad eccezione degli Hezbollah filo-siriani e anti-israeliani..

    Nel settembre del 1993, quello che agli occhi degli osservatori meno attenti sembrava imprevedibile accade: Arafat, a nome del popolo palestinese, riconosce lo Stato di Israele e accetta il metodo del negoziato, rinunciando all’uso della violenza e impegnandosi a modificare in questo senso lo Statuto (Carta Nazionale Palestinese) dell’OLP. Il Primo Ministro israeliano Rabin, a nome di Israele, riconosce l’OLP come rappresentante del popolo palestinese.
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    Il 13 settembre, dopo mesi di trattative, Rabin e Arafat firmano alla Casa Bianca, davanti al presidente USA Clinton, una Dichiarazione di Principi in cui si delinea il quadro per una soluzione graduale del conflitto. Dovrebbe essere questo il punto finale della prima intifada, ma Israele continua a costruire colonie e strade per collegarle (bypass roads) nei Territori Occupati. Per gli accordi di Oslo, la Striscia di Gaza e la Cisgiordania costituiscono una sola unità territoriale, ma Israele non tiene fede alla promessa di costruire un collegamento fra le due. Questo danneggia l’economia palestinese, impedisce agli appartenenti alla stessa famiglia di incontrarsi e agli studenti di Gaza di frequentare l’università in Cisgiordania..

    Nei Territori Occupati vigono due sistemi di leggi: uno per i coloni, uno per i palestinesi. Israele continua nella politica di distruggere le case palestinesi costruite senza permesso (e rilascia i permessi di costruzione molto di rado).
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    Yitzhak Rabin con Yāser ʿArafāt e Bill Clinton il 13 settembre 1993Dal 1993 è imposta una chiusura generale ai Territori Occupati, ciò che costituisce una grave violazione dei diritti umani [7]. I palestinesi, che prima costituivano buona parte della forza lavoro in Israele, ora necessitano di un permesso per recarsi in territorio israeliano ed a Gerusalemme Est. Questo ha grandemente incrementato la disoccupazione nei Territori Occupati, impedendo inoltre ai palestinesi di accedere agli ospedali ed ai luoghi santi, per cristiani e musulmani, di Gerusalemme Est. La necessità di un permesso per accedere alla città, che Israele nega a buona parte di coloro che lo richiedono, impedisce inoltre ai palestinesi di trarre frutto dal turismo gerosolimitano [8].

    Lo stillicidio di attentati non si ferma..

    il 30 settembre del 1994 la Lega Araba pone fine all’embargo contro Israele e contro i paesi che fanno affari con essa. Il 26 ottobre viene firmato l’accordo di pace tra Israele e Giordania..

    Il 1995 vede la firma della seconda parte degli Accordi di Oslo, con la nascita dell’ Autorità Nazionale Palestinese e della polizia palestinese.
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    Dopo più di un mese, il 4 novembre, viene assassinato da un estremista conservatore israeliano il primo ministro Itzhak Rabin. Ai suoi funerali prenderanno parte anche alcuni leaders dei paesi arabi. Il posto di Primo Ministro viene preso da Shimon Peres.
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    Gli scontri e gli attentati continuano anche quando dalle elezioni Israeliane risulta vincente il Likud e viene eletto Primo Ministro Benjamin Netanyahu. Nel 1997, in attuazione degli accordi, Zahal si ritira dai Territori palestinesi occupati. Il 95% della popolazione palestinese passa sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese. Tuttavia, Netanyahu non rispetta gli accordi per quanto riguarda la politica di insediamento di coloni israeliani nei Territori Occupati e ciò favorisce il perdurare di uno stato di continua tensione.
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    Nel 1999, il laburista Ehud Barak venne eletto Primo Ministro, alla testa di una coalizione guidata dal suo partito (MAPAM-MAPAI) laburisti, e nuovo impulso viene dato al processo di pace con Palestina e Siria.
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    Nel maggio del 2000, le forze israeliane si ritirano dalla zona di sicurezza del Libano meridionale.

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    La seconda intifada [modifica]
    Per approfondire, vedi la voce Seconda intifada.

    Il muro costruito da IsraeleNel luglio dello stesso anno (2000), nella residenza presidenziale di Camp David, con la mediazione del Presidente statunitense Bill Clinton, Barak ed Arafat si incontrano per far ulteriormente avanzare le trattative, ma il leader palestinese rifiuta quella che sino ad allora era stata l’offerta più vantaggiosa sottopostagli, per l’impossibilità di trovare un accordo sul territorio dello stato di Palestina, sullo status di Gerusalemme e sul diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Barak offre ad Arafat il 100% della Striscia di Gaza ed il 73% della Cisgiordania. In base a questa offerta, in 10-25 anni il 73% della Cisgiordania destinato allo stato di Palestina si tramuterebbe nel 90-91%, mantenendo Israele il controllo del territorio cisgiordano in cui sono situate gran parte delle colonie [9]; in cambio di questo territorio, Israele cederebbe parte del deserto del Negev [10]. Un altro problema irrisolto è quello dell’acqua, stante che Israele tiene sotto il suo controllo tutta l’acqua di Cisgiordania [11].
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    A settembre, il leader del partito di destra Likud Ariel Sharon, in quel momento all’opposizione, compie una “passeggiata” pubblica e preannunciata, alla spianata delle moschee di Gerusalemme, massicciamente scortato da un migliaio di militari israeliani. La “passeggiata” è vista come una provocazione e causa veementi proteste palestinesi. Sharon infatti proclama Gerusalemme Est territorio eternamente parte d’Israele, mentre di fatto da molti osservatori “neutrali” esso appare territorio illegalmente occupato. Le proteste vennero duramente represse e, durante la prima settimana, 61 Palestinesi furono uccisi e 2.657 sono feriti. All’inizio dell’ottobre del 2000, la polizia israeliana uccide anche 12 palestinesi cittadini di Israele ed un palestinese della Striscia di Gaza, disarmati, nel corso di dimostrazioni in solidarietà con i palestinesi dei Territori Occupati [12].
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    Inizia quella che verrà chiamata la seconda intifada.
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    Ehud BarakAlle dimissioni del Primo Ministro Barak seguono elezioni che portano a capo del governo Ariel Sharon.
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    Nel 2001 Israele distrugge il porto di Gaza, costruito dalla cooperazione franco-olandese [13]. Per gli attacchi israeliani, nel dicembre del 2001 nella Striscia di Gaza si chiude anche l’aeroporto, pure questo costruito grazie ai fondi della cooperazione internazionale [14].
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    Nonostante i numerosi tentativi di cessate il fuoco, gli attentati non si arrestano e, a giudizio di alcuni, il leader palestinese non darà mai l’impressione di essere in grado di controllare i gruppi terroristici palestinesi. Nel dicembre del 2001 Sharon dichiara di non voler più sostenere alcuna trattativa con Yasser Arafat, essendo ormai quest’ultimo non più in grado di esercitare alcun controllo.

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    Mappa della Striscia di GazaDal 2000 al 2004 Israele distrugge più di 3.000 case nei Territori Occupati. Nella sola Gaza, 18.000 palestinesi divengono dei senzatetto [15].
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    Nel 2004, la scomparsa del Presidente palestinese apre la strada, a dire di Israele, a una nuova trattativa di pace. Le elezioni che si tengono in Palestina portano alla carica di Primo Ministro Maḥmūd ‘Abbās (Abū Māzen)..

    Israele sta costruendo un muro di separazione, sostenendo che serve per difendersi dagli attacchi kamikaze. Secondo la Corte Internazionale di Giustizia è illegale perché viola i diritti umani: questa ha infatti giudicato che il tracciato del Muro corrisponde ad un’annessione de facto di territorio palestinese, e che costituisce una misura sproporzionata rispetto alle legittime esigenze di autodifesa di Israele, peggiorando ulteriormente le condizioni di vita dei Palestinesi. Per raggiungere i loro campi, se questi sono dall’altra parte del Muro, questi devono passare da cancelli, controllati dall’esercito israeliano ed aperti gornalmente per periodi limitati. Tuttavia, talvolta i cancelli restano chiusi; questo porta alla perdita del raccolto. Israele sostiene invece che, ove la barriera è stata costruita, ha ridotto in modo netto gli attacchi suicidi.
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    Per costruire la barriera sono stati eradicati, fino al 2004, più di 100.000 olivi ed alberi da frutta di proprietà di palestinesi. Il villaggio di Qalqilyia è quasi interamente circondato dal Muro, ed i palestinesi che vi vivono necessitano di un permesso da parte di Israele per raggiungere i loro campi; un terzo dei pozzi del villaggio sono situati al di là della barriera.
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    I palestinesi che vivono fra il Muro e la Linea Verde devono richiedere ad Israele un permesso per continuare a vivere nelle loro case, oltre ad avere gravi difficoltà a raggiungere il posto di lavoro o la scuola [16]. Raggiungere i principali ospedali, siti a Gerusalemme Est, è diventato molto difficile [17]..

    Nell’agosto 2005 Israele ha abbandonato alcune colonie della parte settentrionale della Cisgiordania e tutte le proprie colonie nella Striscia di Gaza. Ciononostante, continua a controllare la Striscia di Gaza dal cielo e dal mare, nonché la maggior parte degli accessi via terra. Anche per la CIA, quindi, la Striscia di Gaza resta territorio occupato [18]. Israele limita agli abitanti di Gaza la possibilità di pescare, limitandola a sole sei miglia dalla costa ; questo aumenta la disoccupazione e la fame, contribuendo a rendere i palestinesi dipendenti dall’aiuto umanitario [19]..

    Sono rimasti occupati da insediamenti abitativi e industriali israeliani circa 157 chilometri quadrati della Cisgiordania. Secondo uno studio della stimata organizzazione israeliana Pace Adesso [20], il 38% di queste terre appartenevano a privati palestinesi; questo studio non è stato smentito [21]..

    Per difendere le colonie, ci sono ora in Cisgiordania più di 500 posti di blocco, che dividono la regione in tre parti, fra le quali il movimento è per i palestinesi molto difficile [22]. Son costrette ad attendere anche le ambulanze: fra il 2000 e il 2005 più di 60 donne hanno partorito ai posti di blocco, ciò che ha causato la morte di 36 neonati [23].
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    Le autostrade che connettono le colonie ad Israele, pur essendo presentate come infrastrutture costruite a beneficio di tutta l’area dei territori occupati, per via del loro percorso sono in massima parte riservate al traffico israeliano; i palestinesi hanno il permesso di transitare per strade con una carreggiata molto minore e sulla vecchia rete stradale, carente di manutenzione.[4].

    Israele controlla le falde idriche in Cisgiordania, attribuendo agli israeliani 350 litri di acqua al giorno, ai coloni quantità ancora superiori, e ai palestinesi non più di 80 litri al dì. Per la Organizzazione Mondiale della Sanità, sono necessari almeno 100 litri di acqua al giorno pro capite. Nel 2005, la costruzione del Muro aveva già distrutto 50 pozzi e 200 cisterne, proprietà di palestinesi [24]..

    Ora sto’ su queste cose, e cominciate da qui, sapendo che il tutto e’ fondato da qui. Accetto la sfida. E che sappia o non sappia, metto pure in discussione le mie di discussioni, fatte pure ad occhi chiusi.