QUATTRO RAGIONI PER CAMBIARE IL MODO IN CUI PENSIAMO LA SCUOLA

QUATTRO RAGIONI PER CAMBIARE IL MODO IN CUI PENSIAMO LA SCUOLA

DI MARY HICKCOX
Dissident Voice

Il modo in cui vediamo l'educazione ha molto a che fare con il nostro passato: le influenze di questa società, come siamo cresciuti e come ci siamo fatti scuola da soli. L'educazione è il testimone che passiamo ai nostri bambini. Tragicamente, per come è attualmente concepito il sistema educativo, sembra che i bambini siano destinati all'insuccesso.

Viviamo in tempi dove le scuole sono un fallimento, i bambini infelici ed oberati dal troppo lavoro, ed il sistema attuale diventa più obsoleto dopo ogni anno. Qualcosa deve cambiare se vogliamo che i piccoli siano felici, ed il nostro paese torni in carreggiata. Il modello che abbiamo oggi è stato costruito su una faglia, e sta diventando sempre più evidente che le fratture stanno aumentando esponenzialmente. Eppure, non è troppo tardi per cambiare.

Potremmo parlare di come migliorare le scuole - forse "aumentare i fondi", o "ridurre il coinvolgimento della politica" - ma nel lungo termine non sono queste le cose che si mettono tra i bambini ed il loro futuro. E', piuttosto, l'arcaica mentalità costruita sulla falsa educazione e un'incapacità di guardare oltre al dogma. Con il nostro paese in una situazione economica disastrata, tra disoccupazione di massa e innovazione bloccata, è ora di uscire dal recinto in cui ci ha relegato l'educazione pubblica e trovare delle soluzioni.
1. Le scuole sono un miserabile fallimento. Non voglio sostenere che non ci siano studenti che riescono bene nella scuola pubblica e sono felici, ma le statistiche non mentono. Ad un costo annuo medio di 10.000 dollari per studente, gli Stati Uniti finiscono in coda a Paesi che non spendono neanche la metà di tale cifra. I soldi non sembrano essere il problema, quindi buttarne ancora in un sistema malfunzionante é come gettare benzina sul fuoco. Il No Child Left Behind é stato un fallimento totale, con i vari stati stanno denuciando il governo federale per questa catastrofe. La legge ha posto estrema enfasi sui test - quasi si stesse ancora cercando di sfornare api lavoratrici - ma gli Stati Uniti si piazzano ben al di sotto di altre nazioni industrializzate. Sembra che stiamo sprecando denaro lasciando che sia l'agenda politica a decidere cos'é meglio, anziché i genitori o gli insegnanti informati sulle necessità dei bambini.

Preoccupanti statistiche educative:

* Gli studenti non hanno buoni risultati sulle valutazioni nazionali. Quelle più recenti, redatte dal National Assessment of Educational Progress, indicano che meno di un terzo dei bambini statunitensi al quarto anno di studi é competente in lettura, matematica, scienze e storia americana.

* Più della metà degli studenti a basso reddito non riesce nemmeno a dimostrare competenze di base in scienze, lettura e storia.

* I bambini all'ottavo anni di studi sono 19esimi tra 38 paesi nelle valutazioni di matematica e 18esimi in scienze.

* I bambini al dodicesimo anno sono 18esimi su 21 paesi in matematica e scienze combinate (Fonte: The Heritage Foundation)

La storia dimostra che l'istruzione contemporanea é iniziata con la Rivoluzione Industriale, ma ancora in molti si rifiutano di accettare che quanti ne finanziarono gli albori non avevano come priorità l'educazione dei bambini. Uomini quali Rockefeller e Carnegie volevano bravi lavoratori obbedienti che occupassero i posti di lavoro di cui avevano bisogno. Non volevano che studenti liberi pensatori raggiungessero il proprio potenziale, quanto invece una classe istupidita, indottrinata e sveglia solo abbastanza per presentarsi in orario ed espletare il proprio lavoro in fabbrica.

John Taylor Gatto, educatore per oltre 20 anni, Insegnante dell'Anno di New York, autore di vari best-seller, e sostenitore dello home-schooling, dichiara: "Il segreto della scuola americana é che non insegna nello stesso modo in cui i bambini imparano, né é pensata per farlo. Le scuole sono state concepite per servire l'economia e l'ordine sociale piuttosto che a favore dei bambini e delle loro famiglie, per questo é obbligatoria". Questo é un sistema organizzato per tutte le ragioni sbagliate, ed i cui scopi dichiarati nascondono ben altre motivazioni. Forse le scuole non sono affatto il miglior luogo da cui ottenere conoscenza.

2. I nostri bambini sono infelici. Infelici, oberati dal troppo lavoro e senza imparare quello di cui hanno bisogno per avere successo. La prima cosa che deve cambiare é il modo in cui definiamo la parola successo. La sentiamo usata continuamente come una misura di come se la cavano i bambini nella vita. E se invece il modo in cui abbiamo definito il successo fosse del tutto sbagliato? Su cosa ci dovremmo focalizzare come genitori? La felicita é mai sul tavolo quando si discute di successo?

Sembra che, di questi giorni, la maggior parte dei genitori sia così presa dalla competizione che non riesce a ricordare che il nostro obbiettivo ultimo dovrebbe essere la felicità dei bambini. Ma chi dovremmo accusare allora, se siamo tutti condizionati a sopravvivere in un'economia competitiva e selvaggia? Questo modello sembra rendere la scuola un luogo infelice, in quanto un numero record di bambini viene ora sottoposto a farmaci di alterazione dell'umore per gestire una vita ai limiti sopportabili della pressione. E' un luogo dove degli estranei con dei mandati da parte del governo e delle aziende stanno controllando le menti ed i corpi dei bambini.

Non possiamo aspettarci che i bambini diventino adulti indipendenti e liberi pensatori se sono tenuti sotto chiave, segregati per età, completamente controllati dalle regole, e costretti ad imparare il programma decretato dal governo federale. E' un freddo condizionamento mentale da parte delle istituzioni. Agli Americani é stato insegnato di pensare alla parola successo come alla dipendenza dal fatto di eccellere a scuola, ma sembra che il successo sociale sia più dipendente dalla conoscenza effettiva - ed i due non sono sinonimi. Se possiamo cambiare il modo in cui pensiamo al successo, allora quest'ultimo potrà equivalere alla felicità - il successo umano definitivo.

Nel 2007, per la prima volta, l'UNICEF ha compiuto uno studio sul benessere e la felicità dei bambini in 21 nazioni industrializzate. Stati Uniti e in Gran Bretagna, due delle nazioni più ricche della lista, erano agli ultimi posti. Questo, di per sé, dovrebbe far sollevare qualche sopracciglia, in quanto dimostra che i nostri bambini non sono felici e più soldi non sono certo la risposta al problema.

Un altro studio é stato condotto nel 2009 dalla American Psychological Association per valutare i livelli di stress nei bambini: hanno scoperto alcuni dati allarmanti. Per cominciare, lo studio ha dimostrato che i livelli di stress negli adulti e nei bambini sono cresciuti drammaticamente negli ultimi pochi anni, ma ancora più sorprendente é che i genitori sembravano per la maggior parte ignari del fatto che i figli fossero stressati. Quali erano le principali cause di stress tra i figli? Preoccupazione per i voti, l'accesso all'università e le finanze famigliari in cima alla lista. Questi problemi si traducono in emicranie, nausea e disturbi del sonno. Se il nostro obbiettivo é la felicità, il sistema educativo é, di nuovo, un fallimento.

3. La scuola é diventata obsoleta. Gli ultimi 10 anni hanno visto più progressi tecnologici dell'intero secolo precedente. Tutta l'informazione del mondo é ora letteralmente a portata di mano. Quasi l'intera ricchezza della conoscenza mondiale é accessibile mediante Internet e integrata nella nostra vita quotidiana. Ci sono piccoli miglioramenti ottenuti grazie a questo nuovo stile di vita, ma neanche lontanamente sufficienti per recuperare sul resto del mondo. Infatti, alcuni ricercatori sostengono che gli studenti riuscirebbero meglio mediante un apprendimento auto-gestito usando Internet, perché impariamo tutti meglio quando si tratta di qualcosa verso cui proviamo interesse.

Il sistema attuale é basato su ripetitivi test fondati sulla memoria, nonché noioso all'estremo. E' un luogo che ricorda la prigione, dove "Ben poco di quello che é insegnato viene imparato, ben poco di quello che si impara viene ricordato, e ben poco di quello che si ricorda viene effettivamente utilizzato", come dichiara John Holt in "How Children Learn". Associatelo con il fatto che il 50 % (conoscenze tecniche) di quello che viene imparato nel primo anno di università é inutile entro la laurea, e dovete solo chiedervi: Qual'é il senso? Non possiamo fare meglio di così? I nostri figli non solo meritano di meglio, ma hanno bisogno di meglio per competere in un mercato con un 10 % di disoccupazione ufficialmente dichiarata.

L'università sembra essere sempre meno efficiente, rispetto ai costi, ogni anno che passa. Aumentare le tariffe universitarie pone i giovani sotto un debito insormontabile a causa della mancanza di occupazione. Le tasse sono aumentate vertiginosamente negli ultimi pochi anni (l'università di Harvard é arrivata a 60.000 dollari all'anno). A peggiorare le cose, adesso le università stanno facendo profitti grazie alle tangenti pagate dalle compagnie di carte di credito, mentre i laureati non sono nemmeno in grado di trovare un lavoro. Quando oltre 1/3 dei laureati intraprende lavori che richiedono basse capacità, e oltre il 65 % si laurea con un debito invalidante, é ora legittimo mettere in dubbio che l'università sia la strada giusta a cui indirizzare i propri figli.

4. Le persone sbagliate controllano il sistema, per le ragioni sbagliate. "Il sistema educativo é stato deliberatamente progettato al fine di produrre intelletti mediocri, per limitare la loro vita interiore, per negare agli studenti apprezzabili capacità decisionali, e per assicurarsi una cittadinanza docile ed incompetente in modo da rendere la popolazione "gestibile" - Parole di Charlotte Thomson Iserbyt, consulente politica per il Dipartimento all'Educazione statunitense, e informatrice sulle attività governative volte a istupidire deliberatamente i bambini.

La Thomson fa anche notare che il sistema é organizzato per produrre dei buoni consumatori, allo stesso modo di persone standardizzate per mantenerle prevedibili e facili da controllare. E' qualcosa che volete sostenere? Volete davvero i bambini controllati e tenuti al guinzaglio nella loro vita?

I Morrill Acts del 1862 e del 1890 furono i primi passi verso un ampio ruolo governativo nell'educazione. Quello che le persone non riescono a comprendere é che i soldi per questi Acts divennero obblighi di giocare secondo le loro regole, e questo continua ancora oggi. Poiché le agenzie federali sostenevano finanziariamente le scuole, potevano controllare quello che veniva insegnato, portando così sotto il loro controllo un altro aspetto della vita americana. Questo é provato ancora ed ancora quando vediamo quanto sia difficile per le famiglie scegliere delle opzioni di educazione alternativa per i propri figli.

E' chiaro che lo scopo della scuola é diventato quello di servire le aziende ed il governo. E' stato provato, più di recente, quando abbiamo saputo che la BP ha avuto un ruolo nella scrittura del programma di educazione ambientale in California. Penso possiamo tutti concordare che le scuole pubbliche dovrebbero solo essere al servizio delle famiglie contribuenti e del miglior interesse dei rispettivi figli - non delle aziende che scrivono i programmi. Quando verrà il giorno in cui le persone in carica metteranno in cima alle priorità le famiglie (e non avide aziende), forse - ma solo forse - i bambini impareranno quello che é davvero importante, piuttosto che imparare come servire le stesse persone che hanno ideato questo sistema fallimentare.

CONCLUSIONE

In un periodo in cui la nostra economia ha disperatamente bisogno di più innovatori, come possiamo cambiare l'educazione per espandere il potenziale di ogni bambino? Sembra che dobbiamo fare un po' di cose che NON abbiamo imparato a scuola: mettere in discussione gli assunti esistenti sull'educazione; pensare da soli e credere in noi stessi; schierarci contro quello che sappiamo essere sbagliato, e mettere in discussione quello che ci é stato insegnato essere giusto. E' diritto e responsabilità di ogni genitore decidere il modo migliore di guidare i propri bambini al massimo potenziale umano.

Sembra che il nostro mondo moderno fornisca tutti gli strumenti per far sí che sia la curiosità naturale di ogni bambino a guidare la sua educazione. Lo home-schooling e l'un-schooling potrebbero essere le più potenti forme di rivolta contro un establishment che é terrificato da individui che mettano in discussione l'autorità e rifiutino di essere buone e placide api lavoratrici John Holt lo espresse bene: "Per fidarci dei nostri bambini dobbiamo prima imparare a fidarci di noi stessi - ma alla maggior parte di noi, quando eravamo bambini, é stato insegnato che non eravamo degni di fiducia. Dobbiamo anche iniziare a fidarci delle nostre stesse capacità come genitori di guidare i bambini verso la felicità e l'indipendenza, non a fidarsi ciecamente dei fallimentari standard governativi, che sono finiti per essere un condizionamento stressante ed ansiogeno".

E' tempo per tutti noi di guardare fuori dal recinto e trovare soluzioni per il nostro sistema educativo che garantiscano la felicità dei bambini - questo dovrebbe essere considerato come il successo definitivo.

L'autrice Mary Hickcox é una sostenitrice dello un-schooling, madre e guida alla vita di tre bambini (11, 7 e 3 anni). Altri articoli di Mary qui.

Link: http://dissidentvoice.org/2010/09/4-reasons-to-change-the-way-we-think-about-school/

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO MARTINI

Commenti (52)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. caimandelbassopiave 28 settembre 2010

      Chi non conosce la Storia è destinato a ripetere gli stessi errori!
      E per Storia intendo anche i retroscena.
      Un esempio: nella conferenza internazionale di Parigi del 1860 il Regno delle Due Sicilie è stato premiato come terza nazione più ricca d'Europa dopo Inghilterra e Francia. domanda: Come hanno fatto poco più di mille individui, di cui l'unico veterano era Garibaldi, a conquistarlo se non conosciamo i retroscena?

    1. caimandelbassopiave 28 settembre 2010

      Gli USA hanno costruito la loro nazione commettendo il genocidio dei pellerossa, violando regolarmente i trattati di pace fatti con loro.
      Lincoln ha emesso i greenbaks per pagare le spese della guerra di secessione evitando di indebitare il popolo e l'hanno fatto fuori...
      Attraverso i loro finanzieri (Rockfeller, Rothshild ed altri) finanziano Israele e permette loro di comportarsi, nei confronti dei Palestinesi, alla stessa maniera di come si comportarono le SS durante la IIa guerra mondiale... per contro, attraverso la corrotta dinastia Saudita, corrotta con i petrodollari, finanzia i Palestinesi...
      Roosvelt era già a conoscenza del cifrario dei Giapponesi prima di Pearl Harbour... Giapponesi a loro volta esasperati dal comportamento USA di allora e sono caduti nella provocazione.
      Kennedy, con l'ordine esecutivo 11.110 ha dato mandato al tesoro di emettere dollari così come permette la costituzione americana e come Lincoln è stato fatto fuori
      Prima, l'Amministrazione USA, fornisce di armi Saddam per la guerra contro l'Iran, poi appena Saddam accetta gli euro come pagamento del Petrolio gli fa la guerra... altro che armi di distruzioni di massa...
      Per avere una scusa per farci la guerra hanno SABOTATO il controllo aereo e minato le torri gemelle... o forse credi che un aereo di alluminio, un guscio vuoto all'interno (fatte salve persone e arredi) possa aver piegato delle putrelle d'acciaio...
      potresti dire che il calore dell'incendio le ha fuse ma sappi che il cherosene sviluppa circa 800 gradi di calore e l'acciaio fonde a oltre 1.200...potresti dire che la quantità di kerosene era tale che bruciando tutto un qualche effetto di indebolimento potrebbe averlo avuto sulle suddetet putrelle...
      peccato che un liquido infiammabile bruci solo nella partre esposta al calore e che gran parte è finita nebulizzata nell'impatto aumentando così la superfice del liquido esposta al calore e consumandolo in un attimo nella fiammata che si vede in tutti i video limitando nel tempo quella esposizione degli 800 gradi...
      potresti dire che i motori al titanio del Jet ne abbia piegata qualcuna... ma come mai allora non è venuta giù dal lato in cui le putrelle avrebbero ceduto attraverso la linea di minor resistenza ma sono venute su se stesse?
      Ecco una cosa che la scuola non ti ha insegnato: PENSARE CON LA TUA TESTA

    1. Kevin 22 settembre 2010

      Ci sono più convergenze che divergenze nel nostro modo di concepire la scuola. Mi sono spiegato male io, perchè quando parlavo di scuola dell'obbligo mi riferivo più che altro alle scuole superiori; penso che sull'insegnamento alla scuola elementare non ci sia nulla da obiettare, se non la mancanza di spina dorsale di certi maestri degli ultimi tempi (alcuni non assegnano più i compiti a casa). Ciao!

    1. TN 22 settembre 2010

      "(l' ho imparato a scuola non mi scassate la minchia)"


      LoL, se la gente apprezzasse di più l'ironia ci sarebbero meno guerre

    1. icemark 22 settembre 2010

      Il fatto fondamentale, secondo me, non è tanto quello che i genitori o la scuola ti possono insegnare dal punto di vista didattico, ma dal punto di vista "sociale" (o umano, o chiamalo come vuoi). La famiglia è il primo, importantissimo, stadio per la formazione dell'essere umano, ti da le basi per crescere, ti da i valori fondamentali che saranno poi delle "dighe" entro le quali si svilupperà il pensiero ed il modo di fare; il confrontro con l'altro, invece, ti fa vedere che esistono altre cose, altri valori, "dighe" e limiti diversi, alcuni migliori altri peggiori, sta a noi scegliere per crescere.
      Dal punto di vista didattico cosa succede se un genitore non ha il tempo o le competenze? Preferisco una formazione "di base" che da la scuola poi, se ne ha i mezzi, la integra il genitore o il figlio stesso che, arrivato ad una certa autonomia, riesce a procurarsi da solo ciò che gli serve (tramite altri libri, internet, o esperienze di altri).
      Li ho letti tutti i commenti, credo che da questo punto di vista siamo abbastanza in sintonia.

      Ciao

    1. caterinazanivan 22 settembre 2010

      Infatti va basata sulle persone. Ma ancora non avete compreso nulla.

    1. caterinazanivan 22 settembre 2010

      Mah.... la fidanzata c'è già e gli amici pure...sa com'è, la gente non sta mica solo rinchiusa a scuola. Per il resto non ha capito nulla. Non sono io brava. E' l'essere umano che è istintivamente spinto verso l'apprendimento e il miglioramento di sè. Non avete speranza di aprire gli occhi.

    1. stefanodandrea 22 settembre 2010

      Bravo. Ti invito anche a leggere un commento con il quale sopra ho risposto all'acuto Kevin, dove ho messo in risalto un altro rischio della scelta familiare (che comunque per elementari e medie potrebbe andare bene, se il bambino è figlio di bravi docenti)

    1. icemark 22 settembre 2010

      Secondo me la scuola PUBBLICA e la strada sono le vere "maestre di vita", la famiglia ti insegna dei valori, ti da un'educazione "iniziale", poi esci di casa e ti trovi di fronte il mondo, che è molto più vasto e complicato di quello che ti avevano raccontato...
      Per quello che riguarda la mia esperienza è stato fondamentale questo incontro e scontro (anche fisico) con "gli altri" e non c'è posto migliore della scuola pubblica, dove trovi di tutto (dal poveraccio al signore, dal timido al violento, ecc) e, dopo aver raggiunto un minimo di autonomia, della strada dove la vita è "reale" e capisci veramente come sei fatto.
      Ognuno è libero di educare i figli come vuole, non critico nessuno, ma se i miei genitori mi avessero precluso queste esperienze gli avrei tolto la parola da tempo.

      Ciao

    1. DaniB 21 settembre 2010

      per il "familismo amorale"?

    1. DaniB 21 settembre 2010

      Signora Vanizan, Lei sarà anche una brava "home-teacher", ma se pensa che cambiamenti epocali come quelli da lei proposti nella concezione del processo educativo (per come noi "senza alcuna esperienza" siamo abituati a concepire) possano venire accettati con "beh si, non ci avevo mica pensato! toh, demoliamo completamente la scuola dell'obbligo..." beh allora vuol dire che degli esseri umani lei non ha capito proprio un piffero! comunque spero che i suoi figli mantengano questo interesse anche quando cominceranno a svilupparsi e ad avere voglia di uscire a vedere qualche donzella e magari si sentiranno un po segregati a differenza dei coetanei che socializzano a scuola facendosi amici, amiche e fidanzatine varie. E di questo io ho esperienza, mi creda... Saluti

    1. caterinazanivan 21 settembre 2010

      Non avete proprio alcuna esperienza. Mio figlio di otto anni mai andato a scuola ha da sempre manifestato interessi matematici e scientifici. Attualmente, per il sistema, dovrebbe aver iniziato la terza elementare mentre studia e fa esercizia di matematica sui miei libri del liceo. In questo periodo si dedica alla trigonometria. L'altro bambino di anni ne ha appena compiuti sei e come regalo di compleanno mi ha chiesto di visitare Pompei.
      Le vostre teorie non servono a molto. I miei bambini non hanno nulla di diverso da altri centinaia di homeschoolers. bambini che vengono considerate per sone e rispettate come tali anche nei loro tempi e desideri di apprendimento.

    1. caterinazanivan 21 settembre 2010

      Conosco bene come sono le madri, italiane e non. Infatti sono convinta che se le donne si rendessero conto del potere che sta nelle loro mani, avremmo già iniziato a cambiare in meglio il mondo. Nonostante questo ho la grande speranza che le donne e le donne madri possano imparare dai bambini a ritrovare loro stesse, a divenire responsabili e comprendere l'importanza dell'educazione.

    1. Ricky 21 settembre 2010

      Basare la societá sulla famiglia é un grosso errore.

    1. generika 21 settembre 2010

      Io sono una mamma che fa homeschooling che in Italia si chiama scuola familiare. Ho tre figli e devo dire che in questo paese chi fa questo tipo di scelta è considerato un marziano. Spesso devo spiegare e giustificare la mia scelta con parenti e amici.
      L'ignoranza e l'incapacità di accettare e immaginare qualcosa di diverso sembrano farla da padrone. Chi controla is sistema sta facendo un buon lavoro, purtroppo. Tutti si lamentano della scuola pubblica (ma i privati non sono mica meglio), ma oltre a criticare non fanno nulla. Io mi sono stufata e ho aperto http://www.controscuola.it/
      un network per homeschoolers in Italia e mezzo di diffusione dell'idea dell'educazione alternativa. BASTA DELEGARE, bisogna cambiare strada.

      Erika
      http://www.controscuola.it/

    1. caterinazanivan 21 settembre 2010

      Premetto che
      1. con “mia esperienza personale” intendo l’esperienza di homeschooling/unschooling.
      2. con “educazione” intendo un processo continuo ed inesauribile che non puo’ per questo trovare limiti spazio-temporali.
      3. con “distruzione della persona” intendo quel processo voluto nella scuola che porta all’annullamento del proprio essere ed è attuato attraverso l’umiliazione, l’intimidazione, la costrizione, la noia…..
      4. con “apprendimento” intendo un desiderio presente in qualsiasi essere umano che si attua in modo spontaneo.

      L’educazione familiare è, per me, una scelta non dettata da motivi religiosi ne da particolari situazioni personali. Lo è stata come unico modo per educare i bambini mantenendo la loro integrità e per rispettarli come persone.
      Non vivo più in Italia, ma quando ci vivevo i miei bambini non sono comunque mai andati a scuola.
      Vivo in Canada dove l’homeschooling è cosa normale.Dove in ogni zona o piccola città ci sono uno o più gruppi di homeschoolers che organizzano attività/incontri insieme. Nei quali non vi è mai la suddivisione per età. Non vi è la competizione ma solo la cooperazione.

      Ogni bambino apprende nel suo modo e con i suoi tempi. Questo lo vedo ogni giorno con i miei figli e con i figli di amici. Ed è sorprendente vedere senza scuola quante cose un bambino desideri imparare, conoscere e sperimentare. E come ogni bambino trovi il suo modo per riuscire a capire.

      La scuola poco ha a che vedere con l’educazione. Infatti pur aumentando il numero di anni di scuola “obbligatoria” (obbligatoria non è) e le ore passate dietro un banco, le capacità degli studenti in lettura/scrittura/calcolo diminuiscono ogni anno. E questa è una volontà di chi ha pensato la scuola.

      Nel momento in cui un bambino lo desidera può benissimo da solo, attraverso
      mezzi/strumenti/persone/attività, imparare ciò che più gli interessa. Starà alle persone adulte che gli sono vicine lasciargli la libertà di sperimentare, fornire mezzi, ma soprattutto dedicare tempo e rispondere alle domande, trovare insieme al bambino le risposte alle domande che non si conoscono.

      Il programma di italiano o matematica di un anno di scuola elementare può essere appreso da qualsiasi bambino in poche settimane se è il bambino stesso ad essere interessato ad imparare l’argomento in questione.

      I bambini vogliono essere attivi, la scuola li rende passivi. Poiché il suo scopo, oggi, è solo quello di creare dei consumatori.

      Chi viene educato a casa è notoriamente molto più determinato, indipendente, attivo e conscio di essere un essere umano. E come tale di essere pienamente ed unicamente responsabile della propria educazione e del proprio apprendimento.

      Gli scettici possono leggere il sito del MIT e di altre “grandi” università americane chiedendosi “Come mai accettano gli homeschoolers?”.

      La scuola deve essere abolita. Non vi è altra soluzione se davvero si vuole vivere in un mondo migliore.

    1. stefanodandrea 20 settembre 2010

      Ho il sospetto che in molti dei casi che hai citato e i molti altri simili ,il "controllo" era esercitato dal precettore attraverso una "disciplina" molto più ferrea di qualla della attuale scuola dell'obbligo. Il maestro dava i tempi, sceglieva le letture, suggeriva il metodo. Tutto ciò è ancora evidente nel mondo degli scacchi. Anche da noi in italia ormai e in altri paesi da tempo, accade che taluni bambini, che entrino in contatto con un minimo de teoria - anche soltando apprendendo dalla osservazione di giocatori dotati di un pò di teoria - rivelino, oltre la passione, il talento. Questi babini possono diventare grandi maestri soltanto se entrano in contatto con un maestro. All'inizio basta anche un maestro nazionale, poi serve un grande maestro o un maestro internazionale particolarmente bravo nell'insegnamento. Come si esercita la maestria? Sotoponendo il giovane ad una disciplina. "Devi rafforzare la difesa. Devi studiare quattro ore al giorno le aperture. Per mgliorare il rendimento in zeitnot devi fare questi esercizi....". L'allievo segue spontaneamente e felicemente per lungo tempo tutti i consigli del maestro fino a quando ha raggiunto il livelo di quest'ultimo o quasi e avverte di potersi rafforzare maggiormente "uscendo" dal rapporto. Il controllo per lungo tempo è totale. E c'è anche l'obbligo di "farsi controllare e di ubbidire". Io non penso che la maggior parte degli ingegni che hai citato, negli anni corrispondenti alla scuola dell'obbligo, fossero liberi di non esercitarsi, di disinteressarsi delle indicazioni del precettore, o del prete colto o dello zio. Ma anche questo obbligo non era o poteva non essere avvertito da quegli ingegni, perché adempiuto spontaneamente e con piacere, magari con ammirazione per il sapere del precettore. Non furono solo "pungolati", furono disciplinati, nel metodo e nei contenuti. E ben presto, a causa del grande talento, superarono i maestri.

      Chi sente di avere capacità, voglia, tempo, piacere di fare il precettore dei propri figli deve farlo. Non credo, però, che coloro che hanno il talento del precettore siano mediamente molti. E ciascuno deve conoscere il proprio limite, per evitare di limitare il talento del figlio. Nel gioco degli scacchi accade che alcuni maestri nazionali o addirittura candidati maestri (è la mia categoria) tengano troppo tempo con sé gli allievi, che ormai hanno poco o nulla da imparare e dovrebbero frequentare i maestri internazionali.
      Quindi credo che la scuola dell'obbligo debba esistere. Ammetterei che chi dimostra di saper ottenere determinati risultati (grazie ad uno o più recettori) sia esonerato dal frequentarla. Ma mi sembrerebbe una assurdità la sua abolizione generale. Sorge, dunque, il problema politico di come essa debba essere. I principi che, a mio avviso, dovrebbero governarla sono quelli espressi nel manifesto, citati in altro commento. Ciao. E' stato un piacere.

    1. Kevin 20 settembre 2010

      "Non lo dico io ma decine di sociologi, comunicatori, educatori (guarda caso quasi tutti europei e latinoamericani)."

      Questa è la classica fallacia del ricorso all'autorità.

    1. Kevin 20 settembre 2010

      Stefano, in parte hai ragione a evidenziare le mancanze dei genitori e in parte hai torto.
      Mi spiego: capita spesso, come hai detto, che la scuola tenti di raddrizzare ragazzi che in casa sono liberi di sguazzare nella propria maleducazione e instupidimento generale. Ma è anche vero che capita il contrario, cioè casi di genitori in gamba che potrebbero insegnare ai loro figli cose che nemmeno la migliore delle scuole sarebbe in grado di trasmettere. E la storia è piena di esempi di bambini che non frequentarono la scuola dell'obbligo, ma che svilupparono la loro originalità e la loro intelligenza grazie a chi fu in grado di pungolarli: precettori, parenti, genitori. Un paio di esempi: Ramanujan, Eulero, Riemann, Grassmann, Leibniz, Pascal (Blaise), Tartaglia, Bernoulli (Daniel), Laplace, Descartes (che seppure aveva studiato dai gesuiti criticò aspramente sia i loro metodi di insegnamento che ciò che essi insegnavano), Galois, etc. Senza contare tutti quelli che studiavano nei cosiddetti "collegi" che erano completamente diversi da ciò che intendiamo oggi per scuola dell'obbligo. A cosa serve dunque la scuola dell'obbligo? Certamente non a far emergere il talento di un giovane, talento che se sviluppato porta all'autorealizzazione. Qual è dunque la funzione della scuola dell'obbligo? Tiriamo i dadi e scegliamone una: il controllo, l'insegnamento della sottomissione all'autorità, dell'esaltazione del branco a discapito dell'unico, dell'appiattimento intellettuale, culturale, spirituale, del riconoscimento della leccata di culo a discapito della preparazione, del privilegiare il nozionismo e la conoscenza a discapito della creatività, dell'originalità, dell'ingegno, della promozione dei valori dominanti attraverso la storia (fasulla), la filosofia (occidentale), la letteratura (quella reazionaria), l'educazione al servilismo e allo smussamento dei diversi talenti, l'insegnamento (passivo) dell'assenza di necessità di ogni critica alla propria istituzione.

    1. DaniB 20 settembre 2010

      "Ben piú difficile, invece, é liberarsi dall'idea che la mattina bisogna alzarsi presto per fare il proprio "dovere" e che c'é un'autoritá a cui rispondere obbedienti."

      Mah, a me sembra la cosa più facile del mondo invece, dato che in questo mondo la maggior parte delle persone fa qual cazzo che gli pare, in barba ad ogni tipo di precetto morale e senza valutare che il sottostare a delle regole non è solo una pratica imposta, opressiva ed inutile ma è una garanzia di uguaglianza e di rispetto per i più deboli... leggerò un po' di cose che mi hai consigliato, soprattutto Illich che già avevo in programma, ma ho la sensazione che partiamo da due concezioni profondamente diverse dell'essere umano: io sono forse un po' troppo pessimista e misantropo, e tu sei forse un po' troppo ottimista sulle capacità autoregolative dei bambini.
      E non dirmi che la mia posizione è il frutto di condizionamenti storici e culturali perchè potrei dire lo stesso delle tue opinioni.
      A risentirci...

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