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QUATTRO RAGIONI PER CAMBIARE IL MODO IN CUI PENSIAMO LA SCUOLA

DI MARY HICKCOX
Dissident Voice

Il modo in cui vediamo l’educazione ha molto a che fare con il nostro passato: le influenze di questa società, come siamo cresciuti e come ci siamo fatti scuola da soli. L’educazione è il testimone che passiamo ai nostri bambini. Tragicamente, per come è attualmente concepito il sistema educativo, sembra che i bambini siano destinati all’insuccesso.

Viviamo in tempi dove le scuole sono un fallimento, i bambini infelici ed oberati dal troppo lavoro, ed il sistema attuale diventa più obsoleto dopo ogni anno. Qualcosa deve cambiare se vogliamo che i piccoli siano felici, ed il nostro paese torni in carreggiata. Il modello che abbiamo oggi è stato costruito su una faglia, e sta diventando sempre più evidente che le fratture stanno aumentando esponenzialmente. Eppure, non è troppo tardi per cambiare.

Potremmo parlare di come migliorare le scuole – forse “aumentare i fondi”, o “ridurre il coinvolgimento della politica” – ma nel lungo termine non sono queste le cose che si mettono tra i bambini ed il loro futuro. E’, piuttosto, l’arcaica mentalità costruita sulla falsa educazione e un’incapacità di guardare oltre al dogma. Con il nostro paese in una situazione economica disastrata, tra disoccupazione di massa e innovazione bloccata, è ora di uscire dal recinto in cui ci ha relegato l’educazione pubblica e trovare delle soluzioni.
1. Le scuole sono un miserabile fallimento. Non voglio sostenere che non ci siano studenti che riescono bene nella scuola pubblica e sono felici, ma le statistiche non mentono. Ad un costo annuo medio di 10.000 dollari per studente, gli Stati Uniti finiscono in coda a Paesi che non spendono neanche la metà di tale cifra. I soldi non sembrano essere il problema, quindi buttarne ancora in un sistema malfunzionante é come gettare benzina sul fuoco. Il No Child Left Behind é stato un fallimento totale, con i vari stati stanno denuciando il governo federale per questa catastrofe. La legge ha posto estrema enfasi sui test – quasi si stesse ancora cercando di sfornare api lavoratrici – ma gli Stati Uniti si piazzano ben al di sotto di altre nazioni industrializzate. Sembra che stiamo sprecando denaro lasciando che sia l’agenda politica a decidere cos’é meglio, anziché i genitori o gli insegnanti informati sulle necessità dei bambini.

Preoccupanti statistiche educative:

* Gli studenti non hanno buoni risultati sulle valutazioni nazionali. Quelle più recenti, redatte dal National Assessment of Educational Progress, indicano che meno di un terzo dei bambini statunitensi al quarto anno di studi é competente in lettura, matematica, scienze e storia americana.

* Più della metà degli studenti a basso reddito non riesce nemmeno a dimostrare competenze di base in scienze, lettura e storia.

* I bambini all’ottavo anni di studi sono 19esimi tra 38 paesi nelle valutazioni di matematica e 18esimi in scienze.

* I bambini al dodicesimo anno sono 18esimi su 21 paesi in matematica e scienze combinate (Fonte: The Heritage Foundation)

La storia dimostra che l’istruzione contemporanea é iniziata con la Rivoluzione Industriale, ma ancora in molti si rifiutano di accettare che quanti ne finanziarono gli albori non avevano come priorità l’educazione dei bambini. Uomini quali Rockefeller e Carnegie volevano bravi lavoratori obbedienti che occupassero i posti di lavoro di cui avevano bisogno. Non volevano che studenti liberi pensatori raggiungessero il proprio potenziale, quanto invece una classe istupidita, indottrinata e sveglia solo abbastanza per presentarsi in orario ed espletare il proprio lavoro in fabbrica.

John Taylor Gatto, educatore per oltre 20 anni, Insegnante dell’Anno di New York, autore di vari best-seller, e sostenitore dello home-schooling, dichiara: “Il segreto della scuola americana é che non insegna nello stesso modo in cui i bambini imparano, né é pensata per farlo. Le scuole sono state concepite per servire l’economia e l’ordine sociale piuttosto che a favore dei bambini e delle loro famiglie, per questo é obbligatoria”. Questo é un sistema organizzato per tutte le ragioni sbagliate, ed i cui scopi dichiarati nascondono ben altre motivazioni. Forse le scuole non sono affatto il miglior luogo da cui ottenere conoscenza.

 

2. I nostri bambini sono infelici. Infelici, oberati dal troppo lavoro e senza imparare quello di cui hanno bisogno per avere successo. La prima cosa che deve cambiare é il modo in cui definiamo la parola successo. La sentiamo usata continuamente come una misura di come se la cavano i bambini nella vita. E se invece il modo in cui abbiamo definito il successo fosse del tutto sbagliato? Su cosa ci dovremmo focalizzare come genitori? La felicita é mai sul tavolo quando si discute di successo?

Sembra che, di questi giorni, la maggior parte dei genitori sia così presa dalla competizione che non riesce a ricordare che il nostro obbiettivo ultimo dovrebbe essere la felicità dei bambini. Ma chi dovremmo accusare allora, se siamo tutti condizionati a sopravvivere in un’economia competitiva e selvaggia? Questo modello sembra rendere la scuola un luogo infelice, in quanto un numero record di bambini viene ora sottoposto a farmaci di alterazione dell’umore per gestire una vita ai limiti sopportabili della pressione. E’ un luogo dove degli estranei con dei mandati da parte del governo e delle aziende stanno controllando le menti ed i corpi dei bambini.

Non possiamo aspettarci che i bambini diventino adulti indipendenti e liberi pensatori se sono tenuti sotto chiave, segregati per età, completamente controllati dalle regole, e costretti ad imparare il programma decretato dal governo federale. E’ un freddo condizionamento mentale da parte delle istituzioni. Agli Americani é stato insegnato di pensare alla parola successo come alla dipendenza dal fatto di eccellere a scuola, ma sembra che il successo sociale sia più dipendente dalla conoscenza effettiva – ed i due non sono sinonimi. Se possiamo cambiare il modo in cui pensiamo al successo, allora quest’ultimo potrà equivalere alla felicità – il successo umano definitivo.

Nel 2007, per la prima volta, l’UNICEF ha compiuto uno studio sul benessere e la felicità dei bambini in 21 nazioni industrializzate. Stati Uniti e in Gran Bretagna, due delle nazioni più ricche della lista, erano agli ultimi posti. Questo, di per sé, dovrebbe far sollevare qualche sopracciglia, in quanto dimostra che i nostri bambini non sono felici e più soldi non sono certo la risposta al problema.

Un altro studio é stato condotto nel 2009 dalla American Psychological Association per valutare i livelli di stress nei bambini: hanno scoperto alcuni dati allarmanti. Per cominciare, lo studio ha dimostrato che i livelli di stress negli adulti e nei bambini sono cresciuti drammaticamente negli ultimi pochi anni, ma ancora più sorprendente é che i genitori sembravano per la maggior parte ignari del fatto che i figli fossero stressati. Quali erano le principali cause di stress tra i figli? Preoccupazione per i voti, l’accesso all’università e le finanze famigliari in cima alla lista. Questi problemi si traducono in emicranie, nausea e disturbi del sonno. Se il nostro obbiettivo é la felicità, il sistema educativo é, di nuovo, un fallimento.

3. La scuola é diventata obsoleta. Gli ultimi 10 anni hanno visto più progressi tecnologici dell’intero secolo precedente. Tutta l’informazione del mondo é ora letteralmente a portata di mano. Quasi l’intera ricchezza della conoscenza mondiale é accessibile mediante Internet e integrata nella nostra vita quotidiana. Ci sono piccoli miglioramenti ottenuti grazie a questo nuovo stile di vita, ma neanche lontanamente sufficienti per recuperare sul resto del mondo. Infatti, alcuni ricercatori sostengono che gli studenti riuscirebbero meglio mediante un apprendimento auto-gestito usando Internet, perché impariamo tutti meglio quando si tratta di qualcosa verso cui proviamo interesse.

Il sistema attuale é basato su ripetitivi test fondati sulla memoria, nonché noioso all’estremo. E’ un luogo che ricorda la prigione, dove “Ben poco di quello che é insegnato viene imparato, ben poco di quello che si impara viene ricordato, e ben poco di quello che si ricorda viene effettivamente utilizzato”, come dichiara John Holt in “How Children Learn”. Associatelo con il fatto che il 50 % (conoscenze tecniche) di quello che viene imparato nel primo anno di università é inutile entro la laurea, e dovete solo chiedervi: Qual’é il senso? Non possiamo fare meglio di così? I nostri figli non solo meritano di meglio, ma hanno bisogno di meglio per competere in un mercato con un 10 % di disoccupazione ufficialmente dichiarata.

L’università sembra essere sempre meno efficiente, rispetto ai costi, ogni anno che passa. Aumentare le tariffe universitarie pone i giovani sotto un debito insormontabile a causa della mancanza di occupazione. Le tasse sono aumentate vertiginosamente negli ultimi pochi anni (l’università di Harvard é arrivata a 60.000 dollari all’anno). A peggiorare le cose, adesso le università stanno facendo profitti grazie alle tangenti pagate dalle compagnie di carte di credito, mentre i laureati non sono nemmeno in grado di trovare un lavoro. Quando oltre 1/3 dei laureati intraprende lavori che richiedono basse capacità, e oltre il 65 % si laurea con un debito invalidante, é ora legittimo mettere in dubbio che l’università sia la strada giusta a cui indirizzare i propri figli.

4. Le persone sbagliate controllano il sistema, per le ragioni sbagliate. “Il sistema educativo é stato deliberatamente progettato al fine di produrre intelletti mediocri, per limitare la loro vita interiore, per negare agli studenti apprezzabili capacità decisionali, e per assicurarsi una cittadinanza docile ed incompetente in modo da rendere la popolazione “gestibile” – Parole di Charlotte Thomson Iserbyt, consulente politica per il Dipartimento all’Educazione statunitense, e informatrice sulle attività governative volte a istupidire deliberatamente i bambini.

 

La Thomson fa anche notare che il sistema é organizzato per produrre dei buoni consumatori, allo stesso modo di persone standardizzate per mantenerle prevedibili e facili da controllare. E’ qualcosa che volete sostenere? Volete davvero i bambini controllati e tenuti al guinzaglio nella loro vita?

I Morrill Acts del 1862 e del 1890 furono i primi passi verso un ampio ruolo governativo nell’educazione. Quello che le persone non riescono a comprendere é che i soldi per questi Acts divennero obblighi di giocare secondo le loro regole, e questo continua ancora oggi. Poiché le agenzie federali sostenevano finanziariamente le scuole, potevano controllare quello che veniva insegnato, portando così sotto il loro controllo un altro aspetto della vita americana. Questo é provato ancora ed ancora quando vediamo quanto sia difficile per le famiglie scegliere delle opzioni di educazione alternativa per i propri figli.

E’ chiaro che lo scopo della scuola é diventato quello di servire le aziende ed il governo. E’ stato provato, più di recente, quando abbiamo saputo che la BP ha avuto un ruolo nella scrittura del programma di educazione ambientale in California. Penso possiamo tutti concordare che le scuole pubbliche dovrebbero solo essere al servizio delle famiglie contribuenti e del miglior interesse dei rispettivi figli – non delle aziende che scrivono i programmi. Quando verrà il giorno in cui le persone in carica metteranno in cima alle priorità le famiglie (e non avide aziende), forse – ma solo forse – i bambini impareranno quello che é davvero importante, piuttosto che imparare come servire le stesse persone che hanno ideato questo sistema fallimentare.

CONCLUSIONE

In un periodo in cui la nostra economia ha disperatamente bisogno di più innovatori, come possiamo cambiare l’educazione per espandere il potenziale di ogni bambino? Sembra che dobbiamo fare un po’ di cose che NON abbiamo imparato a scuola: mettere in discussione gli assunti esistenti sull’educazione; pensare da soli e credere in noi stessi; schierarci contro quello che sappiamo essere sbagliato, e mettere in discussione quello che ci é stato insegnato essere giusto. E’ diritto e responsabilità di ogni genitore decidere il modo migliore di guidare i propri bambini al massimo potenziale umano.

Sembra che il nostro mondo moderno fornisca tutti gli strumenti per far sí che sia la curiosità naturale di ogni bambino a guidare la sua educazione. Lo home-schooling e l’un-schooling potrebbero essere le più potenti forme di rivolta contro un establishment che é terrificato da individui che mettano in discussione l’autorità e rifiutino di essere buone e placide api lavoratrici John Holt lo espresse bene: “Per fidarci dei nostri bambini dobbiamo prima imparare a fidarci di noi stessi – ma alla maggior parte di noi, quando eravamo bambini, é stato insegnato che non eravamo degni di fiducia. Dobbiamo anche iniziare a fidarci delle nostre stesse capacità come genitori di guidare i bambini verso la felicità e l’indipendenza, non a fidarsi ciecamente dei fallimentari standard governativi, che sono finiti per essere un condizionamento stressante ed ansiogeno”.

E’ tempo per tutti noi di guardare fuori dal recinto e trovare soluzioni per il nostro sistema educativo che garantiscano la felicità dei bambini – questo dovrebbe essere considerato come il successo definitivo.

L’autrice Mary Hickcox é una sostenitrice dello un-schooling, madre e guida alla vita di tre bambini (11, 7 e 3 anni). Altri articoli di Mary qui.

Link: http://dissidentvoice.org/2010/09/4-reasons-to-change-the-way-we-think-about-school/

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO MARTINI

Pubblicato da God

  • VeniWeedyVici

    Quelli esposti nell’ articolo non sono realmente un problema dal mio punto di vista.
    Il problema sorge quando questo opinabile e non contingente sistema educativo viene IMPOSTO come la salvezza al resto del mondo che, ricordiamolo, senza gli USA sarebbe un teatro di guerre fratricide (l’ ho imparato a scuola non mi scassate la minchia).

  • marzian

    Quello sopra é un articolo semplice ed introduttivo, ma ha il grande merito di porre giustissimamente l’enfasi su quello che dovrebbe essere al fulcro di TUTTO il discorso: la felicitá dei giovani. Qualche tempo fa mi ha scritto una mamma – commossa leggendo un testo, da me diffuso in rete, sull’esperienza non-violenta di SummerHill – che mi ha raccontato di come le coercizioni della scuola (e degli psicologi/psichiatri che collaborano alacremente al sistema) avessero rovinato l’esistenza di suo figlio. Mi viene anche in mente una lettera che riportava Paolo Barnard:

    Lei è l’unico che nel dibattito pubblico sulla scuola ha toccato il tema dell’autostima.
    Ci ho messo vent’anni per uscire dall’ottica di un sistema scolastico che fin dalla più tenera età mi opprimeva e che mi rese ben presto, data la mia eccessiva sensibilitá e il mio perfezionismo, un adolescente iper-insicuro, patologicamente timido, autocritico fino al parossismo, timoroso del giudizio degli altri come di una questione di vita o di morte.
    Quando lei dice “mai un fallimento in queste secondarie valutazioni va tradotto in una ferita al valore personale, ovvero in perdita di autostima, che è perdita di amore per sé stessi”, vedo me stesso davanti alle porte del liceo, con il chiodo fisso del suicidio per una probabile bocciatura. La ferita era enorme signor Barnard, non so come mi salvai.
    Ma oggi so che non era colpa mia, NON ERA TUTTA COLPA MIA. Oggi so che c’é una logica in questo sistema educativo, ed è proprio quella di “sterilizzare” le persone più sensibili, quelle che vogliono studiare per crescere, per crearsi una personalità, per pensare criticamente.

    Questa é la base di tutto, non oziosi discorsi sulle “materie”, i “fondi” ed altri argomenti insignificanti.

    E se si vuole parlare del piano culturale, allora anziché fare assurdi discorsi (privi di fondamento storico e scientifico) sul fatto che “senza scuola come imparavi a leggere?”, bisognerebbe fare almeno il minimo sforzo di andarsi a studiare qualche testo su come funziona neuro-cognitivamente l’apprendimento (in breve: l’esatto opposto di tutto quello che viene fatto a scuola) e vedere qualche comparazione tra il livello culturale chi ha seguito percorsi di home-schooling o istituzioni libertario-democratiche e chi invece esce dalla scuola pubblica.

    Tra i molti altri, a parte gli straordinari lavori, citati anche nel’articolo, di John Taylor Gatto, John Holt e Charlotte Thomson Iserbyt, segnalo il monumentale testo di Francesco Codello dedicato ai modelli educativi non-violenti: http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la_buona_educazione.php

    Per completezza linko lo studio completo dell’UNICEF: http://news.bbc.co.uk/nol/shared/bsp/hi/pdfs/13_02_07_nn_unicef.pdf

    E come sempre ricordo l’esistenza della rete italiana: http://www.educazionelibertaria.org/

  • stefanodandrea

    L’unica cosa completamente condivisibile è che il problema non sono i fondi. Mi dispiace per i precari ma è così. Certo, come in oGNIi campo, astrattamente, più ce ne sono e meglio si organizza un’attività. Astrattamente, perché se si sbagliano le idee di fondo, i fini e/o i mezzi per raggiungerli, il motore può addirittura girare a vuoto.

    Una idea di fondo sbaglliata è che l’obbiettivo ultimo dovrebbe essere la felicità dei bambini. Ciò può essere in parte vero per le scuole elementari (ma l’autore non parla solatanto di quelle e infatti accenna alla scelta dell’università). Ma il fine della vita non è cercare la felicità. LA FELICITA’ E’ IL RISULTATO DI UN GIUDIZIO COMPLESSIVO CHE DIAMO SU NOI STESSI, SU COME STIAMO ADEMPIENDO E ABBIAMO ADEMPIUTO I DOVEREI CHE AUTONOMAMENTE CI SIAMO DATI. Autonomia significa dare regole, ossia doveri, a noi stessi. Siamo noi stessi che ce li diamo ma ci diamo comunque doveri (nei confronti del padre e della madre, nei confronti dei figli, nei confronti degli amici, nei confronti della società come cittadini, come insegnanti, come medici ecc. ecc.)

    Chi muove dall’idea che la vita è un percorso verso la felicità NON POTRA’ CHE DEPRIMERSI. Non è un problema di psiche è un problema di idee sballate sopra le quale non si può costruire nulla, perché si sta costruendo sulla sabbia.

    Discorso diverso è lo squilibrio psichico dei bambini statunitensi e oggi, purtroppo, anche italiani.

    Ma non diamo alla scuola colpe che spesso sono dei genitori. Togliamo a quei bambini il nintendo e la televisione e consentiamo, con severità, che si applichino al pc per un ora al massimo. Facciamo in modo che essi scoprano le immagini soltanto dopo aver scoperto il miracolo della parola. Insomma prima di aver letto (gli adulti ai bambini) i ragazzi della via pal, le tigri di mompracem, l’isola del tesoro e tom sawyer niente cartoni animati (al cinema; la televisione è necessario toglierla). Mandiamo i bambini sempre a dormire alle 9,00, come un tempo riusciva a fre anche il più ingenuo dei genitori. Facciamo in modo che essi siano assolutamente liberi e sottratti al controllo dei genitori quando giocano e che, viceversa, essi stiano seduti a tavola come degli ometti, sappiano attendere il loro turno e non pensino di essere il centro del mondo. Quando vengono tra i pedi dei genitori a rompere i coglioni mentre stiamo parlando con un amico dopo che già un paio di volte abbiamo detto loro di aspettare, sbraitiamo: “Pietro non sei il centro del mondo, lo vuoi capire! Quando avrò terminato di parlare con il mio amico giocherò con te”. Se seguirete questi pochi consigli, nessun bambino sarà squilbrato.

    Un esempio marcoscopico di malaeducazione.
    Una trentina di anni fa, quando frequentavo le elementari, le feste di compleanno si svolgevano in casa. E spesso si trattava di case umili. Si stava tutti in una stanza, con i dolcetti sul tavolino in un lato o, nei casi più fortunati in piccoli giardini senza prato inglese. Tempo fa mi è capitato di andare in una festa di compleanno che si è svolta in un grande salone, pieno di giocattoli, di palloni gonfiabili. C’erano animatori e i bambini ridevano e giocavano felici, istituzinalizzati, per la presenza di adulti che guidavano i giochi, anche in un pomeriggio di festa. I genitori della bambina festeggiata erano persone normali, INSEGNANTI PRECARI, a dirla tutta. Credo quindi che per quella festa abbiano speso tra affitto locali, animatori, cibo (tutto fornito dall’impresa organizzatrice) e vestito della festeggiata, un intero stipendio di uno di essi o giù di lì. I due insegnanti abitano al quinto piano in un appartamento di novanta metri. Non si sono dati il sommo DOVERE di ACCETTARE SE STESSI e perciò sono infelici. E ovviamente trasmetteranno quella infelicità anche ai figli.

    Ovvio che la scuola trova difficoltà se si trova davanti bambini che i genitori stanno completamente rovinando. E persino il genitore che si comporta scruplosamente trova difficoltà perché gli amici di suo figli stanno prendendo, a causa della stupidità dei genitori, la strada della rovina.

    Per il resto l’articolo contiene tante affermazioni insignnificanti e sbagliate.
    Non diamo alla scuola colpe che sono della famiglia. Servirebbe ormai una scuola spartana, che sottrgga i figli alle ansie dei genitori. Ecco perché ho scritto in quello che sarebbe il manifesto del mio partito ideale che “23. Bisogna ridare prestigio alla Scuola. Ma il prestigio presuppone il potere. Nella sfera di competenza della scuola, il potere educativo della medesima, se contrasta con l’orientamento dei genitori dello scolaro, deve prevalere. La scuola deve sottrarre i giovani alle pretese e alle ansie dei genitori, per renderli uomini.” http://www.appelloalpopolo.it/?p=22

  • stefanodandrea

    Ecco i principi fondamentali sui quali dovrebbe reggersi la politica per una scuola spartana, che è quella della quale abbiamo bisogno:

    21. La libertà nella scelta dei metodi educativi è sacrosanta. Invece, l’obiettivo dell’educazione è un dato indiscutibile: che il giovane sia coraggioso, intelligente, colto, paziente, disponibile a sopportare immensi sacrifici per il raggiungimento degli obiettivi che si prefigge, magnanimo con i deboli e dignitoso con i potenti. La realizzazione di questo obiettivo non è affidata soltanto ai genitori, bensì anche alla Scuola; o soltanto alla Scuola, quando i genitori si rivelino inidonei o deliberatamente si sottraggano al loro sommo dovere.

    22. Le funzioni essenziali della Scuola e dell’Università sono due: formare gli uomini e valorizzare i talenti. La Scuola, se si tratta di Scuola tecnica, può eventualmente svolgere anche la funzione di fornire agli studenti notizie e tecniche utili a svolgere un lavoro. L’Università e i licei, che non siano licei tecnici, mai.

    23. Bisogna ridare prestigio alla Scuola. Ma il prestigio presuppone il potere. Nella sfera di competenza della scuola, il potere educativo della medesima, se contrasta con l’orientamento dei genitori dello scolaro, deve prevalere. La scuola deve sottrarre i giovani alle pretese e alle ansie dei genitori, per renderli uomini.

    24. La scuola non deve formare uomini moderni, bensì semplicemente uomini, che sappiano guardare dentro di sé e fuori di sé.

    25. Muoviamo dalla consapevolezza della enorme superiorità della scrittura rispetto alle immagini.

    26. Sappiamo che la televisione è droga e in particolare sappiamo che è un narcotico.

    27. Sappiamo che i narcotici affievoliscono la volontà e così ostacolano l’esplicazione delle capacità.

  • ottavino

    Gengis Khan andò a scuola? Gesù andò a scuola? Il Buddha andò a scuola? Mi pare di no…..e allora la scuola non serve…

  • stefanodandrea

    Ho dimenticato di indicare la fonte http://www.appelloalpopolo.it/?p=22

  • caterinazanivan

    La scuola e’ una delle piu’ grandi armi di distruzione dell’umanita’. Finche’ i genitori, e in primis le donne madri, non decideranno di prendersi la responsabilita’ dell’educazione dei loro figli mai nulla potra’ cambiare. Mettere ‘un figlio’ nelle mani della scuola significa volerne la sua distruzione come essere umano autonomo e pensante. John Taylor Gatto e molti altri che ho conoscuto personalmente nulla dicono di piu’ di quanto ogni genitore interiormente sa e vede quotidianamente. Purtroppo e’ piu’ facile “parcheggiare” i figli a scuola e delgare al sistema la loro trasformazione da esseri umani produttori in “schiavi consumatori”che cercare di educarli.
    Donne madri italiane occupatevi dll’educazione dei vostri figli cosi’ come tante altre donne nel mondo fanno. Solo con persone integre e pensanti (i vostri figli domani) possiamo pnsare ad un mondo migliore.

  • stefanodandrea

    Gengis Khan e Buddha non lo so. Ma Gesù cedo di si. Come avrebbe fatto, altrimenti, a imparare a memoria tutto il vecchio testamento?

  • Ricky

    La scuola non é un parcheggio, é una conquista della civiltá umana. Se non funziona non significa che si deve abolire ma trasformare. Cosa proponi, di tornare all’istitutore? E la famiglia di contadini boliviani come fa a dare un’educazione ai propri figli? In definitiva mai letto tante cazzate in cosí poche righe di commento.

  • stefanodandrea

    Condivido pienamente, anche se tu una volta mi hai accusato di essere un nazista. In realtà io credo di essere semplicemente un comunista antimoderno, che crede ad un equilibrio e a una divisione di momenti e di contesti tra libertà e autorità. Spero non ti dispiaccia il consenso di un “nazista”.

  • ottavino

    E’ evidente che qualcosa questi personaggi hanno “imparato”, ma non in una istituzione organizzata, questo è quello che intendevo.

  • Ricky

    Questo articolo dice chiaramente che il sistema anglosassone, da cui tanto prendiamo esempio, é un completo fallimento.
    Ma la soluzione non é certo l’un-schooling.
    Se una cosa non funziona non significa che si debba abolire, evidentemente questa radical-chic non conosce nulla della storia della pedagogia e dell’educazione, nella quale chi ha dato un contributo fondamentale sono gli europei (e molti italiani fra loro).
    La scuola non é un parcheggio, é una conquista della civiltá umana.
    Cosa si propone, di tornare all’istitutore?
    E la famiglia di contadini boliviani come fa a dare un’educazione ai propri figli? Va dal curandero del villaggio?

  • Ricky

    Ti chiedo scusa Stefano alle volte mi faccio prendere la mano dalla vioenza verbale che incontro nei vari blog che frequento. E’ un problema tutto italiano, che necessita disintossicazione ed é un processo lungo nel quale si hanno ricadute. Ma sono in via di guarigione. Scusa ancora

  • caterinazanivan

    Se pensi davvero che la scuola sia una conquista della civilita’ allora mi devi spiegare come mai la sua struttura attuale e’ stata decisa da istituzioni che hanno solo interessi economici. Hai ragione non e’ un “parcheggio” e’ ben peggio. E’ un “demolitore” della persona. Per la famiglia boliviana penso che ogni figlio di italiani avrebbe piu’ da imparare vivendo un anno con loro che stando un anno a scuola. In Italia siete parecchio indietro in fatto a comprensione del sistema scuola, quasi senza speranze. Ma come si puo’ pnsare che un essere umano venga eeducato in una prigione.

  • stefanodandrea

    Amici

  • caterinazanivan

    Voi non sapete nulla di cio’ di cui state scrivendo. E la tragedia in Italia e’ che tutti parlano per nulla e non vi e’ speranza. Chi scrive porta solo la sua esperinza personale di donna e madre che vive in un contesto in cui homeschooling /unshooling/free schooling/democratic schooling o come altro volete definirlo (tanto le definizioni servono solo a dividere quindi io non le considero)
    e’ abbastanza normale. Vivo con i miei figli che non sono MAI andati a scuola, e condivididendo giornalmente esperienze con decine di altre famiglie come la nostra. Famiglia in cui quell che conta sono le persone, il vivere e l’educazione.
    Non rispondo piu’ tanto e’ inutile parlare con persone che non hanno esperienza alcuna.

  • caterinazanivan

    Tu scrivi: “Non diamo alla scuola colpe che sono della famiglia. Servirebbe ormai una scuola spartana, che sottrgga i figli alle ansie dei genitori”

    la scuola si sottrae i figli ai genitori, questo e’ il problema ed il problema e’ che i genitori sono stati convinti di non poter educare i loro figli che, in realta’, e’ la cosa piu’ naturale del mondo. E ancor piu’ naturale e’ che ogni essere umano e’ desidroso di imparare quindi di autoeducarsi.
    La scuola serve esattamente al contrario.
    Povera Italia e poveri italiani, rovinati dal pensare di essere nella culla della cultura.
    Aprirte gli occhi.

  • stefanodandrea

    A dire la verità io sono un uomo di scuola. Mio padre lo era e insegnava pedagogia. E sono genitore come te. Non mi sarebbe mai saltato in mente di dirti che non hai esperienza alcuna. A te è venuto i mente e lo hai pure scritto. Giudichino i lettori.

  • stefanodandrea

    Non so in che paese tu viva, nel quale evidentemente non esiste la scuola obbligatoria o comunque la scuola di massa. Certo è che l’esperienza singolare, al più, è la tua. Non dare all’Italia colpe che non ha (trovandosi nella medesima situazione di decine e decine di Stati) secondo una impostazione che si è diffusa fin troppo tra gli italiani lagnoni

  • marzian

    questa radical-chic non conosce nulla della storia della pedagogia e dell’educazione

    La storia che insegnano a scuola…

    Cosa si propone, di tornare all’istitutore? E la famiglia di contadini boliviani come fa a dare un’educazione ai propri figli? Va dal curandero del villaggio?

    Primi citi l’un-schooling, ma mi sembra evidente che non hai la piú pallida idea di cosa stai parlando.

  • Ricky

    La cittadinanza e la societá dovrebbero riappropriarsi dell’educazione, toglierla dalle mani del pensiero dominante e restituire alla scuola il compito x il quale é stata pensata (‘forgiare’ un essere umano, farne un essere sociale, ecc.. tutte cose di cui si parla in questo articolo e nei commenti).
    Se questo compito educativo si é perso (per qualcuno non é mai esistito) la soluzione non é quella di abolire la scuola, né le menate anglosassoni dell’un-schooling, che conosco bene, essendo io comunicologo.
    Non lo dico io ma decine di sociologi, comunicatori, educatori (guarda caso quasi tutti europei e latinoamericani).

  • marzian

    le menate anglosassoni dell’un-schooling, che conosco bene, essendo io comunicologo

    “Anglosassoni” tanto che la prima esperienza nota di educazione democratica é stata la scuola di Yasnaya Polyana fondata da Leo Tolstoy in RUSSIA.

    Sei stato in qualche scuola democratica? Hai visitato delle famiglie che praticano lo home-schooling?

  • DaniB

    Continui a farne un problema di sola forma e non di contenuti. Per quanto abbia approfondito (dopo il nostro ultimo contatto) l’impostazione “democratico-libertaria” dell’educazione scolastica, continua a sfuggirmi come la sua “forma”, libertaria appunto, possa far fronte all’educazione di soggetti immaturi che, proprio sulla base di assunti neuro-cognitivi (oltre che storici e antropologici) non hanno ancora le facoltà per decidere in coscienza ed in lungimiranza cosa sia più appropriato fare della loro giovinezza. Questo non vuol dire legittimare una potestà assoluta sul loro futuro (per questo vi sono gli orientamenti pluralisti fuori dalla scuola dell’obbligo), ma da qui a lasciarli completamente liberi ce ne passa. In medio stat virtus.
    Per quello io amo parlare di contenuti. Verò infatti è che la scuola attuale è un “sistema di instupidimento” ma perchè vengono insegnate malamente (per usare un eufemismo) la storia e le scienze, ad esempio, ecc… Sono i contenuti che inducono ad edificare la visione del mondo mortifera che ritroviamo in occidente oggi.
    Credo anche che una società che abbia un progetto politico degno di questo nome, non può vivere solo di artisti, scrittori e poeti, e a mio avvviso di ingegneri le scuole libertarie ne sfornano pochi, ma ammetto che è una mia proiezione.
    Per il resto trovo opinabili (come minimo) tutte le tue uscite sulle funzioni di apprendimento neuro-cognitivo e sull’imparare a leggere senza scuola, Per quanto riguarda la comparazione, mi sembra di aver capito che ci stanno lavorando, non sappiamo ancora niente, quindi piano a scagliare anatemi.

  • ottavino

    Io credo che siamo al termine di un ciclo. Un ciclo in cui l’uomo ha cercato con tutti i mezzi di diventare più istruito, più sano, più bello, più ricco, più libero, ecc. Uno di questi mezzi usati è la scolarizzazione e l’educazione.
    Spiacente, ma si tratta di un fallimento epocale. L’unica cosa che è stata ottenuta è la promozione della tecnica, della scienza e degli esperti, rendendo l’uomo ancora più schiavo. E ora non ci resta che guardare bene i motivi del fallimento ……

  • stefanodandrea

    Guarda che il mezzo è stato la scolarizzazione e l’educazione “di massa”. E’ questa, al più, ad essere fallita. Le elite di un tempo avevano già ciò che si è cercato di estendere alle masse. D’altra parte, dopo la scuola mobbligatoria, inopportunamente estesa oltre i quattordici anni (sul punto mi distacco dal politicamente corretto progressista), ognuno è libero di non andare a scuola. Quindi non vedo il problema.

  • ottavino

    Il problema è che abbiamo consegnato il mondo in mano ai “tecnici”…..orrore!!!

  • stefanodandrea

    Su questo punto, essendo antimoderno, concordo

  • alinaf

    Condivido quasi tutto, mi piace molto il punto 24. Molte volte la scuola ha salvato giovani, me compresa, pur con tutti i difetti che possiamo imputarle.
    Alle volte i genitori sono molto peggio attualmente e non solo attualmente .
    Non trovi che le università siano troppo tecnicistiche anche se non riguardano specificatamente materie tecniche ?
    Anche se ti descrivi come antimoderno, e mi sembra di aver intuito il perchè, non credi che comunque la scuola si debba dare una svegliata ? ( non certo nel senso della modernità come la intendi tu e probabilmente anch’io ). Saluti.

  • marzian

    Quella che tu chiami “forma”, io lo chiamo “rapporti di potere”. Marx diceva Struttura e Sovra-struttura. Le materie, per me, rientrano in questa seconda categoria. Dopo 13 anni in un banco, la quasi totalitá delle informazioni memorizzate per passare le “verifiche” saranno belle che andate.
    Ben piú difficile, invece, é liberarsi dall’idea che la mattina bisogna alzarsi presto per fare il proprio “dovere” e che c’é un’autoritá a cui rispondere obbedienti.

    Ti sfugge come funziona la cosa – nonché come si impari a leggere senza scuola, e in generale come funzionino la memoria e l’apprendimento senza un’autoritá – perché non riesci ad immaginarlo e non hai mai visto/letto di nessuna esperienza al riguardo. Testi ne ho giá consigliati diversi, sia qui che nella precedente discussione. Ti aggiungo un altro nome: Marcello Bernardi, pedagogista italiano.

  • marzian

    Ringrazio caterinazanivan per i suoi interventi.

    Se magari volesse raccontarci qualcosa di piú sulla sua esperienza personale (e quella dei suoi figli), penso farebbe piacere a tutti.

  • stefanodandrea

    Grazie. Gli studi universitari sono tecnicistici, è vero, anche nelle materie non tecniche. Il difetta sta nel fornire informazioni e non un metodo per risolvere i problemi. Nell’informare e non nel formare. Posso garantirti, però, che molti studenti sono del tutto ignari di ciò che sarebbe opportuno imparare e vogliono qualche cosa che sia “utile” e “spendibile sul mercato”. Insomma, ancora non si laureano e già si vedono alienati. Vogliono apprendere qualche cosa che sia loro utile per il lavoro. E sapere tanto significa, per loro, avere tante informazioni: avere informazioni complete. Ma la completezza è un mito da sfatare, perché è destinata in poco tempo a divenire incompletezza. Il legislatore, purtroppo, muove nella medesima direzione. E così si è formato un vortice malefico. La lettura dei testi fondamentali (la lezione è una lettura) e il metodo di una disciplina sono (dovrebbero essere e per me lo sono) l’essenza di un corso universitario. La prospettiva storica – di un istituto giuridico, delle scoperte in una determinata materia, delle metodologie di indagine storica – è la terza componente di un corso universitario. La storia ci insegna che le cose non sono state sempre così. Che un tempo furono come sono ora (per esempio una norma vigente fu vigente anche in altre epoche e che poi fu abrogata per essere poi di nuovo emanata). E quindi ci dà consapevolezza che le cose possono cambiare. Con la prospettiva storica noi guardiamo con distacco la realtà e non ne siamo schiavi. Detto ciò, è fondamentale sapere approfonditamente una disciplina ed essere anche degli specialisti di qualche cosa. La maggior parte del tempo che ho dedicato allo studio mi è servito ad imparare una disciplina (il metodo, la storia e i fondamenti di essa: le nozioni le dimentico spesso). Perciò stiamo attenti a non rifuggire dai tecnicismi. In una o altra disciplina è bene essere dei virtuosi, se ci è possibile, o quanto meno degli ottimi solutori di problemi difficili. Ciao

  • alinaf

    Ma le conosci bene bene tante madri italiane ?
    No , perchè la tua esperienza può essere senza dubbio validissima ma la maggioranza delle madri italiane non sono certamente in grado di dare ai figli un’educazione come quella che immagino tutti quelli che scrivono qui intendono. Voglio dire che non li sottrarrebbero al pensiero consumistico-schiavista, a meno che prima non andassero a “scuola ” , e dura , anche loro 🙂 Ciao.

  • DaniB

    “Ben piú difficile, invece, é liberarsi dall’idea che la mattina bisogna alzarsi presto per fare il proprio “dovere” e che c’é un’autoritá a cui rispondere obbedienti.”

    Mah, a me sembra la cosa più facile del mondo invece, dato che in questo mondo la maggior parte delle persone fa qual cazzo che gli pare, in barba ad ogni tipo di precetto morale e senza valutare che il sottostare a delle regole non è solo una pratica imposta, opressiva ed inutile ma è una garanzia di uguaglianza e di rispetto per i più deboli… leggerò un po’ di cose che mi hai consigliato, soprattutto Illich che già avevo in programma, ma ho la sensazione che partiamo da due concezioni profondamente diverse dell’essere umano: io sono forse un po’ troppo pessimista e misantropo, e tu sei forse un po’ troppo ottimista sulle capacità autoregolative dei bambini.
    E non dirmi che la mia posizione è il frutto di condizionamenti storici e culturali perchè potrei dire lo stesso delle tue opinioni.
    A risentirci…

  • Kevin

    Stefano, in parte hai ragione a evidenziare le mancanze dei genitori e in parte hai torto.
    Mi spiego: capita spesso, come hai detto, che la scuola tenti di raddrizzare ragazzi che in casa sono liberi di sguazzare nella propria maleducazione e instupidimento generale. Ma è anche vero che capita il contrario, cioè casi di genitori in gamba che potrebbero insegnare ai loro figli cose che nemmeno la migliore delle scuole sarebbe in grado di trasmettere. E la storia è piena di esempi di bambini che non frequentarono la scuola dell’obbligo, ma che svilupparono la loro originalità e la loro intelligenza grazie a chi fu in grado di pungolarli: precettori, parenti, genitori. Un paio di esempi: Ramanujan, Eulero, Riemann, Grassmann, Leibniz, Pascal (Blaise), Tartaglia, Bernoulli (Daniel), Laplace, Descartes (che seppure aveva studiato dai gesuiti criticò aspramente sia i loro metodi di insegnamento che ciò che essi insegnavano), Galois, etc. Senza contare tutti quelli che studiavano nei cosiddetti “collegi” che erano completamente diversi da ciò che intendiamo oggi per scuola dell’obbligo. A cosa serve dunque la scuola dell’obbligo? Certamente non a far emergere il talento di un giovane, talento che se sviluppato porta all’autorealizzazione. Qual è dunque la funzione della scuola dell’obbligo? Tiriamo i dadi e scegliamone una: il controllo, l’insegnamento della sottomissione all’autorità, dell’esaltazione del branco a discapito dell’unico, dell’appiattimento intellettuale, culturale, spirituale, del riconoscimento della leccata di culo a discapito della preparazione, del privilegiare il nozionismo e la conoscenza a discapito della creatività, dell’originalità, dell’ingegno, della promozione dei valori dominanti attraverso la storia (fasulla), la filosofia (occidentale), la letteratura (quella reazionaria), l’educazione al servilismo e allo smussamento dei diversi talenti, l’insegnamento (passivo) dell’assenza di necessità di ogni critica alla propria istituzione.

  • Kevin

    “Non lo dico io ma decine di sociologi, comunicatori, educatori (guarda caso quasi tutti europei e latinoamericani).”

    Questa è la classica fallacia del ricorso all’autorità.

  • stefanodandrea

    Ho il sospetto che in molti dei casi che hai citato e i molti altri simili ,il “controllo” era esercitato dal precettore attraverso una “disciplina” molto più ferrea di qualla della attuale scuola dell’obbligo. Il maestro dava i tempi, sceglieva le letture, suggeriva il metodo. Tutto ciò è ancora evidente nel mondo degli scacchi. Anche da noi in italia ormai e in altri paesi da tempo, accade che taluni bambini, che entrino in contatto con un minimo de teoria – anche soltando apprendendo dalla osservazione di giocatori dotati di un pò di teoria – rivelino, oltre la passione, il talento. Questi babini possono diventare grandi maestri soltanto se entrano in contatto con un maestro. All’inizio basta anche un maestro nazionale, poi serve un grande maestro o un maestro internazionale particolarmente bravo nell’insegnamento. Come si esercita la maestria? Sotoponendo il giovane ad una disciplina. “Devi rafforzare la difesa. Devi studiare quattro ore al giorno le aperture. Per mgliorare il rendimento in zeitnot devi fare questi esercizi….”. L’allievo segue spontaneamente e felicemente per lungo tempo tutti i consigli del maestro fino a quando ha raggiunto il livelo di quest’ultimo o quasi e avverte di potersi rafforzare maggiormente “uscendo” dal rapporto. Il controllo per lungo tempo è totale. E c’è anche l’obbligo di “farsi controllare e di ubbidire”. Io non penso che la maggior parte degli ingegni che hai citato, negli anni corrispondenti alla scuola dell’obbligo, fossero liberi di non esercitarsi, di disinteressarsi delle indicazioni del precettore, o del prete colto o dello zio. Ma anche questo obbligo non era o poteva non essere avvertito da quegli ingegni, perché adempiuto spontaneamente e con piacere, magari con ammirazione per il sapere del precettore. Non furono solo “pungolati”, furono disciplinati, nel metodo e nei contenuti. E ben presto, a causa del grande talento, superarono i maestri.
    Chi sente di avere capacità, voglia, tempo, piacere di fare il precettore dei propri figli deve farlo. Non credo, però, che coloro che hanno il talento del precettore siano mediamente molti. E ciascuno deve conoscere il proprio limite, per evitare di limitare il talento del figlio. Nel gioco degli scacchi accade che alcuni maestri nazionali o addirittura candidati maestri (è la mia categoria) tengano troppo tempo con sé gli allievi, che ormai hanno poco o nulla da imparare e dovrebbero frequentare i maestri internazionali.
    Quindi credo che la scuola dell’obbligo debba esistere. Ammetterei che chi dimostra di saper ottenere determinati risultati (grazie ad uno o più recettori) sia esonerato dal frequentarla. Ma mi sembrerebbe una assurdità la sua abolizione generale. Sorge, dunque, il problema politico di come essa debba essere. I principi che, a mio avviso, dovrebbero governarla sono quelli espressi nel manifesto, citati in altro commento. Ciao. E’ stato un piacere.

  • caterinazanivan

    Premetto che
    1. con “mia esperienza personale” intendo l’esperienza di homeschooling/unschooling.
    2. con “educazione” intendo un processo continuo ed inesauribile che non puo’ per questo trovare limiti spazio-temporali.
    3. con “distruzione della persona” intendo quel processo voluto nella scuola che porta all’annullamento del proprio essere ed è attuato attraverso l’umiliazione, l’intimidazione, la costrizione, la noia…..
    4. con “apprendimento” intendo un desiderio presente in qualsiasi essere umano che si attua in modo spontaneo.

    L’educazione familiare è, per me, una scelta non dettata da motivi religiosi ne da particolari situazioni personali. Lo è stata come unico modo per educare i bambini mantenendo la loro integrità e per rispettarli come persone.
    Non vivo più in Italia, ma quando ci vivevo i miei bambini non sono comunque mai andati a scuola.
    Vivo in Canada dove l’homeschooling è cosa normale.Dove in ogni zona o piccola città ci sono uno o più gruppi di homeschoolers che organizzano attività/incontri insieme. Nei quali non vi è mai la suddivisione per età. Non vi è la competizione ma solo la cooperazione.

    Ogni bambino apprende nel suo modo e con i suoi tempi. Questo lo vedo ogni giorno con i miei figli e con i figli di amici. Ed è sorprendente vedere senza scuola quante cose un bambino desideri imparare, conoscere e sperimentare. E come ogni bambino trovi il suo modo per riuscire a capire.

    La scuola poco ha a che vedere con l’educazione. Infatti pur aumentando il numero di anni di scuola “obbligatoria” (obbligatoria non è) e le ore passate dietro un banco, le capacità degli studenti in lettura/scrittura/calcolo diminuiscono ogni anno. E questa è una volontà di chi ha pensato la scuola.

    Nel momento in cui un bambino lo desidera può benissimo da solo, attraverso
    mezzi/strumenti/persone/attività, imparare ciò che più gli interessa. Starà alle persone adulte che gli sono vicine lasciargli la libertà di sperimentare, fornire mezzi, ma soprattutto dedicare tempo e rispondere alle domande, trovare insieme al bambino le risposte alle domande che non si conoscono.

    Il programma di italiano o matematica di un anno di scuola elementare può essere appreso da qualsiasi bambino in poche settimane se è il bambino stesso ad essere interessato ad imparare l’argomento in questione.

    I bambini vogliono essere attivi, la scuola li rende passivi. Poiché il suo scopo, oggi, è solo quello di creare dei consumatori.

    Chi viene educato a casa è notoriamente molto più determinato, indipendente, attivo e conscio di essere un essere umano. E come tale di essere pienamente ed unicamente responsabile della propria educazione e del proprio apprendimento.

    Gli scettici possono leggere il sito del MIT e di altre “grandi” università americane chiedendosi “Come mai accettano gli homeschoolers?”.

    La scuola deve essere abolita. Non vi è altra soluzione se davvero si vuole vivere in un mondo migliore.

  • generika

    Io sono una mamma che fa homeschooling che in Italia si chiama scuola familiare. Ho tre figli e devo dire che in questo paese chi fa questo tipo di scelta è considerato un marziano. Spesso devo spiegare e giustificare la mia scelta con parenti e amici.
    L’ignoranza e l’incapacità di accettare e immaginare qualcosa di diverso sembrano farla da padrone. Chi controla is sistema sta facendo un buon lavoro, purtroppo. Tutti si lamentano della scuola pubblica (ma i privati non sono mica meglio), ma oltre a criticare non fanno nulla. Io mi sono stufata e ho aperto http://www.controscuola.it/
    un network per homeschoolers in Italia e mezzo di diffusione dell’idea dell’educazione alternativa. BASTA DELEGARE, bisogna cambiare strada.

    Erika
    http://www.controscuola.it/

  • Ricky

    Basare la societá sulla famiglia é un grosso errore.

  • caterinazanivan

    Conosco bene come sono le madri, italiane e non. Infatti sono convinta che se le donne si rendessero conto del potere che sta nelle loro mani, avremmo già iniziato a cambiare in meglio il mondo. Nonostante questo ho la grande speranza che le donne e le donne madri possano imparare dai bambini a ritrovare loro stesse, a divenire responsabili e comprendere l’importanza dell’educazione.

  • caterinazanivan

    Non avete proprio alcuna esperienza. Mio figlio di otto anni mai andato a scuola ha da sempre manifestato interessi matematici e scientifici. Attualmente, per il sistema, dovrebbe aver iniziato la terza elementare mentre studia e fa esercizia di matematica sui miei libri del liceo. In questo periodo si dedica alla trigonometria. L’altro bambino di anni ne ha appena compiuti sei e come regalo di compleanno mi ha chiesto di visitare Pompei.
    Le vostre teorie non servono a molto. I miei bambini non hanno nulla di diverso da altri centinaia di homeschoolers. bambini che vengono considerate per sone e rispettate come tali anche nei loro tempi e desideri di apprendimento.

  • DaniB

    Signora Vanizan, Lei sarà anche una brava “home-teacher”, ma se pensa che cambiamenti epocali come quelli da lei proposti nella concezione del processo educativo (per come noi “senza alcuna esperienza” siamo abituati a concepire) possano venire accettati con “beh si, non ci avevo mica pensato! toh, demoliamo completamente la scuola dell’obbligo…” beh allora vuol dire che degli esseri umani lei non ha capito proprio un piffero! comunque spero che i suoi figli mantengano questo interesse anche quando cominceranno a svilupparsi e ad avere voglia di uscire a vedere qualche donzella e magari si sentiranno un po segregati a differenza dei coetanei che socializzano a scuola facendosi amici, amiche e fidanzatine varie. E di questo io ho esperienza, mi creda… Saluti

  • DaniB

    per il “familismo amorale”?

  • icemark

    Secondo me la scuola PUBBLICA e la strada sono le vere “maestre di vita”, la famiglia ti insegna dei valori, ti da un’educazione “iniziale”, poi esci di casa e ti trovi di fronte il mondo, che è molto più vasto e complicato di quello che ti avevano raccontato…
    Per quello che riguarda la mia esperienza è stato fondamentale questo incontro e scontro (anche fisico) con “gli altri” e non c’è posto migliore della scuola pubblica, dove trovi di tutto (dal poveraccio al signore, dal timido al violento, ecc) e, dopo aver raggiunto un minimo di autonomia, della strada dove la vita è “reale” e capisci veramente come sei fatto.
    Ognuno è libero di educare i figli come vuole, non critico nessuno, ma se i miei genitori mi avessero precluso queste esperienze gli avrei tolto la parola da tempo.

    Ciao

  • stefanodandrea

    Bravo. Ti invito anche a leggere un commento con il quale sopra ho risposto all’acuto Kevin, dove ho messo in risalto un altro rischio della scelta familiare (che comunque per elementari e medie potrebbe andare bene, se il bambino è figlio di bravi docenti)

  • caterinazanivan

    Mah…. la fidanzata c’è già e gli amici pure…sa com’è, la gente non sta mica solo rinchiusa a scuola. Per il resto non ha capito nulla. Non sono io brava. E’ l’essere umano che è istintivamente spinto verso l’apprendimento e il miglioramento di sè. Non avete speranza di aprire gli occhi.

  • caterinazanivan

    Infatti va basata sulle persone. Ma ancora non avete compreso nulla.

  • icemark

    Il fatto fondamentale, secondo me, non è tanto quello che i genitori o la scuola ti possono insegnare dal punto di vista didattico, ma dal punto di vista “sociale” (o umano, o chiamalo come vuoi). La famiglia è il primo, importantissimo, stadio per la formazione dell’essere umano, ti da le basi per crescere, ti da i valori fondamentali che saranno poi delle “dighe” entro le quali si svilupperà il pensiero ed il modo di fare; il confrontro con l’altro, invece, ti fa vedere che esistono altre cose, altri valori, “dighe” e limiti diversi, alcuni migliori altri peggiori, sta a noi scegliere per crescere.
    Dal punto di vista didattico cosa succede se un genitore non ha il tempo o le competenze? Preferisco una formazione “di base” che da la scuola poi, se ne ha i mezzi, la integra il genitore o il figlio stesso che, arrivato ad una certa autonomia, riesce a procurarsi da solo ciò che gli serve (tramite altri libri, internet, o esperienze di altri).
    Li ho letti tutti i commenti, credo che da questo punto di vista siamo abbastanza in sintonia.

    Ciao

  • TN

    (l’ ho imparato a scuola non mi scassate la minchia)”

    LoL, se la gente apprezzasse di più l’ironia ci sarebbero meno guerre

  • Kevin

    Ci sono più convergenze che divergenze nel nostro modo di concepire la scuola. Mi sono spiegato male io, perchè quando parlavo di scuola dell’obbligo mi riferivo più che altro alle scuole superiori; penso che sull’insegnamento alla scuola elementare non ci sia nulla da obiettare, se non la mancanza di spina dorsale di certi maestri degli ultimi tempi (alcuni non assegnano più i compiti a casa). Ciao!

  • caimandelbassopiave

    Gli USA hanno costruito la loro nazione commettendo il genocidio dei pellerossa, violando regolarmente i trattati di pace fatti con loro.
    Lincoln ha emesso i greenbaks per pagare le spese della guerra di secessione evitando di indebitare il popolo e l’hanno fatto fuori…
    Attraverso i loro finanzieri (Rockfeller, Rothshild ed altri) finanziano Israele e permette loro di comportarsi, nei confronti dei Palestinesi, alla stessa maniera di come si comportarono le SS durante la IIa guerra mondiale… per contro, attraverso la corrotta dinastia Saudita, corrotta con i petrodollari, finanzia i Palestinesi…
    Roosvelt era già a conoscenza del cifrario dei Giapponesi prima di Pearl Harbour… Giapponesi a loro volta esasperati dal comportamento USA di allora e sono caduti nella provocazione.
    Kennedy, con l’ordine esecutivo 11.110 ha dato mandato al tesoro di emettere dollari così come permette la costituzione americana e come Lincoln è stato fatto fuori
    Prima, l’Amministrazione USA, fornisce di armi Saddam per la guerra contro l’Iran, poi appena Saddam accetta gli euro come pagamento del Petrolio gli fa la guerra… altro che armi di distruzioni di massa…
    Per avere una scusa per farci la guerra hanno SABOTATO il controllo aereo e minato le torri gemelle… o forse credi che un aereo di alluminio, un guscio vuoto all’interno (fatte salve persone e arredi) possa aver piegato delle putrelle d’acciaio…
    potresti dire che il calore dell’incendio le ha fuse ma sappi che il cherosene sviluppa circa 800 gradi di calore e l’acciaio fonde a oltre 1.200…potresti dire che la quantità di kerosene era tale che bruciando tutto un qualche effetto di indebolimento potrebbe averlo avuto sulle suddetet putrelle…
    peccato che un liquido infiammabile bruci solo nella partre esposta al calore e che gran parte è finita nebulizzata nell’impatto aumentando così la superfice del liquido esposta al calore e consumandolo in un attimo nella fiammata che si vede in tutti i video limitando nel tempo quella esposizione degli 800 gradi…
    potresti dire che i motori al titanio del Jet ne abbia piegata qualcuna… ma come mai allora non è venuta giù dal lato in cui le putrelle avrebbero ceduto attraverso la linea di minor resistenza ma sono venute su se stesse?
    Ecco una cosa che la scuola non ti ha insegnato: PENSARE CON LA TUA TESTA

  • caimandelbassopiave

    Chi non conosce la Storia è destinato a ripetere gli stessi errori!
    E per Storia intendo anche i retroscena.
    Un esempio: nella conferenza internazionale di Parigi del 1860 il Regno delle Due Sicilie è stato premiato come terza nazione più ricca d’Europa dopo Inghilterra e Francia. domanda: Come hanno fatto poco più di mille individui, di cui l’unico veterano era Garibaldi, a conquistarlo se non conosciamo i retroscena?