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Può finire il Pd, non il romanzo criminale che sabota l’Italia

FONTE: LIBREIDEE.ORG

In “Romanzo criminale”, la saga della Banda della Magliana ripercorsa da Giancarlo De Cataldo, nessuno riesce mai neppure a sfiorare il supremo potere del Grande Vecchio, il burattinaio che agisce nell’ombra e, dal Palazzo, manovra i fili che tengono insieme una sceneggiatura anche atroce, in cui si muovono guardie e ladri, terroristi e affaristi, servizi segreti e malavita imprenditrice. Nel saggio “Il più grande crimine”, il giornalista Paolo Barnard ricostruisce in chiave criminologica quello che chiama “economicidio” dell’Italia, in tre mosse: divorzio tra governo e Bankitalia, adesione all’Unione Europea, ingresso nell’Eurozona. Matematico: crisi, disoccupazione, super-tasse, taglio del welfare e dei salari, crollo dei consumi, sofferenze bancarie ed esplosione del debito pubblico, che diviene improvvisamente “tossico” perché non più ripagabile, non più denominato in moneta sovrana liberamente disponibile. A monte: il Memorandum Powell, la guerra storica contro la sinistra dei diritti del lavoro (dalla legge Biagi al Jobs Act), la “crisi della democrazia” evocata dai cantori della Trilaterale, fino alla spazzatura terminale dell’Ue, il Fiscal Compact, la morte clinica del bilancio pubblico degli Stati, ridotti a esattori per la più colossale operazione di money-transfer della storia moderna, dal basso verso l’alto, attraverso la privatizzazione universale neoliberista.

Nella sua visione da criminologo, Barnard fa i nomi: Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi vietarono alla Banca d’Italia di continuare a fare da “bancomat del governo” a costo zero, imponendo allo Stato, da quel momento, di finanziarsi Michele Emilianodiversamente: ricorrendo cioè al sistema finanziario privato attraverso l’emissione di bond, a beneficio della grande finanza, cui da allora lo Stato avrebbe riconosciuto lauti interessi, facendo esplodere il debito pubblico. Poi l’euro, cioè l’istituzionalizzazione definitiva della “trappola finanziaria”: lo Stato non può più fare retromarcia, deve “prendere in prestito” la moneta emessa da un soggetto esterno, la Bce, i cui azionisti sono le banche centrali non più pubbliche, ma controllate da cartelli bancari privati. A quel punto è l’euro a imporre la sua legge, attraverso la Commissione Europea, cioè il governo non-eletto dell’Europa. E la Commissione Europea vara la norma finale, esiziale, per qualsiasi governo democratico: il pareggio di bilancio, che equivale al decesso finanziario dello Stato. In regime di sovranità (Usa, Giappone, resto del mondo) il debito pubblico misura la salute del paese: più il deficit è alto, più l’economia è prospera. L’Unione Europea inverte i termini del paradigma: taglia la spesa pubblica, e ottiene crisi. L’Italia, addirittura, ha inserito il pareggio di bilancio in Costituzione. E, peggio ancora, da anni il bilancio italiano è in “avanzo primario”: per i cittadini, lo Stato spende meno di quanto i contribuenti versino in tasse.

Come si è arrivati a questo? Smantellando la sinistra, risponde Barnard, citando l’avvocato Lewis Powell, uno stratega di Wall Street incaricato dalla Camera di Commercio Usa, all’inizio degli anni ‘70, di redigere un vademecum per guidare l’élite, spodestata dalla democrazia sociale nel dopoguerra, verso la riconquista dell’atavico potere perduto. Detto fatto, come da manuale: leader radicali stroncati, leader riformisti “comprati” per annacquare i loro partiti e sindacati, rendendoli docili e spingendoli a convincere i loro elettori ad accettare “riforme” concepite per “smontare” le tutele sociali, privatizzando progressivamente l’economia. Campioni assoluti, in Italia: personaggi come Romano Prodi, Giuliano Amato e Massimo D’Alema. Berlusconi? Irrilevante: si è limitato a proteggere i suoi interessi. Gli artefici delle “riforme strutturali” provengono tutti dalla sinistra storica: la più adatta, come insegna Lewis Powell, a convincere la società ad affrontare dolorosi “sacrifici”, magari imposti sulla base di norme senza alcun fondamentio economico, come il famigerato limite alla spesa pubblica, non oltre il 3% del Pil. Una invenzione di François Mitterrand, come ricorda l’economista Alain Parguez, allora consulente del presidente francese. Mitterrand? «Un monarchico, travestito da socialista». L’ennesima maschera della sinistra messasi al Jacques Attaliservizio del supremo potere oligarchico, neo-feudale, ansioso di sbarazzarsi dell’ingombro della democrazia per tornare all’antico splendore.

La “mente” di Mitterrand? Jacques Attali, che Barnard definisce “il maestro” di D’Alema, l’ex comunista italiano che, da Palazzo Chigi, vantò il record europeo delle privatizzazioni. Nel suo libro “Massoni, società a responsabilità illimitata”, Gioele Magaldi aggiunge un ulteriore filtro alla lettura di Barnard, quello super-massonico, derivante dal potere di 36 organizzazioni segrete, denominate Ur-Lodges, in cui gli uomini del massimo vertice mondiale – finanziario, industriale, militare, politico – disegnano le loro trame, per condizionare governi e paesi. Di Jacques Attali, Magaldi e Barnard offrono un ritratto preciso: l’ennesimo uomo di sinistra, “convertitosi” alla causa dell’oligarchia. E’ uno smottamento che investe l’intero Occidente: i Clinton e poi Obama negli Usa, Tony Blair in Gran Bretagna, Mitterrand in Francia, Gerhard Schröder in Germania con la riforma Hartz che introduce la flessibilità nel lavoro dipendente e i mini-salari dei minijob. Poi arrivano le Merkel e i Trump, ma il “lavoro sporco” l’hanno già fatto gli “amici del popolo”, quelli che ancora oggi in Italia cantano Bandiera Rossa e Bella Ciao, dopo aver votato la legge Fornero e le finanziarie-suicidio di Mario Monti, che per Magaldi milita, Vendola e Bertinottiinsieme a Giorgio Napolitano, nella Ur-Lodge “Three Eyes”, la stessa di Attali, storicamente guidata da personalità come quelle di David Rockefeller ed Henry Kissinger, fondatori della Trilaterale.

Anche in Italia, il cortocircuito finanziario introdotto con l’euro (lo Stato improvvisamente in bolletta) si è trasformato in crisi economica, quindi sociale. Ma, ovviamente, il “più grande crimine”, il sabotaggio della sovranità e quindi della democrazia, non è mai stato neppure lontanamente sfiorato dalla cosiddetta sinistra radicale dei Bertinotti e dei Vendola, né tantomeno dalla Cgil. Era tanto comodo il “demonio” Berlusconi, per catalizzare i mali del Balpaese, fino a insediare a Palazzo Chigi direttamente la Trojka, il commissario Monti (Trilaterale, Bilderberg, Goldman Sachs) tra gli applausi di tutti i Bersani di Montecitorio. Poi è arrivato Grillo, poi Renzi: come se il Grande Vecchio, lassù, si divertisse un mondo con il suo giocattolo preferito, l’Italia, cioè il paese in cui nessuno denuncia mai il vero problema, e dunque non può trovare soluzioni. Oggi si sbriciola il Pd, ma nulla lascia supporre che finisca il “romanzo criminale”, con i suoi personaggi-marionetta e le loro piccole partite, fatte di primarie e poltrone, correnti e sigle, bullismi, rancori, rivincite e vendette. Vacilla persino l’Unione Europea, sono in atto rivolgimenti di portata mondiale che mettono in discussione i caposaldi della globalizzazione neoliberista. E in Italia sono in campo Renzi ed Emiliano, Di Maio e la Raggi, Salvini e D’Alema, Prodi e Berlusconi, Pisapia e la Boldrini. Ancora una volta, gli amici del Grande Vecchio potranno dormire sonni tranquilli: l’Europa sta per franare, a cominciare dalla Francia, ma non sarà certo l’Italia a impensierire i grandi architetti della crisi.

Fonte: www.libreidee.org

Link: http://www.libreidee.org/2017/02/puo-finire-il-pd-non-il-romanzo-criminale-che-inquina-litalia/

22.02.2017

Pubblicato da Davide

  • RenatoT

    ci sono delle parti ripetute.
    Per esempio 🙂
    “In “Romanzo criminale”, la saga della Banda della Magliana…..” 2 volte.
    “Nella sua visione da criminologo, Barnard fa i nomi: Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio …. ” 2 volte.

  • Nicolass

    mai come in questo caso repetita iuvant

    • fastidioso

      L’Avvocato diceva : “Repetita Juventus…” :-)))

  • clausneghe

    L’Autore ha messo tutto nel calderone, tutto meno Berlusconi…
    Eppure anche Lui non è per nulla innocente nei suoi vent’anni di “rappresentanza”, diciamolo.
    Forse l’intento era di metterci Grillo al posto del Berlusca, ma non funziona, almeno credo.

    • Axxe73

      Berlusconi è stato “abbastanza” irrilevante. Si è limitato a dare un colpo al cerchio ed uno alla botte sempre, e comunque, nell’interesse delle sue aziende. Una lancia che si può spezzare (se così possiamo dire) a suo favore, è che, in effetti, è stato di fatto esautorato per far entrare Monti a gamba tesa. E questo è da imputare ad un certo euroscetticismo sui meccanismi della moneta unica che gli avevano fatto dire di voler stampare carta moneta con la zecca di stato, cosa questa inaccettabile agli orecchi della finanza. Credo che questo la dica lunghissima sullo stato profondo che ci governa veramente.

      http://www.lastampa.it/2012/06/01/italia/politica/berlusconi-ecco-la-mia-pazza-idea-stampiamo-l-euro-con-la-nostra-zecca-7vteioGX8OZ4OBzWTmfKQK/pagina.html

      • clausneghe

        E poi faceva le porcherie nel lettone di Putin, era troppo “compagno di merende” con Vlad…

        • Pedro

          E`irrilevante quello che faceva nel lettone di Putin come giustamente il berlusca è stato irrilevante per 20 anni come nel sopracitato articolo.

  • Ronte

    Il fenomeno Trump negli USA, la massa critica di populismo reazionario che monta in Europa, misurano non solo la profondità della crisi capitalista e la crisi dei partiti dominanti tradizionali, ma anche il ritardo storico del movimento operaio nell’imporre la propria soluzione alternativa. Ciò che spinge una parte del proletariato, settori sociali declassati, classi medie impoverite dalla crisi, nelle braccia delle demagogie reazionarie. Parallelamente tutte le vecchie suggestioni riformiste (Tsipras paradigma per eccellenza) in tutte le loro declinazioni sono travolte una dopo l’altra dalla dinamica della crisi mondiale.
    La crisi è sistemica e irreversibile (salvo ricorso a pratiche quali, guerra, dittatura, colpo di Stato militare, scontro di civiltà…)
    Anche in Italia, l’arretramento dei livelli di mobilitazione, di coscienza, di rappresentanza politica, hanno insieme alimentato lo sfondamento del populismo reazionario tra gli stessi salariati. Perciò nel varco aperto dalla crisi del renzismo e di una borghesia in difficoltà nel trovare una forma politica stabile del proprio dominio, va rilanciata una opposizione sociale unitaria e di massa capace di imporre al centro dello scontro un’agenda indipendente del mondo del lavoro, che riconduca le rivendicazioni immediate e dalla prospettiva di una Repubblica dei lavoratori, basata sulla loro organizzazione e la loro forza.

  • L’articolo spiega perfettamente cosa è avvenuto, ma non coglie qual’è la convinzione che ci hanno inculcato e che ci ha permesso di accettare tutto ciò senza ribellarci, o addirittura votando chi ci proponeva queste scelte politiche.
    Il problema è che siamo tutti inconsapevolmente convinti che lo Stato non possa stampare denaro e che il debito pubblico sia reale e debba essere restituito o ridotto.
    Questi due capisaldi dell’immaginario collettivo sono una enorme falsità, perchè il denaro “deve” essere stampato dallo Stato, visto che è l’unico ad avere la sovranità monetaria, ma soprattutto il debito pubblico “non può” essere restituito o ridotto, altrimenti scomparirebbe la moneta in circolazione.
    Il debito pubblico costituito con una moneta di cui lo Stato è l’unico titolato a crearla, nella migliore delle ipotesi è una finzione, ma in realtà è una vera e propria truffa che noi abbiamo inconsapevolmente accettato e considerato come vera.
    E quando spiego questi concetti, purtroppo sono in tanti, anche quelli critici nei confronti del “sistema”, che ripetono come un mantra che :
    – “lo Stato che stampa soldi crea inflazione e la moneta non vale più niente”
    – “il debito pubblico è un problema e se non lo riduciamo andiamo in default”.
    Questi due concetti semplicemente non sono reali, e chi lo afferma o non ha capito o è complice il “sistema”. Ma quanti di noi sono disposti a prendere la famosa “pillola rossa” di Morpheus per rendersi conto di vivere in una Matrix?
    Diceva Mark Twain “Il pericolo non viene da quello che non conosciamo, ma da quello che crediamo sia vero e invece non lo è”.

    • PietroGE

      Io sono uno dei tanti che crede che : “lo Stato che stampa soldi crea inflazione e la moneta non vale più niente” e “il debito pubblico è un problema e se non lo riduciamo andiamo in default”. Vedo infatti quello che è successo in Venezuela e la storica iperinflazione tedesca e vedo quello che è successo in Grecia. Se fosse vero che stampando moneta si diventa tutti ricchi, non esisterebbe povertà a questo mondo. Il dato reale che interessa chi possiede moneta non è il valore nominale o chi la stampa, ma che cosa può acquistare con il denaro che ha. Va bene inondare di liquido il sistema quando c’è la minaccia della deflazione, ma poi si dovrà drenare l’eccesso quando l’economia riparte perché altrimenti si arriva veramente a che “la moneta non vale più niente”.

      • Gino

        il problema non è che creando moneta si diventa tutti ricchi Il problema è che dando a soggetti privati, fortemente aggressivi commercialmente e potenti finanziariamente, la gestione della moneta di una nazione hai in sostanza VENDUTO quella nazione a quei soggetti che attenzione non sono certo samaritani ma squali satanici, che possono dettare legge in quella nazione, per esempio chiedendo e ottenendo che vengano disintegrati i diritti dei lavoratori per poter speculare e guadagnare soldi sulla pelle della gente!

      • Toussaint

        Sig. Pietro, guardi che la moneta è esogena e non endogena. Lo insegnano al primo anno del competente corso di laurea. L’inflazione la genera o la dinamica del costo del lavoro o uno shock esterno (che può essere di varia origine). La questione è troppo importante perché possa passare senza commento. Il monetarismo cui la sua considerazione fa riferimento (non so quanto volontariamente) è stato largamente sconfitto dalla storia. Se poi ancora se ne parla è perché fa gli interessi delle oligarchie economiche, non quello del popolo.

        • PietroGE

          Io avevo risposto a Gino ma il mio commento è scomparso. Volevo dire che per l’utilizzatore finale i discorsi sui massimi sistemi importano fino ad un certo punto. Quello che interessa a lui è il potere d’acquisto della moneta che ha in tasca. Ora più si stampa moneta e più diminuisce il potere d’acquisto perché ad una certa quantità di denaro corrisponde una minore quantità di beni. Si crea quindi inflazione. Purtroppo per noi, la struttura demografica della popolazione e la quantità di persone a reddito fisso e pensionati rendono problematico anche un aumento minimo di inflazione.
          Quanto al debito poi, ha raggiunto un livello tale che dubito fortemente che l’Italia lo possa gestire senza dichiarare default almeno su una parte di esso. Una cosa fattibile, però deve essere chiaro che poi chiedere soldi diventerà una cosa molto difficile.

          • Christian Caiumi

            “Ora più si stampa moneta e più diminuisce il potere d’acquisto perché ad una certa quantità di denaro corrisponde una minore quantità di beni. Si crea quindi inflazione”
            Non esiste alcuna correlazione dimostrabile tra stampa di moneta e inflazione. Purtroppo quello da lei recitato è un mantra conculcato dall’informazione drogata proprio allo scopo di togliere allo Stato ogni leva economica.
            E la dimostrazione di quel che sto dicendo lei ce l’ha tranquillamente guardando all’Euro: da anni la BCE stampa montagne di denaro. E’ d’accordo? Le risulta che l’inflazione sia conseguentemente ripartita? Nemmeno l’ultimo accenno inflazionistico è imputabile al QE di Draghi, in quanto è legato alla speculazione sul prezzo delle materie prime energetiche e in Italia all’inverno rigido che ha fatto salire i prezzi di determinati prodotti agricoli. Quindi?

            Il ragionamento corretto da fare è: sto stampando moneta in regime di PIENA OCCUPAZIONE o no? In questo caso la stampa di moneta può generare inflazione, ma non è certamente il caso italiano, visto che abbiamo un 25% di capacità industriale inutilizzata.
            Non si faccia infinocchiare dalle banalità.

            “Purtroppo per noi, la struttura demografica della popolazione e la quantità di persone a reddito fisso e pensionati rendono problematico anche un aumento minimo di inflazione.”
            Quindi siamo condannati a tenerci l’Euro? Ma che ragionamento è? Chi vieta di adeguare i salari all’andamento dei prezzi o quantomeno alla produttività?

            “Quanto al debito poi, ha raggiunto un livello tale che dubito fortemente che l’Italia lo possa gestire senza dichiarare default almeno su una parte di esso. Una cosa fattibile, però deve essere chiaro che poi chiedere soldi diventerà una cosa molto difficile”
            Il Giappone ha un debito intorno al 200%, sta per fallire?
            Chiedere soldi A CHI? L’Italia non è un paese sovrano? Non dovrebbe emettere la moneta che gli serve attraverso la BCE? A chi dovrebbe chiedere i soldi?
            E anche ammesso che “debba chiedere i soldi”, secondo lei è meglio chiedere soldi essendo nella posizione di restituirli (cioè con l’economia in crescita) o avendo un’economia stagnante e quindi col rischio concreto di non restituirli?
            Mi spiego: lei a chi li presterebbe più volentieri? A uno che ha pochi debiti ma non lavora o a uno che ha debiti più alti ma lavora?
            Chi è più probabile che restituisca i prestiti, secondo lei?

          • Toussaint

            No, purtroppo sta sbagliando. Potrei suggerirle questo articolo? http://vocidallestero.it/2014/12/20/i-principi-della-moneta-endogena-2/

            Oppure questo (dovrà seguire anche i successivi articoli): https://keynesblog.com/2013/03/18/inflazione-e-moneta-endogena-1-la-teoria-quantitativa-della-moneta/

            Non sono facilissimi da seguire, ma non sono nemmeno la fine del mondo. La Teoria Quantitativa della Moneta cui lei in buona fede fa riferimento, ovvero che l’inflazione è causata dalla crescita delle masse monetarie, è sbagliata. La catena causale va dai costi ai prezzi e da questi alle masse monetarie (insomma, è l’inverso). Le teorie di Milton Friedman, per qualche verso parallele alle teorie di von Hayek, sono state ampiamente sconfitte dalla realtà empirica. Sono supportate solo dalle élites al potere, perché fanno i loro interessi (almeno fino a quando la realtà si rivolta loro contro, es. 2a GM).

  • PietroGE

    La sinistra si è venduta alla oligarchia finanziaria e mondialista perché dopo il fallimento del socialismo reale non ha più terreno ideologico sotto i piedi. Lo si nota anche dall’appoggio ai movimenti emancipazionisti, LGBT e all’immigrazione selvaggia, anche se questa va a scapito dei ceti sociali di riferimento.
    Le tre ‘mosse’ citate da Barnard : “divorzio tra governo e Bankitalia, adesione all’Unione Europea, ingresso nell’Eurozona” da sole non bastano a spiegare il fallimento dell’Italia negli ultimi 25 anni, bisogna aggiungere il dilagare della criminalità organizzata, che ora si espande al centro e al nord, la corruzione e l’incompetenza della classe politica, sempre pronta a lottare, come si vede in questi giorni con il Pd, per posti e poltrone ma mai per gli interessi del Paese e un capitalismo di relazione e intrallazzi che, invece di scegliere la strada difficile dell’aumento della produttività con l’automazione, ha scelto, per contenere i costi, l’impiego di manodopera a costi da terzo mondo. A completare il circolo bisogna anche citare l’apertura sconsiderata dei mercati che ha fatto sparire dalla manifattura interi settori.

    • Christian Caiumi

      “da sole non bastano a spiegare il fallimento dell’Italia negli ultimi 25 anni, bisogna aggiungere il dilagare della criminalità organizzata…”
      Anche questo è un tipico mantra “piddino”… Quelle che lei cita sono tutte problematiche esistevano in Italia da ben PRIMA dell’Euro. E non è affatto scontato che fossero meno gravi!
      La realtà dei dati economici è che l’Italia vede l’aumento della produttività arrestarsi ogniqualvolta ABBIAMO FISSATO IL CAMBIO, così come è matematico che con l’ingresso nella moneta unica abbiamo accumulato un gap di inflazione verso la Germania che ci ha portato (insieme a molti altri) ad indebitarci con alcuni partner dell’Euro, i cui prodotti sono più convenienti, e quindi alla crisi di bilancia dei pagamenti del 2008 e e poi al disastro della cura Monti.

      Ora: può spiegarmi cosa c’entra tutto questo con le solite banalità su corruzione, sprechi ecc….? Attenzione! Nessuno dice che queste piaghe non siano da eliminare o che non ci siano! Sono sicuramente da avversare, ma NON SONO LA CAUSA DELLA CRISI ITALIANA ATTUALE!

  • Gino

    Ma guardi che se aumenta il denaro in circolazione alla “cacchio di cane” allora si può generare inflazione. Ma se la moneta viene stampata per fare investimenti e creare occupazione la comunità diventa più ricca e risparmia di più. Il PIL cresce, l’economia gira, il rapporto debito/PIL è gestibile, si possono ripagare gli interessi sul debito perchè si genera ricchezza e il debito cresce di meno. SOno politiche Keynesiane attuate da tutti i paesi benestanti il primo dei quali sono gli USA e la Germania che vanno predicando “l’assenza di stato” Smithiana, salvo poi OVVIAMENTE fare investimenti dentro i propri confini.

  • PietroGE

    Vedo che le miei obiezioni hanno incontrato opposizione decisa a giudicare dagli ultimi commenti. Cerco di precisare :
    -Io non sono un economista e neanche un esperto di finanza, vedo la cosa dal punto di vista dell’utilizzatore finale, cioè di quello che il denaro lo usa per acquistare beni. Capisco benissimo che in situazioni dove è presente un pericolo di deflazione si deve introdurre liquidità nel sistema. È quello che ha fatto la BCE ed è quello che doveva fare. Nonostante le liquidità non c’è stata inflazione perché non è andata in circolo ma è rimasta nelle banche.
    Questo però non vale in generale, e l’Italia di inflazione a due cifre ne sa qualcosa. La mia obiezione riguarda quello che spesso in un certo tipo di interventi si legge tra le righe : basta avere la sovranità monetaria, stampare moneta e tutto torna a posto. Questa per me è una sottovalutazione grave delle difficoltà italiane.
    -Non è vero che le cause extra finanziarie del disastro italiano erano presenti anche prima della moneta unica. Le globalizzazione e la perdita di interi settori manufatturieri non c’era. La struttura demografica è cambiata ed è aumentato di molto il numero di pensionati, di disoccupati e precari, di giovani che campano con la pensione dei genitori. Ripeto : tutta questa gente non si può permettere di pagare di più per i beni essenziali. Una inflazione significativa significherebbe che lo stato dovrebbe intervenire stampando ancora moneta a sostegno di questa gente, ritornando al circolo della scala mobile.
    -L’euro è stato un fallimento e su questo non ci piove. Io starei attento però a promettere mari e monti con la Nuova Lira perché le riforme in Italia vanno fatte con qualunque moneta : riforme costituzionali, del settore pubblico, della politica industriale del commercio estero ecc. ecc. ed alcune di queste, miglioramento della efficienza produttiva comportano anche perdita di occupazione. Di queste necessità purtroppo non se ne sente parlare negli ambienti sovranisti, neanche in quelli di destra.
    -Quanto alla svalutazione competitiva, va benissimo se nessun altro svaluta la sua moneta. Io non sarei così sicuro.

    • Toussaint

      “””Una inflazione significativa significherebbe che lo stato dovrebbe intervenire stampando ancora moneta a sostegno di questa gente, ritornando al circolo della scala mobile”””.

      Purtroppo ancora una volta mi trovo a dover dissentire. Il ciclo della scala mobile che lei considera inflattivo, non lo è affatto (largamente dimostrato dalla letteratura scientifica), intervenendo successivamente rispetto all’evento inflattivo. L’inflazione di quegli anni fu dovuta allo shock dell’aumento dei prezzi petroliferi (nei primi anni ’70 più o meno del 500%, nel 1979 ancora di ca. il 300%. Gli shock esterni di cui parlavo sopra). La riforma della scala mobile fatta da Craxi (che comunque ne riduceva la periodicità, non è che l’aboliva, favorendo la contrattazione rispetto all’automatismo) intervenne quando il secondo shock era già in fase di rientro e quindi non incise in alcun modo sulla successiva riduzione dell’inflazione, anche se il Craxi se ne attribuì, fuori luogo, il merito.

      La svalutazione può sì essere “competitiva”, ma solo sul breve termine ed entro certi limiti. In generale, è solo il naturale assestamento del cambio delle valute, conseguenza (semplificando un po’) dell’andamento del bilancio delle partite correnti. Con la fine dell’eurozona le valute si riallineeranno sulla base soprattutto dei differenziali di inflazione fra i vari paesi (attenzione, dal 1997, quando fu fissata la parità lira/ecu), ed un po’ sull’andamento delle partite correnti.

      Tutti i sistemi possono essere migliorati, però le due riforme veramente necessarie per poter “ripartire”, sono a) fuoriuscita dall’eurozona, b) ripristino del legame Tesoro/Banca Centrale. Poi lasciamo fare i nostri imprenditori ed i nostri lavoratori. Certo, il top sarebbe il rientro dello stato nell’economia, soprattutto per le grandi aziende. Ma questo non oso nemmeno pensarlo (certo, però, che la CDP …). Vedrà che recupereremmo al passo di ca. il 3% annuo.

      Poi è certo che l’euro di danni al nostro sistema produttivo ne ha fatti. Ma, visto che il nostro sistema finanziario è il più sostenibile in Europa (non so come inserire i diagrammi dimostrativi), che la voglia di lavorare è tanta (il mitico spirito imprenditoriale italiano), io non mi illudo ma sono fortemente ottimista.

      Alberto Bagnai ha scritto due bei libri, Il Tramonto dell’Euro e L’Italia può farcela. Li consiglierei vivamente. O, quanto meno, una lettura degli articoli “per cominciare” sul sito Goofynomics.

    • Hai ragione nel sostenere che se siamo in deflazione, significa che abbiamo bisogno di moneta nell’economia reale, ma la BCE sbaglia quando con il QE crea denaro solo per le banche ed i mercati finanziari, perchè gonfia artificialmente solo i valori dei titoli in borsa.
      La crisi economica purtroppo è voluta perchè in questo modo si fanno gli interessi solo delle banche e dei mercati finanziari, che poi si comprano le aziende migliori dell’economia reale.
      Questa si chiama colonizzazione finanziaria, che produce fallimenti delle aziende perchè non riescono a competere con chi crea il denaro dal nulla e sono costrette a licenziare o a svendere al miglior offerente.
      La creazione di denaro da parte dello Stato avrebbe invece l’obiettivo di far ripartire l’economia reale a tutto vantaggio di aziende e cittadini.