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PREVISIONI PER IL 2012

FONTE: The Oil Crash

Cari lettori,
essendo giunti alla fine di questo

funesto 2011 è il momento di cercare di scorgere cosa ci riserverà

il 2012, che per il momento non si presenta troppo bene, soprattutto

per quello che riguarda la crisi sistemica che ci toccherà affrontare.

Il prossimo anno si presenta abbastanza complicato, volatile, poco favorevole

alle prognosi, anche se alcune tendenze si profilano in modo evidente.

Ma prima di enunciarne alcune e la loro (anche se non certa) continuazione,

facciamo un rapido ripasso rapido delle previsioni

che abbiamo fatto l’anno scorso per vedere fino a che punto si sono realizzate e come interpretiamo il successo o il fallimento di queste previsioni.Tensione nel mercato del petrolio:

lo sfasamento tra domanda e offerta che si intuiva l’anno scorso si

è guadagnato il certificato di cittadinanza: l’ultima relazione mensile

dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Oil Market Report)

certifica che abbiamo un deficit di produzione che è arrivato

a essere in qualche trimestre pari a 1,4 milioni di barili giornalieri

(Mb/d) e la tendenza attuale non va verso una diminuzione. All’epoca abbiamo già

discusso del fatto che questa è una delle cause strutturale degli

alti prezzi del petrolio e che la

nuova recessione che sta

ripartendo si vedrà aggravata in futuro da questa causa. Infatti, i

prezzi del barile hanno superato il limite dei 110 dollari nei primi

due mesi dell’anno, in parte a causa della guerra in Libia. Il prezzo

del barile, come si diceva, ha raggiunto l’apice a maggio col barile

a poco più di 120 dollari, e già allora sembrava di dover entrare

in un periodo di recessione globale. Con mia sorpresa, questa previsione

è risultata essere abbastanza azzeccata.

Prezzo dei carburanti: come

annunciato, si sono mantenuti al di sopra del livello di prezzi che

erano attesi osservando il biennio 2007-2008. C’è stata forte instabilità

in molti paesi per il rincaro dei prezzi in generale, in particolare

nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, come abbiamo spiegato

nel riassunto

dell’anno. Non c’è stato

un calo catastrofico della produzione (si paventava il rischio di una

crisi iraniana), ma ci sono stati comunque problemi rilevanti, come

nel caso della Libia. La previsione è stata, pertanto, abbastanza corretta.

Rivolte per gli alimenti:

Sorprendentemente questa predizione sembra abbastanza azzeccata, come da noi proposto all’inizio

delle rivolte, anche se

in genere non è stato riconosciuto il ruolo della carenza di alimenti

se non da poco tempo. Le conseguenze a più lungo termine dell’accaparramento

di terre in Africa devono ancora farsi sentire.

Secondo collasso immobiliare
in Spagna
: Chiaramente, no. Continua a esserci un calo dei prezzi e ci sono gravi problemi nel settore, ma i valori non sono collassati anche se continuano a calare progressivamente. Si pensava che le banche non potessero permettersi una svalutazione eccessiva di questi attivi – e così sembra che sia andata – e ciò non ha permesso un aggiustamento stile libero mercato.

Collasso immobiliare, bancario e dell’euro: le affermazioni non erano così marcate come sembra indicare l’epigrafe, ma per alcuni aspetti sono state corrette: le casse di risparmio si sono dovute trasformare in banche e molte di esse hanno dovuto essere salvate con fondi pubblici. La Spagna non è caduta, ma la Banca Centrale Europea (BCE) è dovuta intervenire con decisione per acquistare debito spagnolo e italiano che erano già in zona di pericolo per gli alti tassi di interesse richiesti. Il risultato è una via di mezzo: le cose non sono andate nel modo peggiore possibile (nel post
si ipotizzava la presenza di persone intelligenti che lo avrebbero evitato),
ma non sono neppure andate bene.

Iperinflazione: assolutamente no. Il denaro non circola e ciò evita un riflesso diretto sui
prezzi. In Europa non si è stampato molto denaro (“incrementato” la massa monetaria, si dovrebbe dire) come negli Stati Uniti, e questi in praticano approfittano del fatto che il dollaro sia la moneta di riserva internazionale. Questo sì, gli Stati Uniti stanno esportando per questa via l’inflazione in altri paesi che ne stanno soffrendo in modo notevole, come nel caso della Cina, ma senza arrivare all’iperinflazione.

Dopo questo ripasso, vediamo quali
tendenze potranno manifestarsi nell’anno che viene con maggiore o minore probabilità. Quest’anno un tale tentativo è particolarmente difficile e prego quindi che il lettore di scusarmi per gli errori in eccesso
e in difetto che senz’altro andrò a commettere.

La Grande Recessione, parte seconda: L’evoluzione degli indicatori avanzati mostrano che la maggioranza delle potenze economiche del mondo entreranno in recessione nei prossimi mesi, in una recessione che potrebbe essere altrettanto pesante di quella sperimentata nel 2008 -2009. Nel caso spagnolo, la gravità della recessione sarà, con forte probabilità, drammatica: calo del PIL che potrà superare il 4 per
cento e un aumento dei senza lavoro tra 500.000 e 1.000.000 di persone. Ciò porterebbe il tasso di disoccupazione nel peggiore dei casi al 27 per cento, anche se, nel caso in cui le cose andassero molto male,
è probabile che molti emigranti e alcuni spagnoli cercheranno di farsi una vita in altri lidi, e per questo la disoccupazione non oltrepasserebbe il 25 per cento della popolazione attiva; anche in questo caso, si tratterebbe di un dato elevatissimo, specialmente per l’aumento – fino a un milione
– dei disoccupati di lungo termine (senza lavoro per più di 24 mesi). Le misure del governo spagnolo per favorire la contrattazione al ribasso degli stipendi può riuscire a ridurre un po’ questo tasso di disoccupazione, soprattutto tra i più giovani. In ogni caso, la diminuzione degli impieghi, i lavori precari e la prevedibile riduzione generalizzata degli stipendi (della quale potremo scorgere un’anticipazione nel prossimo Consiglio dei Ministri) ridurranno la capacità di consumo e aggraveranno la recessione che potrà quindi allungarsi. In altri paesi sviluppati i problemi saranno simili, anche se su scala sensibilmente ridotta rispetta a quella spagnola.

Fallimento di grandi imprese: alcune grandi imprese multinazionali dal glorioso passato dovranno subire una chiusura totale o parziale. Quelle automobilistiche e le aviolinee sono in prima linea e, nel caso della Spagna, anche le agenzie immobiliari. I brand di mercato passeranno brutti momenti per la caduta della domanda in una situazione che già non era piacevole.

Generalizzazione delle rivolte: i prezzi degli alimenti continuano statisticamente ad avere valori alti, come riflette l’indice elaborato dalla FAO. Questo indice è sceso un po’ dal valore massimo, ma sembra avere una tendenza in ascesa in modo analogo a quello del petrolio, che, come abbiamo visto sopra, sembra non dover scendere per il momento. Nei paesi più svantaggiati bisogna aggiungere anche la mancanza sistematica di alcuni combustibili, soprattutto del diesel già osservata in tutto il pianeta (per le notizie più frequenti su questo tema e altri collegati, consultate Energy Shortage). Nel caso dei paesi più sviluppati ci sarà uno scontento popolare sempre maggiore per il deterioramento del tenore di vita provocato dalla crisi ancora presente (come indichiamo nel riassunto annuale) e dall’angoscia che va a prendere sordidamente la forma della Grande Esclusione. Nei paesi emergenti la crisi dei mercati naturali (i paesi ricchi) minerà la crescita e provocherà tensioni. La recessione che si svilupperà nel 2012 e i continui tagli ai servizi sociali nell’Occidente spingeranno più persone a scendere in strada per manifestare e le proteste saranno più continue e in generale più violente.

Crescente autoritarismo: le difficoltà nell’affrontare le proteste popolari e la convinzione dei leader politici che la ricette per combattere questa crisi infinita consistano essenzialmente in una maggiore austerità o sempre in più BAU – con la tutela crescente di organismi come il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale – porterà molti governi occidentali ad affidarsi alla repressione come unico mezzo per mantenere la pace sociale e per implementare le riforme. Diversamente dalla repressione del Movimento
15M o di Occupy Wall Street osservata in questo 2011, nel 2012 molti paesi applicheranno il pugno di ferro per contenere i manifestanti e cominceranno a legiferare contro le libertà individuali. L’Occidente si avvierà verso l’introduzione di dittature de facto. Nel altri paesi, la repressione violenta, a volte sanguinaria, sarà il pane quotidiano.

Possibile collasso di qualche
produttore essenziale
: vari paesi produttori di petrolio e di altre materie prime energetiche sono in una situazione compromessa. Al confine della Siria (dove c’è un principio di guerra civile, ma che ha meno peso geopolitico) c’è una forte tensione internazionale sull’Iran dove, conviene non dimenticarlo, due anni fa quasi ebbe la meglio una rivoluzione. Un altro paese con gravi problemi è il Kazakistan, che è fondamentale non solo per il petrolio, ma anche per l’uranio. Oltre a questi, i paesi dove ha trionfato la cosiddetta “primavera araba” non si sono stabilizzati e potrebbero entrare in una nuova crisi. E, dato che praticamente qualunque altro paese produttore potrebbe subire rivolte, sono molti gli squilibri che si accatastano in tutto il pianeta. Se qualche paese esportatore di petrolio soffrirà un grave sconvolgimento, gli effetti sulla fornitura di petrolio potranno aggravare le tensioni attuali e portare i prezzi a livelli eccessivamente alti, affondando ancora ancor di più l’Occidente nella recessione. Non è sicuro che ciò avvenga, ma i rischi crescono col passare del tempo.

Scarsità globale di diesel: per vari motivi che analizzeremo in un post futuro, il diesel manca in tutto il mondo. In qualche momento questa scarsità potrà fare la sua comparsa in Occidente, anche se per il momento questa possibilità sembra remota. In ogni caso, questa scarsità causerà problemi al commercio, al mantenimento delle infrastrutture in molti paesi, aggraverà le proteste, eccetera.

Ripresa finanziaria in Europa: questo aspetto è il più complicato da scorgere con chiarezza, perché il corso finale degli avvenimenti dipende molto dalle decisioni politiche. Spagna e Italia sono già sotto tiro da vari mesi, con l’Italia che si è già redenta con un nuovo governo fantoccio. Il Belgio e perfino la Francia potranno soffrire durante il nuovo anno. Date le dimensioni dei nuovi bersagli del mercato, si dovranno prendere
misure radicali per evitare la loro caduta, che vanno dalla monetizzazione del debito fino alla concessione di crediti ad hoc praticamente giorno per giorno, come si sta facendo con la Grecia. Alla fine si potranno mollare alcuni paesi minori, come la Grecia, anche se il costo di tale abbandono potrebbe essere eccessivo, in parte per i timori degli investitori dovuto agli aumenti degli spread.

Situazione peculiare spagnola: molti municipi prenderanno la strada della sospensione dei pagamenti e la cosa obbligherà il Governo quanto meno a pronunciarsi in merito. La tendenza sarà quella della privatizzazione di alcuni servizi svolti dai Municipi più grandi e a trascurare tutto il resto. Ciò provocherà un sovraccosto per i cittadini che renderà la vita ancora più difficile e approfondirà la via della Gran Esclusione. Allo stesso tempo, è abbastanza probabile che alcune autonomie, forse molte, sospendano pagamenti a un livello tale che forzi un intervento del Governo. È possibile che per uscire dal marasma lo Stato recuperi competenze in alcuni ambiti, ma ciò comporterà un alleggerimento di quelle degli enti locali coinvolti che, se dovesse essere pesante, li svuoterà praticamente di ogni contenuto; alcune potrebbero estinguersi completamente in due anni o tre. Per quanto riguarda la borsa, la cosa più probabile è che faccia un’escursione di 2.000 punti o più al di sotto del livello medio di questo anno e che le notizie in ambito economico
siano una sequela di calamità. Altre grandi banche dovranno essere salvate. Il Governo, decretando misure urgenti questo venerdì e con l’approvazione a marzo del nuovo Bilancio Generale dello Stato, imporrà tagli alquanto severi, che includeranno una diminuzione degli stipendi degli impiegati pubblici (probabilmente con la riduzione dei bonus), l’eliminazione dei giorni di libera disposizione nell’Amministrazione pubblica e le restrizioni per la contrattazione avanzata e internale nel settore pubblico. Inoltre, si abbasseranno i costi della manodopera e si diminuiranno i costi del licenziamento, e ciò incentiverà più i tagli di personale rispetto alla contrattazione. La popolarità del Governo cadrà in picchiata dopo un anno senza che si noti nessun miglioramento. Per di più, le pressioni che giungeranno dall’Europa e dal mercato saranno costanti e i problemi di finanziamento opprimenti, creando continui problemi di liquidità in alcuni settori.

Opportunità: lasciando da parte le sciocchezze neo-millenariste del calendario maya e dei temporali solari, secondo me il 2012 rappresenta un’opportunità, forse l’unica, per giungere a una coscienza generalizzata sulla crisi di sostenibilità della nostra società e sulla necessità di cambiamento del modello economico e produttivo. Per questo, le diverse persone che sono già consapevoli devono fare un sforzo per cercare di arrivare a più persone possibile; se le cose andranno male, ci sarà più gente ricettiva in cerca di spiegazioni alternative e questo è un buon momento per mostrar loro, in modo ragionato e pacato, come tutto in fondo si basa sull’impossibilità della crescita esponenziale. La crescita, paradossalmente, esponenziale di questo blog è una buona dimostrazione della maggiore ricettività della società, ricettività che arriverà probabilmente al suo zenit nell’anno che inizierà tra quattro giorni. Ma, attenzione, una volta passato questo momento è probabile che le spiegazioni superficiali e populiste finiscano per colpire l’immaginazione della maggioranza per produrre poi una deriva autoritaria della società, non solo consentita ma da lei stessa stimolata. Per questo motivo parlo di opportunità: non ci sarà ancora molto tempo a disposizione per raggiungere una massa critica. Tutti quelli che comprendono come sia necessario superare questo sistema autodistruttivo dovranno pertanto applicarsi con costanza per fare pedagogia.

– Fine di questo blog: è assai poco probabile che il 2012 veda la fine di questo blog, anche se per
la prima volta possa identificare alcuni motivi che potrebbero portare alla sua chiusura. È più probabile (ma solo un po’) che mi veda obbligato a fissare certi limitazioni sui commenti, soprattutto se evidenziassero responsabilità penali (pertanto, vi prego di leggere le norme della
net etiquette di questo blog e di far presente che potranno essere aggiornate in qualsiasi momento).

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Fonte: Predicciones para 2012

27.12.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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