DI CARLO BERTANI
Le notizie che giungono dal Gargano sembrano provenire da un altro pianeta, da un paese del terzo mondo. E sono pure, in parte, false.
Secondo il responsabile della Protezione Civile – Bertolaso – “tutti roghi sono opera di piromani” e tutto ciò che poteva essere attivato è stato utilizzato, sempre secondo Bertolaso: per chi sta dietro il teleschermo, sembrano verità inconfutabili.
Alle 19 del 24 luglio – mentre i telegiornali impazzano sull’onda dell’apocalisse garganica – alzo la cornetta e chiamo un conoscente, il quale gestisce proprio una struttura turistica fra Peschici e Vieste.
Mi rassicura subito: la tragedia è a Peschici, mentre sul litorale fra Peschici e Vieste la situazione è sotto controllo. Però.Le fiamme, quella stessa mattina, hanno lambito il suo residence, fino a pochi metri dall’ingresso: personale e turisti si sono subito organizzati con lance d’acqua e catene di secchi. Il pericolo è stato scongiurato.
Piromani? No, lo sento sorridere al telefono, al massimo qualche vecchio contadino che, con leggerezza, ha dato fuoco alle sterpaglie e ne ha perduto il controllo. D’altro canto: perché mai dare fuoco alle uniche strutture che portano ricchezza da quelle parti? Chi non è albergatore vende olio, verdure, pane e formaggi ai turisti, chi non vende fa il ristoratore, affitta natanti. Insomma, è difficile credere che si diano una simile zappa sui piedi, soprattutto se conosci quelle persone e sai che si giocano l’annata sul turismo dei mesi estivi. Non cerchiamo verità fantascientifiche.
Gli domando quali sono le condizioni atmosferiche: 43 gradi con forte vento, secco, di scirocco.
Inizio a meditare, a ricordare le sterpaglie dove solo un paio di mesi fa ci siamo recati a raccogliere capperi: erba secca già a maggio, inframmezzata da rocce aride e, purtroppo, parecchia sporcizia. Lattine e vetri non sono certo incontri inusuali.
In quelle condizioni, rifletto, basta un pezzo di vetro fra l’erba secca e l’incendio è assicurato. Quasi a confortare le mie ipotesi, mi racconta che – dopo aver spento le fiamme più vicine al residence – avevano iniziato a controllare il terreno circostante, allargando il raggio d’azione.
La cosa che lo aveva sorpreso, era stato constatare che – in un vicino prato con radi ulivi – le fiamme parevano scaturire dalla terra stessa. Improvvisamente, mentre camminavi, vedevi del fumo e subito dopo le fiamme alzarsi. Così, dal nulla.
Sono riusciti a risolvere la faccenda correndo per ore con i secchi, per spegnere all’istante i misteriosi fuochi che parevano sfuggire da sotterra. Notiamo: non c’erano piromani né incendi nelle vicinanze.
Probabilmente, e questo è un dato che non viene mai preso in considerazione, bisognerebbe valutare attentamente il grado d’umidità del terreno. L’unica Agenzia di protezione Ambientale che lo pubblica – e del quale sono a conoscenza – è quella dell’Emilia Romagna. Se si osservano i dati delle scorse estati, in molte aree dell’Emilia Romagna quel dato è giunto a livelli africani: e l’Emilia non è mica la Puglia, con lo scirocco a 43 gradi!
Forse, dovremmo iniziare a comprendere che è ora di finirla con le diatribe sul mutamento climatico – se sia colpa dell’uomo oppure no, dei combustibili fossili o del riscaldamento del cosmo – e prendere dei provvedimenti: un terzo dell’Italia sta per diventare un deserto e noi non facciamo niente?!?
I soccorsi, però, sono giunti tempestivamente: così hanno raccontato i TG. Conferma: sì, tempestivamente: i primi elicotteri sono giunti a Peschici alle 13.30, quando la tragedia era già abbondantemente avvenuta e c’erano già stati i morti. Quando hanno sentito i primi elicotteri volare, a Peschici la gente era a mollo, in acqua, sperando di non morire asfissiata.
Nessun Canadair: in tutto il Sud, mi racconta, ce ne sono 4 più altri quattro fermi ai lavori di manutenzione. La linea di produzione dei Canadair è stata chiusa già da decenni: i russi avevano proposto l’acquisto del loro velivolo antincendio, ma non se n’è fatto nulla.
Quando le fiamme giungeranno alla Piazza di Monte Citorio, probabilmente, qualcuno s’accorgerà che stiamo andando arrosto. Continuiamo così, avanti Savoia!
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2007/07/piromani-o-paranoici.html
23.07.2007
Tao 29 luglio 2007
Piena estate, caldo dannato, e solito ricorrente rituale degli incendi boschivi. E sulla stampa italiana, parallelamente al caldo killer e all'esodo di agosto, si scatena puntuale la caccia al piromane.
Ecco la descrizione cinematografica della cattura di uno di questi personaggi, riportata da un grande quotidiano nazionale:
"...A Fondi, in provincia di Latina, un piromane di 38 anni è stato arrestato dopo una racambolesca fuga in località Scerpano. Fermato dagli uomini del corpo forestale, è infatti riuscito a gettarsi dall'auto della guardie. Gli agenti hanno poi rintracciato l'uomo, un pastore, nascosto nel bagagliaio di una Lancia Y: nell'abitacolo c'erano due persone, denunciate per favoreggiamento. Gli agenti erano sulle tracce del pastore da alcuni giorni, che avrebbe appiccato altri fuochi per creare aree di pascolo. ..."
Ora, a quanto mi consta, piromane non è un sinonimo dotto di "persona che accende fuochi", in generale.
Il piromane è un malato di nervi, che ha un'attrazione morbosa per l'atto di accendere i fuochi, e che lo fa per quello: perché è malato, perché è spinto da un impulso irresistibile che gli nasce dentro, perché non ne ricava alcun vantaggio personale se non una delirante soddisfazione interiore; fuori dal politically correct, il piromane è uno che accende fuochi perché è matto.
Tra tutte le forme di alterazione mentale, non verrebbe da pensare che proprio questa sia una delle più diffuse. Mi aspetterei che fosse piuttosto rara, in una società tecnologica in cui le fiamme hanno perso tutto il loro potere simbolico e pratico. Tra tutti gli incendi reali, quelli dovuti veramente all'azione di un piromane (quello vero, in senso psichiatrico), saranno una risicatissima minoranza.
Ad ogni mese di luglio, invece veniamo ad apprendere con sorpresa dai media nazionali che il nostro paese è strapieno di squilibrati sofferenti di questa mania così particolare.
O almeno, i giornalisti devono crederci davvero: non si spiegherebbe altrimenti il bizzarro uso massiccio di questa parola, tanto spudoratamente sproporzionato alla realtà.
Normalmente chi fa divampare fuochi nei boschi è:
a) un criminale lucido che lo fa apposta per averne dei vantaggi (interessi economici nelle attività di spegnimento, di rimboschimento, di costruzioni edilizie o di sfruttamento agricolo del suolo, esenzioni fiscali e finanziamenti relativi allo stato di calamità, e affini);
b) un criminale coglione che lo fa per divertimento puro (che so, un branco di adolescenti che in quel contesto non ragionano proprio), magari pensando che poi sarà facilissimo spegnerlo e che non faccia danni gravi, e che poi se lo lascia sfuggire di mano;
c) un idiota integrale che nemmeno si rende conto di aver provocato l'incendio, ma che aveva "solo" lasciato in giro sigarette accese o residui di braci da picnic, senza pensare alle conseguenze.
In tutti e tre questi casi, che c'entra la piromania?
Nel caso citato sopra, è ammissibile definire piromane un allevatore di pecore che ha l'abitudine di appiccare ripetutamente incendi boschivi, lucidamente pianificati, per estendere la sua area di pascolo e allargare il giro d'affari?
Propongo quindi di essere coerenti e cominciare a usare la terminologia psichiatrica (possibilmente quella ottocentesca, che è più suggestiva) per qualunque caso di cronaca, sarà pittoresco:
- "Donna scippata alla stazione, arrestato il cleptomane";
- "Scoperta casa di appuntamenti clandestina, schedate sette ninfomani che ricevevano fino a venti uomini al giorno";
- "Anziani incatenati nell'ospizio lager, denunciata la direttrice e quattro infermieri gerontofobi".
E a questo punto, come dicevano, la domanda sorge spontanea: un giornalista che indulge ripetutamente in questa castroneria, sarà un erroròmane, ovvero una persona sofferente di una peculiarissima turba mentale che porta al bisogno morboso di commettere sfondoni?
Propongo in alternativa che questa definizione, d'ora in poi, venga per coerenza adottata in lungo e in largo, come termine giornalisticamente corretto per dire "ignorante".
Fonte: http://paniscus.splinder.com/
28.07.07