“Piano Scuola 4.0″… Vogliamo proprio questo per i nostri figli?

“Piano Scuola 4.0″… Vogliamo proprio questo per i nostri figli?

Di Elisabetta Frezza, ricognizioni.it

Il “Piano Scuola 4.0” è la tabella di marcia che segna le progressive tappe da spuntare, da qui al 2025, nel processo di digitalizzazione della didattica e della organizzazione scolastica italiana – dagli asili nido alle università – secondo le linee di investimento previste da PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Si suddivide in quattro sezioni, denominate rispettivamente: la prima “Background”; la seconda e la terza “Framework”; la quarta “Roadmap”. Uno poco avvezzo alle produzioni letterarie dei nostri apparati burocratici si potrebbe chiedere se davvero si parli di scuola italiana: ebbene sì, siamo in Italia, e lo scempio linguistico rientra nell’ordinario sfoggio di compiuta colonizzazione “culturale” di cui troppi vanno fieri come fosse una medaglia al valore.

Il documento offre la puntuale descrizione della palingenesi tecnologica che deve investire in modo assorbente le nuove generazioni attraverso la formazione scolastica; e che implica, com’è ovvio, il previo addestramento dei docenti chiamati ad assisterle in questa incalzante fase di transizione – in attesa della sostituzione del personale umano con una adeguata dotazione di più efficienti e resistenti robot.

In base alle proprie “competenze digitali”, i docenti sono suddivisi in sei livelli: A1 Novizio, A2 Esploratore, B1 Sperimentatore, B2 Esperto, C1 Leader, C2 Pioniere. Proprio così. Una classifica da far invidia alle Giovani Marmotte e che, insieme a tutto il degradante malloppo nel quale si trova inscritta, dovrebbe quantomeno accendere nella categoria interessata una scintilla di orgoglio e suscitare un moto di ribellione. In chi poi abbia presente l’epilogo della operazione – che poggia sul presupposto della fungibilità della manovalanza umana – dovrebbe muovere pure il più elementare istinto di sopravvivenza. Ma chissà.

In prima battuta, la lettura del prontuario può produrre nel lettore ignaro un effetto esilarante, perché la veste formale e lessicale del testo – l’italiano, questo sconosciuto – si spinge oltre la parodia, arriva dritta all’insulto del senso estetico e del senso comune, ammesso che, in barlume, esistano ancora. Ma si tratta di una reazione effimera, che non può non tramutarsi ben presto in sdegno, incredulità, preoccupazione. Vero è, infatti, che tutto quanto vi si legge si trovava già scritto in agenda, da tempo. Tuttavia, dentro queste trentanove cartelle si tocca con mano lo iato che passa tra l’esposizione di un generico programma politico-ideologico e la sua reale applicazione forzata secondo una scansione temporale precisa quanto stringente. Il ricatto economico – il cappio brandito da Bruxelles – funge da garanzia dell’adempimento, del quale si percepisce tutta l’incombente prossimità. Ed è una sensazione raccapricciante.

A partire dalle pagine introduttive, è spiegato come il primo fondamentale passaggio sulla strada della innovazione integrale della scuola riguardi l’ambiente dell’apprendimento. Si legge che, mentre «fin dalla nascita della scuola, lo spazio di apprendimento tradizionale è stato configurato secondo il rigido modello di un’aula di forma quadrata o rettangolare, con le file di banchi disposti di fronte alla cattedra del docente», oggi questo modello va urgentemente smantellato. Infatti, «la ricerca nazionale e internazionale» (!!!) avrebbe mostrato come esso, tuttora prevalente, «non sia più in linea con le esigenze didattiche e formative delle studentesse e degli studenti rispetto alle sfide poste dai cambiamenti culturali, sociali, economici, scientifici e tecnologici del mondo contemporaneo». Ecco quindi che – secondo le menti del Piano – è necessario ridisegnare gli «ecosistemi di apprendimento» con «arredi e tecnologie a un livello più avanzato rispetto a quelli oggi in uso, al fine di rendere sostenibile il processo di transizione digitale».

Vale qui la pena di riportare testualmente qualche altro pezzo del Piano, per farsi un’idea di dove andremo a parare. Tipo: «Gli ambienti fisici di apprendimento non possono essere oggi progettati senza tener conto anche degli ambienti digitali (ambiention line tramite piattaforme cloud di e-learning e ambienti immersivi in realtà virtuale) per configurare nuove dimensioni di apprendimento ibrido. L’utilizzo del metaverso in ambito educativo costituisce un recente campo di esplorazione, l’eduverso, che offre la possibilità di ottenere nuovi “spazi” di comunicazione sociale, maggiore libertà di creare e condividere, offerta di nuove esperienze didattiche immersive attraverso la virtualizzazione, creando un continuum educativo e scolastico fra lo spazio fisico e lo spazio virtuale per l’apprendimento, ovvero un ambiente di apprendimento onlife» (i grassetti sono originali). Sottolineiamo l’orwelliana novità del lemma onlife, evidente calco di online, assurto quest’ultimo a entità primaria da cui derivare il resto della esperienza umana.

La cosa bella è che, subito dopo l’esibizione di tanto estremismo cibernetico, funzionale allo straniamento e alla alienazione assoluti, si precisa come, beninteso, debbano essere garantiti «i requisiti comuni di sicurezza, di benessere, di privacy…anche con la previsione di specifiche azioni didattiche circa i rischi connessi all’utilizzo improprio delle tecnologie». Al che, davvero, non si sa se ridere o se piangere: a questi scolari mettono in testa un casco che li estrania dalla realtà, li “immergono” e annegano nel nulla, nel frattempo fanno finta di munirli di un boccaglio di gomma per prendere un refolo d’aria che non c’è. Nella bisca delle parole truccate, vale tutto.

In concreto, l’obiettivo dell’azione “Next Generation Classrooms”è quello di trasformare, grazie ai finanziamenti del PNRR, almeno 100.000 aule delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. Deve avvenire insomma una totale metamorfosi delle aule: fondamentale, come abbiamo visto sopra, che esse non siano più uno spazio quadrato o rettangolare (quindi? rotondo? ovale? ottagonale?) e non abbiano più sedie, banchi e cattedra, tutti attrezzi pedagogicamente obsoleti (il pavimento può starci? e il soffitto?). Sicché, «sulla base di un format comune reso disponibile dall’Unità di missione del PNRR», ciascuna istituzione scolastica dovrà adottare un documento chiamato “Strategia Scuola 4.0” dove vengano declinati «il programma e i processi che la scuola seguirà per tutto il periodo di attuazione del PNRR con la trasformazione degli spazi fisici e virtuali di apprendimento, le dotazioni digitali, la innovazioni della didattica, i traguardi di competenza in coerenza con il quadro di riferimento DigComp 2.2, l’aggiornamento del curricolo e del piano dell’offerta formativa, gli obiettivi e le azioni di educazione civica digitale, la definizione dei ruoli guida interni alla scuola per la gestione della transizione digitale, le misure di accompagnamento dei docenti e la formazione del personale».

Dovrà farlo ciascuna istituzione scolastica. Affinché l’imperativo categorico sia chiaro, si ribadisce: «È necessario che la progettazione didattica, disciplinare e interdisciplinare, adotti il cambiamento progressivo del processo di insegnamento e declini la pluralità delle pedagogie innovative (ad esempio, apprendimento ibrido, pensiero computazionale, apprendimento esperienziale, insegnamento delle multiliteracies e debate, gamification, etc.)». E ancora. «Le nuove classi, oltre ad avere uno schermo digitale, dispositivi per la fruizione delle lezioni anche in videoconferenza e dispositivi digitali individuali o di gruppo (notebook, tablet, etc.), dovranno avere a disposizione, anche in rete tra più aule, dispositivi per la comunicazione digitale, per la promozione della scrittura e della lettura con le tecnologie digitali, per lo studio delle STEM, per la creatività digitale, per l’apprendimento del pensiero computazionale, dell’intelligenza artificiale e della robotica, per la fruizione dei contenuti attraverso la realtà virtuale e aumentata». Eccetera eccetera.

Benvenuti dunque nel mondo che non c’è, ma in cui i nostri figli dovranno evaporare, fluttuare, intripparsi e rimbambirsi, per volere delle istituzioni. Sarà tutto bellissimo perché modernissimo e bisogna scrollarsi di dosso qualsiasi residua remora gretta e senile. A beneficio dell’”utenza”, chiamata a salutare festante l’avvento della propria schiavitù, della propria sostituzione e del proprio annientamento programmato, gli apparati di cui sopra hanno pure la delicatezza di fornire una pezza giustificativa alla operazione – così, per tacitare qualche resto di coscienza – e mettono lì un elenco di parole a caso, usate all’incontrario (tanto, si sa, basta il suono).

Gioite dunque, o genti, delle magnifiche sorti vostre e dei vostri figli, poiché: «Le Next Gen Classrooms favoriscono l’apprendimento attivo di studentesse e studenti con una pluralità di percorsi e di approcci, l’apprendimento collaborativo, l’interazione sociale fra studenti e docenti, la motivazione ad apprendere e il benessere emotivo, il peer learning, il problem solving, la co-progettazione, l’inclusione e la personalizzazione della didattica, il prendersi cura dello spazio della propria classe. Contribuiscono a consolidare le abilità cognitive e metacognitive (pensiero critico, pensiero creativo, imparare a imparare e autoregolazione), le abilità sociali ed emotive (empatia, autoefficacia, responsabilità e collaborazione), le abilità pratiche e fisiche (uso di nuove informazioni e dispositivi di comunicazione digitale)».

Straordinario. Straordinario tutto, ma in particolare laddove si dice che il vuoto pneumatico, lo spazio ormai totalmente sterilizzato, smaterializzato e devitalizzato, favorirebbe «l’interazione sociale tra studenti e docenti». Capolavoro di bipensiero.

Quanto ai Next Generation Labs, da istituire con urgenza presso gli istituti superiori, essi mirano «allo svolgimento di attività autentiche e di effettiva simulazione dei contesti, degli strumenti e dei processi legati alle professioni digitali, di esperienze di job shadowing,… di azioni secondo l’approccio work based learning, e possono consistere in un unico grande spazio aperto, articolato in zone e strutturato per fasi di lavoro, oppure in spazi comunicanti e integrati, che valorizzano il lavoro di gruppo all’interno del ciclo di vita del progetto (project based learning)… Essi si caratterizzano per essere coperti da una connettività diffusa in banda ultra larga, e sono aperti alla sperimentazione della tecnologia 5G».

Praticamente, occorre allestire delle basi spaziali. E non pensi, qualche preside antiquato di qualche scuola antiquata, di poterla fare franca, perché «la Roadmap del Piano Scuola 4.0 prevede una procedura di assegnazione delle risorse sulla base di un piano di riparto nazionale dei fondi a tutte le istituzioni scolastiche italiane e di un sistema informativo di monitoraggio e di rendicontazione online. Le scuole gestiranno le azioni di progettazione, allestimento e utilizzo dei nuovi ambienti e dei laboratori secondo un cronoprogramma nazionale». Ripetiamo: un cronoprogramma nazionale. Da lustri ci martellano in testa la cosiddetta autonomia scolastica, strumento effettivamente servito per polverizzare e deprimere il sistema italiano di istruzione; ma, quando si tratta di applicare l’agenda, l’autonomia puf, si azzera, per cedere il passo al controllo più penetrante e più invasivo che c’è.

A margine, sorge spontanea una constatazione: in questo fantasmagorico panorama, è evidente che il liceo classico è un morto che cammina, una dead school walking. Si blatera solo di STEM (acronimo per: Science, Technology, Engineering and Mathematics). Per lorsignori, la formazione umanistica è una spina nel fianco, una la piccola brace ancora viva da soffocare definitivamente, inghiottendola nel silenzio senza nemmeno nominarla, perché capace di emettere qua e là qualche segnale di fumo. Fine della constatazione.

Ora, i virgolettati qui sopra sono solo dei piccoli stralci, presi a campione, per capire qual è la musica. Lo spartito è lungo 39 cartelle e verrà suonato nelle scuole italiane a partire da oggi. Anzi, da ieri. Perché nel documento si dice espressamente che questi lavori di demolizione di tutto ciò che di reale, umano, materiale e insieme spirituale (ché le due cose viaggiano inseparate) resiste nella scuola – quel che insomma ne costituisce l’essenza, e il perché – hanno subito un significativo impulso grazie alla pandemia.

«La pandemia – ci informa infatti il nostro documento – ha avuto un rilevante impatto nell’accelerazione dell’utilizzo di tecnologie basate sulla intelligenza artificiale, la robotica, l’automazione, e-commerce e blockchain, la realtà virtuale e aumentata, la stampa 3D/4D, cloud computing, internet delle cose, etc.». Acquisire competenze digitali specialistiche – secondo gli innovatori – è il prerequisito inderogabile per «ottenere posti di lavoro di qualità e intraprendere percorsi professionali gratificanti». Lo hanno deciso loro. Studiosi, contemplativi, poeti, artisti, artigiani, contadini, manovali, si attacchino: sono per definizione una manica di falliti.

Del resto, a chi non si fosse ancora convinto della strumentalità della “emergenza” ai fini di un cambio epocale di paradigma, andrebbe una volta di più ricordato che si era ancora agli albori dell’era pandemica – primavera del 2020 – quando l’UNESCO annunciava in gran pompa l’avvio dell’«esperimento di più vasta scala nella storia dell’istruzione»; ovvero, un esperimento nell’esperimento, pensato ad hoc per il luogo privilegiato in cui si forgiano le generazioni future.

Ed eccoci qui. Esperimento riuscitissimo. Dopo aver disintegrato i più giovani, nel fisico e nella psiche; dopo averli portati a forza al condizionamento interiorizzato; dopo aver depresso il grado di istruzione fino all’analfabetismo manifesto; dopo avere inibito sul nascere ogni potenzialità logica e creativa; insomma, dopo questo trattamento d’urto inflitto a coronamento di un lungo logorio pregresso, era maturo il tempo di organizzare finalmente la transumanza nel metaverso: vale a dire l’immersione in apnea in un universo onirico funzionale al controllo totale sui corpi e sulle menti.

La Scuola 4.0 è la metascuola. Il 4 non si sa bene da dove venga, ma evoca la cifra ricorrente della rivoluzione progettata da noti consessi filantropici, tipo per esempio quello del signor Schwab e dei suoi compagni di merende, coronati e no. L’edizione italiana del manuale di istruzioni scritto da Schwab per il bene dell’umanità è casualmente prefatto da John Elkann. Sempre casualmente, la Fondazione Agnelli, col suo osservatorio Eduscopio e tutti i satelliti intorno, da decenni ospita la cabina di regia del sistema scolastico italiano. Come si legge nel suo sito, la fondazione «ha concentrato attività e risorse sull’education (scuola, università, apprendimento permanente) come fattore decisivo per il progresso economico e l’innovazione…» eccetera eccetera. Il titolo del nuovo manifesto rivoluzionario sulla nostra scuola parrebbe quindi, ma potremmo sbagliarci, un omaggio allo Schwab e al suo illuminato programma di Quarta Rivoluzione Industriale. Un salto quantico verso la coltivazione differenziata della popolazione: da una parte i piani alti, che si istruiscono alla maniera di sempre (probabilmente persino in aule quadrate o rettangolari); dall’altra le masse subalterne, piazzate davanti agli schermi a galleggiare nella fiction, a premere tastini ed emettere suoni disarticolati, come tante scimmie ammaestrate, preda di automatismi indotti da stimoli diramati dalla centrale, sottratte all’esperienza, al contatto con le cose, alla vista, all’udito, al gusto, al tatto e all’olfatto. Destinate alla atrofia cerebrale.

Sguardi, suoni, movimento, tutta quella fisicità e sensorialità che è parte integrante del processo di apprendimento, e che lo nutre, lo sostanzia e lo vivifica, nel disegno dei manovratori devono sparire. Deve sparire il “corpo a corpo” della lezione, deve sparire la palestra di vita che ogni classe rappresenta, e ha rappresentato per ognuno di noi. Deve sparire la penna, così come la carta, il libro e tutte le operazioni, a partire dalla calligrafia che, si sa, non si esauriscono nell’esercizio della manualità fine, che è già parecchio, ma sono collegate allo sviluppo di una serie infinita di attitudini superiori. Soprattutto, deve sparire l’umanità, fatta di carne e spirito, di pensiero e di creatività.

Gli adulti sedotti dall’avanguardia digitale non ne comprendono appieno il grado di distruttività, perché nella loro esistenza hanno beneficiato del confronto con la realtà vera, nel suo bene e nel suo male, anche se ne sono dimentichi. In qualche modo, nella loro inconsapevole memoria immunitaria, possiedono ancora gli ultimi strumenti per padroneggiare i meccanismi della macchina. Non sarà così per quei figli che si vorrebbero far crescere nella landa gelida e desolata del nulla.

A chiunque senta il rumore dell’onda di piena che sta travolgendo tutto quel patrimonio di bellezza e di senso che ci fa ancora da sfondo lontano, spetta il compito non procrastinabile di mettere in salvo il seme.

Di Elisabetta Frezza, ricognizioni.it

Elisabetta Frezza Bortoletto. Avvocato. Membro della redazione di Ricognizioni.it, rivista on line diretta da Alessandro Gnocchi. Membro del direttivo di A/Simmetrie, Associazione italiana per lo studio delle asimmetrie economiche. Membro del direttivo dell’Associazione ContiamoCi!

14.12.2022

Fonte: https://www.ricognizioni.it/piano-scuola-4-0-vogliamo-proprio-questo-per-i-nostri-figli/

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Pubblicato da Verdiana Siddi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (24)

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Mostra commenti 24 caricati
    1. Baciccia 19 gennaio 2023

      Ma no ma no ma cosa dite!? La scuola parentale? Le scuole nel bosco? Eresia! La scuola bisogna cambiarla da dentro! Eppoi i tuoi figli quando dovranno affrontare la realtà??

      Con certi commenti ci sarebbe da sganasciarsi dal ridere se non fossimo così immerdati

    1. Cleon XIII 8 gennaio 2023

      No, non la tecnologia, ma quelli che la posseggono, insieme ai terreni, alle banche e a tutto il resto. Loro sono gli schiavisti. Giova sempre rammentarlo.

    1. Astronauta 4 gennaio 2023

      """ non potra mai essere sottomesso chi non vuole comandare/dominare" ""

    2. Rugge 5 gennaio 2023

      Non l'ho trovata nel web, immagino sia tua. Bella.

    1. JHON 4 gennaio 2023

      Chi ha fatto la prefazione al Piano alla Metascuola piano 4.0 l'Askenazita Elkann, predisporrà una onlus apposita per traghettarci in Africa, sostituendo la più gloriosa razza del mondo, con i nuovi schiavi meticci e continuare all' infinito l'opera predatoria.

    1. Nestor Halak 4 gennaio 2023

      Ottimo articolo.
      Le 39 cartelle sembrano davvero un testo umoristico redatte come sono con l'aria fritta che gli insegnanti usano da sempre per parlare tra loro (ricordate il "contesto sociopsiopsicopedagogico"?), oramai infarcita di inglese. Ma le conseguenze non sono da ridere.
      Forse sarebbe il caso di abolirlo l'italiano e punire chi lo usa, come si fa in Ucraina per il russo. Basta con questi usi barbari: la lingua, è l'inglese!
      Caro Benito, mi sa che le tue "leggi fascistissime" erano roba da ragazzi in confronto.
      Qui si tratta di abolire la realtà e, come per gli asceti medievali, mortificare il corpo ed estrarne l'anima. Cibernetica, naturalmente.

    1. Cleon XIII 4 gennaio 2023

      Per curiosità ho sperimentato di recente due tecnologie di cui si parla molto, la prima è la Realtà Virtuale nella declinazione di Meta, la seconda è ChatGPT. Sono strumenti molto potenti che si scontrano con una certa incapacità dell'umano di trovare modi di utilizzarle. Cerco di spiegarmi meglio:
      Ho provato all'interno del Metaverso un programmino di pittura. In pratica con un dito, disegni nell'aria. Puoi cambiare i colori, lo spessore del segno, campiture, sfumature, il tutto come con un programma di pittura, ma senza nemmeno quel simulacro di "foglio" che è la scrivania del PC. Mentre scarabocchiavo intorno a me ho scoperto che potevo tracciare segni anche nella profondità, creando, in questo modo, veri e propri oggetti che poi potevo ruotare in tutte le direzioni. Mi trovavo di fronte a una nuova forma di disciplina artistica a metà fra la pittura e la scultura. La possibilità di ingrandire il lavoro fatto a dimensioni spropositate mi consentiva di apportare rifiniture che nè in un disegno, nè in una scultura sarebbero possibili. Mi occupo di computer grafica fin da quando hanno inventato i PC e mi è sembrato di rivivere l'emozione che provai quando, col mouse, tracciai un disegno sul monitor per sperimentare un "Frame buffer", antenato di quelle che si sarebbero chiamate poi "schede video". VR non è una tecnologia nuovissima, i primi modelli di interfaccia risalgono ai primi anni 90, ma oggi abbiamo pc più veloci e quello che 30 anni fa non funzionava, oggi funziona.
      il fatto che Zuckerberg abbia dato 3 miliardi di dollari ai creatori di Oculus per costruirci attorno Meta e pensare di usare una tecnologia così potente per... chattare su Internet mi fa pensare a una certa mancanza di immaginazione. Ok, il ragazzo vuol far dei soldi (altri) e tutto quel che gli viene in mente è... ingrandire Facebook.

      E poi ho provato ChatGPT. Si tratta di un programma in grado di dialogare con gli umani, un'intelligenza artificiale programmata per rispondere a qualsiasi domanda. Non è come Google, non fa ricerche su Internet, ma se interrogata, risponde. In pratica può darti le stesse informazioni che trovi con Google senza dover sfogliare decine di pagine web piene zeppe di annunci pubblicitari. Il punto è che l'83% dei guadagni di Google proviene dalle inserzioni, quindi ChatGPT ha la possibilità di distruggere non solo Google, ma l'Internet. Eh, sì, ChatGPT non fa ricerche in rete. Il suo cervello e un nodo statistico cresciuto e addestrato mettendolo in competizione con altre IA. Siamo al punto che l'intera umanità può essere contenuta in un grumo di dati correlati. A che ci serve comunicare, scambiarci informazioni a distanza (informazioni che poi non sappiamo quanto siano vere), quando quel che cerchiamo lo possiamo trovare dialogando con una macchina che contiene tutto l'umano? Certo, anche la macchina potrà sbagliare, qualche volta, ma almeno non ci racconterà balle per raggirarci. Non può essere programmata per fregarci, se lo fosse, non funzionerebbe.

      Detto questo, vorrei tornare al punto dell'articolo.La scuola. Formare le nuove generazioni per l'impiego di IA e VR. In che senso? Anche un bambino può dialogare con un'IA, sono state create proprio per risparmiarci la fatica di imparare. Vogliono venderci la fola che i giovani devono imparare a programmare le IA? Perchè è il mestiere del futuro? No, amici miei, è il mestiere del passato. Ho chiesto a ChatGPT di scrivermi un programma per Arduino per sincronizzare due motori elettrici in un certo modo. In pochi secondi mi ha sciorinato il codice, funzionante. Poi gli ho chiesto di scrivermi una poesia. Nello stesso tempo che ha impiegato a scrivere il codice, l'ha scritta. Una bella poesia. Ne ho lette di meglio, ma anche di peggio, di molto peggio.
      La scuola con IA e VR non c'entra NIENTE. A meno che per scuola non intendiamo 5 minuti per spiegare come si usa un visore. Ma neanche, le indicazioni che ti da lui appena lo metti bastano e avanzano.

      La tecnologia è un mero strumento, potente, certo, ma è una parte molto limitata e circoscritta della nostra vita, e tale dovrebbe restare. I mercanti hanno fatto diventare l'Internet una specie di supertelevisione stipata di pubblicità. Banale come la televisione, assuefacente come la televisione, ricoglionente come la televisione. Hanno usato una tecnologia nuova in un modo vecchio. Le IA si prestano meno. Non stai a dialogare con un'IA per tre ore di fila, quando ti ha detto quel che cercavi, stacchi. In futuro ci saranno IA a cui potremo chiedere cose come: "Fammi un film di 2 ore, un thriller con un 30% di romanticismo e uno spruzzo di fantascienza ambientato nell'Antica Roma, con come protagonista un mix fra Brad Pitt e Marlon Brando". E non sarà più brutto di quelli di Netflix. E più avanti ancora: "Fammi un film, quello che vuoi tu".
      La domanda vera è: perchè tutto questo ci fa paura?

    2. sbregaverse 4 gennaio 2023

      Azzardo: perchè il fare virtuoso sarà virtuale ¿?

    3. IlContadino 4 gennaio 2023

      Bel commento, grazie. Concludi con una domanda più che lecita, doverosa dovrei dire.
      A voler rispondere direi che non vedo di buon occhio queste tecnologie perché mi viene spontaneo relazionarle a quelle in cui siamo immersi oggi: smartphone e social, tecnologie che a mio avviso hanno la capacità di cambiare la frequenza delle persone, senza che esse se ne rendano conto.
      Penso a Meta come ad un facebook al cubo.
      Come la globalizzazione è l'antitesi dell'individuo così Meta è l'antitesi del bosco. Spero di essermi spiegato

    4. LuxIgnis 4 gennaio 2023

      Interessante riflessione. Avevo sentito parlare del ChatGPT ma non ho mai approfondito. E ne avevo sentito parlare bene.
      La tecnologia ha sempre fatto paura, anche quando ha portato innovazioni che hanno veramente dato dei benefici. Quando arrivò l'elettricità e quindi l'illuminazione molti si opposero ritenendola pericolosa. Giusto per fare un esempio.
      Comunque, quello che volevo sottolineare è che come dici queste tecnologie sono potenzialmente strepitose ma vengono utilizzate con dei parametri vecchi. Probabilmente per non sovvertire troppo le postazioni di comando. Come dici tu il ChatGPT potenzialmente può mandare in soffitta molte delle cose che vanno tanto di moda ora.
      E vengono utilizzate sempre con l'ottica del dominio e non della libertà.
      La tecnologia è pericolosa e ha un prezzo da pagare ma come tutto è potenzialmente pericoloso e ha un prezzo da pagare, anche la natura stessa. Se viene usata per liberare l'essere umano è benefica, ma se viene usata per rinchiuderlo è certamente malefica.
      Forse queste nuove tecnologie che ci sono e che arriveranno saranno alla portata di tutti e questo cambierà parecchie cose e non è detto che siano per forza in negativo. In negativo lo è quando sono solo alla portata di pochi o sotto il controllo di pochi.

    5. Cleon XIII 7 gennaio 2023

      Sì, ti sei spiegato benissimo. La tecnologia fa paura perchè è pericolosa. Una pistola è tecnologia ed è pericolosa. Un'automobile è tecnologia ed è pericolosa. L'IA è tecnologia ed è pericolosa. Su questo non c'è nessun dubbio. Però sono tutti strumenti utili. Meta non è propriamente una tecnologia, è un'azienda che usa diverse tecnologie per far soldi, ed è pericolosa al cubo.

    1. 3CENT0 4 gennaio 2023

      Tutta questa virtualità, a scuola come a lavoro, porterà alla violenza. Totale e animale. La negazione dell'incarnazione, della prossimità fisica, della dura ma appagante (e sincera; e onesta) manualità, delle gioie e dei dolori della vita reale, dell'esperienza concreta... potrà essere compressa fino al limite estremo, usando tutte le forze della distorsione e della manipolazione.
      Durante questa compressione (in atto adesso, e in accelerazione) le persone trovano rifugio negli eccessi (principalmente droga, porno, azzardi,...). L'eccesso, almeno, ricorda (male) che c'è un corpo, ricorda (nel modo sbagliato) che, vicini e prossimi a te, ci sono altri.
      Ma quando si toccherà il punto incomprimibile, da li', con una violentissima oscillazione, tornerà tutto il negato.
      D'altronde di alcune civiltà, anche recenti (10 /20 secoli) è rimasto poco. Per non parlare di quelle più antiche (40,60 secoli) o di più ancora. E' che, ad un certo punto, l'oppressione schizode del potere sempre più incomprensibile, la falsità meccanicista dei rapporti sociali... o si spacca tutto... o cicuta... cmq si salva qualche piccolo resto.
      Il problema è che questo circuito di eventi si ripete sempre uguale a se stesso. Che sia caso cosmico o naturale, ignavia nostra che non riusciamo ad emergere, o disegno esterno o divino, cambia poco. Leggere "Storia di Farnham" di Heinlein, o "La fine dell'eternità" di Asimov aiuta. Ma che fare? Come uscire del cerchio e stabilizzare la soluzione trovata?

    2. danone 4 gennaio 2023

      Imparando a riempire le spezzate che ci riguardano, negli intervalli giusti, con gli shock addizionali giusti.
      Facile a dirsi ovviamente.

    1. Astronauta 3 gennaio 2023

      """Benvenuti dunque nel mondo che non c’è, ma in cui i nostri figli dovranno evaporare, fluttuare, intripparsi e rimbambirsi, per volere delle istituzioni."""

      I poveri bambini sono figli di miseri genitori che non hanno mai difeso i loro figli in primis contro le vaccinazioni.
      Il mondo che non c 'e' st a nei genitori che non ci sono per i figli.
      Bisognerebbe pensare che far funzionare i genitali, vantandosene per questo, non ha nulla a che fare col l allevar figli ed essere genitori.
      Le istituzioni non vogliono nulla, se noi non glielo permettiamo di volerlo.

    1. Bertozzi 3 gennaio 2023

      La domanda giusta è: "Hanno davvero voluto questo i nostri genitori per noi?"
      Una volta risposta a questa si potrà andare avanti, non prima, quel che vogliamo noi per i nostri figli è irrilevante se dobbiamo fare i conti con il marciume di sistema che ci hanno imposto i padri e che governa le nostre vite. Gli ultimi anni hanno insegnato e aperto gli occhi a molti illusi, ma ancora molti fanno fatica a focalizzare il problema.

      E la seconda domanda è: dov'erano questi valenti maestrini negli ultimi due anni?

      i suddetti maestrini - vera piaga della società degli ultimi 30/40 anni - sono stati dei veri e propri carnefici e braccio armato della tortura vaccinista della pandemenza, negli anni appena passati. Hanno goduto nell'imbavagliare giovani innocenti e colpevolizzato chi non lo faceva ( Tso al ragazzo che non voleva mettere la mascherina in classe). Oggi si svegliano e si battono il petto e fanno grandi discorsi. Io di voci loro a favore della libertà e della salute dei ragazzi non ne ho sentita levare nemmeno una, specie tra quelli della scuola primaria. Adesso si lamentano mentre prima hanno accettato tutto e vessato i bambini ogni giorno, e sono pronti a rifarlo domani. Quando ne sento uno lamentarsi mi ricorda un marines che depreca la guerra o un politico che critica il sistema, c'è poco da lamentarsi, se sei dei loro - politico, sbirro, maestrino - non sei dei nostri, ma sei dei loro, sei un nemico. Punto. Scelta di campo, o di qua o di là, una via di mezzo non esiste. Nessun grado intermedio. Mi spiace. Che vadano a lamentarsi di integrità e deontologia con altri, o si trovino un altro lavoro, se in grado. La verità è che si lamentano non per il futuro dei nostri figli ma perché hanno subodorato che il sistema scolastico così concepito può tranquillamente fare a meno di loro e affidarsi a un laptop o a Google o al primo sfaticato servo del sistema che passa per strada. E bravi, che si diano una bella pacca sulla spalla da soli. Scelta sbagliata, peggio per loro, spiace. Hanno protetto il loro culo, e lo fanno ancora - con la scusa del 'futuro dei nostri figli' (lacrimuccia...), ma il karma sarà impietoso. Prima o poi tocca a tutti.

    2. JHON 4 gennaio 2023

      Una delle colonne portanti del sistema, causa principale del disastro scolastico attuale, dovranno ben presto trovarsi una nuova occupazione, per esempio in Agricoltura. Oppure lavorare da Cracco come lavapiatti. Non è odio Sociale, ma sete di giustizia.

    1. nandoricciardi 3 gennaio 2023

      La dottoressa Frezza, saldamente collocata nel versante del cattolicesimo tradizionalista, è un'esperta di primo piano della Scuola attuale della quale sta seguendo lo sfascio storico degli ultimi decenni avendo seguito la carriera scolastica dei suoi cinque figli. E' chiara e va al cuore dei problemi. Mi permetto di dirlo perché da insegnante ho vissuto in prima persona questa discesa agli inferi. Ho toccato con mano lo smantellamento sistematico e premeditato dell'istituzione, l'annichilimento del sapere, l'onta inflitta alla funzione docente, la coltura in vitro di nuove generazioni prive di conoscenze, di cultura, di spirito critico, di autonomia di pensiero, di autostima e di vitalità: in breve persone impossibilitate a difendersi da qualsiasi attacco mortale gli vorrà muovere il potere.

    2. Luca VFR 3 gennaio 2023

      L'unica cosa intelligente che potrebbe fare la scuola (ma, ovviamente non lo farà mai) sarebbe smettere d'esistere (che detto inter nos il fatto che ci sia o non ci sia non porta a grandi differenze).E' diventata una cosa che non si capisce bene a cosa serva dato che diplomano dei perfetti ignoranti.

    3. maghi 4 gennaio 2023

      e anche dei laureati ignoranti a vedere come si sono subito allineati al "tachipirina e vigile attesa".

    4. sbregaverse 4 gennaio 2023

      SCHOLA INSTRUMENTUM REGNI.

    5. JHON 4 gennaio 2023

      Sarà impossibile replicare a un modello simile di insegnamento, una sola domanda se mi permette, chi formerà poi con queste "innovazioni catastrofiche" il personale docente? Vista la selezione attuale del ministero, gli insegnanti non potranno che essere dei Robot.

    6. nandoricciardi 4 gennaio 2023

      E chi può rispondere alla domanda? Di fatto i giovani docenti, per quanto ho potuto constatare essendo in pensione già da una decina di anni, recepiscono solerti le direttive ministeriali, tradotte in miriadi di circolari da parte dei "bravi" dirigenti scolastici, applicano quanto imposto dall'alto, non hanno mai rimostranze da muovere né diritti da tutelare. Eseguono insomma e nemmeno credo si pongano domande sulla loro funzione all'interno del sistema, di cui essi stessi sono già un prodotto finito.

    7. Cleon XIII 8 gennaio 2023

      Come minimo. Scherzi a parte, sono curioso di capire cosa intendano insegnare ai poveri fanciulli.

    1. sbregaverse 3 gennaio 2023

      CHI prima arriva meglio alloggia,
      VENGHINO VENGHINO, arschhhhhhh allehhhhhh arschh, signore (e signorine) dispongo ancora del buon seme di una volta, ma non ce n'è per tutte.
      Produzione eccellente ma limitata..
      AFFRETTATEVI.
      NON sono in questo blog per vendere ma perchè gli altri erano occupati.

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