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PIANO B(ERLINO) PER BAGHDAD

DI THOMAS PANY
Telepolis

Iraq: la capitale divisa?

Mentre Beirut è al centro delle cronache dal Medio Oriente, a Baghdad continua la
guerra civile: 45 persone uccise dalle esplosioni, domenica; mentre un’autobomba ha ucciso 37 persone che si trovavano al mercato cittadino, nel quartiere di Sadr City, controllato dalla milizia Mahdi di Muqtada al-Sadr. Una bomba, fatta scoppiare in strada nelle vicinanze del consiglio cittadino di Sadr-City, ne ha uccise altre 8.

Il Governo, al di fuori della zona verde, ha ben poca influenza sulla sicurezza dei propri cittadini a Baghdad; ad eccezione forse del Ministero degli Interni e della Difesa, dei quali si dice siano in stretto contatto con le milizie.Il Primo Ministro Maliki, sostenuto dall’esercito statunitense, in giugno aveva messo a disposizione 70.000 uomini delle Forze di Sicurezza per la protezione ed il controllo della capitale (Cfr. Mit dem falschen Pass am falschen Ort, Con un passaporto sbagliato nel posto sbagliato), ma questi non sono riusciti ad evitare gli atti di vendetta, le attività omicide degli squadroni della morte e le battaglie per il potere dei vari gruppi diversamente armati, per il controllo di alcuni quartieri o per aumentare la propria sfera di influenza,.

Con retroscena di tale portata, cresce il dubbio che la massiccia chiamata in guerra delle truppe statunitensi, richiamate da altri territori del paese
per appoggiare il governo iracheno nel suo tentativo di riprendere il controllo della capitale, questa volta funzioni.

La posta in gioco è alta. Evidentemente vale ora la regola strategica che chi tiene Baghdad sotto il proprio controllo possa estendere il controllo all’intero paese. Delle roccaforti sunnite della resistenza – Ramadi, Samarra e Falluja – fino a poco tempo fa ancora così importanti per spezzare le reni alla
resistenza, non parlano più né i servizi di cronaca né tantomeno i politici. L’argomento principale della lotta ai ribelli è stato sostituito da quello di evitare la guerra civile (anche se, contrariamente alle regole ufficiali della retorica, è già scoppiata da tempo), e come combattere la “violenza settaria”. Le milizie sciite, con contatti sino ai vertici del governo, vengono ora considerate un pericolo maggiore per la sicurezza dell’Iraq rispetto alla resistenza di tendenze sunnite.

Per le elezioni di novembre i repubblicani rimangono sul tema Iraq: “l’Iraq è ancora il problema”. Però mentre negli ambienti conservatori statunitensi si spera ancora di ricevere buone notizie dall’Iraq, parte del governo iracheno sta prendendo in considerazione possibili soluzioni per il caos della guerra civile che, all’inizio della campagna di liberazione
statunitense, sarebbero state ritenute assurde.

Per la prima volta il 21 luglio la Reuters ha pubblicato la notizia di un “piano B”: “l’Iraq come progetto politico è finito”. Viene citato un rappresentante di alto livello del governo, che la giornalista Mariam Karouny non ha voluto nominare, visto l’obbligo del governo Maliki nei confronti della costituzione, che non permette la divisione del paese. E proprio questo sembra essere argomento di “seria discussione”, all’interno del governo, così la fonte anonima.

I partiti si stanno muovendo in direzione del piano B. Si parla seriamente di dividere Baghdad in una zona est e una ovest. Siamo molto preoccupati.

In base alle sue dichiarazioni, i partiti sunniti, sciiti e curdi sosterrebbero questo piano di azione.

La notizia è stata pubblicata quasi parola per parola sul giornale britannico “Independent”, dal famoso corrispondente dal Medio Oriente Patrick Cockburn. Oggi appare in diverse pubblicazioni. Ufficialmente viene smentita:

Il centro dell’attenzione è ora Baghdad, visto che la violenza tra i diversi gruppi è in aumento. Ci sono delle azioni per costringere la popolazione ad abbandonare i propri quartieri, ed entrambe le parti (sunnita e sciita, ndr) vi sono coinvolte. La città non può però venire divisa…. non funzionerebbe.
Hoshiar Sebari, Ministro degli esteri iracheno

Una smentita, che probabilmente riflette l’opinione del ministro degli esteri ed alcuni suoi colleghi, che però indica contemporaneamente che la dichiarazione della fonte anonima ha una certa importanza e la
divisione della città è realmente argomento di discussione.
Forse Salam Pax aveva ragione con la sua visione futuristica di Baghdad.
Leben in Bagdad [vedi il Blog di Salam Pax, ndt]: in effetti la città ha già diversi quartieri isolati come fortezze. Nei blog iracheni si racconta di continuo di quante ore occorrano per visitare amici in altri quartieri, di come i controlli siano severi ed il rischio molto alto.

Dal momento che, nonostante le ripetute “azioni di pulizia”, Baghdad non si può suddividere in una parte strettamente sunnita o sciita, perché la maggior parte dei quartieri (anche quelli con maggioranza di un gruppo religioso) sono a popolazione mista, un eventuale piano per dividere la città creerebbe tali problemi, da poter essere preso in considerazione solo come misura precauzionale in vista di un peggioramento della guerra civile.
Il fatto che al momento sempre più “iracheni laici”, molti dei quali del ceto medio abbiente e con legami importanti, decidano di cercare rifugio per esempio in Giordania, alimenta la preoccupazione su chi deciderà il futuro di Baghdad.

Thomas Pany
Fonte: http://www.heise.de/tp
Link: http://www.heise.de/tp/r4/artikel/23/23179/1.html
25.07.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di VEDA2012

Vedi anche: L’INCONSISTENZA DEL FEDERALISMO IRACHENO

Pubblicato da Olimpia

  • Truman

    Quanto sopra è un articolo basato sull’immaginario collettivo costruito dalla propaganda, che però dà informazioni utili, sulle quali è opportuno dare chiarimenti.

    Il principale è che l’obiettivo dell’occupazione USA è di creare la guerra civile in Iraq ed il suo maggiore insuccesso finora è dovuto al fatto che gli iracheni si mantengono molto più uniti di quanto si vorrebbe.

    Fin dalla tecnica romana del divide et impera per arrivare alle teorie più recenti, esposte per esempio dall’ex agente CIA Theodore Shackley nel libro “The third option” (La terza opzione) l’obiettivo delle ocupazioni militari è sempre stato quello di sfruttare divisioni preesistenti per far combattere tra di loro i residenti dei paesi occupati.

    Gli americani degli USA sono maestri nella tecnica di creare guerre civili: da noi (Italia) riuscirono a crearla nel 1945, in Jugoslavia (1991) misero gli albanesi contro i kossovari, in Afghanistan (2001) misero l’alleanza del nord contro i Talebani, in Germania divisero il paese in due nel dopoguerra perchè i tedeschi erano troppo uniti.

    Forse la voglia di dividere Bagdad in due è dovuta al loro insuccesso nel creare una guerra civile sufficientemente distruttiva e quindi vogliono creare una divisione fittizia nella popolazione perchè quella reale non c’è. Del resto il popolo iracheno sa bene qual’è il nemico comune.