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Perché si suicidano?

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Non so come sono capitato sulla notizia: la Nuova Zelanda ha il record mondiale nei suicidi di giovani in rapporto alla popolazione (1). Chi l’avrebbe mai detto. E pensare che ero andato a finire su un sito neozelandese per questioni di vela e di mare…i “kiwi”, uno degli Stati dove è più difficile stabilirsi per lavoro…un ecosistema incontaminato…ci hanno persino girato “Il signore degli anelli” perché gli scenari naturali sono incantevoli…

E questi si suicidano.

Detto così, sembra quasi inconcepibile visto che la Nuova Zelanda continua la sua crescita economica in piena recessione mondiale e, anzi, ha allentato i cordoni della borsa anche sul fronte immigrazione.

Eppure, i dati sono inconfutabili: il doppio dell’Australia, il triplo della Gran Bretagna…e così via.

Così, mi sono messo a cercare cosa dicevano di questa vera e propria “massa” di giovani che ogni anno si tolgono la vita gli “addetti ai lavori”, ossia sociologi e psicologi ma…a parte qualche intuizione sensata, non mi hanno convinto.

Certo, che la cultura maori sia profondamente maschilista, che i miti della forza siano propalati ai quattro venti…che chi non si sente “macho” al mille per cento fosse un po’ in difficoltà…tutto questo ci sta, ma non spiega questa vera e propria epidemia di suicidi giovanili. I più uomini, ma anche tante donne.

Poi, mi sono imbattuto in questo articolo (2), che ha iniziato a squarciare il velo del “politically correct” ed a fornirmi qualche buona riflessione. E mi è tornato alla mente un ragazzo canadese, che viveva a Torino insegnando yoga, in anni lontanissimi…il quale, la sera, andava a zonzo a Porta Nuova, la stazione centrale.

Bisogna dire che, all’epoca, Porta Nuova non era un luogo pericoloso: ci andavo a comprare la prima edizione della “Stampa”, che usciva intorno all’una di notte. Perché? Un giorno gli chiesi.

La risposta fu strabiliante: “se tu fossi vissuto in un posto dove i tuoi vicini sono a 50 miglia da te, correresti alla stazione tutte le sere, per vedere i visi, tanti, le persone, le espressioni…”

Già, proveniva da una zona del Canada con una popolazione di 1 abitante per chilometro quadrato…eppure in Canada non si suicidano come in Nuova Zelanda…

Siamo abituati a vivere al centro del mondo, e non ce ne rendiamo nemmeno conto: in due ore di volo abbiamo Roma, Parigi, Londra, Vienna, Madrid, Berlino, Amsterdam, Atene…

La Storia dell’umanità abita nella porta accanto: un amico che abitava a Trastevere, al piano terreno, aveva la parte bassa dei muri perimetrali che erano ancora quelli costruiti dai Romani, poi altri costruirono sopra, e via…non lontano da Regina Coeli.

Mentre attraversavo il London Bridge…” recitava una ballata medievale…e noi non ci stupiamo poi neanche tanto: attraversiamo il London Bridge ed entriamo nel quartiere di Banks, la gioia degli investitori internazionali.

Non riusciamo nemmeno ad immaginare cosa vuol dire vivere in una “natura incontaminata” 365 giorni l’anno, con la sensazione che tutto quel che capita nel mondo avvenga a diecimila miglia dal cottage in stile inglese circondato da montagne, che sembra “incapsulato” in un mondo che non vuoi, che ti annoia, al punto di toglierti il gusto della vita.

Fra le ragioni citate dai sociologi una mi ha colpito: “una colonizzazione mai completata”. I Maori non saranno d’accordo, ma le cose sono andate così: gli inglesi avevano i fucili, loro archi e frecce. Bisogna guardare avanti.

La leggenda dei “due cuori e una capanna”, magari al limite di un bosco infinito, si stempera nella realtà di figli che vedono il mondo solo su Internet, quando c’è. Questo è il risvolto delle colonizzazioni inglesi, condite con severi stigmi razziali, senza curarsi del domani: un boccale di birra, la sera, ogni tanto la sbornia all’osteria (miglia e miglia…) e quattro vecchie ballate, uguali nei secoli.

Questi ragazzi, coi loro suicidi, sono paradossalmente dei rivoluzionari: fanno una richiesta estrema, dateci qualcosa per vivere!

Anche altre nazioni del Commonwealth britannico soffrono di simili problemi, come l’Australia (un continente con 24 milioni d’abitanti!) ma non il Canada, che ha saputo prevenirli per tempo. L’agricoltura canadese è gestita in modo assai ingegnoso: le famiglie si spostano nei campi (gestiti con molta tecnologia) solo nella buona stagione. A Luglio mietono il frumento, ad Agosto arano ed a Settembre seminano: poi, via in città (di medie dimensioni, ma con un’offerta culturale e sociale appagante). Che ci stai a fare in luoghi coperti dalla neve, regni di lupi ed orsi, a dieci o venti sotto zero? Ad immaginare le piantine di grano sotto la neve?

Bisogna anche riconoscere che il Canada non è solo anglosassone, una buona dose di sangue francese scorre nelle loro vene: una cultura più permissiva dei tetri luterani anglofoni.

Forse un po’ di sangue latino è quel che ci vorrebbe per mitigare quelle lande desolate, che il British Empire disseminò nel pianeta, macinando le culture autoctone e sostituendole con l’effige di un re che viveva all’altro capo del mondo.

Tutto ciò, però, richiama alla nostra attenzione le migrazioni, sempre esistite dai primordi dell’umanità, spesso accompagnate da guerre, poi da fusioni di culture, infine da periodi di stabilità. Per, poi, tornare da capo con una nuova migrazione.

Va da sé che l’attuale migrazione verso l’Europa sia antistorica: coloro che migrano non giungono in armi per sottomettere un’altra popolazione, bensì vengono addirittura accolti.

Se fosse soltanto un problema economico e sociologico la storia finirebbe qui, giacché non ha nessun senso. E’ vero che, per alcune strutture economiche, la presenza di persone che vivono ancora il rapporto uomo/animale in modo ancestrale – non corrotto dalla Disney! – torna utile: basti riflettere su tutta la “filiera” dei prodotti d’origine animale: carne, latte, formaggi. Solo per il parmigiano ed il grana padano sono decine di migliaia i magrebini, neri o slavi che hanno trovato un’occupazione. E bisogna riconoscere che pochissimi giovani italiani 3.0 ambirebbero a diventare mungitori, mandriani, fattori, ecc. Piuttosto, preferiscono elemosinare un “favore” da parte di un politico, oppure scaldare la poltrona di papà e mamma. Finché dura.

E’ una realtà della quale dobbiamo prendere coscienza: molti anni fa, un ufficiale degli Alpini mi raccontò che la transizione “oltre il mulo” – di là delle questioni d’ordine tattico/strategico – era inevitabile, giacché s’era inaridita la fonte dei ben noti “conducenti di mulo”, ossia la società agropastorale di un tempo.

Non puoi sbattere un ragazzotto cresciuto a pane e nutella a fianco di un mulo, perché manca quella conoscenza dei “segni” che nascono da generazioni d’esperienza. Anche negli eserciti professionali: è il medesimo problema. Eppure, gli Alpini sono andati in Afganistan, caldamente desiderati dai comandi statunitensi: era una guerra di poveri, fatta da gente povera con mezzi primitivi – fucile, razzo, esplosivo – roba di un secolo fa per noi. Ci voleva gente abituata a quegli scenari di guerra in montagna, della guerra dei poveri.

Ma, di là degli scenari bellici – se torniamo alla Nuova Zelanda – forse scopriamo che per l’immigrazione (o completamento della colonizzazione) si è atteso troppo tempo, al punto che la società ha perso la spinta vitale, il senso del vivere.

Osservate questi, sintetici e semplici, dati:

Italia

Superficie: 301 340 km2

Clima: temperato caldo

Abitanti: 60.532.325

Densità della popolazione: 201,1 ab./km2

Nuova Zelanda

Superficie: 267 710 km2

Clima: temperato piovoso

Abitanti: 4.578.900

Densità della popolazione: 17 ab./km2

All’atto dell’Unificazione, l’Italia aveva circa 20 milioni d’abitanti: 4 volte gli abitanti della Nuova Zelanda attuali!

Per avere una densità simile a quella neozelandese, bisogna risalire a prima del 1800!

Abbiamo compreso che l’attuale fase migratoria dall’Africa all’Europa è stata abilmente diretta, distruggendo quel poco di buono che gli africani erano riusciti a creare: osservandole oggi, le cosiddette “primavere arabe” sono state la dissoluzione di qualsiasi tentativo di superare l’eterno medio evo islamico, laddove l’assenza del pensiero illuminista li imbriglia in un mondo ancestrale.

Libia e Siria erano gli Stati nel mirino dei globalizzatori, e Libia e Siria sono state forgiate col fuoco per anni, affinché smarrissero le strade tracciate da Gheddafi e da Assad per accomunarsi nell’indistinto marasma mediorientale, con la conseguente rapina delle risorse destinate alle popolazioni. La lezione di Mossadeq è sempre attuale. La Siria pare, oggi, salva ma domandiamoci: quanto ci vorrà per uscire da questi anni di guerra e distruzione? La Libia è, oramai, uno scatolone di sabbia e basta.

L’immigrazione di massa, dunque – soprattutto in un Paese come l’Italia che vive in recessione da decenni – non è servita a niente: né agli italiani, né agli africani. Forse quella più “centellinata” dei decenni precedenti qualche frutto l’ha dato…riflettendo che, parimenti, c’è un movimento d’emigrazione dall’Italia verso l’Europa e gli USA.

Una nazione con circa 40 milioni d’abitanti potrebbe essere più stabile per il territorio italiano, mentre non è pensabile avere una nazione (Nuova Zelanda) grande pressappoco come l’Italia che non raggiunge i 5 milioni d’abitanti.

L’uomo è un animale sociale, che vive in questa socialità (e, dunque, anche nelle migrazioni) un rapporto di incontro/scontro, laddove gli estremismi (no ai neri! accogliamoli tutti!) non servono ad altro che ad alimentare risse da pollaio. Senza risolvere nulla.

Sappiamo che, generalmente, le società ricche ma con poche fiducie (e sogni) tendono ad un edonismo quasi malinconico, che li dissangua sul fronte della natalità. Fin che ci sono risorse (statali) per alimentare artatamente il cosiddetto “terzo figlio”, queste società riescono a sopravvivere, ma la sperequazione nella ripartizione della ricchezza (fortemente voluta dal sistema finanziario) le conduce verso il cul de sac dell’estinzione.

Il fenomeno neozelandese ci racconta un nuovo aspetto: anche in presenza di un’economia in crescita e di un certo benessere economico, la società soffre, al punto che i giovani si tolgono la vita.

Qual è il punto d’equilibrio?

Oggi, in Italia, si sente urlare da più parti che siamo stati “invasi”, che siamo troppi, che ci dà fastidio la sovrappopolazione, che non sopportiamo questa “gente” a “casa nostra”, ecc.

A ben vedere, questo è quello che (giustamente o no) prova un cittadino, ossia un abitante di una città.

Ma nel territorio, le cose vanno proprio così?

Intere valli si stanno spopolando: prima se ne va la farmacia, poi il giornalaio, quindi il tabaccaio…rimane l’ultimo bar, ma solo per qualche tempo. Poi, poche case abitate, buie, solo riflessi di Tv accese con vecchi che attendono la morte oppure il ricovero nelle strutture per anziani. Muoiono. Figli e parenti ereditano: cosa se ne fanno, gli eredi, di queste case?

Le vendono per quattro soldi – se ci riescono – oppure le chiudono e vanno in rovina.

Qualcuno dice: potrebbero darle ai migranti, se non sanno dove andare, cosa fare, ecc…non discuto la validità (oppure no) di queste ipotesi, però faccio notare una cosa.

Per pianificare un simile intervento – che si tratti di giovani italiani o migranti – bisogna avere la capacità di strutturare un piano pluriennale, seguirlo, correggerlo dove non funziona…in altre parole, attuarlo. Abbiamo una classe politica in grado di farlo?

Anni fa, quando s’iniziò a meditare sulle biomasse per il riscaldamento domestico, una delegazione di imprenditori del settore si recò dal governo (non ricordo quale) e chiese: se procediamo con queste scelte, dobbiamo saperlo per tempo, perché dovremo progettare e costruire nuove macchine agricole, una tecnologia diversa da quella attuale.

Pensate che qualcuno abbia risposto? Ecco.

Negli stessi anni, un ricercatore dell’ENEA stese un piano per recuperare le cadute d’acqua un tempo sfruttate dai mulini ad acqua o da altre, simili strutture. Erano circa 800 MW di potenza idroelettrica (una stima minimale), l’equivalente di una grande centrale a carbone.

Se ne fece qualcosa? Ecco.

Oggi importiamo quasi la totalità del pellet che usiamo, mentre – ogni tanto – qualcuno rialza la testa e chiede centrali nucleari.

Siccome le risorse sono sul territorio, e a nessuno importa niente di trovare i modi per utilizzarle, tutto va a ramengo: come vedete, non è una questione di scelta fra italiani o migranti, è la scelta di fare o non fare degli interventi, poi, chi devono essere gli attori del piano non m’interessa, m’interesserebbe che qualcuno meditasse d’averne uno.

Così, viviamo una situazione paradossale: atmosfere da banlieu parigina in – stimiamo – un centinaio di città e situazioni “neozelandesi” nel territorio, invaso da cacciatori, cicloturisti, guardoni di uccelli, boy scout quarantenni, comitive dell’associazione ex combattenti, gitanti sperduti ed ammennicoli vari.

Metà della popolazione non ha i mezzi per campare decentemente nei centri abitati – la deindustrializzazione ha colpito duro – mentre l’altra metà saprebbe come fare, ma la distruzione della società agropastorale non è stata avvertita per tempo, ed il “collante” fra gli attori sociali è andato perduto.

In Nuova Zelanda la colonizzazione non è stata “completata”, mentre da noi diciamo che è andata perduta.

A parte i morti per rissa, alcool, droghe e coltellate varie…a quando i primi suicidi d’adolescenti?

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it/

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/10/perche-si-suicidano.html

31.10.2017

 

1) http://www.ilpost.it/2012/04/26/economist-mortalita-giovani/

2) http://www.italiansinfuga.com/2012/02/27/in-nuova-zelanda-non-ci-tornerei-a-vivere-neanche-morta/

Pubblicato da Davide

88 Commenti

  1. Sarà una combinazione, ma i peggiori e più duraturi conflitti etnici sono avvenuti negli ex possedimenti britannici. basti pensare a Irlanda, Palestina, Ruanda, Sud Africa, etc etc

  2. Cito:

    “Fra le ragioni citate dai sociologi una mi ha colpito: “una colonizzazione mai completata”. I Maori non saranno d’accordo, ma le cose sono andate così: gli inglesi avevano i fucili, loro archi e frecce. Bisogna guardare avanti.”

    Ahahah…ma veramente certa gente non ha ritegno

    Ri-cito:

    “[nel mondo islamico]…l’assenza del pensiero illuminista li imbriglia in un mondo ancestrale.”

    Veramente, primo: è il pensiero illuminista che imbriglia noi, spiegatelo a Bertani.
    Secondo: l’islam sarebbe un mondo ancestrale…ripeto una cosa già detta varie volte, conoscete degli iraniani di buona classe sociale e in particolare delle donne iraniane poi mi dite dove trovate gente di quella eleganza e affabilità così calorose e “antiche”.
    Vale anche per i siriani e i libanesi (in Brasile si chiamano libanesi o siriani tutti gli arabi ricchi senza distinzione mentre marocchini gli arabi poveri).

    TERZO, importante: se non mi è sfuggito, Bertani non dice che la maggior parte dei suicidi sono Maori o “pacific islanders” e SOPRATTUTTO si dimentica che:

    a) la Nuova Zelanda ha il peggior rate di bullismo a scuola

    b) il motivo dei suicidi sono principalmente i maltrattamenti quindi child abuse e child poverty

    c) sembra che ci sia un terzo fattore e cioè che la cultura machista anglosassone delle colonie, che in NZ è esasperata dal contatto con quella Maori per cui i ragazzini hanno come unico mito quello di diventare come gli All Blacks, spinga i giovani a non farsi curare dal medico

    • Il tasso di suicidi fra i Maori e dell’1,4% superiore rispetto al resto della popolazione: irrilevante. I “maltrattamenti” – chiamiamoli per quel che sono, abusi sessuali – avvengono con maggior probabilità nelle piccole comunità chiuse. Il bullismo a scuola non lo creano i ragazzi, lo tollerano (colpevolmente) gli insegnanti. In 37 anni di scuola, mai avuto un solo caso di bullismo, perché – al primo segnale – massacravo immediatamente. Se non hai le palle, non potrai mai tenere una classe ( o un plotone). Le cause sono altre e più sottili, meno evidenti, come ho scritto nell’articolo. Ciao. Carlo

      • vai in pensione e goditela

      • Il tasso di suicidi fra i Maori è 1.4 volte quello dei Non Maori, il che vuol dire che è del 40% superiore e non l’1,4%

        • Grazie delle informazioni. I dati sugli aborigeni in Australia non si riferiscono solo ai giovani vero?

        • Ma che gli spieghi a fare a certa gente

          Se ti interessa ti segnalo un libro raro e molto interessante (fra l’altro breve)

          Kurangara, un’apocalisse australiana – di Marcello Massenzio che era un allievo di Ernesto de Martino

          La distruzione della cultura aborigena ha provocato un mutamento profondo nel concetto stesso di realtà presso i nativi australiani.
          La “realtà” dove dominano gli invasori e gli dei sono stati sconfitti è diventata “sogno” e l’unica vera realtà è nel momento del rito.

          Gli davano una sorta di reddito di cittadinanza che negli anni novanta era di circa due milioni di lire italiani al mese e loro non riuscivano moralmente a farci altro che a ubriacarsi e drogarsi.
          Li vedevi che giravano per le città col pisello di fuori, solo inserito nell’astuccio penico perché gli avevano concesso di mantenere alcune tradizioni quindi anche quella di girare quasi nudi.
          Ma la apocalisse della loro civiltà era stata nella perdita del territorio e nella dimostrazione che di fronte alla tecnologia occidentale la splendida sapienza degli antenati era impotente (dal punto di vista materiale).

          Fa rabbia, tanta rabbia, vedere quanta gentucola c’è in giro e li senti straparlare dell’Africa, del Sudamerica, dei neri, degli indios, dei meridionali…

          • Perché oggi ricco è sinonimo di danaroso.

            Ma il ricco dovrebbe essere colui che ha molti rapporti umani armonici coi suoi simili.
            L’infelicità proviene dalla cultura dell’avere, sostituita a quella dell’essere.
            La felicità proviene esclusivamente dalla quantità e qualità dei rapporti con gli altri.

            Sono d’accordo col danno cagionato dalla cultura anglosassone e la freddezza dei suoi rapporti tra umani.
            Ti separa dagli altri e dall’ambiente, dalle tradizioni e dalla spiritualità.

        • Grazie Wal78
          ALe

      • Quando si affrontano certi problemi sensibili sotto l’aspetto umano bisognerebbe evitare di ricorrere alle semplificazioni da supermercato come quelle di “avere le palle” o “fucili contro archi e frecce”.
        E bisognerebbe anche essere più precisi come ha dimostrato il post di Wal78.

        La colonizzazione dell’Oceania ha provocato un disastro apocalittico (parola usata proprio relativamente al contesto australiano da noti antropologi) in termini culturali e purtroppo per te la cultura (ossia lo “spirituale” relativo al gruppo) determina il buon funzionamento delle palle e non viceversa.

        Sì?

        Allora ti leggi questo:

        Kurangara, un’apocalisse australiana, di Marcello Massenzio, allievo di Ernesto de Martino (la gente conosce tutti gli antropologi esteri dai nomi strani e non conosce EdM che era il più grande, ovviamente italiano)

        Poi vedi il film “Dove sognano le formiche verdi”, di Werner Herzog.

        Infine cerchi “Sud e magia” di Ernesto de Martino, libro assolutamente “fondamentale”, e te lo leggi.

        Se non lo farai continuerai a dire sciocchezze anche se in ottima fede, della quale non dubito minimamente.

        Quarto punto: ti prendi un anno sabbatico, vai in Brasile, ti affitti una macchina e te lo giri da tutte le parti evitando con cura i posti turistici e gli alberghi troppo comodi.

        Quando torni avrai il terzo occhio aperto e capirai tante cose.

        Stammi bene.

        • Aggiungo che molti capi Maori e Aborigeni già dagli anni 70 chiedono apertamente alle loro comunità di non fare più figli e lasciare che le loro popolazioni si estinguano definitivamente

      • Grazie Carlo
        pensi di essere rappresentativo coi tuoi numerini..
        i Maori come gli Indiani di America sono stati fatti a pezzi dalla vs colonizzazione.
        Milioni e milioni di morti in maniere atroci (allora le paleo – presstitute non c’erano), IL PASSATO DEVE ESSERE SEMPRE RICORDATO E RIVALUTATO.
        La Storia è ciclica e l’uomo è sempre Lui..
        Saluti
        ALe

      • INFORMATI PRIMA di sparar ca zzate
        giornalaio

    • bravi mi avete tolto almeno un commento all’emerito bertani.
      Che la censura è ben arrivata pure qui
      ALe

  3. uomoselvatico70 uomoselvatico7

    Quindi per Bertani se si è troppo in pochi, ci si sente soli e ci si suicida?
    Buona questa!, Ma Dove?…

    Ma se io ormai sono arrivato ad odiare la confusone, la folla, e la gente, a tal punto che se devo entrare in un bar a bere un caffè prima conto dalla vetrina quanta gente c’è dentro…

    E in genere se ci sono più di 4-5 persone, tiro dritto e vado al prossimo bar.
    Ecco come mi ha ridotto il continuo contatto con il genere umano, sono diventato un misantropo felice di esserselo.
    Ormai solo nella solitudine e nel silenzio trovo la pace e la quiete.

    Sarei capace di stare in casa per mesi e mesi limitandomi solo a curare il mio gradino, i miei alberi, ascoltando musica, leggendo libri, navigando su internet, facendo lunghe passeggiate nei boschi, e STOP!
    L’idea di stare in mezzo alla gente non mi passa neanche per l’anticamera del cervello.

    • Condivido la tua psico-percezione del mondo. A me succede lo stesso. Ma il discorso di Bertani ha tantissime sfaccettature. Una riposta articolata richiederebbe un foglio di messale, che qui non si può stendere.

      • [“E’ molto più sopportabile la solitudine “sola” che quella “accompagnata”]
        Come ti capisco!
        Inoltre la solitudine “sola” è piacevolissima.
        Mi è piaciuto molto il tuo intervento (unitamente a quello di uomoselvatico) anche perché metti giustamente l’accento sulle tantissime sfaccettature del discorso di Bertani.

        • Non è facile per me ricevere apprezzamenti. Quando ci sono fan sempre piacere, perché per quanto ci si faccia la tara l’amor proprio è ineliminabile, è…. biologico. Dunque ti ringrazio.

      • Intanto salve
        Da uno (bertani) che ha potenzialità per scrivere bene anche qui (non è facile) mi aspetterei di più.
        10 anni fa provai a creare un gruppo misantropo (su FB ma chiaramente, non ne venni a capo), ero “giovane” ma soprattutto non sapevo molti dei risvolti non attuali, ma che già allora v’erano.
        Odiare il prossimo non va bene, il chiunque non ne ha colpa!
        Ma allora me la prendo col Sistema, ma si sa, grazie anche agli scritti di Blondet, Della Luna e altri ottimi filosofi contemporanei, HAI GIA’ PERSO.

        Odiare la propria specie direi allora che è più che lecito.

        ALe

    • C.B. è ora che parli di altro visto le sfrondate.
      ALe

  4. Qui non ci sono suicidi, ma in compenso siamo pieni di cannibali.
    Cannibalismo sociale e generazionale.
    In Italia, le generazioni nate tra il 40/50 del secolo scorso, ai tempi del boom si sono dati stipendi e garanzie sociali che durano tutt’oggi (i famosi diritti acquisiti), il tutto tranquillamente a carico delle generazioni sucessive.
    Oggi un sessantenne/settantenne ha molte più garanzie e certezze di un ventenne.
    Per cui, molti giovani sono costretti a restare in casa con i genitori, che magari hanno pensioni garantite di 3/4000 €, mentre loro non riescono a trovare uno straccio di lavoro da 800€ .
    E poi li umiliano pure, chiamandoli bamboccioni.

  5. Bertani ma vivere 365gg all anno in spazi incontaminati spinge al suicidio? ma che cacchio dici? e vivere 365gg l anno nella nebbia della pianura padana in piccoli paesi dormitorio dove il vicino nn lo vedi mai e prendi la macchina o l autobus la mattina alle 6 col gelo e vai in centro a farti sfruttare per pagarti quella casa in quel posto di merla in ciclo chiuso per 30 anni a cosa dovrebbe spingere? siamo alla frutta……. con articoli di sto tenore………

  6. Ma che razza di articolo è? E’ proprio vero che oggi scrivono tutti, ma proprio tutti.

    • L’autore ha descritto una situazione particolare: c’è un posto meraviglioso con una natura incontaminata e bassissima densità di popolazione , per molti il posto ideale in cui vivere, e purtuttavia in questo “paradiso” la percentuale di suicidi fra i giovani è più alta che altrove. E’ perfettamenre legittimo chiedersi il perché. Per me questi suicidi sono tanto assurdi che l’unica spiegazione che mi viene in mente è un difetto genetico. Esistono, per quanto ne so, tipi di depressioni legate all’ereditarietà. Con questo non affermo che è così, ma sottolineo soltanto che il fenomeno è veramente inspiegabile. Valide sono ovviamente le spiegazioni legate a fattori culturali e/o familiari o altro.

      • Quelli che si suicidano vivono in zone urbane…

        • Hai ragione, VanderZande. Un fenomeno complesso va studiato accuratamente. Ho scritto di getto, subendo il fascino dell’immagine evocata dalle parole “Nuova Zelanda” e “natura incontaminata”…

          • E’ facile subire il fascino delle immagini che ci arrivano da un paese lontanissimo e sconosciuto. Ho vissuto per un po’ di tempo in Asia, e anche se non ho mai visitato la Nuova Zelanda, non era raro incontrare Neozelandesi espatriati. Raccontavano, in genere, di citta’ invivibili e di un clima inclemente. Anni dopo una mia amica aveva provato a trasferircisi con la famiglia dagli Stati Uniti, attirata anche lei dalla natura incontaminata. Ma, non avendo la possibilita’ di comprare casa e terreno in uno di questi angoli di paradiso, ovviamente ha optato per la citta’. Hanno resistito sei mesi. Depressione, dicono.

      • Abbiamo scoperto una nuova psico-nevrosi: la “depressione da agorafobia”. Finora, che sapessi, l’agorafobia provocava solo il panico.

        • La depressione come patologia, ereditaria o no, non fa parte delle nevrosi. L’agorafobia, paura degli spazi aperti, come la paura di attraversare una piazza, non descrive, a mio avviso, la situazione di qualcuno che vive in un luogo isolato, in mezzo alla natura, ma forse mi sbaglio. L’evolversi della discussione ha messo in luce, se ho capito bene, che l’incidenza dei suicidi fra giovani è più alta fra i Maori e che i fattori sociofamiliari, come cause, potrebbero essere predominanti. Un utente ha fatto notare che anche fra gli aborigeni australiani il tasso di suicidi è più alto rispetto al resto della popolazione. Dalle mie reminiscenze, ma potrei sbagliarmi, questo vale anche per gli indiani autoctoni degli Stati Uniti e per gli eschimesi che sono stati costretti ad allontanarsi dalla loro vita tradizionale. Questo ci riporta alla tesi iniziale del’autore, vale a dire al divario (forzato?) fra le culture.

          • Lo so… avevo parlato per approssimazione. Era una boutade tra serio e faceto. Parlando più esattamente, ma sempre un po’ ironicamente (perché sono un po’ gigione) direi:
            “Guarda un po’… una volta, nel deserto potevi andare in panico, adesso invece ti deprimi”.
            Saluti

  7. E’ possibile che quello dei suicidi in aree come la Nuova Zelanda sia un problema dei tempi moderni. Per intenderci, l’umanità è andata avanti per millenni con una popolazione che era una frazione minima di quella attuale, e probabilmente nessuno si suicidava in contesti simili di isolamento. Forse è il contrasto attuale che esiste tra l’isolamento di certi luoghi e il falso collegamento virtuale che gli strumenti moderni (internet, tv ecc) consentono, che crea le premesse per disagi sociali di tale portata. Inoltre è anche possibile che la misura giusta delle aggregazioni umane sia un delicato eq

    • continuo il commento… dicevo un delicato equilibrio tra comunità numericamente sufficienti per il contesto dove vivono e esclusione di coloro che non ne possono far parte in quanto il contesto stesso non ne consente il sostentamento. Lo stile di vita moderno ha sconvolto tutti questi equilibri naturali, città immense, molto oltre il dovuto, a fronte di spazi vuoti che comunque gravitano sempre intorno allo stesso stile di vita.

      • Certo, da queste “parti” vanno cercati i veri motivi, hai ragione. Ho scritto un articolo un po’ fuori dal solito…e guarda questi cosa hanno capito. “Io” sto bene da solo, “Io” mi faccio un c..o così per quattro soldi, sempre tutti a mettere in primo piano la propria condizione, sociale, umana, esistenziale. Proviamo un poco a sollevarci, a guardare il mondo con occhi più attenti. Ciao e grazie. Carlo

        • Guarda sig. Bertani, hai scritto delle cose ben precise. Non è che ora si possa nascondere la mano dopo aver tirato quello che hai tirato:

          “leggenda dei “due cuori e una capanna”, magari al limite di un bosco infinito, si stempera nella realtà di figli che vedono il mondo solo su Internet, quando c’è. ”

          Se il tuo articolo fosse stato una critica alla “virtualità” del mondo, contro la realtà allora ti avrei dato pienamente ragione.

          Se prendi dei ragazzi moderni e li metti nel piu bel paesaggio del mondo ma isolato si suicidano a causa della “virtualità” con la quale si confrontano..
          Ma il tuo articolo è (e non sembra) un articolo sul “dateci qualcosa da vivere” che le ballate sempre uguali, senza occuparci del domani spingono al suicidio.

          Quello che scrive gix è condivisibile, qiuello che scrivi tu è davvero grave per uno considerato “alternativo” dai siti “alternativi”.

          “Abbiamo compreso che l’attuale fase migratoria dall’Africa all’Europa è stata abilmente diretta, distruggendo quel poco di buono che gli africani erano riusciti a creare: osservandole oggi, le cosiddette “primavere arabe” sono state la dissoluzione di qualsiasi tentativo di superare l’eterno medio evo islamico, laddove l’assenza del pensiero illuminista li imbriglia in un mondo ancestrale.”

          Questo l’hai scritto tu…non è che lo abbiamo capito noi.

          PS: se hai capito il mio messaggio come condizione personale hai sbagliato proprio. Io sono terrone, vivo in mezzo ai campi con 300gg di sole lontano dal centro cittadino, felicemente.

          • E cosa c’è nel denunciare che la mancanza della fase illumunista nella cultura islamica li conduce a cercare nella religione tutte le risposte del loro vivere? non è un attacco alle religioni, bensì constatare che i vari credi non risolvono tutti i problemi. Il fenomeno è capito e denunciato da parecchi scrittori arabi. E allora?

          • È una cosa complessa. Se metti così preferisco non rispondere.

        • Anche Lei però ha messo in primo piano, come movente plausibile dei suicidi neozelandesi, la condizione psicologica, sociale, umana, esistenziale… dei giovani neozelandesi. E’ vero che non esistiamo solo noi e dobbiamo guardare il mondo con occhi più attenti… dunque dovremmo essere più indulgenti anche con quelli che, da noi, dicono: “Io mi faccio un c. così per quattro soldi”. Già il provare a “sollevarsi” a più sereno sguardo è, per loro, una bella impresa… (suppongo sempre che parlino con sincerità)..

  8. Boh, secondo me tutte elucubrazioni: si parte da un dato oggettivo reale e si arriva a delle conclusioni-opinioni personali. Io personalmente abito in Veneto ed un posto come la Nuova Zelanda me lo sogno!

  9. Non ho letto tutti i commenti, e non so quindi se qualcuno lo abbia gia’ fatto notare, ma quest’articolo e’ stato scritto avendo a disposizione dati assolutamente insufficienti. Sia la Nuova Zelanda che il Canada non sono SOLO grandi distese di natura incontaminata. Un canadese puo’ vivere sia in un paesino circondato da foreste che nel centro di Vancouver, una megalopoli tra l’altro invasa da immigrati, in gran parte di origine cinese.
    Allora facciamo due conti. In Nuova Zelanda vivono 4.578900 persone. Sommando quelli che vivono solo nell’area metropolitana delle 4 maggiori citta’, ne abbiamo 2.517800. Neanche considerando i quartieri periferici. Possiamo dedurre, anche solo da questi dati, che la maggior parte della popolazione Neozelandese vive in citta’.
    Facciamo un passettino ulteriore. Leggendo qualcosa in rete, pare che chi ha studiato il fenomeno abbia individuato e cause in “poverta’, violenza in famiglia,mancanza di lavoro e alti tassi di alcolismo”. Piaghe che ovviamente affliggono, in proporzione, piu’ la popolazione autoctona che quella di origine europea, per ovvie ragioni. Ed infatti i Maori hanno un tasso di suicidi del 40% maggiore.
    Non e’ l’isolamento ad uccidere.

    • Ne ero convinto. Non sono tanto motivi esistenziali quanto quelli, diciamo cosi’, essenziali, la causa della rinuncia alla vita. Motivi reali e materiali che diventano esistenziali, filosofici, sfociando nell’autoannullamento come forma di ribellione.

  10. Ss si escludano alcune situazioni, piccole e grandi, nelle quali le culture locali permeano e coinvolgono in un grado ancora abbastanza elevato chi ne partecipa, la cultura occidentale contemporanea é una presenza che si vive o si avverte comunque ed ovunque.

    Rapportarsi con questa, intervenendo, subendola passivamente, sfruttandone i possibili vantaggi, contemplandola da lontano o da vicino, combattendola negli altri o in se stessi, imponendocela o imponendola ad altri, con le caratteristiche proprie a ciascuno, é il destino che ci accomuna tutti, ovunque ci troviamo e qualsiasi scelta esistenziale facciamo o ci troviamo a dover affrontare.

    I giovani, presi dallo sforzo che li coinvolge completamente di afferrare la situazione in cui sono capitati e capire come porsi, interagire si dice adesso, possono traversare momenti di incertezza, scoraggiamento e grande fragilità, tenuto anche conto della enorme massa di contraddizioni accumulate dalla cultura contemporanea con le quali fare i conti.

  11. Ho avuto, e forse avrei ancora, la possibilità (soldi permettendo) di rilevare , in affitto a 2.500€ al mese, una struttura ricettiva con poche camere, 6 o 7, una grande cucina , zona bar, 200 posti a sedere, forno a legna, zona per arrostire separata ed esterna ma comunicante, il tutto su due livelli, immerso nel verde, fronte lago: un cielo stellato che, nella mia Sardegna, non lo vedevo così dalla fine degli anni 60 quando ero in campeggio con gli scout nella zona di Ulassai. Il terrore è quello di restare isolati (c’è corrente elettrica e linea telefonica) ma uno si chiede: possibile che non lo vuole nessuno questo posto. A me piace da morire: alberi, verde, suono degli uccelli, cardi selvatici e funghi quando è periodo. Vicino trovi tutto quello che vuoi, frutta e verdura, in attesa di avere nel tuo piccolo orto ciò che ti servirà. Il punto è che potrebbe divenire un luogo di incontro per chi , nel fine settimana, va a birrandare o bere vino (e sputtanarsi?) e fare casino, piuttosto che, come nelle mie intenzioni, un luogo per venire a mangiare lumache, culurgioni e pasta fatta a mano, e soggiornare alcuni giorni per ristorarsi, rimettersi in sesto, magari alzandosi con comodo e fare qualche passeggiata o escursione. Gli amici e i parenti, invitati a diventare parte di un’armata brancaleone, in un’impresa del genere , non mi vogliono seguire dicendo che tempo sei mesi massimo un anno…e chiudi. Chi come me cerca un po’ di pace e isolamento, o comunque riservatezza, in una città come la mia , Cagliari, non trova di certo cenacoli culturali, luoghi e persone disponibili a dialogare: per cui ,anch’io, evito il bar affollato, e i luoghi chiassosi (danno fastidio anche al mio cane). Per cui, e per ragioni che alcuni conoscono, dovessi suicidarmi, prenderei i piedi e me ne andrei in posti come quello che ho in parte descritto, o nel supramonte o posti comunque scarsamente frequentati e mi lascerei morire lì, da solo. Forse c’è chi si suicida per una ragione che a un altro lascerebbe indifferente o senza preoccupazione: io , fallito , non mi sono (ancora) ucciso, seppure sono oltre 14 fermo, senza versamenti inps e similari, e senza aver avuto,seppure richiesto, la seconda possibilità. Un conoscente, impresario noto in città, invece ,si è sparato , togliendosi la vita: eppure, il suo fallimento, era messo “bene”, nel senso che ,visto dal di fuori, non gli avrebbero poi fatto del male più di tanto (oggi avrebbe l’età di mio padre, over 85). Ho scritto questi due ultimi periodi, perché tra i motivi ci sono anche quelli economici e legati alla dignità: motivi che ognuno, appunto, interpreta come vuole. Realtà che permettono di andare a pesca senza licenza e pagare tasse, ad esempio, e altre dove se raccogli lumache o funghi o legna ti ammanettano e ti processano. E tu, dopo, ti uccidi.

  12. Sembrerebbe che, dai dati forniti, la densità demografica, ovvero il numero di rompiballe che ci circonda, è proporzionale al clima temperato e caldo e che i suicidi sono invece proporzionali al clima temperato e piovano….da cui si deduce che i suicidi nelle spiagge assolate e piene di turisti siano inversamente proporzionali a quelle artiche ed antartiche dove i turisti non ci vanno ad abbronzarsi (anche perchè sarebbe un suicidio)
    Invece il pellet è inversamente proporzionale alla densità demografica e proporzionale al clima piovoso……..o viceversa?……boh mi sono ingarbugliato o viceversa ?

  13. Ho avuto modo di conoscere molte persone che per lavoro o studio hanno vissuto in Nuova Zelanda. Più della metà di queste alla prima occasione se ne sono andate. Alcuni hanno sviluppato forme di depressione grave. Probabilmente le condizioni climatiche estreme influiscono sul ciclo cicardiano, credo sia questo il motivo principale dei suicidi.

  14. Ma non si capisce di cosa parli, qual è il tema dell’articolo..

  15. Vogliamo vedere il tasso di suicidi tra i giovani in Giappone dove sono 120.000.000 sulla stessa superficie della Nuova Zelanda?

    • Il tasso di suicidi fra i giovani in Giappone e’ molto alto, ma le ragioni sono diverse. Purtroppo i giapponesi vivono in un sistema opprimente, e in generale hanno troppo cervello per non accorgersene. Oltre a questo, il suicidio non e’ gravato dalla stessa riprovazione sociale che invece c’e’ nei paesi con religioni monoteistiche.

      • Il Giappone è uno dei posti più allucinanti del mondo.
        Non sono affettivi, al punto che non solo non ho MAI visto un ragazzo e una ragazza scambiarsi qualche tenerezza anche molto casta ma addirittura le mamme non fanno le coccole ai figli. Una mamma cinese invece sa essere tenerissima e molto giocosa anche se la campionessa mondiale è senza paragone la mamma brasiliana.
        Un bimbo di una brava mamma brasiliana è di una felicità e apertura al mondo che bisogna vederlo per capirlo (e si tengono il ciuccio fino ai dieci anni…).

        Insomma, dopo vari viaggi in Giappone un pomeriggio all’imbocco del lungo sottopassaggio per la metro nel quartiere di Shinjuku non mi vedo due giovani giapponese, lui e lei, che si guardano da qualche metro di distanza, poi si corrono incontro, si abbracciano e si danno un bacione in bocca di quelli da film con lei che si mette sulla punta dei piedi e alza la gamba sinistra quasi a toccarsi il sedere col tallone?

        Ah – mi dico – ecco la dimostrazione che non capisco una mazza. Vedi che anche loro sono affettivi…finalmente…forse sarà l’influenza occidentale…magari in privato lo sono sempre ma non osano mostrarlo in pubblico…bravi cari giovini bravi…

        A quel punto sento una specie di urletto di una parola giapponese e da destra esce un signore con gli occhiali che si avvicina ai due “fidanzati” dicendogli qualcosa…loro si fermano e lo gardano…IN QUEL MOMENTO…mi accorgo che c’erano dei riflettori e delle telecamere…e che quel signore era il regista…e i due fidanzati degli attori…

        Giuro…

        Poi hanno un’arte visuale meravigliosa probabilmente, mi sa, meglio di quella cinese…anzi quasi sicuramente…hanno un cinema interessante…una cucina non da buttare…ma ragazzi, è un posto da incubo per chi ci nasce (a meno che non sia ricco ma comunque sempre meglio essere ricco altrove…)

        • Lo so. Ci ho vissuto. Ma non e’ vero che sono anaffettivi. Non esprimono le loro emozioni in pubblico, fino al punto di abituarsi ad avere un’espressione neutra per tutto il tempo in cui interagiscono con estranei. Ostentare affettivita’ per una coppietta o per una madre a spasso con il bambino e’ di cattivo gusto, e un’offesa nei confronti di chi non ha la stessa fortuna loro. A questo stanno molto attenti. Per quanto riguarda il posto da incubo, beh e’ vero. Non e’ decisamente il posto dove scegliere di metter su famiglia.

          • Per quale altro motivo è un posto da incubo? Grazie…

          • Perche’ il sistema sociale, il modo in cui hanno interpretato la loro sottomissione ai ” valori” dell’occidente, ha creato un ambiente nel quale lo spazio per il singolo e’ ridotto al minimo. Anzi, sotto al minimo. So che e’ una risposta criptica e assolutamente insufficiente, e che chiunque non conosca quella realta’ mi potrebbe rispondere “ah, ma e’ cosi’ dappertutto”. Li’ e’ peggio, e peggio ancora e’ che si rendono perfettamente conto della situazione. Hanno un Q.I. in media superiore al nostro, una cultura meravigliosa, sono schiavi e lo sanno. Per me questo e’ un incubo.

          • Vander, sono dei sadici e dei pedofili o uno se ne è accorto o non se ne è accorto.
            A Kabuki-cho vendono le mutandine usate delle ragazzine del liceo e delle medie; immagino che avrai fatto caso a cosa si vede nei giornali a fumetti, non solo quelli porno, quelli “normali”…

            Poi il sesso è una cosa che ha le sue perversioni ovunque ma ragazze come le giapponesi (per altro non so perché sono tanto sexy anche quelle meno carine) così totalmente prive di “amore” non esistono.
            Anche se in effetti quelli con gli occhi a mandorla hanno un po’ tutti una affettività diversa dalla nostra.

            Ragazzi quando si sta in Asia o in nord europa si osserva l’ordine, la disciplina, l’intelligenza, l’estrema discrezione sulle questioni personali…poi dopo mesi torni a casa…appena superi il varco doganale ti investe lo sguaiato vocìo romanesco…i modi approssimativi…le parolacce dette come se niente fosse…le eccessive confidenze…e sorridi contento perché finalmente sai di essere ritornato nel posto che per te resterà per sempre l’unica vera casa…

          • La società Giapponese è molto settorializzata e gerarchizzata, se nasci in un certo rango sociale normalmente ci rimani per tutta la vita se non a scapito di sforzi durissimi e che inizino presto. Già a scuola entri a far parte del gruppo che condiziona fortemente le tue scelte e il registro delle tue aspirazioni. Crescendo se non hai lottato chiaramente e prevalentemente per uno scatto sociale rimarrai a vita senza altra possibilità di emergere e procedere all’interno della scala sociale.
            I giapponesi smettono di credere nella loro autorealizzazione in maniera più categorica di altri e questo li rende senz’altro meno dinamici e disposti a mettersi in gioco veramente. Come accaduto per molti paesi occidentali, il modello gerarchico necessario al capitale per tenere le fila di questo sistema fallimentare ha causato enormi effetti collaterali su culture antiche e ricche di fascino come fu quella Giapponese.

  16. La migrazione attuale non solo e’ antistorica, ma e’ anche artificiale (propagandata, creata e finanziata dalle elite globaliste che ne traggono vantaggio) e i popoli non “accolgono” (forse solo una piccola parte di gente superficiale che non vede oltre il proprio nasino “buono”), ma subiscono. E molti hanno anche cominciato a ribellarsi.

    Quanto ai suicidi, non credo che siano dovuti alla natura, alle sue bellezze e alla sua apparente solitudine, ma forse, al contrario, allo snaturamento umano in corso, anche quello artificialmente creato e utile a “qualcuno”.

  17. Comunque, a me interessa molto di piu’ la questione dei suicidi in italia, dove le motivazioni sono assai poco metafisiche o filosofiche. E, proprio per questo, molto piu’ tragiche.

    • Conosco una ragazza vicentina di 36 anni sull’orlo del suicidio per 1500 euro che deve alla Findomestic.

      Ha perso il lavoro da poco ed è in grave fase depressiva.
      Sai da quelle parti del nord-est sembra che il lavoro sia tutto nella vita…

      • Scusi, ma se uno non ha un bel conto in banca o genitori abbastanza abbienti da mantenerti o tamponare i periodi di magra, come fa a vivere, Nord, Sud, Est o Ovest che sia? Lo stress continuo che si accumula (se sei precario, se non sei sicuro di riuscire a pagare le bollette, l’affitto, l’assistenza medica, i viveri, specie se ci sono dei bambini a carico) causa insonnia cronica, senso di incertezza, instabilita’, scarsa autostima, ansia, odio per il mondo. E tutto questo si traduce inevitabilmente in depressione.
        Per chi non vive di rendita, si, il lavoro e’ tutto nella vita.
        Il lavoro e’ dignita’.

        • Che facciamo torniamo al discorso monetario e di come attraverso la deflazione si usa il denaro per rendere le persone malate, impaurite, ricattabili?

          Qui abbiamo spesso Conditi che ci dice che il problema è risolvibile ma non c’è volontà politica per risolverlo.

          • Lei ha scritto che “nel Nord-Est sembra che il lavoro sia tutto nella vita” (m’e’ sembrato, con un filo di snobismo) e io le ho spiegato perche’ e’ cosi’ vitale avere un lavoro e perche’ c’e’ chi arriva al suicidio se lo perde.

            C’e’ un detto, il sazio non comprende l’affamato. Forse e’ questo il suo caso.

          • Lei ha scritto “il lavoro è dignità”, pur sapendo credo che Cristo non solo non lavorava, ma considerava una depravazione lavorare per qualcuno che ne incamerava i frutti.

            Ecco forse da 4000 anni la gente viene presa per il culo, da quando il Gran Khan faceva tessere foglie di fico e ci apponeva il suo sigillo per poi andarsi a comprare il lavoro dei suoi sudditi.

            Da sempre chi sa come funziona il denaro si approfitta di chi non conosce il monetarismo.
            Facendogli pure credere che il lavoro dia dignità.
            Parlo del lavoro per un padrone, non quello per se stessi e la propria famiglia, nella propria terra…

            Il progresso tecnologico oggi dovrebbe permetterci beni utili con un lavoro minimo o quasi nullo. Le sembra che la società si sia riconfigurata per questa nuova rivoluzione cibernetica?

            Per uno sviluppo della consapevolezza le lascio il discorso dello schiavo di Silvano Agosti.

            https://www.youtube.com/watch?v=5YANjIKfNEo

          • Radical-chic, per caso? Tutto quel che ha scritto e’ TEORIA. Ma dov’e’ finita la realta’ vista e vissuta? Lei vede il mondo come e’ o come dovrebbe essere?
            Che devono fare quei disperati che hanno perso il lavoro? Ringraziare la fortuna, in quanto non perdono piu’ la dignita’ non lavorando piu’ per un padrone? Mettersi “in proprio”, magari vendendo il proprio corpo (l’unica cosa che rimanga loro) in mezzo a una strada? Emigrando (tanto per cambiare), per lavorare per qualche altro padrone, tipo una multinazionale americana? Ecco, mi parli della PRATICA.

            Perche’ il lavoro non dipenda piu’ da un padrone, ci vuole la rivoluzione. Ma ho la sensazione che lei sia di quegli intellettuali che si sentono di sinistra, ma che arricciano il naso quando sentono parlare, per esempio, della Rivoluzione Francese o della Rivoluzione di Ottobre (per altro, quest’anno e’ giusto il centenario). Di quegli intellettuali un po’ snob che sognano sempre la rivoluzione, ma, se finalmente scoppiasse, sarebbero i primi a riparare all’estero. E mi perdoni se sbaglio.

          • Ma radical-chic cosa?
            E senza le teorie monetarie ed economiche cosa fai, dove vai?

            Io parlo di problemi pratici e di soluzioni reali, come lo ha sempre fatto Warren Mosler e tutta la MMT. Una moneta sovrana che diviene unità i misura del lavoro umano e smette di essere merce usata per aumentare il divario tra ricchi e poveri.

            Una riforma del sistema bancario che produce denaro da immettere nell’economia reale dove vivono e lavorano le persone.

            Non ci sarebbe nessuno scandalo se qualcuno perdesse il lavoro in un sistema che usa programmi di lavoro garantito, dove anche al settore privato non servissero più il 50% dell’attuale forza lavoro, lo Stato li potrebbe assumere tutti per fare attività realmente utili per la collettività.

            Ma che ci viene a fare lei in questi forum con tutto quel qualunquismo e senza le basi minime di monetarismo, macroeconomia e dei meccanismi utilizzati dalle élite per tenere in schiavitù miliardi di persone?

          • Guardi, la TEORIA la conosco anche io e, pensi, la condivido! Ma lei mi ricorda quel duellante che agita la sua arma al buio. Perche’, su questo tema, con me sfonda una porta aperta.

            Si era partiti dalla sua conoscente che, dopo aver perso il lavoro, era sull’orlo del suicidio. Anzi, si era partiti da una sua osservazione – che ho trovato molto cinica – che nel Nord-Est “credono che il lavoro sia tutto” (la cito a memoria). Ora lei mi parla di questioni monetarie. Se vuole, mi mettero’ anche io a parlare del potere delle elite finanziarie e del signoraggio bancario, del neoliberismo e della globalizzazione. Siamo d’accordo.

            E tuttavia,le sue considerazioni teoriche non combaciano con le sue osservazioni ciniche sul fatto che il lavoro “sia tutta la vita” di chi lo perde o teme di perderlo. Ci si aspetterebbe comprensione, empatia, non sarcasmo. A meno, appunto, di essere radical-chic. Di conoscere a menadito Marx e le teorie monetarie (il che e’ senz’altro positivo), ma di svolazzare al di sopra la realta’ quotidiana.Magari, parteggiando perfino per la famosa “accoglienza”, che poi e’ un’altra trappola delle elite globaliste per sfruttare immigrati e autoctoni, gettando gli uni e gli altri nel tritacarne di un sistema disumano e disumanizzante (che molti rifiutano, suicidandosi, perche’ non vedono vie di usita, o perche’ sono stanchi di lottare e soffrire). Un sistema di cui il nostro PD si e’ fatto servo perfetto.

            Io sono stufo di ascoltare teoremi (che per altro consco benissimo), voglio sentire PROPOSTE CONCRETE. Se non ne ha, mettiamo fine a questa discussione che, mi sembra, non stia portando da nessuna parte.
            Cari saluti

          • Non ne conosce nessuna di teoria lei.
            Le soluzioni sono li a disposizione di tutti, le scoperte di Fabio Conditi sulla sovranità monetaria, e il progetto di legge di Nino Galloni sulla contabilità bancaria.

            In quanto alla ragazza che conosco io che vuole suicidarsi per un debito di 1500 euro con Findomestic e il lavoro che era tutto, c’entra con l’indottrinamento. Io come le ho scritto ho visto che in molte aree la gente è stata indottrinata a considerare il lavoro come cosa più importante della vita. E lei mi ha risposto con il lavoro che darebbe dignità, quando io invece le ho dimostrato che perfino Gesù lo considerava una cosa umiliante e contraria alla natura umana.

            Quindi lei mi attacca come radical-chic e pieno di teorie. Beh avere letto il vangelo mi farebbe pieno di teorie?

            Questa considerazione del lavoro è uno dei motivi per cui la maggior parte della popolazione sono dei servili leccaculo dei padroni.

            Perché una presa di consapevolezza del proprio valore come individui e del potere come massa, farebbe incrociare le braccia a tutti ed anche partire una vera rivoluzione.

            Uno dei motivi per cui ho smesso di fare convegni divulgativi, sono proprio le persone come lei. Inconcludenti fatalisti, inutilmente critici e polemici del futile.

            Gli italiani sono ormai morti dentro!

          • Interessante. Vorrebbe, per favore, indicarci in quale parte di quale vangelo Gesu’ definisce il lavoro umiliante e contrario alla natura umana?

          • Ma mi faccia il piacere, lei e’ soltanto in cerca di visibilita’ e di polemiche, ma poi accusa gli altri di farlo. La sola idea che uno ritenga il lavoro importante non per motivi di sopravvivenza, ma “per indottrinamento”, la dice lunga. Le sue parole e teorie sulla sovranita’ monetaria, come le ho gia’ detto, sfondano una porta aperta. Ma lei non ha il diritto di giudicare con tanto disprezzo chi e’ nel BISOGNO. Il suo vero problema e’ che lei (1) non ha nessuna comprensione di chi e’ povero e si dispera dal terrore di ritrovarsi in mezzo alla strada, anzi lo disprezza perche’ non prende un fcile, o almeno un forcone, e non esce in piazza. Lei non solo non sa COME arrivare a implementare le giuste idee e le giuste teorie, ma non vuole andare oltre i “convegni”.

            Invece di accusare gli italiani di essere “morti dentro” (senza accorgersi di esserlo lei per primo), esca LEI per primo in piazza, ci porti tutti coloro che la pensano come lei, faccia dei COMIZI (e non convegni da saputelli, della serie io vi dico e voi fate), metta se’ stesso in pericolo di essere arrestato, o di perdere quel che ha (che probabilmente e’ abbastanza). E’ troppo facile accusare gli altri, se poi non si ha il coraggio di andare a prendere manganellate e rischiare di farsi ammaccare il cappellino bianco.

            I VERI LEADER rivoluzionari si sono sempre messi in prima linea, da Robespierre a Lenin a Ernesto Guevara, tanto per nominarne qualcuno. Quante volte furono arrestati, quante volte dovettero fuggire dal sistema con nulla in tasca, per tornare a combatterlo, quante volte sacrificarono tutto cio’ che avevano, inclusa la vita! Si puo’ non concordare con le loro linee politiche, ma QUELLI erano uomini di pensiero e di azione, che, col loro esempio incendiarono i cuori e trascinarono gli eventi. Eventi che erano MATURI, questa e’ un’altra cosa che lei sembra perdere di vista.
            La prego, tronchiamo qui la discussione, anche perche’ stiamo uscendo parecchio fuori tema rispetto a questo blog.
            Cordialita’

          • Blah blah blah, lei è, lei fa, lei sa.
            Io ho scritto una cosa semplice su una ragazza che considera il lavoro talmente importante fino a volersi suicidare per poco denaro, e per averlo perso, ed io ho chiarito come per l’uomo il lavoro è una dannazione, e lei ha iniziato i suoi attacchi.

            In qualsiasi tribù indigena ci prenderebbero per matti sapendo che ci suicideremmo se non avessimo lavoro. Loro che a 75 anni riescono ancora a salire su un albero a prendersi una papaya, o andare a caccia coi giovani. E per loro il lavoro è solo quello per la propria comunità e la sopravvivenza. E non per l’arricchimento monetario del capo villaggio o di qualche furbo. Che il lavoro dia dignità è una cazzata inventata da coloro ai quali interessa incamerare il surplus prodotto da chi lavora.

            Poi mi ha stupito un indiano immigrato in Italia che mi ha chiesto come mai siamo tutti così malati da avere bisogno di una farmacia ogni 500 metri di strada.
            Quando loro se stanno male attingono a quello che da la natura intorno tipo l’albero del Neem. E il farmacista lo hanno ma sono figure abbastanza rare.

            Io non devo fare comizi, facevo semplici convegni divulgativi delle MMT ho smesso quando vedevo imprenditori indottrinati che iniziavano ad insultare perché non capivano o non potevano credere che tutta la loro vita la avessero gettata inseguendo una cosa che chi lo creava lo faceva per il semplice assoggettarti e spingerti a lavorare per la banca di turno.

            Una società senza lavoro sarà possibile con la robotica, ma a qualcuno non piace che miliardi di persone ricevano beni per semplice diritto di nascita, e possano godersi la vita facendone una esperienza meravigliosa.

            Desiderare di fare lo schiavo fino alla pensione non è una aspirazione, è una aberrazione.

          • Scusa…
            Io trovo sempre tanta confusione….

            Posso essere d’accordo che se “il lavoro è tutto nella vita” c’è del’indottrinamento.
            Ma l’indottrinamento è generico e non si può accusare, sbeffeggiare, o minimizzare se una persona che si trova in condizioni di precarietà o di povertà o ha perso il lavoro o rischia di perderlo si deprime al punto di pensare di suicidarsi o addirittura di suicidarsi per davvero.

            Cerchiamo sempre di guardare le cose con un po’ di equilibrio….
            Non tutti sono abbastanza forti o svegli da restare nel proprio benessere interiore e personale se domani mattina si trovano sul marciapiede, soprattutto se con famiglia ma anche da soli.

            E soprattutto questa certezza la si dovrebbe e casomai potrebbe avere nel caso in cui si vive o si è vissuto in strada o in povertà senza subire nessun “malumore”:

            Ti è mai capitato?
            Forse si
            ma ritengo che se uno ci passa , anche uscendone lindo e pulito, difficilmente non riesce ad immedesimarsi in quelli che trovandosi in certe condizioni sbarellano.

            in ogni caso, generalmente, parlare con superiorità delle cattive condizioni degli altri mentre si scrive probabilmente da un pc seduti comodi al caldo, è sempre una pessima pessima idea, sia per gli altri, sia per se stessi.
            sempre attenti!

          • Ho avuto i miei alti e bassi nella vita anche io.
            Ma sempre con la fiducia nelle mie qualità e in quello che ho nella testa.
            Cose da fare, nuove possibilità, cose da inventare, sono sempre arrivate.

            Come lei scrive, non siamo tutti uguali, ci sono persone positive che in difficoltà di rimboccano le mani, e ce ne sono che cadono in depressione fino a vedere la morte come unica via di uscita.

            E se si pensa che tutto ciò non sarebbe assolutamente necessario, perché basterebbe veramente poco per garantire a tutti una vita dignitosa… Ti fa parecchia rabbia.
            Anche perché io non sbeffeggio, ma compatisco (nel termine buddisa della compassione) quella poveretta, e soffro perché so che non ci sarebbe bisogno. Perché gli strumenti per garantire vita dignitosa alla popolazione li hanno tutti gli Stati.

            Per quello mi da fastidio l’ignoranza e l’indottrinamento, di chi viene e mi attacca su queste questioni. Perché se fossimo tutti a conoscere come le élite usano il denaro per ridurci in queste condizioni, non glielo permetteremmo.
            Ed invece è troppo più semplice venire ad attaccare sui forum piuttosto che provare ad organizzarsi per cambiare le cose.

            Di associazioni ce ne sono, io ho fatto parte di quelle dalle mie parti. Ma anche quella di Conditi è interessante e sono ben organizzati.

            L’unico partito politico che propone piena applicazione della MMT con anche i Job Guarantee Programs è Democrazia Verde.
            Gli altri nessuno ha un programma monetario, economico e per il lavoro completo come quello di Democrazia Verde.
            Ma la gente non li conosce e non li vota.

          • E’ colpa della gente, che di questa Democrazia Verde non ha sentito parlare – e di conseguenza non vota – o magari e’ colpa di Democrazia Verde che non si fa sentire? Io direi la seconda. Per questo le avevo parlato di comizi e non di convegni. Ai convegni ci vanno poche persone e, da quanto ha scritto, mi viene anche il sospetto che abbiate chiamato il pubblico sbagliato. Invece degli imprenditori, dovevate chiamare gli operai. Andate tra il popolo, parlate alla gente che lavora, che e’ precaria, disoccupata, pensionata semplicemente interessata a veder sorgere un mondo nuovo, uscite dalle torri d’avorio. Invece di incolpare la gente che, vedi un po’, non vi conosce, incolpate voi stessi per non sapervi far sentire. Se ci sono riusciti quelli del M5S, ci riuscirete pure voi. In epoca di FB, google, social vari, ecc. lamentarsi di essere sconosciuti e’ ridicolo.

          • Siamo sempre allo stesso punto.
            Il problema non è trovare la giusta politica monetaria.
            Il problema è COME applicarla.
            Non mi sono mai interessato di partecipare a niente, convegni o comizi di nessun tipo da Barnard a Chiesa, perchè tutti si guardano bene dal dire COME.
            Tutti hanno le soluzioni (e figurati quante ne ho anche io)
            ma NESSUNO ha una strategia per renderle REALISTICHE.

            Compresi i Cinquestelle
            che sono diventati popolari perchè hanno usato una piattaforma di un certo tipo, sponsorizzata dalla persone giuste (che se avessero avuto paura delle idee del MoV di certo non lo avrebbero favorito) e soprattutto avente come FACCIA un personaggio arcinoto e popolare come BeppeGrillo.

          • Concordo con lei ed era proprio questo il nocciolo del mio dibattito col sig.Mechano qui sopra.

  18. Il lavoro nel settore primario in italia è distrutto proprio dall’immigrazione, che abbassa gli stipendi e blocca l’inserimento della tecnologia, per il resto c’è sempre l’esempio della peste del 1300, che uccise migliaia di persone, ma dopo ci fu un boom economico e il crollo del feudalesimo, perché mancavano le masse da sfruttare.

  19. Ottimo Bertani. Argomentazioni veramente acute e interessanti.

  20. Predirre di vedere incrementare i suicidi tra i giovani se non si continua con l’immigrazione mi mancava proprio.
    …non ho parole…

  21. Non contesto il dato ma credo proprio che con le conclusioni non ci siamo.
    Due dati:
    – Russia 8,56 ab./km² (circa metà della Nuova Zelanda)
    – la Nuova Zelanda nel 2017, pare abbia un problemi di sovraffollamento turistico
    https://www.investireoggi.it/economia/troppi-turisti-camere-alberghi-non-bastano-due-paesi-crisi-abbondanza/
    Quindi:
    1) la densità collegato ai suidici mi pare debole
    2) se vuoi vedere tanti volti in Nuova Zelanda basta che aspetti la stagione turistica

    Quindi il motivo rimane senza spiegazione. Magari sono i maori che spaventano i discendenti dei migranti con riti ancestrali? Mah …

  22. Per quanto riguarda il tasso di suicidi in Italia vedeva la provincia di Belluno seconda in Italia, dati del 2012 non ho quelli aggioranati, fra le cause la principale è dovuta alla conseguenze della crisi e della perdita del lavoro ma come l’articolo in link indica ve ne è un’latra che Bertani aveva sottolineato nell’articolo e a dirla è un sociologo e non un aizzapopolo:«Inoltre le reti di supporto di relazioni in montagna diventano più difficili viste le distanze notevoli da un paese all’altro.http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2012/04/18/news/suicidi-belluno-seconda-in-italia-1.4383422

    • Il problema dei bellunesi e’ che mancano, per qualche strana ragione, di gioia di vivere. Gli viene insegnato da piccoli che la vita fa schifo. Hanno sempre avuto un alto tasso di suicidi, da ben prima della crisi.

  23. Francamente l’articolo non centra nessuno degli obiettivi di chiarificazione del fenomeno suicidi i Nuova Zelanda. Si chiama in causa persino il presunto maschilismo della comunità maori per dire poi che i suicidi sono in grande maggioranza maschi. Come ovunque del resto. Quanta superficialità e pressapochismo. Mancano le basi analitiche per comprendere un fenomeno legato prevalentemente al disagio dei giovani nelle famiglie. Le famiglie chiuse, incestuali, che limitano l’autonomo sviluppo della personalità dei figli nel sociale sono sempre causa di esiti de-generativi, sia distruttivi che patologici che autodistruttivi. L’isolamento geografico fa il resto. Non a caso anche in passato le comunità chiuse, settarie ed incestuali sviluppavano forme di antropologia e di ritualità sanguinarie. Sia che si trattasse di comunità in sud America, che lo stesso sionismo settario che i cannibali della Papuasia.

    • Cito:

      “Si chiama in causa persino il presunto maschilismo della comunità maori per dire poi che i suicidi sono in grande maggioranza maschi.”

      Guarda che è logico e non contraddittorio come credi tu.

    • Il “problema” (per me particolarmente “INGOMBRANTE” d cui forse C.B. non si è accorto, cosa che lo renderebbe ancora più macroscopico….) è che almeno dalla mia interpretazione dell’articolo, C.B. attribuisce una serie di disagi dei giovani al fatto che non vivono in una città cosmopolita ma in aree rurali scarsamente popolate.

      Cit:
      “Questi ragazzi, coi loro suicidi, sono paradossalmente dei rivoluzionari: fanno una richiesta estrema, dateci qualcosa per vivere!

      Anche altre nazioni del Commonwealth britannico soffrono di simili problemi, come l’Australia (un continente con 24 milioni d’abitanti!) ma non il Canada, che ha saputo prevenirli per tempo. L’agricoltura canadese è gestita in modo assai ingegnoso: le famiglie si spostano nei campi (gestiti con molta tecnologia) solo nella buona stagione. A Luglio mietono il frumento, ad Agosto arano ed a Settembre seminano: poi, via in città (di medie dimensioni, ma con un’offerta culturale e sociale appagante). Che ci stai a fare in luoghi coperti dalla neve, regni di lupi ed orsi, a dieci o venti sotto zero? Ad immaginare le piantine di grano sotto la neve?”

      Bertani aggiunge anche : “La leggenda dei “due cuori e una capanna”, magari al limite di un bosco infinito, si stempera nella realtà di figli che vedono il mondo solo su Internet, quando c’è. Questo è il risvolto delle colonizzazioni inglesi, condite con severi stigmi razziali, senza curarsi del domani: un boccale di birra, la sera, ogni tanto la sbornia all’osteria (miglia e miglia…) e quattro vecchie ballate, uguali nei secoli.”

      Cioè questo sarebbe un disagio non derivato dalla “virtualità”in genere e dei modelli alla quale questi giovani sono soggetti con la televisione, internet e i media in genere (cinema, fiction etc)

      Cioè secondo quanto scrive il Bertani prima dell’avvento della televisione la gente si suicidavano in massa in attesa dell’avvento dell’era tecnologico/mediatica che a quanto pare secondo lui è ‘unica normale e giusta, e che per dunque decine di migliaia di anni gli uomini hanno sofferto e si sono suicidati in attesa di “SCALDARSI” con MAurizio COstanzo la sera!!!!!

      Sempre il Bertani NON scrive nell’articolo né lo lascia intendere che al contrario, la normale vita dell’essere umano è stata talmente stravolta e “violentata” che se hai la fortuna di vivere lontano dal caos e dall’inferno di Londra (per esempio) sei capace di venderti la moglie e la casa pur di lasciare la tua PARADISIACA RESIDENZA in qualche atollo neozelandese a cost di vestire FIGO e pranzare con SECCHIATE DI [email protected] al McDonald…

      ma magari mi sbaglio!

    • ps:CITO ” Non a caso anche in passato le comunità chiuse, settarie ed incestuali sviluppavano forme di antropofagia e di ritualità sanguinarie. Sia che si trattasse di comunità in sud America, che lo stesso sionismo teocratico settario che i cannibali della Papuasia.”

      Spero, tra l’altro, che tu voglia intendere che si MANGIAVANO A VICENDA dalla noia…………………per non poter passeggiare a via Condotti nè scambiare amabili conversazioni sulla nuova edizione del GradeFratelloVip…

      BOH

  24. Buongiorno Nicolas. Gia’. Facendo un giretto sulla pagina Facebook di Democrazia Verde, mi sono resa conto di aver gia’ letto quasi tutto nei tuoi commenti. Non so proprio cosa pensare di uno che fonda un partito, e poi commenta su un sito come CDC facendo finta di essere qualcun altro. Per quanto riguarda quello che scrivi sulla tua pagina, solo un piccolo appunto, anche perche’ stiamo uscendo completamente dal tema dell’articolo: guarda che Hitler non ha messo i VEGETARIANI nei campi di concentramento. Era altra gente.

    • Non sono Nicolas, ho saputo di Democrazia Verde da commenti alla pagina Facebook o Twitter di Paolo Barnard, ne ho letto il programma ed ho visto che era perfettamente coerente con la Mosler Economics MMT.
      Quindi ho visto che almeno un partito che ha recepito e presentato un programma monetario completo c’è.