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Perché Renzi odia il reddito di cittadinanza e propone il lavoro di cittadinanza

DI ROBERTO CICCARELLI

Quinto Stato

Straordinario Renzi: di ritorno dalla California, dove si sperimenta il reddito di cittadinanza, annuncia in Italia una tesi opposta: il lavoro di cittadinanza. Dopo la batosta del 4 dicembre deve recuperare il voto di giovani e poveri. Come? Mettendoli a lavorare (su cosa?) in cambio di una “cittadinanza”: qualche spicciolo o bonus. Il lavoro di cittadinanza è una delle tesi della sinistra lavorista. Ad essa va contrapposto il reddito di base come diritto universale di esistenza e sviluppo dell’autonomia della persona. Questo diritto oggi può strutturare una proposta radicale e alternativa di tipo politico, economico, sociale ed esistenziale al di là della fascinazione acritica per gli automatismi della Silicon Valley in cui è caduta la sinistra non lavorista e dalle accuse infondate storicamente dei lavoristi di sinistra per i quali il reddito di base è una proposta “neoliberista”

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Ma Renzi è davvero stato in California? Oppure ha dato un indirizzo sbagliato ai giornalisti ed è rimasto a casetta? La sua gita nella Silicon Valley è stata inutile: dallo stato dove si discute, e si sta sperimentando un reddito di cittadinanza a Oakland, Renzi ha importato il concetto opposto: il lavoro di cittadinanza. Ovvero: obbligo di lavoro per tutti i precari e disoccupati, gestito dallo Stato garante in ultima istanza del «lavoro pubblico garantito».

Ripresentarsi con la proposta di lavoro cittadinanza senza citare il reddito di cittadinanza sostenuto, non senza problematicità, dai principali esponenti e teorici della Silicon Valley che parlano di robot e automazione la dice lunga sul livello di arretratezza e subordinazione culturale in cui vive la stampa e buona parte della “sinistra” italiana. Parlare di “lavoro di cittadinanza” è surreale all’indomani della bocciatura delle destre neoliberiste all’europarlamento di una tassa sull’automazione e dei robot per finanziare un reddito di base. Benoit Hamon, candidato dei socialisti francesi alle presidenziali (il partito alla cui sedicente “famiglia” politica dovrebbe appartenere il Pd-partito di Renzi), ha sbaragliato la destra social-liberista di Manuel Valls alle primarie con questa proposta che è più avanzata rispetto alle posizioni neoliberiste espresse da Emmanuel Macron, favorito nella corsa all’Eliseo. In base ai primi risultati della sperimentazione di Oakland condotta su mille persone sembra che il reddito dimostri le posizioni di chi da tempo lo sostiene: l’aumento delle tutele contro la precarietà e la disoccupazione non diminuisce la capacità di lavoro, ma rafforza l’autonomia del titolare di un diritto al reddito di base.

Il personaggio-Renzi è dotato di un’enorme capacità di mistificare tutto e il suo contrario e i media ne sono affascinati in un gioco di auto-distruzione che si autoalimenta. Risultato ineguagliato, per il momento, resta il catastrofico (per lui, non per il paese) referendum del 4 dicembre. Ora, il mistificatore ha bisogno di recuperare voti sul “sociale”, i “giovani”, i “poveri”. La proposta sul “lavoro di cittadinanza” mette benzina sul fuoco.

“Fermare il progresso e la tecnologia o pensare di rallentare è assurdo”, ha detto l’ex premier ed ex segretario del Pd: “Le invenzioni, dalla stampa all’automobile, hanno avuto sempre ricadute sociali. Compito della politica è ora affrontare i problemi che derivano dalla rivoluzione digitale e i costi in termini di perdita di posti di lavoro”. Ma, aggiunge, “contesto la risposta grillina al problema. Garantire uno stipendio a tutti non risponde all’articolo 1 della nostra Costituzione che parla di lavoro non di stipendio. Il lavoro non è solo stipendio, ma anche dignità. Il reddito di cittadinanza nega il primo articolo della nostra Costituzione”, invece “serve un lavoro di cittadinanza”.

Luigi Di Maio, candidato a Palazzo Chigi contro Renzi per i Cinque Stelle, si è chiesto cosa significhi “lavoro di cittadinanza”. Qualcuno ha provato a dare una risposta: sarebbe addirittura una proposta di Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, e  di Berlusconi che di recente si è scoperto sostenitore del “reddito di cittadinanza”.

Brunetta starebbe pensando a un lavoro di cittadinanza che impone, per legge, un’occupazione di 3 mesi a chi ne farà domanda. I tre mesi di lavoro daranno diritto a trascorrerne altrettanti con l’indennità di disoccupazione, e così via. Si desume che l’obbligo al lavoro, magari attraverso i vecchi lavori socialmente utili o con i più “moderni” voucher. In questo caso, tutti i cittadini in disagio lavorativo saranno costretti a svolgere nuove corvée o lavori servili di ogni tipo per avere in cambio un sussidio di povertà di ultima istanza (chiamato da Berlusconi, senza vergogna, “reddito di cittadinanza”) in una turnazione trimestrale. L’agenzia nazionale delle politiche attive (Anpal) creata dal Jobs Act di Renzi e i centri per l’impiego, enti che hanno una buona parte dei dipendenti precari o in scadenza a marzo, dovrebbero gestire il nuovo lavoro servile, chiamato “lavoro di cittadinanza”. Resta da capire cosa faranno i richiedenti asilo che, a causa delle disfunzioni strutturali del sistema di asilo e del razzismo dilagante, saranno messi al lavoro (gratuito) per ottenere quello che sarebbe un loro diritto. Il piano Minniti-Morcone rientra, e in che modo, nel lavoro di cittadinanza?

Per chi ha una pur minima conoscenza dello stato delle politiche del lavoro, e dei risultati reali (non quelli renziani) del Jobs Act, sa che queste proposte di contrasto alla disoccupazione, tra l’altro in una crisi economica come la nostra, sono fuffa. Vale tuttavia la pena di analizzarle perché da oggi a febbraio 2018 – quando presumibilmente si voterà in Italia, salvo rovesci – questa sarà materia di propaganda. Potrebbe essere un punto dell’agenda del governo Pd-partito di Renzi-Forza Italia-Ncd e vari satelliti.

Renzi è spregiudicato. Quando parla di “lavoro di cittadinanza” allude a una tesi della sinistra lavorista. E’ stata avanzata da Laura Pennacchi (nel 2013; o nel 2017). Questa proposta è contro un reddito di base, soprattutto se incondizionato, accusato di favorire “la scissione del nesso costituzionale tra lavoro e dignità, il quale considera il lavoro non solo come attività ma come processo antropologicamente strutturante l’identità umana”. Prima che se ne appropriasse Renzi, la proposta era stata avanzata in politica da Stefano Fassina (Sinistra Italiana, già viceministro dell’Economia nel governo Letta quando militava nel Pd): “il lavoro di cittadinanza, non reddito di cittadinanza – ha sostenuto Fassina – Che deve servire all’inserimento lavorativo, quindi deve essere condizionato ad attività formative e all’accettazione di offerte dignitose di lavoro. Lo vedo come un veicolo per condurre o ricondurre le persone al lavoro”.

Questa sinistra sostiene il ritorno dello Stato a cui affidare il ruolo di “creatore di ultima istanza” di lavoro. Impresa ambiziosa che si ritrova nel piano sul lavoro presentato dalla Cgil e viene tramandato dal tempo in cui alcuni economisti progressisti consigliavano di impiegare persone facendogli scavare le buche. Più di recente se ne è parlato per creare occupazione statale nella manutenzione dei disastrati territori italiani. A Renzi, invece, non interessa un simile ruolo dello Stato, se non limitato all’erogazione degli incentivi alle imprese: 18 miliardi per il Jobs Act. Si appropria del lavorismo e, con la sua personale interpretazione del populismo, lo mescola con l’assistenzialismo statale agli imprenditori in chiave di capitalismo compassionevole. Un patchwork conservatore e liberista, di destra e di sinistra, in chiave anti-Movimento Cinque Stelle.

Renzi è impegnato in una battaglia ideologica lavorista contro la proposta workferista del Movimento Cinque Stelle su un presunto (e infondato) reddito di cittadinanza (si tratta di un reddito minimo, come si dimostra qui e qui). Ha trovato nel sintagma “lavoro di cittadinanza” la parola ideale per confondere ancora di più le acque della propaganda da una parte e dall’altra. La mossa è studiata: visto che la micro-scissione dal Pd (e da Sinistra Italiana) della “ditta” Bersani-D’Alema (e Speranza, Scotto, Smeriglio ecc) si chiamerà “Articolo 1 – Movimento dei democratici e dei progressisti), Renzi ha pensato di impadronirsi dell’ingombrante portato giuridico dell’articolo della Costituzione per rubare la scena ai suoi attuali avversari “di sinistra” e scaricarlo contro i Cinque Stelle accusati, a torto, di essere meno lavoristi del Pd.

Renzi sostiene queste posizioni da almeno quattro anni. Impadronendosi oggi della parola d’ordine  del “lavoro di cittadinanza”, l’ex premier otterrà l’effetto di neutralizzare la principale – e modesta – proposta di “sinistra” per affrontare, si fa per dire, il problema epocale della precarietà, del lavoro povero, della totale mancanza di tutele universalistiche per la persona e infine dell’automazione che-distrugge-i-posti-di-lavoro. La sinistra non lavorista rischia di restare, come sempre, senza voce. A meno che non rilanci – contro la proposta dei Cinque Stelle e contro il lavorismo di Renzi e della sua “sinistra” – la prospettiva del reddito di base universale. Destinato anche ai residenti stranieri, non solo ai “cittadini”.

Impresa difficile perché il lavorismo ha una presa ideologica anche nei quadri dirigenti sindacali, Cgil compresa. Qualche cambiamento c’è stato negli ultimi sei o sette anni nella Fiom e nella Flc, ma il reddito non è mai diventato un argomento di discussione dirimente nel sindacato, a cominciare dalla “Carta dei diritti del lavoro” che la Cgil sostiene con i referendum contro i voucher e sugli appalti. Senza contare che la confederazione sindacale sostiene una proposta di “reddito di inclusione sociale” (Reis), una misura parziale e non universalistica contro la povertà, e non un reddito di base a sostegno della persona vulnerabile nel mercato del lavoro nella società finalizzata al libero e autonomo sviluppo della sua dignità sociale, umana e professionale.

In questa confusione politica e ideologica la battaglia è feroce. A sinistra, tra i Cinque stelle e Renzi non si faranno prigionieri. Chi sta perdendo sono milioni di persone la cui vita migliorerebbe con una riforma universalistica del Welfare familistico, lavorista, burocratico e anacronistico come quello italiano. Gli unici, ad oggi, che sostengono una prospettiva di “reddito minimo garantito” sono in parte in Sinistra Italiana, Possibile di Civati o parte di Rifondazione Comunista, le reti dei movimenti e dei centri sociali, la rete dei Numeri Pari (composta da Libera, Cnca, Rete della Conoscenza, Roma Social Pride), il Basic Income Network-Italia. Molto interesse desta la proposta di “reddito di autodeterminazione” avanzata dal movimento Non una di meno. La novità più interessante nella politica degli ultimi tempi porterò questa rivendicazione in piazza nello sciopero delle donne del prossimo 8 marzo. Queste posizioni che potrebbero evolvere verso un vero reddito di base universale. Una parte ancora poco visibile politicamente, a cui bisognerebbe chiedere più coraggio e azione politica per sfuggire alla tenaglia ideologica del pauperismo, del miserabilismo e di un’equivoca, nostalgica e acritica idea “socialdemocratica” dello stato che oggi unisce lavoristi di destra e di sinistra.

Una precedente campagna sul reddito di dignità, sostenuta da Libera e da centinaia di associazioni e movimenti, è stata cannibalizzata dagli opportunismi dei lavoristi. Il governatore della Puglia Michele Emiliano ha stravolto quella proposta spuria (una forma di reddito minimo garantito) in un sussidio di ultima istanza per i poverissimi con famiglie numerose, sottoponendoli alle condizioni di un workfare ispettivo che prevede penalizzazioni per chi non accetta una manciata di euro in cambio di lavori socialmente utili. Emiliano ha chiamato questa proposta “reddito di dignità”. Uno scippo che ha mostrato la debolezza politica delle istanze che chiedono in Italia una forma di dignità e giustizia sociale. Il consenso per una misura come il reddito resta tuttavia, potenzialmente, molto ampio nel paese. Per questo non dovrebbe restare confinato nei limiti di uno spazio politico ultra-identitario e altrettanto incerto, e infinitamente condizionabile da una duplice dialettica: quella distruttiva pd-centrica oppure quella neutralizzante dei Cinque Stelle.

In questa prospettiva bisogna liberare il campo da un equivoco. Il discorso sul reddito di base non è una prerogativa della Silicon Valley, né tanto meno dei liberisti alla Milton Friedman. Di sganciamento del reddito dal lavoro, e di riforma del Welfare, si parla perlomeno dagli anni Settanta in Italia, in Germania e nella sinistra europea più avanzata. Senza contare che un reddito di base non esclude il lavoro, ma libera il soggetto dal suo ricatto, per un libero sviluppo della sua personalità. Un’antica aspirazione del Marx teorico della “forza lavoro” e non del “lavoro”, come ritengono i lavoristi che hanno del marxismo un’immagine umanistica, smithian-ricardiana e certamente non comunista. Da un altro punto di vista, altrettanto radicale, di recente Stefano Rodotà ha proposto la formulazione di un diritto fondamentale al reddito che ha chiamato diritto universale di esistenza. Un diritto che oggi può strutturare ogni proposta alternativa di tipo politico, economico, sociale ed esistenziale al di là della fascinazione acritica per gli automatismi della Silicon Valley in cui è caduta la sinistra non lavorista.

Sostenere che il reddito di base è una proposta neoliberista è dunque un falso storico usato dai lavoristi che parlano di “piena occupazione”. Dire che Milton Friedman propone forme di distribuzione estranee al rapporto di lavoro, è altrettanto insignificante quanto sottolineare l’affezione dei fascismi per la piena occupazione. Quella dei neoliberisti è solo una delle possibili varianti del reddito di base. Non certo l’unica.

Una volta messo in ordine il quadro teorico e storico, è giunto il momento di un’iniziativa politica autonoma sul reddito. Non è mai troppo tardi.

***qui e qui le differenze tra reddito minimo garantito, reddito di inclusione sociale, reddito di povertà e reddito di base universale

*** Come si finanzia un reddito minimo in Italia (dati Istat)

 

Roberto Ciccarelli

Fonte: https://ilmanifesto.it

Link. https://ilmanifesto.it/storia/perche-renzi-odia-il-reddito-di-cittadinanza-e-propone-il-lavoro-di-cittadinanza/

27.02.2017

Pubblicato da Davide

  • redfifer

    Che Renzi e la sinistra siano due cose dissimili è una certezza, ma che prenda voti da coloro che si definiscono compagni lasciandosi fregare da un istrione, significa che la sinistra odierna tra capipopolo e popolo è FINITA. R.I.P.

  • AlbertoConti

    Tutto quello che tocca renzi diventa merda, questo è un dato empirico, e solo i peggiori ipocriti riescono ancora a fingere di non saperlo.
    Ci si può scommettere, praticamente con zero rischio di smentita, che se andasse in porto questa sua ultima proposta diventerebbe in pratica il suo contrario, cioè un’ulteriore distruzione di posti di lavoro. Non ci curiam di lui, non ne vale la pena, passiamo oltre.
    Questo è il momento, per il nostro Paese, di invertire la rotta e cominciare a ricreare i posti di lavoro perduti, ed altri ancora, tenendo conto di un relativismo europeo assai più importante, nei numeri, del relativismo epocale della rivoluzione tecnologica basata sull’automazione dei processi produttivi. Chi non credesse più alle potenzialità, di questi tempi, di un qualche neo-keynesismo classico, si accontenti piuttosto di un qualche altro neo-trumpismo inedito, o a qualunque altra ideologia sottostante ad una politica dei fatti, con finalità semplici e chiare: riprendersi il meglio dei tempi migliori, stroncati più che interrotti a suon di colpi di stato non dichiarati dalle intellingence e dalle caste corrotte ad esse sottoposte. Ribaltiamo il ribaltato, recuperando verità: non sono razziste le vittime del razzismo, ma i loro carnefici; non è bello il privatistico individualista, ma è bello il senso del sociale difeso e sostenuto da uno Stato che non sia tanto universale e totalitario, quanto piuttosto identitario del proprio popolo, economicamente e culturalmente, motore di riequilibrio sociale e di primazia dei valori comuni, superiori alla mera rilevanza finanziaria, altrimenti la politica continerà a morire in un deserto di barbarie.
    Questi sono i “lavori socialmente utili”, quelli che generano benessere diffuso, altro che pruriti individualistici in un mare di egoismi del “si salvi chi può”.
    Via i renzi e le banche americane (ed anche i soldati e le loro armi di distruzione di massa, di conseguenza) e via libera all’ingegno ed alla buona volontà, che non sono mai mancati e che soli ci restituirebbero “competitività”, se di questo dovessimo ancora occuparci a causa di popoli ancora soggiogati al medioevo “liberistico”.

    • Carino, questo intervento, certo, se fosse scritto in italiano sarebbe comprensibile ai più. La sintesi, questa sconosciuta.

    • ALG

      In linea di principio concordo con queste osservazioni anche se la discussione si sposta sempre su un piano del tutto secondario. Il vero problema non è il lavoro ma il denaro. Quel che manca non è il lavoro, di lavoro ce ne sarebbe da svolgere e tanto, per tutti (gestione del territorio e delle infrastrutture, nel sociale, anche sotto casa….). Di competenze poi ce ne sono da vendere, un sacco di gente capace, magari con un sacco d’esperienza in qualche campo ed ora lì ferma a casa a girarsi i pollici. Perché? Solo perché non ci è permesso accedere al denaro che è un semplice strumento per misurare in modo equo gli scambi di beni e servizi tra le persone. Bisogna guardare alla Luna e non il dito che la indica. Il vero problema è sistema bancario/finanziario che induce questa fasulla scarsità di denaro circolante (perché di accumulato, inoperoso nelle borse ce ne sono montagne… e lì diventa tossico!).
      La questione è quindi di tornare a far circolare tutta quella massa di moneta che come sangue farebbe tornare in vita questo moribondo tessuto sociale. Ed allora il lavoro rifiorirebbe. Non serve spingere l’uomo a lavorare con la forza o con il ricatto La stragrande maggioranza se potesse seguire le sue aspirazioni, senza essere soverchiati da schiavismi più o meno mascherati, lavorerebbe molto volentieri anche gratis (guardate quanta gente fa volontariato…) Il denaro non dovrebbe aver NULLA A CHE FARE CON IL PROPRIO LAVORO.
      Il denaro dovrebbe finire nelle tasche delle persone indipendentemente dal lavoro che svolgono, ma solo per il fatto di esistere.
      Tra l’altro il reddito di cittadinanza è l’unico vero sistema per drenare il denaro dagli ambiti in cui accumula in eccesso. Quindi dice il falso chi sostiene che il denaro manca in assoluto.

  • PietroGE

    Follie da campagna elettorale. Faccio presente che il governo ancora non sa dove prendere i soldi per la manovra richiesta dall’Europa di 3,4 miliardi, mentre il costo del reddito di cittadinanza e di questa proposta di lavoro di cittadinanza viene stimato attorno ai 30 – 35 miliardi. Volete veramente creare possibilità di lavoro? 1. Rilanciare la produzione industriale mettendo dazi sulle merci prodotte altrove 2. La priorità agli italiani per il lavoro e fine dell’immigrazione. Se è si arrivati a comprendere che il lavoro scarseggerà a causa dell’automazione come mai non si capisce che si deve chiudere l’immigrazione? Appunto, perché queste sono follie da campagna elettorale.

  • marco schanzer

    Siete passati dal picco dell’articolo di “Alceste” , a questa IMMONDA SPAZZATURA , tipica della politica ostruzionista che paralizza questo paese . Il RDC e’ un ossimoro ( finanziare il popolo , seppur la finanza serva a schiavizzare il popolo ) e il RDC grilletto e’ una trappola per ingabbiare la classe operaia . L’inesistente , e quindi ingiudicabile LDC , ha il potenziale di produrre cultura , ricchezza reale , una economia sociale , e come dice Renzi : dignita’ . Ora , a forza di criticare le cose buone , le profezie pessimiste si autorealizzano . Avete massacrato le parole piu’ nobili concepite dall’umanita’ . Se , invece , rispettabilmente , lavoraste a promuoverle…si potrebbero realizzare in positivo .

    • Revenge

      ORA UN ESAGERA’ IL RDC C VOLE

  • Truman

    La proposta di Renzi mi fa tornare in mente la Cina ed i suoi laogai. Da wikipedia:

    “Il termine laogai (abbreviazione di laodong gaizao, in cinese “riforma attraverso il lavoro”) si riferisce, propriamente, a una particolare forma di lavoro forzato della Repubblica Popolare Cinese. Il termine è anche usato in modo generalizzato per indicare le diverse forme di lavoro forzato previste dal sistema giuridico e carcerario cinese, che include anche il laojiao (“rieducazione attraverso il lavoro”) e il jiuye (letteralmente “personale addetto al lavoro forzato”, ma viene da alcuni considerato una forma indiretta di reclusione). Lo stesso termine laogai, in senso invece restrittivo, viene talvolta usato per indicare un campo da lavoro. Secondo un’indagine del 2008 della Laogai Research Foundation, nella Repubblica Popolare Cinese sono presenti 1422 laogai.”

  • vic

    Qual e’ la differenza tra il lavoro di cittadinanza ed il principio di milizia?
    Qui in Svizzera il “lavoro di cittadinanza” c’e’ qua e la’, ma senza quella denominazione roboante che fa tanto chic. Per esempio nel servizio militare, obbligatorio per chi lo deve fare e per chi sceglie di farlo (le donne per esempio). Ma di servizio militare il cittadino normale non ci puo’ campare, tant’e’ che quando va a fare servizio militare riceve due tipi di indennita’: quella del “lavoro di cittadinanza”, come si dice in questo post, piuttosto ridicola, ci compri una birretta al giorno e quella vera, che equivale al tuo stipendio normale. Infatti se presti “lavoro di cittadinanza” sul tuo posto di lavoro usuale non ci sei.

    Altre forme di “lavoro di cittadinanza” e’ l’esercizio della politica, per il comune, il cantone o la nazione. Anche qui c’e’ un indennizzo stile “lavoro di cittadinanza”. Un deputato al Gran consiglio cantonale (il parlamento) con le indennita’ di presenza percepite e altre bazzecole non ci puo’ campare, tanto meno mantenere una famiglia. Pero’ lavoro di cittadinanza e’. Come risultato collaterale, si forma una classe politica “di cittadinanza”, forse e senza forse un po’ migliore degli sbruffoni alla Renzi (in linea generale, perche’ gli sbruffoni stanno ovunque, e i polli che li votano pure).

    Metterei nella categoria “lavoro di cittadinanza” pure il servizio civile ed anche quello di pompiere. Quest’ultimo viene esercitato in due modi: ci sono i pompieri professionisti e ci sono quelli “su chiamata”.

    Non parliamo poi del volontariato, che viene esercitato in vari ambiti.

    Aho’ Renzi, l’acqua calda stai scoprendo!

  • vocenellanotte

    Il reddito di cittadinanza tra gli interventi statali nel campo della inclusione sociale, del sostegno al reddito, all’incoraggiamento, ecc., è sicuramente la politica preferibile. In un certo qual modo lo Stato riconosce il proprio fallimento e (si spera) cercherà di correggere le proprie politiche.
    Il lavoro di cittadinanza è tutto il contrario, cioè uno Stato che non riconosce il proprio fallimento, anzi fa motivo di orgoglio l’esclusione di alcuni propri cittadini (figli) e vuole nascondere la propria viltà e sottomissione ai gruppi di potere esteri.

  • Teopratico

    L’articolo è noioso nel suo lessico anacronistico mentre il tema del lavoro, del reddito e della dignità di ogni uomo sembra abbandonarsi a una realtà (post) contemporanea ormai distopica dove le masse sono viste, e lo stanno diventando, come insiemi di sub -umani a cui bisognerà cambiare pure i pannoloni di questo passo. Non è solo l’automatismo delle industrie il problema, molto spesso si fabbricano oggetti inutili o dannosi per esempio, ma la scomparsa dei mestieri piuttosto, specialmente in Italia. Per esempio ho un amico orologiaio che decenni fa ha studiato presso un istituto tecnico il mestiere di riparatore di orologi. Non tutti i suoi compagni hanno poi svolto quel lavoro, ma molti si. Ebbene gli ho chiesto se oggi esiste ancora quell’indirizzo da orologiaio, mi ha detto di no, eppure di richiesta ce n’è moltissima ma gli artigiani, come in tutti i campi, sono pochissimi nella capitale.

  • gix

    Il “lavoro di cittadinanza” chissà perché ricorda qualcosa del tipo “il lavoro rende liberi”…ma lasciamo perdere. Certo da uno come il bomba non ci si poteva aspettare altro che una proposta del genere, sennò chi lo spiega ai poteri forti che la gente, col reddito di cittadinanza potrebbe anche impiegare del tempo a non ammazzarsi con lavori insulsi e di sfruttamento. Pensa te, con il reddito di cittadinanza, che peraltro rimarrebbe insufficente per una vita che vada poco oltre il semplice sostentamento, ci sarebbe persino spazio per provare ad elevarsi socialmente e, scandalo, persino spiritualmente. Ma col lavoro di cittadinanza questo pericolo non si corre: se serve, il popolo sarà mandato a scavare buche e poi richiuderle. Il supremo trionfo della classe padrona, lo sfruttamento fine a se stesso del lavoratore.

    • Arcadia

      grande 😉

  • Roberto Giuffre`

    Anche se Renzi mi disgusta anche io sono d’accordo al lavoro di cittadinanza o meglio ai programmi di Job Guarantee o lavoro garantito con lo Stato che faccia da datore di lavoro di ultima istanza.
    La ricchezza di un paese proviene dal lavoro dei suoi cittadini, da cosa questi sono in grado di fare.
    Se da un lato PMI e manifatturiero sono morti, si possono però impiegare persone per rimodernare tutto l’apparato statale. E migliorare un sacco di servizi.

    Rifare strade, ponti, marciapiedi, ciclabili, ecc.
    Incentivare anche la ristrutturazione di edifici privati.
    Sistemare e potenziare la scuola, una delle cose più importanti di ogni paese.
    Mettere giovani al servizio di persone anziane e non autosufficienti.
    Digitalizzare la P.A. come si deve.

  • Pedro colobi

    Per creare la piena occupazione, serve denaro, libero da interessi, quindi bisogna, dopo aver processato per alto tradimento tutti, ripeto tutti, i politici di professione, riappropriarsi della sovranità monetaria, nazionalizzare tutte le banche, e quindi anche la banca centrale. Perché le banche devono essere private? poi ritornare a che la banca centrale acquisti i titoli di stato invenduti e che il tasso d’interesse sia concordato con il governo. A questo punto penso che sarà facile trovare lavoro per tutti.

  • Sepp

    “”ha sbaragliato la destra social-liberista di Manuel Valls alle primarie
    con questa proposta che è più avanzata rispetto alle posizioni
    neoliberiste espresse da Emmanuel Macron””
    Un altro che crede alla favole della democrazia.

  • natascia

    Voglio fare un’osservazione forse fuori luogo sul volto di Renzi negli ultimi tempi. Lo sguardo perso, l’aspetto decisamente provato ed invecchiato. Un giovane uomo che ha sottovalutato o travisato molte cose e che adesso, forse, vede, capisce e finalmente ha la percezione di quanto subisce.

    • Teopratico

      Dici che si tratta di redenzione? Secondo me ha accusato la batosta del referendum e per un mediocre ma egocentrico come lui non trovarsi più in cima agli scranni e soprattutto mattina e sera in tv è uno shock sicuramente.

  • Revenge

    IDDIO PEPPE INCARNITO GENERATO E NON CREATO DELLA STESSA SOSTANZA DEL TROTA CASALEGGIO DA CUI TUTTO DERIVA!!!11!!!1!!!!
    PEPPISTI CHI SIAMO NOI !?!?!?!11!!!
    NON SONO DEGNO MI PENTO E MI DOLGO MI PENTO E MI DOLGO!!!1!!!!!11!!!!

  • Revenge

    A RAGIONE IL GIORNALISTA LE FORZE DEL MALE COSPIRANO CONTRO IL PROFETA PEPPE !!!111!!!!!1!!!

    IL FIGLIO PREDILETTO TROTA CASALEGGIO CHE PER DIRITTO DIVINO DETIENE LE SORTI DEGLI ANGELI E DEI SANTI NEI DUE GIRONI DEL PARLAMENTO ED E’ SCESO A NOI NOSTRO SIGNORE E NOSTRO RE LI BRUCERA’ TUTTI NELLE FIAMME DELLO STADIO DELLA RAGGI!!!11!!!

  • Revenge

    GLI ANGELI DI MONTECITORIO E I SANTI DI PALAZZO MADAMA GAUDENTI INNEGGIANO AL DIO INCARNITO TROTA CASALEGGIO CHE CI DONA LA GLORIA NEI SECOLI DEI SECOLI IN ALTO I QUORI