Perchè questa campagna di terrore?

Gillian Dymond
off-guardian.org

Al mattino, il mondo è come il mondo dovrebbe essere. In questa parte d’Inghilterra il sole sorge, come previsto per l’inizio di dicembre, intorno alle otto e venti. Appena dopo l’alba mi alzo e inizio la solita routine mattutina, faccio una veloce colazione, mi lavo e per le dieci sono davanti al computer. Le ore scorrono inesorabilmente fino al momento del pranzo. E poi non posso più rimandare il viaggio fino al supermercato.

Andare a fare la spesa è una cosa che, in questo periodo, faccio il meno possibile. Una volta avrei potuto andare e tornare dal centro città più volte nello stesso giorno, senza pensarci su, ma questo era quando potevo passare da casa alla strada senza accorgermene, quando non esisteva un divario così scioccante tra i due luoghi.

Ora è diverso. Ora, al di là dei confini protettivi di casa mia, c’è un universo parallelo, un luogo di rituali e dogmi stravaganti, dove figure mascherate in maniera grottesca si incrociano per strada o, al supermercato, si nascondono dietro simbolici schermi di plastica. Mentre seguo il cammino prescritto tra le corsie del supermarket, al posto della solita musica di sottofondo voci disincarnate mi mettono in guardia su morte e malattie, mi ordinano di proteggere me stessa e gli altri mantenendo le distanze e tenendo per me le mie mortifere esalazioni.

Ci siamo dentro tutti insieme,” proclamano.

In meno di un anno, una qualche maligna necromanzia ha trasformato gli impavidi esseri sociali che un tempo, alla vigilia di Natale, affollavano negozi e caffè in un’infestazione di pericolosi e sovradimensionati germi; oppure, se l’esame scrupoloso dei fatti vi avesse convinti che questo “nuovo coronavirus” non è per le persone moderatamente sane più minaccioso di una brutta influenza, nei folli adepti di un qualche culto apocalittico.

Dal momento che ho passato gli ultimi nove mesi ad esaminare scrupolosamente i fatti, gli occhi che ora mi scrutano da sopra la mascherina di quella donna che, mentre mi avvicino, arretra frettolosamente dietro le scatolette di tonno, mi sembrano quelli di una povera pazza. Ma io sono una miscredente. Non indosso la mascherina della solidarietà. Faccio la spesa il più velocemente possibile e torno di corsa alla sanità mentale della vita domestica.

Però mi tocca combattere anche in casa, perché l’assalto della propaganda continua senza sosta anche qui e solo un divorzio completo dal mondo esterno può fornire un minimo di protezione. Fortunatamente, da quando ho il computer sono fuori dalla portata della televisione programmata, ma, per potermi svegliare con l’accompagnamento di qualche musica piacevole ma poco impegnativa, sopportavo anche la pubblicità saltuaria di Classic FM. Ora che il governo è diventato la prima fonte di reddito dei media, una cosa del genere non è più tollerabile. Chi vorrebbe essere bruscamente risvegliato da insensati scongiuri del tipo “Mani! Faccia! Posto!,” a volte ripetuti due volte in cinque minuti?

È solo un attore!” cerca di calmarmi mio marito, mentre lancio improperi, o peggio, contro la radio. Ma che siano attori o il ministro della sanità, questo lavaggio del cervello è una porcheria. “Non avresti voglia di una bella pubblicità sui divani?,” mi chiede mestamente un’amica, mentre discutiamo dell’acquisizione incrementale di spazi pubblicitari da parte della “nudge unit” governativa. Anche i classici spot pubblicitari di Boots e dei grandi supermercati sono resi nauseanti da rassicurazioni ipocrite sullo “shopping sicuro.” L’unico tipo di shopping sicuro che desidero è uno shopping senza continui richiami al Virus, uno shopping conviviale e senza mascherine, con la possibilità di navigare senza ostacoli in una libreria o di soffermarsi socialmente indistanziati davanti ad una tazza di caffè in un bar affollato.

Perché questa campagna di terrore, ci sarebbe da chiedersi? Perché, nel bel mezzo di una vera e propria pandemia, si dovrebbe incessantemente ricordare alla gente che la morte la segue passo a passo? Che da un momento all’altro il Virus, diffuso dappertutto da qualche super-spargitore passato fugacemente per la strada, potrebbe insinuarsi nel suo corpo – o, peggio ancora, che noi stessi, infetti ma non colpiti, potremmo silenziosamente contaminare una persona cara?

La risposta rapida è che non lo farebbero mai. In una vera pandemia, queste continue percosse mentali sarebbero superflue. Se fuori dalla mia porta infuriasse la peste nera, il governo saprebbe benissimo che non dovrebbe sborsare neanche un centesimo per convincermi a rimanere in casa; probabilmente dovrebbero pagarmi per farmi uscire.

Eppure, questo governo ha comprato la totalità dei media, spendendo milioni, con l’unico scopo, a quanto pare, di martellarci tutti con messaggi di imminente sventura. Invece di calmare le nostre paure con fatti e argomentazioni razionali, hanno ritenuto opportuno inondare l’etere con slogan appositamente studiati per tenere alto il panico, con bugiardi appelli alle emozioni, con dati pretestuosi sui decessi, camuffando intenzionalmente la differenza tra casi e infezioni, utilizzando un test PCR criminalmente inaffidabile e con grafici e modelli informatici (spazzatura in entrata, spazzatura in uscita) accuratamente selezionati per enfatizzare le peggiori eventualità possibili.

E, non contenti di averci sottomesso con una continua dieta di informazioni distorte e incomplete, hanno scatenato la Brigata 77 dell’esercito per trollare gli scambi di idee sui social media e soffocare ogni forma di dissenso – o “disinformazione,” come preferisce chiamarla il governo. L’obiettivo non può che essere quello di incutere il massimo terrore per un virus che, senza tutta questa ingannevole campagna pubblicitaria, difficilmente sarebbe stato notato dalla gente comune.

Perché lo fanno? Ormai devono essere consapevoli del fatto che un numero sempre crescente di stimati ed esperti scienziati contesta le loro politiche, che stanno uccidendo molte più persone di quante ne stiano salvando e che continueranno ad uccidere anche in futuro!

È vero che i non scienziati potrebbero perdersi in tutto il bailamme di informazioni contrastanti che continuano ad arrivare fin da quando siamo stati messi in allarme per la prima volta a febbraio, ma una domanda è fondamentale e di facile risposta: sono i dati sulla mortalità in eccesso per quest’anno significativamente al di sopra della media? Solo un enorme e prolungato scostamento dalla norma indicherebbe la presenza di una nuova malattia sufficientemente mortale, tale da giustificare le misure straordinarie adottate dal governo.

I grafici di Euromomo per il Regno Unito non mostrano un’anomalia del genere. Nell’Irlanda del Nord non c’è mai stato un aumento sostanziale dei decessi totali. Anche nel Galles la mortalità non si è quasi mai discostata dalla norma. La Scozia ha avuto un picco al di sopra della media in primavera, ma, da allora, è rimasta quasi interamente entro i limiti della normalità. Anche la popolosa Inghilterra, nonostante un tasso di mortalità che era salito bruscamente a marzo per poi discendere altrettanto bruscamente a metà giugno, ha passato la maggior parte dell’anno al di sotto della linea di “sostanziale aumento,” con il consueto incremento all’approssimarsi dell’inverno. Un ulteriore grafico su Covid-19 in Proportion? mostra che

I livelli di mortalità del 2019/2020 sono molto simili a quelli del 1999/2000

Sicuramente non è la peste nera e nemmeno l’influenza del 1918. Infatti, uno dei maggiori epidemiologi del mondo, John Ioannidis, ci assicura da tempo che il tasso di mortalità per infezione da Covid-19 è paragonabile a quello di una brutta influenza. La sua prima stima, a marzo, era di un tasso di mortalità nella popolazione generale compreso tra lo 0,05% e l’1,0%, come indicato dall’epidemia sulla nave da crociera Diamond Princess – una conclusione per la quale l’eminente professore era stato ridicolizzato e censurato dai non scienziati di YouTube.

Eppure ora ci viene detto che solo una vaccinazione di massa contro questo virus, tutto sommato abbastanza comune, ci permetterà di ritornare ad una vita normale. Con una dispensa speciale, milioni di dosi di un vaccino non sufficientemente testato sono già in produzione, con la garanzia di non punibilità per Big Pharma o per i medici che avessero chiuso un occhio sul precetto “primo, non nuocere,” nel caso in cui i vaccinati avessero ripercussioni dannose sulla salute o, addirittura, sulla stessa vita.

Ci viene detto che tutti dovremmo accettare, a prescindere, questa panacea sospetta per sconfiggere “il terribile virus;” [il vaccino] è abbastanza sicuro – onestamente, avete la mia parola, dice Matt Hancock. Eppure, a parte gli effetti collaterali, non c’è alcuna garanzia che il vaccino di Pfizer, accolto con giubilo l’8 dicembre dal suo primo, grato destinatario, sia efficace nel prevenire la malattia o la sua trasmissione e, anche se si rivelasse in grado di offrire un certo livello di protezione iniziale, questa potrebbe durare anche solo tre mesi e quindi, presumibilmente, sarebbe necessario ripetere regolarmente l’iniezione.

Che cosa? Iniezioni ripetute! Individui giovani e sani dovrebbero affrontare una vita intera di iniezioni di richiamo contro una malattia pericolosa quasi esclusivamente per vecchi e malati? E se questo non fosse abbastanza folle, ci viene detto che, anche se trasformati in puntaspilli umani, dovremo probabilmente continuare ad indossare la mascherina e tenere a distanza i nostri amici e la nostra famiglia ancora a lungo in futuro: un futuro, pare, di passaporti sanitari e sorveglianza routinaria di massa, se vorremo viaggiare sui mezzi pubblici o, in generale, cercare di vivere oltre la soglia di casa nostra.

Questo, a quanto pare, sarà la Nuova Normalità – ma non preoccupatevi! Dopotutto, vi mettete già automaticamente la mascherina quando uscite di casa, non è vero, e seguite  le strisce direzionali sul marciapiede come fosse una cosa naturale, giusto? E se diventerà troppo fastidioso portarsi dietro la prova della vaccinazione, beh, dovremmo presto essere in grado di offrirvi la comoda alternativa di un microchip impiantato che andrà bene per tutte le evenienze: cartella sanitaria, pagamenti, punteggio di credito sociale …

A volte penso che sarebbe meglio essere uno di questi zombie mascherati. Fiduciosi, obbedienti, vivono in un mondo che, sebbene minaccioso, capiscono e accettano. Per loro è reale. Sanno, senza ombra di dubbio, che una terribile piaga è tra di noi, una pestilenza che minaccia di annientare la specie umana, e sanno che se porteranno le mascherine senza protestare, si laveranno le mani mille volte al giorno e staranno alla larga dagli altri esseri umani, avranno fatto la loro parte per salvare la nazione, e, alla fine, sarà loro concessa la suprema unzione del vaccino; dopo di che, secondo loro, tutto tornerà alla normalità – magari con qualche pista ciclabile e qualche parco eolico in più e un po’ meno lavoro – ma ehi! – cosa importa, quando un governo simpatetico e compassionevole promette a tutti noi un reddito di base universale?

Per quelli come noi non è però così semplice. Quelli come noi devono vivere in un mondo in cui le percezioni personali vengono spietatamente contraddette dalla menzogna prevalente. Guidati dal pensiero razionale e dall’evidenza, sappiamo di non essere a rischio di Covid-19 quest’anno più di quanto non lo fossimo stati negli anni precedenti per uno dei ceppi più aggressivi di influenza, ma, non appena ci avventuriamo nel mondo esterno, tutto contraddice la nostra realtà interiore e, anche se non partecipiamo attivamente alla mascherata collettiva, siamo condannati ad uno stato perpetuo di dissonanza cognitiva, costretti ad acconsentire silenziosamente alla grande illusione che, sotto la direzione del governo, viene messa in scena intorno a noi.

E a quale scopo?

Se fosse mai stato stato possibile ricondurre ad un mero errore tutte le bestialità che si sono succedute dallo scorso mese di marzo, ora non è certamente più il caso. L’argomentazione secondo cui il governo avrebbe semplicemente preso un abbaglio ed ora starebbe cercando di salvare la faccia rincarando la dose, non regge più. Né quella che [il governo] vorrebbe salvare il servizio sanitario nazionale. Il servizio sanitario nazionale è regolarmente sopravvissuto alle influenze stagionali invernali peggiori, quando mettevano i letti nei corridoi e il personale sanitario era sempre di corsa.

Era ovvio fin dall’inizio a chiunque avesse un’istruzione di base e la voglia di verificare i fatti che la chiusura dell’economia sarebbe stata più dannosa di qualsiasi virus. Perché una cosa del genere non è risultata ovvia anche ad un primo ministro con una laurea in Filosofia, Politica ed Economia conseguita ad Oxford, circondato da intere coorti di colleghi e consiglieri dotati di qualifiche altrettanto prestigiose?

Anche dando per scontata una prima ondata di panico, dopo le previsioni isteriche della squadra di indovini dell’Imperial College, sarebbe stato possibile [per il governo] ritirarsi senza perdere troppo la faccia già dopo il primo lockdown, quando molti scienziati dicevano che il pericolo era stato esagerato, che il virus era ormai endemico e che l’immunità di gregge era imminente.

Perché, a giugno, il nostro governo non aveva colto l’occasione di darsi una pacca sulla spalla, annunciando che il lockdown aveva funzionato,  riportandoci tutti alla razionalità con una serie di ovvie precauzioni volontarie, come già si faceva in Svezia?

Modificando un po’ la propaganda il Paese ci avrebbe creduto. Quando ci si mette di mezzo il Team di Analisi Comportamentale, il Paese, a quanto pare, crede a qualsiasi cosa.

Perché, allora, insistere con la totale adesione ai dettami del SAGE [Scientific Advisory Group for Emergencies] e continuare a dare credito alle speculazioni errate di Neil Ferguson, piuttosto che seguire i suggerimenti più equilibrati di Carl Heneghan e Sunetra Gupta?

Il governo aveva invece scelto di alimentare le fiamme della paura con un’intensificazione della propaganda e degli ordini di mascheramento, estendendo il regno del terrore ingiustificato fino all’autunno, quando l’annuale insorgenza di malattie respiratorie aveva iniziato a riempire i letti di degenza, e permettendo la ripresa dei lockdown e del conteggio dei decessi. Una dopo l’altra, le piccole imprese sopravvissute al primo assalto stanno rendendo l’anima e sembra che i nostri governanti non si riterranno soddisfatti finché in Gran Bretagna ogni singolo uomo, donna e bambino non sarà stato gettato nelle braccia dell’assistenzialismo statale e privato.

Queste non sono “teorie della cospirazione.” Questi sono fatti.

Mentre i Paesi di tutto il mondo si suicidano consensualmente in un coro di “Ricostruire Meglio,” cos’è che ha più senso? Scuotere la testa perplessi, sul fatto che così tante nazioni, con un unico accordo, non solo abbiano commesso esattamente gli stessi errori fin dall’inizio, ma stiano ora insistendo, all’unisono, a peggiorare tutti i disastri fatti in precedenza?

O prendere in considerazione la possibilità che una rete di potenti agenzie sovranazionali – banche, corporazioni, ONG – collabori da tempo per dirigere il corso degli eventi mondiali utilizzando funzionari e beneficiari nei governi locali e nazionali e nelle relative burocrazie, e che “il nuovo coronavirus” venga utilizzato per dare la spinta finale ad un’era di global governance” artatamente camuffata: un’era in cui le politiche elaborate da comitati centralizzati e non eletti vengono trasferite direttamente ai capi di Stato eletti nei gusci di quelle che una volta erano nazioni indipendenti, e da questi ritrasmesse ai sindaci e agli amministratori locali per la loro attuazione ed applicazione.

Avevo contratto l’influenza asiatica nel 1957. Anche mia madre: è stata l’unica volta che l’ho vista fare un paio di giorni di assenza dal lavoro. L’infezione si era diffusa in tutto il Paese e decine di migliaia di persone erano morte. Nel 1968 era stata la volta dell’influenza di Hong Kong e anche quella volta il bilancio era stato di decine di migliaia di morti.

In nessuna occasione si era ritenuto necessario distruggere milioni di vite e di mezzi di sussistenza chiudendo il Paese, né si era tentato di terrorizzare i suoi abitanti.Il Covid-19 non è più letale di nessuna di quelle due precedenti infezioni, a meno che non si creda effettivamente che tutti coloro che attualmente vengono descritti come morti “con Covid,” o che muoiono entro 28 giorni da un test positivo, siano effettivamente morti “di Covid.” Mai prima d’ora erano state inflitte alla nazione politiche così distruttive nell’inutile tentativo di eliminare un virus. Mai prima d’ora, a parte in tempo di guerra, la popolazione del Regno Unito era stata sottoposta ad un assalto così oltraggioso da parte della macchina propagandistica del governo.

Traete le vostre conclusioni. Io vado a dar da mangiare alle anatre. Non praticano il distanziamento sociale e non indossano le mascherine.

Gillian Dymond

Fonte: off-guardian.org
Link: https://off-guardian.org/2020/12/13/why-this-campaign-of-terror/
13.12.2020
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org