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Perché la Palestina è ancora il problema

DI JOHN PILGER

counterpunch.org

Quando da giornalista in erba mi recai per la prima volta in Palestina negli anni ’60, alloggiai in un kibbutz. Le persone che incontrai erano instancabili, spiritose e si autodefinivano socialiste. Mi piacevano.

Una sera a cena chiesi di chi fossero le sagome di persone che vedevo in lontananza, oltre il nostro perimetro.

“Arabi”, dissero, “nomadi”. Le parole erano quasi sputate fuori. Israele, dicevano intendendo la Palestina, era stato per lo più una terra desolata e uno dei grandi progetti dell’iniziativa sionista era stata quella di trasformare in zona verde il deserto.

Usarono come esempio il raccolto di arance di Jaffa, esportate in tutto il mondo, quale trionfo sulla natura e sulla noncuranza umana.

Era la prima bugia. La maggior parte degli aranceti e dei vigneti appartenevano ai palestinesi che avevano lavorato il suolo ed esportato le arance e le uve in Europa fin dal XVIII secolo. L’ex città palestinese di Jaffa era conosciuta dai suoi abitanti precedenti come “la casa delle arance tristi”.

Nel kibbutz, la parola “palestinese” non si usava mai. Perché, chiesi. La risposta fu un silenzio imbarazzato.

In tutto il mondo colonizzato, la sovranità reale dei popoli indigeni è temuta da coloro che non possono mai del tutto coprire il fatto, e il crimine, che stanno vivendo su terra rubata.

Il passo successivo è negare l’umanità della gente – come il popolo ebraico sa fin troppo bene. Inquinare la dignità, la cultura e l’orgoglio della gente ne consegue logicamente, come pure la violenza.

A Ramallah, dopo un’invasione della Cisgiordania da parte del defunto Ariel Sharon nel 2002, ho attraversato strade piene di macchine schiacciate e case demolite, per raggiungere il Centro Culturale Palestinese. Fino a quella mattina vi si erano accampati i soldati israeliani.

Mi venne incontro la direttrice del centro, la scrittrice Liana Badr, i cui manoscritti originali si trovavano sparsi e strappati sul pavimento. Il disco rigido contenente la sua narrativa e una biblioteca di drammi e poesie erano stati presi dai soldati israeliani. Quasi tutto era distrutto e insudiciato.

Non un solo libro si era salvato con tutte le pagine; non un singolo nastro master di una delle migliori collezioni del cinema palestinese.

I soldati avevano urinato e defecato sui pavimenti, sulle scrivanie, sui ricami e sulle opere d’arte. Avevano spalmato le feci sui dipinti dei bambini e scritto – con la merda – “Nato per uccidere”.

Liana Badr aveva le lacrime agli occhi, ma rimaneva indomita. Disse: “Rimetteremo tutto a posto”.

Ciò che più fa infuriare quelli che colonizzano e occupano, rubano e opprimono, vandalizzano e contaminano è il rifiuto delle vittime di assecondarli. E questo è il tributo che tutti dovremmo pagare ai palestinesi. Si rifiutano di abbassare la testa. Tirano avanti, aspettano – finché è ora di combattere nuovamente. E lo fanno persino quando chi li governa collabora con gli oppressori.

Nel bel mezzo del bombardamento israeliano di Gaza del 2014, il giornalista palestinese Mohammed Omer non smise mai di comunicare. Lui e la sua famiglia furono colpiti; lui si accodò per cibo e acqua e li portò tra le macerie. Quando lo chiamavo, potevo sentire le bombe fuori dalla porta di casa sua. Si è rifiutato di abbassare la testa.

Gli articoli di Mohammed, illustrati da fotografie esplicite, sono stati un modello di giornalismo professionale che ha svergognato i reportage conformi e vili del cosiddetto mainstream in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. La nozione di obiettività della BBC – che amplifica miti e menzogne delle autorità, una pratica di cui è orgogliosa – viene ogni giorno smascherata da gente come Mohamed Omer.

Sono più di 40 anni che testimonio il rifiuto del popolo della Palestina di compiacere i loro oppressori: Israele, Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione Europea.

Dal 2008 solo la Gran Bretagna ha concesso permessi per l’esportazione di armi e missili, droni e fucili da cecchino in Israele per il valore di 434 milioni di sterline.

Coloro che, senza armi, si sono ribellati a tutto questo, quelli che si sono rifiutati di abbassare la testa, sono tra i palestinesi che ho avuto il privilegio di conoscere: il mio amico, il defunto Mohammed Jarella, che lavorava per l’agenzia delle Nazioni Unite UNRWA, che nel 1967 mi mostrò un campo profughi palestinese per la prima volta. Era una gelida giornata invernale e gli scolari erano scossi dal freddo. “Un giorno…” mi disse. “Un giorno…”

Mustafa Barghouti, la cui eloquenza rimane indiscussa, che descrisse la tolleranza che esisteva in Palestina tra ebrei, musulmani e cristiani fino a quando, mi disse, “i sionisti hanno voluto uno stato a spese dei palestinesi”.

La dottoressa Mona El-Farra, medico a Gaza, il cui obiettivo era di raccogliere fondi per la chirurgia plastica di bambini sfigurati da pallottole e da schegge di proiettili israeliani. Il suo ospedale fu raso al suolo dalle bombe israeliane nel 2014.

Il dottor Khalid Dahlan, psichiatra, le cui cliniche per bambini a Gaza – bambini resi quasi pazzi dalla violenza israeliana – erano oasi di civiltà.

Fatima e Nasser sono una coppia la cui casa si trovava in un villaggio vicino a Gerusalemme designato come “Zona A e B”, il che significa che la terra è stata dichiarata per soli ebrei. I loro genitori vi avevano vissuto; i loro nonni vi avevano vissuto. Lì oggi i bulldozer stanno costruendo strade per soli ebrei, protetti da leggi per soli ebrei.

Era passata la mezzanotte quando Fatima, incinta del secondo figlio, accusò dolori di parto. Il bambino era prematuro. Quando arrivarono ad un posto di blocco, con l’ospedale in vista, il giovane soldato israeliano disse che avevano bisogno di un altro documento.

Fatima stava sanguinando copiosamente. Il soldato, ridendo, imitava i suoi gemiti, poi disse: “Andate a casa”. Il bambino nacque lì, in un camion. Era blu dal freddo e presto, senza cure, morì di ipotermia. Il nome del bambino era Sultan.

Per i palestinesi, queste sono storie note. La domanda è: perché non sono note a Londra e Washington, Bruxelles e Sydney?

In Siria, una recente causa per diffamazione – una causa alla George Clooney – è foraggiata generosamente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, nonostante i beneficiari, i cosiddetti ribelli, siano dominati da fanatici jihadisti, il prodotto dell’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq e della distruzione della moderna Libia.

Tuttavia, la più lunga occupazione e resistenza dei nostri tempi non è riconosciuta. Quando le Nazioni Unite improvvisamente si svegliano e definiscono Israele uno stato dove vige l’apartheid, come è avvenuto quest’anno, tutti s’indignano – ma non contro uno stato il cui “scopo principale” è il razzismo, ma contro una commissione ONU che ha osato rompere il silenzio.

“La Palestina”, affermava Nelson Mandela, “è la più grande questione morale del nostro tempo”.

Perché questa verità è soppressa, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno?

Su Israele – lo stato dell’apartheid colpevole di crimini contro l’umanità e di aver infranto più leggi internazionali di chiunque altro – il silenzio persiste tra coloro che sanno e il cui compito è quello di dire le cose come stanno.

Su Israele, il giornalismo è così intimidito e controllato da un pensiero unico che richiede il silenzio sulla Palestina mentre il giornalismo corretto è diventato dissidenza: una metafora metropolitana.

Una sola parola – “conflitto” – consente questo silenzio. “Il conflitto arabo-israeliano”, declamano i robot leggendo il telesuggeritore. Quando un giornalista veterano della BBC, un uomo che conosce la verità, si riferisce a “due narrazioni”, la stortura morale è completa.

Non c’è conflitto, né due narrazioni, con le loro ragioni morali. C’è un’occupazione militare imposta da una potenza nucleare sostenuta dal potere militare più grande sulla terra; e c’è un’ingiustizia epica.

La parola “occupazione” può essere vietata, cancellata dal dizionario. Ma la memoria storica della verità non può essere bandita: l’espulsione sistemica dei palestinesi dalla loro patria. “Piano D” gli israeliani lo chiamarono nel 1948.

Lo storico israeliano Benny Morris racconta come a David Ben-Gurion, primo primo ministro Israeliano, sia stato chiesto da uno dei suoi generali: “Cosa dobbiamo farne degli arabi?”

Il primo ministro, scrive Morris, “fece un gesto energico e dispregiativo con la sua mano”. “Scacciateli!” disse.

Settant’anni dopo, questo crimine è cancellato nella cultura intellettuale e politica dell’Occidente. O è discutibile o semplicemente controverso. Giornalisti profumatamente pagati accettano di buon grado i viaggi governativi israeliani, l’ospitalità e l’adulazione, e poi sono aggressivi nelle loro proteste di indipendenza. Il termine “utili idioti”, fu coniato per loro.

Nel 2011 mi colpì la facilità con cui uno dei più acclamati scrittori britannici, Ian McEwan, un uomo immerso nel bagliore dell’illuminazione borghese, accettò il “Jerusalem Prize” per la letteratura nello stato dell’apartheid.

McEwan sarebbe andato a Sun City nel Sud Africa dell’apartheid? Anche lì danno via premi, con tutte le spese pagate. McEwan giustificò il suo atto con alcune parole subdole sull’indipendenza della “società civile”.

Propaganda – come quella che McEwan ha elargito, con la simbolica bacchettata sulle mani dei suoi ospiti felici – è un’arma per gli oppressori della Palestina. Come lo zucchero, oggi si insinua dappertutto.

Comprendere e analizzare punto per punto la propaganda di stato e culturale è il nostro compito più importante. Stanno facendoci marciare al passo dell’oca verso una seconda guerra fredda il cui obiettivo finale è quello di sottomettere e balcanizzare la Russia e intimidire la Cina.

Quando Donald Trump e Vladimir Putin hanno parlato privatamente per più di due ore alla riunione del G20 ad Amburgo, a quanto pare sulla necessità di non combattere tra di loro, gli obiettori più vociferi sono stati coloro che avevano sequestrato il liberalismo, come lo scrittore politico sionista del Guardian.

“Non c’è da meravigliarsi che ad Amburgo Putin sorridesse”, ha scritto Jonathan Freedland. “Sa di aver raggiunto il suo obiettivo principale: rendere nuovamente debole l’America”. Aggiungere il sibilo del malvagio Vlad.

Questi propagandisti non hanno mai conosciuto la guerra, ma amano il gioco imperiale della guerra. Ciò che Ian McEwan chiama “società civile” è diventato una ricca fonte di propaganda correlata.

Prendiamo un termine spesso usato dai tutori della società civile – “diritti umani”. Come un altro nobile concetto, “democrazia”, “diritti umani” è stato quasi del tutto svuotato del suo significato e del suo scopo.

Come il “processo di pace” e la “road map”, i diritti umani in Palestina sono stati sequestrati dai governi occidentali e dalle ONG aziendali che loro stessi finanziano e che pretendono di avere un’autorità morale idealista.

Perciò, quando Israele è chiamato dai governi e dalle ONG a “rispettare i diritti umani” in Palestina, non succede nulla, perché tutti sanno che non c’è niente da temere; nulla cambierà.

Guardate al silenzio dell’Unione Europea, che fa i comodi di Israele, mentre si rifiuta di mantenere i propri impegni nei confronti del popolo di Gaza, come quello di tenere aperto un corridoio vitale al confine con la frontiera di Rafah: una misura accettata come parte del suo ruolo nella cessazione dei combattimenti nel 2014. Un porto marittimo per Gaza, un progetto concordato da Bruxelles nel 2014, è stato abbandonato.

La commissione ONU che ho citato – il cui nome completo è la Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite per l’Asia occidentale – ha descritto Israele come, e cito, “progettato per lo scopo principale” di discriminazione razziale.

Milioni lo capiscono. Quello che i governi di Londra, Washington, Bruxelles e Tel Aviv non possono controllare è che l’umanità, di base, sta cambiando forse come mai prima.

Le persone in tutto il mondo sono in fermento e sono più consapevoli che mai, a mio avviso. Alcuni sono già in aperta rivolta. L’atrocità della Torre di Grenfell a Londra ha unito le comunità in una vibrante resistenza quasi a livello nazionale.

Grazie ad una campagna popolare, l’autorità giudiziaria sta oggi esaminando le prove per un possibile procedimento penale nei confronti di Tony Blair per crimini di guerra. Anche se questo dovesse fallire, è uno sviluppo cruciale, che demolisce un’altra barriera tra il pubblico e il suo riconoscimento della natura vorace dei crimini del potere di stato – il sistematico spregio per l’umanità perpetrato in Iraq, nella Torre di Grenfell, in Palestina. Quelli sono i puntini in attesa di essere collegati.

Per la maggior parte del XXI secolo, la frode del potere aziendale che si fingeva democrazia è stata dipendente dalla propaganda della distrazione: in gran parte per il culto del “me-ismo” progettato per disorientare il nostro senso di guardare agli altri, di agire insieme, di giustizia sociale e internazionalismo.

Classe, genere e razza sono stati dilaniati. Il personale è diventato il politico e i media il messaggio. La promozione del privilegio borghese è stata presentata come politica “progressiva”. Non lo era. Non lo è mai. È la promozione del privilegio e del potere.

Tra i giovani, l’internazionalismo ha trovato un nuovo e vasto pubblico. Guardate al sostegno per Jeremy Corbyn e l’accoglienza che il circo del G20 ha ricevuto ad Amburgo. Nel capire la verità e gli imperativi dell’internazionalismo e nel rifiutare il colonialismo, possiamo comprendere la lotta della Palestina.

Mandela affermava: “Sappiamo fin troppo bene che la nostra libertà è incompleta senza la libertà dei palestinesi”.

Nel cuore del Medio Oriente c’è la storica ingiustizia in Palestina. Fino a quando non si risolve, dando ai palestinesi la loro libertà e patria, ed uguaglianza di fronte alla legge di israeliani e palestinesi, non ci sarà pace nella regione, o forse da nessuna parte.

Quello che Mandela intendeva dire è che la libertà stessa è precaria, finché i governi potenti possono negare la giustizia ad altri, terrorizzare gli altri, imprigionare e uccidere gli altri, nel nostro nome. Israele capisce di certo la minaccia che un giorno potrebbe dover essere normale.

Ecco perché il suo ambasciatore in Gran Bretagna è Mark Regev, conosciuto ai giornalisti come un propagandista professionista e perché l'”enorme bluff” delle accuse di antisemitismo, come lo ha chiamato Ilan Pappe, è riuscito a scoordinare il partito laburista e minare Jeremy Corbyn come leader. Il punto è che non ci è riuscito.

Ora gli eventi si muovono con rapidità. La notevole campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) sta avendo successo, giorno per giorno; paesi e città, sindacati e organismi studenteschi la stanno avallando. Il tentativo del governo britannico di limitare i comitati locali nel far valere il BDS è fallito nei tribunali.

Queste non sono parole al vento. Quando i palestinesi sorgeranno di nuovo, e lo faranno, forse non ci riusciranno in un primo momento – ma infine ci riusciranno, se noi capiremo che loro sono noi e noi siamo loro.

 

John Pilger

Fonte: www.counterpunch.org

Link: https://www.counterpunch.org/2017/07/11/why-palestine-is-still-the-issue/

11.07.2017

 

Tradotto per Comedonchisciotte  a cura di GIANNI ELLENA

 

Questa è una versione abbreviata dell’intervento di John Pilger all’Expo Palestinese di Londra l’8 luglio 2017.

 

 

Pubblicato da Davide

  • Holodoc

    Alla lista riportata nell’articolo aggiungerei il nostro Vittorio Arrigoni, volontario morto ammazzato in Palestina, il cui motto era “keep human”, restiamo umani.

    • Mario Vincenti

      E’ anche ovvio : Regeni era una spia al soldo degli inglesi.

  • Tonguessy

    Quello che si nota in questo articolo (peraltro ben scritto) è che quel poco che si muove contro l’imperialismo israeliano è occidentale. Nessun cenno a paesi o movimenti arabi in sostegno alla Palestina. Sembra che la questione palestinese sia una problematica interna alla nostra cultura e non interessi minimamente i paesi “fratelli” confinanti. Il che è vero a metà, basti pensare agli hezbollah così temuti da israele e finanziati dall’Iran. Certo è che anche l’Egitto sembra giocare a favore di Israele, avendo chiuso dei passaggi giudicati critici che favorivano minimamente i palestinesi. Insomma la mia domanda è: ma perchè l’Occidente (che pure ha le sue responsabilità) deve sentirsi responsabile in toto di quanto accade in Palestina mentre i paesi arabi (molto più affini per tradizioni e cultura) non lo sono? Inoltre: perchè Tony Blair viene incriminato (giustamente) per crimini di guerra mentre Netanyahu no?

    • Tipheus

      Perché gli arabi, nonostante tutto, qualche governo che ha condannato pubblicamente Israele ce l’hanno. E qualcuno ha pagato con la vita queste posizioni.
      Quando l’ONU condanna Israele, di solito i paesi arabi votano a favore, gli Europei si astengono e gli USA votano contro e mettono il veto. Questo fa la differenza.
      Israele controlla la NATO. E noi siamo responsabili, sì, siamo responsabili di essere felicemente controllati dai sionisti. Non scrolliamoci di dosso una responsabilità che abbiamo.
      Solo il Vaticano, ma solo fino a G.P.II ha tenuto duro, non riconoscendo Israele.
      Poi anche per loro sono diventati i “fratelli maggiori” (bufala pazzesca, anche da un p.di vista teologico). Questo è l’occidente. Facciamocene una ragione.

      • Annibale Mantovan

        Il potere che hanno gli ebrei come popolo in giro per il mondo è enorme, direi assoluto. Anche se divisi in varie “correnti” al loro interno sono invece uniti nell’ essere contro gli altri e questo li porta ad avere un potere legislativo (6 anni di carcere a chi mette in discussione l’ olocausto), potere mediatico (Hollywood + il 90% dei media ordinari in mano agli ebrei), potere finanziario (le grandi banche) e potere militare con il più grande esercito sotto il loro comando (USA-NATO). Come se non bastasse hanno anche colonizzato il WEB….e se qualcuno di temerario osa rompergli i maroni si muove pure il Mossad o la CIA. Perfino il Vaticano teme gli ebrei…(non mi spiego altrimenti le dimissioni di Ratzinger e l’ elezione di Bergoglio). Da quel che so sono circa 30 mln di uomini sparsi in giro per il mondo. Il dato che mi manca è il reddito medio procapite…(nessuno pubblica ste cose) ma, possiamo tranquillamente presumere che siano di gran lunga i più ricchi del pianeta…Di cosa vogliamo discutere! Poveri palestinesi, è toccato a loro. Magari la corona britannica un secolo fà volle disfarsi del problema e li “cacciò” inventandosi Israele. Venezia risolse il problema con un ghetto. Certo, da che mondo è mondo chi dimora nel castello qualche problema lo crea!

      • Annibale Manstretta

        Più che una bufala pazzesca è un insulto alla Ragione e al buon senso: basta leggere cosa dice Gesù nel Vangelo degli ebrei che rifiutano il suo insegnamento (“Figli del diavolo, sinagoga di Satana, mi avete conosciuto e mi avete odiato”). Ma pare che il Vangelo, la Ragione e pure la logica aristotelica tra i papi e i cardinali non siano più di moda.

        • Mario Vincenti

          Lo hanno fatto pure crocefiggere se e’ per questo, ma uno che sosteneva di essere il figlio di Dio era abbastanza megalomane………….

    • cavallo pazzo

      Beh i sionisti si fanno scudo della famigerata “risoluzione ONU di spartizione”. E’ quello che tiene in piedi tutto lo staterello criminale. Chi gliela ha fornita ai sionisti questa presunta pezza legale?

      • fastidioso

        la valigia da 2 milioni di dollari data a Truman…
        che..non lo sapevi ?

      • Antonio XV

        Guarda che non è proprio così… Adesso cito a memoria, ma puoi controllare tu stesso cercando in Alan Hart… La famosa risoluzione di cui parli avrebbe dovuto essere approvata dal Consiglio di Sicurezza per essere vincolante… Non è mai avvenuto. Pertanto la validità giuridica, per così dire, è la stessa di tutte le risoluzione di condanna di Israele da parte dell’Assemblea, irrise da Israele perché non “vincolanti”… L’unica alla quale non irride è quella che le ritorna comodo… Quella sciagurata risoluzione è a mio avviso illegittima sotto diversi punti di vista: formale, per il motivo detto, e sostanziale perché l’ONU non aveva nessun titolo a operare la spartizione di un paese quale che sia…

        • cavallo pazzo

          Figurati se io ritengo legittima una simile porcata coloniale. Purtroppo viene riconosciuta come legittima.

          • Antonio XV

            Non mi sono spiegato, e ti cerco io il link, se lo trovo… Ecco: «’opzione preferita e proposta dagli Stati Uniti consisteva in una temporanea Amministrazione Fiduciaria da parte dell’ONU. Ma mentre tale dibattito dell’Assemblea Generale era ancora in corso, Israele dichiarò UNILATERALMENTE la propria esistenza (maggio ’48) – senza l’approvazione della controparte e in aperto contrasto con il volere della comunità internazionale costituita, compreso il governo Truman.
            L’affermazione
            dei sionisti, che Israele abbia ricevuto per mano dell’ONU il proprio
            certificato di nascita e quindi la legittimità ad esistere come Stato, è
            in realtà mitologia e falsità – solo propaganda sionista.» Link:

            https://civiumlibertas.blogspot.it/2010/02/alan-hart-lineamenti-di-storia-del.html

          • Un Dislessico

            Tutto giusto, solo che dimentichi chi fu il primo a riconoscere lo stato di Israele nel 1948, mi sembra che fu URSS di Stalin, e che riconobbe Israele come stato fondatore dell’ONU. L’Italia fu riconosciuta dell’Onu solo nel 1955 (sempre per volontà dell’URSS che non voleva l’Italia)

          • Antonio XV

            Non lo dimentico affatto ed ho letto il relativo libro… Il mio ragionamento però non cambia…

          • Un Dislessico

            Lo stano che si cerca di dimenticare ciò che è scomodo, difetto che hanno chi ragiona a senso unico (vedesi i comunisti e i fascisti che dicono che erano e sono sempre nel giusto)

    • Glock

      I principali paesi arabi che hanno sostenuto la lotta del popolo Palestinese sono stati la Libia, la Siria e l’Iraq. I principali traditori della causa Palestinese sono stati la Giordania e l’Egitto. Il più potente fra i paesi arabi complici di Israele nell’occupazione della Palestina è l’Arabia Saudita. I leader arabi che hanno finanziato organizzazioni palestinesi di lotta contro l’occupazione sono quasi tutti morti. Saddam Hussein, durante la prima guerra del Golfo nel 1990, compì attacchi missilistici contro alcune città israeliane. Hafiz al-Assad, il padre dell’attuale Presidente siriano, combatté contro Israele. L’Iran, benchè non sia un paese arabo, fornisce sostegno alla lotta di Hezbollah, attualmente la più forte organizzazione politico/militare che combatte contro Israele.

      • Tonguessy

        Appunto. Il fatto puro e semplice che gli unici paesi arabi che avessero sostenuto la Palestina abbiano fatto la fine che sappiamo, mentre quelli che hanno boicottato la causa palestinese stiano godendo di benefici la dice lunga su questa presunta “unione panaraba” che Gheddafi sosteneva. Quindi succede che i processi a quei crimini (con che risultato è facile da prevedere) non avvengano in seno alla cultura/geografia araba, ma qui “da noi”. Ovvero in ambito tipicamente cristiano. Il senso di indifferenza verso il prossimo, se devo trarre una conclusione, pare appartenere più alla cultura araba che a quella cristiana. Sigh….

  • Truman

    Per come è stato tradotto, il titolo mi convince poco. Per me il problema è in Palestina, e si chiama Israele.
    Su come andrà a finire, tendo a pensarla differentemente da Pilger, il futuro di Israele è scritto da tempo nei loro testi sacri. La prossima volta per loro ci sarà il fuoco.

    • natascia

      La psiche umana e sociale continua a ripetere gli stessi errori, fino a che questi non vengono realmente curati. Questo comporta la presa in carico molto spesso, dell’ambivalenza dei torti e delle ragioni.

    • Antonio XV

      È da tempo che non intervengo in questo Forum… Apprezzo in genere i tuoi interventi… Qui però vorrei rinviarti all’analisi di Gilad Atzmon, i cui testi vengono spesso tradotti in CDC… Il problema NON è in Palestina, ma è nei nostri paesi… Tutte le angherie e le sofferenze dei palestinesi, dal 1882 a oggi, hanno origine da noi… E se pensiamo che siano nostri peculiari valori i concetti di diritto, giustizia, legalità, pietà e diritti umani… tutte queste cose in Palestina vanno a farsi friggere, ma la colpa è tutta nostra, il problema è tutto nostro… Ciò che accade in Palestina è un vulnus alla nostra presunzione di superiorità…

      • Truman

        Condivido in sostanza la tua precisazione, ma identificare Israele con tutto l’Occidente potrebbe essere eccessivo.

        • Antonio XV

          Non ho inteso dire questo… Partendo da Atzmon, intendo dire che il “sionismo è una forma di primatismo razziale a carattere globale”, dove il “globale” sta a significare che Israele è solo un momento di questo “primatismo”… La differenza e lo scontro fra Atzmon e quelli del BDS (che danno dell’antisemita proprio ad Atzmon) è che questi pensano che in fondo si tratti solo di anacronistico colonialismo e di un non riconoscimento di diritti… I sionisti potrebbero anche essere ricacciati dalla Palestina come è successo per i crociati, ma poi ce li ritroviamo ancora in casa nostra… Non dimentichiamo che il sionismo nasce ed entra in azione prima della nascita di Hitler e Mussolini, ben prima che fascismo e nazismo esistessero, e quando sono esistiti hanno rapporti anche positivi con il sionismo… La propaganda sionista mette in scena a questo riguarda il secondo o il terzo tempo del film, ma dimentica il primo tempo quando Mussolini si dichiara sionista o quando i nazisti erano ben felici di collaborare all’insediamento degli ebrei in Palestina… purché se ne andassero dalla Germania… Esiste anche una medaglia celebrativa dei rapporti fra sionismo e nazismo…

  • Cataldo

    Al solito. anche in interventi pregevoli come questo, si rimane sempre con un senso di frustrazione profondo, non si capisce come mai siamo costretti ad accettare che sull’altra sponda del mediterraneo esista una vergogna come l’occupazione della Palestina da parte israeliana, con queste modalità dettate da una crescente psicopatologia collettiva; ma il motivo è semplice: Israele ha una posizione di dominio strategico militare sull’Europa, potendone decidere il destino ultimo in pochi minuti.
    Questo elemento è sempre soppresso nelle analisi, è un indicibile che viene introitato per vie traverse, che giustificano con palliativi morali ed ideologici la sudditanza, ma questa è basata su cose molte concrete, che hanno reso Israele intangibile dall’ordine internazionale, da ogni legge, da ogni obbligo morale.
    A differenza della minaccia Russa degli anni della guerra fredda, nei confronti di Israele non esiste un correttivo psicologico come la MAD promessa dagli USA, proprio per la natura sotterranea e “non detta” della minaccia, non ci sono soluzioni possibili senza fa emergere questo aspetto.

    • Glock

      Giusto. Da molti decenni Israele non interviene mai direttamente nei conflitti mediorientali. Non lo fece nemmeno nel 1990, quando Saddam Hussein tentò di tirare in mezzo i sionisti con lanci missilistici su Tel Aviv. La strategia è fin troppo chiara: “Fate voi il lavoro sporco, cari USA, UK e UE” dicono i capibanda israeliani “altrimenti saremmo costretti a fare da soli”. Che, tradotto, significa: ” Se Israele intervenisse in prima persona contro Libia, Siria, Iran o qualunque altro stato dell’area, le masse arabe insorgerebbero, i delicati equilibri a vostro favore sarebbero sconvolti e noi, magari, saremmo pure giustificati a usare il nucleare”.
      In tal modo Israele tiene per le palle l’occidente tutto, USA in primis, e usa la potenza militare dei suoi servi teleguidati come fosse sua. I Russi, ben consapevoli della situazione, prima di intervenire in Siria sono andati a parlare con l’attuale capobastone sionista, per cercare di capire quanto fosse lunga la catena del molosso americano. Ricordo perfettamente quando Gaddafi, negli Anni 1980, definiva Reagan “il cane di Israele”. C’è stato un tempo in cui anch’io credevo che fosse il contrario, che Israele fosse l’agente americano in medioriente, ma ho dovuto ricredermi, è esattamente il contrario: Israele è il padrone, gli USA sono il cane.

      • Gianfranco Attanasio

        Rimane da capire e sopratutto da far capire a tutti il vero perchè. Questo ha tra le alte componenti una radice ‘teologica’ molto difficile da estirpare, data la connessione di identità ( formale e ripetuta, ma non da tutti accettata ) fra ‘dio’ degli ebrei, dei cristiani e dei mulsulmani. Chi ha provato ad opporsi al primo in nome del secondo ha tentato, solo tentato, una revisione teologica ( il buon ‘Gesù’ ariano, più accettazione della reincarnazione ), ma si è dovuto arrendere alle bombe dei cristiani coalizzati. Circa l’Islam, è notoria l’accettazione dell primazia giudaica ( certificata da alcune sure iniziali del Corano ) come anche la considerazione del fatto che costoro abbiano da tempo smarrito la strada: ma appunto l’indicazione nel Corano come Popolo di ‘dio’ il cui ruolo nella storia è da accettare in toto e ‘non più da dimandare’, depotenzia fortemente qualsivoglia resistenza contro lo stesso in nome della religione, formidabile arma da non sottovalutare. Quanto alla dialettica interna all’ebraismo essa è assente quasi completamente, preferendo i giudei essere complici dei sionisti e delle loro atrocità ripetute che ostracizzati dalla loro comunità ( che ha fatto ‘progressi’ dai tempi di Gesù in tema di poteri e saperi segreti: occorre tenerne conto … ): insomma, sotto certi aspetti sono come i siciliani e la mafia: contigui nel silenzio omertoso ( i più ), feroci sostenitori di ogni nequizia gli altri in nome di una identità giudaica peraltro inesistente ( cfr. i libri sull’argomento ).

        • Antonio XV

          Non so se ho capito, ma obietto che non credo a una causa “teologica”… Al contrario, la causa è solo “politica” e la teologia fa da rivestimento…

          • Gianfranco Attanasio

            No, no: l’aspetto teologico esiste ed è fortissimo. La metafisica è dinamite: sia per quelli che ci credono sia per gli altri, i ‘razionalisti’. Il fatto che siano ‘popolo eletto’ esiste, non è uno scherzo, ed i loro poteri sono immensi. Del resto, basti vedere che i loro nemici, ogni volta che appaiono, sono prontamente eliminati ( così non sarà però per sempre ). La prova è evidente anche per gli scettici. Che poi usino i loro poteri in un senso negativo, addirittura distruttivo per l’umanità ( quella vera, non quella a pagamento ) è occultato ai più attraverso la favola menzognera delle loro persecuzioni ad opera dei ‘cattivi’, delle loro peregrinazioni, del finalmente raggiungere la ‘terra promessa’ vuota di popoli ed installarsi in grazia di ‘dio’ ecc. ecc.: insomma, tutta pubblicità che instaura il ‘mito’, compiuta astutamente celando i poteri speciali che hanno MA confermata alla bisogna dalla imposizione ai goym di una ‘festività’ ( assurda e persino ridicola ) che celebra a gennaio dette persecuzioni, ridotte alle sole sotto i nazisti.
            Non capite gli ebrei perchè siete cristiani e vi ostinate a vederli con gli occhi di duemila anni fa. Da allora parecchie cose sono cambiate.

          • Antonio XV

            Mi spiego meglio: quando gli ebrei o i sionisti ritengono di essere il “popolo eletto” (ma bisognerebbe leggere al riguardo le pagine di Spinoza nel suo trattato Teologico-politico) questa non è “teologia”, ma “politica”… Loro possono scannare i cananei (3 mila anni fa) o i “palestinesi” (oggi) e dire che questa è la volontà di Dio, e magari crederci pure o fare di tutto per crederci e farlo credere… Allo stesso modo in cui l’ISIS ha fatto e continua a fare quello che fa in nome di Allah… Sta poi a noi avere un concetto del politico e/o della teologia… Ma non è farina del mio sacco… Se vai a vedere un pensatore come Carl Schmitt questo ti dice che l’essenza del politico è la contrapposizione di amico/nemico, ma che questa contrapposizione si può trasferire in qualsiasi ambito… Uno di quelli più gettonati è quello religigioso, ma potrebbe essere anche quello sportivo… come spesso si vede in prese di posizione… ad esempio quando un atleta arabo/musulmano non vuole stringere la mano a un atleta israeliano… Cosa c’entra lo sport in questi casi?

          • Antonio XV

            Ti segnalo questo testo, appena a me giunto, che tratta in modo adeguati problemi che noi non siamo stati capace di affrontare con eguale approfondimento… Io credo di aver capito… Al centro si trova ciò che vado dicendo spesso e che risale alla definizione schmittiana del concetto del politico e del fatto che soprattutto nella nostra epoca il politico pretende di spostarsi e confondersi con il teologico. Link: http://oscarb1.blogspot.it/2017/07/fondamentalismo-evangelicale-e.html

        • Tipheus

          Diciamo i siciliani delle pellicole scadenti degli anni ’50, e quindi ancor oggi nell’immaginario collettivo dell’italiano medio. La realtà sul posto, specie oggi, è un tantinello diversa. Capisco il paragone, ma non lo prendiamo sul serio. Perché se dobbiamo parlare dei Siciliani veri non è che l’Italia nei loro confronti sia tanto diversa dagli Israeliani nei confronti dei Palestinesi.

      • Antonio XV

        A Israele si potrebbe facilmente imporre il disarmo nucleare, se ve ne fosse la volontà politica… e perché questa vi sia è necessario neutralizzare l’ingerenza delle comunità ebraiche nei singoli paesi… Appena lo tocchi, si alzano alti lai di antisemitismo… Un concetto vuoto di contenuto e per questo riempibile con ogni cosa… Anche uno starnuto può diventare antisemitismo…

    • dadafari

      Si, non cita direttamente le armi atomiche, ma per l’appunto visto che su quel piano nun ce niente da fa, tanto vale escluderlo dalle possibili soluzioni. In fondo metterla sul piano della forza equiparrebbe a legittimarla. Tra le iniziative più interessanti ci sarebbe però proprio quella che vorrebbe far chiarezza sull’effettiva dotazione israeliana, tuttora ignota, visto che altrimenti qualsiasi piano di denuclearizzazione progressiva mondiale non potrebbe essere sviluppato con criteri fondati: un piccolo legittimo contributo che potrebbe essere chiesto dall’Onu a gran voce.

      • Antonio XV

        È semplice: si chiede a Israele il disarmo nucleare… e se non disarma si chiudono i rubinetti del flusso di denaro che dalle nostre tasche entra in Israele e si rompono le relazioni diplomatiche… Agli ebrei dei vari paesi si chiede da che parte vogliono stare… Ma esiste un governo che abbia le palle? Da quando siamo sotto il tallone degli Usa, nessun governo, nessun politico è capace di questo…. Negli Usa poi si è eletti con il denaro degli ebrei… Lo dicono Mearhemer e Wal fra i tanti… Non sono io a dirlo…

  • Mario Vincenti

    I palestinesi e l’autore dell’articolo devono rassegnarsi: certe terre non torneranno mai piu’ sotto il controllo palestinese, e’ evidente.

    • permaflex64

      Non è detto, non sò se ha notato ma si parla di “boicottaggio internazionale” il che detto in soldoni, significa per i governi occidentali “fare i democratici colle chiappe d’Israele”

      • Mario Vincenti

        E’ da anni che Israele viene boicottata.

        • permaflex64

          Si ma lo fanno per il suo bene

          • Antonio XV

            Giustissimo! Quelli del BDS in fondo cosa vogliono? Che Israele si metta in regola, come ha fatto il Sud Africa…. Invece, come dice Atzmon, se Israele è uno stato fondamentalmente e irrimediabilmente “razzista” (e come l’ONu aveva dichiarato nel 1975), allora bisogna “smantellare” giuridicamente e istuzionalmente un simile stato, cosa ben diversa dalla sua “distruzione” – come pretende strumentalmente la propaganda israelo-sionista – e che evoca scene di morte e distruzione materiale di città… che è quello che esattamente Israele fa da ormai un secolo verso i palestinesi, i cui villaggi sono stati “distrutti” in senso proprio per oltre il 50%: si veda l’apposito volume di Khalide che indica uno per uno i circa 400 villaggio su 800 materialmente distrutti….

          • permaflex64

            Si però indicare al Sud Africa dove come risultato si ha che chi prima era perseguitato ora può accanirsi contro la controparte non pare una soluzione, è quello che prima indicavo come ” fare i democratici colle chiappe degli altri”
            La soluzione dovrebbe venire dalle forze che in Israele si oppongono all’attuale politica che suppongo non abbiamo vita facile vista la situazione, ecco piuttosto che proporre soluzioni inacettabili alla ‘sudafricana’ bisognerebbe dare più voce a questi antisistema israeliani

    • vocenellanotte

      Dipende da cosa si intende per controllo. Di cosa e da parte di chi.
      Se per controllo intende l’ergastolo della verità, capisce bene che, per quanto attuabile nel corso di “qualche” generazione, essa è destinata a evadere.
      Se è l’ergastolo dell’umanismo, cioè dell’essere umani, capisce bene che, se ci sarà ancora vita umana sulla terra, non ci potranno più essere ebrei, e questo ergastolo svanirá. Se non ci sarà vita umana sulla terra, allora la cosa non interessera più nessuno è anche in questo caso l’ergastolo svanirá.
      Se è l’ergastolo dell’intelligenza e dell’evoluzione, ebbene sì in questo caso, la cosa potrebbe perpetuarsi, ma il destino da sub-umani che si prospetta renderebbe del tutto inefficace il controllo.

    • Antonio XV

      Non si tratta dei palestinesi o dell’autore dell’articolo che devono rassegnarsi, ma di noi stessi: io posso arrivare a capire che i pellerossa sono stati ormai definitivamente sterminati dagli “americani”, ossia dalla peggiore feccia umana che ha lasciato l’Europa e si è insediata nel “Nuovo Mondo”… ma questo non significa che io oggi accetti eticamente ciò che non è dipeso dalla mia volontà ed al quale non ho nessuna possibilità di porre rimedio… Evidentemente, gli odierni “americani” (ma è una sola delle spiegazione possibili) ritengono che possa ripetersi con i palestinesi e gli arabi in Medio Oriente ciò che loro hanno fatto con il “pellerossa”, ma la storia non si ripete e noi oggi siamo contemporanei dei palestinesi e degli arabi… Siamo noi che abbiamo ancora il potere di decidere quale deve essere la nostra politica verso di loro… Resta da argomentare cosa sia poi il “nostra”, il “noi”… In realtà, in casa nostra contiamo ancora meno dei “palestinesi” in casa loro… Andrebbe aperta una riflessione sulla “rappresentanza politica” e sui processi di insediamento di quelli che vengono chiamati i “nostri governi”, ma che in realta sono più espressione di ben precise lobbies che non della nostra autonoma e consapevole volontà e capacità di determinazione… Si fa presto a imporci una qualsiasi porcheria e dire che questa è fatta in nome nostra… Quanto siamo noi responsabili della guerra in Libia, Iraq, Siria, Afghanistan… Di sedici anni di guerra solo ad incominciare dall’11 settembre 2011… Chi voleva quelle guerre e che ne aveva interesse? Quello che a noi resta è la capacità di giudizio etico che puà poi diventare anche politico, determinando processi politici… Io quando vedo l’ingiustizia non mi rassegno mai e nessuno mi può imporre la rassegnazione… Diranno che sono antisemita e se loro riesce sanzioneranno penalmente una mera opinione, ma proseguendo su questa strada rischiano di distruggere ogni idea di diritto…

    • Truman

      Interessante sillogismo il tuo, che ho notato spesso in ambiente piddino, sempre nella forma analoga di un futuro che forza il presente, es. “siccome domani mia nonna avrà le rotelle, oggi tutti dobbiamo imparare a volare”. Se, oltre a essere una fallacia, appare anche bislacco, non è colpa mia.
      Nel merito, facevo notare che la fine di Israele è già prevista nei loro testi sacri. Loro hanno scarsa memoria, noi continuiamo a ricordare.

  • gix

    Certamente la questione palestinese rimane molto complessa, e dopo decenni, non si è avuto un minimo accenno di cambiamento, degno di questo nome. C’è da chiedersi però se questo stato di cose non sia funzionale a qualche strategia di altro tipo rispetto allo scontro puro e semplice, fine a se stesso. E’ possibile che se Israele avesse voluto risolvere il problema, magari avrebbe potuto corrompere il popolo palestinese con ben altri metodi, ovvero, per esempio, con sfrenato consumismo, diritti civili pseudo progressisti e falsi miti di modernità, metodi che oggi il sistema di potere usa ovunque nel mondo per tenere i popoli di fatto inerti e sottomessi. Oggi le guerre vere si combattono con questi ed altri metodi; la maggior parte delle guerre tradizionali, diciamo vecchia maniera, che si portano avanti in tutto il mondo hanno si tutte delle motivazioni di facciata, che però spesso non giustificano accanimenti e durate spropositate. In realtà gli Israeliani hanno bisogno di un nemico davanti alla porta di casa per tenere unito un popolo che altrimenti non avrebbe radici comuni sia culturali che territoriali, essendo essi di provenienza varia ed estremamente diversificata, con l’unico collante della religione. E’ possibile che il giorno che si dovesse arrivare ad una pace vera, con tutti i vantaggi possibili per gli Israeliani, questi come popolo non sarebbero certo sconfitti militarmente, ma potrebbero sfumare in una società meno impaurita e con meno motivazioni morali per combattere al servizio di quei poteri che vogliono mantenere una sentinella agguerrita nel mondo arabo.

    • Antonio XV

      Non è per nulla “complessa”, ma abbastanza “semplice” se si usano le categorie concettuali giuste… Ad esempio, se si parla di “conflitto” israelo-palestinese si confondono le acque facendo credere a una “dualità” fra due contendenti (infatti: la propaganda prova fastidio per l’espresso “territori occupati” e la fa sostituire dai suoi giornalisti con l’espressione “territori contesi”), laddove è sempre e soltanto esistita una premedita occupazione “unilaterale”… Certo, può ben capitare che la vittima mentre viene scannata si metta a urlare e a reagire… Da notare poi la pretesa sionista che l’altra parte del “conflitto” sia sempre disarmata… Neppure un coltello può avere… I “contendenti” dovrebbe almeno avere parità di armi. Invece abbiamo la pretesa da parte di chi possiede addirittura l’atomica che la controparte sia sempre e soltanto disarmata a prescindere…

      • Gino2

        “la propaganda prova fastidio per l’espresso “territori occupati” e la fa sostituire dai suoi giornalisti con l’espressione “territori contesi” ”

        Esattamente! Chi nota queste sottigliezze ma ne capisce lo spessore ha la mia stima!

  • Vamos a la Muerte

    Usa e Israele: due facce della stessa medaglia.

  • Antonio XV

    Vi segnalo (tenetevi forti le viscere) una amenità di questa mattina: http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=115&sez=120&id=66975 – Conosco il personaggio e mi basta il nome per non finirlo di leggere… Per chi vuole “studiare”, dico “studiare”. e capire fino a quanta scelleratezza può arrivare il “sionismo”, posso segnalare diversi siti in lingua italiana che dimostrano il carattere “globale” del primatismo razziale di cui parla Atzmon… Questi soggetti esercitano veri e propri attacchi ai cittadini italiani in Italia, ma godono di piena impunità e alte protezioni…