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PERCH NON UNA BANCA PUBBLICA ?

DI VIVENC NAVARRO
vnavarro.org

L’articolo chiama l’attenzione sulla corrente popolare a favore dell’apertura di banche statali pubbliche sia a livello statale che federale, che sta avendo una gradita accoglienza negli Usa, tanto è vero che diversi governatori federali stanno dando spazio a progetti d’apertura di queste nuove banche per facilitare l’erogazione di credito.
Questa nuova corrente è in crescendo negli Usa, dopo le catastrofi combinate dalle banche private messe anche a confronto con gli ottimi risultati ottenuti dalle banche pubbliche in quegli Stati che hanno già potuto appoggiarsi ad esse ed affrontare così meglio la crisi economica.
L’articolo mette anche in risalto come le grandi cifre erogate per l’ipotetico salvataggio delle banche private, negli Stati Uniti come in Spagna, avrebbero potuto essere destinate all’apertura di questi nuovi istituti di credito.

C’è una notizia che sicuramente non avrete letto nei principali mass media informativi: la nuova corrente che assale gli Stati Uniti (epicentro della crisi finanziaria globale) e che, visti i risultati trova un grande sostegno popolare, propone la creazione di banche pubbliche sia a livello statale che federale.Ciò è in parte dovuto alla grande disistima di cui gode attualmente la banca privata in quel Paese.

Secondo gli ultimi sondaggi sono le banche le istituzioni meno affidabili nella società americana. Nonostante le enormi erogazioni di fondi pubblici che le banche hanno ricevuto, è ancora difficile per le piccole e medie imprese, nonché per la maggior parte dei privati cittadini, ottenere credito bancario.

Anzichè fare uso dei fondi pubblici, come la stessa parola dice, per compiere una funzione sociale, in questo caso l’offerta di credito, le grandi banche hanno adoperato gli aiuti statali per continuare le loro solite speculazioni (causa tra l’altro della odierna crisi) e per aumentare ancora di più i premi e gli stipendi dei loro dirigenti. Ne consegue una logica e forte insoddisfazione della popolazione verso le banche.

La risposta positiva che si riscontra in quegli Stati che usufruiscono già di queste realtà bancarie, e un’altra ragione per la quale ci sono sempre un maggior numero di politici che, dietro pressione degli elettori, propongono l’ attuazione di queste banche statali pubbliche.

La più conosciuta fra tutte è la Banca Statale dello stato del North Dakota, fondata novantuno anni fa, il cui capitale d’inizio furono i ricavati delle tasse statali e che sono ancora oggi la sua principale fonte di liquidità.

Lo statuto interno della banca proibisce qualunque tipo d’investimento in attività speculative ed esige oltretutto la riconversione degli utili nel proprio territorio. E’ stata una delle banche con più profitti e meno afflitta dalla crisi finanziaria che devasta il Paese. E’ stata anche una delle poche banche a prevenire la bolla immobiliare evitando di conseguenza di praticare ipoteche spazzatura (i mutui subprime).

Così come scrive Ellen Brown nel suo libro Web of Debt, questa banca pubblica è la diretta responsabile del fatto che nel North Dakota non ci sia stato il deficit di credito che hanno avuto la maggior parte degli stati USA.

E’ questo l’esempio che altri stati stanno pensando d’imitare.

Si sono create così un’ondata di proposte governative che in stati come il Vermont, Virginia, Michigan e Washington cercano di mettere in pratica la realizzazione a tutti gli effetti di queste banche statali.

Tutto ciò in risposta al malessere generale della popolazione che non ne può più dell’odierno sistema bancario e dello spreco di fondi pubblici. Davanti a questo diversi parlamentari hanno proibito che i depositi dello Stato vengano impiegati dalle banche d’investimento (Investiments Banks) che altro non fanno che mettere a rischio il denaro pubblico coi loro investimenti speculativi.

L’altro fatto importante che non ha trovato eco nei maggiori mezzi d’informazione e persuasione spagnoli è l’inizio del sorgere di voci che negli Stati Uniti trovano una grande ricettività nell’opinione pubblica e persino in alcuni settori del Congresso Statunitense, ma non ancora carpiti dalle lobbies bancarie. Tra queste, c’è quella del premio nobel per l’economia, Joseph Stiglitz, che in un recente articolo su The Nation, dichiarava che i 700.000 milioni di dollari spesi per aiutare le banche, avrebbero dovuto essere utilizzati per avviare una banca pubblica, evitando agli USA l’enorme problema di credito che oggi ha. Secondo Joseph Stiglitz questo capitale poteva significare la creazione di una banca pubblica, dalla quale sarebbe stato possibile realizzare un’attività creditizia di 7.000 milioni di dollari (seguendo così il criterio di sicurezza di 1 a 10, ancora più conservatore di quello di 1 a 30 che è la pratica bancaria più diffusa). Questo importo rappresenta una quantità molto più grande di quella di cui ha bisogno oggi il Paese. Stiglitz conclude nel suo articolo, che l’aiuto alle banche non è stato in realtà un mezzo per facilitare il credito, ma bensì un intervento statale il cui primordiale scopo era quello di salvare banchieri ed azionisti.

Queste notizie che non si sono lette nei più grandi mezzi d’informazione e persuasione spagnoli, sono molto importanti per la Spagna, dato che la stessa domanda dovrebbe essere fatta nel nostro Paese. Perché il governo spagnolo ha investito tanti soldi per riscattare le banche, con scarsi risultati nell’erogazione di credito? La popolazione, così come la piccola e media impresa (coloro che creano più posti di lavoro nel settore privato in Spagna), hanno grandi difficoltà a ottenere credito nonostante il fatto che il governo abbia investito somme enormi in aiuti alle banche. Sarebbe stato molto più efficace e solidale se lo Stato Spagnolo (con i soldi spesi ad aiutare i banchieri e i loro azionisti) avesse creato una banca pubblica, così come so per certo, il Sig. Stiligtz suggerì alle autorità spagnole e che a quanto pare, non ebbero nessuna risposta.

E il fatto di non aver tenuto conto del suggerimento è, ancora una volta, l’esempio lampante dell’importanza di cui godono le banche in Spagna (vera forza di potere nel nostro Paese) con a capo la Banca di Spagna, il cui governatore (nominato dal governo socialista) è il massimo esponente del pensiero liberista, pensiero che ha causato l’enorme crisi in atto, e che ancora oggi domina la cultura economica del Paese. La nazionalizzazione delle banche o la creazione di banche pubbliche è uno dei nostri più grandi tabù, uno dei tanti che abbiamo nella cultura politica ed informativa nel Paese, che dovrebbe sparire per poter consentire un vero e proprio dibattito sulla situazione bancaria spagnola, che contrariamente alla saggezza convenzionale che respira il Paese, avrebbe bisogno di attuare cambi radicali nei sistemi di proprietà, nei sistemi del governo e nelle sue funzioni.

Vicenç Navarro, cattedratico di Politiche Pubbliche. Università Pompeu Fabra. Professore di Public Policy nella The Johns Hopkins University.

Titolo originale: “¿Por qué no banca pública?

Fonte: http://www.vnavarro.org
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16.04.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARISA CRUZCA

Pubblicato da Das schloss

  • amensa

    il riportare la banca (anche se mediante la proprietà pubblica) ai suoi comportamenti originali, vietandogli di impiegare le sue risorse in speculazioni finanziarie, mi sembra un’ottima cosa.
    la cosa importante è che non venga usata in seguito , la sua natura pubblica, per alimentare (con una malintesa “sovranità monetaria”) il debito pubblico, cosa che farebbe ricadere dalla classica padella nella brace.

  • Albertino

    il vero problema per me non è tanto nella scelta tra banca pubblica e privata; sono invece da riscrivere le regole che disciplinano l’ attività bancaria. nell’ articolo si legge” Lo statuto interno della banca proibisce qualunque tipo d’investimento in attività speculative. E’ stata anche una delle poche banche a evitare di praticare ipoteche spazzatura (i mutui subprime).” ecco il cuore della questione: non la proprietà della banca, ma l’ attività praticata dalla stessa. Servono regole diverse e soprattutto sanzioni per chi sbaglia. Cosa impossibile considerato che, come detto giustamente da altri, coloro che dovrebbero fare le regole, i politici, sono i camerieri dei banchieri.

  • AlbertoConti

    Finalmente si è riscoperto l’uovo di Colombo: la logica del profitto applicata all’industria del denaro provoca inevitabilmente l’esasperazione speculativa, la finanziarizzazione totalitaria dell’economia, la sudditanza della politica alle oligarchie del capitale concentrato. Non bastano le regole, noi italiani dovremmo saperlo molto bene, tant’è che abbiamo coniato il proverbio “fatta la legge, trovato l’inganno”. Chi s’illude che bastino 4 paletti per arginare un fenomeno mondiale che ci sta portando allo sfascio può solo essere stupido o in malafede. Il conflitto d’interessi va tagliato alla radice, altrimenti non verrà mai estirpato dal corpo sociale, e come un cancro maligno si riprodurrà fino a soffocare del tutto il corpo stesso che lo ospita, facendosi parassitare. Il problema è la finanza, inutile chiamarla speculativa, sarebbe come dire che l’acqua è bagnata. Solo un ente senza fini di lucro può degnamente diventare banca, gestore del denaro. E non conosco alcun ente privato che possa offrire garanzie in tal senso.
    Certo che i rischi di un carrozzone pubblico sono tanti, anche questo lo sappiamo bene, ma nonostante tutto quando nel nostro paese molte tra le principali banche erano pubbliche si stava molto meglio, le porcate dei furbetti, dei furboni e dei coglioni non si erano mai verificate. Poi anche da noi soffiò il vento delle privatizzazioni, con Ciampi cerimoniere, e fu l’inizio della catastrofe. Ciò che è diventata oggi l’antica sinistra non lo riconoscerà mai, e continuerà a perdere consensi.

  • amensa

    attenzione Alberto agli enti senza fine di lucro….
    hai già perso memoria delle fondazioni bancarie ?
    se non hanno soldi, non interessano nessuno , ma se hanno disponibilità economichediventano la preda ideale per politici trombati.

  • Kerkyreo

    Poibisce le attivita’ speculative!!! Probabilmente e’ stata messa su da qualche ricco stravagante, che ha deciso di fare qualcosa di diverso. La doppia finalita’ delle banche rappresenta oggi piu’ che mai la natura di questo pianeta. Parlo di concetti che oramai l’uomo tecnologico e moderno ha deciso di abbandonare , ma che forse gli servirebbero per evolvere nello spirito e nell’animo, per rendere questo mondo migliore della latrina umana che ci ritroviamo oggi. Sto parlando del giorno e della notte, del bene e del male…. Ogni cosa, ogni invenzione o scoperta, puo’ essere usata solamente in due modi, nel bene e nel male.
    La finalita’ delle banche sarebbe quella di spostare capitali a favore di una crescita economica che dovrebbe giovare a tutta la collettivita’, ma, oggi le banche servono soprattutto a riciclare e a reimmettere il denaro sporco in circolazione. La meta’ del denaro che avete nei portafogli e’ denaro riclato, forse anche di piu’!!! Che fine fanno tutti i soldi sporchi nel mondo? Ci pensano le banche!!! ecco a chi siamo costretti ad affidare il nostro stipendio ogni mese!!! Alternative? il materasso, ma purtroppo non ha nessuna assicurazione contro le rapine!!!! Quello che voglio dire e’ che per me non esiste banca onesta, perche’ l’onesta viene da dentro di noi e purtroppo l’uomo davanti ai soldi impazzisce! Fanno prestiti con tassi d’interesse da strozzini, non hanno morale perche’ i soldi non hanno morale, quindi creare una banca che non genera profitto o che non specula in borsa non fa per noi perche’ cio’ vorrebbe dire andare contro una tradizione iniziata oramai dall’inizio dei tempi,cioe’, amare i soldi e il potere a discapito della gente. Farabbutti!

  • AlbertoConti

    Ciampi era un “tecnico”, che predicava l’efficienza dei tecnici come salvifica del sistema creditizio, tanto da pilotare il famoso “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia. E moltissimi imbecilli ancora lo ringraziano e lo venerano per questo! Tant’è che poi lo han fatto presidente della repubblica. La soluzione che propongo è un anti-ciampi, un tecnico di stato che sappia fare gli interessi della collettività, fuori dalla sfera d’influenza dei governi. Esiste la Corte dei Conti, esiste la Corte Costituzionale, esiste la ragioneria dello Stato, esiste ancora un pezzo d’autonomia della magistratura? E allora perchè non deve poter esistere un banchiere di Stato che si occupi di stabilità della moneta, di regolamentazione del credito, di politica monetaria autonoma dalle politiche di governo? E’ possibilissimo, ma la casta è lì apposta a fare il cane da guardia delle banche private, per impedirlo a tutti i costi, anche al costo di strangolare definitivamente il paese!

  • AlbertoConti

    Lo dici tu stesso, le banche oggi fanno soprattutto quello che non dovrebbero fare, gli affari sporchi. Separare gli istituti di credito dalle banche d’affari è quello che dicono tutti (perfino il miliardario Larouche) ma che poi i “governi” non fanno, non possono fare perchè sono corrotti, assogettati al potere economico di 4 stronzi che hanno rubato il mondo. Se solo capissimo che il mondo è nostro per definizione li manderemmo affanculo dalla sera alla mattina! Guai a rassegnarsi!

  • lucamartinelli

    in termini concreti lei dice cose di buon senso. Tuttavia esiste una questione di principio democratico che va tenuta presente, altrimenti è inutile che ci riempiamo la bocca con la parola “democrazia”. Lo stato non è qualcosa di astratto e “pubblico” non è una bestemmia ma sono fra i cardini della democrazia. Lo stato è il popolo, che dovrebbe essere sovrano. ecco quindi che la banca di stato pubblica diventerebbe una espressione di democrazia. Se è vero che la legge finanziaria è l’atto legislativo fra i piu’ importanti non si capisce perche’ i cittadini non debbano essere gli attori principali di tutto cio’ che ha a che fare con la finanza. I cittadini devono essere proprietari di tutto e questo non è comunismo bensi’ democrazia. cordialita’

  • lucamartinelli

    caro Alberto, posso dire che la sinistra ha rappresentato un enorme inganno per i cittadini? Perde consensi, tra cui il mio, perche’ ha dimostrato di essere l’altra faccia della medaglia del potere. Iniziano da quando siamo piccoli ad insegnarci che dobbiamo “tifare “. Si inizia con la squadra di calcio per poi approdare ad un partito. Mentre “loro” fingono di essere schierati, ma molto uniti nel saccheggiare il nostro lavoro. Ha fatto piu’ danni Prodi di quanti ne abbia fatti Berlusconi. D’altra parte mentre l’uno rispondeva alle logiche di Goldmann Sachs l’altro risponde a logiche massoniche. perche’ scegliere tra i due? Vanno respinti entrambi. saluti

  • lucamartinelli

    Credo ci sia una contraddizione in termini in quello che affermi. Se sei proprietario della moneta come fai ad essere in debito verso la stessa? Non è carino ricordarlo, perche’ il nazismo non è stato una bella trovata, ma quando il ministro delle finanze di Hitler ridiede la proprieta’ del marco al popolo sai benissimo cosa successe: la Germania divenne in 4 (QUATTRO!!!!) anni una potenza mondiale. Sappiamo come usci’ dalla prima guerra e come fu strozzata dal trattato di pace. L’aver messo alla porta i massoni della banca centrale la lancio’ verso il benessere. Quando i nostri nonni andavano a piedi il popolo tedesco viaggiava col Maggiolino VW sulle autostrade. saluti

  • drummer

    “la banca di stato pubblica diventerebbe una espressione di democrazia”…..”I cittadini devono essere proprietari di tutto e questo non è comunismo bensi’ democrazia”

    Parole sante.

  • amensa

    scusa se i miei ricordi forse fallano, ma il “divorzio” non è antecedente e cioè metà anni ’70?
    non fu una conseguenza della denuncia della convertibilità aurea del dollaro ?
    quindi ancora in epoca Carli-Colombo ?

  • amensa

    sovente sono in contrasto con te, ma su questo ti quoto!

  • AlbertoConti

    Di storia contemporanea ne sai sicuramente più di me. Perchè non scrivi un articolo ricostruendola in sintesi (limitatamente a questo argomento).
    Sono corrette queste date?:
    1971 Nixon abroga la convertibilità del dollaro in oro (dichiarando inesigibile il debito FED di emissione).
    1990 avviamento processo di privatizzazione banche italiane, creazione “Fondazioni Bancarie”.
    1992 Trattato di Maastricht, Unione Economica e Monetaria per adozione moneta unica.
    1993 Ciampi legalizza l’inesigibilità del debito dell’emittente di banconote in Lire.
    1998 nasce la BCE al vertice del Sistema Europeo Banche Centrali, con Banca d’Italia al 12,5% di quota.
    2002 diventa obbligatorio l’euro come moneta unica a corso legale.
    2006 Prodi legalizza la privatizzazione di fatto di Banca d’Italia.

  • amensa

    hai ragione tu.
    carli è stato presidente della banca d’italia solo fino al ’75 mentre il “divorzio è degli anni ’81, con ciampi presidente della banca d’italia e andreatta ministro del tesoro.
    gli anni mi stanno facendo qualche scherzo con i ricordi…

  • Allarmerosso

    “non è tanto nella scelta tra banca pubblica e privata; sono invece da riscrivere le regole che disciplinano l’ attività bancaria.”

    E’ li la questione , il privato decide le regole in base ai suoi interessi e non penserà mai al benessere generale ma al propio. Non è possibile pensare ad un qualsivoglia servizio in mano a dun privato ed al benessere pubblico .. almenò che non si trovino tanti “fatebenefratelli” .
    Lei ,supponiamo proprietario di un azienda che gestisce le autostrade di un paese penserebbe ad aumentare i guadagni suoi e degli azionisti .. o alla sicurezza a discapito dei capitali ???

  • Albertino

    in linea di massima concordo. però se ci fossero regole chiare e sanzioni certe in caso di loro violazione, il discorso cambierebbe. nell’ articolo in discussione si parla del virtuosismo di una banca pubblica che ha fatto meno peggio delle altre, non per chissà quali intenti sociali, ma solo perchè una regola della banca “proibisce qualunque tipo d’investimento in attività speculative”. si tratta appunto di regole a cui attenersi. quanto al caso delle autostrade, se una norma con sanzioni severe mi imponesse di aumentare la sicurezza, ecco che, volente o nolente, sarei costretto ad adeguarmi. purtroppo da noi non è così, vige la regola dell’ impunità. resta il fatto che nel dibattito banca pubblica vs. banca privata, io mi schiero comunque a favore della prima. saluti.

  • Albertino

    d’accordo al cento per cento !

  • lino-rossi

    propongo:

    1) la gogna politica per i privatizzatori nostrani;

    2) percentuale trattenuta a fondo perduto a vantaggio della società sottostante al titolo.
    si fa un gran parlare delle operazioni finanziarie di acquisto e vendita di titoli e derivati in tempi dell’ordine del secondo ed ancora meno (molto meno).
    ma sarebbe così scandaloso ed “immorale” chiedere all’acquirente la trattenuta a fondo perduto di una percentuale dell’investimento in capo alla società sottostante? (0,5-1%)
    possibile che una società quotata in borsa non debba beneficiare di tutti i castelli di carta che gli costruiscono sopra?

    3) drastica riduzione dei derivati. se vogliono giocare che vadano nel casinò!
    possibile che debbano esserci in giro più derivati che titoli? è così difficile capire che l’economia fisica più di un tanto non può essere munta?

    4) aumentare le tasse.
    se non passa la sbornia della sacralità del capitale non ne usciamo.
    se non passa la sbornia della riduzione delle tasse non ne usciamo.
    perchè le multinazionali devono pagarle solo in maniera ridotta? perchè il marchio italiano che produce in Cina e vende in Usa o in Russia è autorizzato a non versare nelle casse dello Stato italiano neanche un centesimo?
    le uniche cose sacre sono l’uomo e l’ambiente, non certamente il capitale, magari detenuto in base alle più miserabili nefandezze.

    ho nettamente l’impressione che questa crisi si potrebbe agevolmente superare, senza dolori, se solo ci fosse la volontà POLITICA di tagliare le unghie alla finanza puramente speculativa ed ai delinquenti in colletto bianco. purtroppo comandano loro.

  • LAZZARETTI

    Una Banca Pubblica?
    Tolti certi strumenti speculativi, i benefici sarebbero enormi.
    Certe cose possono funzionare altrove, in Italia ne dubito.
    Intanto dovrebbe essere abolita la via telematica, e i soldi
    dovrebbero viaggiare lentamente, molto lentamente, magari
    con un carretto, dovrebbero essere proibiti gli assegni e altri
    pezzi di carta.
    Poi dovremmo ritornare alla valuta metallica, macchinosa
    da falsificare e pesante da trasportare.
    Inutile sottolineare che bisognerebbe munirsi di scorta,
    quando si va depositare, e questo e’ uno dei problemi.
    Il mio discorso puo’ sembrare grottesco e lontano
    dalla modernita’, ma pensate a quanti danni produce
    lo spostamento virtuale.
    Chi ci assicurerebbe che i ns soldi, non farebbero i
    soliti 4-5 viaggetti andata e ritorno giornalieri, con il rischio
    di lasciarci le penne?
    Questo e’ uno dei tanti danni della modernita’.
    Se qualcuno mi trova soluzioni di controllo di valore assoluto,
    allora ok, la ns banca statale sarebbe un splendido apripista.
    Il sottoscritto, non si fida piu’ nemmeno della sua ombra.