PERCH IL QE2 HA FALLITO: TUTTI I SOLDI SONO ANDATI ALL’ESTERO

DI ELLEN BROWN
Global Research

Il 30 giugno il QE2 è terminato con un mugolio. La seconda mandata di “alleggerimento quantitativo” della Fed ha riguardato 600 miliardi di dollari creati premendo un tasto su un computer per l’acquisto di bond del governo a lungo termine. Ma il governo non ha mai
avuto davvero i soldi, che sono andati direttamente dei fondi di riserva
dalle banche, dove sono ancora oggi. C’è di peggio, sono andati nei
fondi di riserva di banche STRANIERE, alle quali la Federal Reserve sta pagando lo 0,25 per cento di interesse.

Prima del QE2 c’era il QE1, nel quale

la Fed acquistò dalle banche 1,25 triliardi di dollari di titoli garantiti

da mutui. Anche questi soldi sono rimasti nei fondi di riserva delle

banche per raccogliere gli interessi e la polvere. La Fed riporta che le riserve accumulate in

eccesso dalle istituzione del settore

raggiungono adesso un totale di quasi 1,6 triliardi di dollari.

Da notare che 1,6 triliardi di dollari è anche la dimensione del deficit

federale, un deficit così grande che alcuni membri del Congresso stanno

minacciando di forzare un default sul debito nazionale se non

verrà ridotto al più presto.

E così abbiamo una situazione

anomala di un buco da un 1,6 triliardi di dollari nel bilancio federale

e 1,6 triliardi di dollari creati dalla Fed che rimangono fermi nei

fondi di riserva delle banche. Se lo scopo del “quantitative easing

era quello di stimolare l’economia, poteva funzionare meglio se i

soldi destinati all’acquisto di titoli del Tesoro fossero stati direttamente

consegnati al Tesoro. Questo è quello che veniva fatto prima del 1935,

quando la legge fu cambiata in modo da imporre la presenza degli acquirenti

privati delle obbligazioni.

L’unica cosa che il QE2 ha fatto

per i contribuenti è stata quella di ridurre il conto degli interessi

su debito federale. Le obbligazioni a lungo termine che la Fed ha acquistato

sul mercato sono adesso davvero senza interessi per il governo, dal

momento che la Fed rimborsa i suoi profitti al Tesoro dopo aver dedotti

i costi.

Ma il QE2 non ha aiutato l’anemico

mercato del credito interno, al quale si affidano le piccole imprese;

e sono queste imprese che sono in larga parte responsabili per la creazioni

di nuovi posti di lavoro. In un articolo del 30 giugno nel Wall Street

Journal intitolato “Le aziende più piccole che cercano prestiti

sono ancora a mani vuote”, Emily Maltby ha riportato che i proprietari

di queste attività considerano l’accesso al capitale come la questione

più importante che devono affrontare in questi tempi; e solo il 17%

delle piccole imprese ha detto che era riuscito a procurarsi il finanziamento

bancario necessario.

Perché

il QE2 è finito nelle banche straniere

Prima del Banking Act del 1935,

il governo era in grado di prendere a prestito direttamente dalla sua

banca centrale. Altre nazioni seguivano quella pratica, tra cui Canada,

Australia e Nuova Zelanda; e riuscirono a prosperare grazie anche a

questo. Dopo il 1935, invece, se la banca centrale degli USA avesse

voluta acquistare titoli del governo, li avrebbe dovuti acquistare dalle

banche private sul “mercato aperto”. L’ex direttore della Fed,

Marinner Eccles, scrisse a

favore di una legge che rimuovesse quel requisito che il suo scopo era quello di impedire ai

politici di spendere troppo. Ma la legge riuscì a solo ottenere che

le banche che trattavano le obbligazioni ottenessero la parte del mediatore.

C’è di peggio, fece sì che la Fed

perdesse il controllo della destinazione dei soldi. Invece di acquistare

più obbligazioni dal Tesoro, le banche che avevano il contante lo tenevano

fermo o lo usavano per i loro scopi; e lo stesso sembra accadere oggi.

Per sostenere

gli acquisti del QE2, la

Fed Ha dovuto seguire le procedure tipiche delle “operazioni del mercato

aperto”: ha ricevuto le offerte di venti

più importanti operatori di borsa

autorizzati a vendere titoli alla Fed e ha accettato le migliori. Il

problema era che dodici di questi operatori– più della metà – erano

rami operativi negli Stati Uniti di banche straniere (tra cui BNP Paribas,

Barclays, Credit Suisse, Deutsche Bank, HSBC, UBS e altre); e evidentemente

hanno fatto le offerte migliori.

Il fatto che le banche straniere hanno

avuto questi soldi fu stabilito da un post

su Zero Hedge del 12 giugno

da Tyler Durden (uno pseudonimo), in cui figuravano due grafici: il totale delle somme in

contanti detenute dalle banche straniere negli USA, utilizzando i dati settimanali della Federal

Reserve; e il

totale delle riserve in carico alle banche della Federal Reserve, dalla dichiarazione della Fed alla fine della

prima settimana di giugno. I diagrammi mostrano che dopo il 3 novembre

del 2010, quando iniziarono le operazioni del QE2, il totale delle riserve

bancarie incrementò di 610 miliardi di dollari. Le riserve della banche

straniere aumentò di pari passo di 630 miliardi di dollari, più o

meno l’intero QE2.

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In un pezzo del 27 giugno sul suo blog, John Mason, professore di finanza alla

Penn State University e ex esperto economista alla Federal Reserve,

ha scritto:

In sintesi, sembra che

la gran parte dello stimolo monetario generato dalla

Federal Reserve sia andato nel mercato degli eurodollari. Tutto ciò

fa parte di un “carry

trade” dato che

i rami stranieri di una banca americana possono prendere a prestito

dollari dalla banca “di casa” creando un deposito di Eurodollari.

[…]

La liquidità

delle banche più piccole [degli Stati Uniti]

è rimasta relativamente in fase di stallo

[…] Di conseguenza, le riserve che la Fed stava pompando nel sistema

bancario non erano dirette alle banche più

piccole […]

Malgrado questo, i prestiti

venivano sempre più concessi dalle istituzione bancarie più

piccole.

I prestiti concessi dalle banche commerciali

non sono destinati agli Stati Uniti. Il prestito avviene off-shore,

sottoscritto dal Federal Reserve System e tutto ciò fa poco

o niente per aiutare la crescita dell’economia americana.

Tyler Durden ha concluso:

Gli unici beneficiari

delle riserve generate sono stati i rami con sede negli USA delle banche

straniere (che poi hanno convogliato il flusso di cassa direttamente

alle loro sedi), una scoperta sorprendente che spiega […] perché

le banche degli Stati Uniti sono state riluttanti e, cosa ancora più

importante, non sono state in grado di prendersi queste riserve. […]

I dati mostrati provano

senza tema di smentita perché

non c’è stato un eccesso di prestiti dalle banche ai prestatori statunitensi:

questi soldi non sono mai arrivati alla banche statunitensi! […] Questo

spiega anche il mistero del moltiplicatore

monetario che si

è rotto e del perché la velocità

di circolazione è implosa.

Bene, non esattamente. Il fatto che

i soldi del QE2 siano finiti tutti nelle banche straniere è

una scoperta sconvolgente, non è la ragione per cui le banche non stanno

concedendo prestiti. C’era già un trilione di dollari di riserve

in eccesso che era ferme nei fondi di riserva della banche statunitensi,

senza contare i 600 miliardi dal QE2.

Secondo Scott Fullwiler, professore

associato di economia al Wartburg College, il modello del moltiplicatore

monetario non si è rotto, ma è solo obsoleto. Le banche non prestano

in base a quello che hanno in riserva. Possono concedere prestiti anche

dopo aver preso soldi a prestito. Il

fatto che le banche concedano prestiti

dipende principalmente da: (a) se hanno clienti che meritano il credito;

(b) se hanno capitale a sufficienza per soddisfare i requisiti di capitalizzazione;

(c) dal costo del finanziamento, da intendersi con le spese sostenute

dalla banca, per soddisfare i requisiti delle proprie riserve, con altri

correntisti, con le altre banche o con la Federal Reserve.

Mettere le cose a posto

Indipendentemente dalle cause della

stretta creditizia interna, i triliardi di dollari affidati dal Congresso

e dalla Fed a Wall Street non hanno risolto il problema. È forse giunto

il momento che i governi locali prendano il comando delle operazioni.

Nell’attesa che legislatori federali prendano la decisione giusta,

i mercati del credito interno possono essere rivitalizzati dalla creazione

di banche possedute dagli Stati, sul modello della Bank of North

Dakota (BND). La BND fornisce la liquidità necessaria alle

richieste delle banche locali e mantenere vivo il flusso del credito

all’interno dello Stato. Per maggiori informazioni, vedete qui

e qui.

Sulla diminuzione del deficit

federale, il parlamentare Ron Paul ha un’idea

eccellente: la Fed dovrebbe

semplicemente cancellare i titoli federali acquistati con i fondi creati

dai programmi di alleggerimento quantitativo. Ciò non farebbe alcun

danno ai creditori, visto che il denaro è stato generato dal nulla,

premendo un tasto su una tastiera di un computer. Il governo dovrebbe

solo cancellare il proprio debito, salvando gli interessi.

Per quanto riguarda il “quantitative

easing,” se il suo scopo è quello di stimolare l’economia,

il denaro deve andare direttamente agli acquisti di beni e servizi per

stimolare la “domanda”. Se vanno solamente nei bilanci delle banche,

invece si potrebbero rimanere fermi o venire usati per la speculazione

invece che per la concessione di prestiti sul posto, come sta accadendo

ora. In quest’altro caso, il denaro creato dal governo verrebbe speso

in beni e servizi dell’economia reale, creando posti di lavoro essenziali,

generando domanda e ripristinando la base dei contribuenti. Per assicurarsi

che il denaro abbia davvero quest’utilizzo, la legge del 1935 che

proibisce alla Fed di comprare direttamente dal Tesoro deve essere abrogata.

*********************************************

Fonte: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25566

09.07.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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