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PERCH IL QE2 HA FALLITO: TUTTI I SOLDI SONO ANDATI ALL’ESTERO

DI ELLEN BROWN
Global Research

Il 30 giugno il QE2 è terminato con un mugolio. La seconda mandata di “alleggerimento quantitativo” della Fed ha riguardato 600 miliardi di dollari creati premendo un tasto su un computer per l’acquisto di bond del governo a lungo termine. Ma il governo non ha mai
avuto davvero i soldi, che sono andati direttamente dei fondi di riserva
dalle banche, dove sono ancora oggi. C’è di peggio, sono andati nei
fondi di riserva di banche STRANIERE, alle quali la Federal Reserve sta pagando lo 0,25 per cento di interesse.

Prima del QE2 c’era il QE1, nel quale

la Fed acquistò dalle banche 1,25 triliardi di dollari di titoli garantiti

da mutui. Anche questi soldi sono rimasti nei fondi di riserva delle

banche per raccogliere gli interessi e la polvere. La Fed riporta che le riserve accumulate in

eccesso dalle istituzione del settore

raggiungono adesso un totale di quasi 1,6 triliardi di dollari.

Da notare che 1,6 triliardi di dollari è anche la dimensione del deficit

federale, un deficit così grande che alcuni membri del Congresso stanno

minacciando di forzare un default sul debito nazionale se non

verrà ridotto al più presto.

E così abbiamo una situazione

anomala di un buco da un 1,6 triliardi di dollari nel bilancio federale

e 1,6 triliardi di dollari creati dalla Fed che rimangono fermi nei

fondi di riserva delle banche. Se lo scopo del “quantitative easing

era quello di stimolare l’economia, poteva funzionare meglio se i

soldi destinati all’acquisto di titoli del Tesoro fossero stati direttamente

consegnati al Tesoro. Questo è quello che veniva fatto prima del 1935,

quando la legge fu cambiata in modo da imporre la presenza degli acquirenti

privati delle obbligazioni.

L’unica cosa che il QE2 ha fatto

per i contribuenti è stata quella di ridurre il conto degli interessi

su debito federale. Le obbligazioni a lungo termine che la Fed ha acquistato

sul mercato sono adesso davvero senza interessi per il governo, dal

momento che la Fed rimborsa i suoi profitti al Tesoro dopo aver dedotti

i costi.

Ma il QE2 non ha aiutato l’anemico

mercato del credito interno, al quale si affidano le piccole imprese;

e sono queste imprese che sono in larga parte responsabili per la creazioni

di nuovi posti di lavoro. In un articolo del 30 giugno nel Wall Street

Journal intitolato “Le aziende più piccole che cercano prestiti

sono ancora a mani vuote”, Emily Maltby ha riportato che i proprietari

di queste attività considerano l’accesso al capitale come la questione

più importante che devono affrontare in questi tempi; e solo il 17%

delle piccole imprese ha detto che era riuscito a procurarsi il finanziamento

bancario necessario.

Perché

il QE2 è finito nelle banche straniere

Prima del Banking Act del 1935,

il governo era in grado di prendere a prestito direttamente dalla sua

banca centrale. Altre nazioni seguivano quella pratica, tra cui Canada,

Australia e Nuova Zelanda; e riuscirono a prosperare grazie anche a

questo. Dopo il 1935, invece, se la banca centrale degli USA avesse

voluta acquistare titoli del governo, li avrebbe dovuti acquistare dalle

banche private sul “mercato aperto”. L’ex direttore della Fed,

Marinner Eccles, scrisse a

favore di una legge che rimuovesse quel requisito che il suo scopo era quello di impedire ai

politici di spendere troppo. Ma la legge riuscì a solo ottenere che

le banche che trattavano le obbligazioni ottenessero la parte del mediatore.

C’è di peggio, fece sì che la Fed

perdesse il controllo della destinazione dei soldi. Invece di acquistare

più obbligazioni dal Tesoro, le banche che avevano il contante lo tenevano

fermo o lo usavano per i loro scopi; e lo stesso sembra accadere oggi.

Per sostenere

gli acquisti del QE2, la

Fed Ha dovuto seguire le procedure tipiche delle “operazioni del mercato

aperto”: ha ricevuto le offerte di venti

più importanti operatori di borsa

autorizzati a vendere titoli alla Fed e ha accettato le migliori. Il

problema era che dodici di questi operatori– più della metà – erano

rami operativi negli Stati Uniti di banche straniere (tra cui BNP Paribas,

Barclays, Credit Suisse, Deutsche Bank, HSBC, UBS e altre); e evidentemente

hanno fatto le offerte migliori.

Il fatto che le banche straniere hanno

avuto questi soldi fu stabilito da un post

su Zero Hedge del 12 giugno

da Tyler Durden (uno pseudonimo), in cui figuravano due grafici: il totale delle somme in

contanti detenute dalle banche straniere negli USA, utilizzando i dati settimanali della Federal

Reserve; e il

totale delle riserve in carico alle banche della Federal Reserve, dalla dichiarazione della Fed alla fine della

prima settimana di giugno. I diagrammi mostrano che dopo il 3 novembre

del 2010, quando iniziarono le operazioni del QE2, il totale delle riserve

bancarie incrementò di 610 miliardi di dollari. Le riserve della banche

straniere aumentò di pari passo di 630 miliardi di dollari, più o

meno l’intero QE2.

In un pezzo del 27 giugno sul suo blog, John Mason, professore di finanza alla

Penn State University e ex esperto economista alla Federal Reserve,

ha scritto:

In sintesi, sembra che

la gran parte dello stimolo monetario generato dalla

Federal Reserve sia andato nel mercato degli eurodollari. Tutto ciò

fa parte di un “carry

trade” dato che

i rami stranieri di una banca americana possono prendere a prestito

dollari dalla banca “di casa” creando un deposito di Eurodollari.

[…]

La liquidità

delle banche più piccole [degli Stati Uniti]

è rimasta relativamente in fase di stallo

[…] Di conseguenza, le riserve che la Fed stava pompando nel sistema

bancario non erano dirette alle banche più

piccole […]

Malgrado questo, i prestiti

venivano sempre più concessi dalle istituzione bancarie più

piccole.

I prestiti concessi dalle banche commerciali

non sono destinati agli Stati Uniti. Il prestito avviene off-shore,

sottoscritto dal Federal Reserve System e tutto ciò fa poco

o niente per aiutare la crescita dell’economia americana.

Tyler Durden ha concluso:

Gli unici beneficiari

delle riserve generate sono stati i rami con sede negli USA delle banche

straniere (che poi hanno convogliato il flusso di cassa direttamente

alle loro sedi), una scoperta sorprendente che spiega […] perché

le banche degli Stati Uniti sono state riluttanti e, cosa ancora più

importante, non sono state in grado di prendersi queste riserve. […]

I dati mostrati provano

senza tema di smentita perché

non c’è stato un eccesso di prestiti dalle banche ai prestatori statunitensi:

questi soldi non sono mai arrivati alla banche statunitensi! […] Questo

spiega anche il mistero del moltiplicatore

monetario che si

è rotto e del perché la velocità

di circolazione è implosa.

Bene, non esattamente. Il fatto che

i soldi del QE2 siano finiti tutti nelle banche straniere è

una scoperta sconvolgente, non è la ragione per cui le banche non stanno

concedendo prestiti. C’era già un trilione di dollari di riserve

in eccesso che era ferme nei fondi di riserva della banche statunitensi,

senza contare i 600 miliardi dal QE2.

Secondo Scott Fullwiler, professore

associato di economia al Wartburg College, il modello del moltiplicatore

monetario non si è rotto, ma è solo obsoleto. Le banche non prestano

in base a quello che hanno in riserva. Possono concedere prestiti anche

dopo aver preso soldi a prestito. Il

fatto che le banche concedano prestiti

dipende principalmente da: (a) se hanno clienti che meritano il credito;

(b) se hanno capitale a sufficienza per soddisfare i requisiti di capitalizzazione;

(c) dal costo del finanziamento, da intendersi con le spese sostenute

dalla banca, per soddisfare i requisiti delle proprie riserve, con altri

correntisti, con le altre banche o con la Federal Reserve.

Mettere le cose a posto

Indipendentemente dalle cause della

stretta creditizia interna, i triliardi di dollari affidati dal Congresso

e dalla Fed a Wall Street non hanno risolto il problema. È forse giunto

il momento che i governi locali prendano il comando delle operazioni.

Nell’attesa che legislatori federali prendano la decisione giusta,

i mercati del credito interno possono essere rivitalizzati dalla creazione

di banche possedute dagli Stati, sul modello della Bank of North

Dakota (BND). La BND fornisce la liquidità necessaria alle

richieste delle banche locali e mantenere vivo il flusso del credito

all’interno dello Stato. Per maggiori informazioni, vedete qui

e qui.

Sulla diminuzione del deficit

federale, il parlamentare Ron Paul ha un’idea

eccellente: la Fed dovrebbe

semplicemente cancellare i titoli federali acquistati con i fondi creati

dai programmi di alleggerimento quantitativo. Ciò non farebbe alcun

danno ai creditori, visto che il denaro è stato generato dal nulla,

premendo un tasto su una tastiera di un computer. Il governo dovrebbe

solo cancellare il proprio debito, salvando gli interessi.

Per quanto riguarda il “quantitative

easing,” se il suo scopo è quello di stimolare l’economia,

il denaro deve andare direttamente agli acquisti di beni e servizi per

stimolare la “domanda”. Se vanno solamente nei bilanci delle banche,

invece si potrebbero rimanere fermi o venire usati per la speculazione

invece che per la concessione di prestiti sul posto, come sta accadendo

ora. In quest’altro caso, il denaro creato dal governo verrebbe speso

in beni e servizi dell’economia reale, creando posti di lavoro essenziali,

generando domanda e ripristinando la base dei contribuenti. Per assicurarsi

che il denaro abbia davvero quest’utilizzo, la legge del 1935 che

proibisce alla Fed di comprare direttamente dal Tesoro deve essere abrogata.

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Fonte: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25566

09.07.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Pubblicato da supervice

  • AlbertoConti

    Bene, il problema che solleva Ellen per gli USA ha evidenti analogie coi nostri stessi problemi finanziari, visto che abbiamo copiato pedestremente le principali regole di emissione e gestione della moneta.
    L’assimetria attuale tra dollaro ed euro è che la massa monetaria del primo aumenta e quella del secondo diminuisce, quindi niente da meravigliarsi che il QE1 sia stato assorbito da banche europee che offrono gli “investimenti” adatti al carry trade sul dollaro. Ma il punto principale è la relazione tra debito pubblico e creazione di liquidità fiat, appannaggio della Banca Centrale. Ellen propone di oliare il meccanismo tornando a prima del ’35, quando la BC poteva acquistare direttamente debito pubblico, “monetizzandolo”. In realtà il debito pubblico è già moneta, e i banchieri lo sanno perfettamente. Allora, cara Ellen, facciamo un passetto logico in più: a che serve questo giochino d’inventarsi liquidità dal nulla per convertirla in titoli del debito pubblico? Io la chiamo riciclaggio, al solo scopo di far credere che la BC sia il prestatore di ultima istanza, e che sia un organo indipendente dallo Stato, privatizzabile e soggetto alle sole regole “naturali del libero mercato”. Ma ci rendiamo conto, alla luce dei fatti in cronica, dell’assurdità di questo assunto “sacro”, del cuore ideologico del liberismo più sfrenato e devastante? All’interno del circo monetario-finanziario privatamente gestito dal sistema bancario non c’è alcuna libertà di mercato, c’è solo la logica speculativa parassitaria della ricchezza prodotta e convertita in denaro, non importa quanto fasullo. Dal punto di vista della più banale meccanica monetaria appare evidente che il denaro “fiat”, l’unico denaro possibile nel mondo delle tecnologie avanzate, ha origine ultima nello Stato, e perciò ogni giro del fumo a scopo di riciclaggio monetario che serve solo a confondere le acque, per poi pescare nel torbido lauti “interessi”, è un furto diretto ai produttori di ricchezza vera, i cittadini produttori-consumatori. Un furto preventivo, perfezionato poi da un sistema fiscale iniquo, che premia i ricchi speculatori e spreme come limoni i lavoratori in massa. E a sua volta tutto questo sistema “finanziario” serve solo a sfruttare popoli lontani laddove possono “offrire” risorse naturali e risorse umane, intese come forza-lavoro, anche intellettuale, a bassissimo costo. Questa piovra gigantesca ha il solo scopo di parassitare socialmente all’inteno di ciascun paese, anche dominante, tanto quanto tra i paesi dominanti e quelli più deboli. Va semplicemente distrutta, tout court, come una qualsiasi mafia, o lei distruggerà noi, altro che produrre “efficienza”. La prima regola è tornare agli stati monetariamente sovrani, che si stampano la loro stessa moneta, dal nulla, assumendosene la responsabilità gestionale, tornando ad un sistema portante di banche pubbliche, al servizio del cittadino, altro che “aziende per le aziende” come le chiama Montezemolo.

  • ROE

    È normale. Come è noto, quando la Federal Reserve acquista titoli del Tesoro USA, li paga con un assegno elettronico il cui importo è accreditato sul conto corrente del venditore dei titoli (che può anche essere una banca) presso una banca commerciale e nello stesso tempo accredita di identico importo il conto di riserva della banca commerciale presso la Federal Reserve. Con questa operazione la Federal Reserve crea nuova moneta e dalla stessa operazione ha inizio l’espansione multipla del credito del sistema bancario, con la concessione di prestiti e relativi nuovi depositi, nei limiti della riserva obbligatoria (10%) attraverso la regola della riserva frazionaria (per ogni miliardo di nuova moneta, dieci miliardi di prestiti/depositi). Il tutto è ben spiegato, da quarant’anni, su «Modern Money Mechanics» della Federal Reserve Bank di Chicago. È il meccanismo che consente – con la moneta a corso legale – al sistema bancario di controllare il mondo.

  • ROE

    Non sono d’accordo. La storia dimostra gli effetti negativi della moneta creata dagli stati. La moneta deve rappresentare beni esistenti o beni da produrre ed in questo caso il lavoro necessario a produrli. Quindi la moneta non deve essere emessa né dagli stati né dalle banche ma da chi detiene i beni e da chi si impegna a prestare il lavoro necessario a produrre i beni e servizi che saranno scambiati con la stessa moneta. In sostanza, bisogna passare dalla moneta a corso legale emessa dagli stati e/o dalle banche alla moneta del lavoro. Questo è l’unico modo per cambiare la struttura (oggi capitalistica del sistema senza violenza.

  • AlbertoConti

    Dimenticavo la seconda regola, forse ancor più importante della prima: riconoscere l’errore storico della “deregulation”, che ha accelerato la trasformazione della finanza in casinò. Basta! I croupiers di questo casinò mondiale sono i diretti responsabili del problema del XXI secolo, il loro sistema con tutte le loro regole va messo al bando, fuorilegge, come il principale delitto contro l’umanità. L’introduzione massiccia del concetto di rischio negli “investimenti” è la leva principale di questa piovra trasnazionale. Vanno messi in galera come quelli che fanno il giochino delle tre carte nei vicoletti di Napoli, sono delinquenti, ladri, parassiti, corruttori del popolo, che stimolano i suoi più bassi istinti per rivolgerli contro di esso. Non c’è più differenza tra le case da bingo e le banche, è ora di finirla! Chiudiamole entrambe, e rifacciamo le banche senza fini di lucro, cioè statali (condizione necessaria ma non sufficiente, senza un reale controllo democratico).

  • AlbertoConti

    Me l’aspettavo questa obiezione, molto falsamente ideologica: lo stato spendaccione fa solo disastri! E’ una palla colossale, è vero il contrario, è la mancanza di Stato democratico che fa danni incalcolabili. La Repubblica di Weimar, che questi falsi ideologi portano ad esempio, ha iperinflazionato la moneta proprio lasciando “libertà al mercato”, quello della speculazione finanziaria. Se veramente i popoli europei vogliono la stabilità della loro moneta, una per ogni realtà economica, devono accollarsene la gestione, in prima persona, stracciando tutti i “trattati” che gli sono passati sopra la testa, senza neppure il garbo di far finta di coinvolgerli nelle decisioni. Sulla “moneta del lavoro” lascio perdere, almeno fino a che resta fumo ideologico e nulla più.

  • ROE

    Concordo fino a «Chiudiamole entrambe.» ma non sulle banche statali. Lo stato è lo strumento politico del capitale (cioè della stretta minoranza che possiede la maggior parte del capitale) non della gente che lavora e produce o di chi lo vorrebbe fare. Moneta bancaria o moneta statale è sempre moneta usata per sfruttare il lavoro degli altri. Ed è stato così anche nei sistemi a socialismo reale, nei quali il capitalismo privato è stato sostituito con il capitalismo di stato.

  • ROE

    Secondo me l’unico funo ideologico (e fideistico) è credere di poter ripetere il passato pensando di avere effetti diversi. Ma, naturalmente, nessuno ha la verità assoluta.

  • ROE

    Dimenticavo: lo stato democratico non esiste. Esiste solo lo stato come strumento di una minoranza per opprimere la maggioranza.

  • AlbertoConti

    Certo, non basta dire Stato, occorre ridargli dignità di rappresentante del popolo. Sappiamo perfettamente di vivere una democrazia fallita, finta, e che forse il concetto stesso è destinato a restare utopico, almeno per molto. Ma non possiamo neppure cercare soluzioni rassegnandoci alle difficoltà di quella che è l’unica soluzione possibile.
    Per stare coi piedi per terrra, fino a prima del fenomeno “privatizzazioni”, e parliamo di pochi decenni fa, io me ne ricordo, quando BNL e tante altre erano ancora banche pubbliche, entrare in banca non era sinomimo di farsi spennare a tradimento. Di casi Parmalat e Cirio non ce n’era ancora notizia. Poi arrivò Ciampi, Draghi, Prodi, a spianare la strada ai Craxi e Berlusconi di turno.

  • ROE

    Quello era il tempo in cui il relativo benessere dei lavoratori dei paesi cosiddetti sviluppati veniva pagato dalla povertà dei popoli dei paesi più poveri. Non c’era partita ma solo più sfruttati e meno sfruttati. Ed i proletari dei paesi sviluppati sono diventati tanti piccoli borghesi che hanno sostenuto il grande capitale dicendo «non mi interessa se uno ha tanti soldi se anche io ne ho abbastanza». È stato un effetto dell’imperialismo. Con la globalizzazione (non per caso, prima di tutto dei capitali), i lavoratori di tutti i paesi sono in competizione, quindi più divisi di prima, e questa divisione consente a chi ha le risorse di mantenere l’egemonia. E poiché non gli basta (per effetto della caduta del tasso di profitto) il plusvalore che ottiene, usa la moneta nella finanza. In questo modo non solo sfrutta il lavoro ed aumenta i suoi mezzi di produzione ma si impossessa anche degli altrui beni diversi dai mezzi di produzione. Basta guardare l’andamento dell’indice di Gini degli ulrimi anni relativo alla ricchezza (e non solo al reddito) per rendersene conto. A meno che non si voglia addebitare questo processo al signoraggio (ma non sarebbe vero), la sostituzione della moneta bancaria con la moneta di stato non cambia la situazione. L’unico modo per interrompere questo processo è che i lavoratori chiedano in pagamento del lavoro una moneta diversa da quella degli stati (anche i loro titoli sono moneta a corso legale) e delle banche. Spero di sbagliarmi ma, se non lo si fa, ci saranno miliardi di persone sempre più schiave di alcune centinaia di migliaia di persone che si occupano della finanza.

  • AlbertoConti

    Il mio riferimento era puramente esplicativo, non certo un “amarcord” nostalgico. Così come una moneta che faccia il suo dovere di moneta di tutti è la precondizione, la condizione necessaria e non sufficiente per costruirci sopra politiche monetarie, finanziarie, economiche, che siano trasparenti e virtuose. Il patto sociale va chiaramente rifondato, su questo non ci piove, a partire da obiettivi chiari e condivisi. Alcuni lo sono già, come quello della piena occupazione, mentre sul versante dell’equità siamo ancora sulla rotta contraria.

  • ericvonmaan

    Ma… porco giuda (mi consenta),. è così difficile?
    1) il PIL aumenta, servono in proporzione più soldi
    2) lo stato li chiede al banchiere (privato) centrale che glieli crea dal nulla, facendosi pagare con gli interessi tramite emissione di titoli di stato (=cambiali=debito)
    3) più passa il tempo, più il debito aumenta aumenta aumenta NON C’E’ MODO DI FERMARLO, lo stato a malapena riesce a pagare gli interessi… figurarsi il debito
    4) il banchiere o il privato che detiene il debito (quasi sempre gli stessi soggetti) esigono il pagamento che lo stato onora parzialmente SVENDENDO i beni di prorpetà statale e spremendo i cittadini fino all’ultima goccia

    MA ALLORA:

    PERCHE’ LO STATO NON NON MANDA AFFANCULO LE BANCHE CENTRALI ED EMETTE DIRETTAMENTE LA MONETA CHE SERVE SENZA EMETTERE TITOLI DI DEBITO ????

    La risposta è semplice: perchè TUTTI i politicanti sono pagati e funzionali al sistema, e chi osa ribellarsi o viene sommerso dalla merda e costretto a sparire o viene accoppato.

    TUTTO IL RESTO SONO BLA BLA BLA BLA BLA BLA

  • AlbertoConti

    Esatto! Aggiungi però il problemino dei deficit di bilancio statali su base annuale. Chissà perchè “tutti” pensano che sia colpa dello Stato troppo spendaccione, corrotto e scialacquatore. Be, nel caso nostro e della Grecia come dargli torto? Ma perchè non ci si chiede mai perchè il gettito fiscale è insufficiente a coprire le uscite? E come mai questo problema coinvolge la maggior parte dei paesi occidentali? Certo c’è la questione dello sfruttamento imperialista dei paesi meno forti, che costa parecchio alle casse degli stati, USA in testa. Ma se queste geopolitiche fossero veramente “in perdita” non si pensa che semplicemente si autoannullerebbero? La verità è che ogni sperequazione sociale è una sperequazione tra stati, e viceversa. Il sistema fiscale è il fronte interno delle guerre esportate.

  • ROE

    Io condivido l’idea che una moneta emessa dall’insieme dei lavoratori e quindi per conto di essi, ripartita in parti uguali fra tutte le persone con una certa età e con un limite massimo di emissione sia condizione necessaria e sufficiente per dare inizio ad un’equa ridistribuzione della ricchezza con tutto quello che ne consegue. Una tale moneta è invece condizione necessaria ma non sufficiente ad una trasformazione della struttura del sistema, per innescare la quale serve un nuovo modello organizzativo e quindi uno strumento politico. Ma lasciamo stare lo stato, il superstato o la federazione di stati. Quindi, lasciamo stare la moneta statale già utilizzata per tremila anni per fare le guerre e rendere prima schiave e poi serve nove persone su dieci. La naturale evoluzione della moneta, partita come merce (equivalente universale del valore delle merci) che rappresentava il valore del lavoro in essa oggettivato, che oggi e da secoli è mezzo di appropriazione del lavoro degli altri in funzione del profitto, sarà la moneta che rappresenta il valore del lavoro necessario a produrre quello che con quella stessa moneta si potrà scambiare per soddisfare bisogni vitali.

  • ROE

    Il sistema fiscale è volutamente impostato per concentrare la ricchezza. Più profitti, meno tasse sui profotti, meno tasse sui profitti più tasse sui salari. Forse bisogna ben comprendere che lo stato non è, non è mai stato e non sarà mai, lo strumento di chi lavora e produce ma di chi sfrutta chi lavora e produce. Sempre. Quindi, non è proprio il caso di dare più potere allo stato …

  • istwine

    no ROE, la storia dimostra solo cosa significa un eccesso di moneta rispetto alla domanda aggregata, alla produzione. che lo faccia lo Stato o la BC non cambia nulla, quindi l’indipendenza della BC è pura ideologia.

  • ROE

    Sono completamente d’accordo. Ma io non sostengo che la BC sia indipendente ma, anzi, che sia un mezzo del capitale. Sostengo solo che bisogna abolire, rifiutandola, la moneta delle banche e che non bisogna sostituirla con la moneta di stato ma con una moneta dei lavoratori e che con quella moneta deve essere pagato il lavoro. La moneta rappresenta già oggi unicamente il lavoro futuro necessario a produrre beni, solo che non viene emessa da chi dovrà prestare il lavoro che rappresenta. E così la moneta non è affatto una cambiale (un pagherò) ma una tratta con la quale si ordina ai lavoratori di lavorare, cioè di fornire merce (forza-lavoro) al prezzo stabilito da chi emette la tratta. È questo che va capovolto. Poiché la moneta rappresenta lavoro futuro, allora è chi deve prestare quel lavoro futuro che deve emettere la (sua)moneta che rappresenta l’impegno di prestarlo. Tutto qui.

  • istwine

    non so, sai perché mi sembra difficile? perché la moneta dev’essere accettata da tutti, e per tutti intendo tutti coloro che abitano quel dato territorio (italia per esempio). ciò significa che ci dev’essere un sistema per far accettare la moneta. c’è chi dice che la tassazione (senza badare a quanto) sia un modo di rendere accettata ovunque la moneta, c’è chi, come auriti la poneva sul valore indotto, c’è chi come la scuola austriaca, vorrebbe l’oro in cassaforte e far emettere moneta in totale libero mercato. quindi niente più monopoli. io sinceramente propendo per la prima e la seconda, l’una non per forza esclude l’altra.

  • ROE

    È difficile ma non da fare. Questo è il paradosso. La moneta non deve essere “accettata” ma … “richiesta”. I lavoratori non devono far accettare la loro moneta ma chiederla, anzi pretenderla, in pagamento del loro lavoro. Questo obbligherebbe chi deve pagare il lavoro ad entrare in possesso di quella moneta. Come? Se quella moneta è distribuita in parti uguali, pro-capite, l’unico modo sarebbe vendere beni in cambio di quella moneta. In questo modo, con questo processo, la moneta del lavoro diventa desiderabile, anzi indispensabile. E tutti la chiederebbero in pagamento. Anche gli stati. Sembra l’uovo di colombo ma in realtà anche la moneta a corso legale lo è (vedere Modern Money Mechanics della Federal Reserve Bank di Chicago). Non c’è alcun trucco. Ma tutto deve partire dai lavoratori: invece di dire “pagami di più con la tua moneta”, devono dire “pagami il giusto con la mia moneta”. È chiaro?

  • AlbertoConti

    E a chi lo dai, al sindacato?

  • ROE

    No, direttamente ai lavoratori. E questo può essere soltanto se il lavoro viene pagato con la moneta emessa per loro conto. Se è vero come è vero che il denaro – e quindi la moneta – è potere, quel potere può essere concretamente espresso solo con una moneta che rappresenti lavoro (e quindi anche il valore reale delle merci) emessa per conto di chi lavora e nel suo pieno controllo. Rapidamente, con questa moneta chi lavora si impossessa del plus lavoro (e quindi del plus valore da esso stesso prodotto) e ad un certo punto, la stessa moneta diventa mezzo per soddisfare bisogni e non più mezzo per realizzare profitto.