Il Patentino antifascista era una boiata pazzesca,Vannacci no

Tra le iniziative politiche ci sono sempre uno o più personaggi desiderosi di manifestare un pensiero politico "alternativo" il quale, immancabilmente, finisce per essere un clamoroso autogol.

Patentino antifascista? Una stupidaggine, preoccupiamoci del perché un Vannacci trova consensi

di Davide Amerio per comedonchisciotte.org


Su questo aspetto, la "sinistra", nella sua ampia, variegata, e disomogenea composizione, non manca di prestare il fianco, anche quando meno te lo aspetti. L'iniziativa, pregevole, di organizzare la fiera romana dei piccoli e medi editori - “Più libri più liberi” -, diventa un "caso politico", di assoluta inutilità, ma che riesce a farcirsi di ridicolo.

Parliamo di quello che è stato ribattezzato “patentino antifascista”: iniziativa oggi ritirata, ma che nelle settimane scorse ha fatto molto discutere.

A prendere una posizione netta è stato il Fatto Quotidiano, per la penna del suo direttore Marco Travaglio, il quale scrisse un articolo di fondo lapidario:


Si pensava che la fiera romana dei piccoli e medi editori “Più libri più liberi” avesse rinunciato a imporre il “patentino antifascista”, dopo le polemiche e le risate suscitate dal suo annuncio. Invece ce l’ha recapitato per PaperFirst con tutti i papelli burocratici da compilare per essere ammessi alla kermesse di dicembre alla Nuvola dell’Eur [...]


Il "patentino" implicava la compilazione di un questionario nel quale era necessario dichiarare la propria totale adesione ai principi e ai valori della Costituzione Italiana, della Carta dei Diritti Fondamentali della UE, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Completava la dichiarazione la condivisione dei valori antifascisti, dell'ordinamento democratico [etc etc], libertà di pensiero e di stampa [etc etc], tutela della Dignità Umana, senza distinzione di etnia, colore, sesso [etc etc].

Infine... l’impegno a rispettare tutte le disposizioni di legge e i regolamenti... inclusi quelli in materia di diritto d’autore, pubblica sicurezza, prevenzione incendi, igiene e sicurezza sul
lavoro.

Come sottolineava Travaglio:


Dall’antifascismo all’antincendio, è un attimo.


Tralasciando la ridondanza degli argomenti inseriti, giacché il rispetto della Costituzione Italiana (del 1948!) implicherebbe automaticamente l'adesione totale all'antifascismo, e ai valori di rispetto della persona umana (senza distinzione di...), davvero è credibile un "antifascista" solamente perché compila un questionario?!?

La destra di governo ha immediatamente visto il "piatto ricco" su cui buttarsi a pesce, per dichiarare che eravamo di fronte a una vera e propria censura! La qual cosa, uscita dalla bocca di chi ha trasformato il servizio pubblico in Telemeloni, e si avvale di una stampa servile e compiacente, il cui proprietario è stato catapultato direttamente in Parlamento (figurando nullatenente) ... suonerebbe ridicola, non fosse che il senso del ridicolo è scomparso da tempo in questo paese.

Ma, in un certo senso, l'affermazione ha un fondo sottile di verità. Dovremmo forse non leggere più i libri che non ci piacciono o scritti da qualcuno che non la pensa come noi?

Molti anni fa trovai, su una bancarella di libri usati, il Mein Kampf scritto da Adolf Hitler... questo fa di me un seguace neonazista? Oppure semplicemente una persona curiosa!

La cultura è cultura se serve ad ampliare i propri orizzonti. Il che significa saper confutare le argomentazioni che riteniamo sbagliate, oppure avere il coraggio di correggere le proprie, qualora constatassimo che siamo nell'errore.

Recentemente ho preso in mano il famoso libro ("Il mondo al contrario") del generale Vannacci, oggi alla ribalta grazie proprio a questo scritto, considerato da alcuni come il nuovo “verbo” politico. Avrò modo di parlarne, in modo più esaustivo, al momento opportuno. Non mi spinge a leggere questo libro alcuna simpatia per il generalissimo, piuttosto capire come egli sia riuscito a incantare un nutrito numero di cittadini.

Posso già affermare che, nell'introduzione, ho trovato una serie di affermazioni che non reggono a un minimo di consapevolezza logica e storica. Ecco il pezzo che ho trovato molto “interessante” a pagina VI dell’introduzione:


[…] stravagante e difficile da accettare è la constatazione che, spesso, il sovvertimento di quella che la moltitudine intende come normalità è prodotto da esigue e sparute minoranze che prevaricano il sentire comune e le opinioni dei più per le stesse discutibili regole di inclusione e tolleranza imposte da altre minoranze[…]


Qui il nostro, che vanterebbe ben tre lauree, tratta l’argomento “minoranze” con il cipiglio del frequentatore del Bar dello Sport, che sentenzia, dopo il terzo o quarto cicchetto, sulle verità della vita.

Il concetto della “normalità” e della “moltitudine” è estremamente aleatorio e non rappresenta un valore assoluto nel tempo, bensì è sempre da collocare nel contesto storico cui ci si riferisce. Per Aristotele era “normale” considerare alcuni uomini come predisposti alla schiavitù. In altre epoche era “normale” bruciare le donne che venivano considerate delle streghe.

Albert Einstein non trovò facile accoglimento dalla “normale” comunità scientifica quando presentò le sue teorie rivoluzionarie.

La “moltitudine” degli Inglesi trovava “naturale” che gli Indiani fossero sudditi di sua Maestà… sino a quando il Mahatma Gandhi non fece capire loro che l’India, e il suo popolo, erano degni della libertà e dell’indipendenza.

Così come la stragrande maggioranza degli Americani ha condiviso i principi sanciti dalla Costituzione scritta dai padri fondatori, ma ha accettato lo sterminio di pellerossa e di altri popoli nativi; ha considerato i neri esseri inferiori sino a quando, Rosa Parks e Martin Luther King, hanno messo in discussione ciò che per la “moltitudine” era normale.

John Nash era un professore di matematica mica tanto normale: era uno schizofrenico paranoide, con tanto di allucinazioni, ma era un genio. La sua Teoria dei Giochi, e l’Equilibrio di Nash svolgono un ruolo fondamentale in diversi campi scientifici.

Alan Turing era un “anormale" omosessuale (seguendo il ragionamento di Vannacci), eppure dobbiamo a lui i fondamenti della scienza informatica e dell’intelligenza artificiale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, presso il centro di Bletchley Park, Turing guidò la sezione Hut 8, incaricata di decifrare i messaggi della marina tedesca: e fu la sua macchina a decifrare il codice “Enigma” della Germania nazista.
Nonostante questo fu incarcerato per omosessualità, gli imposero la castrazione chimica, e lui morì suicida, a causa della depressione conseguente, all’età di 41 anni. Ciò che a quel tempo era considerata “normalità”, da parte della maggioranza, ha privato l’umanità di un genio che avrebbe potuto offrire ancora molto.

E potremmo continuare all’infinito con gli esempi.

Il punto è che ogni cambiamento di una società non avviene mai, ma proprio mai, perché una “maggioranza normale” cambia idea all’improvviso, bensì perché la sensibilità di una minoranza, al limite di una persona sola, combatte per far comprendere alla maggioranza l’errore insisto in certe convinzioni.

La difesa delle minoranze è un principio fondante delle democrazie liberali: la libertà di espressione delle minoranze, e il “dovere” di ascolto da parte della maggioranza, non è una concessione, un lusso, o un atto di benevolenza. È un presupposto fondativo semplicemente perché nessuno può sapere da dove, e da chi, arriveranno le nuove idee in grado di trasformare in meglio il mondo!

Quindi ciò che oggi consideriamo “normale”, non era tale in passato e, con buone probabilità, potrebbe non esserlo in futuro. Ciò che ci compete (se si agisce nel campo politico seriamente) è discernere l’innovazione dalle rendite di posizione, o dalle nostalgie. Capire le nuove necessità che emergono dalla società e dagli individui, anche, e forse sopratutto, se sono categorie lontane dalla nostra visione del mondo.

E non sarà certo un "patentino" a fare di noi dei veri, necessari, e coerenti, antifascisti. Quella dichiarazione la potrebbe sottoscrivere chiunque, pur essendo un fascistone convinto.

Una narrazione corrente sostiene che in Italia ci sia antifascismo in assenza di fascismo. La ritengo sostanzialmente errata. In primo luogo il Fascismo, pur essendo un fenomeno tipicamente italiano (che ha fatto scuola per il nazifascismo), non è mica detto che si debba necessariamente esprimere come nel 1920.

In secondo luogo, i Fascisti nostalgici esistono! eccome! E hanno accettato la Democrazia Liberale non per convinzione filosofica, ma per ardua necessità, per sopravvivenza. Ma i rigurgiti dell'autoritarismo, in senso generale, sono ben presenti nella politica italiana, e in modo piuttosto manifesto.

Il Fascismo fu un fenomeno “normale” per milioni di persone. Più o meno le stesse che improvvisamente (come sottolineava Winston Churchill) si scoprirono antifasciste. In Italia se ci fu l’antifascismo fu grazie a una minoranza di irriducibili combattenti che credevano nella religione della Libertà, nonostante le differenze ideologiche di provenienza.

Oggi l'idea del "patentino antifascista" mostra la debolezza di settori della sinistra che non riescono a elaborare una filosofia politica oltre la dualità fascismo-antifascismo. La sconfitta delle forme autoritarie non può avvenire senza una elaborazione di politica economica, proprio come se la immaginavano Marx e Gramsci.

Viviamo in un mondo tremendamente complesso caratterizzato dalla perdita di punti di riferimento globali e nazionali. Una complessità che opprime, discrimina, ed esclude le persone, rendendole mèrce nel, e alla mercé del, mercato globalista.

Le Democrazie occidentali, fondate sul capitalismo neoliberista, sono costrette a nascondere le proprie contraddizioni dietro l'autoritarismo, con slogan semplicistici che ammaliano i più. La miglior politica antifascista possibile è quella che prende di petto la complessità, non ha timore di negarla, né di spiegarla all'elettore.

Non abbiamo bisogno di un patentino: necessitiamo di progetti alternativi al sistema economico vigente, imposto dai Liberisti. E non saranno le maggioranze di chi si considerano “normali” a scriverli.

Solamente minoranze combattive, con chiarezza ideologica (che non è una brutta parola), può cambiare la direzione autoritaria che alcuni vogliono imporre a tutti noi. Solo così si possono combattere i Fascismi, in qualunque forma si manifestino.

di Davide Amerio per comedonchischiotte.org

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Commenti (2)

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    1. FrancoMaloberti 17 luglio 2026

      Che fatica leggere sta roba. Per un paragrafo di un libro di un autore che può anche essere antipatico rutta questa pappardella.

    1. Martin 17 luglio 2026

      Il Fascismo è morto e sepolto e "combattere i Fascismi, in qualunque forma si manifestino" è una posizione semplicemente delirante da parte di chi si arroga la facoltà, unilateralmente autoritaria e repressiva, di decidere ed imporre cosa appunto siano "i Fascismi" - al plurale, LOL - da combattere come il presunto Male Assoluto. Tutto l'articolo fa semplicemente ridere i proverbiali polli per arroganza autoritaria e totale mancanza di logica. L'autore si sceglie i mulini a vento contro i quali scagliarsi, veramente patetico. Suggerisco una consulenza psicologica o psichiatrica.

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