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PAPANDREOU SVENDE I BENI DELLA GRECIA

PASOK: PAn-ellenico SOcialismo dei Kleptocrati

DI JAMES PETRAS
Information Clearing House

“George Papandreou non è stato comprato, è in affitto. Vende le imprese pubbliche alle multinazionali. Riduce gli stipendi, le pensioni e i posti di lavoro agli ordini del FMI. Lui affida
la tesoreria pubblica alle banche europee. Sostiene la guerra della NATO contro la Libia. Lui dirige la Polizia costiera greca per rafforzare il blocco di Netanyahu su Gaza.”

Secondo un manifestante di Piazza Syntagma, il 3 luglio 2011 un governo sedicente “socialista” in Grecia sta imponendo con il voto e con i bastoni una delle più grandi inversioni di marcia delle politiche sugli stipendi, le pensioni, i posti di lavoro, l’istruzione e sulle tasse nella storia dell’Europa Occidentale.Il Partito Socialista Panellenico (PASOK)
ha abbandonato ogni pretesa di ricoprire il suo ruolo di governo sovrano,
affidando le politiche micro e macroeconomiche presenti e future alla
Banca Centrale Europea, al FMI e ai poteri forti dell’Unione Europea,
Germania e Francia. I cosiddetti programmi di “austerity
comprendono il saccheggio e la messa all’asta di tutte le imprese
pubbliche strategiche e del territorio del demanio, in cui figurano
tutti i siti storici e quelli dedicati al tempo libero. Mai un regime,
socialista o non, ha trasformato in modo così sfacciato e brutale il
governo di un paese indipendente nel più puro esempio di governo coloniale.

La via parlamentare al saccheggio coloniale

La Grande Svolta della Grecia si è

verificata sotto la leadership di un Primo Ministro “socialista”

(George Papandreou), appoggiato dalla vasta maggioranza (97%) dei parlamentari

“socialisti” e dell’intero governo “socialista”, con solo

il 4 per cento di defezioni.

Mentre il parlamento dibatteva e votava

il declassamento della sovranità della nazione e la degradazione della

propria gente, centinaia di migliaia di persone manifestavano nelle

strade e nelle piazze. I leader eletti e i legislatori del

PASOK hanno totalmente ignorato le proteste, seguendo solo le direttive

del Primo Ministro e i boss designati del partito. La politica del parlamento

è totalmente scollata dalle persone che si suppone stia rappresentando.

Che tipo di governo è quello

capace di un ripudio così veemente della volontà popolare? Che

tipo di legislatori sono quelli capaci di abbassare sistematicamente

gli standard di vita per i tre anni appena passati e per i prossimi

dieci?

Il PASOK è sempre stato un partito
clientelare, non certo un partito di cambi programmatici. Il PASOK, dalla sua prima vittoria elettorale nel 1981, ha offerto lavori nel pubblico impiego, credito, prestiti e favori al suo elettorato. All’inizio degli anni ’80, l’aggiunta dei nuovi funzionari pubblici fu necessaria per implementare le riforme socioeconomiche, che i burocrati pubblici schierati a destra stavano sabotando. Ma quando la forza che ha dato il via alle “riforme” si è affievolita, l’assegnazione dei posti di lavoro ha continuato a moltiplicarsi, facendo parte del processo di costruzione di una macchina elettorale su grande scala.

Migliaia di laureati dell’università,
con buone capacità organizzative, cominciarono ad affollare gli uffici
del Partito e, dopo un po’ di attesa, si sarebbero assicurati un posto fisso nella rigonfia burocrazia pubblica. Hanno contribuito a garantire i voti ai candidati del PASOK, seguendo gli stessi passi della Nuova Democrazia schierata a destra. Il settore pubblico è diventato il più grande ufficio di collocamento per molte ragioni: la gran parte degli “impiegati pubblici” avevano “lavori molteplici” – alcuni anche quattro o cinque – e tra questi anche lavoratori autonomi e impiegati nell’economia informale. In secondo luogo, in Grecia il cosiddetto settore privato non ha mai sviluppato la capacità di crescere, investire, innovare, utilizzare tecnologia, competere e creare nuovi mercati. La maggior parte degli uomini d’affari greci ha sempre dipeso dai contatti con il partito al governo per assicurarsi finanziamenti per progetti mai realizzati, crediti usati per importare merci dall’Unione Europea e prestiti per consumare i prodotti d’importazione.

L’ingresso nell’Unione Europea ha inondato il PASOK e la destra di enormi trasferimenti di capitale e di prestiti allo scopo di “modernizzare” l’economia e renderla competitiva. In cambio la Grecia avrebbe abbassato le tariffe doganali così che le merci dell’UE potessero affluire nel mercato locale. I fondi dell’UE hanno finanziato la macchina clientelare del PASOK; il settore privato ha preso a prestito finanziamenti dall’UE e ha trasferito il pagamento nel bilancio dello Stato con la complicità dei politici. I professionisti e la classe media si sono garantiti credito a basso costo per acquistare beni dall’estero. Gli economisti e i politici del regime hanno falsificato i bilanci, mostrando crescite inesistenti e nascondendo il passivo. Tutto quanto si basava su un mutuo. Le banche europee riscuotevano gli interessi; i produttori dell’Europa occidentale esportavano beni di consumo. Secondo gli esperti, la Grecia era “integrata” nell’Unione Europea […] ma sfortunatamente in un modo tale da farla diventare troppo differente dai partner da cui era dominata.

Il PASOK si poggia su una base elettorale di massa ed elitaria che non ha mai pagato le tasse, ma ha sempre ottenuto e preteso le sovvenzioni dallo Stato. I miliardari proprietari di yacht hanno evitato di pagare le imposte nascondendosi sotto le bandiere di paesi stranieri (Panama), ma acconsentendo comunque di ingaggiare i capitani della nave tra i greci e dando il proprio contributo ai forzieri del Partito. I professioni, gli avvocati, i medici e gli architetti dichiarano a malapena un qualche introito, ricevendo sottobanco pagamenti in nero che, mai dichiarati, superano di gran lunga qualsiasi altro stipendio percepito. Gli uomini d’affari, gli speculatori immobiliaristi, i banchieri e gli importatori hanno tutti pagato i leader del Partito per garantirsi l’abbassamento delle imposte e la concessione dei prestiti dell’UE, riciclati negli acquisti di proprietà turistiche e nei conti correnti nei paradisi off-shore. In fondo, il Partito e l’élite del business erano parte di una rete organizzata di cleptocrati: hanno svaligiato le casse pubbliche e hanno lasciato il conto da pagare ai lavoratori salariati, visto che questi sono obbligati a pagare le imposte in modo anticipato. La Grecia è il peggior paese al mondo per il lavoro dipendente, visto che è l’unico settore che
viene tassato e sfruttato.

La Grecia è un paese di piccoli

affaristi, di professionisti e di piccoli agricoltori autonomi, alcuni

dei quali prendono la terra a prestito dai professionisti che vivono

in città, di proprietari di piccoli alberghi e di ristoratori: la schiacciante

maggioranza di essi paga solo una piccola frazione delle imposte dovute,

mentre sono disposti a chiedere in cambio i servizi pubblici di cui

hanno bisogno. Fanno parte dell’apparato clientelare del PASOK, sono

i destinatari di crediti e prestiti affidati senza controlli, che vengono

usati per aumentare gli introiti personali e non per aumentare la produttività

della nazione.

I prestiti dell’UE hanno finanziato

la modernizzazione del livello di vita dei greci, hanno incrementato

l’importazione di apparecchi e autovetture tedesche, così come di

feta dalla Francia e dalla Danimarca (succedanei poco costosi dei prodotti

locali). In altre parole, l’Europa ha imprigionato il mercato greco

facendo aumentare il passivo dei conti con l’estero, mentre la burocrazia

era diventata il datore di lavoro di ultima istanza. Queste pratiche

e questi rapporti con l’UE hanno permesso al PASOK di nutrire una

solida base clientelare di cleptocrati affaristi, piccoli evasori fiscali

e un crescente strato di funzionari pubblici.

L’UE si è comprata il servilismo

politico-militare della Grecia, che sostiene le guerre in Afghanistan,

in Iraq, in Libia e in Pakistan. Specialmente sotto George Papandreou,

l’obbedienza del PASOK a Israele e ai sostenitori del sionismo presenti

negli Stati Uniti ha sorpassato quella di tutti i precedenti regimi.

Il conto da pagare

I greci e i cleptocrati privati hanno

falsificato i conti del bilancio nazionale, trasformando forti passivi

in surplus di bilancio fino a che il sistema non è imploso.

Le banche dell’UE hanno presentato il conto e hanno richiesto il pagamento.

La nazione greca e la classe capitalista, sotto il PASOK, hanno immediatamente

proclamato un programma di “austerità” e di “riforme fiscali”.

Alla fine dei giochi, solo la prima parte verrà messa in pratica, visto

che non vogliono colpire la base del partito, composta dalle élite

degli evasori.

I tagli massicci agli stipendi, alle

pensioni e ai posti di lavoro sono imposti e fatti rispettare. I legislatori

del PASOK hanno rigato dritto, visto che i loro stipendi, pensioni,

benefit e privilegi dipendono dalla loro sottomissione al Primo Ministro

che, a sua volta, è un dipendente dei banchieri imperialisti e dai

cleptocrati borghesi. L’esistenza del PASOK come partito dipende dal

flusso dei prestiti dell’UE, dai salvataggi e dalle svendite per mantenere

i propri clienti. Il regime del PASOK è un grande esempio di partito

autoritario: prono sui piedi dei banchieri e dei leader dell’UE

mentre massacra milioni di pensionati e lavoratori dipendenti impoveriti.

La base elettorale del PASOK, composta da evasori fiscali e clientelisti,

è scarsamente colpita dalle riforme fiscali: le entrate fiscali sono

invece diminuite a causa delle recessione più pesante e dei mancati

controlli.

Mentre il regime del PASOK aggrava

ed estende gli attacchi agli stipendi e la resistenza delle masse si

moltiplica, i giovani disoccupati (55%) si sono fatti sempre più disperati

e aggressivi verso il governo, che di risposta è più repressivo e

disposto alla violenza.

Col suo impegno totale per giungere

fino al midollo delle nude ossa della remunerazione dei lavoratori,

il PASOK ha totalmente permesso all’UE /FMI di sovrintendere, prezzare

e vendere l’intero patrimonio pubblico. In altre parole il pagamento

del debito è diventato la leva per il trasferimento della sovranità

alle nazioni imperialiste e per massimizzare la sottrazione di ricchezza

dal lavoro. Quello che rimane dello “Stato greco” sono la polizia

e i militari assegnati a imporre con la forza il nuovo ordine imperiale

su una maggioranza sempre più sfruttata e impoverita.

Nel mezzo di questa catastrofica ridda

di eventi, di saccheggio e povertà, i legislatori del PASOK tengono

ancora il timone: possono ancora contare sulla base del 25 per cento

di professionisti, banchieri, consulenti e evasori fiscali per continuare

a sostenere il regime, perché sono poco colpiti dalle svendite.

Il bailout consentirà ai legislatori

del PASOK di percepire le loro laute pensioni se non venissero più

votati e i lavoratori autonomi e i professionisti continueranno a incassare

rendite turistiche non tassate e introiti derivanti dalle proprietà

anche se la clientela locale fosse impoverita. Il PASOK, Papandreou

e la sua cricca hanno dimostrato che la politica democratica è compatibile

con la capitolazione più abbietta di sovranità, con la repressione

selvaggia e continuata della maggioranza della classe lavoratrice e

con una drastica riduzione a lungo termine degli standard di vita. L’esperienza

greca ancora una volta dimostra che, di fronte al crollo del sistema

capitalista, le differenze tra conservatori e socialdemocratici scompaiono.

Le libertà democratiche esistono solo se la maggioranza si sottomette

al comando delle potenze imperialiste e ai loro collaboratori cleptocrati

capitalisti.

Non vi è alcun dubbio che verranno

indette nuove elezioni, mentre i livelli di vita precipitano, i pagamenti

sul debito aumentano e il paese viene scippato di tutti i suoi beni.

Probabilmente il PASOK verrà escluso dal voto d’ufficio. I loro avversari

conservatori seguiranno semplicemente il loro esempio, e anche loro

si affideranno all’azione della polizia e rastrelleranno il debito.

Per la gran parte dei greci non c’è

alcun futuro e nessuna soluzione proposte dalle proteste nelle strade

e dalla politica parlamentare. Il secondo ignora il primo. Questo vicolo

cieco solleva il problema di quale tipo di azione extra-parlamentare

sia necessaria e possibile per far terminare il comando dei governanti

imperiali e dei collaboratori cleptocrati.

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Fonte: http://www.informationclearinghouse.info/article28486.htm

06.07.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Pubblicato da supervice

  • unodipassaggio

    Letta così, si direbbe che i greci meritano fino in fondo i calci in culo che stanno pigliando. Il guaio è che somiglia un po’ alla storia dell’Italia.

  • lucmartell

    In Italia,invece gli evasori quelli GROSSI!! creano capitali all’estero,e li riportano in completo anonimato in Italia,con apposita legge dello stato al tasso max del 5% ultima trance (è la seconda volta,la prima pochi anni fà,se mi ricordo bene era al 2,5%!! ) 100 milioni di euro!!…con il plauso di tutti perchè con il rientro di questi soldini si darà GRANDE SLANCIO all’economia..si è visto!!… e alla speculazione in borsa!!..si è visto meglio!!… tutto questo mentre equitalia massacra chi rimane indietro con pagamenti vari per REALI DIFFICOLTA’ ECONOMICHE!! e le varie “società di servizi” (recupero crediti) perseguitano “LEGALMENTE!!” (in modo autorizzato dallo stato) chi è rimasto indietro con la bolletta del telefono/luce ecc..magari dopo essersi ritrovato “appioppato”un contratto,quasi “estorto”con un mezzo raggiro,per non dire TRUFFA!!…maa,noi non siamo la Grecia!!…MENO MALE!! Saluti a tutti:Lucmartell.

  • lucmartell

    Nì..cioè sì e nò,le classi politiche in fondo,creano un sistema,come le banche,come le assicurazioni,come la mafia,come tutte le corporazioni…la differenza è che le classi politiche dovrebbero,uno essere al servizio della collettività!!! due dovrebbero svolgere attività di controllo sulle banche,sulle assicurazioni,sulle mafie e su tutte le altre corporazioni…il problema è che sono al servizio delle corporazioni (Obama compreso!),e il cittadino fino a quando non è all’esasperazione!! è portato al compromesso…ad adeguarsi al sistema!! quelli che sarebbero diritti!! se hai a che fare con burattini criminali,diventano favori da chiedere al “boss” di turno!!… questa non è la Grecia…è una buona parte del sistema esistente…cambierà!!!

    Ps.Il concetto è generico e espresso su poche righe..lo sò!!…solo indicativo.

  • AlbertoConti

    Una Faza Una Raza, questo vecchio detto torna prepotentemente di moda. I paesi dei furbi e dei furbetti dal sangue caldo stanno ricevendo il conto, e questo di per sè è un bene, cioè il costringere a porsi di fronte alle proprie responsabilità. Quel che stride è il modo, il percorso che ha portato fin qui, che coinvolge un male ben più grande che si annida nel nord del mondo, espressione simbolica per designare un certo tipo di cultura e di mentalità, che al di là dei suoi meriti diffusi si è lasciata sedurre e invadere dal mal sottile del dio-mercato e dal suo diabolico strumento del denaro-debito, potenzialmente illimitato e illimitatamente accumulabile in spazi ristretti e tempi dilatati all’infinito delle generazioni successive, schiacciate dal dogma dell’ereditarietà del patrimonio “privato”, tolto alle masse, ma in misura diversificata quanto basta per evitare le naturali reazioni popolari. Noi PIIGS dobbiamo ora risolvere due problemi in uno, quello del nord e quello del sud del mondo, che si estende sotto i nostri piedi ben oltre i cortiletti del mediterraneo. Tutto ciò, come fase storica, lo trovo estremamente affascinante, perchè riconduce direttamente al nocciolo del problema, ritrovare se stessi per poterci cambiare profondamente, unico modo per sopravvivere alle mutate condizioni ambientali.

  • GRATIS

    PIIGS non mi piace. Come acronimo preferisco GIPSI. E’ piu facile da ricordare, significa qualcosa (rimanda agli zingari) e soprattutto mette in sequenza la probabilità di default: Grecia – Irlanda – Portogallo – Spagna – Italia

  • faniarte

    Riporto l’articolo così come l’ho trovato ,mi scuso per la lunghezza…

    Fantasmi della realtà
    e potere dei banchieri

    Si stanno rappresentando in questi giorni, in diversi paesi d’Europa, straordinarie commedie dell’assurdo. Gli attori più in vista sono gli uomini di Governo – in Francia, in Spagna, in Grecia, in Germania, in Italia – ma sono coadiuvati talmente bene in questa recita da tutti gli altri responsabili della vita politica e sociale, e prima di tutto dai giornalisti, che noi, poveri cittadini-sudditi, non riusciamo a capire perché il loro frenetico agire ci sembri così privo di una concreta direzione di senso e temibile proprio per questo.

    Lo spettacolo offerto dagli “attori” italiani è tragico e surreale al tempo stesso. Berlusconi, Tremonti, Bossi, recitano a meraviglia i loro piccoli scontri sul bilancio, sul trasferimento di qualche Ministero al Nord, sulla necessità del governo centrale di aiutare lo smaltimento dei rifiuti a Napoli, come se davvero questi fossero i problemi politici di una Nazione che non soltanto deve provvedere alla vita ordinata di 60 milioni di persone ma che, per la sua posizione geografica, per i suoi impegni con l’Ue e con la Nato, è al centro di interessi economici e militari a livello mondiale. Le opposizioni stanno al gioco con una puntualità e una solerzia quasi incredibili, tenendo ben fissa l’attenzione dei cittadini, ma in apparenza anche la propria, sui piccoli particolari di queste dispute come se davvero fossero racchiusi qui i maggiori problemi degli Italiani. Se qualche volta la polemica sembra diventare più forte, è soltanto perché lo scambio di invettive ha assunto termini maggiormente violenti e volgari, ma si tratta in tutti i casi di invettive a vuoto: servono ad alimentare la commedia. Della politica vera, dei drammatici problemi veri, non parla nessuno, né al governo né all’opposizione.

    I problemi più importanti

    Sono problemi che chiunque è in grado di vedere e che, volendo limitarsi esclusivamente ai più gravi ed impellenti, possiamo indicare nel modo seguente:

    L’ inesistenza dell’Europa come realtà politica, dalla quale però dipendiamo come se esistesse (la vicenda della guerra in Libia decisa da Sarkozy ne è una soltanto una delle ultime e sconvolgenti prove).

    L’ appartenenza dell’Italia alla Nato, organizzazione militare che non si sa più a quale direttiva politica obbedisca data la mancanza di un’autorità politica europea e la contemporanea perdita di potere dei singoli Stati d’Europa (nessuno s’interroga, per esempio, su quale ruolo stia svolgendo nella politica estera l’Inghilterra, sempre sorella degli Stati Uniti ma con un piede dentro e uno fuori dell’Ue).

    Il potere assoluto dei banchieri, a livello mondiale ed europeo, che ha completamente esautorato i politici nazionali e sta mano a mano svuotando l’essenza stessa dei singoli Stati costringendoli a vendere i loro possessi e finanche il proprio territorio (la Grecia è soltanto la prima di una catena già pronta).

    L’irrazionalità di una sola moneta come espressione e strumento di 17 Stati totalmente differenti per il loro peso politico e le loro dimensioni economiche. E’ evidente che, o si disfa al più presto questa costruzione sul vuoto, oppure si verificherà un catastrofico fallimento collettivo. C’è forse bisogno di una qualsiasi dimostrazione in questo campo? L’euro è soltanto il diverso nome del marco. Un marco privo, però, dello Stato di cui era espressione. Per questo la Germania ha funzionato fino adesso come lo “Stato ombra” dell’euro. Ma è chiaro che la Germania non può continuare a reggere questa mastodontica finzione senza farsi trascinare anch’essa nel baratro: prestarsi soldi fra debitori (l’Italia, tanto per fare un esempio, ha iscritto nelle uscite del proprio bilancio il denaro prestato alla Grecia) è una pratica da “pazzi”, che nessun “povero” metterebbe in atto e che nessun usuraio accetterebbe, ma che i banchieri della Bce e del Fmi fingono di trovare normale e necessaria, spingendola fino all’estremo al solo scopo di rimanere alla fine “proprietari”, concretamente proprietari di tutta l’ Europa dell’euro.

    L’eliminazione degli intellettuali dalla leadership, concordemente attuata da tutti i partiti europei, fatti esperti dallo scontro-sottomissione degli intellettuali nella Russia bolscevica. I partiti più importanti in Europa sono anche oggi quelli essenzialmente comunisti, reduci del comunismo e più o meno suoi eredi. L’Italia ne rappresenta la più fulgida testimonianza: il Presidente della Repubblica è appartenuto per tutta la vita, fino dai tempi di Stalin, al Partito comunista. Con il trattato di Maastricht gli intellettuali sono stati praticamente aboliti; non si sente più nessuna voce che possieda autorità tranne quella dei banchieri. Segno evidente di una tragica realtà: se sono morti gli intellettuali, è morta la civiltà europea.

    La complicità di tutti i mezzi d’informazione con il disegno dei politici e dei banchieri. Una complicità così assoluta quale mai si era verificata prima nella storia perché non obbligata da nessuna censura. Gli oltre 500 milioni di cittadini d’Europa coinvolti nell’operazione disumana di lavorare senza saperlo al proprio suicidio, vi sono stati condannati non tanto dai politici quanto dai giornalisti. Senza il silenzio dell’informazione non sarebbe stato possibile condurre in porto un disegno di puro potere quale quello in atto.
    Politici e banchieri in commedia

    Se ciò che ho messo sinteticamente in luce è il quadro generale, per quanto riguarda i piccoli avvenimenti di quest’ultimo periodo a casa nostra non si può fare a meno di rilevare gli errori compiuti dai partiti di governo. Il Pdl e la Lega avrebbero avuto il dovere di piegarsi almeno per un momento a riflettere sui motivi delle sconfitte riportate nelle ultime elezioni e nei referendum. Per farlo, però, sarebbe stato necessario abbandonare il gioco della finzione come unica attività dei politici, uscire dalla “rappresentazione”, scendere dal palcoscenico dell’assurdo, cosa che evidentemente non hanno il coraggio di fare. Che non sia facile è chiaro. Bisognerebbe, infatti, rivelare agli Italiani che la sovranità e l’indipendenza della Nazione non esistono più, che tutte le funzioni vitali della società e del potere sono state consegnate in mani straniere e che quello che sembra ancora autonomo ed efficiente è di fatto pura apparenza. E’ sufficiente un solo esempio.

    Tutto il gran parlare e il gran manovrare che si verificato in questi giorni intorno ai nomi del Signor Draghi, del signor Bini Smaghi e di altri importanti banchieri, appartiene al mondo della “rappresentazione”, della “commedia surreale”. In realtà i politici e il governo italiano non possiedono in questo campo alcun potere. Il signor Draghi, il signor Bini Smaghi, il signor Trichet (presidente della Bce) sono, chi in un modo chi in un altro, i proprietari, i possessori, gli “azionisti” delle Banche centrali. La Banca d’Italia, la cui direzione il signor Draghi sta per lasciare nelle mani del probabile signor Bini Smaghi, non è per nulla la Banca “di” Italia, non appartiene allo Stato italiano; quel “di”, particella possessiva, è un falso perché si tratta di una banca di proprietà di cittadini privati, possessori, come il signor Draghi, di parti del suo capitale, e continua a portare il nome di quando era effettivamente di proprietà dello Stato italiano ed emetteva la moneta dello Stato, esclusivamente allo scopo di ingannare i cittadini italiani. Stesso discorso si può fare per la Banca centrale europea, anch’essa proprietà di ricchissimi banchieri privati come i Rothschild, i Rockfeller e gli altri banchieri possessori del capitale della Banca d’Inghilterra, della Banca d’Olanda e ovviamente anche della Banca d’Italia come il signor Draghi. Lo Stato italiano, quindi, non ha, come nessun altro Stato europeo, alcun potere sulle nomine e tutto il gran parlare che si è fatto sul rispetto delle “procedure” da parte del Governo, sull’approvazione da parte del Parlamento europeo della nomina di un “illustre italiano” nelle vesti del signor Draghi, è stata una commedia, finzione allo stato puro: i banchieri si scelgono, si cooptano fra loro, tenendo nascosto il proprio potere dietro la copertura dei politici.

    In conclusione: non c’è nessuno, in Italia, che non lavori a ingannare i cittadini, ivi compresi – è necessario ripeterlo e sottolinearlo – i giornalisti, la cui complicità è determinante in quanto costituisce il fattore indispensabile alla riuscita della rappresentazione.

    Rimane la domanda fondamentale: perché i politici hanno rinunciato al proprio potere trasferendolo nelle mani dei banchieri? Nessuno ha ancora dato una risposta soddisfacente a questo interrogativo ed è questo il motivo per il quale siamo tutti paralizzati: siamo prigionieri in una rete fittissima ma non sappiamo contro chi combattere per liberarcene.

    Il regno di Bruxelles

    Laddove i banchieri non sono soli a comandare, troviamo insieme ad essi altri privati, non soggetti a nessuna votazione democratica, quali i Commissari dell’Ue e i Consiglieri del Consiglio d’Europa, di cui probabilmente gli Italiani non conoscono neanche il nome. In quel di Bruxelles le commedie dell’assurdo abbondano, tanto più che, lontani da qualsiasi controllo, si sono moltiplicati i ruoli, gli attori e i fiumi di denaro necessari alle rappresentazioni. Gli obbligati “passaggi” di alcune normative attraverso il Parlamento europeo, per esempio, costituiscono soltanto una delle innumerevoli, mirabili finzioni che sono state ideate per ingannare i poveri sudditi dell’Ue. Infatti le decisioni importanti vengono prese in ristretti gruppi di élite (il Bilderberg, l’Aspen Institute, per esempio) e la loro consegna al Parlamento obbedisce ad un rituale pro-forma, ad un’apparente spolverata di democraticità, così come soltanto pro-forma vengono consegnate poi per la ratifica finale ai singoli Parlamenti nazionali. Il nostro Parlamento, ubbidientissimo e servile come nessun altro, a sua volta le approva senza preoccuparsi neanche di farcelo sapere. A tutt’oggi l’80% delle normative in vigore in Italia è dettato da Bruxelles, ma gli Italiani credono ancora di essere cittadini di uno Stato sovrano.

    Insomma, dobbiamo guardare in faccia la realtà: lo Stato italiano esiste soltanto di nome e noi, suoi sudditi, serviamo a tenere in vita, con i nostri soldi e la nostra credulità, una miriade di istituzioni “crea carte” e “passa carte” prive di reale potere. Si tratta, però, di istituzioni che, come succede sempre negli Stati totalitari, creano per sé a poco a poco il potere che non possiedono costruendo e organizzando cerchi sempre più larghi di nuove istituzioni, di inestricabili burocrazie. Non per nulla un esperto della Russia bolscevica quale Bukowski ha affermato che l’Ue ne costituisce una copia. Non si tratta di un’affermazione esagerata: gli avvenimenti che lo provano sono sotto gli occhi di tutti, anche se per la maggioranza dei cittadini, accecati dalla “rappresentazione” della democrazia, è difficile accorgersene. Ma presto la burocrazia mostrerà la durezza della sua faccia.

    Dittatura europea e Val di Susa

    E’ di questi giorni lo scontro dei cittadini con il governo “democratico” a causa della cosiddetta “Alta velocità” in Val di Susa. Si tratta di un’opera imposta dall’Ue, ovviamente non per collegare Torino a Lione, affermazione incongrua e ridicola, ma per poter fingere che l’Europa sia un unico territorio, trasformando le Alpi e l’Italia in un “corridoio” europeo (non sono io ad avergli dato questo nome: l’hanno chiamato così coloro che si sono autoproclamati proprietari dell’Europa). “Traforare le Alpi”per far passare un treno da Torino a Lione è un’operazione talmente folle che è impossibile trovare aggettivi sufficienti a definirla. L’insensibilità dei padroni dell’Europa e dei loro servi italiani per ciò che è la “natura”, il territorio, il paesaggio, come la prima e assoluta bellezza di cui è divinamente ricca l’Italia, sarebbe sufficiente a negarne l’autorità e il potere. Deve essere comunque chiaro a tutti, e affermato con assoluta determinazione, che il territorio di una Nazione è proprietà del suo popolo, e non può essere alienato in nessun modo se non per espressa volontà del popolo. I politici odierni non sono monarchi, non possiedono, come un tempo i re, i territori che governano. Il governo italiano ha dimostrato in questa occasione, più e meglio che in molte altre, il suo disprezzo per la democrazia, opponendo la forza della polizia alla sovranità dei cittadini, mentre il suo primo dovere sarebbe stato quello di rifiutare l’imposizione dell’Ue per un’opera ingegneristicamente mostruosa, rischiosa fino all’impossibile, priva di una qualsiasi giustificazione. Appellarsi al denaro fornito dall’Ue, come i politici sono soliti fare, costituisce l’ennesima prova del disprezzo che nutrono per l’Italia, per il suo territorio, per la sua bellezza. Una prova, inoltre, della loro incapacità a credere che esista qualcuno al mondo la cui anima non somigli a quella dei banchieri.

    Ida Magli
    Roma, 5 Luglio 2011