Offensiva a sorpresa di Ansar Allah: i ribelli yemeniti conquistano lo stretto di Bab al-Mandab mentre il prezzo del petrolio raggiunge i 105 dollari

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Simplicius

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Ieri, il gruppo yemenita Ansar Allah è riuscito a conquistare a sorpresa un’ampia fascia di territorio precedentemente controllata dalle forze nazionali sostenute dall’Arabia Saudita. Il principe ereditario MBS ha persino supplicato Trump di intervenire lanciando attacchi contro i “ribelli”, come riportato da Axios, ma Trump avrebbe rifiutato di farlo.

Giovedi, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (MBS) aveva chiamato il presidente Trump due volte, esortandolo a lanciare attacchi contro gli Houthi mentre il gruppo sostenuto dall’Iran si avvicinava ad un punto nevralgico del Mar Rosso, hanno riferito due funzionari statunitensi ad Axios.

Trump aveva rifiutato e i funzionari statunitensi hanno sottolineato che l’amministrazione non ha intenzione, per ora, di intervenire direttamente contro gli Houthi.

Questa ultima offensiva ha scatenato una tempesta di polemiche in tutto il Medio Oriente, in particolare perché è stata accompagnata da un attacco senza precedenti all’oleodotto est-ovest dell’Arabia Saudita, la pipeline annunciata come la carta vincente degli Stati Uniti e dei loro alleati per superare il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz:

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Le immagini diffuse mostrerebbero, secondo quanto riferito, i risultati dell’attacco alla stazione di pompaggio di questo oleodotto:

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Le immagini satellitari del punto in cui è stato colpito l'oleodotto:

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Per la cronaca, tutti hanno dato per scontato che fossero stati gli Houthi a colpire l’oleodotto, ma la CNN riferisce che dietro l’attacco potrebbe esserci un gruppo di resistenza iracheno, mentre Al Jazeera riporta che anche l’Arabia Saudita ha confermato la notizia. Reuters scrive che un comandante iracheno sarebbe stato destituito dopo la “conferma” che i droni provenivano dall’Iraq:

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IL CAIRO, 12 settembre (Reuters) - Un comandante militare iracheno è stato destituito sabato mattina, dopo che le indagini avevano confermato che gli ultimi attacchi con droni contro l’Arabia Saudita provenivano dall’Iraq, secondo quanto riportato in un comunicato dell’ufficio del primo ministro iracheno.

Il comandante era a capo delle operazioni nella provincia di Maysan, nel sud dell’Iraq, secondo quanto riportato nel comunicato.

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D'altra parte, potrebbe semplicemente trattarsi di un tentativo di minimizzare gli ultimi successi degli Houthi, perché, come altri hanno sottolineato oggi, la maggior parte dei canali dei media mainstream, per qualche motivo, sta cercando di nascondere sotto il tappeto questo attacco all’oleodotto. Secondo le ultime notizie, l'intera condotta sarebbe stata chiusa “a titolo precauzionale”, anche se non viene specificato per quanto tempo.

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Ricordiamo che, per mesi, si era discusso molto se l’Iran fosse stato in grado di colpire questo oleodotto saudita e di neutralizzare di fatto la capacità del Regno di esportare il proprio petrolio attraverso una via alternativa che avrebbe reso lo Stretto di Hormuz “superfluo”, secondo le vanterie di Trump.

Quella a cui stiamo assistendo ora sembrerebbe una campagna coordinata da parte dell’Iran per stringere definitivamente il cappio intorno agli Stati Uniti e ai loro alleati. Non può essere una semplice coincidenza che, pochi giorni dopo che l’Iran aveva sferrato il suo più grande attacco degli ultimi mesi contro gli interessi statunitensi e annunciato l'espansione del proprio blocco dello Stretto di Hormuz, improvvisamente i suoi alleati Houthi siano intervenuti per infliggere un colpo paralizzante all’asse statunitense.

Secondo quanto riferito, gli Houthi avrebbero ora conquistato l’intera area critica dello stretto di Bab al-Mandab nel Mar Rosso, garantendo all’Iran e ai suoi alleati il controllo totale su una fetta enorme del traffico marittimo globale:

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Certo, finora i rappresentanti di Ansar Allah hanno affermato che solo alle navi saudite sarà impedito il passaggio attraverso lo stretto di Bab al-Mandab:

Il capo negoziatore e portavoce Mohammed Abdusalam (Abdulsalam) ha dichiarato: “Non c’è alcuna chiusura dello stretto di Bab al-Mandab come alcuni suggeriscono… [la posizione] si limita ad un blocco marittimo che riguarda solo la parte saudita”.

Il colpo più duro è arrivato con la conquista dell’importante porto di Mocha sul Mar Rosso, affacciato sullo stretto, proprio mentre il prezzo del petrolio schizzava a 105 dollari al barile e i prezzi del gasolio negli Stati Uniti raggiungevano per la prima volta nella storia il picco di 6 dollari al gallone:

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I ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno conquistato il porto yemenita di Mocha sul Mar Rosso mentre avanzano verso sud in direzione dello stretto di Bab al-Mandab, una via navigabile fondamentale per il commercio marittimo internazionale.

La conquista di Mocha rappresenta un duro colpo per l’Arabia Saudita e per le forze yemenite da essa sostenute e costituisce un vantaggio per l’Iran nel suo tentativo di mantenere alta la pressione sui prezzi globali dell’energia.

È evidente che l’asse iraniano sta stringendo una morsa sull’intera regione, senza che nessuno abbia una risposta. Ciò è dovuto al fatto che le forze iraniane sfruttano l’asimmetria delle tattiche di guerra ibrida, che si integrano perfettamente con i punti deboli e le capacità dei loro nemici. Non c’è nulla di più facile da colpire di navi enormi e lente in uno stretto e minuscolo corridoio d’acqua per una nazione la cui ineguagliabile specialità sono i droni a basso costo, i missili e altre tecnologie di sorveglianza, e che dispone di una moltitudine di forze proxy e partigiane usa e getta dislocate in tutta la regione.

Gli Stati Uniti e i loro alleati, come l’Arabia Saudita, hanno trascorso decenni investendo denaro e speranze in sistemi altamente tecnologici e di prestigio, che però si sono rivelati inadeguati di fronte ai nuovi metodi di guerra a basso costo che hanno raggiunto la maturità nell’era della rivoluzione neo-industriale, caratterizzata da una produzione iper-globalista delocalizzata, dall’approvvigionamento di componenti e CPU all’estero, ecc. Le multinazionali occidentali hanno democratizzato le materie prime e la produzione industriale per spremere e spillare profitti dai Paesi del terzo mondo, ma questo ha permesso all’intero “Sud del mondo” in via di sviluppo di accedere a tecnologie standardizzate e pronte all’uso, che possono essere prodotte in serie a basso costo in officine e impiegate per contrastare qualsiasi ingombrante sistema “di prestigio” utilizzato dai prestanome del complesso militare-industriale occidentale per gonfiare i propri portafogli azionari.

Basta pensare alle ultime notizie secondo cui gli Houthi avrebbero utilizzato l’IA Claude di Anthropic per programmare la propria tecnologia missilistica avanzata:

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L’Occidente voleva fabbriche per uno sfruttamento su scala globale, invece si è ritrovato con una rivoluzione proletaria armata e un’intifada anti-imperialista, tutto in uno.

In un’intervista con Ryan Morgan di Epoch Times, il segretario della Marina degli Stati Uniti, Hung Cao, ha fatto una confessione scioccante:

Il segretario della Marina degli Stati Uniti, Hung Cao, in un’intervista:

“Gli iraniani hanno ridotto il Bahrein a un campo di rovine. Non c’è alcun posto dove la Marina degli Stati Uniti possa attraccare. Abbiamo una task force che sta valutando se abbandonare la struttura [NSA Bahrein].”

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Nell’ultimo articolo avevamo riferito degli ultimi attacchi sferrati dall’Iran il 9 settembre contro la base statunitense in Giordania; ora le principali testate giornalistiche hanno confermato che una serie di velivoli statunitensi è stata effettivamente danneggiata durante gli attacchi:

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Dall’articolo della CBS riportato sopra:

Un A-10 Thunderbolt, un velivolo d’attacco noto come “Warthog”, è stato colpito e ha perso un’ala, secondo quanto riferito dalle fonti.

Circa otto F-15 hanno subito danni lievi e sono stati rimessi in servizio, secondo quanto riferito da persone a conoscenza dei danni, che hanno parlato con CBS News a condizione di rimanere anonime poiché non autorizzate a rilasciare dichiarazioni pubbliche.

Ben otto F-15 sono stati colpiti, anche se sostengono che siano già stati riparati, il che è altamente improbabile e sospetto. Sappiamo per certo che i velivoli danneggiati sono più di quelli rivelati, poiché erano già trapelate foto di elicotteri danneggiati trasportati via su camion.

Trump ha continuato ad insistere sulla fallacia dei costi irrecuperabili sostenendo che le ambizioni nucleari dell’Iran rappresentavano una minaccia enorme per il mondo. Qui scherza dicendo che, se l’Iran avesse avuto armi nucleari, avrebbe dovuto inginocchiarsi davanti all’Ayatollah come un leccapiedi:

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Esiste forse una ragione più valida per l’Iran – o per qualsiasi altra nazione, del resto – per dotarsi di armi nucleari del video qui sopra? Trump potrebbe anche aver girato uno spot promozionale sulla proliferazione nucleare.

Ora è chiaro che l’Iran e le sue forze stanno acquisendo un vantaggio decisivo e che hanno l’iniziativa strategica sulla regione. Proprio mentre scriviamo, l’Iran ha sferrato un nuovo attacco contro alcune navi che tentavano di attraversare la “rotta d’oro” del contrabbando di Trump nelle acque territoriali dell’Oman. Possiamo solo supporre che il blocco totale di Bab al-Mandab sia riservato come colpo di grazia finale per un’escalation, qualora dovesse rendersi necessario. Non è opportuno giocare tutte le proprie carte migliori troppo presto e, per il momento, l’Iran non ha l’urgenza di ricorrere alla sua carta finale dell’Armageddon. Il semplice fatto di avere i propri proxy in posizione di controllo per attuare un blocco in qualsiasi momento è di per sé un messaggio di deterrenza sufficientemente efficace.

Trump ha ora fatto capire che, secondo lui, la guerra finirà “dopo le elezioni di medio termine”. Anzi, ciò sembra indicare che Trump potrebbe cercare di mantenere la guerra ad un livello di bassa intensità, senza provocare scosse significative fino al termine delle elezioni di medio termine, al fine di evitare che la natura scandalosa di questa debacle comprometta le possibilità dei repubblicani di rimanere al potere. Dopo le elezioni di medio termine, Trump probabilmente riterrà di poter tornare a giocare ancora una volta in modo “duro” con l’Iran, soprattutto considerando che gli Stati Uniti avranno reintegrato parte delle proprie scorte, concesso agli equipaggi dei gruppi aeronavali il necessario riposo e forse – nella mente ottimista di Trump – recuperato un po’ del capitale politico necessario grazie ad una vittoria alle elezioni di medio termine, che potrebbe rafforzare il mandato di Trump e dargli slancio per un’azione più decisa.

Ecco perché la narrativa prevalente in questo momento ruota attorno ai timori che la guerra possa protrarsi fino alla fine del suo mandato e oltre. (Ma, ehi, almeno non sarebbe lunga come la Seconda Guerra Mondiale o quella del Vietnam!… almeno non ancora).

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Secondo le ultime notizie, Ansar Allah si è avvicinato alla città strategica di Marib e minaccia di conquistarla, mentre le forze sostenute dall’Arabia Saudita, ormai allo sbando, iniziano a ritirarsi in fretta:

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Grossi convogli delle forze sostenute dall’Arabia Saudita nello Yemen si stanno preparando ad evacuare dalla città di Marib verso l’Hadramawt. -Fonte

Sembra che l’Iran abbia fatto un ulteriore passo verso lo scacco matto regionale (shāh māt), mentre i pedoni persiani che hanno superato la linea di promozione si avvicinano alla casella finale sotto lo sguardo del re nemico tremante, messo alle strette nella sua casella H1.

Il nemico sconfitto metterà da parte il proprio orgoglio e proporrà un pari e patta per salvare la faccia, oppure continuerà a trincerarsi in vista di una fine ignobile con un matto scoperto?

Conoscendo le inclinazioni del Re Arancione, l’esito più probabile è quello descritto dalla famosa battuta sui piccioni:

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Suona familiare, vero?

Simplicius

Fonte: simplicius76.substack.com
Link: https://simplicius76.substack.com/p/ansar-allah-forces-launch-lightning
12.09.2026
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org


Commenti (2)

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Mostra commenti 2 caricati
    1. maghi 13 settembre 2026

      allora? Il declino del consumismo è iniziato. Dove ci porterà? Ma alla miseria, ovviamente. In quanto tempo? Nessuno lo sa. Se volessero, basterebbero pochi giorni, ma non lo faranno per ovvi motivi. Si presuppone una lunga, molto lunga agonia. Anche più lunga della scadenza inizialmente fissata dall'agenda 2030.

    1. Dario Lampa 13 settembre 2026

      Cui prodest? Cui prodest scelus Is fecit!
      Chi è che sta tradendo vantaggi da tutta questa vicenda? Sicuramente non le povere famiglie del popolo.

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