OCCHIALI ROSA

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DI JOHN HORVATH

BONO E L’AFRICA

C’è una ragione per cui la rock star Bono porta gli occhiali rosa: gli diventa così più semplice evitare la realtà. Si è visto in maniera chiara la settimana scorsa al Forum Economico Mondiale (1) (WEF) di Davos dove ha presentato la sua strategia “Product Red” per affrontare l’AIDS in Africa.

Product Red (2) sarà partner di marchi come American Express, Gap, Giorgio Armani e Converse. I proventi di questo partenariato andranno al Global Fund to Fight Aids, Tuberculosis and Malaria (3). È una strategia di marchio in linea con quello che è conosciuto comunemente come marketing sociale e che in alcuni casi viene chiamato consumismo di coscienza. Fa parte di un più ampio impegno di Bono: utilizzare la sua celebrità per influenzare i governi e il settore privato con l’obiettivo di creare qualcosa di socialmente utile.

Ma, sebbene questa forma di filantropia (se tale si può definire) possa sembrare abbastanza innocua, in realtà non centra la questione e, a lungo termine, potrebbe essere più dannosa che utile. In altre parole, invece che essere d’aiuto nell’alleviare la sofferenza delle persone in Africa, di fatto Product Red la peggiora.

Per esempio riduce un enigma complesso ad un semplice problema. In maniera analoga, anche la soluzione è piuttosto semplicistica: basta mandargli soldi. La questione non sono solo le condizioni sociali intorno alla diffusione dell’AIDS in Africa, ma anche la questione più ampia dei diritti di proprietà intellettuale e l’uso dei farmaci generici. Come un osservatore ha notato ironicamente, “[Mi] fa ridere l’ipocrisia di Bono – contro la forte protezione della Proprietà Intellettuale (IP) quando si tratta delle società farmaceutiche, ma a favore di una forte protezione della IP per quanto riguarda le case discografiche”.

Tristemente lo scopo primario della filantropia guidata dal mercato non è tanto quello di dare assistenza al ricevente, quanto piuttosto al donatore. In questo caso gli articoli Product Red permettono alle persone di credere che la loro opera filantropica si concluda semplicemente comprando un prodotto. Però una “filantropia” del genere perde inevitabilmente in trasparenza, dal momento che i donatori non sanno esattamente dove va a finire il denaro. In questo modo non solo le persone non si assumono più la responsabilità per decisioni che le donazioni implicano, ma non devono neanche preoccuparsi di controllare che fine fanno.

Oltretutto, dalla filantropia guidata dal mercato traggono beneficio soprattutto i promotori stessi, vale a dire agisce come mezzo per alleviare il senso di colpa delle star come Bono, Geldoff, etc. E questo soprattutto nel mondo della musica, dove il rock and roll non esiste solo per il gusto di esserci, ma esiste perché lo si paghi. Senza dubbio la maggior parte (se non tutte) le star sono passate attraverso una qualche forma di esame di coscienza, perché inevitabilmente si rendono conto che fanno tutti parte di un sistema di sfruttamento che ha alla sua base un capitalismo sfrenato. Ma invece di usare la loro posizione di celebrità per attaccare il sistema, la maggior parte di loro sceglie la via d’uscita più semplice: filantropia guidata dal mercato.


[Bono incontra Angela Merkel, Cancelliere Federale della Germania.
Image: World Economic Forum swiss-image.ch/Foto di Peter Klaunzer]

C’è qualcosa di arrogante in tutto questo, nel parlare di AIDS e povertà mentre si sta consumando un buon pranzo a ritrovi esclusivi come a Davos. Il problema deriva dal fatto che moltissime delle star sono convinte di avere un legame particolare con lo Zeitgeist (NdT. in tedesco nel testo: clima ideale, culturale, spirituale caratteristico di un’epoca) del momento e lo estendono arrogandosi una speciale autorità morale che le autorizza a parlare a noi e per noi. E questo lo attribuiscono al fatto che sono state elevate ad una visione più elevata delle cose a causa del loro presunto “talento”.

E a questo si aggiunge anche un aspetto politico. Il testo che segue, tratto dal sito Bono the Puppet (4), spiega il significato di Bono ai forum internazionali come il WEF a Davos:

Bono è come una marionetta che recita in uno spot pubblicitario. È diventato il ‘re delle fotografie’ per tutti i personaggi del mondo. La sua presenza accanto a George Bush, Tony Blair, Paul O’Neill, James Wolfesohn o Jesse Helms sicuramente attira l’attenzione dei media più importanti del mondo. Il messaggio che stanno mandando Bono e i suoi amici rappresenta per loro sempre una forma di marketing positivo. Infatti, Bono più di chiunque altro serve a legittimare le linee di condotta e la politica di chi parla e si fa fotografare con lui. A volte li provoca un po’, ma poi (di fronte alle telecamere) ‘fa la pace con loro’ e si congratula per la loro appena trovata ‘volontà di cambiare il mondo’.

La presenza di Bono in posti come il WEF quindi, non solo avvantaggia Bono stesso, ma anche i politici e le persone influenti con le quali appare in pubblico. Come scrive un critico, “Bono diventa quindi una marionetta nelle mani ‘ripulite’ dell’elite dei potenti”. L’effetto è che l’”attivismo umanitario” di Bono finisce per limitarsi a questioni sicure e politicamente corrette, che sono sotto i riflettori dei media, come l’AIDS in Africa, mentre il resto viene semplicemente ignorato.

Di tutto ciò, quello che forse è più inquietante è la corrente neoliberista che soggiace al concetto di Product Red. Durante un’intervista con la CNN, a Bono è stata fatta una domanda sull’apparente contraddizione di una rock star filantropica come lui che lavora con le multinazionali orientate verso i profitti. La risposta di Bono è stata che non c’è nulla di incoerente, che lui vuole che le società coinvolte facciano profitti e che spera che Product Red le aiuti a farne, in modo che, di conseguenza, questo possa significare donazioni maggiori al Global Fund to Fight Aids.

Se c’è un fattore che può essere considerato responsabile per le deplorevoli condizioni del mondo in questo momento, questo è proprio la visione del mondo guidata dal mercato, nella quale la ricerca del profitto è il fine che giustifica mezzi. È proprio questo il problema del neoliberismo, l’atteggiamento di scaricare tutto nelle mani del mercato, che poi “forze di mercato” dovrebbero risistemare. Quello che però Bono e altri non dicono è che proprio queste forze di mercato sono in gran parte responsabili per la tragedia dell’AIDS in Africa, perché non ci sono a disposizione farmaci a basso costo.

Per cui, invece di attaccare alle radici le cause della povertà e dell’AIDS in Africa, il concetto Product Red di Bono sta semplicemente rafforzando quelle stesso strutture che hanno contribuito a creare i problemi che sta cercando di risolvere. Questo a sua volta non solo perpetua la tragedia dell’Africa, ma permette anche ai consumatori occidentali di evitare di pensarci in maniera troppo approfondita, dal momento che la loro attenzione è rivolta piuttosto a controllare se la loro carta di credito ha il marchio rosso o no.

Links

(1) http://www.weforum.org/
(2) http://www.joinred.com/red.asp
(3) http://www.theglobalfund.org/en/ (Fondo Globale per Combattere l’Aids, la Tubercolosi e la Malaria)
(4) http://www.bonothepuppet.com

John Horvath
Fonte: http://www.telepolis.de/
Link: http://www.telepolis.de/r4/artikel/21/21895/1.html
31.01.2006

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da OLIMPIA BERTOLDINI

VEDI ANCHE: NON CI PIACE QUEL LOGO «ROSSO»

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