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OBAMA E’ UN FALCO

DI JOHN PILGER
New Statesman

“Continuo a dire che Gerusalemme sarà la capitale di Israele”. Lo ha affermato il candidato democratico Barack Obama a Sderot, nel sud di Israele, dove ha tenuto una conferenza stampa con il ministro degli Esteri, Tzipi Livni. [Repubblica del 23 Luglio]

Nel 1941 l’editore Edward Dowling scrisse: “I due più grandi ostacoli alla democrazia negli Stati Uniti sono, in primo luogo la diffusa illusione tra i poveri che abbiamo una democrazia e, in secondo luogo, il terrore cronico tra i ricchi che la potremmo ottenere”. Che cosa è cambiato? Il terrore del ricco è più grande che mai, e i poveri sono passati dalla loro illusione a quella di coloro che credono che quando George W. Bush finalmente, il prossimo gennaio, lascerà la carica, le sue numerose minacce al resto dell’umanità diminuiranno.

La inevitabile nomination di Barack Obama che, secondo un commentatore rimasto senza fiato, “segna un momento storico e veramente eccitante nella storia degli Usa”, è il prodotto della nuova illusione. In realtà sembra solamente nuova. Momenti storici e veramente eccitanti sono stati fabbricati in tutte le campagne presidenziali USA da che io mi ricordi, generando quella che può solo essere descritta come una stronzata su grande scala. Razza, genere, aspetto, linguaggio corporeo, spose e figli smorfiosi, persino scoppi di tragica grandeur sono tutti stati cooptati dal marketing e dalla “creazione dell’immagine”, ora magnificata dalla tecnologia “virtuale”.
Grazie a un sistema di collegi elettorali non democratico (o, nel caso di Bush, grazie a macchine per il voto manomesse) possono vincere solo coloro che tanto controllano quanto obbediscono al sistema. E’ stato così dalla autenticamente storica ed eccitante vittoria di Harry Truman, il democratico liberale definito come un umile uomo del popolo, che si spinse a mostrare quanto era duro cancellando due città con la bomba atomica.

Non è possibile vedere Obama come un probabile presidente degli Stati Uniti senza comprendere le richieste in un sistema di potere essenzialmente immutato: di fatto un grande gioco dei media. Per esempio, da quando ho paragonato Obama con Robert Kennedy su queste stesse pagine, egli ha fatto due importanti affermazioni, le cui implicazioni non viene permesso si intromettano con le celebrazioni. La prima è stata alla conferenza della American Israel Public Affairs Committee (Aipac), la lobby sionista, che, come ha fatto notare Ian Williams “vi accuserà di antisemitismo se citate il suo stesso sito Web per quanto riguarda il suo potere”. Obama aveva già offerto la sua genuflessione, ma il quattro giugno si è spinto oltre. Egli ha promesso di appoggiare una “indivisa Gerusalemme” come capitale di Israele. Non un solo governo sulla terra appoggia l’annessione israeliana di tutta Gerusalemme, nemmeno il regime Bush, che riconosce la risoluzione Onu che designa Gerusalemme come città internazionale.

La sua seconda affermazione, largamente ignorata, è stata fatta a Miami il 23 maggio. Parlando alla comunità degli espatriati cubani – che nel corso degli anni ha prodotto fedeli terroristi, assassini e trafficanti di droga per conto delle amministrazioni Usa – Obama ha promesso di continuare contro Cuba un soffocante embargo che dura da 47 anni e che è stato dichiarato illegale dall’Onu anno dopo anno.

Ancora una volta Obama si è spinto più in là di Bush. Egli ha detto che gli Stati Uniti hanno “perso l’America Latina”. Egli ha descritto i governi democraticamente eletti di Venezuela, Bolivia e Nicaragua come dei “vuoti” da riempire. Ha sollevato il non senso dell’influenza iraniana in America Latina ed ha appoggiato “il diritto della Colombia di colpire terroristi che cercano rifugio oltre i suoi confini”. Tradotto ciò significa il “diritto” di un regime, il cui presidente e i cui maggiori politici sono legati agli squadroni della morte, di invadere i suoi vicini per conto di Washington. Egli ha anche appoggiato la cosiddetta “Iniziativa Merida” che Amnesty International e altri hanno condannato come il tentativo di portare la “soluzione colombiana” in Messico. Non si è fermato qui. “Dobbiamo anche fare ulteriori pressioni sul sud” ha detto. Nemmeno Bush ha detto ciò.

È tempo che coloro che si nutrono di illusioni crescano politicamente e discutano il mondo del grande potere per quello che è, non per ciò che sperano che sarà. Come tutti i candidati presidenziali seri, presenti e passati, Obama è un falco e un espansionista. Egli proviene da un’ininterrotta tradizione democratica, come dimostrano i presidenti Truman, Kennedy, Johnson, Carter e Clinton con le loro guerre. La differenza di Obama potrebbe essere che egli sente un bisogno persino maggiore di mostrare quanto sia inflessibile. Per quanto il colore della sua pelle faccia venir fuori tanto razzisti quanto sostenitori esso è irrilevante per il grande gioco del potere. Il “momento storico e veramente eccitante nella storia degli Usa” arriverà solo quando verrà sfidato il gioco stesso.

Titolo originale: “In the great tradition, Obama is a hawk”

Fonte: http://www.johnpilger.com/
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12.06.2008

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

Pubblicato da Das schloss

  • NerOscuro

    Eccellente

  • Cornelia

    Peccato che Obama abbia detto tutt’altro, e cioè:
    Sul futuro di Gerusalemme il senatore dell’Illinois ha però precisato: “Quello di capitale è uno status finale che dovrà essere deciso dai negoziati e in accordo con i palestinesi. La comunità internazionale, inclusi gli Usa, NON riconosce la rivendicazione israeliana di Gerusalemme come sua ‘eterna e indivisa capitale'”
    Sta qua:
    http://leonardo.blogspot.com/2008/07/obama-ai-palestinesi-sar-pace-e-subito.html

  • Lestaat

    @Cornelia
    Non è tutt’altro.
    Mentre da decenni l’intero mondo parla di una divisione di Gerusalemme o dello status indipendente, Obama parla per la prima volta di Gerusalemme indivisa capitale israeliana come status finale. Quindi lo scopo è QUELLO.
    Quindi nessun “peccato che…”..l’articolo è eccellente come tutti quelli di Pilger.

  • kiteni

    Questo ambizioso avvocato dal sorriso Seven-up é un’ennesima dimostrazione pratica di come funziona il potere negli USA (e getta). Al suo posto proverei ad usare la fantasia, per esempio potrebbe proporre ai sionisti di scambiare la Gerusalemme orientale (dove vivono i Palestinesi) con Tel Aviv. Sarebbe un buon affare per tutti, potrebbero incominciare da ora la campagna mediatica per convincere gli abitanti progressisti ed urbanizzati di quella grande cittá a trasferirsi sulle alture della nuova ed antica capitale unita. Naturalmente dovranno partecipare con fervore illuminato alla ricostruzione del tempio di Salomone e non importa se poi dovranno smantellare le grandi moschee per il loro trasferimento in riva al mare a Tel Aviv. Per questo titanico sforzo riceveranno l’aiuto entusiasta dei fanatici devoti che dal mondo intero e a frotte fiocheranno in Israele-Palestina per contribuire al sacro dovere. L’ambizioso avvocato potrebbe dirimere le questioni legali concernenti l’usufrutto dei terreni implicati magari praticando qualche sconto ai proprietari.
    Non importa quello che Obama dice o non dice, in questa parte del mondo i dadi sono tratti da tempo e non c’é ritorno possibile.
    Saludos a todos.

  • giandiero

    faccio notare anch’io l’incompletezza dei dati riguardo a grusalemme. riguardo al polso tenero di bush riguardo all’america latina mi sembra anch’esso falso: a aprtire dagli accordi con lula, a una serie di minacce velate di invasione del venezuela (a cui chavez ha risposto che avrebbero bruciato tutti i pozzi). non capisco a che titolo si parla di peggioramento rispetto a bush.
    faccio notare che le primarie le ha vinte dicendo altre cose, ed è difficile pensare che l’elettorato sia cambiato. adesso obama sta dimostrando di essere in grado di fare il presidente degli usa come tutti gli altri, e n questo senso si spiegano le promesse di continuità nel perseguimento di quelli che l’americano considera “interessi nazionali” .
    per il resto non capisco il nocciolo: obama non lo dobbiamo votare noi, e non ha senso un nostro giudizio su di lui, specie se si basa su fonti incomplete. mi sembra che il contenuto sia alla fine molto semplificatorio. non sto contrestando l’appartenenza alla massoneria che generalmente accomuna tutti i presidenti americani, ma faccio notare semplicemente che l’oggetto delle politiche è spesso diverso.