NUCLEARE FRANCESE UNA FUGA DIETRO L'ALTRA


DI MARCO CEDOLIN

Tricastin, Romans – Sur – Isere, Saint Alban e ancora Tricastin. Nelle centrali nucleari francesi si susseguono le fughe radioattive e per la quarta volta negli ultimi 20 giorni è scattato l’allarme rosso in un impianto transalpino, in un periodo già molto travagliato per l’atomo europeo dopo l’incidente accaduto ai primi di giugno in Slovenia nella centrale nucleare di Krsko ed i 4 incidenti registrati in Spagna a luglio in soli 12 giorni nella centrale nucleare di Cofrentes nei pressi di Valencia.

A Tricastin lo scorso 8 luglio le autorità francesi resero nota la fuoriuscita nell’ambiente, avvenuta il giorno precedente, di 74 kg di uranio. A Romans – Sur – Isere lo scorso 18 luglio l’Autorithy per la sicurezza nucleare francese ammise la fuoriuscita di acque contaminate da elementi radioattivi, pur assicurando che l’incidente non aveva determinato impatti ambientali. A Saint Alban lo scorso 21 luglio 15 operai vennero contaminati dalla fuoriuscita di liquido radioattivo. Ieri 23 luglio, nuovamente a Tricastin 100 operai sono stati contaminati da elementi radioattivi di cobalto 58 fuoriusciti da una tubatura del reattore numero 4 fermo per manutenzione ed immediatamente evacuati dalla centrale.
Proprio intorno al sito nucleare di Tricastin, fra i più grandi al mondo, che non comprende solo la centrale, ma anche una serie di laboratori che lavorano l’uranio grezzo e depositi per le scorie radioattive, sembrano emergere molti scampoli di realtà, fino ad oggi sottaciuti, in grado d’incrinare più di una certezza riguardo alla capacità francese di gestire al meglio le conseguenze di quella sorta di “patto con l’atomo” che in Francia (dove il 78% dell’energia consumata viene prodotta dalle centrali nucleari) ha creato il mito dell’energia “facile”, pulita ed a buon mercato.

Gli incidenti nel sito di Tricastin avvengono da oltre 30 anni, anche se spesso sia la dinamica sia le conseguenze degli stessi sono state tenute nascoste per evitare polemiche e proteste.
Già dal 1964, prima ancora che sorgesse la centrale, il sito ospitava un deposito di scorie radioattive, provenienti da una vecchia fabbrica militare per l’arricchimento dell’uranio, stoccate senza alcuna precauzione, che avrebbero determinato nel corso del tempo la migrazione di 900 chilogrammi di uranio all’interno delle acque sotterranee che riforniscono i pozzi delle famiglie della zona. Ad esso si è aggiunto il deposito per scorie nucleari della Sogema, la società che a Tricastin arricchiva l’uranio per la costruzione degli ordigni nucleari, che contiene 700 tonnellate di scorie radioattive sepolte sotto un cumulo di quattro metri di terra
Nel 1986 una fuga di esafluoruro d’uranio dalla centrale portò il livello di radioattività dell’aria a 130 bequerel per metro cubo, «quando il dato normale è di 0.00001». Nel 1991 si verificò lo sgocciolamento di nitrato d’uranio sulla ferrovia della Sogema,. Nel 1997 si verificò una fuga di uranio arricchito nei terreni. Solamente un paio di settimane fa a due chilometri di distanza dalla centrale sono state trovate falde freatiche e pozzi privati dove il tasso di uranio rilevato dall’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare Irsn, arrivava a punte di 64 microgrammi per litro, ben oltre i 15 ammessi dall’Oms per dichiarare potabile l’acqua.

Energia facile, pulita ed a buon mercato che inizia a manifestarsi sempre più lontana da una realtà costretta a specchiarsi con il dramma dei lavoratori sottoposti alla contaminazione radioattiva e degli abitanti dei comuni che sorgono in prossimità del sito di Tricastin, costretti a convivere con la paura e privati perfino dell’acqua, essendo ormai proibito berla, nuotarci, mangiarne il pesce ed irrigare i campi, destinati ad inaridire in questa fetta di pianura francese immolata, come tante altre, sull’altare di un atomo che sta iniziando a scolorare e preoccupare sempre più.

Fonte: http://marcocedolin.blogspot.com
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24.07.2008

3 Commenti
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LonanHista
LonanHista
26 Luglio 2008 11:17

Constatazione: la francia è il paese che in assoluto sfrutta produce e vende energia tratta dal nucleare in percentuale maggiore al mondo.(SE NON ERRO E MI SI CORREGGA SE SBAGLIO,IN FRANCIA IL 70% DELL’ENERGIA PER SCOPI CIVILI ED INDUSTRIALI è TRATTA DAL NUCLEARE…E ANCHE L’ITALIA DIPENDE DAL “NUCLEARE” FRANCESE, POICHé IMPORTA ENERGIA DALLA FRANCIA) QUINDI il nucleare per i francesi è un asset altamente strategico, che difendono in ogni modo, pur non disponendo del copyright sul nucleare. (comunque suona strano il fatto che negli anni in cui i francesi sviluppavano il nucleare per scopi civili, gli stessi francesi fornivano ad Israele il know-now per il nucleare militare. Forse gli israeliani controllavano la materia prima, cioè l’uranio che occorreva ed occorre ai francesi? ..è una domanda). Oggi si torna a parlare, perlomeno in Italia dello sviluppo del nucleare civile. Ovviamente è la lobby nucleare che preme, perché ad un paese come il nostro, conviene rinunciare del tutto al nucleare, poiché ripartire da zero oltre ai costi esorbitanti che non compensano i benefici a cominciare dal fatto che il nucleare al limite potrebbe coprire solo il 10% del fabbisogno, quindi zero anzi sotto zero constatato il rapporto costi benefici, OCCORRE, ED è… Leggi tutto »

cesco
cesco
26 Luglio 2008 14:34

Secondo me i francesi (e gli sloveni prima di loro) stanno inscenando questi incidenti per persuadere gl’italiani a non costruire centrali nucleari.
Non perchè temano la concorrenza del nostro paese, ma perchè sanno che un paese neppure in grado di gestire la normale monnezza, con le centrali nucleari combinerebbe disastri apocalittici.

antsr
antsr
27 Luglio 2008 3:35

Riporto quest’articolo ancora validissimo: Il Bidone Nucleare Di Ugo Bardi 6 Ottobre 2007 – http://www.aspoitalia.blogspot.com – =Dove sono piazzate le centrali nucleari francesi? Ce ne sono sei una dopo l’altra in un arco che va lungo le Alpi, a ridosso del confine con l’Italia. Perché mai saranno tutte quante proprio li’? C’è chi ha parlato di questioni di sicurezza, chi dell’acqua del Rodano da usare per il raffreddamento. Può darsi, ma la sicurezza varia poco da un posto a un altro e la Francia è un paese generalmente ricco di acqua. La spiegazione sembrerebbe un’altra; una che ha a che fare con l’uso che si fa delle centrali nucleari, ovvero la produzione di energia elettrica. Usando linee ad alta tensione, l’energia elettrica si può trasportare anche a parecchie centinaia di chilometri di distanza ma, comunque, a costo di una certa perdita. Per questo, conviene che le centrali siano costruite vicino agli utenti. Ora, se i Francesi hanno costruito le loro centrali il più vicino possibile all’Italia è probabile che fin dall’inizio progettassero di vendere l’energia all’Italia, come stanno facendo da almeno vent’anni. Ora, vorrei provare a fare un’ipotesi complottista. Più di una volta ho detto male di chi vede complotti… Leggi tutto »