NOTTE DELL’OCCIDENTE, ANGOSCIA DI MORTE E AMORE PER LA VITA

Esposti a una temuta apocalisse, riflettiamo su come l’incontro con la morte possibile possa da un canto paralizzare, dall’altro condurre a una più intensa e progettuale passione per la vita.

NOTTE DELL’OCCIDENTE, ANGOSCIA DI MORTE E AMORE PER LA VITA

di Alessia Vignali
comedonchisciotte.org

Novembre 2022: il timore si mescola alla tristezza nel tempo dello Scorpione, quello del segreto rifugiarsi della vita tra le cavità ctonie, quando la natura sta per fermarsi e il calendario c’impone la tradizionale celebrazione di chi non c’è più. La riflessione in cui sempre inciampiamo è amara, sulla scia di quanto ammonisce la frase impressa all’ingresso del cimitero dei Cappuccini a Palermo che ricordo così: “Fummo ciò che siete; sarete ciò che siamo”.
Quest’anno la contemplazione della propria e altrui finitudine è resa ancora più dolorosa dalla constatazione di trovarci nello snodo epocale che certamente impone una fine, quantomeno degli equilibri dell’occidente e del resto del mondo per come li conosciamo.
Notiamo, allo stesso tempo e come per reazione, il singolare fenomeno del fiorire di gruppalità nuove politiche, associative, culturali in cui si assiste talora al processo di uno “stato nascente” non ancora rovente come accadde nel ’68, ma “agli albori”: il sentimento di sicurezza sperimentato nell’abbraccio dei fratelli è la matrice in cui può farsi strada la speranza di fondare un mondo nuovo, foss’anche solo quello di un’enclave. Un trionfo della vita nel gelo.
Come sempre tenterò qui una riflessione che, traendo lo spunto dall’emozione destata dai fatti dell’attualità, cerchi d’incontrare l’uomo alla luce della psicoanalisi e delle discipline limitrofe.
Deve nasce e a cosa ci porta l’angoscia di morte, di cui tanto siamo stati in scacco durante il Covid e che ora torna ad attanagliarci in tempo di guerra?
Per come ognuno ha imparato a viversi le tante separazioni vissute a cominciare dalla prima, quella dal corpo e dalla protezione materni, e per come ha affrontato l’ipotesi realistica della sua possibile morte, così egli impara a vivere la vita creativamente, oppure difendendosene.
L’angoscia di morte appare molto presto nelle nostre vite e probabilmente la sperimentiamo già nel momento della nostra nascita, se non addirittura prima, diremmo oggi traendo le mosse dalle conoscenze attuali sullo psichismo fetale. Nel grembo materno veniamo a contatto con gli ormoni secreti in risposta a forti emozioni, spaventi o esplosioni di rabbia di nostra madre e non sappiamo perché, né da dove, ma avvertiamo un primitivo pericolo, un “terrore senza nome” che ha radici nel nostro stesso essere vivi e lo scuote nel profondo.
Con Melanie Klein, Donald Winnicott e gli indipendenti britannici, un’area della psicoanalisi asserisce che l’angoscia di morte è primaria e accompagna il soggetto sin dalla primissima infanzia. Sì, “è a rischio di morte il nascimento”, ma non solo: ogni allontanamento che il bambino avverte dagli accudenti gli è pure “a rischio di morte”, poiché il cucciolo dell’uomo da solo non può sopravvivere. Dunque sempre, nella nostra vita, la separazione dall’oggetto amato allude alla morte possibile. Ecco perché l’abbraccio di un simile rimane sempre, nella vita, di straordinaria consolazione e medicina, come ben sa il medico che si occupi di “grandi vecchi”. Da par suo, Freud ebbe ad affermare che la nostra morte non trova rappresentazione in un inconscio che non ha per essa immagini, dunque noi in realtà non possiamo, nel profondo, prendere atto che moriremo e non riusciamo a crederci. Entrambe le tesi, quella che vede la morte come non rappresentabile nell’inconscio e quella che invece la vede come sfondo naturale e onnipresente all’essere vivi, possono esser considerate valide: mentre abbiamo bisogno, per continuare a vivere, di credere alla nostra immortalità, l’angoscia più grande guida silenziosamente le nostre scelte, talora in modo aberrante.

L’INCONTRO CON LA MORTE COME OPPORTUNITA’ DI ESPANSIONE DELLA VITALITA’
Può l'idea della morte salvare l'uomo? La consapevolezza della morte è lo sprone comunemente denegato in grado di spostarci da un modo di esistere ordinario a uno superiore, per Martin Heidegger. La modalità ordinaria di esistere è basata sull'oblio dell’essere; quella non ordinaria o ontologica che giunge, invece, alla piena consapevolezza dell’essere, si consegue soltanto al cospetto dell’idea della morte. In quest’ultimo stato siamo consci della nostra fragilità, dunque della nostra responsabilità sull’essere. Siamo finalmente in contatto con la possibile creazione di noi stessi.
Chi, come il protagonista del film “Aprile” di Nanni Moretti, collochi la propria morte su di un righello, avrà ben chiaro il suo limite invalicabile, e può capitare che ne tragga lo slancio per realizzare il sogno - nel caso del film, il “musical” che il personaggio aveva a lungo procrastinato - .
Anche nel romanzo “Guerra e Pace” di Tolstoj troviamo un esempio di come l’incontro con la morte possa suscitare un cambiamento psicologico radicale. Intorpidito dalla vita vuota dell'aristocrazia russa, il protagonista procede a fatica senza uno scopo per le prime novecento pagine del romanzo. Catturato dalle truppe napoleoniche e condannato a morte per fucilazione, inaspettatamente viene risparmiato all'ultimo momento. Trascorrerà le ultime trecento pagine del romanzo vivendo con vigore.
Il fenomeno si verifica con frequenza nel lavoro di uno psicologo. Per esempio, interviste condotte a sei dei dieci potenziali suicidi che si erano buttati dal Golden Gate ed erano sopravvissuti indicano che avevano radicalmente modificato la loro visione della vita a seguito del loro salto.
La meditazione sulla morte ci prepara, in età avanzata, a staccarci da ciò che non può rimanere con noi; a lasciarlo consapevolmente prima che sia esso ad abbandonarci. Parlavo l’altro giorno con una signora di 98 anni e le chiedevo perché non facesse più a maglia: “Il vecchio”, mi ha detto, “tralascia pian piano una cosa dopo l’altra, il fare a maglia come il cucinare. Con ogni cosa che lascia, perde una parte di sé. Come gli animali, che lasciano indietro la pelle, poi le spoglie… e si preparano alla muta.”
La morte è esperienza di abbandono, riassume in sé tutte separazioni e le perdite di un’intera esistenza. Occorre, approssimandosi ad essa, operare un ritiro capace di gratitudine dagli investimenti libidici e affettivi, una rinuncia serena a tutte le parti di sé in cui non ci si riconosce più, un lento “tralasciare”. Accostarsi alla morte richiede una lunga preparazione, forse quella di un’intera vita… e un sofferto e goduto processo di maturazione. L’uomo d’oggi non vi è più abituato, poiché “non ha tempo “ per pensarci, la rimuove sempre più spesso dal pensiero e anche dalla rappresentazione e ritualizzazione sociale: sostituisce l’ideale della morte subitanea all’idea di una morte annunciata e consapevole; la morte progressiva, invece, indurrebbe come nei tempi antichi a maturare una nuova coscienza, lascerebbe il tempo di prepararsi.

LA MORTE, L'ANGOSCIA, IL RIMEDIO
L’insopportabilità della prospettiva della morte personale è legata al fatto che lì non c’è più espansione possibile, non c’è più riparazione ad alcunché. Non c’è conversione, ravvedimento, esplorazione, scoperta, fondazione di mondi. Non possiamo continuare nel nostro naturale trascenderci, i nostri afflati e ideali non troveranno compimento. Quel che temiamo di più è proprio l’idea del “progetto interrotto”.
La fine della nostra infinita progettualità potenziale, che prevede l’espansione virtualmente infinità del sé in mille diverse dimensioni, è nel profondo inaccettabile. Per essere tollerabile, il pensiero del limite estremo non dovrebbe portare con sé la perdita di un qualche spazio di sviluppo. L’unico “rimedio”, la consolazione che un po’ ci fa pensare alla soluzione proposta da Ugo Foscolo nei “Sepolcri”, è la possibilità di continuare, vedendola negli amori o negli oggetti d’affezione e dedizione che ci sopravvivranno, la nostra progettualità. Dobbiamo coltivare amori e passioni di tutti i tipi: figli, allievi, partner, soci, libri, aziende, imprese, appartenenze, gruppi, impegni politici… cioè oggetti di proiezione per le parti di noi che immaginiamo possano continuare e sviluppare la nostra avventura potenzialmente all’infinito. Se siamo ricercatori, ci appiglieremo alla speranza che ci sarà qualcuno che, portando avanti una nostra intuizione scientifica, farà nuove scoperte, del tutto inedite, che in qualche modo tradiranno e nel contempo celebreranno il nostro passaggio. Il sé aspira alla continuità… per congedarsi dal mondo deve almeno poter sperare che la fiaccola venga tenuta accesa da qualcun altro.
Investire dunque, senza indugio e senza risparmio di sé, nel mondo futuro, coltivarne bellezza e durata sembra essere l’unico antidoto contro il nulla che ci corrode. L’accettazione della scomparsa del sé personale si basa poi sulla valorizzazione e sull’integrazione del passato di cui si è eredi: l’anziano ama ricordare, non solo perché ha molto passato e poco futuro, ma anche perché nell’occasione di riscrivere la sua biografia attraverso la continua rielaborazione dei ricordi scopre la sua nascosta grandezza, trova e ritrova il vero senso della sua vita. Il futuro che non c’è può essere trasmesso e affidato in parte nelle mani di altri, gli “eredi”: è la trasmissione transgenerazionale a recuperare il fiume della vita, la sua continuità da e verso il mare dell’eterno. Rifluire nell’intera cultura, dalla scaturigine dell’umano alla sua continua rinascita, in un’appartenenza e in un amore per l’umanità di cui potersi sentire umile, ma luccicante onda transeunte.

PER CONCLUDERE…
Affrontare la propria morte “di petto” è il compito di ogni adulto, se vuol accettare d’entrar nella vita “da protagonista”. Lo racconta ogni rituale d’iniziazione, nel quale l’adolescente d’ogni cultura doveva sfidare il pericolo per entrare a far parte della tribù; questo ci dovrebbe far riflettere su quanto la profonda necessità d’elaborazione dell’incontro con la morte presente nell’inconscio dei nostri giovani non venga tematizzata dalla nostra cultura, che così li lascia soli nel tentativo d’elaborare la morte, che affrontano allora attraverso “agiti” che la sfidano nel rischio (droghe, alcol, sesso non protetto, violenza, incidenti). Il risultato della mancata tematizzazione della morte è il non viver mai, il rimanere ai margini, l’occupare “vite non vissute” abitate da angoscia, ossessioni come quella di un corpo eternamente giovane e infelicità perenni. O il non uscire di casa a causa di un virus.
Muore una sola volta soltanto chi non teme di morire.
Consapevole del pericolo e dell’ebbrezza che dà, l’ultimo eroe sfida l’alba di un nuovo giorno, col suo incipiente rumore d’ignoto. Accoglie tremori e terrori ma apre i sensi, la mente, il corpo tutto all’incontro col mondo, alla scoperta ed all’estasi… e cerca d’arrivare diverso, più grande e vivo alla notte che l’attende.

Alessia Vignali, psicologa, psicoterapeuta, psicoanalista e giornalista

Pubblicato da Tommesh per ComeDonChisciotte.org

Commenti (89)

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    1. Archepensevole 14 dicembre 2022

      Da "La Morte" di Fabrizio De Andrè: "La Morte verrà all'improvviso, avrà le tue labbra ed i tuoi occhi... // "Chi bene condusse sua vita male sopporterà sua Morte...."

    2. Archepensevole 14 dicembre 2022

      Poetica di Fabrizio De Andrè non pessimista ma semplicemente... Realista

    1. Teopratico 11 novembre 2022

      Forse i giovani dovrebbero fare più sesso non protetto come lo chiama l'autrice, che comunque ringrazio per il bel pezzo.

    1. lazarovici 11 novembre 2022

      Dalla lettera di Epicuro a Meneceo

      ... Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L'esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, togliendo l'ingannevole desiderio dell'immortalità. Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c'è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l'affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c'è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive. Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce. Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c'è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è l'arte del ben vivere e del ben morire. Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la porta dell' Ade. Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento. Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s'avveri, né allo stesso modo disperare del contrario. Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita. Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell'animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall'ansia. Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell'animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno. Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del 4 dolore. E' bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo. Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire. Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni. Certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene. Consideriamo inoltre una gran cosa l'indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l'abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l'inutile è difficile. I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l'acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d'apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un'esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l'animo a essere sereno. Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l'animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è la saggezza , perciò questa è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili. Chi suscita più ammirazione di colui che ha un'opinione corretta e reverente riguardo agli dei, nessun timore della morte, chiara coscienza del senso della natura, che tutti i beni che realmente servono sono facilmente procacciabili, che i mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare ? Questo genere d'uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode. Piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici, era meglio allora credere ai racconti degli dei, che almeno offrono la speranza di placarli con le preghiere, invece dell'atroce, inflessibile necessità. La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa ‐ la divinità non fa nulla a caso ‐ e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l'avvio a grandi beni o mali. Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato. Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell'ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini. Non sembra più nemmeno mortale l'uomo che vive fra beni immortali.

    2. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      Si vabbè, hai tirato un pippone lungo un km, ho letto sino a dove ho capito che la mia poesia ti apparteneva già.

    3. sbregaverse 11 novembre 2022

      E allora un picciolo sforzo ed ecco sparito anche il libero arbitrio.

    4. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      Il libero arbitrio ce l' ha chi lo usa e lo rispetto, il mio si piega come canne al vento, mira più che altro a restare in piedi.

    5. sbregaverse 11 novembre 2022

      NON mi capacito, quando le cose le dico io: nessuno ci crede.
      Se quelle stesse cose le dice: Brizzi, Gesù, Budda,Mosè, Eraclito, I Veda, il Tao, Osho, Seneca, Fantine...allora(le mie scuse a chi ho tralasciato) tutto cambia.
      NEMO PROFITEROL IN CDC.

    6. sbregaverse 11 novembre 2022

      Il mio è CARNE AL VENTO.

    7. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      Didimo Taumà Sbrega, fratello gemello ammé. Un abrraccio.

    8. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      Si la storiella della pula al vento l' ho letta anch' io.
      L' unica cosa che non riesco a capire è il motivo per il quale, ricevuti due scrostati da donne non disponibili, alcuni diventano froci, occorre muoversi e ritentare sempre.

    9. sbregaverse 11 novembre 2022

      Si piega e fuma(incorreggibile dimentico)

    10. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      Dozzinale bambutaro cannico confutaro.

    11. sbregaverse 11 novembre 2022

      Un conto è piangere perchè ti hanno rubato la biga ,
      un conto perchè NON puoi goderti una strafiga.
      Winchester Marziale riveduti e corrotti.( corretti grappa)

    12. Fantine 11 novembre 2022

      Che para che sei Sbrega!
      Tanto lo so che mi vuoi bene!

    13. Fantine 11 novembre 2022

      Che dici, Rna, se affidiamo la presentazione introduttiva del nostro futuro libro a @Sbregaverse?

    14. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      Bellissima questa. Se passa alla scansione dello Sbrega, e con le Tue dovute umane correzioni, siamo ricchi.

    15. sbregaverse 11 novembre 2022

      BRAVI FURBI, siete censurati e crocifissi,, fin dalla presentazione(mia).

    16. sbregaverse 11 novembre 2022

      PERO' una crocefissione sul mulino a vento del CDC, mica mele
      mica, come lancio pubblicitario.
      CI mancano, sempre, i due ladroni, mentre di pie donne ne abbiamo in sovrappiù, centurione e soldati li andiamo a prendere al colosseo,
      L'apostolo che DIO amava , mi spetta come evangelista della comparsata.

    17. Fantine 11 novembre 2022

      Ma no, Sbrega, niente crocifissioni.
      Anche perché, per genere, toccherebbe a Rna! ;)
      Suvvia, la proposta è seria, Sbrega!
      Pensaci su.
      Al massimo riserva la decisione, diciamo a dopo la lettura della prima stesura ;)

      Ps: @Rnamessaggero
      Sono sicura che a Sbrega l'idea piace ;)

    18. Fantine 11 novembre 2022

      Poi concordiamo, Rna ;)

    19. Rnamessaggero 12 novembre 2022

      Non avevo dubbi, se lasciamo a te il testo introduttivo, vendiamo il doppio, niente è più stimolante, per l' intelletto, delle parole di uno che non si fa problemi.

    20. sbregaverse 12 novembre 2022

      Che a Sbrega l'idea PIACCIA.
      Come correttore delle bozze.

    21. Fantine 12 novembre 2022

      Simpatico.

    22. sbregaverse 12 novembre 2022

      PARA*SIMPATICO.
      Come l'inchiostro.
      Chi si loda si......
      *Oltre.

    1. ignorans 11 novembre 2022

      La visione buddista mi è di aiuto.
      Per i buddisti l'ego non esiste, o perlomeno non esiste nei termini consueti, quindi chi o cosa nasce e muore? Vita e morte sono qualcosa che mi toccano?

    2. absitiniuriaverbis 11 novembre 2022

      scrivi '... mi toccano'.
      Alleggerisco il discorso:... chi è il 'mi'?

    3. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      Per i buddisti l' ego è come la pace per i fascisti, questo li rende simili, il non capire una mazza e farne uso.

    1. sbregaverse 11 novembre 2022

      Ci vuole poco perchè non esista quel che esiste.
      ( ogni cosa è sola apparenza )

    2. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      Prova a sostenere il concetto dopo una martellata sul tuo pollice.

    3. sbregaverse 11 novembre 2022

      Ma che materialone sei ¿!¡?

    4. sbregaverse 11 novembre 2022

      Semplice moooolto semplice e banale.
      SE hai il libero arbitrio tu :
      SCEGLI DI NON ARRABBIARTI.(per lo meno)

    5. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      È colpa mia se chi urla viene scambiato per uno che è arrabbiato ? O se uno che ha le antenne corte è obblidato a stare in piedi perché in basso non c'è campo ?
      Le corna non captano frequenze, sole le antenne. Comunque gattonando sei quasi certo di imbatterti in una pecorina a caso senza possibbilità di scelta. Stando in piedi, corrono a te a mandrie, poi scegli quella che ti insegna a camminare.

    1. sbregaverse 10 novembre 2022

      Vi tranquillizza se TUTTO fosse, come del resto lo è:
      ILLUSIONE ¿?

    2. sbregaverse 11 novembre 2022

      MAI NATI MAI MORTI
      peregrini pellegrini in transito sul pianeta terra(apparenti sia il transito sia il pianeta)

    3. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      Le montagne più alte misurano un millimetro, i laghi più grandi li chiami pozzanghere, non hai speranze se con occhi grandi come case speri di vedere i microbi.

    1. indipendente 10 novembre 2022

      La Terra è il parco giochi di un'umanità bambina che gioca con i L'EGO. Quei bellissimi mattoncini colorati che puoi assemblare come vuoi per costruirci tutto ciò che vuoi. All'infinito...
      La Morte esiste nella mente del Sognatore sognante.

    2. sbregaverse 10 novembre 2022

      Ti faccio uno SCHIZZO su quella ch'è la mia, non parca, ma piuttosto doviziosa, porca porta dei giochi ¿?
      A me il PRIZE o a nessuno.

    3. sbregaverse 10 novembre 2022

      Ego illusione come Lego e come tutto il resto*
      NASCITAVITAMORTEATQUEMIRACULA.
      * SÌ anche il libero arbitrato.

    1. Bertozzi 10 novembre 2022

      "Deve nasce e a cosa ci porta l’angoscia di morte, di cui tanto siamo stati in scacco durante il Covid e che ora torna ad attanagliarci in tempo di guerra?"

      Durante il covid e adesso "in tempo di guerra"(Sic!)! siamo stati in scacco dell'ignoranza, dell'ignavia e dell'egoismo e della stronzaggine dell'uomo medio, non certo dell'angoscia di morte, che peraltro è una sorte di invenzione di Freud - "istinto di morte"- che ci teneva particolarmente a fare vivere l'uomo moderno coi sensi di colpa anche dentro i cereali della colazione e in perenne stato di nevrosi. Reich, come altri, ha facilmente smontato l'istinto di morte di Freud e infatti l'hanno ammazzato mentre Freud rimane il caposaldo della psicologia e psicoterapia moderna ( da notare le tre aree di specializzazione dell'articolista, che è psicologa psicoterapeuta psicoanalista e giornalista(!!!)). E infatti la psicologia psicoterapia e psicoanalisi non fanno altro che aumentare le nevrosi e i problemi dell'uomo, per non parlare di quel che fa il giornalismo. Si sono sostituiti alle religioni, nel secolo passato, che non riuscivano più a tenere "in scacco" le masse, e allora sono nate la psicoterapia e psicoanalisi e la propaganda/giornalismo per mantenere l'uomo paralizzato dal senso di colpa e dall'ignoranza, da quello che prima era il peccato originale e adesso è 'l'angoscia di morte'. Contento - mica tanto- chi ci crede.

    2. oriundo2006 10 novembre 2022

      L' istinto di morte è la stasi, la quiete, l'assenza di azione, il 'sat-cit-ananda' finale: rappresenta l'altra faccia della vita come movimento, vibrazione, tensione verso uno scopo...
      Questi generalmente non viene mai conseguito, viene deviato fino alla perdita totale del suo senso e quand'anche lo fosse provoca solo una fugace sensazione di vittoria, mero appagamento di un desiderio allucinatorio, la cui ripetizione coatta non ci soddisfa mai definitivamente. Proiezione 'esterna' del viaggio 'interno' di uno spermatozoo...questa la nostra vita, insieme a tutte le sue rappresentazioni 'politiche', a questo punto tutte deliranti follie.
      L'astuzia del Grande Gene è farci credere che siamo liberi nella vita, liberi di darci degli scopi e perseguirli, che la 'tabula' sia 'rasa' da ogni ipoteca altrui.
      Questi sono già preformati nel nostro codice genetico insieme alla parola 'fine': quando ce ne accorgiamo è generalmente assai tardi. Benvenuta allora questa, che ci toglie dall' imbarazzo di doverci ancora confrontare con le urgenze che ci baluginano, inesauste, nel cuore. O più giù, a seconda dei casi...e dell'età.

    3. absitiniuriaverbis 10 novembre 2022

      Reich non lo conosco affatto. Hai un testo da consigliare?

    4. Bertozzi 10 novembre 2022

      Il più importante è sicuramente "l'analisi del carattere", io lo scoprii perché mi interessava anni fa il linguaggio del corpo e nel leggere il famoso testo di lowen sull'argomento mi accorsi che era praticamente tutto basato sul lavoro di Reich. Comunque ovunque caschi caschi bene, "etere dio e diavolo" "l'assassinio di cristo", "ascolta piccolo uomo", anche "la funzione dell'orgasmo " o anche gli " " scritti giovanili" mi sono piaciuti molto.

    5. sbregaverse 11 novembre 2022

      Orgasmo piccola MORTE, piccolo
      RISVEGLIO.

    6. absitiniuriaverbis 11 novembre 2022

      Bene, compito a casa. Grazie.

    7. Bertozzi 11 novembre 2022

      Di niente, figurati.

    8. absitiniuriaverbis 11 novembre 2022

      Dobbiamo rivalutare ed imparare dai conigli.
      Se si accetta, logicamente almeno, che tutto e sempre è stato indagato, supportato, caldeggiato, diffuso, difeso... al solo scopo di poter controllare i molti allora ci vuole un coraggio da leoni a vivere.
      Vivere da coniglio, ovvero sapere di essere cibo per tutti. Il coniglio non è pauroso, tutt'altro, lo sa di essere appetibile e vive comunque la sua vita guidato, pare, solo dagli istinti. Un coraggio da leone il suo.

    9. IlContadino 11 novembre 2022

      Durante quel periodo là, quando ho visto che quasi tutti avevano perso la bussola, un giorno mi sono speso per cercare di trovare un punto di incontro, con i senza bussola intendo.
      Seduto, tranquillo, da solo, mi sono figurato che la prima persona che avessi incontrato uscito di casa mi avrebbe per certo attaccato una malattia mortale, avrei sofferto le pene dell'inferno prima di morire affogato nel mio stesso catarro, che avrebbe riempito i polmoni facendoli "bruciare".
      Piano piano mi è salita una forte sensazione di disagio, molto spiacevole, non so se fosse paura, ma mentre ero lì seduto, in quello stato, ho pensato che vivere con quella sensazione dentro dev'essere davvero terribile. Da quel giorno mi sono un pochetto avvicinato ai senza bussola.
      La prima domanda da fare ad una persona che vuole farsi psico analizzare dev'essere: lei guarda la tv?

    10. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      Se 2006 è la tua data di nascita, passami il termine ma, sticazzi, complimenti.

    11. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      I drogati dicono che alcune sostanze sono paragonabili a multipli di un unico orgasmo. Se è questo che cerchi. Onanismo chimico.
      Microchip matrixiano in testa che anche mangiando cacca te la fa vedere come una succulenta bistecca.

    12. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      Se hai scoperto l' esistenza dei senza bussola grazie alla pandemia, buon per te, una fetta temporale di illusoria esistenza felice, te la sei goduta.

    1. absitiniuriaverbis 10 novembre 2022

      Articolo interessante, ci voleva, siamo esseri mortali. Grazie.
      C'è almeno un modo diverso di affrontare la domanda inerente lo scopo della vita. Ovvero, quello di fornire alla vita uno scopo, almeno uno.

      Ognuno a sua misura.
      E la morte come consigliera.

    2. sbregaverse 10 novembre 2022

      La vita è senza scopo.
      Forse no .....scopare !

    3. absitiniuriaverbis 10 novembre 2022

      ... esatto, almeno uno.
      Perspicace come sempre!

    4. Rnamessaggero 11 novembre 2022

    1. LuxIgnis 10 novembre 2022

      https://www.italymagazine.com/sites/default/files/styles/800xauto/public/story/museomummie.jpg?itok=0k6_eVV7

      Ferentillo (Umbria)

    1. AlbertoConti 10 novembre 2022

      Bella esposizione di riflessioni fondamentali sulla nostra realtà terrena, effimera e impermanente come tutte le cose che ci riguardano personalmente. Il mio pensiero inevitabilmente va ad un mio articolo del maggio di quest'anno: "Sorella morte, sorella povertà".
      Dal titolo già si capisce il mio tentativo di andare un po' oltre questa analisi, più mirata alla psicologia individuale, alla ricerca di un nesso tra l'esistenzialità rinnovata da un esperienza di rischio mortale, certamente meglio descritta in questo articolo di Alessia Vignali, e l'altro tipo di esistenzialità, altrettanto fondamentale, che riguarda la sfera sociale.
      La morale è però la stessa, e cioè che per vivere pienamente occorre assumere il nostro stato di esseri mortali, la cui rimozione è causa di comportamenti antiumani, sia verso se stessi che il mondo popolato dal nostro prossimo, dai nostri simili.
      Non è cosa di tutti i giorni ne gradevole provare l'emozione di una morte imminente, ma questa non è una scusante per rinviare i contenuti più autentici della nostra esistenza in vita, che solo l'essere mortali può valorizzare. E infatti la letteratura citata dall'autrice mostra un cambiamento duraturo dopo tale esperienza. Aggiungo che anche una nuova vita, come la nascita di un figlio, può produrre una simile presa di coscienza, o di trascendenza da una vita poco vissuta nel tran tran delle tribolazioni quotidiane.

    2. danone 10 novembre 2022

      Dimentichi qualcosa che non fa tornare la tua equazione Alberto.
      Non si può vivere la nostra finitezza fisica in modo armonico e naturale, senza esserci prima resi conto che la nostra vera identità è immortale, perchè spirituale.
      E' una balla e una trappola buonista-moralista quella di credere che si abbia davvero consapevolezza di cosa sia la morte, e viversela di conseguenza, senza la fede-certezza nella vita spirituale, che ci rende permanenti oltre la morte del nostro corpo fisico.
      Viversi la morte senza questa consapevolezza è quasi peggio, perchè chi sa che deve morire, ma non ha coscienza superiore di chi è, vorrà tutto subito e potrà anche uccidere per ottenere ciò che vuole qui e ora.

    3. sbregaverse 10 novembre 2022

      Ma quanto ci è 《assolutamente necessario》 il corpo, dal momento che qualcuno ha promesso la resurrezione delle carni ¿?

    4. sarah 10 novembre 2022

      Ottimo, @danone e grazie per lo spunto. L'autrice fa una riflessione articolata ed elegante ma comunque materialista. Nelle sue parole che scandagliano tanto bene questo aspetto cruciale della psiche umana si avverte tutta la fatica che ella fa per evitare l'aspetto spirituale, l'argomento tabù. Questo viene tralasciato nel timore che il proprio lavoro possa perdere di valore e di credibilità. Anche questo è uno dei diktat del pensiero unico moderno. Dunque la morte sarà meno amara e la vita sarà più piena e compiuta poiché noi lasceremo qui, su questa terra, un figlio o un'azienda? Come se fossero la stessa cosa? Mi sembra di sentire il mio ex professor Odifreddi, quando non era ancora diventato un così noto personaggio pubblico. Dice bene l'autrice ma quel che sostiene non basta a rasserenarci di fronte alla prospettiva della morte come fine assoluta di tutto. Noi non sopravviveremo solo in un oggetto materiale e di questo siamo ben consapevoli, ecco perché la serenità d'animo e la pienezza esistenziale son ben più difficili da raggiungere rispetto a quanto asserisce la psicologa. La consapevolezza della dimensione spirituale è un percorso complesso, per chi lo vuole vivere, in grado anche di dare senso e significato alle perdite, alle rinunce e alle vite di chi non ha avuto "tutto e subito".

    5. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      Non hai capito o letto la mia "poesia", peccato. Identico a chi vuole tutto e subito, diverso da chi con spirito sente solo il bisogno di niente perché ha già tutto. Alberto, a differenza tua, lo vedo più preparato.

    6. AlbertoConti 11 novembre 2022

      Dopo tutti gli articoli che ho scritto e qui postato, e che tu ben conosci, dove insisto sull'importanza della riscoperta dello spirito per poter uscire da questa merda, mi sembra ingenerosa da parte tua l'accusa di aver dimenticato questo aspetto.
      Ma prendiamo il lato positivo della provocazione. Ovvero l'osservazione implicita nel tuo intervento che il "vivere la morte", ad es. dopo uno scampato pericolo mortale, sia solo uno stimolo potente alla riscoperta dello spirito che è in te, con tutte le proprietà che conferisce alla tua anima, senso d'immortalità compreso.
      Che queste esperienze siano solo condizione necessaria ma non sufficiente per riconoscere la propria dimensione spirituale è tutto da vedere, tanto quanto la reazione negativa che tu paventi: "potrà anche uccidere per ottenere ciò che vuole qui e ora". Mai vista una reazione simile dopo aver scampato la morte per un soffio!
      In ogni caso speravo che l'uso del termine "trascendenza" a proposito dell'addormentamento nel quieto vivere bastasse a far capire il sottinteso nel mio commento, sul quale siamo ovviamente d'accordo.

    7. danone 11 novembre 2022

      Ciao Alberto, non volevo essere eccessivamente critico con te e hai ragione a puntualizzarmi, perchè sono stato troppo sintetico e sbrigativo nel mio commento.
      Ho dato l'impressione di criticare l'intera tua visione, come se fosse mancante di visione spirituale, ma non era mia intenzione.
      Mi limitavo a rispondere solo al tuo precedente commento, dove secondo me manca quest'aspetto, aspetto che manca anche nell'articolo, come anche @Sarah evidenzia.
      E' per questo che mi è venuto da rispondere così al tuo commento, non volevo mettere in discussione il tuo pensiero che mi trova molto in linea.
      Dovevo spiegarmi meglio, scusami :-))

    8. AlbertoConti 11 novembre 2022

      Grazie, non è il caso di scusarsi. Tra amici è bene dirsi qualunque cosa in faccia.

    9. danone 11 novembre 2022

      Letta, non male.
      A volte si legge troppo di fretta.

    10. Rnamessaggero 11 novembre 2022

      Grazie di cuore. Io a volte scrivo in fretta, figuracce a iosa, poi cerco di rimediare, la dialettica fa miracoli, ogni tanto però mi capita di dire cose che neppure io sapevo di sapere, lo spirito non mi appartiene, ma c'è, anche se alcuni lo confondono con l' inconscio.
      Per le prove empiriche, basta bere vino, se resti esattamente idiota come eri prima, non hai barriere inconsce. Va tenuto prensente però il consiglio di Blaise Pascal:
      non bere vino non saprai mai la verità, continua a berlo e non la saprai comunque.
      Credo molto in questa ultima parte, la scrivo solo per non dare spazio ai tergarotti che potrebbero menarla con la teoria beonica.

    1. lazarovici 10 novembre 2022

      DAL FILM 'IL SETTIMO SIGILLO' DI I. BERGMAN – DIALOGO FRA IL CAVALIERE E LA MORTE

      Cavaliere: Vorrei confessarmi ma non sono capace perché il mio cuore è vuoto ed è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare. Mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura. Vi leggo indifferenza verso il prossimo, verso tutti i miei irriconoscibili simili. Vi scorgo immagini di incubo date dai miei sogni e dalle mie fantasie.
      La Morte: Non credi che sarebbe meglio morire?
      C: È vero.
      M: Perché non smetti di lottare?
      C: È l'ignoto che m'atterrisce.
      M: Il terrore è figlio del buio.
      C: Che sia impossibile sapere... Ma perché, perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde tra mille e mille promesse, preghiere sussurrate e incomprensibili miracoli. Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri? Che cosa sarà di coloro i quali non sono capaci, né vogliono avere fede? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me in modo vergognoso e umiliante, anche se io lo maledico e voglio strapparlo dal mio cuore? E perché nonostante tutto egli continua a essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi?
      M: Il suo silenzio non ti parla?
      C: Lo chiamo e lo invoco e se egli non risponde io penso non esiste.
      M: Forse è così. Forse non esiste.
      C: Allora la vita non è che un vuoto senza fine. Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno come cadendo nel nulla, senza speranza.
      M: Molta gente non pensa, né alla morte, né alla vanità delle cose.
      C: Ma verrà il giorno in cui si troveranno all'estremo limite della vita.
      M: Sì, sull'orlo dell'abisso.
      C: Lo so, lo so ciò che dovrebbero fare. Dovrebbero intagliare nella loro paura un'immagine alla quale dare poi il nome di Dio.

    2. Rnamessaggero 10 novembre 2022

      Tutta la mia gioia di vivere la ciuccio dal seno della morte. Il solo pensiero di essere immortale mi uccide. So che morirò con una gratitudine infinita, pane e acqua infinito per la vita e la morte, due entità che amo e rispetto senza che mi interessino più di tanto.
      P.s.
      Solo non rompendo le uova, per vedere cosa c'è dentro, possiamo capire a cosa servono.

    3. indipendente 10 novembre 2022

      Penso tu stia travisando. Trovo più corretto parlare di nascita e morte, la Vita è un'altra cosa, ed è lì che stai cianciando! :-)))

    4. indipendente 10 novembre 2022

      Ciucciando, mi correggo

    5. Rnamessaggero 10 novembre 2022

      Ops, ho dato per scontato che tra la nascita e la morte vi fosse la vita. Alla faccia della sintonia, sto andando ad un funerale con mia mamma, è morta una sua sorella. L' articolo va riletto almeno due volte, merita, ma lo faccio quando ritorno.
      Tu intanto ciuccia quel che vuoi, poi ritento con la poesia anche se questa volta mi è andata male.

    6. indipendente 10 novembre 2022

      E poi c'è la vite, sempre sia lodata! :-)))

    7. Archepensevole 10 novembre 2022

      Il grandissimo "film" di Bergman l' ho..in formato "depresso" eh

    8. Archepensevole 10 novembre 2022

      In Verità l'ho cercato con la maggiore risoluzione..

    9. sbregaverse 10 novembre 2022

      《Terra 》, sonetto di anonimo veneziano del 600 , primissimo 600.
      Di cui io sono, unico,padrone e depositario di originale.
      Magari quella diovolaccia fantomatica me/ve lo sciorina in pochi battiti di ciglia.
      ATTENZIONE CHE LA RIPRODUZIONE ANCHE PER GLI AMICI DI CDC È A PAGAMENTO( FANTINE LA COSA TI È CHIARA?)

    10. Fantine 10 novembre 2022

      Allora condoglianze per tua zia, Rna.
      E un pensiero per tua madre.

    11. Fantine 10 novembre 2022

      Sine Sbrego Sileo.

    12. Fantine 10 novembre 2022

      Quella diavolaccia fantomatica!

      Dimmi la verità, Sbrega, lo fai per farmi rosicare, vero???🤣
      Comunque non lo conosco e non ho modo di rinvenirlo da nessuna parte, a quanto pare.
      Se volessi leggerlo, dovrei chiedertelo e pure pagare, sempre a quanto pare!

    13. sbregaverse 10 novembre 2022

      E certo, mi ha sempre colpito la tua funanbolica arte di scovare le cose . In questa ,《 prova 》 , sei in imbarazzo ed io sornione godo. Ma ti assicuro che una briciolina di pane l'ho lasciata cadere , e tu potresti trasformarla in sontuosa torta.

    14. sbregaverse 10 novembre 2022

      Ecco chi cerca trova ma , nel caso tu trovi , fammi un cenno, ma ......
      MUTO.

    15. CptHook 11 novembre 2022

      > So che morirò con una gratitudine infinita,

      Esatto...

    16. absitiniuriaverbis 11 novembre 2022

      Per fare la frittata bisogna romperle!

    17. Archepensevole 14 dicembre 2022

      Lo stupendo "film" di Bergman è un'OPERA MAGISTRALIS, è il mio top di medio lungo metraggi detti film
      L'ho visto 3 volte e lo rivedrei ancora...

    18. Archepensevole 14 dicembre 2022

      Il Settimo Sigillo è la rappresentazione di un Uomo "il più possibile puro" che lotta alacremente contro una parte di Ignoto, questa è la Morte e la sfida a Scacchi sapendo di perdere......

    19. Archepensevole 14 dicembre 2022

      Il Gioco è per allungare i Tempi..

    20. Archepensevole 14 dicembre 2022

      Gli Scacchi sono uno dei primi veri "giochi" ma non d'azzardo come le carte in genere, un Gioco Serio...

    21. Archepensevole 14 dicembre 2022

      ...unanime che il Gioco degli Scacchi possa richiedere tante ore se non giorni per una sola mossa....

    22. Archepensevole 14 dicembre 2022

      Ciao RNA , CREDI in Dio?

    23. Archepensevole 14 dicembre 2022

      Non in una "religione"...DIO semplicemente

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