No Vax Football Club

W la F.I.C.A. (Federazione Italiana Complottisti Anonimi)

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La stagione agonistica 2022-2023 fu l’ultima della storia del giuoco del calcio. Dopo aver visto i Mondiali in Qatar vinti dal Qatar, si pensava di avere già assistito alla fine della Storia, ma tutta la Storia è vana davanti all’Apocalisse.

Il No Vax Football Club venne fondato, un po’ per provocazione e un po’ per il lancio del suo nuovo canale Telegram, da Oronzo Panza, gamer semiprofessionista trentatreenne di 133 chili, complottista della prima ora e no vax cyberteppistico. Pur avendo raggiunto in poche settimane ben 3333 adesioni da tutto il mondo e oltre, al primo allenamento si presentarono in 13. Ispirandosi al Corinthians di Socrates, Oronzo aveva previsto uno spogliatoio autogestito, senza allenatori, massaggiatori e direttori sportivi: un calcio totale in cui tutti facevano tutto. Sotto sotto, però, si sentiva lui investito di tutte le cariche: vista l’esperienza acquisita nei videogiochi, si considerava in grado di essere presidente, allenatore e centravanti allo stesso tempo, sognando di poter vincere nella bieca realtà almeno una delle coppe che aveva vinto a profusione nel Magico Mondo dei Pixel. Il suo sentore fu confortato dall’impressione che sortirono in lui i compagni di squadra, che stavano al pallone come lui stava al fruttarismo crudista. Per fortuna, in porta c’era Marcello Finiello, amico d’infanzia di Oronzo, disoccupato congenito e no vax solo perché non riusciva a trovare la tessera sanitaria.  Di tutte le cartacce si occupava l’avvocato Losco, che aveva agganciato Oronzo quando questi si era trovato denunciato da alcune mamme di cui aveva traviato i figli attraverso maratone notturne di videogiocate. Vista la moria di società dilettantistiche, che non riuscivano più a rispettare gli oneri per contenere i contagi ed avevano i giocatori ridotti a larve postumane, Losco, muovendosi loscamente nei sottoscala della Federcalcio, riuscì ad iscrivere la squadra al Girone Unico Nazionale Dilettanti Vaccinati. Per giocare, a quel punto, serviva il Super Green Pass Plus. Attraverso un sistema di esenzioni firmate da medici libanesi o bielorussi, ricorsi preventivi presentati davanti a corti megagalattiche, articolate microcorruzioni di cui l’avvocato era maestro, tutti i 13 giocatori del No Vax F.C. si ritrovarono abilitati a scendere in campo. Per assolvere gli obblighi del tampone prepartita, fu stipulato un accordo in esclusiva col Laboratorio Tamponale Convenzionato di suo cognato, un esponente di terzo piano del clan Sosciammocca – Caccarella. I soldi per mettere in piedi questo baraccone giungevano dalla raccolta fondi lanciata dal canale Telegram di Oronzo Panza. Le chiavi di questa cassaforte ce le aveva solo l’avvocato Losco, la cui condotta fu sempre caratterizzata dalla massima trasparenza.

L’esordio in campionato del No Vax F.C. fu preceduto da polemiche virulente. Gli avversari, una selezione di calciatori umbro-marchigiani rimasti in piedi dopo la sesta dose, si rifiutarono di scendere in campo, salvo poi cambiare posizione dopo aver ricevuto una chiamata del premier Speranza, al termine della quale scelsero di ribattezzarsi “Sì Vax Umbriemmarche”. I quotidiani del gruppo GEDI lanciarono “la settimana dell’odio”. Tutti i virologi, i presentatori, gli influencer e i presidenti invitarono gli italiani perbene a tifare contro i No Vax.  La partita venne trasmessa in televisione col commento imparziale di Myrta Merlino e Selvaggia Lucarelli. Alla fine, pur avendo schierato una formazione rimaneggiata dai tamponi e dalle tragiche fatalità e pur avendo ogni suo calciatore indossato una tripla Ffp3, il Sì Vax Umbriemmarche  travolse il No Vax Football Club per 33 a 0. Ogni volta che il povero Marcello Finiello raccoglieva la palla in fondo al sacco, un urlo di esultanza gonfia di odio e ferocia si sprigionava dalle gole di quelli che, dopo la sesta dose, ancora riuscivano ad emettere fiato.

Nell’ottobre 2022 la curva dei contagi riprese a salire e le terapie intensive si trovarono a un passo dal collasso. La variante Sirius 33, originaria della Costellazione del Cane Maggiore, picchiava duro “bucando” la sesta dose.  Il premier Speranza, disponendo un nuovo lockdown, promise la salvezza a chi avesse messo a segno la Grande Doppietta, ovvero a chi si fosse sottoposto alla settima e all’ottava dose in un colpo solo. Nuove misure colpirono il mondo dello sport: fu varata la legge che impediva per l’eternità l’accesso del pubblico in tutti gli stadi italiani (erano comunque inaccessibili già dal DPCM 33 del 3 marzo 2022), mentre nei campionati calcistici dilettantistici furono vietati contrasti, marcature e scivolate, con distanziamento precauzionale di almeno un metro e mezzo. Cambiò anche la trafila del tamponamento. Per andare o tornare in campo, bisognava sottoporsi a 3 tamponi nel prepartita, ad un altro tampone nell’intervallo e ad uno ulteriore prima e dopo un’eventuale sostituzione. Sotto la doccia, infine, un bel tampone di gruppo. Nonostante la tremenda pandemia, lo spettacolo doveva continuare: c’erano in ballo i diritti tv e pure gli sponsor reclamavano la loro libbra di carnazza.

La svolta regolamentare fece svoltare il campionato del No Vax F.C. Cercando il contatto fisico con gli avversari, gli uomini di Oronzo Panza li costringevano alla fuga precipitosa oltre la linea di fondo, sulle gradinate vuote di pubblico e di senso, direttamente negli spogliatoi sanificati minuto per minuto. La seconda partita, contro il Vaccinate sull’Adda, fu preceduta da un tradimento, quello del portiere Finiello, che aveva ritrovato la tessera sanitaria e si era andato a fare tutte le dosi in una volta per riprendersi il reddito di cittadinanza. Fu il dramma più traumatico nell’esistenza emotivamente sedentaria di Oronzo Panza. A sostituire fra i pali il traditore fu il secondo portiere, un tizio che durante gli allenamenti se ne stava sempre a bordo campo con gli occhiali da sole: era un non vedente ceco.  Il match si concluse con una sconfitta di misura per il No Vax F.C., un 17 a 16, che lasciava ben sperare per il prosieguo del campionato. Sul risultato pesò l’inesperienza dell’esordiente estremo difensore: gli avversari lo sorpresero più volte con tiri dalla lunga distanza. 9 furono i gol di Panza: il più bello fu quello in cui entrò in porta col pallone dopo che la difesa avversaria si era aperta davanti a lui come il Mar Rosso davanti a Mosè e il portiere era fuggito per timore del contagio.   Dopo quella seconda giornata, la campagna vaccinale della Speranza (“la Grande Doppietta”) entrò nel vivo e le squadre rivali del No Vax F.C. restarono presto senza giocatori: fu una tragica fatalità. Presto il No Vax F.C. si ritrovò primo (e unico) in classifica senza aver mai vinto una partita. L’avvocato Losco, temendo losche iniziative da parte del governo e della Federcalcio, depositò 33 ricorsi preventivi in 33 procure diverse.

La Grande Doppietta produsse i suoi effetti anche nel calcio miliardario. Le squadre cadevano dal calendario come santi in un mondo blasfemo. Si ricordano l’Ultimo Derby della Lanterna, con la caduta simultanea dell’Ultimo dei Sampdoriani e dell’Ultimo dei Genoani e la sfida- salvezza delle pericarditi fulminanti fra Cagliari e Fiorentina, conclusasi con un pirotecnico 9-9. L’Atalanta non ricomparve in campo nel secondo tempo del match di Coppa Italia contro l’Udinese: i giocatori, tutti positivi al tampone dell’intervallo, vennero intubati in diretta Sky. Il Milan, acquisito dalla Pfizer, aveva una rosa di 33333 calciatori, quasi tutti ingaggiati nelle periferie di Nairobi, sui quali i dirigenti sperimentavano liberamente nuovi e più efficaci sieri. La formazione cambiava ogni partita (e più volte durante la stessa partita), ma la Pfizer riuscì a mettere sul mercato il vaccino “Gullit”. L’Inter si giocò invece la carta degli Scavatori di Coltan a Mani Nude della Miniera di Kindu, i quali, esposti a miasmi infernali sin dalla più tenera infanzia, sembravano immuni alle tragiche fatalità, ma furono freddati tutti dal “Gullit”. Il Napoli provò a cavarsela coi vaccini falsi, venne scoperto dopo undici vittorie consecutive, fu radiato dai radar e tutti i suoi calciatori furono mandati in ritiro vaccinale: recuperarono le dosi in un fine settimana, ma non tornarono per gustarsi il Green Pass vero. La Roma, che aveva sottoscritto un contratto di sponsorizzazione con gli ammerrecani della Johnson & Johnson, si dimezzò le dosi con la complicità degli stessi sponsor ammerrecani, ma perse comunque tutte le partite prima dell’inesorabile fine, che sopraggiunse alla trentatreesima giornata con gol del solito “Gullit”. In zona Cesarini, qualcuno sembrò rinsavire: i calciatori di Torino e Lazio organizzarono insieme la loro fuga per la vittoria, lasciando lo stadio attraverso la rete fognaria prima di beccarsi il “Gullit” nel prepartita, ma vennero intercettati da una pattuglia di vigili urbani, multati per assembramento, taserizzati e tamponati mentre erano in stato di incoscienza: tutti positivi, finirono i loro giorni nel Covid Hotel di Collegno Sud. Gli ultimi a cadere furono i giocatori della Juventus: assuefatti alle schifezze da una secolare assunzione di doping (che li rendeva assai meno vulnerabili degli Scavatori di Kindu), sopravvissero al “Gullit” e vennero meno solo dopo la decima dose. Con l’estinzione dei bianconeri, l’unica società ancora in attività in tutto il panorama calcistico italiano era il No Vax F.C. Com’è, come non è, a un certo punto la procura di Santa Maria Capua Vetere proclamò la squadra fondata da Oronzo Panza campione d’Italia. Del resto, lo spettacolo doveva continuare, con i “diritti tv” e tutto quanto, mentre la curva dei contagi riprendeva a salire e le terapie intensive si trovavano a un passo dal collasso.

Nel resto d’Europa, le cose non andarono diversamente: tragiche fatalità rasero al suolo, come uno scherzo del destino, tutte le rose di tutte le squadre di tutti i campionati fra la settima e la nona dose. In alcuni paesi, come il Belgio e la Grecia, fu sancito per legge che il calcio non era mai esistito. In Champions League era rimasto in lizza il solo Real Madrid , che aveva sottoposto i suoi tesserati a un trattamento a base di vril, ambrosia, adrenocromo e ormoni di mammut sopravvissuti alla glaciazione. Un attimo prima che la Procura di Santa Maria Capua Vetere proclamasse i”Blancos” campioni d’Europa, l’UEFA ebbe un’idea per far continuare lo spettacolo, saziare gli sponsor e umiliare i No Vax: assegnare l’ambita coppa dalle grandi orecchie in una finale “dai significati che vanno oltre il mondo dello sport”, quella fra il Real Madrid pluricampione e l’unica altra squadra rimasta in piedi in tutto il continente: il No Vax Football Club.

Dopo il “Gullit”, nel Real erano rimasti vivi e sgambettanti in 6. Sarebbero bastati e avanzati per seppellire di pappine il No Vax F.C, se non fosse arrivata quella sporca ultima dose: il “booster” del vaccino “Gullit”, lo spietato “Vanbasten” della Pfizer, che ridusse la rosa del Real Madrid ad un solo elemento, il mulatto Raul Vacunado Sanchez Vacunados (noto calcisticamente come “Vacunado”), figlio di un trafficante andaluso di coltan e di una madame della periferia di Kindu. Il No Vax F.C., dal canto suo, fedele al motto “squadra che vince non si cambia”, rifiutò l’adesione di alcuni campioni che si erano ritirati prima della sesta dose, quella a base di petrolio iniettata durante i mondiali in Qatar. Fra questi, il 6 volte campione di Germania Joshua Kimmich (gli fu detto che nel suo ruolo c’era già un certo Polmone), il sempre umile ma anzianotto Zlatan Ibrahimovic (gli fu detto di andare a fanculo) e l’eterno Cristiano Ronaldo, che era fuggito nella Costellazione del Cane Maggiore, dove possedeva un arcipelago di asteroidi, a bordo della sua navicella intergalattica privata. A quest’ultimo, Oronzo Panza spiegò  pazientemente che la loro convivenza in campo sarebbe stata problematica, dato che avevano caratteristiche tecnico-tattiche assai simili.

La finale si disputò in un Bernabeu vuoto di corpi, ma pieno di ologrammi sponsorizzanti. Fra gli assembrati e smascherati vip della tribuna autorità, unico settore accessibile, si aggirava il giovane tamponaro di belle speranze Giggino Di Maio. Vacunado, colpito da tragiche fatalità assortite a sei giorni dal “Vanbasten”, era stato ricoverato in ospedale la sera prima del grande match. Pur di far continuare lo spettacolo, lo fecero scendere in campo a bordo di una lettiga elettrica controllata da un’intelligenza artificiale. Al primo minuto bastò un accenno di pressing, pur ad intensità contenuta, per far impappinare i No Vax, che con un frettoloso retropassaggio verso il portiere ceco si fecero autogol. La reazione novaxista non si fece attendere e, dato lo scarso dinamismo dell’avversario, condusse ad una vittoria straripante per 33 a 1. Con 11 gol realizzati, Oronzo Panza stabilì un primato destinato a durare per sempre, ma le televisioni non lo intervistarono a fine partita, preferendogli l’agonizzante Vacunado, le cui ultime parole furono spese, manco a farlo apposta, per invitare i tifosi a farsi l’undicesima dose.

Ebbri di gioia, i tifosi del No Vax F.C. scesero per le strade. La curva dei contagi stava risalendo, le terapie intensive erano al collasso. Ad aspettarli non era rimasto più nessuno. Lo spettacolo doveva continuare.

 

 

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