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NANOTECNOLOGIA: LA NUOVA MINACCIA PER IL CIBO

DI GEORGIA MILLER
Friends of the Earth

Prosieguo dell’ingegneria genetica, la nanotecnologia rappresenta l’ultimo tentativo dell’alta tecnologia di infiltrarsi nelle nostre provviste alimentari. Scienziati autorevoli hanno ammonito che la nanotecnologia, la manipolazione di materia alla scala di atomi e molecole, introduce nuovi e seri rischi per la salute umana e ambientale. Tuttavia, in assenza di un dibattito pubblico o di una supervisione da parte di enti di vigilanza, cibi non contrassegnati, prodotti utilizzando la nanotecnologia, hanno iniziato ad apparire sugli scaffali dei nostri supermercati.

Nel mondo l’interesse per il nostro cibo, la salute e l’ambiente sta aumentando. Ci si interroga sull’origine dei prodotti, su come, perché e da chi sono prodotti, sui tempi di trasporto, la durata del loro immagazzinamento ecc. I movimenti a favore del cibo di origine biologica e locale sono emersi come una risposta intuitiva e pratica al crescente uso di elementi chimici nella produzione alimentare e alla sempre maggiore alienazione del sistema agroindustriale dai sistemi agricoli olistici. Le persone hanno scelto di mangiare cibi biologici perché sono attenti alla salute delle loro famiglie e alla salute dell’ambiente. L’agricoltura biologica permette inoltre alle persone di appoggiare un’agricoltura integrata, rispettosa dell’ambiente, e una tecnologia appropriata, piuttosto che un’agricoltura industriale ad alto impiego di sostanze chimiche.Il sostegno per i prodotti biologici è anche cresciuto in risposta diretta agli sforzi dei giganti della biotecnologia di applicare l’ingegneria genetica alle nostre coltivazioni. Agricoltori e acquirenti di cibo in tutto il mondo si sono infuriati, e continuano a esserlo, a causa dell’introduzione di colture prodotte tramite l’ingegneria genetica. Secondo molti la conclusione inevitabile era che mentre le compagnie di biotecnologia si preparavano a beneficiare dell’introduzione di cibi geneticamente manipolati nella catena alimentare, i consumatori, gli agricoltori e l’ambiente portavano tutti i rischi sulle proprie spalle.

Ora, la nanotecnologia introduce una nuova ondata di aggressioni ai nostri cibi. La nanotecnologia, ad alta tecnologia e basata sul trattamento a livello atomico, è l’antitesi dell’agricoltura biologica, che valorizza le proprietà naturali e salutari dei cibi integrali freschi, non sottoposti a trattamento. Trasforma inoltre l’azienda agricola in un’estensione automatizzata della linea di produzione agricola ad alta tecnologia, utilizzando prodotti brevettati che inevitabilmente andranno a condensare il controllo delle multinazionali. Introduce inoltre nuovi e seri rischi per la salute umana e dell’ambiente.

Introduzione alla nanotecnologia – che cos’è, perché è diversa

La nanotecnologia è una nuova e potente tecnologia per smontare e ricostruire la natura al livello atomico e molecolare. La nanotecnologia incorpora il sogno che gli scienziati possano rifare il mondo a partire dall’atomo, usando la manipolazione a livello degli atomi per trasformare e costruire una larga gamma di nuovi materiali, congegni, organismi viventi e sistemi tecnologici.

La nanotecnologia e la nanoscienza comprendono lo studio di fenomeni e materiali e la manipolazione di strutture, dispositivi e sistemi che esistono alla nanoscala, inferiore ai 100 nanometri (nm) di grandezza. Per inserire 100 nm in un contesto: una catena di DNA è larga 2,5 nm, una molecola di proteina 5 nm, un globulo rosso 7.000 nm e un capello umano è largo 80.000 nm.

Le proprietà delle nanoparticelle non sono governate dalle stesse leggi fisiche di quelle di maggiori dimensioni, ma dalla meccanica quantistica. Le proprietà fisiche e chimiche delle nanoparticelle – per esempio colore, solubilità, robustezza, reattività chimica e tossicità – possono dunque essere piuttosto differenti da quelle di particelle più grandi della stessa sostanza.

Le proprietà alterate delle nanoparticelle hanno reso possibile la nascita di molti nuovi prodotti e applicazioni redditizie. Le nanoparticelle prodotte su misura sono utilizzate letteralmente in centinaia di prodotti che sono già disponibili negli scaffali dei supermercati – inclusi i filtri solari trasparenti, i cosmetici per la dispersione della luce, le lozioni idratanti ad azione profonda, i tessuti repellenti alle macchie e agli odori, i rivestimenti che respingono lo sporco, i colori e le vernici di lunga durata per mobili, e addirittura alcuni prodotti alimentari.

Il Centro per la Previsione Tecnologica dell’APEC, l’organismo per la Cooperazione Economica nell’area Asiatico-Pacifica, ha predetto che la nanotecnologia rivoluzionerà tutti gli aspetti della nostra economia e tutti gli aspetti della società, comportando scompigli sociali su larga scala.

Come verrà usata la nanotecnologia per la produzione e il trattamento alimentare?

Gli analisti e i promotori industriali preannunciano che la nanotecnologia sarà usata per trasformare il cibo a partire dall’atomo: “Grazie alla nanotecnologia, il cibo di domani sarà disegnato plasmando molecole e atomi. Il cibo sarà confezionato in involucri sicuri ‘intelligenti’ che possono rilevare il deterioramento oppure gli agenti inquinanti nocivi. I prodotti del futuro intensificheranno e regoleranno il loro colore, sapore o contenuto nutritivo per adattarsi ai gusti o ai bisogni salutari di ogni consumatore. E in agricoltura la nanotecnologia promette di ridurre l’uso di pesticidi, migliorare la riproduzione di piante e animali e creare nuovi prodotti nano-bioindustriali” – almeno questo è ciò che dichiara il rapporto recente sull’utilizzo della nanotecnologia nell’alimentazione e nell’agricoltura del Progetto USA sulle Nanotecnologie Emergenti (consultabile all’indirizzo http://www.nanotechproject.org).

Le industrie alimentari ed agricole hanno investito miliardi di dollari nella ricerca sulle nanotecnologie, e un numero sconosciuto di nanoprodotti alimentari privi di etichetta si trova già sul mercato. Non essendoci l’obbligo di etichettatura di questi prodotti in nessun paese del mondo, è impossibile stabilire quanti prodotti alimentari commerciali attualmente contengano nanoingredienti. L’ Helmut Kaiser Consultancy Group, un gruppo di analisi pro-nanotecnologia, ipotizza che al momento ci sarebbero più di 300 prodotti di nano-cibo disponibili sul mercato a livello mondiale. Secondo le sue stime il mercato dei nano-cibi valeva 5,3 miliardi di dollari USA nel 2005 e salirà a 20,4 miliardi di dollari USA nel 2010. Pronostica che la nanotecnologia sarà utilizzata nel 40% delle industrie alimentari entro il 2015.

Ci sono quattro aree chiave che rappresentano il fulcro della ricerca sugli alimenti nanotecnologici:

• Nanomodificazione di sementi e fertilizzanti/pesticidi

• Modificazione e integrazione alimentare

• Cibo interattivo ‘intelligente’

• Packaging ‘intelligente’ e tracciabilità degli alimenti

Nanomodificazione di sementi e fertilizzanti/pesticidi

Promotori dicono che la nanotecnologia sarà usata per automatizzare ulteriormente il moderno settore agroindustriale. Tutti gli input agricoli – sementi, fertilizzanti, pesticidi e lavoro – saranno modificati tecnologicamente in misura crescente. La nanotecnologia condurrà l’ingegneria genetica in agricoltura al livello sottostante – l’ingegneria molecolare. L’ingegneria a livello degli atomi potrebbe permettere di ristrutturare il DNA delle sementi per ottenere proprietà differenti da una pianta, tra cui colore, stagione di crescita, produttività ecc. Fertilizzanti e pesticidi ad alta efficacia prodotti tramite ingegneria molecolare saranno utilizzati per mantenere la crescita della pianta. Nanosensori permetteranno che la crescita delle piante, i livelli del pH, la presenza di sostanze nutritive, l’umidità, gli infestanti o le malattie vengano monitorati da lontano, riducendo significativamente il bisogno di input di manodopera ‘on farm’, nell’azienda. L’organizzazione interessata, la Action Group on Erosion, Technology and Concentration (ETC) avverte nel suo rapporto seminale “Down on the Farm” (consultabile su http://www.etcgroup.org) che in un futuro plasmato dalla nanotecnologia, “l’azienda agricola sarà una fabbrica biologica di ampia superficie che potrà essere monitorata e gestita da un portatile, e il cibo sarà creato a mano con sostanze progettate appositamente che trasmetteranno le sostanze nutritive al corpo in maniera efficiente.”

‘Integrazione’ del cibo e modificazione

Le compagnie di nanotecnologia stanno lavorando per integrare gli alimenti trattati con sostanze nutritive nanoincapsulate, per intensificare aspetto e sapore con colori sviluppati con nanotecnologie, rimuovere o disattivare il contenuto in grassi e zuccheri tramite nanomodificazione, e migliorare la ‘sensazione al palato’. La ‘fortificazione’ del cibo servirà per aumentare le virtù nutrizionali di un dato cibo trattato – ad esempio, l’inclusione di nanocapsule ‘medicinali’ presto permetteranno che dei biscotti alle scaglie di cioccolato o delle patatine fritte saranno commercializzati come terapeutici o purificanti delle arterie. La nanotecnologia permetterà di modificare cibi poco sani quali gelato o cioccolato per ridurre la quantità di grassi e zuccheri che il corpo può assorbire. Questo potrebbe essere ottenuto sostituendo alcuni dei grassi e zuccheri con altre sostanze, oppure utilizzando nanoparticelle per prevenire che il corpo digerisca o assorba queste componenti del cibo. In questo modo, la nanoindustria potrebbe commercializzare junk food arricchito con vitamine e fibra, bloccandone i grassi e zuccheri, come cibo benefico per la salute e riduttore di peso.

Cibo ‘intelligente’ interattivo

Le compagnie come Kraft e Nestlé stanno sviluppando alimenti ‘intelligenti’ in grado di interagire con i consumatori al fine di ‘personalizzare’ il cibo, cambiandone il colore, sapore o gli elementi nutritivi a seconda della richiesta. La Kraft sta sviluppando una bevanda incolore e insapore contenente centinaia di aromi in nanocapsule latenti. Un forno a microonde domestico potrebbe attivare il rilascio del colore, sapore, nella concentrazione e consistenza corrispondenti alla scelta individuale. I cibi ‘intelligenti’ potrebbero anche percepire un’eventuale allergia di un individuo agli ingredienti di un alimento e bloccarne l’azione nociva. Oppure, in alternativa, il packaging ‘intelligente’ potrebbe identificare i bisogni alimentari specifici delle persone e eventualmente rilasciare una dose di elementi nutritivi addizionali, ad esempio molecole di calcio per le persone che soffrono di osteoporosi.

Packaging ‘intelligente’ e tracciabilità del cibo

La nanotecnologia allungherà drammaticamente la conservazione degli alimenti. La Mars Inc. detiene già il brevetto su un nanoinvolucro invisibile, edibile, che avvolgerà i cibi impedendo lo scambio di gas e umidità. Si sta attualmente lavorando allo sviluppo di involucri ‘intelligenti’ (contenenti nano-sensori e attivatori anti-microbici) che saranno in grado di rilevare il deterioramento degli alimenti e di rilasciare dei nano-anti-microbi per estendere la durata degli alimenti, permettendo ai supermercati di conservare il cibo per periodi più lunghi prima della vendita. Dei nanosensori, integrati nei prodotti alimentari in forma di minuscoli chip invisibili all’occhio umano potrebbero fungere da codici a barra elettronici. Emettendo un segnale permetterebbero di seguire il percorso del cibo, anche degli alimenti freschi, dal campo alla fabbrica fino al supermercato e oltre.

Quali sono le preoccupazioni chiave riguardanti la nanotecnologia nell’alimentazione e in agricoltura?

Preoccupazioni riguardanti l’utilizzo della nanotecnologia in agricoltura e nella produzione alimentare sono collegate all’ulteriore automatizzazione e alienazione di quest’ultima, a seri nuovi rischi di tossicità per l’essere umano e l’ambiente, e all’ulteriore perdita di privacy in quanto il nano-controllo seguirebbe ogni passo nella catena alimentare. Il fatto che i governi non abbiano ancora introdotto delle leggi per proteggere il pubblico e l’ambiente dai rischi della nanotecnologia è un motivo di preoccupazione serissimo.

La nanotecnologia in agricoltura è basata sulla premessa che possiamo migliorare l’efficienza e la produttività cambiando la disposizione degli atomi nei semi, sviluppando degli input chimici ancora più potenti, utilizzando sistemi di sorveglianza ad alta tecnologia per permettere un controllo elettronico – invece che basato sulla persona – delle condizioni on farm dell’azienda agricola, e automatizzando maggiormente gli input della crescita vegetale. Applicando la nanotecnologia all’elaborazione del cibo si presuppone che gli umani siano in grado di ‘migliorare’ il sapore, la consistenza, l’aspetto, gli elementi nutritivi e la longevità degli alimenti manipolandoli a livello atomico. È stato perfino sostenuto che questo avrà come risultato dei cibi ‘più sicuri’.

Queste supposizioni si basano sulla convinzione scorretta che l’essere umano possa ricostruire il mondo naturale dall’atomo in su – e ottenere un risultato migliore. Presume che possiamo prevedere le conseguenze delle nostre azioni, anche quando ci stiamo occupando di processi e forze altamente imprevedibili – come la meccanica quantistica. Sfortunatamente, la storia ci insegna che semplicemente non siamo molto bravi a prevedere i risultati di sistemi complessi – ne sono testimoni i disastri che risultarono dall’introduzione dei controlli biologici quali il rospo delle canne, o l’introduzione di conigli e volpi per lo sport. La storia è gremita in modo simile di esempi di enormi problemi di salute e ambientali che risultarono dalla mancata risposta a segni ammonitori precoci riguardanti materiali prima percepiti come “miracolosi” quali CFC, DDT e amianto. Questo suggerisce che dovremmo prendere molto sul serio i primi segni premonitori collegati alla tossicità delle nano-particelle.

C’è un piccolo ma crescente corpo di letteratura tossicologica che suggerisce che le nano-particelle siano più reattive e più mobili rispetto a particelle più grandi, e che c’è una maggiore probabilità che risultino tossiche per l’uomo e l’ambiente. La ricerca scientifica preliminare ha dimostrato che molti tipi di nanoparticelle possono provocare un maggiore stress ossidativo. Questo può portare alla formazione di radicali liberi a loro volta potenzialmente causa di cancro, mutazioni del DNA e perfino morte cellulare. È stato dimostrato che i fullereni, delle nanoparticelle di carbonio, provocano danni cerebrali nella spigola, una specie accettata dalle agenzie normative come modello per definire gli effetti ecotossicologici.

Nel suo rapporto del 2004, la Royal Society del Regno Unito ha riconosciuto i gravi rischi della nanotossicità e ha raccomandato che “gli ingredienti in forma di nanoparticelle vengano sottoposti a un completo accertamento di sicurezza da parte dell’organo consultivo scientifico pertinente prima che si permetta il loro utilizzo nei prodotti”. Nonostante questo ammonimento, a due anni dal rapporto della Royal Society non esistono ancora leggi che governino l’utilizzo di nanomateriali nei prodotti da consumo per assicurare che non danneggino il pubblico che ne fa uso, i lavoratori che li producono, o i sistemi ambientali nei quali vengono rilasciati i nanoprodotti di scarto.

L’utilizzo di nano-controlli nel packaging degli alimenti introdurrà anche nuove preoccupazioni riguardanti la privacy. Con l’aumento dell’impiego del nano-tracking nell’industria alimentare aumenterà la capacità di ripercorrere il viaggio dell’alimento dal campo alla fattoria al supermercato, fino a raggiungere il vostro piatto della cena. Questo solleverà dei seri nuovi problemi di privacy ai quali siamo scarsamente preparati.

In modo allarmante, nonostante la distribuzione di cibo e prodotti agricoli fabbricati con nanotecnologia nei supermercati e nell’ambiente, i governi in tutto il mondo devono ancora introdurre qualsiasi regolamento per gestire i rischi della nanotecnologia.

La battaglia per un futuro alimentare sano – quali sono le alternative alla nanotecnologia?

Come sarà il nostro futuro alimentare e tecnologico? Ci troviamo in mezzo a una battaglia epica per il controllo del nostro approvvigionamento alimentare. Proprietà delle multinazionali o della comunità, globale o locale, piccolo contro massiccio, cibi trattati contro nutrimenti sani. Questi sono i paradigmi tra i quali dobbiamo scegliere. Un modo cruciale per promuovere un’agricoltura sana, olistica, è sostenerla con le nostre scelte di acquisto. Cibi biologici certificati vi offrono una maggiore salute, un ambiente migliore e un’occasione per sostenere un futuro alimentare libero da nanoprodotti. Quanto agli articoli per la cura del corpo, comprate quelli biologici oppure quelli di una ditta che dichiara di non fare uso di nanotecnologia.

Ci sono molti modi per contribuire a creare un futuro alimentare sano. Fate la spesa al mercato degli agricoltori o comprate da un Box Scheme direttamente dal contadino, comprate in un negozio biologico o nella sezione biologica in un supermercato. Considerate la possibilità di aggregarvi a un orto comunitario, o di iniziare a tenere un orto voi stessi. Fondate un orto biologico nel vostro asilo o nella vostra scuola. Leggete le etichette dei prodotti, impegnatevi e interessatevi. Parlate ai vostri amici e alle vostre famiglie delle questioni alimentari che più vi stanno a cuore. Fate sapere alle aziende tramite le loro 1.800 righe di feedback che l’utilizzo di nanotecnologia nei loro prodotti vi preoccupa. Dite al membro locale del vostro parlamento che volete vedere le etichette sui prodotti che contengono ingredienti manipolati con nanoingegneria, per permettervi di fare una scelta di acquisto informata.

È appassionante vedere le politiche alimentari discusse dai nostri media mainstream e dai nostri istituti di ricerca e di educazione. Tuttavia, mentre nei nostri supermercati sono già disponibili prodotti alimentari non etichettati contenenti ingredienti risultanti dalla nanoingegneria, la nanotecnologia sta appena iniziando a ottenere un po’ di attenzione. Non esistono regolamenti per proteggere la salute pubblica e ambientale, e multinazionali o enti pubblici non spendono praticamente nulla in vista delle conseguenze a lungo termine della manipolazione del nostro cibo al livello molecolare. La similitudine all’introduzione dell’ingegneria genetica con il rischio aggiuntivo dato dal fatto che non c’è nessuna vigilanza regolatrice è raccapricciante.

Dobbiamo tutti attivarci politicamente nei confronti della nanotecnologia, proprio come abbiamo fatto con l’ingegneria genetica. È essenziale fare approvare delle moratorie sull’uso della nanotecnologia fino a quando non avremo dei sistemi regolatori idonei per proteggere la salute umana e ambientale, e finché non ci sarà un coinvolgimento pubblico genuino nella presa di decisioni riguardanti l’introduzione della nanotecnologia. Dobbiamo anche assicurarci che i nostri governi investano i dollari delle tasse che ci siamo sudati in un appoggio al settore biologico.

Insieme, possiamo creare un futuro alimentare sano che contribuisca alla nostra comunità e non ai profitti delle aziende.

Scritto da Georgia Miller, Coordinatrice di Friends of the Earth Nanotechnology Project e da Scott Kinnear, consigliere dei Biological Farmers of Australia e proprietario di Organic Wholefoods.

Titolo originale: “Nanotechnology – the new threat to food”

Fonte: http://www.globalresearch.ca
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30.10.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di KARIN LEITER

Pubblicato da Das schloss

  • trubador

    La Sig.ra Georgia Miller, amica della terra, suggerisce:
    Fate la spesa al mercato degli agricoltori. Io allora rispondo: al mercato degli agricoltori un chilo di pane costa euro 7,50 e un chilo di miele costa euro 12,00. Probabilmente non mi intossicherò il fegato ma avveleno sicuramente il mio portafoglio e al giorno d’oggi è estrememente impossibile scegliere fra le due possibilità specie per chi guadagna 800 euro al mese. Capìta l’antifona?
    Comprare da un Box Scheme (e che cosa sarebbe?!) direttamente dal contadino? Si, certo! Ma se lei stessa ha confermato che le stesse sementi sono ormai compromesse geneticamente e nanotecnologicamente, con che cosa crede che coltivi la terra il nostro amato contadino? E il nostro caro orto che lei suggerisce di adottare con che cosa crede che lo possiamo far crescere? E ancora, lei crede davvero che tutti abbiano a disposizione il contadino sotto casa. Selo immagina chi esce dal lavoro alle ore 19,00 (la maggior parte) che si mette a fare ancora 20 o 30km. per andare da un contadino a comprare un poco di insalata? E ovvio che preferisce avvelenarsi il fegato andando al super mercato sotto casa. CONCLUSIONE: cara sig.ra Miller, cerchi di suggerire alternative meno ridicole. Grazie.

    La saluto.

  • biopresto

    hai ragione, ci sono prodotti “biologici” che costano anche 5 volte di più rispetto agli altri

  • Riccio

    In effetti per chi vive in grosse città non è immediato reperire prodotti di “provenienza sicura”. Esistono però diverse possibilità che vengono incontro al cittadino per permettergli di scegliersi cosa mangiare. Per esempio:

    1. in tutte le provincie la Coldiretti organizza mercati agricoltori dove i produttori (tutti della zona) vendono direttamente al consumatore (a Pavia per esempio: latte fresco a 1€ al litro, frutta da 1 a 1,5 € al Kg – è aperto il sabato mattina)

    2. esistono moltissime cooperative sociali nate per dare lavoro saltuario ai disabili e disagiati e che puntano sulla vendita di prodotti locali o autoprodotti e permettono l’acquisto tramite internet: si fa l’ordine e si passa a ritirare una volta alla settimana (es sempre a Pavia: Balancin [www.balancin.arke-coop.it])

    3. esistono i GAS, gruppi di acquisto solidale (vedi qui [www.retegas.org] e qui [www.retegas.org]) il cui obiettivo è ancora quello di acquistare prodotti locali di cui si conosce la provenienza.

    4. ci sono aziende agricole naturali che non usano nè pesticidi nè concimi e puntano ad utilizzare sementi di piante autoctone che sono più resistenti e hanno bisogno di meno cure.

    Probabilmente esistono anche altre realtà che non conosco, ma cercando su internet e chiedendo in giro si può scoprire che in realtà il contadino è prorpio sotto casa…
    Alla fine ognuno è libero di vivere come meglio crede, io penso che se mangio meglio sto meglio io.. non è che faccio un favore a qualcun altro.
    E preferisco dare i miei soldi al mio “vicino di casa” piuttosto che comprare OGM dagli stati uniti.

  • trubador

    La realtà qui a Genova è diversa, ma è anche vero che io conosco poco dei prodotti biologici e della loro distribuzione. Ho poco tempo (e poca voglia) per interessarmene… ma ci proverò. Grazie per il contributo.

  • aioo86

    L’intero articolo è basato su preconcetti da inquisitori che fanno la caccia alle streghe..
    Stando all’autrice la scienza è sempre negativa e il progresso tecnologico altrettanto..
    Non vorrei che la Signora pensi più che altro ai suoi di profitti…

  • Riccio

    La scienza e il “progresso tecnologico” possono essere molto pericolosi se non usati correttamente (gli OGM non vengono utilizzati per sfamare i popoli ma per arricchire i ricchi).
    Mi sembra anzi un ottimo consiglio quello di Georgia Miller: se volete essere sicuri di stare bene.. mangiate bene, controllando da dove arriva il cibo che consumate. Dopo tutto… siamo quello che mangiamo!
    E ribadisco che se mangio meglio sto meglio io, non faccio un favore a Georgia Miller.

  • aioo86

    Mangare bene vuol dire biologico invece che Ogm?!? Quindi lo prendi come un dogma?!?
    Capisco il ragionamento di fondo però non si può parlare a priori male degli Ogm sempre vedendoci qualcosa di negativo, ok che non vogliono sfamare il terzo mondo ma non vogliono neanche ucciderci tutti perchè se no poi chi compra il loro cibo?!? Se vendono qualcosa che fa male e poi l’opinione pubblica lo sà chi comprerà più da loro?!?

    Io credo che questa questione vada affrontata caso per caso, ogm per ogm non partendo prevenuti che gli ogm in quanto ogm fanno male..

  • Riccio

    Come dicevo la scienza e il “progresso tecnologico” possono essere molto pericolosi se non usati correttamente.
    In primo luogo i test sulla sicurezza degli ogm li fanno gli stessi produttori di ogm (vedi monsanto).. e potrebbero essere “di parte”.
    In secondo luogo, diversi ricercatori non di parte come Arpad Pusztai [www.rudolfsteiner.it], Tyrone Hayes [www.scienzaeconoscenza.it] e Ignacio Chapela [www.vasonline.it] sono stati stroncati dalle pubbliche relazioni dell’industria biotecnologica.. perchè?? Se non c’è niente da nascondere… come mai chi non dice che va tutto bene viene messo a tacere?
    Ci sono anche molti altri studi che forse non vengono tenuti in considerazione, o forse solo non si sa che esistono (per esempio vedi qui [ecoalfabeta.blogosfere.it]).
    Esistono poi altri problemi di non poco conto come ad esempio il cotone BT utilizzato in Cina: effettivamente aveva respinto il verme del cotone (che era il più grosso problema per questa coltivazione) ma non aveva tenuto conto di un secondo parassita immune al BT che (mancando il verme) aveva invaso le piantagioni… (vedi qui [ecoalfabeta.blogosfere.it]).
    L’immisione in natura di un organismo geneticamente modificato (che non è frutto dell’evoluzione naturale) può avere conseguenze davvero imprevedibili, dato che non tiene conto dell’ambiente (molto complesso) in cui viene immesso. Per questo mi permetto di essere abbastanza scettico sugli ogm. Sono sicuro invece che le piante cresciute naturalmente per milioni di anni sono più che adatte all’ecosistema in cui vivono e con cui si sono sviluppate… e di questo ecosistema fa parte anche l’essere umano.