Messina Denaro e i 30 anni di latitanza sul territorio: è la vittoria del Sistema

L’arresto del boss lascia più ombre che luci sul nostro paese e le nostre istituzioni. Nino di Matteo: "Letale dire che lo Stato ha vinto se non si svelano le coperture”

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di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Mentre la politica ed i rappresentanti delle nostre istituzioni brindano a champagne per la cattura dell’ultimo capo-mafia autore delle stragi di Capaci e via d’Amelio, il PM del processo sulla trattativa Stato-mafia, Antonino di Matteo al contrario ci dice che c’è ben poco da esultare, di fronte ad una latitanza di 30 anni spesa sul territorio natale, opportunamente coperta e protetta.

Matteo Messina Denaro, ovvero la cassaforte dei segreti della stagione delle stragi sulle quali ancora oggi non siamo riusciti a fare luce, è stato catturato il 15 gennaio scorso dentro una clinica di Palermo, dove si era recato, come un normale cittadino, per effettuare le cure oncologiche dopo che un anno fa era stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico.

Un semplice documento falso, addirittura di un prestanome esistente, niente camuffamenti e nemmeno un intervento chirurgico per depistare chiunque lo incontri, da quelle ormai famose foto che hanno riempito i nostri schermi televisivi per tutti questi anni.

Ma le anomalie che aleggiano intorno a questo arresto non finiscono qua: che esso sia stato effettuato lo stesso giorno, esattamente 30 anni dopo quel 15 gennaio 1993, quando fu catturato il “capo dei capi” Totò Riina, assomiglia più ad un messaggio in codice per chi deve capire qualcosa, che ad una pura e semplice coincidenza.

Ma la cosa più clamorosa, sulla quale veramente tutti noi dovremmo riflettere, è come l’evento fosse già stato previsto in maniera così talmente sfacciata, dal pentito Salvatore Baiardo, già nel novembre scorso in una intervista al giornalista Massimo Giletti.

Salvatore Baiardo nel novembre scorso fornisce indicazioni precise al giornalista Giletti, sul fatto che l’allora latitante Matteo Messina Denaro, si sarebbe potuto consegnare a breve, all’interno di una trattativa con lo Stato per abolire l’ergastolo ostativo (cliccate per ascoltare le dichiarazioni)

 

Riascoltare oggi le parole di Baiardo, a distanza di soli due mesi da quando le ha pronunciate e con Matteo Messina Denaro catturato, fa correre sulle nostre schiene brividi ancora più gelidi di quelli che ha provato chi le ha ascoltate allora. Ma soprattutto ci fa toccare con mano quella cruda realtà che la famosa trattativa Stato-mafia – per la quale alcuni magistrati con Nino di Matteo in testa, tanto si sono spesi per portarla allo scoperto – sia realmente avvenuta ed a quanto pare sia tutt’ora in essere.

Insomma, cari amici che ci leggete, è veramente giunta l’ora di rendersi conto che il nostro paese, da tempo, non solo ha perso tutti i “crismi” della democrazia ed ogni sovranità possibile, ma addirittura è stato minato in modo irrimediabile anche il nostro stato di diritto.
Uno Stato in cui le cui istituzioni scendono a patti o, peggio ancora, sono divenute il braccio esecutivo di organizzazioni mafiose e massoniche, è l’allarme ultimo che certifica il dissolversi, ad una ad una, di tutte le garanzie costituzionali sulle quali esso stesso si fonda, lasciando il popolo in balia di questi poteri occulti e segreti.

Baiardo non usa mezzi termini per definire quali potrebbero essere i termini dell’accordo che pezzi deviati dello Stato avrebbero messo in piedi per ottenere la consegna di Matteo Messina Denaro: l’annullamento dell’ergastolo ostativo (il “fine pena mai” per i mafiosi), ed il ritorno dei detenuti condannanti per mafia, a poter usufruire dei benefici di legge, quali i permessi premio e la semilibertà, sarebbe la contropartita che lo Stato dovrebbe onorare per ottenere l’ambito trofeo da mostrare agli occhi del popolo ignaro.

Chi è ben cosciente che la cattura del boss mafioso Denaro potrebbe essere solo una medaglia da sventolare per far distrarre il popolo da quelli che invece sono in realtà i veri piani diabolici che i nostri poteri profondi hanno ancora in serbo per noi, è il consigliere del CSM Nino di Matteo: «Oggi è una giornata importante per la lotta alla mafia ma sarebbe letale pensare che lo Stato abbia sconfitto Cosa Nostra». Il magistrato, noto per l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia e che ha combattuto per una vita la criminalità organizzata siciliana è certo: «È un madornale errore pensare che con l’arresto del boss Matteo Messina Denaro, la mafia sia finita». Anzi, «la mafia ha ancora la forza per tornare ad attaccare il cuore del nostro Paese». [1]

Anche per Di Matteo un latitanza così lunga sul territorio non può che essere il frutto di coperture ad alti livelli: «Lo Stato avrà davvero vinto quando avrà approfondito e fatto chiarezza sul come e sul perché sia stata possibile una latitanza così lunga nonostante l’impegno di migliaia di agenti delle forze dell’ordine e di decine di magistrati. Avevamo identikit molto fedeli, Messina Denaro ha vissuto a Palermo, è stato arrestato in una delle cliniche più frequentate della città».

Il latitante più ricercato d’Italia che si fa un selfie con il medico della clinica che frequentava da più di un anno, è veramente uno schiaffo per coloro che si sono dannati l’anima per trovarlo mentre al loro fianco c’era chi li tradiva informando il mafioso sulle loro mosse.

E sulla presenza di fiancheggiatori ed informatori, proprio dentro le procure ed al fianco di coloro che fanno le indagini, ci rende ancora edotti lo stesso Di Matteo: «È assai probabile che la sua latitanza non sia dovuta solo all’abilità del fuggiasco ma anche alle protezioni di cui ha goduto. Proprio ieri in una sentenza della Corte di Assise di Palermo, a proposito della trattativa Stato-mafia che ha condannato i boss e assolto gli apparati dello Stato, è scritto che per un certo periodo gli alti funzionari del Vecchio Ros avevano coperto Provenzano per interesse nazionale in modo che potesse consolidare la leadership moderata rispetto all’ala stragista. Insomma ci sono sempre state coperture istituzionali. E fino a quando non si chiariranno le coperture e le complicità, allora come ora, non potremo dire di avere vinto».

Sull’incredibile previsione di Baiardo, Di Matteo dice: «Avevo già notato allora la precisione del suo racconto. Ora si deve fare il possibile per capire come abbia potuto prevedere tutto questo. E, soprattutto, come e attraverso chi aveva saputo delle condizioni di salute di Messina Denaro».

Quando fu catturato Toto Riina, come ben sappiamo dalle forti polemiche poi sorte negli anni successivi al suo arresto, gli inquirenti decisero di  non perquisire il covo; la villetta nel complesso residenziale a Palermo, dove il boss viveva in completa tranquillità con la sua famiglia. Molti sostengono che tale grave mancanza da parte degli inquirenti, fosse invece proprio il frutto di un accordo che prevedeva il far rimanere nelle mani dei capi mafia di allora, tutti i documenti segreti riguardanti la strategia stragista e la trattativa. Certamente, se così fosse, quei documenti così scottanti ed una garanzia allo stesso tempo per chi li detiene, non potrebbero essere passati che nelle mani di Messina Denaro.

Sul fatto che sia l’archivio di Riina che la famosa Agenda Rossa di Borsellino, mai ritrovata, possano essere stati nelle mani del boss di Castelvetrano, la conferma arriva da Di Matteo stesso: «Non sono congetture, ma considerazioni fatte in un certo periodo dai boss e riferite dal pentito Nino Giuffrè, che è stato al vertice di Cosa Nostra. Giuffrè ha sostenuto che Messina Denaro avrebbe utilizzato l’agenda rossa e l’archivio di Riina come arma di pressione e ricatto all’interno e all’esterno di Cosa Nostra».

Per Di Matteo, Messina Denaro era il vero successore di Riina. «Adesso non sarà facile capire cosa succederà. L’arresto darà uno scossone che creerà un assestamento attorno a nuovi equilibri, non solo nella mafia siciliana»

Certamente Messina Denaro ha contribuito a cambiare la mafia ed a farla diventare più moderna e tecnologica per poter gestire in modo ancora più soddisfacente i propri immensi affari. Si uccide sempre meno fisicamente e molto più economicamente, i rapporti con i colletti bianchi, la massoneria, i servizi segreti, la politica e la magistratura sono diventati sempre più frequenti, stretti ed importanti, quasi da confondersi gli uni con gli altri.
Distinguere oggi in Italia un mafioso da un massone è sempre più difficile e non è detto che tra i due comandi il primo!
di Megas Alexandros

Fonte: Una cattura dopo 30 anni di latitanza sul territorio, non è la vittoria dello Stato ma quella del “Sistema” – Megas Alexandros

Nota:

[1] Nino Di Matteo: “Letale dire che lo Stato ha vinto se non si svelano le coperture” – infosannio – notizie online

 

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