Medicine complementari integrate in oncologia: sì ufficiale dall’Europa che l’Italia sembra ignorare

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Lo scorso 16 febbraio, con 652 voti favorevoli, 15 contrari e 27 astensioni, il Parlamento Europeo ha adottato le sue raccomandazioni per una strategia globale coordinata dell’Unione Europea nella lotta contro il cancro. Interessante è l’articolo 113 della Risoluzione poiché incoraggia l’uso della medicina complementare in oncologia. Nello specifico il Parlamento Europeo sottolinea il fatto che la medicina integrativa può “apportare benefici ai pazienti in relazione agli effetti concomitanti di diverse malattie e ai loro trattamenti, come nel caso del cancro”. Inoltre dichiara espressamente “l’importanza di sviluppare un approccio olistico, integrativo e incentrato sul paziente e di incoraggiare, se del caso, l’uso complementare di tali terapie sotto la supervisione di professionisti del settore sanitario”.

È una buona notizia che, però, non è stata affatto messa in risalto dai nostri media nazionali, sarà perché in Italia c’è chi, sulla base di pregiudizi, ancora cerca di osteggiare la medicina integrata e, in particolare, l’omeopatia definita con ignoranza e presunzione una “credenza pseudoscientifica di fine 1700” e descritta in modo denigratorio come “vicina non tanto alla scienza quanto al cabaret e all’avanspettacolo”. La recente decisone di Strasburgo, al contrario, vuole essere un invito alle istituzioni italiane, e in particolare al Ministero della Salute, a riconoscere la giusta attenzione alle medicine non convenzionali che sono da sempre escluse dal sistema sanitario nazionale, tranne qualche rara eccezione (la Toscana, ad esempio, è Regione virtuosa in questo senso).

IL PROBLEMA E’ CHE la medicina farmacologica convenzionale per molto tempo si è ritenuta l’unica depositaria del metodo scientifico e della conoscenza. NON E’ COSI’. Nell’ambito delle medicine non convenzionali, dette anche complementari, rientrano tante valide realtà (come la Medicina Tradizionale Cinese, la Medicina Ayurvedica, la Medicina Omeopatica, la Medicina Antroposofica, l’Omotossicologia) che sono accomunate da un unico denominatore, quello di avere una visione olistica dell’uomo-paziente visto nella sua unicità di essere umano multidimensionale, in cui corpo, mente e spirito sono inestricabilmente connessi sia sul piano fisico-chimico che su quello sottile, informazionale. Queste “altre” medicine offrono percorsi di diagnosi e cura dolci, non invasivi, spesso senza effetti collaterali. Forti della loro visione più ampia, i medici che le praticano hanno capito che integrando le conoscenze si può ottenere un effetto sinergico a vantaggio dei malati e ad arricchimento dell’unica Medicina. La medicina, infatti, è UNA e andrebbe pensata, appunto, in modo nuovo perché il modello attuale riduzionista non è in grado, da solo, di dare risposte veramente efficaci.

Sarebbe bello, un giorno, poter contare su approccio personalizzato e integrato in tutti gli ospedali e, in caso di bisogno, essere curati non in base a protocolli, ma con rispetto e attenzione all’individualità di ogni persona che è da considerare sempre in tutte le sue dimensioni: fisica-materiale, emozionale e psichica.
Chissà se mai ci arriveremo. Speriamo. L’auspicio è che quelle poche esperienze di oncologia integrata che già esistono in alcune città non rimangano isolate, ma diventino una possibilità concreta per tutti i malati di qualsiasi parte del territorio nazionale perché solo con un approccio olistico e integrato che accoglie i saperi anche delle cosiddette “medicine complementari” è possibile trovare strade vere di guarigione e, allo stesso tempo, promuovere una prevenzione efficace.
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VB

 

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