MAI PI

DI GILAD ATZMON
Peace Palestine

Appena sessantacinque anni fa gli ebrei sono stati brutalmente cacciati dall’Europa. Proprio quando la maggioranza degli ebrei laici europei era completamente convinta che la sua condizione di emancipazione fosse finalmente maturata in un’assimilazione a tutti i livelli, il giudeocidio nazista l’ha smentita. Solo due settimane fa, quando gran parte degli israeliani era convinta che la Pace stesse per prendere il sopravvento, grazie all’‘iniziativa di pace’ unilaterale di Sharon, Hamas e Hizbollah l’hanno smentita.Così è successo che la Germania, che non era niente meno che la terra promessa per Fritz Haber (l’uomo che ha inventato le ADM, armi di distruzione di massa), Einstein (prima pacifista, poi colui che ha convinto Roosevelt a finanziare il Progetto Manhattan), Buber (un guerrafondatio tedesco patriottico), Sholem, Benjamin, Adorno e molti altri, hanno improvvisamente cambiato posizione. Nel giro di pochi anni si è trasformata nel peggior nemico che gli ebrei avessero mai conosciuto. Ma la Germania non era un caso isolato. Così come sappiamo tutti che non sono stati la Germania nazista o il popolo tedesco da soli che in realtà hanno operato per la distruzione degli ebrei europei. L’industria dell’omicidio è stata di fatto amministrata soprattutto dai membri del partito nazista e dai loro ufficiali, però la maggior parte delle nazioni europee ha ceduto volontariamente i suoi ebrei ai nazisti [2]. Che ci piaccia o no sono stati gli europei che si sono trovati in qualche modo ad essere collettivamente abbastanza entusiasti di trasformare l’Europa in una ‘zona libera dagli ebrei’.

È ora abbastanza inquietante che il popolo ebraico non sia riuscito ad imparare la lezione. Nel loro tentativo di erigere una patria nazionale ebraica, cioè Sion, hanno fatto tutti gli errori possibili. Invece di appoggiare comportamenti pacifici e di amare i loro nuovi vicini, hanno sostenuto e esibito la condotta più brutale possibile. Da quasi sessant’anni l’esercito israeliano procura dolore ai suoi vicini più stretti in nome del popolo ebraico. Da quasi sessant’anni milioni di palestinesi vivono in campi rifugiati in condizioni atroci e lo stato ebraico non permette loro di ritornare. Da quasi sessant’anni gli abitanti indigeni della Palestina sono discriminati dai nuovi colonialisti.

Tuttavia, si sembra quasi costretti ad ammetterlo, ma è stato davvero l’effetto devastante dei campi di sterminio liberati che hanno trasformato il sionismo da fantasia razzista nazionalista ebraica molto marginale nella voce del popolo ebraico di tutto il mondo. Infatti è stato nel 1948, solo tre anni dopo la liberazione di Auschwitz, che il sionismo ha subito la trasformazione da filosofia nazionalista razzista a realtà assassina. È stato solo tre anni dopo la liberazione di Auschwitz che i sionisti hanno dimostrato al di là di ogni dubbio che avevano opportunamente interiorizzato le più subdole tattiche naziste, la sua filosofia e i suoi precetti. Già allora nel 1948 i legislatori israeliani si trovavano impegnati a stabilire leggi razziali che non erano diverse dalle leggi di Norimberga. Già allora nel 1948, le IDF (Forze di difesa israeliane) insieme a gruppi paramilitari attuavano strategie di pulizia etnica di tipo nazista. Come abbiamo appreso, l’agenda di pulizia etnica israeliana non ha mai perso vigore. Gli israeliani, come i loro anziani sionisti, e in modo molto simile ai loro ascendenti rabbinici aschenaziti non amano realmente mescolarsi con i Goyim. L’Israele contemporaneo è una chiara resurrezione del ghetto ebraico europeo. Tuttavia il ghetto israeliano è un netto miglioramento rispetto al vecchio shtetl dell’Europa dell’est. Nello stato ebraico, sono i Goyim che sono rinchiusi dietro ai muri in posti che non sembrano essere diversi dai campi di concentramento.

A difesa dell’inclinazione ebraica del dopoguerra verso il sionismo, si potrebbe sostenere che, tenuto in considerazione l’immenso effetto dell’olocausto, lo spostamento collettivo verso il sionismo fosse una logica conseguenza. Dopo essere stati traumatizzati dal peso dell’odio contro di loro, gli ebrei di tutto il mondo hanno concordato in maniera collettiva; ‘Mai più’. Lo so perché io stesso sono stato cresciuto con la filosofia del ‘Mai più’.

‘Mai più’ gli ebrei verranno portati al massacro, mi è stato insegnato anno dopo anno in una scuola occupata che si trovava ovviamente in territorio palestinese occupato a Gerusalemme Est. ‘Il nuovo ebreo’, cioè l’israeliano, dicevano, ‘avrebbe reagito’. E davvero eravamo pronti ad opporci. Ed eravamo felici di farlo, in nome del popolo ebraico, in nome della nostra storia. Ci hanno mandato a punire gli arabi per il nostro futuro incompiuto nell’Europa che avevamo perso.

Ci ho messo molti anni a capire che il ‘Mai più’, che al principio veniva dipinto come un argomento morale, in realtà non era assolutamente etico. Ci ho messo fin troppi anni a capire che all’interno dell’universo giudeocentrico, ‘Mai più’ significa: ‘da adesso in poi, gli ebrei non andranno mai più al massacro, e saranno invece gli ebrei che porteranno gli altri al massacro. Di fronte a Beirut e Gaza, e Israele è davvero questo: ‘un sistema politico barbaro alimentato dal dolore altrui’.

Mentre Emanuel Levinas, il filosofo ebreo del dopoguerra credeva che dopo Auschwitz gli ebrei sarebbero stati fermi in prima linea in qualsiasi battaglia contro la crudeltà, la discriminazione, il razzismo e altri mali della civiltà moderna, sembra che sia accaduto proprio il contrario. Lo stato ebraico, con l’aiuto dei troppi Wolfowitz e Dershowitz, è diventato l’incarnazione assoluta del male moderno. Giorno dopo giorno vediamo ‘l’esercito più forte del Medio Oriente’ che massacra civili innocenti sia a Gaza che a Beirut o Jenin. L’esercito israeliano sta attaccando l’infrastruttura civile di stati che non possono difendersi. Vi sarete chiesti per quale motivo gli israeliani abbiano distrutto l’aeroporto di Beirut. La risposta è facile, semplicemente perché erano in grado di farlo. Gli israeliani sono davvero dei criminali, ma ben lungi dall’essere dei crimniali qualsiasi. Gli israeliani in realtà non sono altro che criminali ‘che amano se stessi’. Proprio come lo stereotipo della mamma ebrea, sono assolutamente innamorati dei loro sintomi. Si divertono davvero a radere al suolo i paesi vicini. Evidentemente non hanno mai considerato che un giorno, prima o poi, dovranno vivere in pace con quel miliardo di arabi intorno a loro. Inoltre, i criminali pensano sempre ‘a breve termine’.

Sono allibito. Solo sessantacinque anni fa gli ebrei sono stati cacciati fuori dall’Europa. Con l’appoggio delle Nazioni Unite gli israeliti hanno avuto una perfetta opportunità di rendere la tragedia della loro dipartita un nuovo inizio pacifico. Avrebbero potuto facilmente guardare alla loro storia e imparare dai loro errori, ma in realtà lo hanno fatto in pochissimi. Uno di loro è Israel Shahak, un altro è Lenni Brenner. Ma per quanto possa essere doloroso, la maggior parte degli istituti e dei colti ebrei laici hanno fatto esattamente il contrario. Hanno utilizzato i loro errori passati per rivendicare successo. Hanno reso i nuovi criminali ebrei, gli israeliani, un’icona culturale. In Israele la cultura criminale è diventata un modello. Col passare del tempo gli israeliani sono riusciti a votare criminali di guerra e assassini di massa come primi ministri. È alquanto strano che nelle ultime elezioni, quando erano sicuri che la pace stava per avere il sopravvento, hanno votato un primo ministro non militare. Però non appena è scoppiata la recente crisi di violenza, Olmert e Peretz sono stati molto rapidi a ricorrere a misure militari estreme. Probabilmente si rendono conto perfettamente che arroganza, violenza, brutalità e barbarie sono la ragion d’essere israeliana.

Tristemente dobbiamo ammettere che la profezia di Levinas non era imminente. Non solo gli ebrei non sono riusciti a gestire collettivamente qualsiasi causa umanitaria, ma in nome del ‘Mai più’, il sionismo globale insieme alla lobby israeliana ci sta spingendo consapevolmente tutti verso la terza guerra mondiale. Questa volta in nome di un conflitto culturale.

La storia, rivisitando il presente

Gli storici suggeriscono che la conoscenza del passato debba aiutarci a capire il presente o addirittura a salvaguardare il futuro. Al contrario obietterei che qualsiasi comprensione del passato è di per se stessa il prodotto diretto del discorso presente. In altre parole, è il nostro ordine simbolico che utlizziamo in questo momento a formare la nostra visione di qualsiasi narrativa storica. Praticamente è l’attuale carneficina a Beirut e a Gaza, perpetrata dallo stato ebraico, che inevitabilmente modellerà il modo in cui affrontiamo la storia ebraica. La brutalità attuale dello stato ebraico certamente porterà al collasso totale della narrativa storica ebraica ufficiale e il suo predominio nel discorso occidentale. Anche se Simon Wiesenthal non sarebbe d’accordo, la storia non è semplicemente una raccolta di aneddoti sporadici, cioè di fatti storici, ma piuttosto un racconto che collega aneddoti in una narrativa comprensibile. La narrativa storica è un messaggio che sopravvive al discorso presente e all’ordine simbolico. Analizzando la cruda brutalità israeliana, la narrativa storica giudeocentrica, nella quale gli ebrei sono le vittime, è condannata a crollare. Almeno dal punto di vista dialettico è piuttosto affascinante che l’atteggiamento ‘Mai più’ diventi un meccanismo autodistruttivo, una massima giudeocentrica storicamente orientata che si dirige verso la fine della storia ebraica.

Senza fare riferimento al valore reale nelle storie medioevali sui sacrifici umani; senza cercare di insinuare che gli ebrei possano aver fatto o no il pane azimo con sangue giovane gentile, la crescente quantità di immagini sulle orchestrate attività omicide israeliane ci aiuta a capire da dove possano avere avuto origine accuse del genere. Senza suggerire nessuna narrativa storica connessa alla seconda guerra mondiale e agli eventi che hanno portato alla distruzione del popolo ebraico europeo, è l’attuale fanatismo assassino israeliano contro i suoi vicini della porta accanto che potrebbe gettare luce sulla tendenza collettiva europea a cacciare via brutalmente gli ebrei. Stando seduti di fronte alla TV e vedendo Beirut in fiamme si potrebbe dire, “se questo è davvero quello che questi barbari stanno facendo ai loro vicini, non c’è da stupirsi che nessuno li voglia accanto”.

Bisogna far presente che la collettiva sete di sangue ebraica non è propriamente un’invenzione sionista. Amos Elon, autore di uno dei maggiori compendi sugli ebrei in Germania, ci fornisce un capitolo molto scioccante di bellicismo ebraico patriottico nella seconda guerra mondiale. Alla vigilia della guerra Chaim Weizmann, prominente sionista, poi primo presidente dello stato ebraico, accolto dall’ambasciatore britannico a Berlino ha detto “gli intellettuali ebrei sono evidentemente i più arroganti e bellicosi di tutti i tedeschi”. [3] Martin Buber, l’icona simbolo del sionismo di sinistra e del pacifismo poetico pacifico, non poteva smettere di festeggiare al momento dell’inizio del massacro globale, “Non nella fede ma nella devozione si rivela il divino”, diceva, il profeta del rinascimento culturale ebraico [4]. “Per Buber”, dice Amos Elon, “la guerra era un ‘trampolino sacro’ una meravigliosa purificazione attraverso la violenza, si beava nella sua pura bellezza morale”. Sí, non era Adolf Hitler ma l’adorabile ‘sio-pacifista’ Martin Buber. Però Buber non era assolutamente solo, durante le prime settimane di guerra persino Freud ha ceduto all’euforia generale: “Non vedeva l’ora di vedere le truppe tedesche marciare trionfanti su Parigi”. [5]

Probabilmente il più famoso professionista di incitamento all’odio poetico è stato l’ebreo Ernest Lissauer con il suo ‘Inno all’odio verso l’Inghilterra’

“Dobbiamo odiarti con un odio che duri a lungo.
Un odio che sia duraturo e che non si smorzi mai
Odio dal mare e odio dalla terra
Da quelli che portano le corone e da quelli che lavorano con le mani
Settanta milioni insieme come un unico uomo
Uniti nell’amore e uniti nella disgrazia
Uniti nell’odio di un solo nemico
L’Inghilterra”

[originale in rima, ndt.]

James W. Gerard, ambasciatore statunitense a Berlino ha riportato nelle sue memorie che gli ebrei tedeschi erano orgogliosi dell’origine etnica del disgustoso inno all’odio sopracitato. Ma la festa non durò a lungo.

Secondo Elon, “gli antisemiti riuscirono velocemente a ritorcere il poema contro Lissauer e gli ebrei. “Solo gli ebrei sono capaci di un odio del genere”. Se sia davvero così, non sta a me giudicarlo. Però c’è qualcosa di inquietante nella rapida trasformazione di alcuni ebrei laici in guerrafondai (Wolfowitz, Dershowitz), assassini di massa (Kissinger, Sharon), e criminali di guerra (Haber, Olmert, e la società israeliana). Questo è molto preoccupante perché l’ebraismo rabbinico, benché sia lontano da una visione del mondo etica non è assolutamente violento, aggressivo né tantomeno sadico.

Evidentemente l’israeliano, un ebreo laico, è riuscito ad uccidere Dio. È riuscito a creare un diritto civile, invece che uno civilizzato, ma in qualche modo non è riuscito a sconfiggere l’ardore tribale barbaro ebraico. Come Buber, Freud, Deshowitz, Haber, Wolfowitz e Lissauer, l’uomo israeliano ama la guerra (finché vince) ed è ‘unito nell’odio di un solo nemico’, gli arabi.

[La foto qui non è un’immagine pornografica di un rabbino che dà piacere orale ad un neonato ebreo. In realtà è il Mohel Rabbi Yosef David Weisburg che succhia il sangue dal pene di un bambino dopo la circoncisione. (The Jerusalem Post Magazine, Nov. 5, 1976, p. 14)] [1]

L’ebreo israeliano moderno è senza dubbio un uomo moderno, non segue la bibbia, non pratica l’ebraismo, ha buttato via Dio tanto tempo fa, ma stranamente continua a recidere il prepuzio dei suoi bambini maschi quando i neonati hanno solo 8 giorni. L’israeliano moderno circoncide suo figlio, mutila il corpo giovane di suo figlio per seguire un rituale di sangue tribale primitivo, lascia che un rabbino (un Mohel) ferisca il suo bambino appena nato e poi sta a guardare lo stesso rabbino che succhia il sangue del pene di suo figlio neonato. È chiaro che l’ebreo laico moderno è riuscito ad assimilare, ma non è riuscito a fondersi nell’umanità. Continua a partecipare attivamente ad un antico rituale tribale di succhiamento del sangue.

Non sono un antropologo, non sono in grado di determinare se sia esattamente la cultura del succhiamento del sangue che ha reso Buber, Haber, Sharon, Peretz, Wolfowitz e Kissinger dei succhiasangue di massa. Ma so che nella mia via a Londra non c’è nessuno che partecipi ad antichi rituali di sangue. In qualche modo fa sentire molto sicuri. Penso che sia possibile che una volta che costringiamo, o almeno convinciamo gli israeliani e gli ebrei moderni a smettere di celebrare i loro strani rituali, questi possano imparare ad amare i loro vicini almeno quanto amano se stessi. Il giorno in cui dovesse succedere, il conflitto culturale tra l’ebraismo e l’umanità potrebbe essere risolto.

È fondamentale analizzare il fatto che il nostro immaginario collettivo, che vede Hamas e Hizbollah quali assassini di massa e fanatici assetati di sangue, è solo una proiezione fatta da coloro che partecipano attivamente a rituali di sangue. Nel linguaggio lacaniano l’‘inconsapevolezza è il discorso dell’altro’. Nella prassi israeliana l’inclinazione omicida che i sionisti hanno nei confronti di Iran, Siria, Hizbollah e Hamas è solo una riflessione speculare delle tendenze omicide sioniste che sono ben lungi dall’essere ancora represse.

Questa qui sopra non è assolutamente un’argomentazione adeguata logica o analitica. È semplicemente una proposta disperata fatta da un uomo che è cresciuto lì, a Sion, fra criminali che amano se stessi e mohel succhiasangue. È un appello fatto da un uomo che da molti anni sta cercando di arrivare all’origine del concetto di odio. È un appello fatto da un uomo che sognava di suonare in un concerto in Libano, un paese che ha visitato come soldato 22 anni fa. Un paese che era stato raso al suolo ma che ha passato gli ultimi vent’anni a rimettersi in piedi. Un paese che aveva un sogno, un paese che ancora una volta è stato colpito dal suo vicino della porta accanto.

Addendum di Mary Rizzo (curatrice di Peace Palestine)

Chi riesce a guardare come “spettatore” l’ingiustificata distruzione prima di Gaza e ora del Libano, una volta placata un po’ la rabbia, senza provare immediatamente un enorme e frustrante senso di impotenza? È come se questa rozza, volgare e indecente violenza scagliata contro un gruppo di uomini, donne e bambini innocenti “riguardasse qualcun altro, cerchiamo solo di far uscire da lì gli europei sani e salvi” e possiamo solo aspettare che la “comunità internazionale” faccia chiarezza mentre scuotiamo le nostre teste e ce ne laviamo le mani.

Gilad Atzmon non rimane in silenzio, grazie all’anima sua. Avendo passato lì i primi 30 anni della sua vita, ed essendo stato cresciuto per essere convinto della giustizia, o perlomeno della ragionevolezza del suo paese natale, il paese dove ha prestato servizio militare, è ben informato sulla forma mentis, la politica e la struttura della società israeliana. In quanto “insider” può aiutarci a vedere attraverso la nebbia di falsità e le costanti grottesche giustificazioni per le violente atrocità commesse contro gli arabi in Medio Oriente. È perfettamente consapevole del substrato violento, che lui giustamente definisce “criminale” in una società nella quale uomini e donne vengono giudicati in base a razza, religione o gruppo etnico di appartenenza, e in base a questi criteri vengono trattati (o maltrattati). Niente di quello che (Gilad Atzmon, ndt.) dice è un segreto, ma semplicemente non riesce a passare i censori onnipresenti, che hanno interesse nell’instabilità, nella guerra o nel mantenimento di un mito.

Sta frantumando un pezzo per volta il blocco della “giustizia israeliana”. È possibile che non esista nessun piccone che riesca ad incidere questa pietra, perché le fondamenta sembrano essere affondate saldamente nel terreno, e indipendentemente da quanto riesca a colpire, la pietra sembra crescere, il tabú contro qualsiasi critica, anche remota, connessa allo stato ebraico e le forze che da dietro lo guidano è così immenso da sembrare irremovibile. Il mondo occidentale preferisce guardare altrove piuttosto che a Israele.

Non è nel suo spirito, come amante radicale della vita, disgustato dalla violenza, ma consapevole che la resistenza contro un occupante e tormentatore non sia solo un diritto, ma un dovere morale, che Gilad Atzmon denuncia la violenza contro persone innocenti e riflette sulle radici di questa violenza, sperando che presto un giorno gli occhi si aprano e le persone smettano di difendere meccanicamente la violenza, solo perché i perpetratori sono “bravi ragazzi come noi, occidentali civilizzati”.

Questa cieca ignoranza, il rifiuto addirittura di guardare, la completa mancanza di autoriflessione e profonda autocritica assicureranno la continua tolleranza, se non l’aperto supporto, verso un sistema che rimane al suo posto per opprimere le persone e controllarle, perché si trovano in mezzo ad un progetto più grande. La guerra di Atzmon è una guerra contro l’ignoranza, un grido per coloro che hanno ancora abbastanza umanità da ascoltare che la distruzione della vita di altre persone NON può essere tollerata, per la semplice ragione che i potenti se la cavano dal momento che hanno completamente lavato il cervello all’opinione pubblica affinché volti la testa o giustifichi il male. Siamo stati terrorizzati dal parlare contro quello che è sbagliato, perché sappiamo anche che potremmo essere le prossime vittime della rappresaglia neofascista che si propone in milioni di modi diversi.

Gilad Atzmon ha restituito la sua uniforme delle IDF qualche tempo fa, ma non significa che abbia lasciato la guerra. Ora serve la causa della giustizia mostrandoci che il lavaggio del cervello PUÒ essere reso nullo. Fa vedere agli arabi che non sono da soli, che non verranno abbandonati e le persone li appoggeranno sempre di più, anche se adesso non sembra così. Il suo piccone è solo un computer portatile, e sono sicura che scrivere delle parole non sarà sufficiente per fermare la violenza, ma speriamo che possa aprire delle menti, menti che sono state sigillate da una propaganda durata tutta la vita

Noi di thepeoplesvoice.org [e noi di www.comedonchisciotte.org, ndt] ringraziamo sinceramente PeacePalestine per l’articolo e per la “nota del curatore”. Consigliamo vivamente PeacePalestine a tutti. Perfino ai sionisti. Soprattutto ai sionisti! (Ed. thepeoplesvoice)

Note:

[1]”Ci sono tre tappe nell’esecuzione di una circoncisione corretta dal punto di vista rituale nella legge ebraica: la rimozione del prepuzio; il rivoltamento della membrana sottostante per esporre completamente il glande; il succhiamento del sangue, m’tsitsah.” Roger V. Pavey. The Kindest Cut of All. Bognor Regis, W. Sussex: New Horizon. 1981. pp. 87-88.
http://www.sexuallymutilatedchild.org/mohel.htm

[2] Se non bastasse, come ha già fatto notare Hanna Arendt già negli anni ‘60, il numero di morti ebrei non sarebbe stato tanto alto se i sionisti e i leader ebrei locali non avessero di fatto collaborato così tanto con Hitler. Evidentemente i leader ebrei non hanno imparato la lezione, e invece di sostenere un pensiero pacifico hanno scelto una condotta brutale. Da quasi sessant’anni l’esercito israeliano procura dolore ai vicini di Israele.

[3] Amos Elon, The Pity Of It All, Penguin Books 2004 pg 318

[4] ibid pg 319

[5] ibid pg 318

Nota dell’autore:

Mentre l’ebraismo rabbinico considera la circoncisione un rituale spirituale pieno di un qualche profondo significto spirituale, l’ebreo laico e assimilato continua a svolgere il rituale del sangue per mantenere l’esclusiva identità tribale.

Gilad Atzmon
Fonte: http://peacepalestine.blogspot.com
Link: http://peacepalestine.blogspot.com/2006/07/gilad-atzmon-never-again_17.html
17.07.2006

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da OLIMPIA BERTOLDINI

Pubblicato da Olimpia