MA DI CHI E’ LA COLPA SE HA VINTO RENZI ?

MA DI CHI E’ LA COLPA SE HA VINTO RENZI ?

DI TONGUESSY
comedonchisciotte.org

I recenti risultati elettorali hanno scatenato la prevedibile, lunghissima serie di commenti negativi sul carattere assolutamente conservatore del popolo italiano, mosso com'è (sempre secondo questa ben nota analisi) da una mentalità che ha una paura innata verso il cambiamento. Pare quasi che carattere e mentalità siano un dono infuso, e non delle capacità indotte.

Troppo spesso sento parlare degli italiani in questi termini, come se il nostro DNA fosse solo questo, e non ci fossero elementi condizionanti all'interno del panorama culturale (in senso lato) del Belpaese. Ma a ben vedere gli elementi di condizionamento del comune sentire (quindi del carattere e della mentalità del popolo italiano) non mancano. Ad esempio: come siamo messi a libertà di stampa? Secondo Reporter senza frontiere l'Italia occupa il 57° posto, la Francia il 37° ed il Regno Unito il 29°. [1] E come viene usata quel poco di libertà che dicono esistere? Esiste una qualche pluralità di informazione oppure c'è solo un granitico blocco mediatico che ripete ossessivamente gli stessi mantra, indipendentemente dal tipo di emittente?

Come siamo messi poi nella classifica della corruzione? Transparency International ci classifica al 69° posto contro Francia al 25° e Regno Unito al 20°. [2]
E come dimenticare il problema del conflitto di interessi, del voto di scambio, dell'influenza delle lobbies nelle scelte politiche e così via? Non a caso il Giappone è scivolato di parecchie posizioni nelle classifiche internazionali a causa del disastro di Fukushima (a causa dell'informazione falsata per soddisfare le esigenze delle lobbies).

Il conflitto di interessi merita un discorso a sé. Ciò che viene chiesto per garantire un buon funzionamento dello Stato sono una serie di “chiare regole per affrontare conflitti di interesse specifici, un contesto legale che punisca i comportamenti scorretti, una sorveglianza da parte sia della legislatura che della società tramite sue organizzazioni, il pubblico accesso ai documenti interni, la presenza di una stampa indipendente. Tali meccanismi sono tanto più efficaci quanto nella società sono diffusi i principi di integrità e onestà e valori che enfatizzino la fiducia e la lealtà.”[3]

Capito come funziona? Non c'entra nulla il DNA di un popolo, conta invece molto a cosa quel popolo viene esposto. L'ultima frase virgolettata esprime il classico gioco a spirale (cane che si morde la coda): se una classe politica dà continui esempi di pessima gestione della Res Publica e ottima gestione dei propri interessi, quali “principi di integrità e onestà” potranno mai attecchire nella mentalità del popolo da loro governato?

Quello che intendo dire è che qualsiasi corpo sociale immerso per un periodo prolungato nei miasmi del consociativismo, del berlusconismo, del vendolismo (“il paroliere delle Puglie” secondo un amico salentino) e via elencando alla fine non può non puzzare. Nei paesi dove il consociativismo, ad esempio, non è la prassi politica ma esistono ancora schieramenti contrapposti con proprie identità non in svendita, le cose stanno in modo diverso. E facilmente i commentatori non si affannano, come qui su CDC, a scrivere peste e corna su sè stessi e sulla gente che sta attorno a loro.
Invece nel paese del Partito Unico (pure con molte ed inutili sfumature) cosa succede? “All'insegna del consensualismo e sotto la parola d'ordine del meticciato culturale, si scatena un'orgia centrista, che travolge ogni barriera. Unico punto fermo rimane l'originale impianto liberale, ininterrottamente ribadito e rinforzato”.[4]

Berlusconi (aiutato nel ventennio del suo califfato dai suoi sodali a “sinistra”) ha sicuramente dato una gran mano nel plasmare l'italica mentalità nella direzione opposta a quanto auspicato dal sito della “Cultura dell'integrità nella Pubblica Amministrazione”[3] proprio a causa dei molti e verificati legami esistenti tra i rendimenti dei titoli mediaset e la sua permanenza in parlamento. [5] Non solo: queste ultime elezioni ci offrono anche la prova di come i vincoli di legge possano mutare i rapporti tra le forze politiche, e l'Italia non fa eccezione.

I dati dell'affluenza (in calo generale) registrano un aumento proprio nel Regno Unito (+5%) e in Francia (+2%), Paesi dove esistono ancora (pur con tutti gli evidenti limiti) delle possibilità per sviluppare un dissenso sociale (libertà di stampa, legalità, scarso consociativismo e corruzione etc..). Al contrario in Italia il calo registrato è dell'8%. Mauro Fotia, analizzando i guasti del consociativismo, annotava già alcuni anni fa come siamo abituati alla “spassionatezza e al distacco, come se nessuna virtù politica fosse più in grado di mobilitare verso un ideale. Su questa base non può non insinuarsi nella coscienza collettiva come una sorta di inutilità dei perdenti”.[6] Un perdente considerato inutile, ecco come ci hanno abituati a considerarci, in perfetta sintonia con il pensiero mainstream che attualmente alberga nelle menti degli italiani. Pavlov non avrebbe potuto istruire i suoi cani in modo migliore.

Secondo quanto esposto la mentalità che ci ha portati a questi risultati elettorali sono il risultato di politiche culturali ben studiate, e non sono il frutto casuale di una pianta sconosciuta. Se il modello culturale è ciò che produce il "fittest to survive" (darwinismo sociale), quando siamo stati per decenni bombardati di messaggi (neanche tanto subliminali) di eterna giovinezza, soldi a volontà, belle donne, auto veloci, ville prestigiose e via elencando cose acquisite con furberia al limite (e spesso ben oltre) della legalità, cosa ci si può aspettare che venga riconosciuto come valore primario? Forse una sanguinosa rivoluzione? Oppure quel borghese "coltivare il proprio orto" nella speranza che passi anche questa tempesta?

Insomma senza pretendere di assolvere gli italiani che in questo processo involutivo hanno dato carta bianca al neoliberismo di “sinistra” (alla Soros), credo che applicare le attenuanti generiche prima di decretare la sentenza finale sia un atto dovuto. Sennò va a finire che è colpa dello studente se il docente insegna cose sbagliate. Certo, lo studente deve sempre stare attento ai cattivi maestri, ma se ne trovano ancora, di buoni maestri?

“Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante” K. Marx


[1]http://rsfitalia.org/classifica-mondiale-della-liberta-di-stampa-2013/classifica-liberta-di-stampa-2013-tabella-con-i-179-paesi/#jp-carousel-6494
[2]http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_di_percezione_della_corruzione
[3]http://integrita.sspa.it/?page_id=5783
[4]M. Fotia “Il consociativismo infinito”, pg 231
[5]http://www.economiaweb.it/mediaset-sbanda-sulla-crisi-di-governo/
[6] M. Fotia “Il consociativismo infinito”, pg 55

Commenti (43)

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    1. cardisem 29 maggio 2014

      Si, ben detto: sono un “sofista”. Io il "popolo”non lo vedo... Il resto chiamalo come vuoi. Non riesco a trovare una metafora adatta per esprimere il concetto... Si può definire l’uomo semplicemente come un animale bipede, con scarsa peluria, ma può capitare che sia capace di "eticità” e di tante altre cose che lo rendono "uomo”. Lo stesso è per il "popolo”: quando esiste è una cosa nobile e grande; quando non esiste è quella cosa che dici te, alla quale si deve pur pietà, rispetto, dedizione... Io me la prendo con chi lo ha ridotto in questo stato allo stesso modo in cui me la prendo con chi ha gettato un giovane nella depravazione della droga o dell’alcolismo... Non sempre la colpa è tutta in chi si trova in una condizione di infelicità... Ma hai ben detto: sono un "sofista”...

    1. Cataldo 29 maggio 2014

      Scusami non avevo capito il commento, anzi, ne ho frainteso il senso in toto :)

    1. greiskelly 29 maggio 2014

      forse non è passato il messaggio corretto... a me sembra comprensibile che chi non ha un lavoro trovi nella politica un maggior stimolo per partecipare, ciò significa più tempo per organizzare comizi e banchetti, internet non serve per arrivare alla gente (anche se aiuta per l'organizzazione degli eventi). Infatti l'alta percentuale dei voti al sud può essere dovuta ad una maggiore presenza sul campo, così come mi ha confermato il deputato. Non volevo offendere nessuno.

    1. Cataldo 29 maggio 2014

      Questa spiegazione è fuorviante, al sud si vota perchè non hanno niente da fare, è semplicemnte offensiva. Anzi, una affluenza maggiore, da che mondo e mondo, premia i partiti maggiori, non i minori, specie se si tratta di un voto slegato dall'orizzonte del colleggio parlamentare nazionale, come questo. Quindi il tuo rappresentante dell'M5S deve studiare un po meglio i flussi elettorali storici, cosi evita di dire scemenze, e magari, con uno sforzo ulteriori, si chieda come mai con una minore penetrazione di internet al sud hanno preso molti più voti, evidentemente l'opposizione al sistema attecchisce di più dove il sistema è meno fruibile, cosi come accade oggi al sud. Dimenticavo anche di dire che il sud ha una percentuale di giovani fuori sede molto più alta, questo da ricordare a chi dice che il M5S è stato votato solo dai giovani. Purtroppo per capire qualcosa bisogna andare sotto la superfice e non limitarsi all'evidenza, la realtà è spesso controintuitiva, specie se questo "intuito" si basa su luoghi comuni non dimostrati.

    1. mazzam 28 maggio 2014

      Ma tu sei un sofista, un delicato cercatore di pelo nell'uovo per questo riesci a fare la differenza tra popolo e elettorato. E invece è proprio il popolo che è colpevole e complice. Questo popolo quando lo trovi in tram o in treno o al mare, a teatro, in libreria, dal barbiere o sulla strada va guardato con sospetto e con disprezzo. Questo popolo mafioso e ladro va abbandonato.


      Il perchè è chiaro, gli scandali sono milioni, i ladri di ogni schieramento milioni e niente smuove questo popolo, niente. Perchè è ladro lui, elegge ladri, è complice di ladri.

      E dillo anche tu, è facile: questo popolo fa schifo.

      Com'era? Santi, marinai e inventori?? Ahaahaahah... Una volta forse, una volta....
    1. Truman 28 maggio 2014

      Ok, avevo il dubbio che fosse stato cambiato il titolo.

    1. Quantum 28 maggio 2014

      La società ha eliminato la spiritualità, e concetti chiave come etica e compassione. Sostituendoli con egoismo ed individualismo.
      Basterebbero solo concetti semplici come il fatto che siamo tutti un'unica entità ed interdipendenti gli uni dagli altri, e che ognuno ha diritto a fare della propria vita un'esperienza meravigliosa.

      Stessa inefficacia da parte di religioni organizzate false e bugiarde come il cristianesimo.

      E ci hanno servito una società apatica e cinica. Dove la gente odia gli altri perché le viene insegnato ad odiare se stesso perché non può permettersi il possesso di tutto. Ed a spostare l'amore dai propri simili per la vita e per la crescita personale e spirituale, al consumo di oggetti materiali.

    1. Tonguessy 28 maggio 2014

      il dissenso era puntuale. Esso si riferiva in sostanza al titolo ("di chi è la colpa?")


      Ti racconto come è andata. Tao (amministratore del sito) mi ha invitato a scrivere un articolo su questo argomento. Io l'ho fatto e gli ho spedito un file dal nome "le colpe degli italiani". Titolo ironico, dato il contenuto dello scritto. Poi qualcosa è successo, visto che il titolo ha subito un cambiamento. Mi è stato chiesto se andava bene quel titolo, ho risposto di si, non pensando che la cosa avrebbe attirato la tua attenzione. Come ho scritto nel mio commento in calce all'articolo non sono interessato nè a Grillo nè a Renzi, apparso misteriosamente nel titolo, ma alle colpe addossate agli italiani: codardia, stupidità, conservatorismo e via dicendo.
      Per tornare alla tua domanda (chi ha sbagliato e cosa ha sbagliato) nel contesto che mi sono imposto di analizzare: dipende tutto da che angolo guardi la questione voto. In homepage campeggia adesso un bell'articolo che dice come il progressivo calo dei votanti significa (sintetizzazione mia) una presa di coscienza: siamo tutti presi per fessi, ci fanno credere che serva a qualcosa votare, ma non è proprio così. Quindi quel numero in costante aumento di non votanti significa solo qualcosa per me: che i popoli non stanno sbagliando. Certo, questa è una strategia minimalista in attesa ne che arrivi una di maggiore significato in termini di cambiamento. Si tratta insomma di passare (come dicono gli psicologi) dallo stato di depressione (astensione) a quello di rabbia (rivolte?). Il passo potrebbe non essere nè facile nè felice per molti, ma non vedo molte altre soluzioni. Concludendo: credo che non ci siano errori da parte dei popoli, a parte il sottovalutare movimenti come Alba Dorata. Gli errori maggiori li vedo nella perseveranza delle elites che si stanno inimicando strati sempre maggiori di popolazione. Si ricordino di Goebbels: anche se aveva ragione, ha pur sempre perso la guerra.
      Ciao
    1. tania 28 maggio 2014

      Ho usato impropriamente l’espressione “epoca post-ideologica”per farmi capire , per usare il linguaggio del sentire diffuso , ma in realtà sono pienamente d’accordo con te : Severino ha ragione . Preciso quindi che questo 80/90% dell’elettorato sarà sì sempre più fluttuante da una formazione all’altra ( la differenza come sottolinei tu sarà solo in termini di persuasione retorica ) , ma si muoverà dentro i recinti dello stesso macigno ideologico . Sfugge a questo paridigma l’estrema destra del sangue&suolo e tradizione ( sfugge solo apparentemente , ma in realtà è solo una nefasta consegenza dello stesso paradigma ) ( e a cui si sono ormai votati , consapevoli o meno , molti che vengono da sinistra ) e vi sfugge ( questa volta non “apparentemente” ) soprattutto una sinistra mondiale , una sinistra che a livello accademico è ammirata , ascoltata e letta con inevitabile rispetto e silenzio , ma che al livello della pratica politica ( partiti/movimenti ) è , aimè , piccola , residuale , ininfluente .


    1. greiskelly 28 maggio 2014

      ti rispondo al punto 4 del tuo ultimo commento, tonguessy,
      il problema va ricercato nel lavoro e con cosa uno si guadagna da vivere.
      Pare che il 90% delle persone svolga lavori che non gli piacciano, per gran parte del proprio tempo di vita. Quindi la lama è a doppio taglio: chi lavora con onestà non ha tempo/voglia/energia da mettere nella cosa pubblica, visto che il lavoro gli ruba praticamente tutto il tempo, non gli piace ma si fa andare bene quello che ha. Chi invece ripudia il lavoro da schiavo e non ha altri mezzi per arrangiarsi allora va a finire che preferisce la disonestà. Ecco perchè gli italiani sono + soggetti a corruzioni/furti/etc
      viviamo in un bel paese, dall'altra parte c'è l'aspettativa di una vita da schiavo, quale scegliere?

    1. greiskelly 28 maggio 2014

      davvero brutta storia quella del tuo amico... si è sentito piegato dagli insegamenti esterni dati alla figlia (mode, media, pubblicità, modello sociale etc...) del materialismo, contro cui non ha potuto fare nulla

    1. Truman 28 maggio 2014

      Solitamente abbiamo punti di vista abbastanza vicini, quindi il dissenso era puntuale. Esso si riferiva in sostanza al titolo ("di chi è la colpa?") ed alla trattazione fornita, tesa a discolpare un popolo che era stato manovrato.

      Sui contenuti non dissento, ma l'impostazione tua evitava di fornire la risposta alla domanda presente nel titolo, oppure tendeva ad incolpare l'economia di mercato ed i mass media.

      In Italia l'esempio migliore viene sempre dal calcio, l'argomento che viene affrontato con la massima serietà. E nel calcio tutti sanno che quando la squadra va male la colpa principale è dell'allenatore. Dare la colpa all'arbitro, o al sistema non è utile. Ancor meno utile è dar colpa alla palla che è rotolata verso la porta. La palla è rotonda e il suo karma è rotolare. Poi si può cambiare il portiere o il centravanti, ma chi ha colpa è l'allenatore.

      Vediamo se riesco a essere più chiaro: ciò che hai scritto per me va bene, ma mancava l'indicazione di chi ha sbagliato e cosa ha sbagliato (la strategia).

      Sempre ricordando che errare è umano, ma se continui nell'errore vuol dire che hai trovato a chi dare la colpa e potresti avere qualche interesse nel continuare a sbagliare. (Mia libera traduzione dal latino "errare humanum est, sed ...).

    1. greiskelly 28 maggio 2014

      il successo di m5s al sud è dovuto alla maggiore partecipazione, dovuta a sua volta da maggiore disoccupazione. Questo mi è stato spiegato da un deputato m5s. Nel nord invece il partecipante è anche lavoratore quindi maggiormente stressato e prosciugato e con poco tempo a disposizione... il lavoro è la causa di tutto

    1. Giaurro 28 maggio 2014

      Secondo me anche in epoca post-ideologica c'è un saldo nucleo ideologico ad animare il voto. Al conseguimento di qualsiasi Fine oggi è preliminare e necessaria la capacità di disporre e organizzare adeguati mezzi, dunque, come dice Severino, oggi l'unico Fine è la Tecnica. In questo senso, su scala planetaria (perlomeno, riguardo al Pianeta "che conta"), vedo le scelte elettorali guidate (se non integralmente, almeno cospicuamente) da quel che di positivo che è l'abilità di presentare in modo più credibile di altri (opportunamente indicati come vecchi, apparato, casta, ecc.) la capacità di "fare", che è in sostanza la desiderabilità e il desiderio della disposizione di mezzi adeguati. Indico come "ideologia" tale orientamento perché ad esso non si escludono l'individualismo e il consumo nella loro forma tecnicamente organizzata come principi di discriminazione sociali oggi forse più potenti che l'appartenenza cetuale e etnica (su questo Bauman). Insomma, OK sulla "fluidità", se per ciò si deve intendere la mancanza di presa che le grandi narrazioni Otto-Novecentesche hanno, ma a patti che quella fluidità sia intesa anche come un nuovo paradigma del "solido".

    1. Cataldo 28 maggio 2014

      L'unica risposta a questi quesiti è semlicissima, il "senso critico" e l'unica funzione che permette di resistere alle propagande. Il problema è che acquisire un senso critico della realtà costa fatica, e si può sviluppare solo con degli studi che abbiano un minimo di dignità e libertà. Il sistema scolastico è da anni in demolizione proprio perchè è fonte di senso critico.

    1. Tonguessy 28 maggio 2014

      A questo punto mi sento in obbligo di fare alcune precisazioni.

      1- quando scrivo ho bisogno di almeno 24h tra la stesura e le correzioni. Purtroppo questa volta non ho atteso che la notte portasse consiglio, e qualche errore di sintassi è lì, in bella mostra.
      2-Non era mia intenzione parlare degli errori di Grillo o delle furbate di Renzi. Su CDC (e non solo) sono stati versati miliardi di bytes su queste analisi politiche.
      3- Lo scopo dell'articolo è riflettere su quanto mentalità e carattere siano funzioni sociali modificabili, e non valori assoluti.
      4-discutere di quali siano le (molte? Poche?) cause che influiscono nel carattere di un popolo rimane lo scopo di questo mio scritto.
      5- i popoli subiscono sempre gli influssi delle elites che mettono in campo una propaganda molto forte e convincente. "Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità" (Goebbels)
      6-Senza la propaganda nè 1/3 di giovani americani si sarebbe immolato in Vietnam nè avremmo ancora l'euro nei portafogli
      7-L'intelligenza dei popoli si legge in filigrana con la partecipazione al voto, in costante calo (grazie MrStewie). Fanno eccezione (ed alzano le percentuali europee) quelle nazioni che lo impongono, come il Belgio. Giusto per sottolineare come il reato di correità non sia da imputare a tutti.

      Infine: come sottolineato da alcuni (e da me in questo scritto) le complicate relazioni tra elites e popoli mettono in luce degli argomenti circolari (ovvero il dilemma uovo-gallina): è il popolo che deve saper gestire la Res Publica (e quindi creare le elites) oppure sono le elites che devono saper gestire la Res Publica (e quindi "creare" i popoli)?
      Storicamente sembra sia (quasi) sempre successa la seconda cosa, e le poche volte che è successa la prima alla fine non si è conclusa molto bene. Il sospetto è che ci sia un difetto ineliminabile nel sistema rappresentativo: chi gestisce qualcosa lo può fare tanto in modo ineccepibile quanto in modo criminale. Il semplice accesso differenziato alle risorse permette alle elites di formare quel background culturale (vedi l'aforisma di Marx) che consente la replica dello status quo. E qui siamo a capo della circolarità.
      Esiste però una soglia dettata dal livello di legalità presente nei vertici: nei Paesi dove un ministro si dimette per non avere pagato il canone televisivo le cose vanno in modo diverso dal Paese dove nessun ministro si dimette a seguito di azioni ben più gravi che danneggiano tutti.
      Quindi Goering aveva ed ha ragione. Ma ha perso la guerra. Le elites dovranno fare i conti con questi fatti. Non tutti si fanno abbindolare dalle bugie spacciate per verità.

      Ringrazio tutti comunque per gli interventi
    1. MrStewie 28 maggio 2014

      Dato che nessuno sembra dirlo, allora lo dico io. Fermo restando l'analisi sulla classe dominante, sul Candido che coltiva il suo orto, sul "caso" come elemento che determina chi si cerca informazioni diverse rispetto al main stream (analisi che mi trovano d'accordo), il partito di maggioranza in Italia è quello degli astenuti.
      Volete 2 numeri?

      PARTITO DEMOCRATICO ______________ 11.172.861 (40,81)

      MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT ___ 5.792.865 (21,16)

      FORZA ITALIA _______________________ 4.605.331 (16,82)

      NUOVO CENTRO DESTRA - UDC _________ 1.199.703

      Aventi diritto: 49.256.169

      Votanti: 27.371.747

      Non votanti: 21.884.422

      Si continua a trattare il voto degli astenuti come quello di un blocco di disinteressati, superficiali, magari pure discotecari impasticcati del cazzo a cui non frega nulla di cosa gli succede intorno. Nessuno si chiede come mai dagli anni '80 in poi l'astensionismo in Italia sia gradualmente aumentato (vedi ad esempio: http://it.wikipedia.org/wiki/Astensionismo_in_Italia). Se si facesse una analisi sugli astenuti, magari si troverebbe che sono la fascia fra i 20 ed i 40 anni in maggioranza (mia ipotesi).
      Su luogocomune Mazzucco parla di "paura" (http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=4481).
      Qui si parla di classe dominante che vince con la sua mentalità.
      Sono pagliuzze in confronto alla trave: il non-voto ad oggi è una scelta attiva. E la verità è che hanno stravinto loro, altro che il PD. Gli astenuti sono il doppio. Che qualcuno ne parli, altrimenti staremo a farsi le pippe sul PD che ha perso 2 milioni di voti, dicendo che ha vinto Renzi (potevi metterci anche Ciccio di Nonna Papera, sai che differenza).

    1. bysantium 28 maggio 2014

      A mio parere siamo nel dilemma dell'uovo e della gallina : chi è nato prima?
      Il popolo italiano è così immaturo e pavido perchè è, in definitiva, turlupinato o è con pieno successo turlupinato perchè è di suo immaturo e pavido? E perchè francesi ed inglesi sono più reattivi e contrastano il radicamento delle storture che da noi dilagano?
      Personalmente propendo più per la seconda ipotesi, perchè è la storia che forgia i popoli e noi abbiamo almeno sedici secoli di subalternità, opportunismo e tradimenti, ahimè.

    1. rebel69 28 maggio 2014

      Personalmente sono d'accordo con l'analisi dell'articolo, indubbiamente fa bene a spezzare una lancia in favore del Italiano, ma credo che in momento storico come questo, una persona non abbia solo il diritto di avere un'informazione equa,ma ne abbia sopratutto il dovere.Nella mia esperienza personale, quando mi confronto con qualcuno , a supporto delle mie affermazioni consiglio sempre a tutti siti o link di articoli interessanti, per sapere poi cosa ne pensano e fare un confronto più approfondito. Tempo perso, mediamente non si leggono proprio o se letti denigrati probabilmente perché non si è voluto fare lo sforzo di capirli.Alle fine credo che nonostante tutto OGNUNO E' RESPONSABILI PROPRIE AZIONI e di pena ne provo proprio poca.

    1. rasna-zal 28 maggio 2014

      È perfetto Tonguessy!

      C'è sempre un'inflazione di critica nei confronti della "massa", quasi sempre proveniente da ambienti marginali e troppo autoreferenziali che tendono ad escludersi da essa. Ricondurre il problema alle giuste cause o perlomeno alla più generalizzante in termini sociali, poiché se si parla di informazione non si può escludere nessun mezzo e nessuna fonte, mi sembra un ottimo modo per costringersi a riprendere in mano le redini del proprio ego.

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