L’uomo non serve più

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La letteratura e il cinema di fantascienza hanno a più riprese profetizzato l’avvento di una società in cui le macchine avrebbero soppiantato gli esseri umani. Dal dramma dello scrittore ceco Karel Čapek “R.U.R.” del 1921, prima opera in cui viene usato il termine “robot”, fino a “Her”, film del 2013 in cui il protagonista si innamora di un’intelligenza artificiale che si esprime attraverso una voce femminile (ma gli esempi cinematografici degli ultimi anni sono tantissimi), le macchine più o meno senzienti hanno fatto capolino nell’immaginario umano. Osservando il processo col senno di poi, emerge che la crescente invadenza della tecnologia ha prodotto crescenti inquietudini: molte opere sono come un disperato grido di avvertimento, un messaggio in bottiglia abbandonato in un buco nero. Oggi la robotizzazione della società è un fatto acquisito, e viene considerato “naturale” che tale fenomeno possa espandersi in tutti gli ambiti della vita umana, svolgendo le “intelligenze artificiali” meglio e in meno tempo ogni sorta di mansione; dopotutto, è lo stesso processo innescatosi con la Rivoluzione Industriale, quando macchine rudimentali sostituirono il lavoro umano determinando radicali cambiamenti sociali. Ancor più marcati i cambiamenti ai quali saremo chiamati ad assistere  con quella che viene definita la “Quarta Rivoluzione Industriale”. Nell’estate del 2020 è entrato in servizio in un locale di Milano “Toni”, il primo “barman robot” d’Italia. Con i suoi bracci meccanici, “Toni” è in grado di produrre un cocktail ogni 30 secondi. Le ordinazioni si prendono tramite la solita app, in modo da azzerare ogni contatto umano (ça va sans dire, “per ridurre il rischio di contagio”). A parte questo, “Toni” e i suoi fratelli producono addirittura “simpatia” nei clienti; una ditta svizzera che produce un certo “Barney” , così lo presenta ai potenziali acquirenti: “Pensiamo che Barney possa essere un’attrazione divertente, che può portare le persone in un bar perché è in continuo movimento ed è così diverso”. Passando alle cose serie, i transumanisti elvetici così si esprimono sulla convenienza del prodotto: “Ogni modello costa circa 120.000 euro. Caro, vero? Ma non si ferma, non vuole la tredicesima, ed in 6 anni pareggia il costo di un bartender umano: da lì in poi è solo guadagno”. E questo è niente: dall’Oriente giungono notizie di tate robot, magistrati robot, addirittura monaci buddisti robot. “L’uomo è antiquato”, come Gunther Anders sosteneva già all’epoca della Seconda Rivoluzione Industriale. Più prosaicamente, l’uomo non serve più.

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