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LO TSUNAMI FINANZIARIO NON E' ANCORA AL CULMINE


DI F. WILLIAM ENGDAHL
Global Research

I Credit Default Swap: la prossima fase di una crisi in via di sviluppo

Il meltdown dei subprime è solo la punta dell’iceberg

Mentre l’attenzione si è finora concentrata sulla crisi relativamente minore dell’insolvenza nei mutui sub-prime statunitensi quale fulcro dell’attuale crisi nei settori di finanza e credito che sta coinvolgendo il mondo bancario anglosassone, ora si comincia a mettere a fuoco un problema molto più consistente. Le obbligazioni garantite da ipoteca sub-prime o ad alto rischio – le CMO come vengono chiamate – sono solo la punta di un iceberg gigantesco fatto di crediti furbeschi che cominciano a guastarsi. La prossima crisi è già cominciata nel mercato dei Credit Default Swap, un mercato da 62 mila miliardi di dollari. Non ne avete mai sentito parlare? Allora, è tempo di darci un’occhiata.

La prossima fase della crisi in via di sviluppo nella “rivoluzione della finanza” USA-centrica sta emergendo nel mercato in relazione a quegli arcani strumenti conosciuti come Credit Default Swap o CDS. I banchieri di Wall Street devono sempre venirsene fuori con un’abbreviazione per questo genere di cose.

Come ho esposto in dettaglio nella mia precedente serie esclusiva intitolata, “The Financial Tsunami, Parts I-V” [‘Lo tsunami finanziario, parti I-V’ n.d.t.], il Credit Default Swap fu inventato alcuni anni fa da una giovane matematica dell’università di Cambridge, Blythe Masters, che lavorava per la J.P. Morgan Chase Bank a New York. L’allora neolaureata convinse il suo capo a sviluppare un nuovo e rivoluzionario prodotto di rischio, presto divenuto noto con il nome di CDS. Un Credit Default Swap è un derivato di credito o un accordo tra due controparti: una parte effettua pagamenti periodici all’altra in cambio della promessa di rimborso nel caso in cui una terza parte diventi insolvente. La prima parte ottiene protezione del credito – una sorta di assicurazione – ed è chiamata “acquirente”. La seconda parte fornisce tale protezione ed è chiamata “venditore”. La terza parte, quella che potrebbe fare bancarotta o essere dichiarata insolvente, è conosciuta come “entità di riferimento”. Il CDS è divenuto incredibilmente popolare durante l’esplosione dei rischi di credito verificatasi negli ultimi sette anni negli Stati Uniti. Le banche sostenevano che grazie ai CDS erano in grado di spalmare il rischio per tutto il globo.

I CDS assomigliano ad una polizza assicurativa perché possono essere usati dai proprietari dei debiti per effettuare operazioni di copertura, ovvero per assicurarsi contro l’insolvenza su un debito. Tuttavia, non esistendo alcun requisito che imponga il possesso di elementi patrimoniali o il sostenimento di perdite, i CDS possono anche essere usati per fini speculativi.

Warren Buffett una volta ha descritto i derivati acquistati in modo speculativo come “armi finanziarie di distruzione di massa”. Nella sua relazione annuale agli azionisti della Berkshire Hathaway ha detto “A meno che i contratti derivati siano garantiti, il loro valore ultimo dipende dall’affidabilità creditizia delle controparti. Nel frattempo, però, prima che un contratto sia liquidato, le controparti registrano profitti e perdite – spesso di notevole entità – nei loro prospetti degli utili correnti senza che neanche un centesimo passi di mano. La gamma dei contratti derivati è limitata solo dall’immaginazione degli uomini (o talvolta, sembra, dall’immaginazione dei pazzi)”. Un CDO [“Collateralized debt obligation” obbligazione collateralizzata di debito, n.d.r.] tipico ha scadenza a cinque anni.

Come molti altri prodotti finanziari esotici, estremamente complessi e profittevoli in tempi di credito facile, quando i mercati invertono la rotta, com’è successo a partire dall’agosto 2007, i derivati di credito non si limitano a spalmare il rischio, ma lo amplificano in modo considerevole.

Ora, man mano che la recessione si fa più profonda, se ne sentiranno le conseguenze nel mercato da 62 mila miliardi di dollari dei CDS a causa dell’aumento dell’insolvenza nelle obbligazioni ad alto rischio da parte delle corporation statunitensi. Tale mercato è una catastrofe in gestazione da molto tempo. Si stima che siano a rischio 1200 miliardi di dollari dei 62 mila miliardi nominali in CDO in essere; queste cifre rendono questo mercato molto più ampio di quello dei subprime.

La mancanza di regolamentazione

La prossima crisi finanziaria mondiale potrebbe essere innestata da una reazione a catena dovuta all’insolvenza nel mercato dei CDS. Il mercato è assolutamente non regolamentato, e non vi è pubblicazione di dati che provino se un venditore disponga del patrimonio necessario al pagamento nel caso in cui un prestito vada in sofferenza. Questo rischio, detto ‘di controparte’, è una bomba ad orologeria. La Federal Reserve, capeggiata dall’ultra permissivo presidente Alan Greenspan, e i regolatori finanziari del governo degli Stati Uniti hanno permesso al mercato dei CDS di svilupparsi interamente senza alcuna supervisione. Greenspan ha testimoniato ripetutamente, rispondendo a qualche scettico membro del Congresso, che le banche sono regolatori di rischio migliori rispetto ai burocrati governativi.

L’ingente prestito che la Fed ha concesso a Bear Stearns il 17 marzo per evitarne il collasso è stato in parte motivato dal desiderio di evitare che i rischi ignoti dei CDS di tale banca innestassero una reazione a catena globale che avrebbe potuto affondare l’intero sistema finanziario. Ecco cosa temeva la Fed, perché non aveva adeguatamente monitorato il rischio di controparte nei CDS, e non aveva la più pallida idea di cosa sarebbe potuto accadere. Di tutto questo dobbiamo essere grati ad Alan Greenspan.

Tra le controparti figura la J.P. Morgan Chase, che è il massimo venditore e acquirente di CDS.

I poteri di vigilanza della Fed si limitano unicamente alle esposizioni CDS delle banche regolamentate e non comprendono le banche di investimento né gli hedge fund [fondi speculativi n.d.r.], entrambi importanti emittenti di CDS. Si stima che gli hedge fund, ad esempio, abbiano sottoscritto il 31% della protezione in CDS.

Fino ad ora, il mercato dei CDS in larga misura non è stato testato. Secondo il Moody’s Investors Service, il tasso di insolvenza nel gennaio 2002 – quando il mercato degli swap era valutato in 1500 miliardi di dollari – era del 10,7%. Tuttavia, nel luglio 2007, Fitch Ratings ha riferito che il 40% della protezione in CDS venduta nel mondo era su società o titoli classificati come al di sotto del valore di investimento; nel 2002 la loro incidenza era dell’8%.

Un impennata nell’insolvenza delle corporation lascerà agli acquirenti di swap l’onere di tentare di raccogliere centinaia di miliardi di dollari dalle loro controparti. Questo renderà la crisi finanziaria più complicata, innestando numerose controversie e azioni legali, mentre gli acquirenti daranno battaglia ai venditori sulla definizione tecnica di insolvenza – il che presuppone il provare quali titolari di obbligazioni o prestiti non siano stati pagati – e sugli importi dovuti. Alcuni temono che, di converso, tutto questo potrebbe congelare il sistema finanziario.

Alcuni esperti all’interno del mercato dei CDS ora ritengono che la crisi probabilmente inizierà con l’incapacità, da parte degli hedge fund di pagare le banche per contratti vincolati ad almeno 150 miliardi di dollari in sofferenza. Le banche tenteranno di prevenire tale disastrosa insolvenza richiedendo agli hedge fund maggiori garanzie collaterali contro le potenziali perdite. Non funzionerà, perché molti fondi non disporranno di liquidità sufficiente per soddisfare le richieste di maggiori garanzie avanzate dalle banche.

La legge non impone l’accantonamento di riserve ai venditori nel mercato dei CDS. Se anche le banche richiedono ai venditori di protezione di tirar fuori dei soldi quando viene effettuata l’operazione, non esistono standard di settore. Sarebbe come se una compagnia di assicurazioni vendesse protezione contro i danni da uragano senza disporre di alcuna accantonamento per i potenziali reclami assicurativi.

La preoccupazione della BIS di Basilea

La Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea [Basle Bank for International Settlements] – l’autorità di vigilanza delle maggiori banche centrali del mondo – è in allarme per i pericoli che si prospettano. Il Forum congiunto del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, un gruppo internazionale di regolatori del settore bancario, assicurativo e dei titoli, in aprile ha scritto che le migliaia di miliardi di dollari in swap negoziate dagli hedge fund costituiscono una minaccia per i mercati finanziari di tutto il mondo.

“è difficile ricavare una fotografia chiara di quali istituti siano i veri titolari di certi rischi di credito trasferiti”, dice la relazione. “Può essere difficile persino quantificare l’entità del rischio che è stato trasferito”.

Il rischio di controparte si può complicare in fretta. In una tipica transazione di CDS, un hedge fund vende protezione ad una banca, che poi rivende la medesima protezione ad un’altra banca, e tali transazioni continuano, talvolta, in circolo. Il sistema ha originato un’enorme concentrazione di rischio. Un importante operatore nel settore dei derivati ha descritto il processo come segue: “Il rischio continua a girare e girare in questo collegamento a margherita, come in un vortice. Ci sono solo tra sei e dieci intermediari che stanno al centro di tutto questo. Non credo che i regolatori dispongano delle informazioni necessarie per capirlo”.

Gli operatori, e persino le banche che servono da intermediarie, non sempre sanno cosa è coperto da un contratto di CDS. Ci sono molti tipi di CDS, alcuni molto più complessi di altri. Oltre la metà dei CDS copre indici di società e obbligazioni, come titoli garantiti da attività, dice il Comitato di Basilea. Il resto comprende la copertura di debiti di singole società o obbligazioni con garanzie accessorie…

Non essendoci un sistema di scambio regolamentato per fissare i prezzi di mercato o assicurarsi contro le perdite, di solito le banche inviano e-mail a fondi di investimento, compagnie assicurative e investitori istituzionali con prezzi e offerte durante la giornata. Per scoprire il prezzo di uno swap su un debito della Ford Motor Co., persino gli investitori più sofisticati devono fare una ricerca tra tutte le loro e-mail quotidiane.

Le banche vogliono segretezza

Le banche hanno tutto l’interesse a mantenere opaco il mercato degli swap, perché – in quanto intermediarie – dispongono di un gran volume di transazioni che le avvantaggia rispetto ad altri acquirenti e venditori. Poiché i clienti non sanno necessariamente a che punto è il mercato, gli si possono addebitare margini di profitto molto più ampi.

Le banche tentano di bilanciare la protezione che hanno venduto mediante CDS acquistati da altri, siano essi sulle stesse società o sugli indici. Possono anche creare CDO sintetici, che sono pacchetti di CDS che le banche vendono agli investitori per ottenere protezione per sé.

Dal punto di vista delle banche, il punto è trarre profitti su ogni transazione ed evitare di assumersi il rischio dello swap. Con le parole di un operatore di CDO, “Gli intermediari sono proprio come allibratori. Gli allibratori non desiderano scommettere sulle partite. Agli allibratori interessa solo far quadrare il bilancio nel libro dei conti. Questo è il motivo per cui si chiamano allibratori”.

Ora, mentre le bancarotte e i contratti economici si diffondono per tutti gli Stati Uniti e oltre, c’è un’alta probabilità che molti di coloro che hanno comprato protezione in swap finiranno in tribunale nel tentativo di essere pagati. Nel collasso generale, verranno usati tutti i mezzi a disposizione.

L’anno scorso, la Borsa Merci di Chicago ha istituito un mercato basato sul cambio e regolamentato a livello federale per la negoziazione dei CDS. Finora, quest’iniziativa non ha avuto successo. è stata boicottata dalle banche che preferiscono continuare le proprie negoziazioni in privato.

Membro di Global Research, F. William Engdahl è l’autore di “A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order” [‘Un secolo di Guerra: la politica petrolifera anglo-americana e il nuovo ordine mondiale’] (PlutoPress), e “Seeds of Destruction: The Hidden Agenda of Genetic Manipulation” [‘I semi della distruzione. Il programma occulto della manipolazione genetica’]. (Global Research, disponibile sul sito www.globalresearch.ca). Lo si può contattare all’indirizzo [email protected].

Titolo originale: “The Financial Tsunami has not reached its Climax”

Fonte: http://www.globalresearch.ca/
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05.06.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ORIANA BONAN

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Pubblicato da Das schloss