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LO STATO DELLE MULTINAZIONALI

DI CHRIS HEDGES
Dandelion Salad-Truthdig

Ma quando è morta la nostra democrazia? Quando è successo che si trasformasse in un’insulsa farsa, in un assurdo teatrino politico? E quando si sono prima fiaccati, poi atrofizzati, la stampa, i sindacati, le università, il Partito Democratico, che un tempo rendevano possibili graduali riforme del sistema? Quando è stato che le riforme ottenute attraverso l’azione elettorale si sono ridotte a una sorta di pensiero magico? E quando la manomorta di questo Stato delle Multinazionali ha finito col diventare intoccabile?

Il corpo stesso del pensiero politico era stato già mortalmente ferito durante il lento e lungo strangolamento delle idee e delle priorità che segnò gli anni della Paura Rossa e della Guerra Fredda.
Ora il figlio bastardo di queste due entità, cioè la Guerra al Terrorismo, ha ereditato per intero l’iconografia e il vocabolario della guerra permanente, della paura infinita.
La lotta contro i nemici esterni o interni è diventata una scusa ideale per dirottare trilioni di dollari di tasse e di risorse governative verso l’industria bellica, oltre che per ridurre le libertà civili e smantellare i servizi sociali. Scettici, critici e dissidenti sono ridicolizzati o ignorati. L’FBI, la Sicurezza Nazionale e la CIA presiedono al conformismo ideologico.Il dibattito sull’espansione dell’impero americano è diventato un tabù. La segretezza, la designazione di una serie di particolarissime élite alla gestione del paese e la costante intromissione dello Stato nelle vite private dei cittadini ci hanno condizionati ad accettare progressivamente questi metodi totalitari. Sheldon Wolin scrive, in “Democracy Incorporated“, che questa struttura del potere gestita dai giganti economici, da lui definito come un “totalitarismo alla rovescia”, non è il frutto di un piano preciso, come accadde a esempio con “Mein Kampf” o “Il Manifesto Comunista”. Questo sistema, secondo Wolin, è andato formandosi “sulla base di una serie di effetti prodotti da pratiche scelte senza rendersi conto delle loro conseguenze a lungo termine” [Vedi anche ““IL TOTALITARISMO INVERTITO”, COME GLI USA (E L’OCCIDENTE) VENGONO CONTROLLATI” su questo sito. N.d.r.].

Questo capitalismo delle multinazionali è stato presentato durante i decenni della Guerra Fredda come il solo bastione contro il comunismo ed è quindi cresciuto a dismisura grazie all’indebolirsi di ogni regola governativa e di ogni argine legale. Il capitalismo è stato presentato come un bene in sé. Non gli si chiedeva di essere socialmente responsabile. Qualunque ostacolo alla sua espansione – si trattasse di misure anti-trust, di azione sindacale o di regole di comportamento – veniva condannato come una porta aperta al socialismo.
Ogni grande azienda è un feudo dispoticamente governato, una minidittatura. Col tempo, le Wal-Mart, Exxon Mobil o Goldman Sachs hanno finito per trasmettere le loro strutture totalitarie allo Stato.

La Guerra Fredda ci ha anche fatto dono di una nuova razza politica, i neoliberali. Il neoliberale abbraccia con entusiasmo la causa della ‘sicurezza nazionale’ vista come il bene supremo. Il neoliberale (sia esso uno sprovveduto o un cinico carrierista) ripete con ardore il mantra della guerra infinita e del capitalismo multinazionale come inevitabile forma del progresso umano. Per lui la globalizzazione è la via gloriosa a una utopia planetaria. Imperialismo e guerra veicolano elevatissimi valori umani.
Anche Greg Mortenson, lo sciagurato autore di “Three Cups of Tea”, si è ispirato a questi principi. Il massacro di centinaia di migliaia di innocenti in Irak o in Afghanistan è ignorato o liquidato sommariamente come il giusto prezzo del progresso: stiamo portando la democrazia all’Irak, stiamo liberando ed educando le donne in Afghanistan, sfidando i malvagi mullah dell’Iran, liberando il mondo dal terrorismo e proteggendo Israele. Chi ci osteggia non ha nessuna ragione legittima. Deve solo essere educato. Le obiezioni sono fantasie infondate. Già il solo sospettarci di male azioni merita la messa al bando.

Si continua a parlare di personaggi precisi – Ronald Reagan, Bill Clinton, George W. Bush o Barack Obama – ma in realtà i capi di Stato o gli eletti al Congresso sono ormai diventati entità di nessun rilievo. Sono le lobby a scrivere le leggi e a farle approvare. Sono le lobby a scovare i soldi necessari per essere eletti. E saranno le lobby a reclutare i politici alla fine del loro mandato. Il vero potere è nelle mani di una minuscola classe dirigente, la stessa che governa le multinazionali.

Secondo Jacob Hacker e Paul Pierson, autori di “Winner-take-all Politics” (La politica dell’asso-piglia-tutto) lo 0,1 % della popolazione americana, che possedeva nel 1974 il 2,7 per cento della ricchezza nazionale, ne possiede ora il 12,3 per cento. Questo, mentre lavoratore su sei è disoccupato, 40 milioni di cittadini vivono in povertà e altre decine di milioni stanno appena meglio, in una categoria definita come “quasi-povertà”.
Inoltre, sei milioni di americani rischiano di perdere le loro case , pignorate ed espropriate dalle banche. Ma mentre le masse popolari soffrono la Goldman Sachs, una delle compagnie finanziarie maggiormente responsabili della scomparsa di 17 trilioni di dollari in stipendi, risparmi e fondi di piccoli investitori e azionisti, regala ai suoi dirigenti 17,5 miliardi di dollari, di cui 12,6 milioni al solo amministratore delegato, Lloyd Blankfein.

Questo massiccio fenomeno di concentrazione della ricchezza, secondo Hacker e Pierson, è potuto accadere semplicemente perché i legislatori e gli alti funzionari sono stati letteralmente assunti per farlo accadere. Non è stato un complotto. Il fenomeno era visibile a tutti. Non ha nemmeno richiesto la creazione di un nuovo partito o movimento politico. E’ stato solo il risultato di una persistente inerzia da parte della nostra classe politica e intellettuale che di fronte all’ingigantirsi del potere delle multinazionali ha risposto scegliendo, per i propri interessi personali, di aiutare il fenomeno o di ignorarlo. Gli eserciti dei lobbisti, che scrivono le leggi, finanziano le campagne politiche e diffondono la necessaria propaganda, sono riusciti a escludere in pratica l’elettorato. Hacker e Pierson sostengono che il fenomeno di degenerazione era cominciato con l’amministrazione Carter, ma io credo che risalga a molto prima, addirittura a Woodrow Wilson, con la sua ideologia della guerra permanente e delle tecniche per produrre consenso.

La fine degli imperi avviene su tempi così lunghi che è difficile determinare con certezza l’esatto momento in cui il loro declino diventa irreversibile. Di certo c’è solo che ci troviamo ormai alla fine della parabola.

La retorica del Partito Democratico e dei neoliberali mantiene l’illusione di una democrazia partecipativa. I Democratici e i loro apologeti neoliberali offrono deboli palliativi e parole di empatia che mascherano la crudeltà e gli scopi veri di questo Stato delle Multinazionali.
La trasformazione della società americana in una forma di neofeudalesimo sarà realizzata comunque, sia che lo facciano i Democratici, che corrono a 60 miglia l’ora, o i Repubblicani, che ci si precipitano a 100 all’ora. Secondo Wolin, “Nutrendo presso le classi degli esclusi l’illusione di rappresentare i loro interessi, il Partito Democratico evita i conflitti e così facendo definisce quello che potrà essere il ruolo di un partito di opposizione in questo ‘sistema totalitario rovesciato’. I Democratici si limitano a offrire una ‘alternativa del male minore’, pur facendo poco o nulla per fermare la marcia verso il nuovo collettivismo delle grandi compagnie.

I mass media, posseduti o dominati dai poteri economici, mantengono il pubblico in uno stato di narcosi fondato su storie di celebrità, pettegolezzi, stupidaggini e divertimenti. Non esiste né vera attualità nazionale, né sedi intellettuali per un dibattito politico. Le figure di primo piano di Fox o MSNBC o CNN continuano a ricamare sulle stesse scempie dichiarazioni di Sarah Palin o di Donald Trump. Ci inondano di notizie sulle idee fisse di Mel Gibson o di Charlie Sheen. E costantemente forniscono apposite tribune per consentire ai potenti di rivolgersi direttamente alle masse. E’ una situazione grottesca.

Non bisogna credere che il pubblico americano non voglia un buon sistema sanitario, programmi per l’impiego, una scuola pubblica di qualità o la fine del saccheggio del Tesoro da parte di Wall Street. I sondaggi ci ripetono che la gente vuole tutto questo. Ma è ormai diventato impossibile per la grande maggioranza dei cittadini capire cosa sta accadendo nei centri del potere.
I celebri professionisti dell’informazione televisiva ci forniscono sempre, doverosamente, su ogni tema i due opposti pareri, benché di solito i rappresentanti di entrambe le parti siano ugualmente bugiardi. Lo spettatore può decidere di credere a quello che preferisce. Nulla viene davvero chiarito e spiegato. Le affermazioni degli uni o degli altri, Democratici o Repubblicani, restano indimostrate. E quando le luci si spengono i politici dei due campi tornano a quello che il loro vero lavoro, ossia servire il business.

Viviamo oggi in una società frammentata. Siamo ignari di quello che ci stanno facendo. Siamo distratti e divertiti dall’assurdità del teatro politico. Abbiamo paura del terrorismo, o di perdere il lavoro, o di protestare apertamente. Siamo politicamente smobilitati, paralizzati. Non discutiamo più la religione di stato rappresentata dalle virtù patriottiche, dalla guerra al terrore, dallo spirito militaresco e securitario. Ci lasciamo inquadrare come pecore negli aeroporti dai servizi di sicurezza e una volta superati i metal detectors e i body scanners quasi applaudiamo i nostri protettori in uniforme.
Più diventiamo insicuri e spaventati, più l’ansia cresce. Siamo trascinati in competizioni sempre più stringenti. Desideriamo solo stabilità e protezione. E questa è proprio la formula magica di ogni sistema totalitario. Il cittadino finisce per volere sopra ogni altra cosa che lo si preservi da tutto e che lo si lasci in pace.

La storia dell’umanità non è un lungo racconto di libertà e democrazia, ma la cronaca di una spietata ricerca di potere. Le nostre élite hanno fatto quel che fanno tutte le élite. Hanno trovato metodi raffinati per annientare le aspirazioni del popolo, privare dei loro diritti le classi lavoratrici e crescenti frazioni della classe media, mantenerci tutti in una condizione di passività per metterci al servizio dei loro interessi.
La breve apertura democratica che la nostra società ha conosciuto all’inizio del ventesimo secolo grazie ai movimenti radicali, ai sindacati e a una stampa vivacemente critica, si è ormai completamente richiusa. Confusi e distratti dal chiacchiericcio politico, da un ottuso consumismo e dalle allucinazioni virtuali, siamo stati spietatamente deprivati di ogni potere.

Ora i giochi sono fatti. Lo Stato delle Multinazionali continua la sua marcia inesorabile volta a rinchiudere due terzi della nazione americana in un’irreversibile situazione di “sottoclasse”. La grande maggioranza degli americani lotterà per la sopravvivenza mentre i Blackfein (n.d.r. Blackfein è il CEO di Goldman Sachs) e le élite politiche sguazzano in un lusso decadente, degno della Città Proibita o di Versailles. Queste élite non hanno nessuna visione. Conoscono una sola parola : DI PIU’. Continueranno a sfruttare la nazione, l’economia globale e l’ecosistema. E useranno i loro soldi per nascondersi in quartieri fortificati, fino a quando tutto il sistema imploderà. E non aspettatevi di vederli occuparsi della nostra sorte quando arriverà il peggio. No, dovremo cavarcela da soli.
Dovremo creare qualcosa come piccole comunità monastiche in grado di darci riparo e nutrimento. Sarà compito nostro mantenere in vita i valori intellettuali, culturali e morali che lo Stato delle Multinazionali ha cercato di distruggere. La sola alternativa sarebbe di diventare robot e schiavi un una distopia globale gestita dai grandi affaristi. Non è una gran scelta. Ma almeno ne abbiamo una.

Titolo originale: “The Corporate State Wins Again by Chris Hedges”

Fonte: http://dandelionsalad.wordpress.com

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25.04.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ABATTAGLINO

Pubblicato da Das schloss

6 Commenti

  1. molto “bello”, nel senso di estremamente realistico questo articolo.
    In chiave “romanzata” propongo la lettura di questo articolo, che ben sintetizza l”eredità yankee”
    http://ilcorrosivo.blogspot.com/2011/05/la-democrazia.html#more

  2. il “totalitarismo alla rovescia”, non è il frutto di un piano preciso …. è andato formandosi “sulla base di una serie di effetti prodotti da pratiche scelte senza rendersi conto delle loro conseguenze a lungo termine”
    Bene. C’è ancora qualcuno che nota come sia un certo tipo di approccio al caos a determinarne l’ordine da cui si dipana l’interpretazione del momento, e non si lascia andare alle solite disquisizioni complottistiche. Semmai i vari Bilderberg, Illuminati etc… sono solo il frutto della consapevolezza di potere rischiare grazie ad una persistente inerzia da parte della nostra classe politica e intellettuale. Inerzia o connivenza?

    Su un passo non sono minimamente d’accordo:

    La storia dell’umanità non è un lungo racconto di libertà e democrazia, ma la cronaca di una spietata ricerca di potere. Le nostre élites hanno fatto quel che fanno tutte le élites.
    Giova rammentare all’articolista che le elites sono un’invenzione recentissima nella storia dell’umanità. Solo quando l’uomo si accomodò nella scomodissima civiltà stanziale, abbandonando la vita del cacciatore-raccoglitore, si stabilizzarono i mali tipici della nostra società. “Con l’agricoltura arrivarono le grandi diseguaglianze sociali e sessuali, il nepotismo e le malattie che maledicono le nostre attuali esistenze”.
    “Abbiamo vissuto come cacciatori-raccoglitori per quasi tutte le 24 dell’umanità. Abbiamo adottato l’agricoltura alle 11:54 di notte”
    http://www.mnforsustain.org/food_ag_worst_mistake_diamond_j.htm
    Quindi stiamo parlando degli ultimi 6 minuti delle nostre 24h, e li vediamo come se questo disastro fosse sempre esistito. Chissà poi perchè….(sottile ironia)

  3. Cito dal testo: “Col tempo, le Wal-Mart, Exxon Mobil o Goldman Sachs hanno finito per trasmettere le loro strutture totalitarie allo Stato”. Un confronto con l’attuale Germania ed il suo ruolo nell’europa dei banchieri ci mostra, volendolo approfondire, che ci possono essere varianti sul tema, ma la sostanza del paradosso tecnologico rimane immutata: l’applicazione di massa delle tecnologie in continua evoluzione necessita di strutture organizzative gerarchiche e piramidali. Il paradigma della sempre maggior ricchezza “prodotta” come precondizione di ogni possibile soluzione sociale, unito all’individualismo esasperato dalla logica del profitto, non può che condurre a tutto questo. Ovvero alla rinuncia della ricerca di un fine per l’invadenza totalitaria del mezzo nella vita moderna. Tant’è che il fine universale unico diventa l’accumulo di moneta, in tutte le sue forme di “diritto all’avere” esercitato necessariamente contro l’altro. Vale per la corporation come per l’ultimo dei “cittadini”, cioè vale per lo Stato, condannato perciò all’aspirazione imperialista. La “fine della parabola” varrà ora per l’occidente decadente, ma per i BRICS ed altri è solo l’inizio della parabola, con la grossa novità che sanno tutti che verrà traumaticamente interrotta ancor prima di raggiungere il vertice. Se queste banalità fossero chiare al cittadino del mondo potrebbe prodursi l’unico cambiamento possibile per uscirne vivi, ovvero un’inversione di rotta radicale e universale, con la creazione di un modello consapevole, alternativo alla trappola tecnologica. Si badi bene che è una trappola psichica, nulla di più.

  4. “l’applicazione di massa delle tecnologie in continua evoluzione necessita di strutture organizzative gerarchiche e piramidali”
    Perche?
    Sarebbe interessante se potessi spiegare meglio questo punto.

  5. E’ molto semplice, è la tipica struttura aziendale. E più l’azienda è grande, più questa struttura si perfeziona in una miriade di specializzazioni (divisione dei compiti) sempre più professionalizzate, ma sempre coordinate da un vertice che a cascata trasmette i propri ordini strategici. Il sistema produttivo aziendale tende per propria natura ad accorparsi e fondersi in strutture dalle dimensioni maggiori. Tipico l’esempio attuale dei costruttori di auto, che se non raggiungono una massa critica gigantesca non sopravvivono, non raggiungendo i necessari livelli per sviluppare “economie di scala”. La stessa sofisticazione dei processi tecnologici necessita d’investimenti giganteschi, che nessuna azienda padronale, nel vecchio senso del termine, potrebbe permettersi. Fanno eccezione gli immobiliaristi, ma quelli non costituiscono azienda, quanto piuttosto un ramo della speculazione bancaria. Per esperienza professionale, come trainer di SAP, ho potuto constatare studiandone la gestione, che tutte le aziende del mondo sono sostanzialmente uguali quanto a struttura e finalità. Una delle offerte del pacchetto SAP si chiama “profitability analysis”, cioè uno strumento informatico per aiutare il management nel suo compito primario, massimizzare i profitti. E’ la stessa logica di un pizzaiolo o di un’impresa di pulizie, ma all’ennesima potenza. Mi sono sempre chiesto che senso ha mantenere questa logica a strutture gigantesche, tendenti inesorabilmente al monopolio di settore. Questo è il cancro del nostro sistema “capitalistico”.

  6. Grazie per la risposta.
    Concordo sul fatto che la tecnologia richieda specializzazione ed organizzazione.
    E’ anche innegabile che il tipo di organizzazione gerarchico sia quello ad oggi più diffuso, soprattutto nelle aziende di produzione (manifattura, industria, ..).
    E’ semplice, funziona da secoli, e calza bene nella cultura occidentale post-1500 (da quando l’individualismo è stato sconfitto politicamente dagli stati nazionali).
    Ma sono convinto che vi siano altri tipi di organizzazione, che stanno già emergendo, soprattutto negli ambiti più tecnologicamente avanzati, come nello svilluppo di software.
    In questa industria, ormai, la gerarchia è passato.
    Faccio due esempi:
    Agile methodologies: individui di alto valore vengono “facilitati” da “coach” e messi a contatto diretto con i loro utenti, in una sorta di partnership tecnico-business.
    Open source: volontari scelgono in che parte dello sviluppo vorrebbero collaborare, e cercano di acquisire reputazione presso i loro pari per ottenere le parti più interessanti di un progetto.
    Ovviamente una qualche gerarchia organizzativa persiste, ma perde centralità rispetto alla valorizzazione massima del singolo.
    Credo che nel futuro, proprio grazie ad una tecnologia che abilita la collaborazione a livello sempre più fine e specializzato, vedremo tipi di organizzazione sempre più complessi e meno gerarchici. Anche perché la ricerca del massimo profitto non può che portare all’ottimizzazione nell’uso delle risorse, ma una sola gerarchia non le può valorizzare tutte (per esempio una gerarchia come quella aziendale valorizza le doti di leadership ed organizzative ma non la creatività..).