L’Italia accetterà mai di diventare una potenza di mare?

Di Jacopo D’Alessio per ComeDonChisciotte.org

1. IL CASO MATTEI

Intervenendo nel 1954 nella delicata questione di Suez, Enrico Mattei riesce a stringere degli accordi vantaggiosi sugli approvvigionamenti di energia provenienti dall’Egitto in base alla famosa formula dell’ENI che prevedeva una spartizione equa degli utili tra l’Italia e i paesi produttori di greggio al 50%, tanto da abbattere la concorrenza dei colossi petroliferi americani e britannici.

Mattei dimostrava in questo modo al mondo che, nonostante la sovranità dell’Italia fosse rimasta limitata in politica estera in seguito alla sconfitta nel 2° conflitto mondiale, la DC di De Gasperi e di Fanfani era composta da una classe dirigente capace di promuovere il nostro paese, non solo in Europa, ma anche all’interno dell’area che da sempre ci era stata più congeniale, creando cioè un’egemonia sul Mediterraneo che corrispondeva di fondo all’elaborazione di una propria visione strategico-nazionale.

2. LA RIMOZIONE DEL MARE

Diversamente, nello stato attuale, l’Italia scorge un’immagine fastidiosa nella massa d’acqua che la circonda e perfino una temibile minaccia rispetto alla quale non vorrebbe averci nulla a che fare. Non si tratta infatti soltanto di un fenomeno migratorio chiaramente esasperato, sia pure di importanza secondaria, che rende comunque il nostro paese del tutto remissivo anche in questa circostanza rispetto alle condizioni esterne.

Si allude piuttosto all’intervento militare NATO in Libia nel 2011, che nel giro di poche settimane riuscì a spazzare via tutti gli accordi diplomatici italiani faticosamente costruiti nel tempo con quella regione; all’occupazione successiva rispettivamente della Russia nella Cirenaica, e della Turchia nella Tripolitania; così come al recente acquisto dei caccia francesi da parte di un Egitto, ansioso di riarmarsi rapidamente per interferire a sua volta su quelle acque.

Infine, si fa riferimento alla progressiva e persistente penetrazione in quell’area da parte anche della Cina la quale, per mezzo di tecnologie e di infrastrutture, sta assumendo un ruolo sempre più egemonico al posto nostro. Insomma, siamo in presenza, da 10 anni, di un caos sistemico nord africano che sta tagliando fuori l’Italia dai suoi (è bene sottolinearlo) ‘naturali’ interessi geografici sia di ambito politico che commerciale.

3. SE IL NORD ITALIA E’ PARTE DEL PROBLEMA

Ora, però, l’ambizione perversa di questo fenomeno di auto-alienazione dal Mediterraneo, partorita dalla nostra classe dirigente durante una parabola lunga ben 35 anni, è stata capace di invertire completamente la causa con l’effetto, accompagnandosi infatti, dapprima, alla paradossale adesione al sistema finanziario europeo, e successivamente alla modifica del Titolo V della Costituzione.

Eppure, così facendo, si disconoscono le reali potenzialità di sviluppo del sud Italia che difatti dovrebbero essere sostenute da una massiccia politica economica di investimenti. Mentre, al posto di tali interventi, ci si limita ad elargire occasionalmente qualche elemosina, a fronte, anzi, di una puntuale sottrazione di risorse finanziarie, drenate dalle regioni meridionali verso il nord, tradizionalmente più produttivo, a causa di un assurdo commissariamento imposto loro dalla disciplina di bilancio UE, esacerbato inoltre da un iniquo federalismo fiscale. In altre parole, l’immagine che viene fuori sul Mezzogiorno finisce per corrispondere, nell’opinione pubblica, ad una pesante zavorra, in grado unicamente di frenare lo sviluppo dell’Italia, trascinato a forza da un virtuoso settentrione.

Ma le cose stanno davvero in questo modo?

A nostro avviso non si tiene conto del fatto che l’interesse particolare del lombardo-veneto, in realtà, nella sua spasmodica volontà di rendere i prezzi delle sue merci fortemente competitivi, ha preferito di gran lunga i tagli al costo del lavoro piuttosto che gli investimenti, tanto quanto la riduzione della domanda interna, per contenere il livello d’inflazione, a scapito del mercato nazionale.

Pertanto, la fiducia diffusa e popolare che ha investito questa zona di un ruolo guida risulta ad oggi piuttosto sproporzionata, nella misura in cui si attribuisce tale giudizio proprio quando la sua capacità industriale si è ridotta progressivamente a mera funzione terzista di semi-lavorati a favore dell’industria tedesca. Insomma, lontanissimo dall’essere la nostra locomotiva, le scelte politiche del lombardo-veneto hanno provocato infine una convergenza integrale della nostra economia nella logistica finanziario-produttiva della Germania, piuttosto che essere capace di svilupparne, a sua volta, una propria.

4. IL MEZZOGIORNO E’ L’AREA CHIAVE PER IL RILANCIO STRATEGICO DELL’ITALIA

Pertanto, la questione va rovesciata.

Se si vuole infatti che l’industria del nord Italia compia un autentico balzo in avanti, è necessario innanzitutto assicurarsi per i prossimi decenni fonti di energia a basso costo provenienti dai paesi produttori vicini, come accadeva negli anni ’50, ed essere in grado inoltre di proteggerli. Al contempo, occorrerà insinuarsi nelle nuove rotte commerciali anche di quei paesi arabo-africani, nostri partners naturali in una prospettiva più propriamente internazionale.

Questo affinché ci si possa rendere gradualmente più indipendenti dalle catene del valore del nord Europa e sganciarsi in parte anche dalla competizione ossessiva che domina quei paesi all’interno del loro asfittico mercato continentale, ma accettando di ricoprire invece una posizione dominante all’interno di un’area che, trattandosi appunto del “Mare nostrum”, rimarrebbe decisamente preclusa a loro.

Tuttavia, per intraprendere un sì fatto compito l’Italia, oltre a recuperare una più autentica rappresentazione di sé rispetto al suo popolo e al mondo, dovrà riconquistare anche lo spazio marittimo intorno a sé attraverso una massiccia spesa pubblica (sottratta ovviamente al “vincolo esterno” e quindi al limite percentuale del rapporto debito pubblico / PIL, scritto da Bruxelles), col fine di allestire una flotta navale che sia all’avanguardia.

Va da sé che quest’ultima dovrebbe poggiarsi su nuove e più sofisticate infrastrutture portuali, aereo-portuali, ferroviarie, auto-stradali, e di stoccaggio merci, al momento quasi del tutto assenti, le quali dovranno essere introdotte capillarmente sulle coste e l’entroterra di quelle zone interessate.

5. PERCEPIRSI COME POTENZA DI MARE

Dunque, occorre smettere di pensare alle regioni manifatturiere dedite all’esportazione come unico centro egemonico territoriale del paese, visto che, sul piano geografico, costituiscono piuttosto le appendici del nord Europa, e ripartire invece da quelle che si affacciano sul mare, situate in misura maggiore nel meridione: operazione inquadrabile solo in una rinnovata ottica di unità nazionale. Difatti, rispetto all’attuale fenomeno della globalizzazione, l’UE si presenta come una sovrastruttura regressiva e anti-storica che reprime, anziché beneficiare, le potenzialità dei singoli paesi membri.

E perciò, se l’Italia, al contrario, fosse realmente capace di ripensare se stessa all’interno del suo particolare e distinto ecosistema naturale, sarebbe perfettamente in grado di coesistere adeguatamente con il mercato mondiale da una posizione indipendente e più forte rispetto all’UE. Ma solo se appunto saprà accettare di tramutarsi in una vera e propria potenza di mare.

Di Jacopo D’Alessio per ComeDonChisciotte.org

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

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VincenzoS1955
Utente CDC
8 Giugno 2021 11:00

Cito “[…]E perciò, se l’Italia, al contrario, fosse realmente capace di ripensare se stessa all’interno del suo particolare e distinto ecosistema naturale, sarebbe perfettamente in grado di coesistere adeguatamente con il mercato mondiale da una posizione indipendente e più forte rispetto all’UE. Ma solo se appunto saprà accettare di tramutarsi in una vera e propria potenza di mare[…]“. Interessante considerazione da approfondire. 1 – Esistono ancora ecosistemi “distinti” nonchè integri? 2 – Coesistere con che tipo di mercato? Capitalconsumismo, libero mercato, profitti a tutti i costi e relativa speculazione sono incompatibili con l’equità sociale e soprattutto con gli “ecosistemi integri”. 3 – Tutte le risorse del pianeta, biorinnovabili e no, sono esaurite o in via di esaurimento nel mentre la nostra Madre Terra è oppressa da più di sette miliardi di undividui della scellerata specie umana, incapace di vivere in armonia con ciò che la circonda, i quali tutti (o quasi) aspirano ad un tenore di vita consumistico tipico dei paesi occidentali cosiddetti civili, un tenore di vita dissipatore di vitali risorse, insostenibile sotto tutti i punti di vista. Dunque, in questo contesto, parlare di rilancio o di sviluppo, anche a livello globale, è o pura illusione o suicidio. 4-… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 3 mesi fa effettuato da VincenzoS1955
PietroGE
Utente CDC
8 Giugno 2021 12:22

A me sembra un articolo di geopolitica basato sulla fantasia piuttosto che sulla realtà dei fatti. L’Italia è un Paese sull’orlo della bancarotta che non viene dichiarato fallito dalle società di rating perché provocherebbe una tempesta finanziaria che il traballante sistema finanziario internazionale oggi non sopporterebbe. L’economia poi non cresce da 20 anni e la produttività è tra le più basse in Europa. Come fa allora a campare? Pagando la manodopera una miseria per mantenere bassi i costi oppure usando gli schiavi africani nell’agricoltura. Un Paese che non è capace di gestire le proprie frontiere non può avere un qualche ruolo geopolitico perché la sicurezza dei propri confini è la condizione minima per poter poi, come si dice, ‘proiettare potenza’ nel vicinato, che sia di terra o di mare. Il Sud aveva già dagli anni ’70, cioè dalle prime crisi petrolifere la possibilità di fare da ponte tra il continente europeo e il Nord Africa o il MO, sono passati 50 anni e è ancora il terzo mondo d’Europa. Ancora non si è capito che gli investimenti al Sud non servono a niente se non si sconfigge prima e definitivamente la criminalità organizzata. Per poter diventare una potenza regionale occorrono… Leggi tutto »

Tipheus
Utente CDC
Risposta al commento di  PietroGE
8 Giugno 2021 13:57

La criminalità organizzata, parlo per quel che conosco meglio, la Sicilia, è o era parte integrante dello Stato italiano sin dalla fondazione. Forse Ndrangheta, Camorra e altre consorterie dell’Italia meridionale no. Ma Cosa Nostra è stata SEMPRE un’associazione politica, sempre collegata a doppio filo con lo Stato italiano. Anzi, fondata sulle ceneri di alcune consorterie criminali di epoca borbonica proprio di comune accordo con lo Stato italiano nel 1860.
Oggi è praticamente morta, perché dal 1990 non serve più all’Italia. Ha provato a ribellarsi con le stragi, ed è stata sconfitta. I suoi quadri sfilacciati. Una retata ogni 6 mesi prende i superstiti che cercano di riorganizzarsi. E la valorizzazione che l’Italia fa della Sicilia è NULLA. Senza Cosa Nostra si sta anche peggio di quando c’era. In Italia meridionale invece credo che si tratti di altro. Qualcos’altro attecchito nella latitanza dello Stato. E dotato di forza propria.

oriundo2006
Utente CDC
Risposta al commento di  Tipheus
8 Giugno 2021 19:36

Questo ‘qualcosa d’ altro’ nasce quando lo stato capisce di essere un sistema che puo’ agire su due fronti: quello della ‘legalita’ e quello della ‘illegalita’ ovvero dell’ azione criminale dotata di impunita’ perche’ legittimata dalla ‘ragion di stato’, ovvero dal potere in se’ stesso. I magistrati assassinati avevano sentore del patto stato-mafia: ma era lo stato ad essere LA MAFIA…il patto era una definizione dei confini dell’ illegalita’ lasciata alla mafia.

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  PietroGE
8 Giugno 2021 15:00

Non capisco cosa c’entri la “difesa delle frontiere” rispetto ai migranti africani rispetto a tutto il resto che hai scritto
Mi pare leggermente “svincolata” come se la volessi per forza inserire prendendo tra l’altro le parole di uno dei peggiori pagliacci/politici che si riempie la bocca della sua poderosa “difesa dei confini”.

PietroGE
Utente CDC
Risposta al commento di  Violetto
8 Giugno 2021 17:11

Un Paese che non è capace di impedire l’assalto alle proprie frontiere, una invasione, tra l’altro, gestita dalla criminalità organizzata, oppure che deve pagare il pizzo al dittatore turco perché non mandi migranti e che nello stesso tempo vuol fare la potenza regionale, fa semplicemente ridere. Io non sono uno storico ma non mi ricordo una situazione simile nella storia moderna di questo Paese

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  PietroGE
8 Giugno 2021 17:47

I paesi europei hanno una quota di immigrati ormai integrati da diverse generazioni che l’Italia non ha.

L’Italia è dunque indietro anche in questo.
È normale che nel momento che si inizia a percepire la presenza di altre culture nella società si accendono i riflettori e iniziano le “questioni”.
Se ci metti anche il fatto che siamo un paese (ipocritamente) cattolico che fa finta di avere questa identità religiosa forte manifestata dai simboli religiosi e dalle tradizioni religiose, il doversi confrontare con altre culture diventa anche più difficoltoso.

Ma non c’è alcun problema di “frontiere”, semmai il problema è la totale inefficienza nella integrazione degli immigrati funzionale al loro sfruttamento in settori cruciali della nostra economia che si regge sostanzialmente sulla schiavitù, nell’avanzato e ricco occidente del 2021.

PietroGE
Utente CDC
Risposta al commento di  Violetto
8 Giugno 2021 18:18

Qui non parliamo di integrazione di immigrati, quella è un’altra discussione e i recenti fatti di cronaca già ci dicono che l’integrazione è un miraggio. Stiamo parlando di sovranità. In un Paese sovrano entrano solo quelli che hanno un visto di ingresso. E un Paese sovrano non paga il pizzo a nessuno. Solo i Paesi sovrani possono aspirare a diventare potenze regionali.

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  PietroGE
8 Giugno 2021 19:10

evidentemente non sono capace a spiegarmi.

L’Italia dovrebbe favorire l’immigrazione legale agevolando l’ottenimento del visto perché nella posizione in cui si trova è punto cruciale di approdo e non è in grado di farsi valere in europa per una equa redistribuzione anche perchè, come ho detto, siamo indietro nella quantità di migranti che negli anni sono stati accolti dagli altri paesi.

Dante Bertello
Utente CDC
Risposta al commento di  Violetto
8 Giugno 2021 20:54

Cito: “I paesi europei hanno una quota di immigrati ormai integrati da diverse generazioni che l’Italia non ha.”

In Francia, a Parigi nelle banlieue, non mi pare che siano così bene integrati.
Lo stesso vale per la Svezia, dove i problemi con gli immigrati sono all’ordine del giorno.

Gli immigrati vengono nel nostro paese senza essere invitati, in Italia abbiamo una percentuale di disoccupati tra le più alte in occidente, non ci vuole un genio per capire che questa è una miscela altamente esplosiva…

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  Dante Bertello
9 Giugno 2021 7:40

Certo ci sono i ghetti ma molti sono perfettamente integrati, certamente sempre più che in italia.

Il problema non è certo la disoccupazione. questa è pura mitologia.
L’immigrato che mi ruba il lavoro non è un fenomeno automatico dell’immigrazione ma è causato da come viene gestita l’immigrazione principalmente non integrando e regolarizzando gli immigrati.

La miscela esplosiva è certamente un problema di culture diverse.
Più si integrano, come nei paesi avanzati in cui nonostante i ghetti (sempre voluti) ci sono regole ferree che da noi non ci sono, meglio è

Se ben gestito l’immigrazione non causa alcun problema, quando causa problemi è perchè viene gestito con l’intento di causare quei problemi come scontro sociale, culturale etc

Ultimo aggiornamento 3 mesi fa effettuato da Violetto
Dante Bertello
Utente CDC
Risposta al commento di  Violetto
9 Giugno 2021 22:03

Le consiglio il saggio “Armi di migrazione di Massa” di Kelly Greenhill (ex assistente di John Kerry) ediz. Leg –

Quando si muovono milioni di persone, con le guerre o con le lusinghe, chi lo fa non ha MAI intenti umanitari, ed i risultati sono una conseguenza.

Comunque il libro della Greenhill spiega bene queste dinamiche. Per vederlo pubblicare in Italia, abbiamo dovuto aspettare sette anni, ma alla fine ci siamo riusciti.

Dante Bertello
Utente CDC
8 Giugno 2021 12:32

Se l’Italia è al settimo posto tra le nazioni più industrializzate al Mondo, questo è avvenuto grazie alle capacità imprenditoriali e all’ingegno degli italiani, e pertanto, per prima cosa, sarebbe bene non alienarci queste competenze. Se al nord si sono sviluppate quelle industrie che ci hanno resi famosi in tutto il Mondo, anche qui il merito è  della tenacia e professionalità delle genti di quei posti, che non si limitano a fare le cose “tanto per fare”, ma che si sforzano di raggiungere se non la perfezione (posto che la perfezione non è una dote umana), perlomeno di raggiungere il meglio che è nelle loro possibilità.   Dare più sostegno economico al sud andrebbe bene, se questi soldi finissero veramente dove sono destinati, ma nella maggior parte dei casi invece vanno ad ingrassare criminalità e politici collusi. I danari per il meridione dall’ Europa ci sarebbero pure, ma per averli bisogna presentare dei progetti credibili, e qui casca l’asino… In Polonia c’è un’autostrada che si chiama Italia. I polacchi l’ hanno costruita con i soldi che in prima istanza erano destinati a noi, ma non avendo dato garanzie su come sarebbero stati spesi hanno preso la via polacca. Con questo… Leggi tutto »

Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  Dante Bertello
8 Giugno 2021 15:04

forse questo poteva andare bene come ritornello fino a qualche decennio fa.

Oggi la ndrangheta e la mafia sono nel “ricco nord” e non pascolano piu le pecore negli aridi campi del sud.

La collusione politica con la mafia, che è innegabile, ha avuto il suo apice nella creazione di “forza italia” da parte della massima espressione dei ricchi e fortunati imprenditori del ricco nord, in totale combutta con la mafia.

Nel ricco centro nord la mafia cinese fa il bello e cattivo tempo mentre chi “difende i nostri confini” dai poveracci sbarcati da canotti pericolanti fa finta di non vedere.

Dante Bertello
Utente CDC
Risposta al commento di  Violetto
8 Giugno 2021 19:07

Quello che ho scritto valeva allora, ma vale ancora adesso.
Mafia e n’drangheta sono in Germania, in USA in Australia, in Francia, ecc…

Le mafie (tutte) sono uno dei bracci armati del Deep State.        

Così come è servita, durante la 2GM, agli americani per sbarcare senza problemi in Sicilia (Lucky Luciano insegna), così la criminalità viene usata oggi per controllare porzioni di territorio del Nostro Paese e per le operazioni “ sporche”.                          

Si è dimenticato la mafia nigeriana, che serve per spacciare al dettaglio le sostanze stupefacenti, lavoro che gli italiani non vogliono più fare, perché si rischiano anni di galera…mentre gli africani sono disposti a correre il rischio.
Per questo li vogliono così tanto… 

Ultimo aggiornamento 3 mesi fa effettuato da Dante Bertello
Violetto
Utente CDC
Risposta al commento di  Dante Bertello
9 Giugno 2021 7:42

sono sostanzialmente d’accordo.

Però occhio, l’immigrato che vende sostanze stupefacendo è un fenomeno del Nord.
Al sud, ci sono nato e cresciuto, non ho mai comprato una canna da uno che non fosse siculo e dico mai e poi mai.
Lo spaccio è in mano ai quartieri.

Primadellesabbie
Utente CDC
8 Giugno 2021 14:51

“…riesce a stringere degli accordi vantaggiosi sugli approvvigionamenti di energia provenienti dall’Egitto in base alla famosa formula dell’ENI che prevedeva una spartizione equa degli utili tra l’Italia e i paesi produttori di greggio al 50%, tanto da abbattere la concorrenza dei colossi petroliferi americani e britannici.
Mattei dimostrava in questo modo al mondo che…”

Questa non l’ho mai bevuta, c’è davvero chi pensa che questi accordi funzionino sulla base di regole economche, aperta concorrenza e bischerate simili?

danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Primadellesabbie
8 Giugno 2021 16:28

Sono quasi certo che quel 50% fosse al netto di costi ed investimenti, e poi se non fosse vero, l’ENI non sarebbe diventato quel colosso multi-nazionale che fu, grazie all’impostazione che gli diede Mattei, che considerava i paesi produttori come partner commerciali, a differenza delle 7 sorelle anglo-americane e francesi, che imponevano sudditanza totale, trattando i popoli locali come sudditi da sfruttare, come adesso d’altronde. Questo è noto e certo, e la morte di Mattei è la prova che la concorrenza era più che aperta, era totale.

Primadellesabbie
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
8 Giugno 2021 18:44

Ci sono tanti modi di fare gli affari, niente è come sembra, e quando si impone una narrazione colorata di virtù e moralismo come quella che circonda Mattei, in un ambito come quello del petrolio poi, è d’uopo diffidare, ciò non toglie proprio nulla all’abilità di costui.

“…se non fosse vero, l’ENI non sarebbe diventato quel colosso…”
Direi con maggiore probabilità di cogliere nel segno: “se fosse vero l’ENI…”

Negli anni ’50, il petroliere Paul Getty che stava costruendo l'”Arabia Felix” di Saud e che non viaggiava in aereo, decise di risiedere a Roma, luogo ideale per curare i suoi affari, ci stette poco tempo poi provò in Lombardia e quindi si trasferì definitivamente in GB. La ragione per cui lasciò l’Italia, indicata nella sua autobiografia, fu che il Paese era irrimediabilmente troppo corrotto (detto da uno così!).

Ultimo aggiornamento 3 mesi fa effettuato da Primadellesabbie
danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Primadellesabbie
8 Giugno 2021 19:01

Certo, Mattei era un pescecane come altri (io uso i partiti come un taxi). Quello che ho sottolineato col mio commento è che è vero il fatto che l’Eni si distinse nella politica di parternariato con i paesi produttori, arrivando alla parità nella divisione dei profitti, mentre le 7 sorelle lasciavano le briciole ai locali. E’ risaputo che fu questa politica, intuita e voluta da Mattei, la formula vincente che fece grande l’Eni, che permise lo sviluppo incredibile dell’IRI, e che però uccise Mattei.

Ultimo aggiornamento 3 mesi fa effettuato da danone
Primadellesabbie
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
8 Giugno 2021 19:19

Anche la corruzione può essere più o meno brutale, più o meno geniale, più o meno ‘democratica’.

A proposito del successo dell’IRI devi sapere che l’ultimo capo di Finmeccanica scappò in Messico, accompagnato alla scaletta dell’aereo dal capo di una polizia mentre un’altra (polizia) lo cercava per arrestarlo.

Ultimo aggiornamento 3 mesi fa effettuato da Primadellesabbie
Holodoc
Utente CDC
8 Giugno 2021 17:52

Perché la Grecia che una volta era una potenza navale ora non lo è più? E la Turchia?

L’Italia non è più una potenza navale almeno dal 15esimo secolo, proprio nel momento in cui Portogallo, Spagna, Inghilterra e Olanda lo sono diventate. Il motivo non è politico ma semplicemente GEOGRAFICO, dato che da allora le rotte delle spezie e altre materie prime hanno smesso di passare dal Mediterraneo. La situazione è parzialmente cambiata con l’apertura del Canale di Suez, ma il sempre minor peso del continente europeo sui commerci globali rende comunque le rotte mediterranee e atlantiche sempre meno importanti rispetto a quelle del Pacifico.

Pensare di cambiare questo è puerile.

Ultimo aggiornamento 3 mesi fa effettuato da Holodoc
Primadellesabbie
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
8 Giugno 2021 19:03

“…ma il sempre minor peso del continente europeo sui commerci globali…”

Holo vai a cercare le cifre: il consumismo non si improvvisa, prima che altri imparino a consumare come noi ne deve passare di acqua sotto i ponti!

L’Italia, al presente, non è una potenza navale (e anche tante altre cose) per la burocrazia.

Certo sotto il Ponte Vecchio non attraccano le navi e quindi non avrai occasione di leggere, sotto il nome, il Paese nel registro del quale sono iscritte (per una geniale intuizione di un certo Onassis) ma avresti dovuto sentirne parlare.

Ultimo aggiornamento 3 mesi fa effettuato da Primadellesabbie
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