L’indipendenza catalana e il suo Badoglio sono già finiti. Ora parliamo di cose serie, per favore?

L’indipendenza catalana e il suo Badoglio sono già finiti. Ora parliamo di cose serie, per favore?

DI MAURO BOTTARELLI

rischiocalcolato.it

Probabilmente verrà ricordata come la secessione interruptus. Sicuramente, come il caso di indipendenza sovrana più rapida del mondo. Roba da Guinness dei primati. La Repubblica catalana, proclamata giovedì scorso, è già finita. E il suo artefice scappato come un Badoglio qualsiasi in Belgio alla ricerca di esilio politico per evitare la galera: Bobby Sands sarebbe davvero fiero di lui e del suo coraggio. Quale esempio di sacrificio davanti all’ideale di un popolo! Oddio, proprio tutto il popolo non era con lui, basti vedere i numeri della marcia unionista tenutasi a Barcellona nel weekend e il fatto che, al netto dell’appello di Carlos Puigdemont alla resistenza pacifica, nessuno abbia mosso un dito. Tutti mangiare tapas e a farsi, giustamente, i cazzi loro nel weekend: strano, Madrid non doveva abbattere la sua vendetta impietosa sulla Catalogna?

Non doveva dar vita a un’occupazione militare e oscurantista? A una repressione degna di Franco? No, in verità si è comportata un po’ come le farsesche dittature militari del film di Woody Allen: non solo ha avvisato Puigdemont e i suoi sodali della Generalitat che avrebbero rischiato la galera a partire da oggi, garantendo loro 72 ore per riflettere ma, addirittura, gli ha permesso di espatriare! Non basta, per quanto il procuratore generale spagnolo, José Manuel Maza, abbia chiesto l’incriminazione per il presidente catalano destituito con l’accusa di ribellione, sedizione e malversazione (insieme ai ministri del suo governo per aver permesso la dichiarazione d’indipendenza), a tutti è stata – di fatto – concessa la scelta: presentarsi dinanzi ai giudici, affrontare il rischio di detenzione immediata (e la conseguente, potenziale condanna dai 15 ai 30 anni di carcere) in caso di mancata presenza o scappare. Qualcuno magari ci andrà anche in galera per i suoi ideali ma Puigdemont non ci ha pensato un attimo ed è volato a Bruxelles.

Dove? Dalle autorità europee, come un vero leader in esilio? No, quelle non lo cagano nemmeno di striscio e hanno detto chiaro e tondo che la Catalogna non la riconoscono manco se il Benevento riesce a vincere una partita prima della fine del campionato. E’ andato dai separatisti fiamminghi. Così pare, almeno. Perché se il governo belga si è trincerato dietro un “no comment”, il presidente della regione belga della Fiandre, il nazionalista fiammingo Geert Bourgeois, nega di avere in programma un incontro con l’ex presidente catalano. Unico a degnare Puigdemont di un pensiero, nientemeno che il cantautore e deputato uscente indipendentista, Lluis Llach, a detta del quale “il presidente Puigdemont, oggi è a Bruxelles in esilio, è una vera e propria denuncia contro lo Stato spagnolo davanti alle istituzioni europee e internazionali”. Diciamo che abbiamo assistito a mobilitazione un pochino più sentite: stasera si faranno una cantata assieme. Poi che fine farà, chiuso in un ambasciata a vita come Julian Assange? Una cosa è certa, sappiamo cosa farà il suo partito, il PDeCAT, il quale ha reso noto che parteciperà alle elezioni regionali convocate per il 21 dicembre dallo Stato spagnolo!

“Il 21 andremo alle urne, ci andremo con convinzione e ci impegniamo a rispettare ciò che dirà la società catalana”, ha detto il portavoce del partito, Marta Pascal. E allora c’era bisogno di fare tutto questo casino? Era necessario far mobilitare qualche milione di persone, far prendere botte a un migliaio di loro, fargli perdere giorni di lavoro (stupisce il dato del Pil catalano, almeno stando alle ore che i suoi cittadini hanno passato in piazza a manifestare, invece che lavorare), costringere Madrid a Consigli dei ministri e sedute straordinarie delle Cortes per arrivare a questo? Ovvero, Puigdemont a Bruxelles a mangiare praline, i catalani che vivono normalmente con il delegato spagnolo alla Generalitat per gli affari correnti e le urne condivise il 21 dicembre? Voglio dire, ci hanno tritato i coglioni dal 1 ottobre a oggi per arrivare a questo risultato da minorati mentali, facendo oltretutto affondare l’IBEX e costringendo centinaia di aziende a spostare la sede fiscale? Ditemi di no, per favore.

Perché altrimenti tocca cominciare davvero a pensar male, cosa che in effetti ho fatto dall’inizio. Ovvero, pensare a una bella pantomima orchestrata per portare un po’ di instabilità nell’UE. Magari per dare una calmata sistemica a quel cazzo di overshooting dell’euro sul dollaro che non voleva calare. Oppure per eseguire uno stress test sul sistema bancario spagnolo e la sua resilienza, sia come tenuta che solvibilità e il possibile contagio al nostro in caso di tensione continua e bank-run a sportelli e bancomat. Oppure ancora per inviare un messaggio agli altri indipendentisti interni all’UE, tanto per fargli capire che alzare la cresta è facile ma tenerla dritta molto meno. Oppure ancora una nemmeno troppo velata minaccia relativa all’impasse dei negoziati sulla Brexit, proprio nel momento in cui Theresa May è più fragile a livello interno. Non lo so, magari avevano voglia di scherzare giusto per vedere l’effetto che fa, una specie di Candid Camera. Forse era una burla come quella delle scoregge registrate nella scena del bar di “Eccezziunale veramente”, con Puigdemont e Rajoy nella parte che fu di Abatantuono e Teocoli.

Ma, per favore, ditemi che tutta questa colossale pagliacciata non è stata fatta perché davvero Puigdemont e i suoi ci credevano. Come cazzo puoi sperare che Madrid resti ferma e impassibile a guardare, dopo che per primo ti sei messo dalla parte del torto, indicendo un referendum anti-costituzionale? E se Puigdemont avesse sovrastimato la reazione popolare, come dimostrerebbe la normalità della vita in Cataogna e il sì del suo partito alle elezioni anticipate indette da Madrid, allora l’intero quadro andrebbe riletto: altro che resistenza pacifica di massa e sciopero fiscale, l’indipendenza catalana è soltanto un enorme esercizio di sciovinismo ammantato da romanticismo nazionalista. E come tale va trattato. Io sono spiacente per vedove e vedovi nostrani di questa bella avventura ma, siate onesti, trattavasi e trattasi di una farsa: costata molti soldi e moltissima credibilità. Ora, magari, parliamo di cose serie. Io vi avevo messo in guardia.

Mauro Bottarelli

Fonte: https://www.rischiocalcolato.it

LInk: https://www.rischiocalcolato.it/2017/10/lindipendenza-catalana-suo-badoglio-gia-finiti-ora-parliamo-cose-serie-favore.html

30.10.2017

Commenti (64)

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    1. DesEsseintes 30 ottobre 2017

      I catalani che fanno terrorismo... :D

      Vabbe' diciamo la verità, tutto può essere però francamente...col capo politico che scappa come una lepre a chiedere pietà in un paese da dove lo rispediranno nelle braccia della Guardia Civil a pedate nel didietro...

      Comunque una cosa è certa e cioè che esistono segnali di inquietudine che non sono mai realmente “forti” ma si trovano nel mezzo di una situazione europea che ormai da quasi dieci anni non riesce più a stabilizzarsi.

      Speranze ce ne sono ma dipende da noi.

      Da noi italiani, perché a quanto pare i cugini transalpini si sono orrendamente rin colioniti

      Noi italiani andiamo TUTTI a votare e deve essere o per la Lega o per il M5S.

    2. Gino2 31 ottobre 2017

      Si andate. andate a rimpinguare le tasche di questi cialtroni che percepiscono tot euro per per voto come rimborso elettorale. andateeeeeee.
      Qualcuno sa dirmi quanti milioni sono entrati alla lega dal mitico referendum sull indipendenza di Lombardia e Veneto?

      ahahahah..

    3. Riccardo 31 ottobre 2017

      Quante possibilità ci sono che Lega e il Movimento possano accordarsi tra loro generando un sodalizio stabile? Secondo me poche e se anche nascesse qualcosa verrà destabilizzato immediatamente in modo tale da consegnare palazzo Chigi ad un elemento sistemista, esponente delle larghe intese.

    1. Gino2 30 ottobre 2017

      Poi mi chiedono come mai sono sospettoso. Vi ricordate di Tsipras e del mitico referendum greco?

    2. giuseppe glavina 31 ottobre 2017

      L'hai detto e il sospettoso va immediatamente cambiato con il LACUNOSO!

    1. Primadellesabbie 30 ottobre 2017

      Questa faccenda ha tutta l'aria di essere appena cominciata, e tutto fa pensare che durerà a lungo.
      Si, é vero, al tempo dei baschi non c'era il digitale, adesso possono individuarli uno per uno. Tre milioni?

      Intanto cominciamo con il cancellare la Spagna dai programmi di vacanza.

      Perché?

      Per prudenza.

    2. Gino2 31 ottobre 2017

      Questa faccenda ha tutta l aria di essere definitivamente finita anzi mai realmente cominciata

    3. Primadellesabbie 31 ottobre 2017

      Premesso che non ne so abbastanza, la cosa che mi rende dubbioso é che sono tanto emotivi, si esaltano e si accasciano repentinamente e con facilità.

      Per il resto, come ogni popolo, sono una comunità composita con elementi rassegnati ed altri decisi e determinati.

      Confermo quello che ho scritto all'inizio, che sarebbe stata una vicenda istruttiva.

      Vedremo.

    1. Stodler 30 ottobre 2017

      Hahahah... A quanto pare è già tutto finito, in barba a quelli che pensavano già a chissà cosa... Ma figuriamoci.

    1. DesEsseintes 30 ottobre 2017

      Sembrava che potesse esserci una forte maggioranza di indipendentisti...ma guardando dall'Italia...come ha fatto Puigdemont a prendere una iniziativa simile senza avere la certezza di un fortissimo sostegno popolare?

      Avesse avuto un 40% di persone pronte a una ferma disobbedienza civile avrebbe avuto delle buone possibilità di ottenere quantomeno delle riforme dello statuto o magari anche della costituzione per arrivare a un referendum.

      Non solo non aveva il 40% ma avrebbe dovuto essere lui il primo duro e puro, invece sembra che se la sia data a gambe in Belgio dove sembra che lo rispediranno per direttissima nella sua amata Spagna.

      Rimane il fatto che si è dimostrato come AVENDO EFFETTIVAMENTE una alta percentuale di cittadini pronti a lottare qualsiasi potere centrale può essere messo in grandissima difficoltà.

      Dopo le figuracce della Le Pen, lo scoraggiamento di Mélenchon, la stupidità di Puigdemont, sta a vedere che gli unici che hanno il coraggio e la determinazione di essere antisistema fino in fondo saranno i tanto vituperati italiani.

      Se il M5S sta intorno al 25% e la Lega suoers il 15% qualcosa potrebbe succedere.

    2. Gino2 30 ottobre 2017

      Ma quale difficoltà? Questa è ancora una volta la prova, dopo il referendum greco, esattamente dell'opposto!

    3. giubra63 30 ottobre 2017

      Marine Le Pen non ha fatto figuracce, Alternativa per la Germania é viva più che mai, Austria e tutta l'Est Europa, pronti, battaglieri, cattolici, anti Islam, ripartiamo da qui.
      M5S= sinistra mondialista immigrazionista, pro Gender, pro droghe libere, pro Ius Soli (sono depositate iniziative di Di Battista, Sibilia, Fico, ecc.), pro aborto, praticamente il Podemos Syriza nostrano. MAI M5S!

    4. DesEsseintes 30 ottobre 2017

      Bravo tacchino

    5. giubra63 30 ottobre 2017

      continui pure a votare per la Casaleggio Sassoon srl!

    6. Antonio Posta 30 ottobre 2017

      Sperando,caro amico,che non trucchino le elezioni.

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