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LEZIONI DAL CROLLO DEL MERCATO AZIONARIO DEL 1929


DI STEVE SCHIFFERES
BBC News

COSA ACCADDE?

Nell’ottobre del 1929 il valore dei titoli azionari scese fortemente in seguito ad una bolla speculativa avvenuta nei “Ruggenti Anni Venti”

In due giorni il Dow Jones industrial average decrebbe del 25% (portando al Martedì Nero, il 29 ottobre).

Il volume dei titoli scambiati raggiunse un primato che non fu superato per 40 anni.

Quando infine raggiunse il suo record al ribasso nel luglio 1932, il Dow Jones era crollato dell’89%, e non ritornò ai livello del 1929 fino al 1954.

QUALE FU LA CAUSA?

Le discussioni continuano in merito alle cause del crollo di Wall Street.

Con il valore delle azioni quadruplicato nel decennio precedente, esso ebbe tutte le caratteristiche di una bolla, con i titoli legati alle nuove tecnologie come quelle radiofoniche a fare da apripista.

Grazie ad una regolamentazione molto permissiva e a poche regole sull’insider trading, gli speculatori furono inoltre in grado di aumentare il valore dei titoli, e aziende-holding acquisirono partecipazioni in altre aziende senza utilizzare propri capitali.

I singoli individui furono in grado di acquistare titoli prendendo in prestito denaro a danno delle altre partecipazioni azionarie di loro proprietà.

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Infine, fattori politici – incluso un progetto di legge altamente protezionista approvato dal Congresso – contribuirono a gettare nel panico il mercato.

La banca centrale, la Federal Reserve, aveva inoltre abbassato in modo insolito i tassi per diversi anni per aiutare la sterlina britannica, che era ritornata al gold standard.


[Le speculazioni azionarie erano intense nel 1929]

QUALE FU L’IMPATTO?


[La Grande Depressione negli USA: 1929-1940]

Il crollo di Wall Street corrispose ad un forte declino nella produzione industriale degli Stati Uniti, che alla fine si propagò in tutto il mondo.

Le attività economiche statunitensi si ridussero di un terzo, e il tasso di disoccupazione raggiunse il 25%, con una riduzione per molti dell’orario di lavoro.

Inoltre, il sistema bancario statunitense andò completamente in tilt, e il primo provvedimento della nuova amministrazione Roosevelt quando giunse al potere fu quello di chiudere tutte le banche per due settimane, mentre gli ispettori federali esaminavano i loro libri contabili.

Senza sussidi di disoccupazione né aiuti governativi, il brusco calo dei redditi dei lavoratori ebbe un pesante effetto sui consumi e condusse ad una spirale negativa [che costrinse] un maggior numero di aziende a chiudere.

Molti osservatori ritengono che chi decise le politiche pubbliche in materia economica peggiorò il rallentamento economico adottando una politica monetaria rigida e tenendo i bilanci in pareggio mentre la crisi peggiorava.

Anche il commercio internazionale si ridusse una volta che gli Stati Uniti decisero di affrancarsi dal gold standard e di innalzare alte barriere doganali per scoraggiare le importazioni straniere.

QUALI SOLUZIONI FURONO TENTATE?

Inizialmente le autorità cercarono di ristabilire la fiducia nei confronti dei mercati facendo discorsi rassicuranti, con il presidente Herbert Hoover che diceva agli americani che l’economia statunitense era solida nelle sue fondamenta.

Solo una riduzione dei lavoratori nell’industria, si sosteneva, avrebbe in definitiva riportato la prosperità.


[Il crollo portò milioni di persone a vivere di stenti]

Si confidava nelle associazioni di volontariato per l’aiuto alle vittime della crisi..

Tutto cambiò dopo che Franklin D Roosevelt fu eletto presidente nel 1932, e il governo statunitense intervenne per fornire sussidi di disoccupazione, stabilizzare i mercati restringendo la produzione, incoraggiare i sindacati e creare un sistema governativo per le pensioni di anzianità e i sussidi di disoccupazione noto come sicurezza sociale. Tuttavia, l’amministrazione Roosevelt ebbe meno successo nel far tornare a crescere l’economia, mentre l’indice congiunturale rimase debole.

COME FU RISOLTA LA SITUAZIONE?

La Grande Depressione perdurò nonostante la varietà delle misure del New Deal che cercarono di alleviare la sofferenza degli individui fornendo posti di lavoro pubblici, assistenza sociale o sostegno per il pagamento dei mutui.

Fu solo con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, quando il governo statunitense adottò infine una politica di deficit spending di tipo keynesiano su larga scala, che l’economia si riprese.

La produzione statunitense raddoppiò durante la guerra, e la disoccupazione svanì con donne e neri entrati a far parte della forza lavoro per rimpiazzare i milioni [di uomini] arruolati nell’esercito.

Al suo culmine, il governo statunitense prendeva in prestito metà del denaro necessario per finanziare la guerra, mentre l’altra metà veniva raccolta attraverso il fisco.

QUALI SONO LE LEZIONI PER L’ATTUALE CRISI?

Vi sono tre principali lezioni che i policy makers stanno applicando all’attuale crisi.

La prima è che i mercati finanziari, le banche e l’economia reale sono interconnessi, perciò un problema irrisolto in un settore può trasmettersi negli altri.

La seconda è che l’intervento attivo e rapido del governo per allentare la pressione sull’economia è essenziale in periodi di reale crisi economica. La risposta lenta e probabilmente sbagliata del governo statunitense e delle banche centrali negli anni ’30 rese il declino più forte.

In terzo luogo, vi è il rischio di un vuoto politico durante l’interregno. Nel 1933 la crisi bancaria statunitense peggiorò durante i cinque mesi compresi tra l’elezione del nuovo presidente e la sua entrata in carica.

Questo potrebbe spiegare come mai entrambi i candidati abbiano appoggiato il piano di salvataggio dell’amministrazione Bush nonostante [avessero] alcuni dubbi in merito.

Titolo originale: “Lessons from the 1929 stock market crash “

Fonte: http://news.bbc.co.uk/
Link
09.10.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANDREA B.

IL CROLLO ATTUALE DEL DOW JONES RICORDA LA CADUTA DEL 1929


DI PAUL JOSEPH WATSON

Prison Planet

Un paragone dell’attuale crollo di Wall Street con gli eventi del 1929 mostra che, nonostante un ulteriore crollo ieri [16 Ottobre N.d.t.] in cui ha perso oltre 700 punti, l’indice Dow dovrebbe cadere di un altro 27% oltre il rimbalzo dovuto al piano di salvataggio prima di raggiungere il livello più basso.

“Nel 1929 assisteremo ad un ‘rally’ di due giorni quasi del 19%, seguito da un declino del 6%, infine, dal punto massimo di quella risalita, perdemmo il 27%”, ha spiegato questa mattina alla CNBC Edward Loef della Theodoor Gilissen Bankiers.

Quel picco di due giorni è stato replicato dagli eventi dell’inizio della scorsa settimana prima che il Dow crollasse nuovamente e si avviasse e soffrire di nuovo oggi [17 ottobre N.d.T.].

Un paragone dei due grafici indica che il Dow potrebbe non avere ancora toccato il minimo come affermano molti traders.

Almeno un altro significativo crollo sarebbe in previsione.

“Se guardate all’indice Dow Jones in questo contesto, anche in questo caso abbiamo visto una risalita di due giorni che è riuscita a recuperare almeno il 24% dal suo minimo di venerdì, e ieri abbiamo visto una nuova pressione sulle vendite, perciò penso che se la storia deve essere di guida per noi, ci si deve aspettare un altro declino sino a raggiungere un minimo del 27% al di sotto del rimbalzo successivo al piano di salvataggio, cosa che mi aspetto prima della fine della prossima settimana, dato che i nuovi minimi del 1929 arrivarono sette giorni dopo quel rimbalzo che abbiamo visto sia allora che oggi” ha detto Loef.

Le previsioni di Loef si sono dimostrate accurate in passato. Il 18 settembre egli aveva predetto che il Dow sarebbe affondato sino agli 8000 punti entro un mese quando allora era attorno agli 11.000. Oggi al Dow mancano appena 500 punti circa di caduta dal momento in cui la previsione di Loef si avvererà [In realtà a oggi, 21 ottobre, il Dow Jones è attorno ai 9000 punti, essendo leggermente risalito dal momento in cui è stato pubblicato l’articolo n.d.t.].

Ieri i mercati Usa hanno avuto la loro peggiore caduta dal 1987, dopo che un rapporto ha confermato che l’economia ha subito il peggiore calo in tre anni nelle vendite al dettaglio.

Titolo originale: “Dow Jones Bloodbath Mirroring 1929 Rout “

Fonte: http://www.prisonplanet.com
Link
16.10.2008

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

Pubblicato da Das schloss

  • LonanHista

    Ecco uno di quegli articoli che cercano me piuttosto che io cercare loro.
    Innanzi tutto dobbiamo stabilire il punto di osservazione, dove cioè posizionarci per valutare la cosa, l’oggetto della nostra osservazione.
    Possiamo valutare dal punto di vista macro, cioè ponendoci sopra a tutta la questione e vederla in un contesto secolare,(il percorso della storia gli andamenti macro) cioè come osservare una città dal grattacielo più alto.
    All’ultimo piano avremo una visione totale della città ma ci sfuggirà il particolare.

    A metà grattacielo avremo una visione ottima del quartiere mentre della città ci rimane di osservare solo una parte e scendendo perderemo di vista città e quartiere ma avremo la visione totale della strada, di ciò che sta intorno al palazzo.

    Paragonare la crisi del 29 a quella di oggi non è possibile perché non ci sono le similitudini se non per gli effetti dal punto di vista finanziario e cioè la perdita della ricchezza accumulata attraverso il puro investimento finanziario e la speculazione. Anche se quando si accenna alla ricchezza “bruciata” bisognerebbe spiegare che non è come nel 29 quando ci furono persone che persero tutto. Oggi la ricchezza bruciata è solo virtuale, in quanto era una ricchezza fittizia, solo sulla carta, che si era gonfiata in maniera da non essere esigibile. Ovvero sono in pochi ad aver perso l’investimento iniziale.

    Un esempio che da un idea più chiara è quello delle stockoption dei manager. Stocj option che se prima del crollo valevano 100 dopo il loro valore era 5 o uno o zero addirittura. Ma i manager non hanno perso niente di concreto, perché questa ricchezza era un qualcosa in più per loro, un extra.

    E la stessa cosa più o meno vale per tutti gli investitori:la bolla è stata gonfiata a tal punto che l’investimento iniziale è stato ammortato, quindi nessuno si è rovinato come è successo nel 29.

    E oggi è differente dal 29 per un motivo semplice.La crisi finanziaria del 29 causò la crisi industriale, cioè le ricadute si ebbero nell’economia reale con effetti disastrosi non solo negli Usa ma in tutti quei paesi che si stavano industrializzando e gli Usa già allora rappresentavano la locomotiva economica globale.

    Oggi invece è successo il contrario e cioè che la crisi finanziaria è conseguenza della crisi sistemica che sta attraversando l’occidente, che con la globalizzazione sta subendo un impoverimento un regresso generalizzato perché il mercato globale sta comportando una distribuzione della ricchezza sproporzionata, cioè alla creazione ed all’accumulo di ricchezza delle economie emergenti corrisponde un impoverimento dell’occidente.

    I capitali finanziari non hanno trovato più sbocchi di profitto nella produttività perché in occidente oramai è impossibile creare ricchezza ed in oriente gli investimenti sono minimi ed i profitti comunque garantiti. Il capitale finanziario ha cercato e trovato sbocchi di profitto in nuovi prodotti finanziari quali appunto i derivati o il commercio del credito, dove appunto un debito è stato trasformato in un prodotto finanziario commerciato e scambiato nelle varie piazze finanziarie.

    In sostanza è comunque successo che i capitali finanziari non sono stati più investiti nell’economia reale perché questa non genera i profitti desiderati, e attraverso i nuovi prodotti finanziari i capitali hanno cercato profitto nella speculazione, con delle vere e proprie scommesse e non essendovi più riferimenti, cose tangibili che misurano il valore, i mercati finanziari si sono gonfiati a dismisura fino a giungere a valori che sono oltre 10 volte il pil globale, ovvero ricchezze virtuali e pertanto inesigibili.

    E’ successo che se il valore di un impresa e dei suoi prodotti ha un limite, una massa critica oltre la quale non è possibile andare, come del resto dimostrato dalla neweconomy dove la bolla gonfiatasi ha subito manifestato il suo limite ed è scoppiata, per i prodotti finanziari cartacei dai valori virtuali sembrava che la massa critica il limite non venisse mai raggiunto proprio perché era impossibile avere un riferimento un controvalore,ed occorreva trovarsi difronte alle insolvenze dei subprime per fermare questa bolla che si gonfiava all’infinito, queste scommesse dove si puntava costantemente al raddoppio ed i debiti diventavano cambiali sempre più onerose.

    Quindi rispetto al 29 la crisi finanziaria è stata causata dall’economia reale, la quale crisi non ha nulla a che fare con la crisi finanziaria, e sarebbe in ogni modo successo qualcosa, anche perché in occidente da oramai 10 anni l’economia ristagna se addirittura non è in regresso e dove c’è stata crescita, come negli usa, questa è stata alimentata dalla spesa e non dalla creazione di ricchezza. In usa ed uk paesi dove sono state applicate le teorie liberiste, il Pil è stato misurato sulla spesa.

    E la spesa è stata fatta con danaro preso a prestito. E questi prestiti sono stati oggetto di mercato, ovvero sono diventati prodotti commerciali venduti e scambiati nei vari mercati. Siccome l’economia reale è in crisi, chi ha ottenuto questi prestiti non riesce a far fronte alla loro restituzione mettendo quindi in crisi le banche e chi ha concesso questi mutui.
    E da cui la crisi finanziaria in corso che coinvolge le banche e tutto il sistema bancario.

    Quindi rispetto al 29 è l’economia reale ad aver generato la crisi finanziaria.
    Il bello della storia è che per risolvere questa crisi finanziaria sono stati usati e sono usati soldi e fondi presi proprio dove la crisi si è originata e cioè dall’economia reale.

    L’economia reale è in crisi da molti anni e si illude chi ritiene che in occidente si tornerà a crescere.
    L’economia reale, si è dovuta sostenere ricorrendo al debito. Cioè io cittadino per vivere debbo ricorrere al prestito. Arrivo però al punto di non riuscire più a far fronte a questo prestito. Nel frattempo il mio debito è diventato un prodotto finanziario sul quale c’è chi specula e cerca di trarne profitto. Succede che io non posso più far fronte al debito. E mi viene pertanto pignorata la casa. Nel frattempo la banca che mi ha concesso il prestito è fallita e con essa altre banche.

    Se il mio prestito non fosse diventato un prodotto su cui speculare, la banca che mi ha concesso il prestito con il pignoramento della casa rientrerebbe in parte della somma che mi ha prestato e anzi forse pareggerebbe perché nel frattempo ho pagato le prime 20-30 rate.

    Però siccome il mio prestito è diventato un prodotto su cui speculare non si capisce dove siano andate a finire le 20-30 rate che ho pagato e non si capisce chi ha pignorato la mia casa.(addirittura la deutch bank si è ritrovata a possedere 12 case nel tennesse o kansas, però mancando i documenti il giudice non ha assegnato le case alla deutch bank).

    So solo che dovrò restituire il debito e se non ci riesco io dovranno pagarlo gli eredi.
    Siccome sono quasi tutte le banche ad essere coinvolte, il governo ha deciso di aiutarle pagando i loro debiti anche se non si capisce bene a chi sono finiti questi soldi. Ed essendo il governo che si è fatto carico del debito, significa che questo debito grava anche sulle mie spalle.

    Ovvero oltre alle rate del mutuo, dovrò pagare attraverso le tasse anche il salvataggio della banca, quindi dovrò pagare 2 volte lo stesso mutuo.
    Il governo invece di aiutarmi a pagare il mutuo e quindi lasciarmi in tasca qualche “lira” da spendere per i consumi, mi dissangua ulteriormente, per cui oltre alla rata del mutuo dovrò pagare anche il salvataggio della banca.

    E’ logico questo?

    …questo è quello che si vede osservando da metà grattacielo! Se interessa racconto quello che si vede dall’ultimo piano!(ed è un belvedere).
    Ditemi se vi interessa, perché veramente da quassù se ne vedono delle belle!

  • ario

    Dicci tutto caro Lon

  • NerOscuro

    Se non si paga come per il Blondet, avanti col prossimo articolo. Ciao

  • franchino

    e’ da qualche tempo che sbircio notizie su questo sito.
    onestamente devo dire che mai una volta ho letto notizie positive : sembra che tutti noi viviamo in paesi di m…. dove niente funziona e tutti noi “poveri tapini” passimo la gionata a prenderlo nel c….
    Suggerisco a chi manda gli articoli di predere qualche compressa di Prozac oppure -meglio- di scopare di piu’ che fa bene allo spirito e al corpo.
    Ai lettori invece di predere con le pinze tutto quello che viene scritto anche perche’ ognuno di noi con un po’ di fantasia puo’ inventarsi delle panzane.
    Sicuramente qualche articolo e’ supportato da dati veri e quindi dobbiamo preoccuparci di quello che ci attornia …pero’ … se su cento articoli ogni volta che leggo devo mettermi sempre una mano davanti e una dietro…come faccio a distinguere il vero che mi e’ utile dal fantasioso?
    chi lo sa se qualcuno fa articoli per “orientare”?
    boh? io sono sicuro di si !

  • reza

    Quella ricchezza fittizia ha avvelenato l’economia americana e gli effetti reali, quelli che si sentono sulla pelle e nel c……, gli stanno subendo quei oltre UN MILIONE di americani che hanno perso la casa; 776 mila solamente negli ultimi tre mesi.

    A mio avviso , in questo momento ci sono molti opinioni che gli avoltoi chiamati “giornalisti” sparano coi mezzi di comunicazione di massa, esclusivamente per confondere la gente, e pochi pareri autorevoli, sulla natura e sull’andamento della crisi, ma nessuno parla sul come fermarla e questo è il lato più ambiguo in cui hanno un preciso ruolo anche i politici.

    Se siamo in democrazia bisogna dar voce al popolo su una cosa cosi importante, ma questo non viene in mente a nessun politici, ne di governo , né dell’ opposizione. probabilmente perché al loro datore di lavoro; la finanza, non piace che lo fanno .

  • reza

    Quella ricchezza fittizia ha avvelenato l’economia americana e gli effetti reali, quelli che si sentono sulla pelle e nel c……, gli stanno subendo quei oltre UN MILIONE di americani che hanno perso la casa; 776 mila solamente negli ultimi tre mesi.

    A mio avviso , in questo momento ci sono molti opinioni che gli avoltoi chiamati “giornalisti” sparano coi mezzi di comunicazione di massa, esclusivamente per confondere la gente, e pochi pareri autorevoli, sulla natura e sull’andamento della crisi, ma nessuno parla sul come fermarla e questo è il lato più ambiguo in cui hanno un preciso ruolo anche i politici.

    Se siamo in democrazia bisogna dar voce al popolo su una cosa cosi importante, ma questo non viene in mente a nessuno dei politici, ne di governo , né dell’ opposizione. probabilmente perché al loro datore di lavoro; la finanza, non piace che lo fanno .

  • vinan

    Caro LonanHista, mi trovo in parte d’accordo con te ma:
    1) l’economia reale (produzione di beni e servizi) richiede una domanda di mercato, ovvero consumatori che abbiano bisogno di quei beni e servizi per rispondere ai loro bisogni;
    2) i prezzi devono corrispondere alla reale utilità dei beni/servizi e non essere gonfiati (esempio: stesso paio di scarpe, e quindi pari qualità, ma venduti nelle bancarelle a tot e molto di più in altri negozi solo a causa di loghi o marchi che non aggiungono nulla in qualità ma solo in prezzo);
    3) i redditi delle famiglie ed i livelli di occupazione devono essere tali per cui questi si possano permettere di comprare detti beni/servizi possibilmente senza ricorrere ai prestiti;

    Premesso cio:
    1) di beni e servizi c’è un’altissima domanda nel mondo. Basta guardare alle condizioni di vita dei paesi in via di sviluppo. Da loro bastano investimenti limitati e microcredito;
    2) i prezzi devono essere soggetti a limitazioni (e quindi norme commerciali) e non lasciati nelle mani di aziende che li gonfiano solo perchè riescono ad imbonire la gente a pagare di più;
    3) limite ai prezzi significa deflazione, ovvero beni/servzi meno cari, ovvero meno ricorso al debito, ovvero esportazione laddove c’è domanda, ovvero produzione per la nuova domanda, ovvero occupazione, ovvero redditi;

    La verità è che i banchieri e gli speculatori guadagnano di più creando valore dal nulla sui mercati finanziari che non investendo in sviluppo nel terzo mondo e aprendo così nuovi mercati all’economia reale.

    E’ inoltre vero che l’equazione “+libero mercato=prezzi bassi” è una emerita truffa culturale! fosse davvero come dicono, non avremmo l’inflazione. I prezzi non vanno decisi dalle aziende senza limiti ma entro specifici tetti massimi stabiliti per legge (es. ricarico massimo del 30% sui costi unitari).

    L’economia reale è frenata dai limiti di spesa delle famiglie (soprattutto nel terzo mondo) e dall’avidità di aziende e banche. Capirlo, diffonderlo, promuovere la democrazia diretta tramite raccolte di firme per referendum e proposte di legge è uno dei modi per porre loro dei limiti e salvare noi stessi ed, in parte, il mondo.

    Bye

  • LonanHista

    Da qualche settimana mi sento come se qualcuno mi avesse scippato e derubato qualcosa di importante e ora ne sta facendo un uso improprio e assolutamente sbagliato.
    Mi riferisco alla crisi finanziaria in atto, protagonista assoluta della scena mediatica, come se essa fosse apparsa all’improvviso, allo stesso modo di un devastante terremoto, mentre era stata prevista da anni, e non solo dal sottoscritto, che ne avvertiva il divenire già anni fa, perché essa già era in corso.
    Nel 1996 il cantante americano BruceSpringsteeen, rockstar planetaria impegnata sui temi sociali scriveva e portava al successo una canzone dal titolo:The Ghost of Tom Jodd, che traendo spunto dal protagonista di un libro che raccontava della grande depressione del 1929, in poche semplici frasi ha descritto lo scenario che si prospetta in questa epoca e cioè di milioni di persone costrette o meglio ridotte a vivere in strada mentre vige uno stato di polizia.
    Addirittura quasi 20 anni fa, il prof.GiovanniArrighi insegnante di sociologia presso StateUniversity di NewYork, pubblicava un libro(il lungo XX secolo, ed,Il Saggiatore) che non era solo la storia del capitalismo moderno dal rinascimento fino ad oggi, ma una vera e propria mappa dei macro- andamenti ciclici che caratterizzano la storia recente della società in relazione all’economia ed alla politica.

    Succede in pratica in occidente che:
    è stata raggiunta la massa critica per ciò che concerne la creazione di ricchezza.
    Sono venute meno le risorse e le possibilità per espandere la crescita economica e quindi la creazione di ricchezza. In occidente il mercato è saturo, cioè non ci sono più sbocchi per i beni di consumo la produzione dei quali ha consentito l’espansione economica e la relativa creazione di ricchezza a partire dalla fine della seconda guerra mondiale con l’adozione di un sistema economico liberale e capitalista.
    Ogni persona, ogni nucleo famigliare dispone oggi del necessario e del superfluo, per cui fatta eccezione per i beni di prima necessità(alimentari) non spende il proprio danaro se non per la rotazione il rinnovo di beni non indispensabili anche se necessari come elettrodomestici, automobili etc. O addirittura si sono creati ulteriori sbocchi economico-produttivi impensabili fino a 30-40 anni fa quali ad esempio il mercato
    Questo significa che non si genera valore aggiunto, non c’è più l’espansione orizzontale della ricchezza, ma anzi la sua contrazione. Per esempio il fatto di non avere necessità di acquistare un auto non comporta solo la crisi per l’azienda che fabbrica auto, ma a catena di una miriade di piccole e medie imprese, cioè l’indotto per cui a subire le conseguenze è l’occupazione e quindi poi tutto ricade sull’economia del sistema paese, perché minore occupazione significa minori consumi, minori consumi significa crisi per le imprese, e quindi alla fine le conseguenze si riflettono nel sistema paese:meno entrate fiscali, aumento dei costi sociali e via dicendo.
    Negli Usa hanno cercato di sopperire a questo problema attraverso il debito, incentivato da una politica monetaria di bassi interessi, per cui individui e nuclei famigliari hanno continuato a consumare e spendere nonostante le loro possibilità economiche non lo consentivano, ricorrendo al debito:carte di credito, acquisti a rate e addirittura prestiti contratti dietro l’ipoteca della casa di proprietà.
    Quella del consumo ad ogni costo, come necessità per sostenere l’economia del sistema paese, è stato un incentivo mirato, una scelta obbligata dell’amministrazione Bush, il quale dopo l’11-9 ha invitato gli americani a spendere a consumare perché questa era l’unica maniera per evitare la recessione economica.
    Infatti negli anni dal 2002 al 2006 il Pil Usa è cresciuto nella media globale se non addirittura sopra il 4% trainato dal boom immobiliare, settore la cui crescita è stata incentivata più da scelte politiche che da una congiuntura favorevole, fino al paradosso di concedere mutui a soggetti ad alta probabilità di insolvenza che come era ovvio e prevedibilissimo hanno innescato la crisi dei subprime.
    Il paradosso è semplice:mentre milioni di persone ricorrono a prestiti bancari ipotecando le loro case di proprietà per sostenere i loro consumi, come si può incentivare all’acquisto delle abitazioni?
    Se è palese la difficoltà per milioni di persone di mantenere gli stessi standard di vita, di dover ricorrere a prestiti per sostenere le necessità quotidiane, se tutto ciò dimostra la difficoltà dell’economia americana di creare la ricchezza necessaria per fare fronte alla spesa quotidiana, come è possibile incentivare all’acquisto di case quelle persone che hanno già difficoltà economiche per sostenere le necessità quotidiane? Come riusciranno queste persone a pagare le rate dei mutui dell’acquisto della casa se già hanno difficoltà a reperire le risorse per le necessità quotidiane?
    C’è qualcosa, che, se vogliamo effettivamente riflettere, non quadra in tutta questa storia!
    Ovvero che ci troviamo difronte alle ombre ed ai dubbi di un altro 11 settembre, nel senso che se oramai è assodato che l’11 settembre è stato un valido pretesto per consentire agli Usa un occupazione permanente del medio oriente e non solo il relativo controllo delle risorse fossili dell’area, ma la prevenzione ed il contrasto politico-militare nei confronti di quei paesi che come l’Iran hanno velleità di divenire potenze che si contrappongono all’influenza ed al dominio imperiale statunitense nel medio oriente la crisi dei subprime è stato il pretesto per giustificare la gravissima crisi sistemica che coinvolge gli Usa e tutto l’occidente.
    Si continua a parlare ed insistere sul fatto che l’attuale crisi economica americana ed occidentale sia conseguenza della vicenda subprime, mentre ad un analisi più attenta e logica è tutto il contrario e cioè che la crisi dei subprime e le ricadute sul sistema finanziario è conseguenza della crisi del sistema economico occidentale che si trascina oramai da decenni.
    Una delle assurdità che dovrebbero far riflettere i soloni che oggi parlano della crisi e che fino a ieri, fino a pochi mesi fa insistevano sul fatto che i “fondamentali dell’economia erano solidi negli Usa” è data dagli appelli di Bush che invitava gli americani a consumare per sostenere l’economia Usa, senza rendersi conto che:
    —considerata la crisi produttiva degli Usa che con la deregulation hanno perso milioni di posti di lavoro ed il fatto che le nuove occupazioni create nel settore servizi offrono remunerazioni al ribasso, per consumare gli americani sarebbero dovuti ricorrere al debito, cosa questa che è accaduta visto il crollo dei risparmi, che negli usa non esistono più e di conseguenza gli istituti di credito USA sono dovuti ricorrere a prestiti e finanziamenti nei mercati internazionali, cioè le banche americane si sono dovute far prestare i soldi da prestare ai consumatori americani ricorrendo ad enti terzi,(fondi cinesi, giapponesi soprattutto) innescando un circolo vizioso dove i crediti sono diventati come delle vere e proprie merci inserite in prodotti finanziari.
    Pacchetti di prodotti i cui andamenti erano legati a vere e proprie scommesse sull’andamento delle valute di cui più alto era il rischio e più alto il profitto garantito. Una catena di santantonio inizialmente finanziata e quindi garantita dalle prime rate versate dai sottoscrittori di mutui considerati a rischio insolvenza.
    La catena ha funzionato fino a quando i sottoscrittori di mutui hanno versato le rate mensili, che-specchio per le allodole-nel primo anno erano estremamente vantaggiose, cioè alla portata di tutte le tasche, ma che poi dovendo essere rinegoziato il mutuo,i debitori non sono riusciti più ad onorare, dimostrando il vero scopo della questione e cioè che la vicenda subprime è stata una scellerata scelta politica, cioè gli istituti di credito sono stati costretti ad erogare questo genere di mutui perché era l’unico modo per continuare a sostenere la crescita del Pil Usa e quindi ottenere la fiducia degli investitori esteri perché nel frattempo occorreva finanziare i costi della guerra in Iraq, che oggi ammontano a 3mila miliardi di dollari, cifra questa che non solo avrebbe salvato le banche, ma aiutato i debitori insolventi a pagare i loro mutui.
    A dimostrazione che la questione subprime ha avuto un avallo politico c’è il fatto che tutte le banche americane coinvolte nella faccenda subprime sono state salvate dal governo americano attraverso fondi pubblici,(lehmanbrothers è un caso a parte) contravvenendo in maniera sfacciata e contraddittoria proprio ai dogmi del puro liberismo dei quali Bush e la sua amministrazione ne sono stati ferventi e convinti paladini sostenendo di fatto la non ingerenza dello stato nei mercati che si regolerebbero da soli e privatizzando tutto il privatizzabile fino addirittura parti dell’apparato militare.
    Inoltre il fallimento delle banche negli Usa non avrebbe assolutamente comportato alcuna ricaduta nell’economia reale, in primo luogo perché oramai sono pochissime le imprese che operano negli Usa dato che l’80% del Pil Usa è dato dal settore servizi e quindi non c’è necessità di erogare credito alle imprese,considerato che il settore servizi non necessita di gravosi investimenti, in secondo luogo perché negli Usa non vi era ed è il pericolo che i risparmi vadano in fumo, dato che negli Usa non esiste proprio il risparmio, non c’è individuo o società che dispone di danaro depositato in banche e per ciò che concerne le persone indebitate con le banche sia per i mutui sulla casa, sia per i mutui contratti dietro ipoteca della casa, sia per gli acquisti rateali sia per le carte di credito, il fallimento della banca loro creditrice è senza alcun dubbio un vantaggio perché fino a quando non si fa chiarezza sulla situazione ovviamente il debitore non è tenuto a pagare.
    Però si è attinto a fondi pubblici per salvare le banche, cioè chi ha trasformato normali prestiti e mutui in merci e prodotti finanziari dei quali hanno lievitato il valore. In pratica si è speculato sui mutui fino a comportare le conseguenze che hanno trascinato nel fallimento decine di banche non solo americane.
    Perché senza la speculazione sui crediti concessi per l’acquisto delle case, i fallimenti non ci sarebbero stati, in quanto le banche in parte sarebbero rientrate del mutuo concesso dato risulta che in media le prime 15-20 rate sono state versate e poi perché alle banche sarebbe restato l’immobile pignorato che seppur con un valore deprezzato anche del 40% risulta essere un capitale reale nel bilancio della banca.
    Il problema è stato generato dal fatto che sui crediti concessi nel settore immobiliare si è attivato un meccanismo speculativo che ha lievitato il valore del credito attraverso vere e proprie scommesse, e si può affermare senza dubbio che le banche americane per prestare i soldi ai compratori di case sono ricorse al debito , poiché negli Usa non essendoci più i risparmi le banche si sono fatte prestare i soldi da prestare agli americani. Gli americani, anche quelli insolventi hanno comunque pagato le prime rate, in media 15, e le banche che hanno riscosso queste rate, hanno usato gli importi per giocare, per delle vere e proprie scommesse e catene di santantonio , dai rischi elevatissimi che hanno coinvolto tutto il settore, ed alla fine è successo che oltre a perdere le scommesse i debitori hanno smesso di pagare il loro debito spezzando di fatto la catena di santantonio.
    E sono state salvate queste banche non solo per garantire i capitali degli investitori esteri ma proprio perché le banche hanno avuto l’input, l’obbligo politico di elargire prestiti a tutti, non solo subprime per le abitazioni, ma carte di credito acquisti rateali etc, per sostenere i consumi e quindi il PIL usa.
    Il governo americano come è stato causa del fallimento delle banche costringendole ad elargire crediti, oggi è il salvatore di queste banche usando fondi pubblici e di fatto comportando per i cittadini americani il dover pagare 2 volte lo stesso debito:la prima dovendo restituire il credito ottenuto, la seconda attraverso le tasse contribuire al salvataggio di queste banche.
    Anche se non si comprende bene chi siano i creditori di queste banche, perché fatta eccezione per i fondi giapponesi e cinesi, non si conoscono i creditori.
    Queste banche oggi dopo il salvataggio operato dal governo Usa si trovano comunque ad essere proprietarie di migliaia e migliaia di immobili e cespiti. Mentre i cittadini americani, la classe media soprattutto, non solo si trova in mezzo alla strada senza casa e spogliata di tutto, ma con la prospettiva di dover risarcire quasi per intero il credito ottenuto perché intanto la casa finita all’asta si è dimezzata del valore mentre il debito da risarcire è rimasto lo stesso, anzi gravato da interessi maggiorati, oltretutto il cittadino americano attraverso le tasse dovrà contribuire al salvataggio delle banche. Ipotecando di fatto anche il futuro dei propri figli.
    -Un altro paradosso questa volta veramente fuori da ogni logica e dall’intelligenza umana relativo all’invito del presidente Bush a consumare per sostenere l’economia americana è dato dal fatto che questo è stato un invito al suicidio economico politico di una nazione.
    Un paese prima di spendere dovrebbe creare la ricchezza necessaria per spendere.
    Una famiglia prima di spendere deve poter contare sulla ricchezza che poi spende.
    E’ come se un capofamiglia, diciamo chi in famiglia è il riferimento invita i componenti della stessa a spendere, senza che il capofamiglia fornisca loro il danaro da spendere o quantomeno le indicazioni sul come reperire i fondi.
    Sottocasa c’è però una banca che elargisce crediti senza chiedere garanzie,ed il capo famiglia anche se non lo suggerisce chiaramente, invitando i componenti della famiglia a spendere però non fornendo loro né il danaro da spendere e né la maniera per recepire questo danaro implicitamente costringe i componenti della famiglia a rivolgersi alla banca per disporre del danaro da spendere.
    Cioè il capofamiglia in pratica costringe i componenti della famiglia ad indebitarsi con la banca ,ed alcuni dei quali per ottenere più danaro arriva ad impegnare con la banca beni della casa.
    Ed il capo famiglia dovrebbe essere consapevole di ciò, eppure insiste nell’invitare i componenti della famiglia a spendere.
    Perché?
    Perché Bush invece di invitare gli americani a creare ricchezza a ricorrere al prestito delle banche per avviare imprese, aprire aziende e fabbriche atte a creare ricchezza, istiga gli americani a spendere soldi dei quali non dispongono e quindi sono costretti a farseli prestare?
    Anche uno sciocco si renderebbe conto che indebitarsi perché non si hanno i soldi per spendere significa non avere la possibilità di creare ricchezza ,di reperire danaro per vivere, e quindi una volta che si è fatto ricorso al prestito non solo c’è il rischio di non riuscire a ripagare questo debito ma si può perdere tutto e si finisce in mezzo alla strada, si va incontro alla povertà certa.
    Perché un capofamiglia invita i componenti della sua famiglia ad andare incontro alla povertà?
    Perché forse vuole fare bella figura con gli altri capofamiglia e mostrare che i componenti della sua famiglia possono permettersi un auto nuova? Bei vestiti?Il chirurgo plastico per migliorare l’aspetto fisico?
    Forse perché il capofamiglia ha problemi economici ed ha bisogno di prestiti consistenti da parte di gente straniera e deve mostrare che la sua famiglia se la passa bene?
    Oppure il capofamiglia è d’accordo con la banca sottocasa per mandare sul lastrico i componenti della sua famiglia? Anche se banca sottocasa deve farsi prestare il danaro da prestare perché ha la cassaforte vuota dato che negli usa da anni il risparmio non esiste(non lo dico io, ma i numeri pubblicati dal tesoro Usa).
    Oppure il capofamiglia è un emerito idiota che come tale riesce solo a pensare all’oggi e non considerare le conseguenze, cioè che da quello che si fa oggi ne consegue quello che succederà domani, e che cioè se oggi non possiamo permetterci di spendere perché non si crea la ricchezza, come possiamo spendere qualcosa che non abbiamo?
    Come facciamo a ricorrere al debito se poi non abbiamo alcuna possibilità di pagarlo?
    Se addirittura la banca sottocasa deve farsi prestare i soldi che dovrà prestarci?
    Le scelte di politica economica dell’amministrazione Bush sono state veramente suicide, e chi ha provato a far notare questo(fuori dagli Usa perché i media Usa sono “embedded”) non solo non è stato ascoltato, ma si è trovato difronte ad una schiera di economisti autorevoli di spessore internazionale i quali sono stati il braccio mediatico che ha spinto il consenso verso le scelte dell’amministrazione bush e dell’allora capo della Fed Greenspan, considerato un guru dell’economia, quando invece è stato il boia, l’esecutore materiale della fine, del definitivo tracollo del sistema economico non solo americano ma occidentale.
    Si pensi per esempio ai vari Giavazzi, Alesina, Zingales, paladini del liberismo nostri connazionali tra l’altro professori universitari che addirittura per anni hanno insistito affinché il governo Italiano adottasse le stesse direttive economiche americane.
    Dalle prime pagine di giornali come sole24ore corsera quasi quotidianamente invitavano il nostro governo ad imitare l’amministrazione bush per ciò che concerne la politica economica. Si parlò addirittura di agenda Giavazzi ,il quale oggi assieme ad altre decine di economisti e professori europei, è stato promotore e firmatario di un appello diretto ai governi europei affinché come il governo americano adottassero piani di salvataggio delle banche attraverso aiuti economici attinti dalle casse dei vari stati.
    Mi chiedo, anzi lo chiedo ancora tanto qui non mi censura nessuno, mentre sul sito la voceinfo lo hanno fatto: ma questa gente un po’ di vergogna non la prova? Queste persone che hanno la responsabilità di formare i ragazzi, che esempio danno? Ma che gente è questa? Fino a ieri sostenitori di una cosa, oggi sostengono tutto l’opposto.
    Anche se il sospetto che traspare da un articolo scritto da Giavazzi(1)è quello che da qualche settimana diventa sempre più concreto e cioè che con il danaro pubblico si risanano le banche che nel frattempo si trovano proprietarie di immobili e creditrici di mutui, poi come ha detto giavazzi una volta risanate vengono messe sul mercato e rivendute come successe in svezia a cavallo degli anni 90.Ebbene siccome la maggior parte dei debiti di queste banche sembra non vengano reclamati da nessuno a parte qualche fondo cinese e giapponese che rappresenta nemmeno il 10% e quindi non si conoscono i creditori delle banche salvate, scommettiamo che una volta pagati i debiti delle banche e queste vengono privatizzate a riacquistarle a metà prezzo e con dentro immobili e rate dei mutui sono gli stessi proprietari di oggi che nel frattempo hanno occultato ingenti fondi facendoli passare per debiti che il governo americano ha pagato?
    E che si realizzerebbe il vero piano dei manovratori e cioè la cinesizzazione di massa, il livellamento verso il basso di tutta la massa, dopo che la middle class è stata spogliata di tutto e schiavizzata a vita per restituire i crediti ottenuti per consumare incentivati da un presidente,Bush che è impossibile definire , dato che può essere appellato come idiota, deficiente criminale o addirittura un grande?(questo lo poteva dire solo Berlusconi, dato che il giorno dopo smentisce sempre quello che ha detto il giorno prima).

    Fino a ieri i “professori” sono stati paladini della non ingerenza dello stato sul mercato perché questo si regola da solo. Oggi visto che il mercato non riesce a regolare più gli andamenti cioè i debiti si deve intervenire con fondi pubblici, della serie privatizzare gli utili e statalizzare le perdite.
    In un contesto, in una situazione dove tra l’altro viene sempre meno la possibilità di creare ricchezza.
    In pratica sono stati creati debiti virtuali, generati dalla speculazione e scaricati poi sull’economia reale, la quale però oggi in occidente non è più in grado di creare ricchezza reale, mettendo definitivamente in ginocchio il sistema economico occidentale, già in difficoltà a causa della crisi sistemica in cui versa.
    E un altro paradosso sull’invito di bush agli americani a spendere per sostenere l’economia, ricorrendo al debito di cui le banche hanno dovuto farsi prestare i soldi sui mercati, è stato che in pratica Bush ha invitato gli americani a spendere per consumare prodotti importati dall’estero, dalla cina soprattutto.
    In sostanza ha invitato gli americani a diventare più poveri per arricchire i cinesi, ha contribuito allo squilibrio nella distribuzione della ricchezza globale.
    Bush ha praticamente e deliberatamente incentivato i suoi connazionali ad impoverirsi ad indebitarsi ed arricchire i cinesi, poiché gli americani consumando merci prodotte in cina hanno spostato una ricchezza presa a prestito verso la cina.

    E la conclusione è che tutto ciò è deliberato. Sembra assurdo, ma quello che sta succedendo è relativo ad una crisi che comunque ci sarebbe stata. I cinesi si arricchiscono noi ci impoveriamo, c’è una distribuzione della ricchezza squilibrata, però IN PAROLE POVERE invece di costringere i cinesi a pagare di più i loro operai, a garantire loro assistenza sanitaria sicurezza sul lavoro a non usare schifezze sui prodotti alimentari, a costruire con materiali non tossici a rispettare l’ambiente, a far apprezzare la loro valuta, INSOMMA INVECE DI COSTRINGERE I CINESI A SEGUIRE LE REGOLE CHE NOI SIAMO COSTRETTI A RISPETTARE(l’ultima sull’ambiente, e ha fatto bene berlusconi a non firmare L’accordo . perché succede che noi abbiamo costi aumentati per rispettare l’ambiente e quindi più costi e più difficoltà per le nostre impresee quindi per l’occupazione, MENTRE CINESI INDIANI VIETNAMITI COREANI SE NE SBATTONO I COGLIONI e si avvantaggiano.

    e appunto, invece di costringere l’oriente a rispettare le regole e quindi rispettando le regole avrebbero più costi e noi saremmo competitivi, CI FANNO REGREDIRE. CI STANNO CINESIZZANDO…ma riflettiamo..anzi riflettete(non è supponenza, la mia, è perché me ne sbatto i coglioni non sono ambizioso altrimenti già sarebbero sugli scaffali diversi miei libri) ci si è dimenticati forse della bolkstein?

    SIGNORI QUELLA ERA UNA LEGGE CHE SANCIVA LA CINESIZZAZIONE..CHE AVREBBE ABBASSATO GLI STIPENDI A LIVELLO CINESE…PERCHé SOSTENGONO CHE SE CON 300 EURO AL MESE CI VIVE UN POLACCO O UN UNGHERESE, CI PUò VIVERE ANCHE UN ITALIANO..INFATTI I PENSIONATI VIVONO CON 500 EURO AL MESE.

    Ed in Italia da 15 anni si sta operando per sfasciare il paese leggete questo articolo:

    http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-815.htm

    in italia da 15 anni è TUTTO COSì..c’è proprio la volontà politica di livellare la massa, di portarla a livello cinese e CI SI ARRIVERà..di questo passo, non si opera cioè per risolvere i problemi per migliorare la situazione, ma per peggiorarli.

    http://www.cincinnato1961.splinder.com/

  • LonanHista

    La verità è che i banchieri e gli speculatori guadagnano di più creando valore dal nulla sui mercati finanziari che non investendo in sviluppo nel terzo mondo e aprendo così nuovi mercati all’economia reale.

    è proprio questo che voglio dire.

    che i grandi capitali finanziari cercano un profitto sempre maggiore e siccome nell’economia reale questo profitto non è garantito da qualche anno i capitali finanziari si sono spostati nei mercati virtuali, hanno generato bolle pazzesche, ricchezza virtuali inesigibili e oggi sono state scaricate sull’economia reale già in crisi, a causa del fatto che vi è uno squilibrio sempre maggiore tra gli accumuli di capitale delle realtà emergenti e la difficoltà dell’occidente a far fronte a questa nuova relatà.

    loro si arricchiscono noi ci impoveriamo.
    e a livello macrosistemico per riequilibrare questa sproporzione nel contesto sociale, noi occidentali lentamente stiamo scivolando negli standard di vita dell’operaio cinese.

    si veda la bolkestein che aveva questo scopo e si veda come a subire gli effetti più gravi sia la middleclass che negli usa è stata portata a livello delle fasce più basse.

    anni si fa si diceva che i cinesi avrebbero raggiunto i nostri stessi standard di vita. ma sta succedendo il contrario, perché i cinesi per raggiungere i nostri standard dovrebbero dsporre della ricchezza che invece va nelle tasche degli speculatori e delle multinazionali.

    siccome occore riequilbrare la situazione, cioè in occidente dobbiamo competere con la produttività cinese se non vogliamo arrivare alla fame, ecco che allora a livello macrosistemico ci stanno cinesizzando e la crisi finanziaria che era virtuale, cioè aldifuori dell’economia reale(es i credti trasformati in prodotti finanziari dei quali è lievitato il valore attraverso delle vere e proprie scommesse)è stata portata scaricata sull’economia reale, mentre i profitti sono finiti nelle tasche di poche ora i debiti sono stati accollati alla collettività, COMPLICI I GOVERNI COME QUELLO AMERICANO E SOPRATTUTTO IL FATTO CHE A COMANDARE è CHI CREA RICCHEZZA, CHI HA IN PUGNO LA CREAZIONE DEL DANARO.

    e scaricare le perdite delle speculazioni sull’economia reale significa impoverire e mettere per sempre in ginocchio tutto l’occidente, cinesizzarlo…perché succederà che se da domani, anzi oggi se vuoi mangiare devi accettare lavori pagati a livello cinese.

    QUINDI, COME HO CERCATO DI SPIEGARE SOPRA CON I MIEI INTERVENTI è UNA MANOVRA DELIBERATA A LIVELLO MACROSISTEMICO.

    e attenzione:IL PEGGIO DEVE VENIRE E PEGGIO SIGNIFICA ANCHE SOMMOSSE INTERNE E GUERRE.

    già biden, il vice obama ha messo le mani avanti: barack sarà il nuovo kennedy e ciò può significare che faccia la fine di kennedy, perché difficilmente un nero può essere accettato dai WASP alla casa bianca.
    ed una sua morte violenta può essere un ottimo pretesto per completare il lavoro iniziato da bush! e cioè coprire con una guerra la gravissima crisi economica e sistemica che coinvolge tutto l’occidente!.